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21.07.08

Il simbolo cadavere

di giuliomozzi

Che un ministro della Repubblica mandi a fare in culo l'inno nazionale, è cosa che non sta bene: a buonsenso gli spetta la stessa sorte che, per dire, in una partita di pallone spetta al giocatore che manda a fare in culo l'arbitro (e, tra parentesi, domandiamoci perché l'insulto più pesante, nella nostra lingua, sia il mandare a fare in culo). Tuttavia mi piacerebbe sapere se e quanto ciò che il nostro Inno (o Canto) nazionale dice è oggi decentemente condivisibile. Affermazioni come "L'Unione e l'amore rivelano ai popoli le vie del Signore" o "Uniti per Dio, chi vincer ci può?" mi sembrano, ad esempio, scarsamente condivisibili sia da chi non crede in dio (che c'importa che si rivelino ai popoli le vie di un signore che non esiste?) sia da chi crede in dio cristianamente (l'inno contiene un brutale sequestro del dio di tutti a favore di una sola nazione e contro le altre: gradirei in proposito una presa di posizione chiara e netta di Benedetto XVI).

Certo, si può spiegare che l'inno è quel che è perché appartiene alla storia, ed è per questo intriso di nazionalismo socialistico-misticheggiante, alla Mazzini. Si può dire che è un reperto storico. Va bene. Però, già che in questi anni ogni due per tre si pensa di cambiar la Costituzione, mi domando: non si potrebbe mica fare un bel concorsino? Perché, vedete, il punto non è che un ministro della Repubblica manda tranquillamente a fare in culo l'Inno. Il punto è che (così mi sembra) a quasi nessuno ne importa gran che.

Non l'insulto al simbolo, ma il mantenimento in vita - con singolare accanimento terapeutico - di un simbolo ormai cadavere: questo mi pare il problema. Il problema non è che uno fa il ministro della Repubblica senza condividere minimamente il corredo simbolico della Repubblica stessa: il problema è che la Repubblica ha un corredo simbolico fatiscente, impotente, illeggibile.

Inno nazionale d'Italia

Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci,
l'Unione, e l'amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Per saperne di più sull'inno nazionale: vedi il sito della Presidenza della Repubblica, e altre utili note in Wikipedia.

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 21.07.08 09:21

Interventi

Quel dìto sollevato, è il tentativo beffardo di imbonire la propria platea, a fronte del disco verde su tutto il resto. Per una volta, la tesi, che non è mia, mi trova del tutto d'accordo con Franceschini, che l'ha pronunciata, ieri sera, dai TG nazionali.

Pubblicato da: cletus - 21.07.08 09:44

Certo: e la cosa si può fare perché il simbolo è cadavere. Potremmo riflettere su questo (noi che, a differenza di Franceschini, non abbiamo il problema di fare trattative con questo ministro eccetera), anziché liquidare il gestaccio come ennesimo episodio di opportunismo propagandistico.

Pubblicato da: giuliomozzi - 21.07.08 09:48

Giulio, converrai che la nozione di Patria (con annessi e connessi di simboli, bandiera, inno) amorevolmente inculcata dai banchi di scuola, nella nostra tenera età, si sia alquanto annacquata, salvo repentini "restyling" in occasioni di eventi come mondiali di calcio.

Sul come questo sia potuto avvenire francamente non ho risposte.

Pubblicato da: cletus - 21.07.08 09:57

già, è un insulto pesante (il più pesante: non so), ma cosa significa "mandare a fare in culo"?
provo a scomporre, cosa significa "fare in culo"? provo a costruire frasi, o immedesimarmi: puntino fa in culo. cosa fa puntino in (nel? dentro al?) culo? nel proprio culo? nel culo di un altro? e comunque, nel suo o nel culo di un altro, che cosa "fa"? posso mandare qualcuno a fare qualcosa senza sapere a fare cosa lo sto mandando?
ancora, soprattutto, nel suo o nel culo di un altro puntino "ci sta"? forse no, allora potrebbe essere una figura retorica del tutto per la parte per dire che una parte di puntino fa qualcosa in (nel, dentro al) culo?
quale parte?

Pubblicato da: puntino - 21.07.08 09:58

Oltretutto alzi la mano chi sia in grado di cantarne un solo verso oltre la prima strofa. Eppure è un peccato; per esempio mi dispiace scoprire solo oggi, a quasi 50 anni l'esistenza di versi sublimi come
"Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco..."

Meravigliosi.
Ezio
(a parte che nutro grande simpatia per Goffredo Mameli, genovese, venuto a Roma per morire a 22 anni in difesa della Repubblica Romana)

Pubblicato da: Ezio - 21.07.08 09:59

Nessuno nega simpatia a Goffredo Mameli. Di nuovo, non è questo il punto.

Pubblicato da: giuliomozzi - 21.07.08 10:14

I versi del nostro Inno nazionale, oggi, fanno un po' ridere. Ma tutti i versi di tutti gli inni nazionali, se li andate ad esaminare, risultano ridicoli. L'inno di Mameli va storicizzato e allora si capisce il valore. E' stato scritto da un ragazzo di 19 anni nel 1847. Un mazziniano genovese che aveva un concetto di Dio legato al pensiero del suo Maestro. E' nato come canto di "trincea". E infatti veniva cantato nel '49 dai patrioti che difendevano la Repubblica Romana dagli assalti dell'esercito francese. A seguito di una ferita mal curata alla gamba, Mameli morì a 21 anni mentre combatteva per la quella repubblica che si era dotata di una costituzione democratica che Bossi neanche immagina. Altra cosa che non sa Bossi è che "Schiava di Roma" è la Vittoria non la Padania, che non esiste...

Pubblicato da: fabio bussotti - 21.07.08 10:15

E' un valore, oggi, la patria ? e' questo il punto ? (con la giusta derivata: hanno ancora un portato i suoi simboli: bandiera, inno)

Pubblicato da: cletus - 21.07.08 10:16

a me, meridionale che vive a milano da 27 anni, le cose che dice bossi fanno venire da piangere (non è una figura retorica, mi vengono proprio le lacrime agli occhi, mi sento proprio mortificata);
mi guardo intorno qui in ufficio, in mezzo a brianzoli e milanesoni e mi chiedo quando verrà il giorno in cui qualcuno di questi mi farà qualche bella battuta alla bossi nell'indifferenza generale, anzi nel plauso generale, cose impensabili venti anni fa e oggi perfettamente prevedibili;
l'inno voleva già cambiarlo craxi e prendere al suo posto Va' pensiero; qualcuno si ricorda perché non ci riuscì? io non ricordo
so però che Va' pensiero se lo presero i leghisti; appunto...

Pubblicato da: ilse - 21.07.08 10:22

Non avevo mai riflettuto sulla questione. In effetti, a rileggerlo, è del tutto fatiscente, e peraltro incomprensibile per chi non abbia una infarinatura di storia risorgimentale. Vi sono altri inni, invece, che pur avendo età venerabili (penso a "God Save The Queen" e a "The Star Spangled Banner") restano sostanzialmente condivisibili dal popolo che in essi si rappresenta. L'inno italiano ha lo stesso problema di quello francese: è legato a circostanze storiche così precise che il testo è invecchiato male (da noi "l'Aquila d'Austria", là "gli stendardi della Tirannia").

Però non si può cambiare l'Inno di Mameli, così come non si può cambiare la Marsigliese. Il nostro Inno nazionale è una testimonianza del Risorgimento, delle glorie nazionali, della lotta per l'Unità: uno dei simboli patriottici essenziali, in un Paese che ne ha così pochi.

Pubblicato da: davide l. malesi - 21.07.08 10:23

Sì, io li ho cantati tutti i versi dell'inno, alcuni anni fa ad un raduno di mazziniani (esistono ancora!). Certo che quei versi non ci dicono più nulla! Ci mancherebbe altro! Siamo nel 2008! Ci ricordano però la repubblica romana, la sua costituzione e un periodo di rivoluzioni e grandi ideali in cui si immaginava una Europa unita...Per me è sufficiente! Poi, per cortesia, scrivete alla regina Elisabetta, alla Merkel, al re Juan Carlos, a Sarkozy e compagnia bella. Dite loro che i loro inni dicono cose ridicole e vedete un po' cosa vi rispondono. Ma cari amici, non vi risponderanno, perché questo esercizio di autoflagellazione è solo una nostra odiosa esclusiva...E questo è il punto! Un caro abbraccio. Fabio.

Pubblicato da: fabio bussotti - 21.07.08 10:49

non mi risponde alcuno perché non ho nome e cognome o perché non è degna di risposta la domanda?
:(

Pubblicato da: puntino - 21.07.08 11:32

A me l'inno piace. E' anche ritmato e allegro, pieno di entusiasmo, al contrario di tanti altri decisamente lugubri. Le parole fanno parte di un certo contesto storico, antico, ma perchè dire che è superato? La storia non si dimentica, ma anzi, dovrebbe insegnarci qualcosa. I cosiddetti valori dovrebbero essere validi anche oggi, che il Paese sta diventando multirazziale.
Io sono favorevole agli scambi culturali, lo dico sempre, proprio perchè, come Ilse, sono una meridionale trapiantata a nord che ha vissuto esperienze quasi razziste sulla sua pelle... ma per fare scambi dobbiamo avere un'idea di cosa siamo, della nostra identità, che non dev'essere sopraffatta nè esasperata, ma mantenuta e confrontata.

Perciò sì al vecchio inno e all'amor di patria, nel suo concetto più profondo di unità nazionale senza che diventi razzismo e separatismo!

E poi, volendo cambiarlo ora, siamo sicuri che la patria di oggi, così come sta diventando, ispirerebbe un canto glorioso? Non bisognerebbe prima darle un restauro e rivedere qualcosa?

Pubblicato da: ramona - 21.07.08 11:53

Il testo del nostro innno è, oggi come oggi, francamente impresentabile. Purtroppo nessuno lo cambierà perché la cosa potrebbe sembrare una concessione a Bossi o alla Lega, e di conseguenza il cambiamento potrebbe essere avvertito come un segnale politico di debolezza. Per lo meno credo.
La soluzione più ovvia sarebbe quella di mantere un inno soltanto musicale, anche perché non credo riusciremo mai a trovare un testo che metta d'accordo tutta l'Italia.

Pubblicato da: Giacomo Brunoro - 21.07.08 12:14

La seconda strofa la conosco anch'io, avendola studiata a scuola (era nel programma di ediucazione musicale delle scuole medie). Inoltre in occasione di manifestazioni sportive l'esecuzione è limitata alle due prime strofe con chiosa orchestrale. m'incuriosisce sapere chi sia il protoleghista Ferruccio per cui "dall'Alpi a Sicilia ovunque è Legnano".
Ma a parte queste quisquilie (menate?) sono daccordo che si tratti di un simbolo se non cadavere comunque non contemporaneo. Se si vuole avere un simbolo cantato dell'Italia è proprio da chiedersi quale sia lo spirito di popolo (se ce n'è uno) che ci dovrebbe tenere uniti, e quindi in quanto "spirito comune" rappresentarci ed esplicitarsi attraverso simboli quale appunto un inno.. L'Italia di oggi non è l'Italia risorgimentale, questo è certo, ma andare oltre questa constatazione apre la discussione che forse è il centro del problema.
Non ho avuto modo di leggere tutti i post precedenti, dico solo che da flegreo emigrato da 23 anni in Veneto, comincio ad "avercene i coglioni pieni" per usare un espressione tipica di queste parti. Ma non ho ancora cominciato ad imprecare il "mannaggia garibaldi" tanto caro alla generazione dei miei nonni.
Tutto questo disgregarsi in "i nostri, i vostri, quelli, quegli altri" mi coglie impreparato dopo aver passato i miei primi trent'anni convinto di star assistendo alla costruzione del mio "grande" paese: l'Europa. Ma sono ormai sedici anni circa che vedo questo progetto confuso, disgregato, scardinato ecc. ecc.
Comunque se i "lombardo-veneti" non gradiscono insegnanti meridionali, basterebbe che dopo la laurea andassero ad insegnare invece di dedicarsi ad altre attività, così come se vogliono che l'IVA resti in loco potrebbero cominciare a pagarla invece di evaderla. E su quest'ultimo punto chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Pubblicato da: mimmo - 21.07.08 13:28

" ...già, è un insulto pesante (il più pesante: non so), ma cosa significa "mandare a fare in culo"? "

va' a fa[rti] [fare] [i]n culo
[tant'è che si dice pure: "ma fatte da' in culo"]
l'origine dovrebbe essere questa

quanto al resto: si potrebbe benissimo mettere a concorso un nuovo inno nazionale, tanto l'attuale è da decenni abbandonato (noi quasi cinquantenni di oggi dovevamo impararlo a memoria a scuola) e riesumato grottescamente dai volti dei calciatori della nazionale che lo leggono sul display dello stadio senza capire cosa dica (un esempio, il "stringiamoci a corte", neanche fosse l'inno dei Savoia), anche se dubito che gli italiani sentano il bisogno di un inno nuovo. se questo bisogno non c'è, allora, diciamo che va bene questo qui, nel poco o tanto di buono che ha, nella retorica inevitabile (avete idea di quel che dicono gli inni degli altri paesi?), nella marcetta para-bellica (nel senso che evoca una guerra più recitata che agìta, più da melodramma ottocentesco e, anche in questo, non mi sentirei così inferiore a tanti altri popoli più machi e guerrieri...). infine, su Bossi: è stato detto che lì Dio ha lavorato solo a metà, pazienza..., ma al di là delle interpretazioni... "sociologiche" del gesto, sarebbe da tirare le orecchie a chi dovrebbe vigilare sulla correttezza - anche formale - delle istituzioni e del loro agire: due parole da parte del Presidente della Repubblica, una censura... Sennò, la prossima volta, il nostro si sentirà padrone di tirare fuori il suo "ce-l'avevo-duro" e di pisciare contro il muro del Quirinale: tanto nessuno dice niente...

mauro pianesi

Pubblicato da: Mauro Pianesi - 21.07.08 13:29

Egregio Onorevole,
è con sincera ammirazione che le scrivo dalla Romania, sperando che questa missiva giunga in qualche modo alla sua attenzione.
Da quando un ictus qualche anno addietro l’ ha resa un invalido Lei è diventato un modello da seguire per tutti gli handicappati in Italia e, oserei dire, nel mondo intero: invece di arrendersi alle avversità Lei ha tirato dritto per la sua strada, restando saldamente al timone del partito che ha fondato e diretto per tanti anni… e ora , nonostante la paresi che le deforma il volto non perde l’ occasione di partecipare a dibattiti pubblici in cui esprimere le Sue sobrie convinzioni.
Nel comizio di ieri, ad esempio, Lei ha espresso il convincimento che gli insegnanti che lavorano nel Nord Italia debbano essere di chiara origine settentrionale/celtica e non meridionali come spesso capita oggi giorno. Persino suo figlio, ho sentito dire, è stato da poco bocciato all’ esame di maturità per la seconda volta consecutiva… e non certo perché si è rivelato un povero somaro semianalfabeta… ma solo perché nella commissione d’ esame erano presenti un gran numero di meridionali con chiari intenti persecutori!
Nel comizio di ieri lei ha altresì mostrato il dito medio quando qualcuno ha voluto proditoriamente suonare l’ Inno nazionale Padano al posto del”Và pensiero” di Verdi, inno Padano. Mi sembra giusto! Con il suo gesto un po’ folkloristico ma molto simpatico lei ha voluto scuotere l’ opinione pubblica e ribadire le sue chiare origini Padane e in questo modo difendere l’ identità culturale Sua e del Popolo che Lei degnamente rappresenta!
Complimenti!

Anche io ho un parente invalido, colpito da un ischemia che gli ha paralizzato tutto il lato sinistro del corpo.. e quando vedo il suo volto in Tv mi pare di vedere il mio amato nonnino in carrozzella… a cui peraltro lei assomiglia pure, nell’ aspetto. E’ sicuro che non ci siano lontane parentele rumene, nel suo albero genealogico?!. I tratti del suo viso, le assicuro, sono tipicamente Dacici…
Scherzi a parte, concludo qui questa lettera augurandole buon lavoro per il proseguio della sua attività politica: sono sicuro che lei riuscirà sempre a cavarsela benissimo, nonostante le sue difficoltà motorie e cerebrali!

Pubblicato da: straniero - 21.07.08 13:32

ah, grazie mauro pianesi.
mi rimane un dubbio, ma penso che "fare" possa avere complemento oggetto sottinteso, eh? (va a farti fare "qualcosa" - movimenti, penso - nel culo?)

solo, ora, mi chiedo, se significasse va a farti inculare, perché sarebbe diventato l'insulto più pesante?
per il motivo per cui "farsi inculare" non è azione sessuale finalizzata alla procreazione?
perché si suppone che chi è mandato a farsi inculare non sia consenziente con l'azione di farsi inculare? penso che se sia la mancanza di consenso, allora anche farsi penetrare nel posto predisposto per procreare sarebbe umiliante.


Pubblicato da: puntino - 21.07.08 14:45

Caro Giulio, oggi sul mio blog ho segnalato il tuo post. :-)

Pubblicato da: Marco - 21.07.08 14:55

Prevedibilmente lei si preoccupa dell'inno e di Dio e di Benedetto XVI e della sua posizione canonica o missionaria che dir si voglia, invece di fare il punto: non è il gestaccio all'inno di Mameli che dovrebbe preoccupare, *** bensì tutto il resto che Umberto Bossi ha detto ***. Ma ci si concentra sul dito di Umberto Bossi, piuttosto che parlare dell'insulto gravissimo portato a mezza Italia, quella che il senatur indica come dei professori meridionali.

Questo pezzo, Mozzi, rileva al pari di tanti altri opinionisti sul mercato delle idee inflazionate, la pochezza di pensiero di certi italiani, lei compreso. Complimenti. Non so se considerare peggiore la sua pochezza o il dito del senatur. Mi trovo in imbarazzo di fronte a questa scelta.

Continui pure a concentrarsi sul dito di Bossi: fa bene.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 21.07.08 16:42

iannozzi ti ha messo al tappeto mozzi, te lo meriti

Pubblicato da: anonimo doc - 21.07.08 19:15

Apprezzo molto i contenuti di questo sito!

Se ami la letteratura: operaomnia.interfree.it

Sono ben accette richieste di scambio link: se sei interessato scrivi a: ilvignettificio(AT)interfree.it

Pubblicato da: opera omnia - 21.07.08 21:45

O.T. Nel mio blog "Opera omnia" ha scritto:
"Apprezzo molto i contenuti di questo sito!
Se ami la letteratura: operaomnia.interfree.it"

E' evidente cosa ama fare, in realtà, "Opera omnia": spammare...


Pubblicato da: Lucio Angelini - 22.07.08 06:21

Un'idea per far fare ammenda a Bossi e chiuderla qui (per questa volta). Lo invitiamo in curva sud e gli facciamo cantare "grazie Roma" alla prima di champions...........(con la maglietta numero 71 però).

Pubblicato da: mimmo - 22.07.08 08:04

A chi può interessare, sto pubblicando sulla mia rivista Parliamone, articoli tratti da "Il Conciliatore" toscano (annata 1849), che possiedo. Si rivivono come accadessero oggi le vicende risorgimentali, comprese quelle della Repubblica romana.
Questo è il link della sezione Storia, dove potete trovare le prime 12 puntate:
http://www.bartolomeodimonaco.it/online/?cat=33

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 22.07.08 08:19

http://img403.imageshack.us/img403/1941/monacitibetaniassassinazc8.jpg

Questo è un OT.
Pensate ai monaci tibetani.
Pensate ai Giochi di Pechino.
Pensateci seriamente e fatevi un esame di coscienza se una coscienza ancora ce l'avete nascosta in qualche tasca dietro al portafogli.

Iannozzi

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 22.07.08 08:59

perché alcuni morti ammazzati fanno notizia ed altri no? Che sia un problema di sponsor?
nonsolotibet

Pubblicato da: mimmo - 22.07.08 09:42

refuso nel pezzo (credo):
è scritto "Benedetto XIV", e non XVI.

sul "mandare a fare in culo", non credo sia l'insulto più pesante, forse è quello più diffuso.
vaffanculo!
di solito si dice in risposta ad un gesto, una battuta, etc che è rimasta particolarmente sgradita.
penso possa essere, semplicemente,
vai a fare in culo, vai a farlo in culo, vai a farlo lontano da qui, in un posto nascosto, dove non batte mai il sole.
un moto a luogo.
da noi si dice anche, in modo scherzoso, parlando di luoghi fuori mano, che sono poco conosciuti, cose come (es. di dialogo):
- E dove sarebbe?
- Eh. In culo!
(nel senso che è lontano, o difficile da raggiungerci)
Poi ogni luogo avrà la sua interpretazione dell'andare a fare in culo.
Le offese più pesanti mi sembra siano però quelle che colpiscono membri della propria famiglia, etc.

sull'inno: quelle parole sono nate in certo contesto, dovrebbero ricordare quanto si è lottato per un'Italia unita. Un inno nazionale, a me non importa che sia bello, ma che sia significativo.
Va' pensiero si può trovare più bello, ma (si fa per scherzare) voi ce li vedete i giocatori di qualche sport che la cantano tutti belli intonati prima delle partite?

Bossi. Bossi guarda al suo elettorato, e lo conosce bene. Ripetere giova, diceva uno. Anche ripetere cose del genere. Le persone se ne convincono.

altra cosa, che c'entra meno ma...(dal blog di un'amica, un discorso di Calamandrei):
“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico”
Piero Calamandrei - discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950

Pubblicato da: andrea branco - 22.07.08 10:54

Ehi Iannozzi, e il Darfur allora? E la Cecenia, scusa? E perché, i centri di tortura in Zimbabwe? Eccetera eccetera, no?

Pubblicato da: Bandini - 22.07.08 12:21

Ho corretto il Benedetto. Grazie ad Andrea.

Pubblicato da: giuliomozzi - 22.07.08 15:29

Credo ci sia da fare un distinguo. Distinguo banale, ma secondo me necessario oltre che utile per cercare di capire di che si sta parlando e tenere, se possibile, distinti i livelli di discussione.


***** Una cosa è criticare, approvare o disapprovare l'Inno di Mameli utilizzando criteri poetico-letterario-musicali.
Da questo punto di vista, ed anche storicizzandolo (il che mi sembra il minimo, da fare, quando si critica --- nel senso etimologico del termine -- qualunque testo musicale o no, pure "Orfeo" di Monteverdi), l'Inno di Mameli credo risulti oggi, a dir poco, abbastanza criticabile, Si, sarebbe bene cercarne un altro un po' più decente come musica e parole.


***** Cosa del tutto diversa è che un Ministro della Repubblica (le maiuscole non sono casuali), nell'esercizio del suo ruolo e delle sue funzioni (e teniamo anche conto, please, che per svolgere quelle funzioni e interpretare quel ruolo viene pagato profumatamente) si permetta di far cose simili nei confronti di quello che attualmente è (piaccia o non piaccia) l'Inno Nazionale.

Qui l'estetica poetica e musicale c'entra un bel niente. I parametri di giudizio sono altri.
E secondo me sottovalutare o riderellare o sghignazzare su queste cose non è che deponga tanto bene, eh.
Al di là di tutte le disquisizioni e altalenanti maiuscole su "patria si" oppure "Patria no".

Io un Ministro francese che sputi pubblicamente sulla Marsigliese o uno inglese che sfotta (sempre pubblicamente) sul "God save the queen" etc. etc. (che ciascuno può ricorrere a tutti gli esempi che gli vengono in mente) ancora non l'ho trovato.

Grazie e buona continuazione

P.S. La formattazione lascia un po' a desiderare. Ma forse sono io che sono imbranata.
Vabbè, pazienza.


Pubblicato da: Gabriella - 22.07.08 15:43

grazie andrea branco. è stato un piacere leggere la tua risposta.
:)

Pubblicato da: puntino - 22.07.08 16:10

Sono in OT e ho già abusato abbastanza dell'ospitalità, penso per un buon motivo però: Bandini, anima tua coscienza tua.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 22.07.08 18:08

"Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi."
Be', direi che l'inno nazionale è attualissimo.

Pubblicato da: mauro - 22.07.08 20:29

Non è per nulla un inno di trincea, venne eseguito la prima volta al teatro Gobetti di Torino qualche anno prima dell'unità, applaudito da una platea massonica sotto l'egida di quel mandrillo di Vittorio Emanuele secondo e di Cavour.
La musica è meno che mediocre e il testo enfatico e ridondante.

Il concetto di nazione fu una svolta di inciviltà di un'europa già martoriata dalle monarchie, il nazionalismo fu preludio ai peggiori massacri di innocenti della storia moderna e probabilmente anche di quella antica, massacri che trovarono (e purtroppo ancora trovano) la propria giustificazione proprio in quello spirito di identità nazionale, etnica e di razza.
La volgarità del senatur non può nucergli più di quanto faccia da se stesso questo innetto celebrativo di un'italia che non esiste che nei sogni di banchieri e mercanti d'armi.
Concordo col fatto che quasi tutti gli inni sono pietose nenie retoriche, si salva quello sovietico che fu composto da un grande musicista come Prokofiev e, sempre dal punto di vista musicale, trovo aggraziato quello inglese, il resto non vale più di faccetta nera quanto a grandezza di intenti e dignità.
Scusate lo sfogo.

Pubblicato da: mario pandiani - 22.07.08 21:40

Vedo che il sito del Corriere propone un sondaggio tra Fratelli d'Italia e La Canzone Del Piave, sulla scia della preferenza che Bossi avrebbe espresso a favore della seconda.
Non sono leghista, non mi piace il linguaggio di Bossi, ma sono d'accordo con lui.

La retorica risorgimentale parla un linguaggio al quale mi sento impermeabile.
Forse perché serve a mascherare una contraddizione: l'unità nazionale ("abbiamo fatto l'Italia") precede la formazione della nazione ("ora si tratta di fare gli Italiani").
Da questo punto di vista il problema dell'inno nazionale non è tanto il suo essere brutto, quanto il suo essere legato ad eventi che non è del tutto arbitrario vedere come episodi di un processo di annessione territoriale voluto solo da una elite.

Faccio un paragone: l'altare della patria è brutto. O meglio, sgraziato e sproporzionato è il complesso che lo ospita. Però per il fatto di essere la tomba del Milite Ignoto riesco a dargli un significato connesso in qualche modo al mio sentirmi italiano. Italiano nonostante tutto, italiano perché non posso essere altro, come l'Oreste Jacovacci interpretato da Sordi. Quel monumento rappresenta (male finché si vuole) qualcosa che sento.
La statua equestre che ci sta sopra invece, che pur costituisce la giustificazione del progetto originario, non mi dice nulla.

Fratelli d'Italia è un simbolo morto, il gesto di Bossi offende più il bon-ton che il bersaglio. Il Piave mi sembra invece un simbolo "offendibile", vulnerabile agli insulti e per questo vivo.

Pubblicato da: enea - 22.07.08 22:55

che criticoni, poi da mozzi è il colmo, uno che infila le parole a cazzo su un vocabolario di cento parole, uno che sputa versacci critica l'inno nazionale. dovrebbe scavarsi la fossa uno così di destra e pure leghista...

Pubblicato da: anonimo doc - 22.07.08 23:03

Forse non fu un inno di tricea, ma di barricata sì. Eccovi due sonetti di Cesare Pascarella tratti da Storia Nostra che raccontano Mameli, il suo inno e la difesa della repupplica romana:

Razzi e bombe fioccaveno! Ma pure
Framezzo a le rovine e li sfaceli
De li palazzi, in mezzo a le paure
De quell'urtimi strazi più crudeli,

Nun se cedeva. E er Pincio e l'antre arture,
La Trinità de Monti...a l'Araceli
S'empivano de donne e de crature
Che cantaveno l'inni de Mameli.

Li cantaveno tutti! E intanto quello
Che li scriveva, consunto dar male,
Co' na gamba tajata, poverello!,

Dar giorno che fu fatta la sortita
Der tre giugno, languiva a l'ospedale
In un fonno de letto in fin de vita.

E chissà quante vorte da quer letto
De morte, chiuso ne l'infermeria,
Mentre sentiva in fonno a la corsia
Le bombe che schioppaveno sur tetto,

Chissà quante vorte, poveretto!,
Quell'inni scritti ne la frenesia
De la vita sarà stato costretto
De risentilli immezzo a l'agonia!

Chissà quante mai vorte, a mano a mano
Che cessaveno er foco, e l'aria quieta
Forse li risentiva da lontano,

Chissà che avrà pensato cor pensiero
Quello che nun sortanto era poeta,
Come se dice, ma poeta vero?

Retorico? No, cari amici. E' epico e c'è una bella differenza.Ciao. Fabio.

Pubblicato da: fabio bussotti - 22.07.08 23:11

Retorico? è un'agiografia, un santino.
Girando per Torino una delle cose che mi commuovono ancora in modo diretto sono le tante piccole lapidi dei fucilati per strada, su quell'angolo, davanti a quel portone, durante il fascismo, sono asciutte e senza retorica ne epica, mi lasciano pensare con sgomento a persone che si sono probabilmente cagate addosso mentre le fucilavano, senza mistica, senza oleografie ottocentesche, senza tutto quel tralalà guerresco cui Celine ha dedicato pagine impietose e vere.
Mi sta bene l'epica di secoli fa, che pur mancava di quell'idiotismo degli ideali pseudostorici ottocenteschi, vuoti di senso ma non di utilità, ricchi di patetico eroismo per costruirci sopra il nuovo ordine nazionale, la supremazia del suolo e del sangue, "l'italianità", categoria che vale, quanto a realtà, quella del "benessere" del nostro premier.
Certo questi versi di Pascarella sono più incisivi e "sentiti" del compito in classe di Mameli che in fondo, poverino, fu strumento e non motore della rivoluzione italiana.
Poi il sentimento popolare, come vediamo anche recentemente, si cattura con poco, senza arrivare a Verdi, e funziona per armare ascari di ogni età.
Va bene la new italian epic, ma non esageriamo rendendo il termine obsoleto.

Pubblicato da: mario pandiani - 22.07.08 23:36

... chi ha letto Una storia romantica di Antonio Scurati?

Pubblicato da: ilse - 23.07.08 08:59

Caro Pandiani, ma come puoi pretendere che nell'ottocento scrivessero asciutti e senza retorica? Nell'ottocento la poesia patriottica grondava di simboli e allegorie che oggi reputiamo idigeribili. La poesia politica dell'ottocento, oggi, è quasi tutta illeggibile. E allora? Questo non toglie che l'inno sia una testimonianza di un'epoca. Lo è nel bene e nel male. Un'epoca in cui, non nascondiamocelo, le ombre sono più delle luci. Teniamocelo allora, anche se sappiamo che Verdi e Mascagni erano più bravi di Novaro. Teniamocelo, anche se non ci piace, perché i simboli non si aggiornano. Possono essere restaurati, non sostituiti a seconda dei gusti correnti o della convenienza.
Teniamocelo, perché quando saremo veramente nella merda, caro Pandiani, non ci resterà che intonare il nostro vecchio detestato trallallà...
PS: mella merda noi, non il premier, s'intende.

Pubblicato da: fabio bussotti - 23.07.08 09:35

Chiedo scusa a Iannozzi. Mi era sfuggita l'indicazione dell'OT.


Pubblicato da: Bandini - 23.07.08 10:10

Non mi ricordavo che i balilla fascisti venissero da quel balilla.

Pubblicato da: Bugatti - 23.07.08 14:20


Concordo perfettamente con il giudizio espresso da Giulio Mozzi.

Chiaro che l'intervento di Bossi è politico e provocatorio. Si può discutere sulle modalità, sull'approccio e anche sui contenuti.
Tuttavia una cosa positiva, il Senatur, l'ha sollevata: la discussione.

La Repubblica - come dice Mozzi - ha proprio ha un corredo simbolico fatiscente, impotente, illeggibile.

A chi difende l'inno dico: bisogna difendere ciò che si conosce bene.
L'inno nazionale non ha ancora il crisma dell'ufficialità, lo si considera tale solo per una sorta di norma consetudinaria.
E' un inno che si canticchia bene allo stadio. Dice cose che possono essere anche non condivisibile. E senza scomodare Ratzinger possiamo immaginare che cosa ne pensi. In effetti ci sono passaggi non condivisibile da un cristiano e tanto meno da un ateo.
Trattiamolo per quello che è: un reperto storico che contiene frasi ispirate di un giovinetto di 19 anni vissuto nell'ideale mazziniano.

Chi mi spiega il significato di questo passaggio?

"Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano"

Pubblicato da: Angelo De Lorenzi - 23.07.08 15:30

Ti sembra che Gracious Queen sia applicabile alla Regina Elisabetta?
Però a livello ritmico funny&nice mi sa che non suona.


Pubblicato da: Lu - 23.07.08 16:42

Il capitano Francesco Ferrucci

Pubblicato da: Bugatti - 23.07.08 20:07

La musica è senza dubbio la più appropriata al nostro Paese: da operetta! Le parole ... meglio lasciar perdere! Però resta il nostro inno (per il momento non ne abbiamo altri) e quando lo senti un brivido ti corre lungo la schiena. Si potrebbe, per cambiarlo, affidare al galantuomo per eccellenza, Oscar Luigi Scalfaro, l'incarico di scriverne un'altro. Però, attenti, c'è il rischio che ne venga fuori qualcosa come la nuova lapide di S. Miniato (per chi se l'è persa: vedere Il Giornale di oggi).
Fabrizio Leoni

Pubblicato da: Fabrizio Leoni - 23.07.08 21:11

Per Giulio Mozzi e Puntino: Prego.
Ora torno nelle retrovie.
:)

Pubblicato da: andrea branco - 23.07.08 21:22

Leopardi non era retorico, neanche D'azeglio era retorico, e neppure Cavour, il fatto che l'ottocento italiano sia stato invece caratterizzato dal gusto Mazziniano e dalla prosopopea patriottica dipende dal fatto che mentre le vecchie monarchie non necessitavano di marketing avendo in se stesse la propria ragione, la nazione, essendo una patacca, si.
Peccato che questo sia rimasto, che ad ogni crisi si chiami in causa lo stesso stupido sentimento per qualcosa di astratto e artificiale come è sempre una nazione e l'idea che la sostiene.
Infatti alla voce che chiedeva libertà o giustizia si è sovrapposta la nenia che chiede la patria e non è cambiata la solfa.
Io l'ottocento preferisco ricordarlo per altre cose, non sono mancate voci critiche, non è mancata grande poesia e arte notevole, solo che abbiamo la cattiva abitudine di conservare il peggio di ogni epoca chiudendo il resto nei musei.

Pubblicato da: mario pandiani - 24.07.08 00:03

Un momento. Quando parlo di poesia patriottica ottocentesca faccio riferimento ad autori quali Fusinato, Mercantini, Zanella, Berchet, Guerrini, Grossi, Monti e lo stesso Mameli. Che cavolo c'entra Leopardi? Poi, cos'è questa storia per cui teniamo le cose peggiori e dimentichiamo le migliori...Non è vero! Siamo un popolo senza memoria. Con i liquami ci liberiamo anche delle perle. E buonanotte...

Pubblicato da: fabio bussotti - 24.07.08 08:20

Per Fabrizio: spero sia ironico il "gentiluomo per eccellenza" riferito a Scalfaro, in quanto è un bugiardo matricolato (sono testimone oculare di quello che dico). Per cui può anche incantare il parlamento per me personalmente resta un dispensatore di menzogne, come purtroppo credo sia costretto a fare un ministro degli interni.

Per quanto riguarda l’inno invece, credo sia difficile, se non impossibile, mettersi a scriverne uno. Nel senso che un inno non può essere proposto o imposto di punto in bianco ad una popolazione. Un inno è qualcosa che ad un certo punto, per quegli strani fenomeni che costruiscono il costume (e la lingua) di un popolo, si divulga, prende piede e diventa di uso comune e accettato. Per essere ben consolidato questo fenomeno si lega di solito a qualche avvenimento “forte”, cioè caratterizzante del popolo stesso. Faccio un esempio blasfemo, l’inno ufficiale della Roma (intesa come AS Roma calcio” è una canzone di Venditti scritta apposta (anni settanta) e ben conosciuta al popolo giallorosso, ma io per esempio, pur conoscendola non ne ricordo il titolo e appena qualche verso. Nel popolo dal cuore giallorosso invece batte ben più radicata “Grazie Roma”, sempre di Venditti e legata alla stagione dello scudetto di Lideholm (anni ottanta).
Comunque se volessimo la musica per un nuovo inno è già pronta, ci provò credo dieci-dodici anni fa Giorgio Moroder (non l’ultimo arrivato) a scriverne la traccia. Lo spartito potrebbe essere pronto o addirittura sviluppato. Si tratterebbe di trovare le parole, ma lì si affaccia il problema: “quali sono le parole per esprimere un sentimento comune di popolo, in un momento in cui mi sembra che quello che manchi è proprio un sentimento comune?”.
Se qualcuno ha visto in giro qualche traccia che invece neghi questa mia impressione, si esprima, sarei ben felice di sbagliarmi.

Pubblicato da: mimmo - 24.07.08 12:01

Fiorello & Baldini nella loro trasmissione su Radio2, ne danno una versione molto interessante cantando il testo di Mameli sulle note di "Sapore di sale" di Gino Paoli, ascoltarla fa quasi credere che sia la musica che non va. De gustibus. Se lo cambiassimo una volta potremmo cambiarlo, ciclicamente, una volta ogni sette anni. A me la cosa che ha colpito di più sono state le affermazioni di Bossi nei confronti degli insegnanti del Sud, persone che si spaccano il cosiddetto per avere (quando ci riescono) una retribuzione insufficiente, per giunta costretti a vivere lontani da casa, magari apostrofati dagli alunni e adesso anche da Bossi.

Pubblicato da: Luciano Pagano - 25.07.08 11:42

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