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08.10.08
Come si fa a fare il tempo pieno con un solo maestro
di Giuseppe Caliceti*
L’altro ieri è passato alla camera, blindato dalla fiducia del governo che non ha permesso una discussione con l’opposizione, il decreto sulla scuola del ministro all’istruzione Gelmini.
Una delle cose che si non si capiscono è come sia possibile il gioco di prestigio di salvare il tempo pieno – cioè 40 ore di scuola per gli alunni, al mattino e al pomeriggio – senza rinunciare all’insegnante unico. Il decreto afferma semplicemente che anche nel tempo pieno ci saranno, invece dei due insegnanti attuali, un solo insegnante.
Come è possibile questo? Cerco di spiegarlo, almeno intuitivamente. E mi scuso con i lettori per il linguaggio un po’ tecnico che, però, spero sia capito almeno dai docenti.
Un insegnante di tempo pieno attualmente lavora per 22 ore frontali sulla classe più 2 ore di programmazione di team settimanale: totale 24 ore. Come è possibile che ne faccia 40? Intanto, le 2 ore di programmazioni saltano. Come saltano le due ore di interscuola settimanali destinate al recupero dei bambini in difficoltà attraverso un’attività mirata più individualizzata. Da 24 ore a 40 mancano ancora 18 ore.
Tutto il tempo mensa e interscuola settimanale, 10 ore, viene fatto saltare e appaltato ai comuni: per la Gelmini non occorrono più docenti per far mangiare correttamente e con progetti alimentari specifici i bambini, ma alcune bidelle o inservienti pagate dai singoli Comuni.
Stesso discorso per l’interscuola, cioè il tempo gioco previsto in otto ore: non si educa giocando, anche qui basta qualcuno pagato da un comune. E se i comuni non hanno soldi? Ci pensino loro a chiedere più soldi ai genitori al posto dello Stato; come già chiedono le rette per la mensa dei bambini, le chiedano anche per la loro sorveglianza durante e dopo il pasto.
Restano ancora 8 ore. Ma se ne devono togliere 3 per l’insegnamento di inglese. Ora ne restano 5. A questo punto il decreto Gelmini propone che gli insegnanti allunghino il loro orario di insegnamento – tutto bucherellato e già pieno di orari spezzati, che significa: stare a scuola 8 ore al giorno per insegnarne e essere pagati solo per 6, 5 o 4 ore quotidiane.
Queste 5 ore in più saranno pagate coi fondi di istituto al costo di circa 60/70 euro complessivi netti e con circa un anno di ritardo, questo almeno è ciò che accade oggi. Se i docenti non accetteranno un orario di lavoro mattino e pomeriggio pieno di buchi, con un orario di lavoro assurdo, risulterà che sono loro e non il governo a far saltare il tempo pieno, scuola diffusa in Emilia Romagna per oltre l’80% delle scuole primarie.
Di fronte a questo sfascio, non posso fare a meno che sottolineare due cose.
Primo: la mancanza di informazione non solo ai genitori degli alunni, ma anche agli stessi docenti, di quanto stia realmente accadendo.
Secondo: la colpa grande dei sindacati, che tanti docenti pagano circa 10 euro al mese trattenuti in busta paga e, alle assemblee sindacali, chiedono ai docenti che fare (non è il loro lavoro?) e poi propongono uno sciopero generale della scuola per il 31 ottobre, quando presumibilmente il decreto Gelmini sarà già stato approvato al Senato e diverrà operativo.
Capisco, come ha affermato il segretario della Cgil Scuola, l’amico Enrico Panini, che anche l’informazione sulla scuola è blindata dal governo – solo qualche sera fa in tv mi è capitato di sentir dire una falsità abnorme: che con il maestro unico la scuola elementare italiana era al terzo posto nel mondo e senza il maestro unico è scesa all’ottavo – ma mi chiedo anche che ruolo abbiano avuto e abbiano tuttora i sindacati in questa triste vicenda.
Se di fronte ai 5000 previsti licenziamenti in Alitalia c’è stato un minimo di protesta, di fronte agli 87.000 licenziamenti previsti nel prossimo anno per un totale di 250.000 in tre anni nella scuola pubblica italiana, al confronto c’è stato un vero e proprio silenzio sindacale.
* Giuseppe Caliceti è scrittore e maestro elementare.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 08.10.08 14:50
Interventi
Ho linkato a questo post la mia vignetta di oggi.
Ciao
Pubblicato da: gianfalco - 08.10.08 15:49
i professori e i maestri conoscono bene il disastro. Manca invece una reale rappresentanza politica della categoria dentro il palazzo. Da sinistra si balbetta, da destra si usano i calci e i pugni, attraverso al televisione si vuole formare un'opinione pubblica supina, stordita e miope. I sindacati tirano i remi in barca.
Solo i genitori potranno salvarci: la gente coi figli. Ma ne dubito.
Pubblicato da: francesco - 08.10.08 19:26
Caliceti ha perfettamente ragione. I sindacati hanno enormi responsabilità, come ce l'ha la sinistra che negli anni ha arrecato danni considerevoli alla scuola appiccicando alle riforme la mignatta micidiale dell'ideologia. E ora arriva la Gelmini, cacchia cacchia, toma toma, che col grembiulino, il voto in condotta e il maestro unico, passa un bel colpo di spugna su tutto. Lo può fare, ci mancherebbe altro. Lei è di destra, ama le cose semplici e crepuscolari di una volta. Licenzia 87.000 maestre (sono tutte donne), umiliando le competenze, annullando in pratica il tempo pieno e togliendo linfa alla scuola pubblica. L'obiettivo, nient'affatto segreto è di spingere la piccola e media borghesia verso la scuola privata. Non c'è bisogno di scomodare Calamandrei per affermare che proprio sul livello d'istruzione, di coscienza e di conoscenza di un popolo si misura il tasso di democrazia. A colpi di fiducia, il decreto diventerà legge. Io come genitore protesterò e spero che con me protesteranno in tanti. Anche se, come dice il ministro siamo "una frangia minoritaria". Ma le frange minoritarie,caro ministro, in democrazia, possono dire la loro, oppure no?
Pubblicato da: fabio bussotti - 08.10.08 22:22
Non ho capito una cosa:
22+2=24 ok
poi sembra ci siano altre 2 ore di interscuola destinate al recupero dei bambini che hanno difficoltà, quindi mi sembrerebbe che sia
24+2=26
e da 26 a 40 le ore sono 14, e non 18.
14 ore, di cui le 10 di mensa e interscuola.
e ne mancano 4, quindi.
ma poi Caliceti ritorna sul tempo interscuola, tempo gioco, che sarebbe di 8 ore.
e questo non ho capito. perché, penso, sia considerato nelle 10 ore citate precedentemente.
uhm.
comunque, a parte questo, ciò che si dovrebbe ricordare a tutti, a mio avviso, è che il lavoro dell'insegnante non finisce nel momento in cui torna a casa. ci sono mille cose da fare, a casa. preparare le lezioni, correggere i compiti, cercare di capire gli alunni e le alunne che si trova di fronte, cercare strategie comunicative nei confronti di chi si trova in difficoltà, e molto altro. è un lavoro che non si conta con le ore sul luogo in cui si esercita.
tra l'altro, se dei politici si dovessero contare le ore su quello che viene considerato il loro luogo di lavoro...
comunque.
tendiamo a dare sempre più responsabilità alla scuola, e dovremmo anche volere che le persone fondamentali per essa, e che sono gli insegnanti, fossero messi nelle condizioni migliori per fare il loro mestiere, che non è solo dire 2+2=4, e l'alfabeto, ma aiutare i bambini, gli adolescenti etc, a crescere nei modi del pensare, e nel rispetto non di una autorità, ma dell'intera comunità delle persone. non mi sembra poco.
ecco.
Pubblicato da: andrea branco - 08.10.08 23:39
1. le due ore del tempo di interscuola sono in parallelo o compresenza con l'altra insegnante. perciò sono già previste nel mio conteggio; non le posso togliere perchè, col maestro unico, non ho più momenti di compresenza e i bambini rimarrebbero soli;
2. ci sono 10 ore di tempo mensa e interscuola alla settimana, due al giorno, nel tempo pieno: una per mangiare, l'altra per giocare: 5 x 2 = 10 ore che sarebbero appaltate a non insegnanti.
Pubblicato da: caliceti - 09.10.08 13:32
Piccola proposta: magari si può affidare il tempo pieno non interamente a un insegnante di ruolo, ma a figure alternative.
Pubblicato da: vincenzillo - 09.10.08 14:43
Caro Vincenzillo, è proprio questo che si cerca di fare. Affidare il Tempo pino non solo a docenti di ruolo, ma a figure alternative, tipo educatore, obiettori, badanti, animatori, eccetera. L'idea mi pare mostruosa per vari motivi. Intanto lede la professionalità dei docenti; ma anche dal punto di vista legale ci sono problemi. Per esempio,far tenere un bambino handicappato a un pensionato volontario o a un obiettore, significa considerarlo veramente qualcuno o qualcosa solo da "tenere". Se poi si fa male, per esempio, magari mangiando, di chi è la responsabilità? E la sua formazione? Questa idea che un docente dei bambini è come un animatore turistico o una babysitter, non la trovi offensiva per i docenti, ma anche per i bambini e per i loro genitori? L'alternzativa che propone la Gelmini è proprio questa: far pagare ai comuni, che già non hanno soldi, questo "tenere" in qualche modo i bambini. L'idea di base è che per educare i bambini ci si possa impegnare sempre meno, si possa spendere sempre meno. I bambini e i giovani, che dovrebbero essere il nostro futuro. la cosa più cara che abbiamo. La gelmini propone scuola gratuita pubblica solo al mattino, per il resto le famiglie si arrangino: o pagano, o diano i loro figli alle nonne (chi le ha) o alle parrocchie (che sono le famose altre agenzie alternative numero uno in Italia). Trovi che sia una buoina cosa? io no. Il problema è che qui alla parola DIDATTICA e PEDAGOGIA si è sostituita la parola ECONOMIA. Fine del discorso.
Pubblicato da: caliceti - 09.10.08 17:02
Purtroppo Giuseppe Caliceti ha perfettamente ragione.
Girerò le sue argomentazioni al mio vecchio (solo di anagrafe) amico Mario Lodi, per discuterne insieme.
Pubblicato da: Carlo Ridolfi - 09.10.08 17:31
io penso che "Da 24 ore a 40 mancano ancora 18 ore." sia una affermazione errata, così com'è.
ce ne sono 16, di ore.
Pubblicato da: andrea branco - 09.10.08 18:25
per carlo. carlo, hai ragione. le ore che mancano sono 16. in poche parole, l'insegnante unico in teoria non deve fare come ho scritto 5 ore in più di lavoro, ma solo 3. hai ragione. non cambia però il disegno della faccenda. che l'orario di lavoro presumibile sarà bucherellato, pienno di tempi morti tra un'ora e l'altra, che non sarà pagata. che l'insegnante unico sarà solo con tutta la complessità delle classi di oggi. anzi, credo che accadrà così: la gelmini potrà dire proprio questo: Pur di non fare tre ore in più, voi che difendete tanto il Tempo pieno, adesso lo lascereste? Allora siete veramente dei fannulloni. Voglio dire: tutta la campagna sugli statali e gli insegnanti fannulloni iniziata in estate, non credo sia stata messa su a caso.
2. per ridolfi: conosco e amiro anche io mario lodi, ci conosciamo abbastanza bene, è stato lui a farmi pubblicare i miei primi libri per bambini. condivido le sue idee anche su questa riforma. tranne una: quello dell'insegnante unico. in un'intervista all'Unità su questo non prendeva una posizione netta, forse anche perchè ha un legame affettivo con quel suo ruolo. In realtà, quello che c'è da capire è questo: dietro la roba del maestro unico c'è soprattutto una giustificazione a un taglio di 250.000 docenti in tre anni, solo ragioni economiche; anche io ho iniuziato come docente unico e magari dal prossimo anno tornerò a farlo, l'insegnante unico, ripensando alla mia giovinezza, ma qui ci sono in gioco tanti, troppi posti di lavoro e, soprattutto, dei bambini.
Pubblicato da: caliceti - 09.10.08 18:37
grazie.
sul resto, concordo. la gelmini credo di capire non sappia cosa vuole dire essere insegnante, o vivere con chi di lavoro fa l'insegnante. si accorgerebbe che chi insegna non stacca al suono della campanella. insegnare non è un mestiere "freddo".
basterebbe pensare, comunque, come dici tu, che ci sono in gioco le vite dei bambini.
(e poi adolescenti, giovani, e via via. della società futura. ma sappiamo già che ci vogliono incapaci di porre dubbi, di fare domande, e di pensare solo alla tv al plasma, all'I-phone, ad andare in tv, rinchiudersi in uno schermo quale che sia)
Pubblicato da: andrea branco - 09.10.08 19:17
Il punto di vista del maestro di una scuola del Sud, senza tempo pieno e senza mensa -famiglie al 70% monoreddito, e bassissimo. Qui non si pone il problema del tempo mensa e post mensa. Succederà che una maestra (ché basta con questa tiritera del maestrO unico: nella scuola elementare italiana le docenti sono al 95% femmine!) farà quattro ore al giorno in media in un'unica classe e la quinta ora, dal lunedì al sabato, sarà allietata dall'intervento di una maestra di inglese e/o di informatica (parlo propriamente di QUINTA, o di PRIMA ora: tutte faranno a gara per non permettere ai fresconi di L2 e informatica di spezzettare l'orario). Cioè: esattamente la scuola che io stesso ho frequentato da piccolo. Dunque, da noi, il modello prevalente nel 99% del territorio era quello delineato dalla 148: moduli con tre insegnanti su due classi. Possono dire che era consociativismo, che era un regalo della DC in cambio di voti, un ammortizzatore sociale: ma al mondo non credo sia mai stato inventato modello migliore di insegnamento primario. Sei sulle palle a uno? Hai ancora due possibilità (tre, se ci metti quella di inglese, quattro se fai, come fa il 99, 9&, religione cattolica, cinque se la c.d. autonomia ha previsto insegnati "staccati" solo per la musica e/o per l'educazione motoria). Comunque, soprattutto: le tue TRE maestre. Che si trovano per la pizza, che parlano di te, che programmano, sono amiche, litigano, si odiano: che comunque provano a relazionarsi reciprocamente, fra adulte, invece di rimbambinirsi per 40 anni sempre al cospetto di 6-11enni. Tre stili di insegnamento diversi. Tre stili tout court diversi. Nel mondo della moltitudine dei codici e delle lingue e dei media: è il primo passo per capire già a sei anni che ognuno è DIVERSO DALL'ALTRO (e che eventualmente ci si rispetta anche se l'altro non ti piace). A me capita di entrare in classi (faccio solo inglese) nelle quali la maestra fa cantare le canzoni di Amici o recitare filastrocche di Raffaella Carrà e poi arrivo io e metto un disco di Bob Dylan o faccio fare un fumetto tratto da Cathcer in the rye. Così pure: nelle attuali Quarte c'è un maestro socialista e bravissimo a scacchi che ha il pallino per la storia romana e porta i bambini a Pompei, e una 50enne di matematica appassionata di giochi di prestigio e balli di gruppo da villaggio turistico, e una 60enne laureata in lettere antiche che fa leggere ai bambini un libro ogni due giorni. Tre persone diversissime. Che spesso litigano ma più spesso s'infervorano nel tentar di risolvere i tanti casi di bambini problematici. Il prossimo anno sarà la terza covata che vedo uscire da quel "team" docente, e vi assicuro che anche i più asini, anche i bambini con situazioni familiari catastrofiche, da quel MODULO, hanno ricevuto ottima istruzione ed eccellente educazione. Immaginarsi le povere Martina Sharon Federica Lucrezia che per estrazione sociale avrebbero unicamente proteso per il ballo di gruppo: ciucciarsi SOLO il socialista, e tutte le altre combinazioni possibili.
Ma poi cosa parliamo a fare? Si può umanamente curare bene l'italiano e la matematica insieme? Già la Moratti aveva introdotto quest'orrore, e i collegi più savii avevano scelto il modulo (il dierettore della scuola di mia figlia ha invece IMPOSTO la "prevalenza", e la sua maestra, laurea in lettere, eccellente insegnante di italiano: è stata costretta anche a inventarsi matematica, ma si vede un miglio che non le piace, così come non piace, di riflesso, a mia figlia). C'è forse da discutere su queste faccende così evidenti? La cosa più pazza è che il battage mediatico ha convinto le famiglie che questa menata del maestrO unico sia santa cosa. Questa Gelmini che di scuola sa NULLA, ma proprio davvero NULLA. Testa di legno messa là per le quote rosa a coprire i tagliuzzamenti di Tremonti. Maestro unico. Stop alle assunzioni per dieci anni. Corpo docente che già ha un'età media di 50 anni e va in crisi se un alunno chiede di vedere "una clip che ho sulla penna". Gerontosauri che vagoleranno per i corridoi, stanchissimi e poverissimi. Fuori, nel, yeah, PRIVATO: una miriade di formatori improvvisati che offriranno a pagamento le "competenze" più fantasiose, forti del bonus in Minchiate Esterne che Berlusconi sta per elargire e della possibilità di detrarre le spese delle Minchiate stesse dalle tasse. Al Sud, in quanto Regioni depresse, per qualche anno abbiamo ancora un po' di soldi dalla UE (i famigerati PON) con i quali, nel pomeriggio, si organizzano corsi di recupero, di valorizzazione dell'eccellenza, di prevenzione dell'abbandono scolastico e così via. Finisce tutto nel 2013, anno entro il quale anche la Calabria dovrà stare al passo dell'Olanda e della Germania. Quattro ore di scuola più una breve ricreazione con quel pagliaccione di inglese e di corsa a mangiare i maccheroni e poi strafarsi di tv generalista.
Brutto paese, Giusè. Lasciamo stare.
Pubblicato da: Livio Romano - 09.10.08 23:36