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05.11.08

Novità Sironi / Sottotraccia, di Massimo Cassani

di giuliomozzi

[Questo articolo è firmato "giuliomozzi", ma in realtà è stato scritto da un ghostwriter. A ciò sono dovute alcune lievissime imprecisioni. gm]

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Sottotraccia. Le inchieste del commissario Micuzzi, di Massimo Cassani è arrivato a Sironi Editore nell’ottobre del 2006.

Sottotraccia è un giallo classico – nel senso che rispetta i tre elementi che caratterizzano il genere: evento-indagine-risoluzione – ma, nello stesso tempo, è atipico. Atipico perché si sforza di scostarsi dai cliché, a volte un po’ stereotipati, della tradizione dove il protagonista è sempre o troppo eroe (perfetto, infallibile, logico, elegante e gran gourmet) o troppo antieroe (fuori dagli schemi, “contro”, sciupafemmine, ma in fondo in fondo con un cuore d’oro).

Il protagonista di Sottotraccia, invece, non si identifica in questi due caratteri opposti: Sandro Micuzzi è un individuo tutto sommato normale, svolge il suo lavoro di commissario di polizia con la diligenza e lo spirito del travet e per ciò stesso, se deve uscire dal tran tran quotidiano, va nel pallone. Non ama guidare, se lo fa rischia sempre di perdersi fra le strade di Milano, è smemorato, distratto, cucina come uno zombie e con le donne ha la disinvoltura di un ragioniere di fronte a un quadro post moderno. Non è neppure capace di prenotarsi una vacanza da solo. Prima di essere mollato dalla moglie, alle vacanze, come a tutto il resto, pensava lei, Margherita, donna volitiva che sa sempre che cosa è meglio per sé e per gli altri. Affascinante e insopportabile al tempo stesso.

La storia è ambientata a Milano, dove Massimo Cassani, l’autore, si è trasferito circa vent’anni fa dal paesello dove è nato, Cittiglio, a due passi dalla Svizzera e a mille chilometri da tutto il resto. Milano è fotografata esattamente come è oggi. Non la città affascinante, nebbiosa e avvolgente che Scerbanenco ha mirabilmente raccontato quando era proprio così; ma neppure soltanto quella della moda, degli aperitivi in centro e delle vetrine griffate. In Sottotraccia c’è tutta la Milano che conoscono bene quanti ci vivono: il via vai di Corso Buenos Aires, la routine di chi esce alla mattina e torna alla sera, la buona borghesia che pascola nei suoi salotti eleganti, l’individualismo post anni ’80, le periferie anonime e certi quartieri (come l’Ortica, ad esempio) dove, invece, la poesia della Milano che non c’è più sembra resistere in qualche angolo dimenticato.

Il testo mi è stato segnalato da Giuseppe Vottari, che in Sironi è il primo divoratore di originali. Mi da dato poche, ma precise indicazioni: “La scrittura è fluida, la storia prende, promette e mantiene e, soprattutto, gli intrecci non sono telefonati”. E poi, mi ha detto, anche la presentazione era pertinente: il che, quando si è costretti a esaminare un testo, non è cosa da poco.

La cosa che più mi ha colpito alla prima lettura (cominciata in treno, da Padova a Milano e terminata in casa editrice la mattina stessa) è stata la cura con cui erano stati disegnati i personaggi. Non solo il protagonista. Di lui abbiamo già detto. Ma soprattutto i comprimari: la terna di ispettori (Teneriello, Lariccia e Salada) che lavorano con il commissario Micuzzi, le donne (Corinna e Asia) che sembrano una cosa e invece sono altro, l’aspirante scrittore fallito Xavier Rondanini, un certo "Grande", personaggio esplicitamente ispirato ai gangster meneghini della ligera, la malavita che delinque ma non fa male (di cui si è persa quasi memoria). E poi, sopra tutti, la corpulenta agente di polizia Rosaria Della Vedova, un personaggio utilissimo in qualsiasi tipo di storia. Rosaria è una sorta di "ombra solida", c’è, ma non ingombra, facilita, risolve, ma non ruba la scena al capo, è gregario che tira la volata al campione. E’ sintesi di tutti gli opposti. Di Rosaria mi sono letteralmente innamorato. Chissà se esiste in natura una donna così. Se sì, mandatemi un’email.

Ne ho parlato con Massimiliano Bianchini, direttore editoriale della casa editrice, che, dopo averlo letto, mi ha restituito le medesime impressioni positive. Ho chiamato Massimo immediatamente. Si sentiva un frastuono di sottofondo. "Sono a Bologna, a una fiera", mi ha detto, "aspetti un attimo che esco, così possiamo parlare, qui c’è troppo casino".

Massimo Cassani è giornalista, lavora nel gruppo editoriale Il Sole 24 ORE e si occupa di periodici dedicati all’edilizia. Come ci sia finito lì, nell’edilizia, credo sia un mistero pure per lui e non ho mai indagato.

Che cosa c’era di buono in Sottotraccia? Dei personaggi abbiamo già detto. Dell’ambientazione, pure. Ma queste sono solo le precondizioni. Per mettersi a lavorare su un romanzo, soprattutto giallo, ci vuole il plot, la trama. E la trama c’era. Anzi, le trame. Nel romanzo, infatti, i filoni di indagine sono due, e vanno avanti spediti fino alla fine, senza incontrarsi mai. Il tutto immerso in una miscellanea di piccole vicende personali che rendono la storia molto credibile. Anche questa mi è sembrata una caratteristica interessante. In fondo la vita imita i romanzi [*]. E la vita, la nostra vita, spesso è fatta proprio così: ci sono tante cose (storie, lavori, problemi) che non c’entrano nulla gli uni con gli altri. Ma dobbiamo occuparci di tutto. Come il commissario Micuzzi deve occuparsi del serial killer che sta insanguinando le strade di Milano, della misteriosa morte del professor Marcello Susanni e, nello stesso tempo, delle fascinazioni femminili di cui rimane vittima, della ex moglie che continua a tormentagli i pensieri, della sua vecchia Uno non catalizzata che ogni tanto si pianta come un mulo e della casa in disordine. Le poche consolazioni in questo frullatore quotidiano, la grappa Nardini e i Toscanelli. E la solida presenza dell’agente Della Vedova. Ma anche di lei abbiamo già detto.

Un originale fresco da bere, allora? No. E’ vero che il testo filava, le storie erano avvincenti e, appunto, credibili, ma c’era qualche bullone da stringere, qualche profilo da limare, qualche contraddizione da risolvere.

Con Massimo, dopo quella la prima chiacchierata telefonica, ci siamo incontrati in casa editrice, a Milano. Nel corso di un nuvoloso pomeriggio di ottobre ho sciorinato, così come mi venivano, tutti i dubbi che mi erano sorti durante la lettura. Abbiamo discusso a lungo, entrando nelle pieghe del racconto. Lui ha scritto fogli e fogli di appunti con quella grafia pressoché incomprensibile che poi lui stesso stenta a decifrare (come sa bene Ilaria Carretta, che ha perso la vista durante l’editing sulle sue note riportate in bozza).

L’elenco comprendeva piccole osservazioni e grandi considerazioni. Perché il Grande – il ligera - doveva proprio saltare in aria nelle prime pagine e uscire di scena? Un personaggio così evocativo non poteva sparire in quel modo! Perché se l’aspirante scrittore fallito Xavier Rondanini decide di eclissarsi nessuno riesce a trovarlo? Neppure i servizi segreti, che per altro lo stanno cercando? Che cos’è, un mago? Perché la ex moglie di Micuzzi per tutto il romanzo è carina e gentile e poi alla fine lo manda a quel paese con una furia isterica degna di Crudelia Demon? Come mai uno dei personaggi affitta un self storage (un magazzino a pagamento) senza neppure lasciare la carta d’identità e senza che la polizia indaghi e scopra l’inghippo? Come mai l’antidroga non riesce a venire a capo di un macroscopico narcotraffico internazionale? Insomma, se giallo dev’essere, gli ingranaggi devono girare tutti alla perfezione, e qualcuno andava ancora oliato. E poi: come si comporta un serial killer? E’ possibile che confessi, una volta catturato? E chi lo interroga? (e Massimo scriveva, scriveva, scriveva…).

"Bene", gli ho detto alla fine. "Adesso rifletti su tutto quanto e ci rivediamo fra sei mesi. Se il risultato ci convince, si parte. Altrimenti, grazie e arrivederci". Massimo non è tornato dopo sei mesi, ma dopo tre settimane con il nuovo file in cui aveva evidenziato in grassetto tutte le aggiunte, le modifiche e le soluzioni scaturite dalla nostra chiacchierata. E siccome il risultato ci ha convinti così tanto, gli abbiamo messo sotto il naso non uno, ma due contratti. Uno per il primo episodio (quel Sottotraccia su cui avevamo appena lavorato) e l’altro per il secondo episodio della serie, che in quel momento esisteva solo come confusa idea nella testa dell’autore. Penso che Massimo, quella sera, per festeggiare si sia preso una sbronza, magari proprio di grappa Nardini. E l’altra sbronza se la sarà presa, circa un anno dopo, quando gli ho comunicato che l’editore aveva deciso di scegliere il suo romanzo come "libro strenna" per il 2008 (ci vuole così poco per rendere felice un autore...).

Due parole sul titolo. Come ho detto, il manoscritto ci è arrivato già con quel titolo: Sottotraccia. Che però non ci convinceva fino in fondo. Allora ci siamo sbizzarriti: direttore editoriale, redazione, marketing, ufficio stampa, tutti a spremerci le meningi su quale titolo fosse più efficace, più rappresentativo. Il problema stava proprio nelle caratteristiche del romanzo: non una sola storia che comincia dalla A e finisce alla Zeta, ma una serie di intrecci, di situazioni, di trame difficilmente rappresentabili sotto un unico cappello: Come un salmone incazzato, La direzione del salmone, Pioggia battente su Milano, Milano senza nebbia e senza cuore, Donne, libri e serial killer, Maramao perché sei morto... un’ipotesi dietro l’altra, a raffica, su cui abbiamo messo di volta volta il timbro di “cassata” (a volte anche con la zeta).

Alla fine ci siamo convinti che Sottotraccia era, tutto considerato, la scelta migliore. In pratica abbiamo compiuto un percorso circolare che ci ha condotti al punto di partenza. Ma questa circostanza, secondo me, rende bene l’idea di quanto sia stimolante lavorare in un clima positivo come quello di Sironi, dove si ha il coraggio di mettere in discussione un’idea iniziale per poi tornarci su, dopo aver sperimentato altre strade. Qualcuno la chiama "Onestà intellettuale". Io la chiamo: "Onestà intellettuale".

L’articolazione della trama non ha creato problemi solo per elaborare il titolo, ma anche per scrivere la scheda di promozione commerciale. Ho chiesto a Massimo di raccontare in trenta secondi la storia del romanzo. Me ne ha chiesti trentacinque. Accordati. Dopo quattro minuti abbondanti, Massimo era ancora alle premesse e a me è venuta una botta di sonno. Ci abbiamo lavorato dalle due e mezzo del pomeriggio fino alle nove di sera. E dire che entrambi scriviamo veloci. Niente: tanto è fluido il racconto in Sottotraccia, tanto è difficile rappresentarlo in poche righe. Alla fine siamo arrivati a un risultato soddisfacente. Scheda commerciale archiviata. Siamo andati e cena e per finire ci siamo bevuti una grappa bianca.

Siamo entrati nella fase di editing nell’estate di quest’anno. Ilaria Carretta, editor di Sironi, ha chiesto di occuparsene personalmente. Accordato. Il lavoro è andato via spedito senza intoppi. Vero che con Massimo avevamo già lavorato attentamente alla prima stesura, mentre lui stesso, prima di consegnare il file definitivo, era arrivato a una terza. Ilaria però non si è fermata, ha lavorato di fino. E’ andata minuziosamente a fare le pulci a tutto, alla trama, ai dialoghi, agli ambienti. Ha rivelato conoscenze inaspettate in tema di whisky. Lo stesso Massimo se ne è stupito (del resto lui e il suo Micuzzi si muovono meglio nella grappa bianca). La cosa positiva è che fra autore ed editor si è creato un comune sentire. Non sempre accade. A volte l’autore si affeziona così tanto alle sue trovate che non vi rinuncerebbe neppure per soldi. E, a volte, l’editor pretende di sostituirsi all’autore. Ilaria, invece, ha saputo muoversi con perizia, ha saputo entrare nel testo senza snaturarlo, ma lasciando tracce apparentemente invisibili. Lo dico io. Ma lo dice anche Massimo nei ringraziamenti al termine del romanzo. L’ultima lettura di Giuseppe Vottari ha evitato un lapsus. Quale lapsus è un segreto fra lui, Ilaria e Massimo. Anche qui, ho preferito non indagare.

Il lavoro di revisione è stato un po’ complicato dal fatto che è capitato proprio durante la stagione delle fiere (eh sì, dalla consegna alla pubblicazione sono passati due anni esatti). Massimo si è portato in giro le bozze per tutto il nord Italia. Un giorno, mentre stava andando a Verona ed era al telefono con Ilaria per rivedere le ultime cose, si è accorto all’ultimo momento di essere entrato in stazione ed è sceso di corsa, con le bozze in mano. E la valigia è rimasta sul treno. L’ha recuperata solo due ore dopo, in un vagone parcheggiato su un binario morto, rischiando pure la vita. Peccato. A volte un romanzo postumo vende di più. Anche perché il secondo episodio (titolo a parte) è già pronto. E per quello è sufficiente un bravo editor. Ma su questo versante, come si è detto, siamo ben coperti.

Ora Sottotraccia è in libreria, su qualche scaffale, fra gli autori che cominciano con la C. E vi aspetta, se avete voglia di farvi raccontare una storia che funziona, con uno stile coinvolgente. La copertina ha una bella foto in bianco e nero che rappresenta bene Milano; la quarta di copertina è addirittura geniale (merito della redazione). E pure la foto dell’autore non è niente male. Merito della fotografa, Roberta Mazzoleni, non dell’autore. Lo dico io. Ma lo dice anche lui.

Punto e a capo.

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[*] Su questo punto non c'è pieno accordo tra giuliomozzi e il ghostwriter.

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 05.11.08 12:40

Interventi

Queste storie vere che racconti sulla nascita di un libro quando giunge il manoscritto in casa editrice, le trovo molto belle, avvincenti.
Confesso che io non sarei in grado, come autore, di revisionare una mia opera, se non per piccole correzioni. Sto messo male, perciò.

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 05.11.08 21:41

Ci vorrebbe, dentro il libro, la storia di ogni libro. Poi, come si potrebbe non amarlo, il libro? Come nascono i libri, tra l'altro, sarebbe un gran bel libro. Esiste già? Così come l'ha raccontata qui il ghostwriter?

Pubblicato da: patrizia patelli - 05.11.08 21:50

libro bruttino. occorre precisarlo. chiuso sulla mia scrivania in questo momento. ok i grandi riferimenti ma qua si sfiora la piattezza nel thriller. Mozzi ne avevamo proprio bisogno? E soprattutto fumate delle strane sostanze in redazione, tali da farvi vedere cose che non esistono? Commovente come ogni libro lanciato sia sempre lavorato, sudato, sofferto e poi magicamente meraviglioso. Basta Mozzi. Dal momento che ha lanciato pure il testamento biologico, perchè non offre le sue membra alla nuda terra con un gesto liberatorio?

Pubblicato da: savino - 18.11.08 19:13