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29.10.08

Novità Sironi / L'invidia di Velázquez, di Fabio Bussotti

di giuliomozzi

[altri articoli su questo libro]

Clicca qui per la scheda del romanzoArriva in libreria tra oggi e venerdì un nuovo romanzo pubblicato dall'editore Sironi, per il quale lavoro dal 2001. Il titolo è L'invidia di Velázquez. L'autore è Fabio Bussotti, di professione attore (soprattutto di teatro: attualmente è in tournée con La parola ai giurati di Reginald Rose, regia di Alessandro Gassman).

L'invidia di Velázquez è prima di tutto un romanzo divertente. Tecnicamente, è un giallo: ci sono dei morti ammazzati (parecchi, e prevalentemente professori universitari), c'è un investigatore, e c'è un enigma, un segreto da scoprire. Ha però spesso i toni della commedia, e fa qualche giro di valzer dalle parti del romanzo storico. Lo si potrebbe forse ascrivere alla recente categoria dei "thriller d'arte", visto che tra i personaggi ci sono Velázquez e Pablo Picasso - e che la soluzione dell'enigma passa attraverso l'interpretazione del celebre quadro Las meninas: una delle opere d'arte che, nei secoli, hanno subito più tentativi di interpretazione.

Ma non ho intenzione, qui, di lodare questo romanzo. Abbiamo voluto pubblicarlo, e questo dice tutto su ciò che ne pensiamo. Vorrei invece raccontarne brevemente la storia editoriale.

Quando arrivò in Sironi, il romanzo si intitolava semplicemente Las meninas. Lo lessi, se non ricordo male, nel giugno dell'anno scorso. Ero in terrazza (la casa editrice Sironi è provvista di un'ottima terrazza), avevo sul tavolo davanti a me la consueta pila di dattiloscritti da leggere, e successe che, quel giorno, ne lessi solo uno. Las meninas, appunto. Non succede tanto spesso che io non sia capace, una volta iniziata la lettura, di fermarmi: di solito, quando trovo un testo che mi pare interessante, lo metto da parte per una lettura successiva. Invece con Las meninas cominciai a leggere, e non mi fermai prima di essere arrivato alla fine. Poi andai da Massimiliano Bianchini, il direttore editoriale, e gli dissi: "Questo romanzo qui ci ha un sacco di difetti, ma l'idea su cui si basa è una gran bella idea, e la costruzione è buona".

Facemmo il nostro lavoro. Il romanzo fu letto, discusso, e senza troppe difficoltà decidemmo che ci piaceva proprio, e che saremmo stati felici di pubblicarlo. Nel frattempo facemmo un po' di conoscenza dell'autore, scoprendo una persona vivace, ironica, appassionata - e molto, molto professionale.

Il lavoro vero sul testo è cominciato nella primavera di quest'anno. Ci sono stati diversi passaggi. Prima una discussione generale tra l'autore, Paola Borgonovo della redazione e io, principalmente allo scopo di individuare due tipi di problemi: i "buchi" nella trama e le "cadute" di ritmo. Quando si fanno le discussioni di questo tipo, si è un po' come un team di sceneggiatori. Quando un libro è costruito soprattutto sulla trama, è molto utile (e anche divertente) discuterla a fondo per valutare la credibilità di ogni singola azione di ciascun personaggio (sia in termini di motivazione, sia in termini di possibilità), l'incastro delle azioni dei diversi personaggi, i tempi della scoperta dei diversi tasselli che compongono la soluzione dell'enigma, e così via. La trama è la parte più "meccanica" di una narrazione, ed è quindi quella che più agevolmente può essere condivisa e discussa con altri. E in queste discussioni l'editore si pone come un "consulente" dell'autore (al quale, sia chiaro, spetta ogni decisione).

Fabio Bussotti - che per conto suo aveva già fatte, del romanzo, tre successive riscritture - tornò a lavorarci sopra. Ci rivedemmo poi, a Roma dove lui abita, per una seconda fase del lavoro. In pratica: ci sedemmo, lui e io, uno di fronte all'altro, e cominciammo a leggere dalla prima pagina. Si trattava di lavorare sull'incipit, di rendere più fluidi i dialoghi, di risolvere al meglio alcuni piccoli problemi squisitamente polizieschi (il problema è sempre quello: se il morto è in una stanza chiusa da dentro, da dove è scappato l'assassino?), di approfondire alcuni personaggi che apparivano promettenti ma non del tutto dispiegati, di assicurare la soddisfazione del lettore nel finale.

("Ma questo romanzo", potrebbe dire qualcuno, "era proprio un disastro! Se c'è voluto tutto questo lavoro".

Al contrario: il romanzo era, fin dal principio, un ottimo romanzo di trama. Se non fosse stato questo il nostro giudizio, non ci avremmo lavorato tanto).

Nel frattempo, successero due cose. La prima è questa: ci convincemmo - su istigazione di Paola - che, in un romanzo nel quale si parlava sempre di Velázquez, bisognava metterci almeno un episodio nel quale Velázquez fosse non solo oggetto del discorso altrui, ma attore protagonista. Fabio si inventò un episodio coi fiocchi. Poi pensammo di spartirlo, per incrementare la tensione, in due capitoli abbastanza distanti tra loro. Grande fu la nostra meraviglia quando scoprimmo che l'episodio, così spezzato, si incastrava perfettamente: l'ultima immagine della prima porzione, inserita come capitolo 17, rimandava alla prima immagine del capitolo 18; e l'ultima immagine del capitolo 35 rimandava alla prima immagine della seconda porzione, inserita come capitolo 36. Fabio non l'aveva fatto apposta. La cosa era venuta da sola. Ed è quando succedono queste cose qui, che ti senti sicuro: perché evidentemente l'immaginario del libro si è finalmente compattato, e funziona per così dire da solo.

La seconda cosa fu la discussione attorno al titolo. Las meninas ci sembrava rischioso: non volevamo che il libro sembrasse un saggio su Velázquez. Dalla discussione venne fuori una proposta: Il segreto di Velázquez. Non era gran che, ma ci sembrava "potabile". Finché, in una discussione ennesima, saltò fuori il titolo definitivo: L'invidia di Velázquez. Perché, in effetti, è l'invidia (unita all'ambizione) il motore di tutta la storia. Non solo l'invidia di Velázquez, naturalmente: ma senza quella all'origine, non ci sarebbe mai stata una storia da raccontare...

Il lavoro sul testo, però, non era ancora finito. Perché, dopo la lettura pagina per pagina di quasi tutto il romanzo, dopo la quinta riscrittura da parte di Fabio Bussotti, il testo è tornato in redazione, nelle mani di Paola Borgonovo. E tutto è ricominciato da capo. Io sono rimasto fuori da questa fase del lavoro, ma ho ben visto andare e venire pacchi di bozze piene di segnalazioni, interrogativi, proposte. E adesso che ho il libro in mano, già alla prima occhiata vedo tutta una serie di minuti aggiustamenti. Il lavoro di redazione è preziosissimo.

Questo che ho sommariamente descritto è il lavoro che si fa, quando si può lavorar bene, in una casa editrice seria, attorno a un romanzo. E' un lavoro nel quale l'autore è sovrano - e se l'autore è uno come Fabio Bussotti, è un sovrano (a ragione) esigente. Ed è un lavoro nel corso del quale l'editore mette a disposizione dell'autore-sovrano tutte le professionalità di cui dispone.

Ora, naturalmente, speriamo tutti (e soprattutto Fabio) di non esserci sbagliati. E cioè che questa che ci pare una gran bella storia eccellentemente raccontata sia davvero una gran bella storia eccellentemente raccontata. E' ovvio: possiamo sbagliarci. Il libro è in libreria, è nelle mani dei mediatori (giornalisti, critici): si vedrà.

Per il momento mi diverto a offrirvene le prime e le ultime righe. Perché io, quando sto decidendo se acquistare o non acquistare un romanzo, ne leggo sempre le prime e le ultime righe:

Erano le 10 e 45 di giovedì 26 luglio 1956. Pablo Picasso aveva fretta. Era stato a cena a casa di amici ma, tornato in albergo, aveva trovato un biglietto del suo amico Aronne Schilton. C'era scritto: Ho capito tutto. Vieni stasera. Ti aspetto fino alle 23.

Velázquez guardò prima De Torres e poi il cardinale. Gli occhi avevano un luccichio particolare, un non so che di luciferino che spiazzò tutti e due. ci furono attimi di silenzio. Alla fine, parlò:
"Vi stupirò! E non potete immaginare quanto!".
Poi uscì.

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 29.10.08 16:50

Interventi

Io sbircio sempre il finale. Poi decido.

Pubblicato da: Nevio - 29.10.08 19:10

Se tanto mi da tanto anche questo nuovo libro Sironi dev'essere senz'altro quello che azzererà la letteratura italiana, lei Mozzi, me lo lasci dire, è una garanzia su ogni fronte. Ha mai pensato di convertirsi al ricilaggio dei rifiuti e trasformare Sironi in una discarica di prodotti tossici come quelle di cui parla Saviano? Corro in libreria, come potrei vivere senza questo suo nuovo incredibile insuperabile eccezionale stupendo meraviglioso libro che guarda caso ha scoperto proprio lei...
Non lo trova incredibile?

Pubblicato da: savino - 30.10.08 07:46

Savino, sono molto interessato al tuo discorso, e volevo chiederti: invece tu nella tua vita che libri hai pubblicato?

Pubblicato da: andrea barbieri - 30.10.08 09:17

Savino sa già che questo libro non gli piacerà. Io che non lo so, ma al contrario di Savino, un po' mi fido e mi è venuta voglia di leggerlo (fra qualche mese, avendo appena iniziato Infinite Jest...), voglio solo esprimere la perplessità del "lettore finale".

Chi conosce la storia editoriale del libro ha del medesimo una visione completamente diversa da noi. Ne conosce la crescita, i miglioramenti, i progressi, vede l'adulto e vede l'infante, dice oh! come è cambiato qui, oh! com'è cambiato lì, ah sì, ora sì.... Tutto questo finisce dentro il libro come quando si legge un documento Word con i commenti.
Il lettore, non sapendo com'era prima, non avendo questo strumento filologico, che fa anche parte del rapporto percettivo che si stabilisce con il testo, quache volta si entusiasma di meno. Magari vede nel libro stampato l'inizio di una possibile storia editoriale, non la fine, vede nuovi difetti, e dice: è un ottimo libro, magari se ci si lavorasse un po' su sarebbe ancora meglio.
Ciao (e grazie del bellissimo racconto di come nasce un libro, anche se lo conoscevo già, e quando ce lo hai raccontato ho invidiato molto il Bussotti).
Ezio

Pubblicato da: ezio - 30.10.08 09:22

Scusate ma chi ha detto che il libro in questione è brutto? Io non scrivo libri e nemmeno mi passa per la testa di scriverne in futuro, al massimo li recensisco. Io tengo a dirlo a scanso di equivoci, mi riferivo alla nota di Mozzi, in cui solitario, al chiarore tiepido di una terrazza leggeva questo romanzo ancora in bozza ed è stato fulminato, dalle sue parole: "Non succede tanto spesso che io non sia capace, una volta iniziata la lettura, di fermarmi: di solito, quando trovo un testo che mi pare interessante, lo metto da parte per una lettura successiva. Invece con Las meninas cominciai a leggere, e non mi fermai prima di essere arrivato alla fine".
Se non riuscite a capire cosa c'è scritto non è colpa mia.
Inoltre se il romanzo aveva dei difetti, l'autore l'ha riscritto trecento volte, su indicazione di Mozzi, poi l'editor di Sironi gliel'ha fatto riscrivere ancora e tutti insieme hanno lavorato per aggiustare trama e situazioni, l'autore non serve più perchè non è più nemmeno lui. Basta Mozzi. Che è sostanzialmente ciò che dicevo nel mio primo intervento. Mozzi scopritore di talenti, Mozzi scopritore di testi straordinari, Mozzi collaboratore, Mozzi suggeritore, Mozzi autore, Mozzi editore. A quando cantante, cabarettista e politico?

Pubblicato da: savino - 30.10.08 11:48

Ok, la mia domanda non ha risposta. Evidentemente caro Savino non hai mai pubblicato libri. Se è così, volevo dirti che ironizzare è molto più facile che pubblicare libri.
Ironizzare è anche più facile che scrivere recensioni, e se vuoi te lo dimostro. Dammi un link a una tua recensione, ti trasformo nello scemo del villaggio globale (sia chiaro, è solo un esercizio).
A me sembra che la recensioni di Mozzi sia molto onesta. Non dice che è un grande libro di letteratura, dice che è un giallo, che ci hanno lavorato su parecchio, che sono contenti del risultato. Insomma è un buon prodotto di artigianato. Anche "La casa dalle finestre che ridono", il film di Pupi Avati, è un buon prodotto di artigianato. Non ha spaccato la storia del cinema, ma è piaciuto. Tutto qui.
Quando Mozzi ha avuto dei titoli che per la letteratura potevano significare qualcosa li ha pubblicati anche quando economicamente era una scommessa.
Se per esempio i libri di Bianchi, Tomatis, Pugno fossero rimasti fermi nel suo cassetto - come probabilmente è successo in case editrici più grandi - faresti bene a sfotterlo. Ma dato che non è così...

Pubblicato da: andrea barbieri - 30.10.08 13:04

Dato per scontato che io sono scemo per davvero, altrimenti non starei qui a risponderti, cosa vuoi che mi importi dei tuoi illusionismi e trasformazioni, e delle doti medianiche di Mozzi? Gli autori che citi poi, non valgono una cicca a livello di lingua, sono morti ancora prima di essere pubblicati, e forse Mozzi avrebbe fatto bene a lasciarli nel cassetto e chiuderli a doppia mandata.
Io continuo a stupirmi di ciò che leggono i miei occhi, è come per Berlusconi.
Quell'abominevole mentitore spara bubbole enormi e tutti ad applaudire. Solo per darti alcuni dati Barbieri, le vendite Sironi sono diminute di oltre il 27% in un anno e ancora peggio se consideriamo i due anni e qualcosa vorrà pur dire. Sono inoltre spariti da numerose librerie. Ne prendiamo atto una buona volta? Oppure vogliamo sparare che oltre a scovare testi meravigliosi l'ensemble di cui parli è pure quello più incompreso dal mercato e piangere tutti insieme? Vedi Caro Barbieri, io non mi permetto di mettere in dubbio le doti di Mozzi, ma devi convenire con me che su dieci progetti forse uno vale realmente e si guadagna pubblico e mercato. Il resto Mozzi e Sironi lo fanno come marchette per guadagnarsi il plauso di docenti, di critici compiacenti, di amici di famiglia, per scaricare tasse e far lavorare i docenti dei loro corsi. Infatti nessuno degli autori che sceglie Mozzi è mai diventato una realtà conclamata del panorama letterario nel senso più reale del termine. Quindi discutere su questo blog parrocchiale a che serve? Barbieri ci leggiamo in 12... e i libri citati in 3... Renditene conto prima di scaldarti tanto. Hai ragione, devo smettere di scrivere recensioni, non ne vale la pena. E sai perchè? Non riesco a trovare un libro bello tra così tanti libri meravigliosi...

Pubblicato da: savino - 30.10.08 14:45

Sai cosa succede, Savino? Che i piccoli editori passano spesso il tempo al chiarore tiepido di qualche terrazza a leggersi romanzi ancora in bozza, poi a tapparne i buchi e le cadute di ritmo, poi a rileggerli 300 volte prima di pubblicarli.
Quando infine la critica e il pubblico se ne accorgono, premiandoli con le buone recensioni e gli acquisti in libreria, arrivano Einaudi, Longanesi o Mondadori a fare la corte ai loro autori.
Probabilmente le vendite di Sironi non sarebbero calate nell'ultimo anno se nel frattempo i Trevisan, gli Avoledo, i Colombati, i Magliani, non fossero volati verso altri lidi. Magari giustamente valutando la qualità dei loro testi, ma naturalmente a discapito di chi li ha scoperti e lanciati.

Pubblicato da: Carlo Cannella - 30.10.08 15:27

Carlo non ci conosciamo personalmente ma ti stimo molto e condivido il tuo pensiero. Ma d'altra parte sapere scegliere un autore consiste anche nel saperlo crescere e curare, e a Sironi ne ho visti parecchi di libri bistrattati, ovvio che la fedeltà vacilli per lidi più al sole, visto che quelli tiepidi sono già perennemente occupati. Non è solo questione di tappare buchi, ma pure di sapere "dare casa" a qualcuno, in ogni modo possibile. Servono a poco le dolci paroline su quanto un libro sia bello e caro, se poi non c'è il resto. E il resto non c'è. E se citi gli autori sopra vuol dire che sai a che mi riferisco.

Pubblicato da: savino - 30.10.08 16:06

Avoledo, Colombati e Magliani sono pubblicati da major che 1. hanno i quattrini per far passare a loro Avoledo, Colombati e Magliani; 2. fanno quei quattrini pubblicando libri progettati per piacere al pubblico, non per avere valore letterario, infatti non ne hanno.
Poi, sempre che il dato sia vero, le vendite di Sironi sarebbero calate del 27% (senza specificare in quale anno...). Allora mi chiedo: sei in grado di dimostrare che senza pubblicare libri di genere le vendite non sarebbero calate?

Pubblicato da: andrea barbieri - 31.10.08 08:59

Faccio notare che Avoledo ha pubblicato non uno ma tre romanzi con Sironi, e Magliani ne ha pubblicati due; mentre Colombati, dopo essere uscito per Rizzoli, ha fatto con Sironi il volume "Come un killer sotto il sole", dedicato a Springsteen.

Non mi pare che i libri di Avoledo, Colombati e Magliani pubblicati dalle major siano "progettati per piacere al pubblico" e privi di "valore letterario".

Alla persona che mi onora della qualifica di "abominevole mentitore" domando di specificare quali sarebbero, a suo giudizio, le mie "menzogne". Visto che nei suoi interventi, finora, è rimasta sul generico.

Pubblicato da: giuliomozzi - 31.10.08 09:17

Sono d'accordo sul valore letterario di certi libri. Alcuni, più che progettati per piacere al pubblico, mi sembrano perfino coraggiosamente inattuali.

Pubblicato da: Carlo Cannella - 31.10.08 09:35

Le major hanno (ora molto molto meno) un doppio binario: i libri progettati per il pubblico e privi di valore letterario servono per far cassa. Con quei soldi alle volte si pubblicano cose di qualità come i tre autori citati.
Non sono stato a scriverlo perché mi pareva ovvio...
Anche tu in Sironi hai un doppio binario, pubblichi libri di genere e pubblichi - per dire - Marosia Castaldi.
Ma mentre a te Savino rimprovera la cosa insultandoti, nel caso delle major (che pubblicano davvero nefandezze pur di vendere, e fanno soldi a palate, e potrebbero permettersi tutto) la cosa non viene riproverata. Addirittura per Savino le major generaliste sono gli unici editori degni della qualità di quei tre autori. Curioso no?

Pubblicato da: andrea barbieri - 31.10.08 09:39

Ah, un'altra precisazione altrimenti mi saltate alla gola nuovamente: non è che un libro di genere noir, giallo ecc per forza sia brutto; non è che un libro di genere letteratura per forza sia bello.
Esempio: "La torre nera", saga fantasy di King, è molto più bello e ha una forza letteraria che milioni di "cosi" pubblicati nel nome della letteratura si sognano...

Pubblicato da: andrea barbieri - 31.10.08 09:50

Alcune precisazioni. Intanto non do a Mozzi del mentitore, ma accosto semplicemente il suo modo di operare al nostro caro premier e angelo che nel post sopra è lui abominevole mentitore.
Secondo, Barbieri mi pare più un cagnolino da guardia che un reale conoscitore dell'ambiente librario. Io non ho mai detto che le majors come le chiama Barbieri sono le uniche case degne, non ho mai parlato nemmeno di majors. Ora capisco che le cure non facciano effetto sul soggetto ma comunicare con lui mi risulta difficile. Credo, e qui mi rivolgo a tutti, che pubblicare un libro sia un rito, ok i soldi sono importanti, ma ribadisco il concetto di "casa": essere a casa è diverso da trovarsi a lavorare con semi incompetenti che credono di aver scoperto la pietra filosofale. Non mi riferisco al lavoro di Mozzi che stimo per il suo grande curriculum, mi riferisco a quello che ho definito ensemble.
La storia di un libro non può essere programmata, forse al massimo veicolata, ma di sicuro, e qui confido nella sua presunta intelligenza Barbieri, se lei vede Amore 14 ogni giorno in tv e sui giornali, non credo per questo che corra a comprarlo in libreria, quindi il suo ragionamento è fasullo. Per produrre un libro bisogna innanzitutto amare il libro e il progetto, non farlo solo per riempire scaffali. Per quanto riguarda le vendite in calo nella sua azienda basta rivolgersi a qualsiasi libreria o distributore e le forniranno stime ben più precise delle mie (sempre per Barbieri, era scontato che mi riferissi al 2007-08 ma ormai ho capito che lei capisce fischi per fiaschi). A Sironi i libri si fanno tanto per fare, se vanno bene si vendono, altrimenti scompaiono insieme ai loro autori e le lacrime amare dei loro incompetenti direttori. E talvolta viene nutrito un amore insano verso libri che non valgono molto, e non è solo questione di mercato, ma, ribadisco una buona volta, anche di sapere fare libri. Ma anche qui è come parlare con Barbieri.
E poi, rivolto a tutti, poveri piccoli editori, ma sapete chi ci guadagna da un passaggio da piccolo editore a grande editore? il piccolo editore che vende il testo e ottiene grande pubblicità. Per fare un esempio scontato che Mozzi conosce bene, David Foster Wallace e Minimum Fax, poi Einaudi, poi Minimum Fax. Ci sarà pur stato il malumore del piccolo editore, ma dove la mettiamo la pubblicità?, visto che ora anche grazie alla morte di Wallace, le copie Minimum Fax spiccano nelle librerie con spavalderia e quelle Einaudi sono scomparse. Ovviamente per gli autori Sironi non possiamo accostare il nome Wallace, siamo tremendamente lontani da quella qualità e da quella libertà di pensiero. Barbieri sono profondamente deluso dai suoi ragionamenti, lei è ottenebrato dal suo padrone, senza rendersi conto che la dignità passa per la libertà. Ritornando alle vendite prevedo, dopo un consulto col mio mago di fiducia che nell'arco di tre anni la casa editrice Sironi scomparirà o cambierà forma ritornando ai quiz universitari per cui è tagliata, e non è certo letteratura perchè non basta mettere lì il nome di un grande autore per diventare produttrice di talenti letterari. Ora scusate, mi occuperò di questioni pià serie.

Pubblicato da: savino - 31.10.08 10:40

Secondo me è sempre una fortuna sentir parlare, e dettagliatamente, di come nasce un libro.
Almeno per chi i libri li ama.
Non è come per le magie: se mi sveli il trucco, sparisce l'incanto. E' come per i cibi: se mi dai la tua ricetta, magari imparo a cucinare meglio anch'io.

Grazie

Pubblicato da: Livia Rocchi - 31.10.08 10:45

Comunque caro Mozzi lei mi deve un piacere. Le sto lanciando questo libro, le ho fatto aumentare il volume della discussione, altrimenti nessuno ne avrebbe mai sentito parlare. Magari le faccio inviare il testo di mio cugino così me lo fa pubblicare...

Pubblicato da: savino - 31.10.08 10:52

Savino, neghi di avermi dato del mentitore. E vabbè: sei dunque un mentitore, e hai la credibilità che ha chi mente.

Vedo che ci tieni molto a far sapere che possiedi informazioni molto intime su quel che avviene in Sironi. Pubblicherai anche i verbali delle riunioni di redazione? Disponi di intercettazioni telefoniche?

Scrivi: "Ma sapete chi ci guadagna da un passaggio da piccolo editore a grande editore? il piccolo editore che vende il testo e ottiene grande pubblicità. Per fare un esempio scontato che Mozzi conosce bene, David Foster Wallace e Minimum Fax, poi Einaudi, poi Minimum Fax". Conosco abbastanza bene l'esempio da ricordarmi, diversamente da te, che l'editore Fandango ha pubblicato anni fa "Infinite jest", ora nei tascabili Einaudi: e che ovviamente dell'edizione Fandango di quel libro, da quando esiste il tascabile Einaudi, non se ne vende più una copia.

Pubblicato da: giuliomozzi - 31.10.08 11:10

Anche perchè quel libro costava davvero un po' troppo quando è uscito nell'edizione Fandango... Inoltre, mi permetta di dissentire, Fandango non è affatto piccola casa editrice.
Per i verbali non posso, Alfano sta tagliando le spese anche sulle intercettazioni telefoniche, ecc., quindi dovrà accontentarsi della mia inutile ma sincera parola. E non cerchi di sminuire queste informazioni, lo sa pure lei che sono reali e tangibili. Parola di boy scout.
Mozzi la smetta di accusare gli altri e guardi sé stesso che di cose brutte ne ha fatte parecchie e non solo pubblicare libri inutili.

Pubblicato da: savino - 31.10.08 11:41

Infinite Jest di Einaudi costa 24-25 euro. Come quello Fandango. Ne è uscita una versione più economica per Einaudi?
Da Einaudi dovrebbe uscire inoltre La scopa del sistema, l'altro romanzo di Wallace pubblicato da Fandango. L'edizione Fandango di entrambi i libri è difficilmente reperibile, se non introvabile, da quando i diritti sono passati a Einaudi.
Einaudi ha anche i diritti di Brevi interviste con uomini schifosi, questo volume sì tra i tascabili, e di Considera l'aragosta, e Oblio.
Minimum fax ha La ragazza dai capelli strani, Una cosa divertente, Verso Occidente, Tennis, tv...etc.
La ragazza dai capelli strani uscì anche per Einaudi Tascabili, poi tornò a Mf.

Pubblicato da: andrea branco - 31.10.08 13:06

Il problema è che Savino scrive boiate.
Infatti in libreria di "Infinite jest" si trova l'edizione Einaudi e non quella Fandango, per di più in numerose copie, al prezzo di 27 euro contro i 25 euro dell'edizione Fandango.

Da Savino aspetto sempre un link alle recensioni di Savino...

Pubblicato da: andrea barbieri - 31.10.08 13:57

Il livore di Savino mi fa subito pensare una cosa: che abbia motivi personali per denigrare Mozzi e Sironi. E già questo ne sminuisce ogni credibilità, visto che non è imparziale.
Quali che siano tali motivi (e non mi interessano, ma un'idea ce l'ho comunque: è incredibile quanto la gente riesca incosapevolmente a confessare fra le righe postando un commento), osservo cmq quanto segue:

1. ho potuto vedere personalmente come lavora Paola Borgonovo e sostengo che sia un'ottima editor. Il che per un libro è già una buona garanzia (anche se concordo che non basta, ma sul resto non mi posso pronunciare visto che non ho letto il libro). Tu invece di quali famosi editing ti sei occupato, per dare del 'semi-incompentente' al team Sironi?

2. conosco persone che han fatto seminari con Mozzi e ne sono rimaste ampiamente soddisfatte

3. non conosco invece le tue recensioni, ma mi voglio augurare che non siano intrise della stessa spocchia con cui ha intriso i suoi post.
A proposito: su quale testata possiamo deliziosamente leggerti?
Rilevo però che la tua affermazione "Se non riuscite a capire cosa c'è scritto non è colpa mia" è piuttosto grave, per uno che si picca di recensire e di fare le pulci agli editor, perché il buon recensore si farebbe se mai la domanda opposta.

4. l'affemazione che in Sironi, o in qualsiasi casa editrice, i libri si faccian tanto per fare è talmente risibile da farmi dubitare che chi lo scrive conosca anche un minimo l'editoria. Se una casa editrice medio-piccola sbaglia un titolo in un anno sono guai, se ne sbaglia due è un disastro, al terzo può anche chiudere i battenti. Ora, se non erro Sironi esiste da quasi 10 anni, qualcosa vorrà dire...

5. potresti lasciar fuori la politica che qui non c'entra nulla e personalmente mi annoia a morte quando trovo un utente che mi deve a tutti costi far sapere cosa vota quando non c'entra una cippa con la discussione? Qua si parla di editoria, grazie.


6. attendo con ansia di conoscere il responso di Sironi sul testo di tuo cugino. Anzi, di tuo cuggino (il tenore dei tuoi post mi sembra infatti in sintonia con il contenuto della lirica di cui alla mia citazione)

Pubblicato da: Marina - 31.10.08 14:35

A me sembra invece che Savino con le sue parole vi stia prendendo in giro e a giudicare dai vostri commenti ci riesce benissimo. Che poi la vostra casa editrice azzecchi un successo su 20 è vero, io ho comprato alcuni libri molto pubblicizzati da Mozzi e sono risultati poi ben poca cosa.

Pubblicato da: carlo mazza - 31.10.08 17:41

oh bella!
ma ci sarà pure un modo per sapere se 'sti libri vendono male o bene, e se ricevono critiche brutte o belle.
no?

Pubblicato da: datemidati - 31.10.08 17:59

Carlo Mazza scrive:

"A me sembra invece che Savino con le sue parole vi stia prendendo in giro e a giudicare dai vostri commenti ci riesce benissimo."

beh,Carlo, si sa che le percezioni sono soggettive, se è per questo c'è anche crede che gli asini volino...

Pubblicato da: Marina - 31.10.08 19:57

Sironi ha pubblicato i primi libri il 30 aprile del 2002.

Pubblicato da: giuliomozzi - 31.10.08 20:25

si, ma che i libri che pubblica siano brutti e che le vendite stiano andando male è un dato di fatto. Ho controllato i dati di vendita su pc della libreria in cui lavoro.

Pubblicato da: sara - 01.11.08 14:24

Sara: Bello o brutto applicato a un libro è un discorso estremamente soggettivo... A meno che tu non voglia implicare che sfracelli di vedite siano sempre sinonimo di qualità e viceversa. Nel qual caso scusa se mi viene da ridere, pensando alla 'bellezza' di certi bestseller...

Giulio Mozzi: grazie per la precisazione sull'esatta data di nascita della casa editrice. Forse l'ho confusa con la 'casa-mamma' ;), quella è un po' più vecchia, giusto?

Pubblicato da: Marina - 01.11.08 18:54

Ho come l'impressione che non sia solo di Velàzquez l'invidia di cui si parla in alcuni post...

Pubblicato da: Hsara - 01.11.08 22:36

O "Carlo Mazza" e "Sara" lavorano nella stessa libreria, e scrivono dallo stesso pc; o sono la stessa persona; o, curiosamente, per inspiegabili ragioni, il loro IP è il medesimo.

Ma dubito che lavorino nella stessa libreria, così come dubito che lavorino in una libreria, perché da ciò che "Sara" scrive è mi pare che non abbia un'idea precisa di come funzionano i software in uso nelle librerie, e di quali informazioni essi sono in grado di fornire alle librerie stesse. In ogni caso, se la libreria era aperta il 1° novembre alle 14 e 24, complimenti per lo stakanovismo.

La "casa-mamma" di Sironi, ovvero Alpha Test, è attiva nel mercato editoriale dal 1993.

Pubblicato da: giuliomozzi - 02.11.08 11:39

Buongiorno a Voi. Solo perchè amo dire la verità e non mi piace quando le persone insistono nel mentire a tutti i costi per garantirsi il proprio vantaggio. Il 1° novembre erano aperte numerose librerie italiane, così come numerosi negozi e numerosi centri commerciali sul territorio nazionale (che effettuano orario continuato dalle ore 09.00 alle 21.00 o 22.00, con sommo dispiacere di chi ci lavora), quindi le considerazioni di Mozzi sono false come al solito. L'unica cosa vera è la crisi delle vendite: compresa quella di libri, compresa quella di libri Sironi. Grazie.

Pubblicato da: savino - 03.11.08 08:20

Savino, quali mie considerazioni sono, a tuo giudizio, "false"?

Pubblicato da: giuliomozzi - 03.11.08 09:59

Ma c'è ancora qualcuno che fa sti giochini degli alter-ego? 0_0 E soprattutto che casca come una pera nella trappola dell'IP perché non lo sa ancora? ... Ma che tristezza...

Savino, dimmi quale editore non ha le vendite in crisi, in questo Paese. Le tue 'verità' a me sembrano ovvietà, piuttosto...

Pubblicato da: Marina - 03.11.08 10:14

Eh sì, non c'è che dire. Possono solo cascare nella geniale ragnatela di Mozzi e compari. Ma forse vi credete che il mondo fuori da questo blog sia fatto di stupidi? Ma li leggete i post che scrivo?
Se due persone lavorano in una libreria e lo fanno il giorno 1° novembre, Mozzi potrà pure rivolgersi all'Onnipotente e a San Gennaro per testimoniare il contrario, ma questi sono dati di fatto, così come l'ip risulterà identico se scrivono da uno stesso pc ma questo non vuol dire che stiano facendo giochini o cose losche, semplicemente esprimono dei loro pareri come lo fa lei Marina e lo fanno gli altri, e badi bene che i pareri possono discordare pienamente da ciò che scrive Mozzi, e dalle sue idiozie messe qui in calce. Tutti sono in crisi, compresi gli editori, ma i libri Sironi e quelli di alcuni altri editori sono piuttosto sopravvalutati innaturalmente ed è per questo che qualcuno si permette di scrivere su questo blog per farvelo notare. Nessuna cosa losca, nessun pensiero contorto, nessun odio, nè dissapori. Solo amore per la sincerità. Ritorniamo alla vecchia questione, un libro può essere bello o brutto no problem, ma una casa editrice non può pubblicare solo libri stupendi e migliori degli altri, perchè è impossibile e pretenzioso. Poi lei resti sulle sue, io resto sulle mie, ma non mi metta in bocca parole che non ho detto, nè condanni altre persone senza nemmeno rendersi conto di ciò che dice. E' la sorella di Barbieri per caso? Stavolta vi saluto per davvero, il lavoro serio chiama.

Pubblicato da: savino - 03.11.08 12:42

Brutta faccenda, l'identità.
C'è carlo mazza che si spaccerebbe per sara e/o viceversa pur di parlare di bussotti ma in realtà vuole parlare di mozzi. C'è uno che di recente s'è spacciato per il protagonista di uno spot, mentendo spudoratamente visto che l'interprete era bussotti.
Il mistero s'infittisce. Hurrà.

Pubblicato da: stefano manca - 03.11.08 12:54

Savino, ma ti alzi dala parte sbagliata del letto tutti i giorni? Non è che ogni tanto te ne capita uno in buona? Rilassati, Sironi non è l'Anticristo eh! :D

E cmq, seriamente, un conto è postare critiche costruttive e ponderate, un conto è trollare allegramente nei blog altrui...

Ah e a proposito di pretenziosità (di cui accusi Sironi): chi dissente da te posta idiozie mentre i tuoi post sono frutto di "amore per la sincerità"? Eh, brutta cosa l'ego, specialmente lasciato a briglia sciolta davanti a una tastiera :D

PS L'unico Barbieri che conosco fa il musicista.

Pubblicato da: Marina - 03.11.08 13:06

vabbè scusatemi mi son lasciato prendere un pochetto la mano, non volevo offendere nessuno. E' che pensavo fossi Barbieri sotto falso nome...

Pubblicato da: savino - 03.11.08 13:12

Savino, ti vedo molto interessato a dare informazioni anche su comportamenti e luoghi e orari di lavoro di "Carlo Mazza" e "Sara". Sei veramente un uomo molto informato!

Pubblicato da: giuliomozzi - 03.11.08 13:17

No no, qui il problema non è di 'ego a briglia sciolta'. Ogni volta che Mozzi annuncia un libro Sironi si scatena qualcuno con uguale modalità (da subito insulti, argomentazioni inesistenti, se qualcuno si oppone scatta l'accusa di combriccola, nick novelli, indirizzi mail di fantasia, identici ip, ecc.). Cosa che invece non capita quando Mozzi parla di libri di altre case editrici.
Evidentemente il problema, per qualche motivo, è proprio Sironi.

Pubblicato da: andrea barbieri - 03.11.08 14:14

uno dei problemi barbieri, sei tu. Per rispondere a Mozzi: si sono informato sugli orari di Carlo e di Sara. Conosco il luogo dove lavorano e conosco loro, così come li conosce lei, e in tutta onestà non trovo giusto screditare gli altri ogni volta. Lei Mozzi deve ammettere che non sa lanciare i libri. Poi che questi siano belli ogni volta che lei li fa uscire, ne dubito sinceramente. E credo di non essere l'unico a pensarla così, eccettuato Barbieri che è un decerebrato e non stupirei se fosse concausa di Berlusconi al Governo.

Pubblicato da: savino - 05.11.08 17:05

Ahimè, non conosco né "Carlo Mazza" né "Sara", e ovviamente ignoro dove lavorino. D'altra parte, loro possono farsi vivi, se vogliono.

Pubblicato da: giuliomozzi - 05.11.08 21:18

Non capisco, ammettiamo che Mozzi sia un incapace, ammettiamo che Sironi sia una casa editrice che ricicla denaro sporco e che non ha alcun interesse per le vendite e la valorizzazione dei suoi autori, ammettiamo che tutti gli autori di Sironi siano mediocri, ammettiamo che quei pochi bravi che per caso scopre si sbrighi a passarli alle case editrici vere, non riesco a capire comunque tutta la rabbia di Savino. Insomma, ma che te frega ? Mozzi t’ha pestato i calli ? T’ha rubato il posto di lavoro ? Se lo reputi tanto fallito perché gli stai tanto sul collo ? Lascia che fallisca e segua il suo destino no ?
Visto che Savino ama fare paralleli politici, ricorda il messaggio preelettorale di Alqaeda che augurava l’umiliazione dei repubblicani ? Ma se i repubblicani nei sondaggi stavano perdendo, se Obama stava mietendo successi ovunque quale scopo reale aveva la discesa in campo contro i repubblicani se non quella di aiutarli ?
Se Sironi è in crisi, se Mozzi è un farabutto, per quale motivo Savino insorge ? Forse davvero Savino vuole aiutare un po’ Sironi.


Pubblicato da: Claudio - 11.11.08 15:31

:)

Pubblicato da: savino - 12.11.08 00:41