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11.07.08
Il posto della perdizione
di giuliomozzi
[Questo articolo è apparso nel Mattino di Padova di oggi].
Ciao.it è uno dei tanti siti – sono centinaia – nei quali è possibile pubblicare segnalazioni e recensioni di luoghi di vacanza. Aurelio, un ragazzo salernitano che oggi ha 23 anni, ha pubblicato il 19 agosto 2006 la sua “recensione” di Lloret de Mar, dove è stato in compagnia di cinque amici, tutti maschi. Trascrivo:
«Lloret de Mar vive soprattutto di notte per le sue discoteche, i pub, i bowling e il casinò. La discoteca migliore è senza dubbio il Tropic’s... Ogni sera c’è una festa a tema, la sala è piena di ragazze olandesi, tedesche ed inglesi. Vi illustro una tattica: ballate sul cubo, saranno loro ad avvicinarsi a voi e da lì la strada è spianata. Il prezzo è fra i 20 e i 25 euro. Gli italiani pagano sempre di più, ma semplicemente per un motivo economico: bevono molto di meno rispetto a inglesi, olandesi e tedeschi per cui fanno pagare 5 o 10 euro in più, ma hai la possibilità di avere 3 consumazioni, mentre gli altri ne hanno solamente 2. [...] State alla larga dal Disco Privé de Magic: è una discoteca piena di neri e francesi e poi si sente una puzza nauseabonda. Per divertirsi al meglio durante la “noche spagnola” è importante andare in qualche pub prima di entrare nelle discoteche. Paghi molto meno da bere e arrivi dentro la disco nelle condizioni migliori ;-). Vi accenno un paio di nomi di disco pub carini e con delle cameriere davvero interessanti: Beach Club (1 litro di birra 5 euro), Homer’s Pub, Texas. La sangria non è buonissima anche se i prezzi sono molto abbordabili... In parole povere non ci vuole un capitale per ubriacarsi. Lloret de Mar è il posto della perdizione e bisogna andarci ASSOLUTISSIMAMENTE!».
Questo ragazzo è un idiota? Probabilmente no. Ma lui e i suoi amici sono andati a Lloret de Mar per gustarsi una settimana di «perdizione», ovvero di idiozia. A «prezzo abbordabile» però, senza «spendere un capitale per ubriacarsi» – questo è un ragazzo serio, fa i suoi conti, sta attento a come spende, i soldi che ha speso se li sarà guadagnati lavorando – avendo come obiettivo delle ragazze con le quali «la strada sia spianata», ma accontentandosi anche, se capita, di «cameriere interessanti».
Questo ragazzo è un mostro? Probabilmente no. È un ragazzo come tanti, un maschio come tanti. Che a Lloret de Mar si è divertito incontrando, presumo, ragazze che condividevano le sue stesse aspirazioni: ubriacarsi senza spendere troppo, fare sesso senza complicazioni, non mischiarsi con i «neri».
Sono tanti, i maschi come Aurelio, che mettono i soldi da parte per andare nel «posto della perdizione» (Lloret de Mar è uno di questi, ce ne sono tanti altri), ossia in un luogo dove la cosiddetta trasgressione – quanto ridicola suona, questa parola! – è organizzata industrialmente.
Ai maschi come Aurelio va chiesto conto della morte di Federica. A tutti loro, a ciascuno di loro. E ne va chiesto conto anche a chi li ha educati, sia a chi non è riuscito a dar loro niente di meglio che il desiderio di alcool e sesso, sia a chi – ad esempio, e scusate se l’esempio è banale: gli imprenditori televisivi, Stato compreso – ha scientificamente lavorato, negli ultimi vent’anni, perché non avessero niente di meglio che il desiderio di alcool e sesso.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 11.07.08 12:11
Interventi
Giulio, alcune domande.
1. Non ti sembra eccessivamente moralistica questa demonizzazione della "trasgressione organizzata industrialmente"? Potresti spiegare, concretamente, cosa trovi di così deteriore nella "trasgressione organizzata industrialmente"?
2. Non ti sembra che, aldilà di quel che fanno gli imprenditori televisivi di oggidì, si tratti di desideri vecchio quanto il mondo? Gli antichi Romani che si recavano a un baccanale avevano forse qualcosa di diverso in mente, del desiderio di alcol e sesso?
3. Scrivi: "Ai maschi come Aurelio va chiesto conto della morte di Federica." Nello Stato di diritto, non è a chi a commesso l'omicidio, che va domandato conto del delitto?
Pubblicato da: davide l. malesi - 11.07.08 12:47
ciao giulio.
non sono convinto che la "perdizione" di cui parla aurelio nel suo pezzo sia equiparabile alla "idiozia", come scrivi. non sono neanche certo che si tratti di vera "perdizione". passare una settimana o due in un posto di mare, andando in discoteca, sbronzandosi e provandoci con le ragazze non mi pare esattamente un esempio di perdizione né tantomeno di idiozia. bisognerebbe definire "idiozia" o almeno capire in che accezione usi questo termine qui.
inoltre, dire che "ai maschi come aurelio va chiesto conto della morte di federica" è una frase veramente molto impegnativa. significa che tutti ("tutti loro, ciascuno di loro") sono colpevoli di questa morte? devono essere condannati? devono quantomeno sentirsi in colpa? conosco diverse persone che potrebbero essere "come aurelio", e le ritengo ottime persone, che non hanno mai compiuto un crimine in vita loro e probabilmente mai lo faranno. (fra l'altro, partire da poche righe postate su ciao.it da un ragazzo per creare una categoria di "maschi come lui" è una generalizzazione un po' spinta).
in ogni caso: possiamo essere pienamente d'accordo sulla pochezza degli ideali educativi degli ultimi vent'anni. possiamo essere d'accordo sulla superficialità di molti "maschi". ma ritengo innammissibile che una persona che non commette alcun crimine debba "rendere conto" di un crimine efferato solo perché appartenente a una "categoria" (alquanto vaga) di persone "come lui".
giorgio
Pubblicato da: giorgio fontana - 11.07.08 12:57
1. Il ragazzo Aurelio, non io, identifica il luogo della "trasgressione organizzata industrialmente" con "il posto della perdizione".
2. Non sappiamo che cosa avessero in mente, e mi permetto di sospettare che avessero in mente qualcosa di diverso. Suggerisco la lettura della voce "Baccanale" in una qualche enciclopedia.
3. Il ragazzo Viktor sarà processato, andrà in galera e sconterà: la responsabilità penale è tutta sua. Ci sono altri tipi di responsabilità.
Pubblicato da: giuliomozzi - 11.07.08 12:57
Giulio, dimentichi quello dell'iPhone.
Terza notizia per importanza nel sito di Repubblica.it: lunghe file da Tokio a Roma per accaparrarselo.
Mi consola però il fatto che sull'iPhone ci sarà anche Radio Deejay...
Sempre su Repubblica.it il caso di Federica è sceso di molto nella hit parade. Sesto, settimo posto.
Tutto questo mentre i politici continuano ad andare in pellegrinaggio dalla Franzoni per mostrarle solidarietà. Almeno quando non sono a Lloret de Mar anche loro...
Pubblicato da: Gianluca Minotti - 11.07.08 13:02
1. Ho la sensazione che il ragazzo Aurelio attribuisca alla voce "perdizione" un senso positivo per lui la "perdizione" è una cosa bella, apprezzabile: spende dei danari apposta per procurarsela. A te sembra che Aurelio usi il termine "perdizione" attribuendogli un senso negativo? Io vedo due possibili risposte.
A) Se sì, allora è una specie di psicotico (scrive recensioni entusiaste di luoghi che considera ignobili).
B) Se no, allora sei tu - e non Aurelio - che, nel pezzo, attribuisci al luogo della "trasgressione organizzata industrialmente" caratteristiche deteriori. In tal caso: perché l'esistenza di questi luoghi ti sembra tanto grave, e l'atto di frequentarli tanto disprezzabile?
2. Credo di conoscere abbastanza bene il significato del termine. Aldilà dei connotati religiosi della festa nota col nome di "baccanale", e avendo qualche nozione della mentalità romana (specie in età epicurea), non mi stupirebbe se molti di coloro che si aggregavano a un baccanale lo facessero sotto la spinta di un desiderio di alcool e sesso. Si tratta di una mia supposizione, sia bene inteso, ma che non mi sembra fuori luogo riferita a quel mondo di cui Giovenale scriveva: "Nella buona società, oggi, il solo buon affare è una moglie sterile. Quella che ti fa un figlio, chi ti garantisce che non scodelli un negro?".
3. A quali tipi di responsabilità ti riferisci, dunque?
Pubblicato da: davide l. malesi - 11.07.08 13:11
Con il punto 2, comunque, ciò che tenevo a dire è: da sempre (o comunque da millenni) esistono luoghi che si frequentano sotto la spinta di un desiderio di alcool, di sesso, o di entrambi. Non ti sembra che si tratti, dunque, di desideri vecchi quanto il mondo?
Pubblicato da: davide l. malesi - 11.07.08 13:19
mah, veramente non capisco lo slancio veterofemminista, stile Lipperini, di quell'ultima frase: "Ai maschi come Aurelio va chiesto conto della morte di Federica." a parte la scontata osservazione, già fatta, sul carattere individuale della responsabilità, non ti pare che l'estatica descrizione di Lloret de Mar come paradiso della perdizione/idiozia a buon mercato potrebbe, esattamente con le stesse parole, averla scritta una ragazza di 23 anni di nome Aurelia? musica, alcol, sesso, cosa cambierebbe?
Pubblicato da: Ernesto Aloia - 11.07.08 13:33
L' assassino di quella povera ragazza è stato preso in due giorni. Da noi in Italia (Garlasco docet...) sarebbero arrivati i RIS di parma e ne avrebbero analizzato i capelli per due anni..
L' assassino di quella povera ragazza avrebbe potuto ucciderla pure in un bar di Canicattiì all' uscita della santa messa, visto il carattere violento (secondo le testimonianze degli amici che hanno aiutato a catturalo) che aveva
Questi sono fatti!
I sermoni sulla "perdizione" sono solo tipici della nostra italietta...
un week end alcoolico a lorett de mar è sicuramente meno pericoloso di uno qualunque dei gangster moralisti (e secondo il parlamento Europeo, pure razzisti...) che ci governano. ve le immaginate le polemiche fascistoidi che si sarebbero innescate se l' URUGUAYANO, come continuano a chiamarlo i giornali, avesse ucciso quaggiù?!
Andate pure in Spagna, ragazzi, magari repirerete finalmente un pò di democrazia e libertà!
Pubblicato da: padroncino - 11.07.08 13:44
Per Giorgio:
4. Idiozia: "grave ritardo dello sviluppo mentale caratterizzato da carenza delle capacità affettive e difficoltà a comunicare per mezzo del linguaggio" (dal solito De Mauro Paravia).
5. Vedi la 3 preceente. Non mi pare di aver chiesta la galera per nessuno. E: sì, tutti i maschi, me compreso, hanno una corresponsabilità nella violenza che viene agita sulle donne. (Questo vale anche come precisazione nella risposta a Davide).
6. Anziché portare un (discutibile) esempio, potevo essere più preciso e citare un po' di letteratura scientifica. Non l'ho fatto per la ragione (debole) che sono in viaggio e non ho la mia biblioteca sottomano.
Di nuovo per Davide:
7. Certo, il ragazzo dà alla parola "perdizione" un senso positivo. E mi pare che sia appunto questo il problema.
8. I Baccanali sono un rito di duemill'anni fa. Si può fare l'ipotesi che qualcosa in duemill'anni sia cambiato? Il desiderio di sesso è necessario alla sopravvivenza della specie: non è mica male in sé. (Pignoleria: il desiderio di alcol non è antico come il mondo: è antico tuttalpiù quanto la scoperta dell' alcol).
9. L'antichità di una cosa non la costituisce in valore. Né implica che la cosa stessa sia sempre rimasta uguale dai tempi antichi ad oggi.
10. La "trasgressione organizzata industrialmente" è una contraddizione in termini (se è organizzata industrialmente, non è trasgressione). Quando sento una ragazzina dire: "Io sono anticonformista, non mi vesto come vorrebbero i miei genitori, io seguo la moda!" (cito a memoria una frase reale della quale posso fornire, non ora, la fonte) ho il sospetto che ci sia qualcosa che non va.
11. Ci sono responsabilità civili, politiche ed etiche.
Giorgio, ho l'impressione che quando scrivi: "Conosco diverse persone che potrebbero essere 'come aurelio', e le ritengo ottime persone, che non hanno mai compiuto un crimine in vita loro e probabilmente mai lo faranno", tu dica qualcosa che potrebbe essere stato detto, fino a qualche giorno fa, anche del ragazzo che ha ammazzato Federica. (A parte il fatto che di chiunque si può dire che *in futuro* farà o non farà qualsiasi cosa).
Padroncino, se introduci un ragionamento con un periodo ipotetico dell'irrealtà e ne consideri "un fatto" la conclusione, non ci aiuti certo a ragionare.
(Sono in viaggio, credo che non mi farò più vivo fino a domenica).
Pubblicato da: giuliomozzi - 11.07.08 13:50
@padroncino, la tua mi sembra un'analisi - se la si può chiamare tale - di una superficialità allucinante.
Io personalmente ignoro la pericolosità di "un weekend alcolico a Lloret de Mar". Bisognerebbe vedere le locali statistiche sui crimini violenti, che non ho visto. Anche le tue osservazioni sulla efficienza dei nostri investigatori mi sembrano molto superficiali: mi stupirei molto se in Spagna non ci fossero, come ovunque ci sono, delitti irrisolti.
E, a parte tutto, mi pare che noi italiani non abbiamo alcun bisogno di recarci in Spagna per "respirare un po' di libertà". Personalmente, anzi, ho sempre più la sensazione di vivere in un Paese dove gran parte della popolazione, dal presidente del consiglio a certi miei colleghi campioni di assenteismo in lungo, fa letteralmente il cazzo che gli pare.
Ma, sensazioni a parte, credo abbia poco senso associare il clima di "perdizione", vera o presunta, al fatto di sangue. Moltissimi precedenti storici smentiscono questa tesi. Uno su tutti, italianissimo: leggendo i resoconti di De Brosses ci si rende conto che la Venezia del Settecento era una specie di bordello a cielo aperto; fatto sta che di crimini violenti ce n'erano pochissimi.
Pubblicato da: davide l. malesi - 11.07.08 13:57
Giulio, scrivi: "sì, tutti i maschi, me compreso, hanno una corresponsabilità nella violenza che viene agita sulle donne."
Di nuovo bisogna capire cosa intendi per "responsabilità". Scrivi che ci sono responsabilità "civili, politiche ed etiche". Francamente, nessuna di queste responsabilità può essermi (o essere ad altri) attribuita, in quanto essere umano di sesso maschile, per il fatto che un altro essere umano di sesso maschile abbia agito violenza su un essere umano di sesso femminile. L'essere di sesso maschile non è un fatto nè civile, nè politico, nè etico: è un fatto biologico, come avere degli occhi. Quindi, dire che sia questa la base della mia corresponsabilità, è come dire che ogni cane sia responsabile del morso di un altro cane, perché è un cane. Anche definendo "responsabilità" nel modo più lasco possibile, non capisco cosa porti di buono quest'idea. A una colpevolizzazione universale?
Buon weekend.
G.
Pubblicato da: giorgio fontana - 11.07.08 14:23
caspita! anche io quando esco dal lavoro la sera ho solo desiderio di alcool e sesso. finisco con l'alcool, perché il sesso non so procurarmelo.
sabato, o domenica, quando andrò a trovare i miei, dirò a papà: Papà, ti chiedo conto della morte di Federica.
oppure non lo dirò, perché sono femmina.
Stato, imprenditori televisivi, papà e mamma: sono la causa o il motivo per cui ogni sera quando esco dal lavoro ho solo desiderio di alcool?
Pubblicato da: puntino - 11.07.08 14:25
scrivi che lui e i suoi amici sono andati a Lloret de Mar per gustarsi una settimana di «perdizione», ovvero lui e i suoi amici sono andati a Lloret de Mar per gustarsi una settimana di "grave ritardo dello sviluppo mentale caratterizzato da carenza delle capacità affettive e difficoltà a comunicare per mezzo del linguaggio".
il ritardo era già presente e a Lloret de Mar è stato possibile gustarselo?
o a Lloret de Mar lo sviluppo mentale ha subito un ritardo? un ritardo di una settimana? è possibile vivere il ritardo? sentire che sta avvenendo? e gustarsi l'evento?
so anche di persone che sotto l'effetto dell'alcool parlano e parlano e parlano: non hanno difficoltà a comunicare per mezzo del linguaggio.
per la carenza di capacità affettive: cosa ti fa pensare che avessero un ritardo, o fossero in procinto di vivere un ritardo?
cercare sesso facile con persone che cercano sesso facile è carenza di capacità affettiva?
(peccato non ci sarai fino a domenica)
Pubblicato da: puntino - 11.07.08 14:42
volevano comportarsi da ritardati per una settimana
facendo sesso senza affetto
facilitati dall'essere in mezzo a persone delle quali non capiscono la lingua
idioti
Pubblicato da: pallino - 11.07.08 15:38
Credo che il problema esista e sia pieno di contraddizioni.
Se una società si autodefinisce per eccellenza basata su determinati "valori" come può ugualmente mercificare e industrializzare "lo sballo" fine a se stesso?
Ma allo stesso tempo, come può permettere che i media, la pubblicità, restituiscano un'immagine facile e deresponsabilizzante della nostra vita?
Non sono un moralista o un bacchettone, ma per me la coda che giuliva si accalca per l'acquisto (600 euro? 700?) dell'iPhone, non è molto diversa da quella alla ricerca di paradisi artificiali.
Il principio è lo stesso (e forse è sempre stato così, non so): tutto si può avere, basta pagare. Sesso, alcool, sballo, iPhone. Tutto è percepito per quello che è: merce senza alcun valore "intrinseco".
Pubblicato da: Gianluca Minotti - 11.07.08 16:33
grazie giulio,
erano giorni che cercavo qualche considerazione di questo tipo in rete;
condivido l'amarezza sulla "perdizione organizzata industrialmente";
io, da donna, non riesco a capire xchè una ragazza bella di 23 anni abbia bisogno di andare a proporsi come merce disponibile a sconosciuti strafatti a 1000 chilometri da casa... non lo capisco se non appunto provando a pensare a una costruzione di bisogni finti; attenzione: non sto dicendo che il suo obiettivo è essere merce, sto dicendo che credendo di andare a mescolarsi nel divertimento libero in realtà finisce con essere merce del luogo
non capisco come è successo che le ragazze non percepiscano il pericolo di essere stuprate come realtà (orrida e ingiusta, di sicuro) ma realtà da cui difendersi
Pubblicato da: ilse - 11.07.08 17:41
Per scrupolo, ho controllato i commenti all’opinione di Aurelio su viaggi.ciao.it. Sono quattro. Il primo è di una ragazza che dice: “Ci sono stata a 17 anni e… immagina! Adesso sono cresciuta e cerco naturalmente un altro tipo di vacanza”. Il secondo e il terzo consigliano ad Aurelio, la prossima volta che andrà in Spagna, di cambiare destinazione, perché la Spagna offre posti migliori di Lloret de Mar. Il quarto dice: “Buona recensione… ma ormai non conviene più secondo me andarci… troppo caos… il mare non è bello… ideale per ragazzi giovani… che cercano lo sballo notturno… un po’ come Riccione”. Alla luce dei commenti, dunque, penso che la ricerca dello sballo sia legata agli anni adolescenziali o post-adolescenziali di qualunque sesso e di qualunque generazione, che ogni generazione abbandoni la ricerca dello sballo successivamente per sopraggiunta noia o per calcolo o buon senso, e che il ruolo dello Stato e degli imprenditori televisivi in questo caso sia piuttosto marginale.
Ciau!
Cano
Pubblicato da: Cano - 11.07.08 19:42
Per ilse: io credo che dobbiamo sentirci liberi di andare ovunque ci piaccia. Per circostanze varie mi sono trovata a Bodrum in Turchia, senza neanche sapere che era la città più pazza e godereccia della Turchia e non ci sono affatto stata male, né per questo meritavo di essere uccisa. Non si può neanche passare la vita a cercare di evitare occasioni di stupro, anche perché, come ci insegna la cronaca nera, purtroppo uno stupro può avvenire in qualsiasi luogo, dalle stazioni metro e ferroviarie, all'ascensore di casa nostra.
In questi episodi io vedo la follia dilagante. I malati mentali pericolosi non sono quelli riconoscibili come tali, ma le brave persone insospettabili, i bravi ragazzi, che si svegliano una mattina e sterminano una scolaresca o ammazzano il vicino di casa, per motivi che potremmo addurre tutti.
Di malati ce n'è in tutti gli ambienti, io ne vedo tanti, che cercano di distruggere gli altri, magari i deboli, oppure i diversi, senza motivazioni, per il puro gusto di fare del male. Vedo azioni che corrispondono ad omicidi e spesso mi sono chiesta di cosa sarebbero capaci queste persone, se le circostanze garantissero loro l'impunità, durante una guerra, ad esempio.
Ho avuto modo di osservare attentamente uno di questi esemplari, ultimamente. Amante della musica disco, ha sempre qualcosa da dire anche se purtroppo non sa niente, vive in un'ignoranza fatta della peggiore televisione e di giornalini gossipari per giovani, anche se lui non è più tanto giovane. Veramente non sarebbe stupido, ma il problema è di ambiente, famiglia ecc. E' anche una persona che non pensa con la sua testa, si affida ad altri. Ogni tanto perde il controllo e compie azioni sproporzionate all'evento scatenante. Questa persona vive un gradino di malessere psichico che potrebbe diventare molto grave, se non fa qualcosa o non ha la fortuna di incontrare persone con cui avere rapporti affettivi.
Io credo che nessuno nasca malvagio, violento, credo che in tutte le forme di violenza gratuita ci sia un sottofondo, più o meno grave, di malattia mentale. Credo che la malattia mentale non sia ereditaria, ma contagiosa. Può accadere che interi strati di popolazione si ammalino, per contagio. Sui giornali finiscono i casi più gravi, la punta dell'iceberg. Sarebbe interessante studiare l'ambiente da cui proviene l'assassino di turno, i suoi amici, la sua famiglia.
Il consumismo sfrenato, la ricerca di alcool e droghe, secondo me non sono cause, ma espedienti per riempire un vuoto soprattutto affettivo.
Pubblicato da: pamela - 11.07.08 20:19
Non vorrei sembrare quello fuori registro, soprattutto nei riguardi del commento di Ilse pubblicato l'11 luglio alle 17:41, però mi pare che Federica fosse andata a 1000 chilometri da casa non con l'intenzione di proporsi come merce disponibile bensì con le stesse intenzioni dell'Aurelio citato nel suo post da Giulio. Dal suo punto di vista di ragazza 23enne, mi pare di aver capito, a 1000 chilometri da casa c'era merce maschile disponibile e immediatamente dimenticabile, cosa che sotto casa è più difficile da trovare.
E non mi pare neppure di dovermi sentire responsabile, in quanto maschio, della morte di Federica. Ho cercato, nel corso della mia vita, di costruirmi come una persona diversa rispetto a quelli che Giulio definisce «i maschi come Aurelio».
Benché questo, in verità, non garantisca nulla su miei eventuali futuri comportamenti omicidi.
Guido Tedoldi
Pubblicato da: Guido Tedoldi - 12.07.08 03:35
C’è un dato, uscito quasi di sottecchi, dalle cronache di questi giorni. Forse qualcuno l’avrà letto o sentito alla radio, o alla tele. Credo dia il metro a quanto scritto sopra, nel post, e qui e la nei commenti. Hanno intervistato un ragazzo. Non ricordo di che nazionalità fosse. Ricordo quello che ha detto di fare, dietro il compenso delle famiglie di questi rampolli annoiati e condannati all’eccesso per sfuggire al senso di vuoto che se li deve inghiottire. Li riporta “a casa”. In questo caso, un hotel. Li attende fino alle prime luci dell’alba. Li raccoglie, alticci, chi impasticcato, chi bombardato dalla house sparata a decibel impossibili. E li riporta “a casa”.
Ci leggo tutto, dietro ad uno che fa un lavoro cosi. Dietro proprio ad un lavoro cosi.
Ci leggo la delega, di famiglie che arrivano a tollerare che i loro figli si sballino, nel pudore perbenista della riserva indiana. E poi, una volta fuori, in luogo della loro “autonomia”, il ripristino di un simulacro d’autorità. Pagano un qualcuno che li riporti a casa, strafatti.
E’ questa la “resa” ? Quanto aiuta un atteggiamento come questo ? Crescere in questo modo, questo il vero sballo. Genitori che abdicano, che pagano pur “di stare tranquilli” che i loro figli si stordiscano quanto credono. Non mettono in discussione l’esigenza di stordirsi. Tentano, goffamente, di incanalarla. Uno squallido compromesso. “Sono ragazzi…” è la sentenza tanto assolutoria quanto eludibile. Un’altra frase fatta, nel vocabolario pretaporter di una consistente manciata di popolazione, che si ritrova a fare controvoglia, il più antico (e più difficile) mestiere del mondo: quello di educare la propria specie.
Pubblicato da: cletus - 12.07.08 07:18
credo che con corresponsabilità del genere maschile giulio intenda qualcosa di più profondo; credenza che mi viene confermata dalla subitanea fuga dalla stessa.
se noi in quanto maschi accettiamo le continue prevaricazioni nei confronti delle donne e facciamo poco più che autoassolverci, in qualche misura siamo corresponsabili; moralmente, almeno.
in quanto alla violenza sulle donne, mi risulta che non serva andare a 1000 chilometri, ma restare in casa: la maggior parte di questa si consuma tra le pareti domestiche.
altro discorso, che ha comunque a che fare con la corresponsabilità e con l'industrializzazione dei bisogni, e quindi anche con la frustrazione generata dal non soddisfacimento di questi, è che ciascuno di noi è potenzialmente un assassino, in quanto ancestralmente tale, e ancor più se frustrato.
l'alcool poi, lo sappiamo tutti, se viene industrialmente sponsorizzato, oltreché prodotto e quindi socialmente accettato, non favorisce l'affievolirsi di quel potenziale cui sopra. a maggior ragione quando lo si consuma in quanto facilitatore sociale ( vedi alla voce dipendenze, conclamate o meno).
Pubblicato da: cristiano prakash dorigo - 12.07.08 07:31
Mi attacco al volo da un internet point. Cristiano, scrivi: "credo che con corresponsabilità del genere maschile giulio intenda qualcosa di più profondo; credenza che mi viene confermata dalla subitanea fuga dalla stessa". Questo è un argomento del tipo: "Se neghi, è evidente che sei colpevole". Cioè un pessimo argomento.
Ernesto, vuoi dire che il veterofemminismo e la Lipperini hanno, in quanto tali, sempre e comunque torto? Comunque: sì, se quelle righe le avesse scritte Aurelia, non cambierebbe niente. Infatti, sono le donne ad essere ammazzate. Questo è il punto: sono le donne ad essere ammazzate. E' un punto trascurabile?
Pubblicato da: giuliomozzi - 12.07.08 10:48
c'è tanta differenza tra quello che i giovani cercano a lloret de mar e quello che possono trovare a jesolo? o riccione?
infine una provocazione: federica è morta perchè ha avuto un comportamento sbagliato, un comportamento che ha inceppato la macchina. se fosse stata "strafatta" anche lei e si fosse concessa a victor, probabilmente non sarebbe successo niente. avrebbero consumato un po' di sesso dimenticabile in fretta e tutto sarebbe finito lì. questo è l'assurdo di fondo: federica è andata a cercare qualcosa di ben preciso, forse anche soltanto inconsciamente, e quando l'ha trovato l'ha rifiutato.
Pubblicato da: Giacomo Brunoro - 12.07.08 11:29
io invece passo l'estate a casa, per ragioni non di denaro. ti sembra sano?
Pubblicato da: Lu - 12.07.08 12:16
Giulio, perché mai il punto sarebbe che "sono le donne ad essere ammazzate"? Vi sono anche casi - e non così infrequenti, mi risulta - di donne che ammazzano uomini.
Inoltre: se il punto è che "sono le donne ad essere ammazzate", e il problema è che il ragazzo Aurelio (o chi per lui) "dà alla parola perdizione un senso positivo", ciò che stai affermando è che, forse, se meno persone dessero "alla parola perdizione un senso positivo", meno donne verrebbero ammazzate? E se sì, su quali basi esprimi questa affermazione?
Mi permetto di suggerire che la questione potrebbe essere un tantinello più complessa. Vi sono studiosi, come Joe Barthel (deceduto di recente, nel dicembre 2003) che si sono a lungo dedicati a capire le forze che, nella vita di una persona, contribuiscono a spiegare una esplosione di violenza omicida, ciò che essi - con bella espressione - chiamano "risalire alle fonti del furore". In Italia, un lavoro per certi versi simile a quello di Barthel l'ha fatto Vittorino Andreoli.
Pubblicato da: davide l. malesi - 12.07.08 13:21
Sì, ritengo che se meno persone dessero alla parola "perdizione" un senso positivo, meno donne verrebbero ammazzate.
Poiché si tratta di un'affermazione sul futuro, non sono in grado in nessun modo di sostenerla
Suggerisco, a livello divulgativo, un'occhiata al libro "Amorosi assassini", Laterza 2008:
http://www.laterza.it/schedalibro.asp?isbn=9788842085140
Barthel (che non conosco) e Andreoli (del quale ho letta qualche opera scientifica) hanno un approccio psicologico alla faccenda. A me non interessano - qui, in questo momento - "le forze che, nella vita di una persona, contribuiscono a spiegare una esplosione di violenza omicida".
Osservo che parecchie donne vengono molestate, violentate e ammazzate da maschi pieni di alcol, sostanze e desiderio incontrollato di sesso. Suppongo che se questi maschi consumassero meno alcol e meno sostanze, e controllassero meglio il loro desiderio di sesso, meno donne verrebbero molestate, violentate e ammazzate. Suppongo che se diminuisse il consenso sociale ai consumi eccessivi di alcol e di sostanze, nonché al desiderio incontrollato di sesso, forse i maschi in preda a alcol sostanze e desiderio incontrollato di sesso godrebbero di minore libertà d'azione.
Un anno fa, stavo prendendo un caffè in un bar. Ea domenica mattina, le nove di mattina circa. Arrivano con i motorini ed entrano una dozzina di ragazzi palesemente minorenni, palesemente impasticcati e palesemente in piedi dalla sera precedente. Chiedono un giro di spritz (cocktail con vino bianco, aperol o campari, seltz). Il barista comincia a preparare gli spritz. Io dico al barista che quelli sono minorenni. Il barista mi manda a quel paese. Io chiamo la polizia. La polizia multa il barista, identifica i ragazzi eccetera.
Ecco, credo che un po' meno di consenso sociale servirebbe. Naturalmente anche questa è un'affermazione sul futuro, e non posso sostenerla.
Pubblicato da: giuliomozzi - 12.07.08 15:53
scrivi: "Osservo che parecchie donne vengono molestate, violentate e ammazzate da maschi pieni di alcol, sostanze e desiderio incontrollato di sesso. Suppongo che se questi maschi consumassero meno alcol e meno sostanze, e controllassero meglio il loro desiderio di sesso, meno donne verrebbero molestate, violentate e ammazzate".
davide l .malesi scrive:"Vi sono anche casi - e non così infrequenti, mi risulta - di donne che ammazzano uomini."
ho capito che ciò di cui ne va in questa discussione è quel che ha scritto giulio nell'ultimo post.
(e non quel che sto per scrivere).
quel che ha scritto giulio e come lo ha scritto, mi ha fatto pensare che lui sia così attento alla questione perché, maschio, sente in sé il rischio possibile che il suo essere maschio comporta per le donne (sente di essere una fonte possibile di male fisico per le donne).
mi chiedo, quanti maschi intervenuti nella discussione sentono di essere possibilmente fonte di male fisico per le donne?
o lo hanno desiderato immaginato fantasticato.
non so se dovrei farmi la stessa domanda sulle donne intervenute nella discussione.
io sono femmina e non ho mai sentito o pensato o fantasticato di poter essere fonte di male fisico per un uomo (ma ho poca immaginazione, la uso male e il mio livello di desiderio è molto basso, purtroppo).
Pubblicato da: puntino - 12.07.08 16:40
Giulio, so bene che i numeri della violenza sulle donne sono impressionanti. Tuttavia credo che in molti casi questa violenza alberghi, più che nei cosiddetti "divertimentifici", in luoghi assai meno controllati e sospettabili: quali, per cominciare, la famiglia e i luoghi di lavoro.
Per quel che riguarda la porzione di queste violenze esercitata da "maschi pieni di alcol, sostanze e desiderio incontrollato di sesso"
credo che il problema - più che nel consenso sociale - stia in una mancata formazione del carattere, oltreché in una mancata percezione della realtà.
Provo dunque a spiegarmi. Alcune sere fa, io e due miei colleghi di lavoro ci siamo recati, assieme ad un altro amico, presso un pub che si trova a poca distanza dal nostro ufficio, il Fiddler's Elbow. Abbiamo bevuto sicuramente con scarsa moderazione (nel mio caso, due Guinness grandi e quattro bicchieri di Jameson 12 years). Quando siamo usciti dal pub, verso le undici di sera, eravamo tutti più o meno ubriachi. Fatto sta che nessuno ha pensato di fare sciocchezze, come guidare un'auto in simili condizioni: io sono tornato a casa in treno, gli altri in taxi.
Io credo che molti omicidi (e molte morti incidentali) potrebbero non accadere se le persone assumessero consapevolezza che, se vogliono adottare determinati comportamenti, alcune accortezze sono inevitabili per la sicurezza propria e altrui. Se voglio bere fino a stordirmi, non devo guidare la macchina poi. Se sono in cerca di sesso facile e senza complicazioni, devo trovarmi una partner consenziente e interessata alle medesime attività. Quanto all'uso di droghe, vorrei ricordare che in Italia non c'è poi tutto questo consenso sociale in proposito: vigono leggi tra le più repressive d'Europa, e non mi risulta si sia mai formato un consistente movimento d'opinione contro tali leggi. Le carceri sono piene perlopiù di persone che hanno problemi di droga.
Insomma, io credo che - anziché invocare una maggiore morigeratezza dei costumi - potremmo ridurre il numero di morti semplicemente favorendo l'educazione al buon senso e al rispetto dell'altro. Ovviamente, anche questa mia è un'affermazione sul futuro, con tutti i limiti che siffatte affermazioni hanno.
Pubblicato da: davide l. malesi - 12.07.08 16:54
Puntino scrive: "Quel che ha scritto giulio e come lo ha scritto, mi ha fatto pensare che lui sia così attento alla questione perché, maschio, sente in sé il rischio possibile che il suo essere maschio comporta per le donne (sente di essere una fonte possibile di male fisico per le donne)".
Sì.
Davide scrive: "Tuttavia credo che in molti casi questa violenza alberghi, più che nei cosiddetti 'divertimentifici', in luoghi assai meno controllati e sospettabili: quali, per cominciare, la famiglia e i luoghi di lavoro".
E' un argomento "benaltrista", mi pare.
Se la violenza sta più in A che in B, devo forse disinteressarmi della violenza che sta in B? A me par di no.
La "emersione" della violenza in famiglia e nella coppia è iniziata qualche decennio fa: ed è bene che continui.
Pubblicato da: giuliomozzi - 13.07.08 10:20
Credo che, la tragedia successa alla ragazza a Lloret de mar, oltre che dovuta al caso, sia da imputare, purtroppo, all'ingenuità della vittima stessa.
Anch'io, maschio, ho fatto spesso (da più giovane), brevi vacanze in località turistiche. Non ho mai soggiornato, però, in cittadine o locali, famosi ai più perchè pieni di gente sballata.
In quei luoghi, forse si appannannano determinate percezioni, si perdono input che non ci fanno distinguere chi non cerca ciò che cerchiamo noi, da una serata.
E, lei, è caduta per questo.
Alla famiglia, al di là dell'irreparabile dolore per quanto avvenuto, ha fatto ovviamente male vedere la foto di Francesca, che riceve un bacio da colui che la assassinerà.
Non la conoscevo di persona, e i ventitrè anni che aveva son diversi dai ventitrè che ho avuto io (peraltro maschio),oltre dieci anni or sono.
Per ciò che vale, dico che la pubblicazione di quella foto ha dato molto fastidio (posso dire schifo), pure a me.
Non è informazione, è cattivissimo gusto. Ma c'è ancora, nel 2008, il senso del buon gusto?
Facendo un discorso più ampio sulla società, anche il senso comune è oramai sbiadito: ognuno fa ciò che vuole, tenendo in piedi la sua villa, baracca o baracchetta (io, però, cerco di frequentare solo quelli non protervi, non nocivi).
Pensò, però, che per capire quanto siamo andati sotto... basta pensare, a volte, a frasi del passato.
Decenni fa, Pasolini, disse che la Tv avrebbe rovinato gli italiani... vent'anni fa un programma come "Veline" sarebbe stato impensabile... (per tacere di "Uomini e donne" etc...) ora, assimiliamo tutto.
Fa specie, pensare che il network che li trasmette sia di proprietà del Presidente del Consiglio. Vent'anni fa mi sarei arrabbiato (per quanto può valere), ora, tengo spenta la Tv.
Pubblicato da: AT - 13.07.08 11:10
Chiedo scusa, la povera vittima si chiamava Federica.
Pubblicato da: AT - 13.07.08 11:14
Penso che Federica potrebbe essere andata nel divertimentificio per motivi diversi da quelli che alcuni qui le attribuiscono. Forse per ballare, per prendere il sole, per guardare il mare al tramonto, per fare shopping o per mangiare cibi diversi dai soliti spaghetti. Io in un posto così ci andrei a cercare l'uomo della mia vita, anzi un altro uomo della mia vita. Non escludo che in questi luoghi siano nati grandi amori. A Rimini, nonostante la spiaggia che sembra un pollaio, ci tornerei volentieri per la simpatia e la gentilezza dei nativi, per le bancarelle di libri a metà prezzo e per un certo negozio che vende abiti di Positano a prezzi stracciati. In altre Sodome e Gomorre ci andrei per curiosità, per respirarne l'atmosfera.
Penso che non tutti i drogati ed alcolizzati siano pericolosi. Secondo me dipende tutto dal grado di disturbo mentale sottostante. Raramente, mi sembra, gli stupratori e gli assassini agiscono sotto l'influenza di alcol e droghe.
Su questo post aleggia il peccato originale. Come dice Cristiano, ogni uomo è un potenziale stupratore e assassino. Anche le donne, tutte potenziali assassine? Io no, per favore, cancellatemi dalla lista. Anche se mi fanno arrabbiare, non sarei mai capace di uccidere, neanche se mi scolassi una bottiglia di whisky. Al massimo mi addormenterei. Inoltre non mi sento neanche cattolica, solo simpatizzante buddista. Conosco molte persone che godono di ottima salute mentale e non ucciderebbero nessuno, neanche per motivi non futili.
Pubblicato da: pamela - 13.07.08 11:57
Questa è solo una testimonianza. La mia.
Ho letto i post qui raccolti, alcuni con attenzione, altri saltando qua e là. Ho letto di responsabilità, di potenziali assassini, di libertà e trasgressione, di società. Io penso che alcuni post abbiano un pò pisciato fuori dal vasino,che i commenti siano tracimati un pò oltre il punto iniziale.
io ho fatto parte alcuni anni fa di quella schiera di adolescenti, ormonalmente fuori giri, che si recava in quel "luogo della perdizione" che è Lloret De mar. mettevo i soldi da parte durante l'estate con un lavoretto, e per ben due anni di fila, scandalo..., ci ho passato una settimana.
Il desiderio era quello di trascorrere una settimana con gli amici, abbordare ragazze e ci stava anche che si bevesse un pò. Nulla di strano,no?
Nonostante queste nefaste abitudini non credo che mai a me, nè ai miei amici, sia venuto in mente di violentare o usare violenza con quelle ragazze che conoscevamo. Certo la conoscenza era superficiale, mediata spesso e favorita dall'alcool disinobitore, ma mai mi sono sentito un potenziale stupratore, mai mi sentivo perverito da un male oscuro che mi potesse far compiere azioni criminali.
Lloret de mar è un grande parco giochi, un luogo artificiale, fatto di discoteche luccicanti,negozietti di souvenir, spiagge piatte, giovani a non finire. Quel periodo è passato, adesso non ci tornerei neanche sotto tortura, non sopporterei quelle abitudini superficiali e sensa significato. Infatti è importante chiarire una cosa: la trasgressione è assolutamente falsa, le azioni che si compiono in quel luogo sono all'insegna della routine più soffocante e insulsa, modalità di comportamento che si ripetono all'infinito.
Purtroppo però non tutti riescono a mantenere buon senso e lucidità,e purtroppo, per finire, vorrei dire che non sempre la violenza, la stupidità e l'incoscienza si nascondono dietro o davanti al bancone di un pub o nelle piste delle discoteche.
Pubblicato da: Max - 13.07.08 14:47
C'è una frase, nel mio ultimo commento, che potrebbe essere interpretata come offensiva nei confronti di cattolici credenti, praticanti ecc., laddove scrivo "Inoltre non mi sento neanche cattolica, solo simpatizzante buddista."
Mi sono distratta e ho dimenticato di precisare che il mio allontanamento dalla religione, favorito da genitori non credenti, durante le scuole medie, spero mi abbia annullato questa sensazione di colpa, di necessaria espiazione, che personalmente trovo opprimente e angosciosa. Credo che mi abbia anche permesso di accettare con facilità (e con sollievo) una visione diversa dell'uomo, buono alla nascita, che però può ammalarsi fin dai primi mesi di vita, se privato del necessario affetto.
Linko un'intervista, che trovo interessante, ad un criminologo e al mio psichiatra di riferimento, Massimo Fagioli.
http://www.avvenimentionline.it/content/view/1713/1/
Pubblicato da: pamela - 13.07.08 16:08
Gli interventi che si sono succeduti presentano alcune caratteristiche.
Alcuni stanno su un piano "psicologico". Ad esempio quelli di Davide L. Malesi.
Altri stanno su un piano "sociologico". Ad esempio i miei.
Altri ancora stanno su un piano "esperienziale". Ad esempio quelli di Max, AT, Pamela.
In realtà, questi tre tipi di interventi non hanno nulla che fare tra loro. Non si parlano nemmeno. Non per cattiva volontà di Davide, mia, Max, AT, Pamela o altri. Ma perché stanno su piani proprio diversi.
Pubblicato da: giuliomozzi - 13.07.08 16:48
Mi pare che Fagioli, nell'intervista che Pamela cita, dica alcune cose bizzarre. Ad esempio: che gli psichiatri avrebbero abolita la parola "schizofrenico" (mi risulta falso); che la diagnosi di schizofrenia sarebbe oggi sostituita da quella di "disturbo bipolare" (mi risulta falso); che una persona sana non uccide (mi risulta falso); che "in fondo la malattia mentale nasce nei primi mesi di vita" (mi pare arrischiato dirlo, se non altro poiché vi sono casi di malattia mentale d'origine traumatica); eccetera.
Pubblicato da: giuliomozzi - 13.07.08 17:26
Sulla questione dell'intervista a Fagioli: in effetti, vi sono studiosi che la pensano molto diversamente, ad es., sul fatto che le persone sane non uccidano. Ad esempio James Hillman, che ha dedicato almeno uno dei suoi libri migliori, "Un terribile amore per la guerra", a spiegare l'attrattiva irresistibile che lo scatenamento omicida esercita sugli uomini.
Sulle caratteristiche degli interventi, io non sarei così pessimista. I vari piani (psicologico, sociologico, esperienziale) possono benissimo incontrarsi; i discorsi possono trovare punti di intersezione. Purché i presupposti siano chiari.
Io, ad esempio, non avevo assolutamente capito che l'obiettivo di Giulio fosse quello di fare un discorso sociologico sulla violenza sulle donne, praticata da uomini assetati di sesso e gonfi di alcol e sostanze stupefacenti, all'interno dei cosiddetti "divertimentifici". Credevo che il discorso di Giulio fosse una esortazione alla responsabilità collettiva sul piano morale.
Ad ogni modo, se vogliamo fare un discorso sociologico sull'argomento che si è detto, credo che farlo sulla scorta di un singolo fatto di sangue sia un po' azzardato. Sento davvero il bisogno di vedere un po' di numeri, di dati. Quante donne subiscono, ogni anno, violenza praticata da uomini assetati di sesso e gonfi di alcol e sostanze stupefacenti, all'interno dei cosiddetti "divertimentifici"? Quante in Italia, quante in Europa? In quali posti? Da uomini che hanno precedenti penali, o no? Da uomini che hanno problemi psicologici noti, o no? Da uomini giovani, meno giovani, anziani? E poi: quali strumenti di prevenzione e di repressione si adoperano per combattere questa violenza? Che efficacia hanno? Si possono migliorare?
Queste, ci tengo a dirlo, sono tutte cose che non so.
Pubblicato da: davide l. malesi - 13.07.08 20:30
Caro Giulio, mi riservo di risponderti al più presto sulle prime due obiezioni. Queste sono cose che una profana come me non può sapere, ma sto cercando di informarmi.
Per il resto, credo che le malattie di origine traumatica, che provocano lesioni, ad esempio, siano di competenza dei neurologi e non degli psichiatri.
Probabilmente Massimo Fagioli non sarebbe d'accordo sulle diagnosi di sanità mentale nei casi di omicidio e, sinceramente, neanche io, non addetta ai lavori.
In questi anni mi è capitato di frequentare molte persone che soffrono di mali psichici, con altre ho contatti quotidiani e, come sai, ho avuto un caso di malattia grave nella mia famiglia. Di molti conosco la storia familiare e tutti mi hanno confermato un malessere psichico accusato dalla madre, magari non diagnosticato (quaranta, cinquant'anni fa non si riconoscevano i sintomi, a meno che non fossero clamorosi).
Credo che l'anaffettività materna sia l'unica spiegazione logica a malattie che possono diventare manifeste dopo decenni. Diversamente, in una data famiglia dovrebbero ammalarsi tutti i figli o nessuno, visto che l'ambiente e il clima sono uguali per tutti. Quello che varia è lo stato psichico della madre al momento della nascita e nei primi mesi di vita dei vari figli. La madre è la persona con cui il bambino ha il contatto più importante e prolungato, tra le cui braccia è ostaggio inerme.
Ciao
pamela
Pubblicato da: pamela - 13.07.08 22:07
Davide, al volo: quando ho scritto "Ai maschi come Aurelio" ecc., facevo appunto una esortazione a una responsabilità collettiva sul piano civile e morale - o addirittura antropologico, se ha senso parlare di responsabilità antropologica. Il piano del mio discorso è "sociologico" (avevo messo delle virgolette) perché non mi interessano - qui, ora - gli aspetti personali della faccenda. Chi sia il povero Viktor, quale sia la sua storia personale, che cosa in quel preciso momento abbia mosso lui a fare quel che ha fatto, eccetera, qui e ora non mi interessa.
La domanda: "Quante donne subiscono, ogni anno, violenza praticata da uomini assetati di sesso e gonfi di alcol e sostanze stupefacenti, all'interno dei cosiddetti 'divertimentifici'?" è destinata a restare senza risposta, almeno per l'Italia. La rilevazione delle cause di morte fatta dall'Istat, infatti, non è sufficientemente raffinata. Vedi ad esempio:
http://www.istat.it/dati/catalogo/20070405_00/ann_07_18_cause_di_morte_2002.pdf
Che è, se non sbaglio, il più recente rapporto Istat sull'argomento. O anche l'indagine specifica (del 2006) su violenza e maltrattamento delle donne:
http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20070221_00/
Esistono delle statistiche Onu, e qualche dato riassuntivo si trova qui:
http://www.dirittiumani.donne.aidos.it/bibl_1_temi/g_indice_per_temi/violenza_contro_le_donne/g_le_forme_della_viol/a2_la_violenza_domestica.html
e qui:
http://www.dirittiumani.donne.aidos.it/bibl_1_temi/g_indice_per_temi/violenza_contro_le_donne/g_le_forme_della_viol/b1_la_violenza_sessuale.html
Ci sono dei dati nel sito del Ministero della Giustizia, ma in questo momento non riesco a leggerli (mi s'inceppa il Firefox).
Peraltro, non credo che esistano definizioni scientificamente accettabili di espressioni come "assetato di sesso", "gonfio di alcol", "divertimentificio". Porre una domanda usando queste espressioni e chiedendo una risposta scientifica significa fare una richiesta assurda.
Infine, è opinione assai diffusa che le statistiche sulle violenze sulle donne debbano in genere intendersi per difetto, in quanto c'è della violenza che rimane nascosta. Quanta sia questa violenza che rimane nascosta, ovviamente non si sa: e ciascun soggetto che abbia un interesse nella faccenda tende a leggere i dati un po' come gli pare.
Pamela: i traumi all'origine delle malattie mentali possono essere traumi non "fisici": lutti, stress, disgrazie varie eccetera; oppure abusi di sostanze.
Scrivi: "Probabilmente Massimo Fagioli non sarebbe d'accordo sulle diagnosi di sanità mentale nei casi di omicidio e, sinceramente, neanche io, non addetta ai lavori". Qui c'è un serpente che si morde la coda: si afferma che le persone sane di mente non uccidono in quanto chiunque uccida è considerato per definizione non sano di mente. Ma sospetto che, ragionando in questo modo, si esca dalla psichiatria per entrare in qualche altra disciplina.
Pubblicato da: giuliomozzi - 14.07.08 01:29
Per quanto riguarda i traumi, secondo me bisognerebbe domandarsi perché, di fronte ad uno stesso tipo di evento negativo o disgrazia, alcuni si ammalano ed altri no. Che ci sia una fragilità di fondo in quelli che si ammalano, originata magari nella prima infanzia?
Sono andata a rileggermi le cronache di un processo famoso, quello di Erika e Omar. La difesa e l'accusa portano perizie contrastanti. Bene, io non credo e nessuno potrà mai convincermi che delle persone sane di mente, anche se molto giovani, possano compiere un'azione così insensata e crudele.
Penso ad un altro caso: Izzo, uno degli assassini del Circeo, che esce dal carcere e uccide altre due persone, una donna e la figlia quattordicenne di lei. Ignoro, o forse non ricordo, cosa sostenessero le perizie del suo processo e mi piacerebbe saperlo. Penso ai bambini lasciati nascere e poi buttati nei cassonetti a morire.
Leggiamo il giornale e ogni giorno apprendiamo di nuovi delitti, meno spettacolari, di ordinaria amministrazione.
Vi faccio una confessione: io non sono così, non ucciderei un mio simile (peraltro non uccido e non lascio che siano uccisi in mio nome neanche gli animali). So che neanche voi, partecipanti a questa discussione, siete così, so che siete incapaci di uccidere un altro essere umano, lo so almeno di quelli fra di voi che conosco. C'è qualcosa che ci differenzia da chi ne è capace e secondo me è la sanità mentale, o almeno una certa distanza dalla psicosi grave.
Partecipando a questa discussione, ho pensato ai disertori di tutte le guerre. Mi sono domandata quanti disertano per paura di morire in combattimento e quanti invece rischiano la vita per non essere costretti ad uccidere. Della follia della guerra (omicidio a livello industriale) ne parliamo un'altra volta, però mi piacerebbe vedere le perizie psichiatriche di certi industiali.
Pubblicato da: pamela - 14.07.08 21:41
Pamela, è facile citare delitti celebri, i cui attori sono o sembrano al senso comune pazzi.
Pubblicato da: giuliomozzi - 15.07.08 09:15
Giulio, ho avuto modo di dare una occhiata ai dati che segnali, e non li ho trovati così neutri o scarsamente indicativi: specialmente quelli specificamente dedicati alla violenza sulle donne
http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20070221_00/
Sono anzi dati abbastanza "leggibili" e trasparenti, da dove emerge, mi sembra, ciò che sospettavo: che la violenza sulle donne è praticata essenzialmente da partner, ex partner e congiunti; e che tuttavia esiste una più modesta porzione di violenze praticate da "sconosciuti", o da più generici "conoscenti" (le due categorie in cui, suppongo, le intervistate fanno rientrare le conoscenze occasionali, o gli "abbordatori" che si possono incontrare nei luoghi deputati allo svago).
Una (modesta) porzione di violenze, in effetti, risulta svolgersi proprio in questi luoghi (sia locali pubblici come pub e discoteche, che spiagge etc.) E' altresì da presumere che parte delle violenze che si svolgono in strada, o in automobile o sui mezzi pubblici, sia assimilabile all'andirivieni che si produce da e per i luoghi dedicati allo svago. Una parte di questi luoghi avrà sede nei cosiddetti "divertimentifici".
Ciò che il buon senso suggerisce, dunque, è: che occorre coniugare la funzione sociale del "divertimentificio" (garantire a un ampio numero di giovani una occasione di svago apparentemente trasgressivo, sebbene in realtà essenzialmente conformista) con la necessità di sicurezza delle donne. Occorrerebbe, a tale scopo, uno studio comparativo dei luoghi che in Europa sono destinati allo svago giovanile: per verificare quali sono i più sicuri, e quali strategie di sicurezza sono in essi adottate. In caso i "divertimentifici" italiani siano meno sicuri rispetto a quelli esteri, è possibile attuare strategie che ne riducano la pericolosità. Tuttavia, bisogna ben considerare che noi siamo cittadini italiani e non godiamo di sovranità su altri Paesi: la sicurezza di Lloret del Mar è cosa che riguarda gli spagnoli, quantomeno a livello decisionale.
Pubblicato da: davide l. malesi - 15.07.08 10:29
(Ciò non esclude, ovviamente, che la politica e la diplomazia italiana possano fare pressioni affinché il governo spagnolo adotti strategie tese a rendee Lloret de Mar un luogo più sicuro per le donne)
Pubblicato da: davide l. malesi - 15.07.08 11:10
Faccio notare:
- la mia contestata frase: "Ai maschi come Aurelio va chiesto conto della morte di Federica" non contiene alcun riferimento ai luoghi che Davide L. Malesi chiama "divertimentifici". Contiene un riferimento a una sottocultura. Per cui tutto il ragionamento di Davide su quante siano le uccisioni di donne che avvengono nei "divertimentifici" è un ragionamento che con quella frase, semplicemente, non c'entra. Un maschio "come Aurelio", cioè appartenente a quella specifica sottocultura, è tale anche quando sta in casa, lavora in fabbrica o compera le cipolle al mercato; è tale in Italia a Cuneo, in Spagna a Lloret de Mar o in Austria a Innsbruck.
Siamo sicuri che debba essere garantita "a un ampio numero di giovani una occasione di svago apparentemente trasgressivo, sebbene in realtà essenzialmente conformista"? Quali sono le ragioni per cui tale occasione dovrebbe essere garantita?
Gli studi che Davide invoca, si fanno da anni. (Si può dare un'occhiata, per cominciare, al sito dell'Istituto superiore di sanità: http://www.iss.it/ofad/index.php?lang=1).
Il problema è trovare, sulle azioni positive, il consenso dei gestori dei locali da ballo (associati nel Silb) e, soprattutto, delle organizzazioni di PR (che spesso tengono in pugno i gestori). Sarebbe già qualcosa se le leggi esistenti venissero rispettate. Lo spaccio di droga e la vendita di alcolici ai minorenni sono attività vietate (anche in Spagna).
Una frase di Davide: "Io credo che - anziché invocare una maggiore morigeratezza dei costumi - potremmo ridurre il numero di morti semplicemente favorendo l'educazione al buon senso e al rispetto dell'altro". Mi domando in che cosa consista la "morigeratezza dei costumi" se non nel "rispetto dell'altro".
Ho trovata una frase che dice ciò che volevo dire con la mia contestata frase, e lo dice assai meglio:
"Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza".
(Dante, Inferno, xxvi, 118-120).
Pubblicato da: giuliomozzi - 15.07.08 11:24
Sulla questione "rispetto dell'altro" e "morigeratezza". Faccio un distinguo, per intenderci: per me "rispetto dell'altro" significa che, ad es., laddove un uomo (o una donna) desideri fruire di sesso facile e senza complicazioni, debba cercarsi un partner adulto e consenziente. Nella mia idea di "rispetto dell'altro", l'esperienza della fruizione di sesso facile e senza complicazioni, è questione su cui debbono accordarsi i fruitori: solo e soltanto loro.
"Morigerato", invece, per il De Mauro, è "chi segue un tenore di vita castigato, esemplare, irreprensibile; che, chi pratica la temperanza, la sobrietà". La "morigeratezza dei costumi" è un concetto che, temo, abbia a che vedere con un'idea di moralità pubblica anziché privata (i "costumi" sono un fatto pubblico, non privato). Peraltro, mi terrorizza una società modellata su un ideale di morigeratezza; preferirei di gran lunga, tra i due estremi, una società modellata su un ideale di vizio e decadenza. Potendo scegliere, preferei una società dove una impronta di moderata morigeratezza pubblica conviva con ampi spazi privati ove ciascuno possa vivere, se ne ha desiderio, le proprie occasioni di vizio e decadenza.
Mi sembra che i viaggi che molti giovani fanno per recarsi nei cosiddetti "divertimentifici", lontano dalle proprie case (e dunque dalla propria cerchia familiare, dalla quotidianità etc.) appartengano a questa categoria di esperienze, ovvero occasioni private di vizio e decadenza.
Ovviamente non è scritto da nessuna parte che debba essere garantita "a un ampio numero di giovani una occasione di svago apparentemente trasgressivo, sebbene in realtà essenzialmente conformista".
Tuttavia, esiste una domanda, in tal senso, da parte di un ampio numero di giovani. Poiché luoghi siffatti, in forme diverse, hanno cospicui precedenti storici, sospetto che questa domanda abbia a che fare con la natura umana. Diceva Longanesi che si nasce incendiari e si muore pompieri: io sospetto che, meno eroicamente, molti giovani abbiano il desiderio di recitare la parte degl'incendiari (ossia: dei trasgressivi) senza le responsabilità (sociali, morali, penali) di una vera tragressione.
Ritengo altresì che criminalizzare questo desiderio sia illiberale. Sono consapevole che la disponibilità di luoghi ove esprimere questo desiderio, e concretamente soddisfarlo (i cosiddetti "divertimentifici", tra gli altri) porta con sé un tot di incidenti, talora mortali. Ritengo che una società liberale debba essere disposta a pagare questo prezzo. Allo stesso tempo, ritengo che una società liberale, e allo stesso tempo prudente, debba adottare strategie che - pur garantendo ai propri giovani la disponibilità di luoghi ove esprimere questo desiderio, e concretamente soddisfarlo - riducano a un minimo fisiologico la quantità di incidenti.
Può suonare un discorso cinico, ma terrei a ricordare che tutte le libertà, o quasi, hanno un prezzo in termini di incidenti, talora mortali. Prima dell'avvento delle automobili, sospetto che la gente che moriva in incidenti con cavalli, carri e calessi fosse molta meno di quanta ne muore in incidenti automobilistici: non per questo riterrei opportuno che la società in cui viviamo tornasse a cavalli e calessi, abbandonando l'uso degli autoveicoli.
Ovviamente, una società matura e consapevole sceglie quali libertà siano vantaggiose e quali no: esistono divergenze su questo punto. Per gli Amish, ad esempio, non c'è evidentemente tutto questo bisogno di usare autoveicoli; per i cittadini degli Stati Uniti, c'è invece un gran bisogno di dotarsi di armi da fuoco che da noi, in Italia, è assai meno sentito.
Pubblicato da: davide l. malesi - 15.07.08 12:40
Io sono una persona normale, ho un lavoro, una casa, perfino un fidanzato, che ogni tanto riesumo e maltratto. Una famiglia no, ho appena litigato con lei, la stronza, e le ho detto che non voglio vedere più nessuno di loro. La famiglia la cancello con una ics, tanto non serve a niente. E’ meglio, con questo caldo, risparmiare le forze e le parole.
Non posso stare qui sul balcone, perché mi guardano tutti, quelli del palazzo di fronte, anche i bambini piccoli. Mi guardano anche quando sembra che facciano altro, mi guardano con la coda dell’occhio. Chissà che cazzo vogliono, forse pensano che ci sia qualcosa di sbagliato in me. Ma certo, mi criticano, criticano le mie tute e magliette, il mio modo di stendere il bucato e le mie piante. Faccio un cenno di saluto a quella maledetta, che continua a guardarmi, fingendo di giocare con il mostriciattolo nano che sta allevando. Anche due complimenti al piccolo che cresce, per nascondere quello che penso di loro, che mi impediscono di stare qui, sul balcone, sul divanetto di vimini con accanto un tavolino, sempre in vimini, a leggere le mie riviste di moda e di attualità. Rientro in casa. Magari adesso esco. Si, indosso una cosa carina, rosa pallido e pizzi delicati, per essere socialmente accettabile. Ci tengo ad essere sempre socialmente accettabile. Tutti mi vedono vestita bene, con la messimpiega, un trucco leggero, tutti devono sapere che sono normale, anche quegli stronzi dei vicini, che non fanno altro che tormentarmi con pretese assurde, hanno sempre qualche favore da chiedere, magari piccolo, cosa che non dovrebbero permettersi, dopo avermi infastidito con le loro radio e televisioni a volume medio, nonché gli aspirapolvere e le lavatrici alle nove della domenica mattina. Sorrido sempre, almeno un accenno di sorriso, così si tranquillizzano tutti, non devono sapere quello che penso di loro. Ho deciso, vado a fare acquisti, ci sono i saldi. Detesto fare acquisti, detesto le commesse che mi guardano come fossi una pezzente, anche se i miei abiti sono molto più costosi dei loro. Mi guardano dall’alto in basso. Per fortuna ho la pistola. Ho il porto d’armi, io. Posso girare armata quanto voglio. Se incontro qualche malintenzionato lo faccio fuori, mi devo difendere. Le commesse, non le ho mai potute soffrire, sono tutte malintenzionate. Ora che ci penso, Matilde fa la commessa, lei crede di essere una delle mie migliori amiche. Magari vado a trovarla, con la scusa di dare un’occhiata al negozio. La fregatura di qualche mese fa, un vestito che si è ristretto alla prima lavata, non gliela perdono. Carico la pistola e la faccio scivolare nella borsetta. E’ una borsa firmata, della stessissima tonalità di beige delle scarpe, ancora più firmate. Si, decisamente oggi sono molto elegante, di un’eleganza sobria e discreta.
Pubblicato da: pamela - 15.07.08 23:03
Mi pare che si possa definire "castigato, esemplare, irreprensibile" chi porta rispetto all'altro.
Pubblicato da: giuliomozzi - 16.07.08 08:51
Letto tutto.
"Sociologicamente" mi sento responsabile della morte di Federica.
"Psicologicamente" per nulla, in quanto la psiche di un individuo è influenzata da altri fattori oltre a quelli della società in cui vive.
"Personalmente" neppure, in quanto da adolescente ho sempre preferito trasgredire in situazioni disorganizzate e prive di regole (esistono le regole della trasgressione e fanno parte della sfera paradossale di qualunque società, antica e contemporanea), da "adulto" poi non mi è più interessata la trasgressione (e il vocabolo "perdizione" non fa parte del mio mondo, in quanto ha un rilievo etico dove se si fa una cosa ci si perde e se invece se ne fa un altro ci si trova).
Mi rimane il dubbio di quello che possa fare io come genitore nei confronti di mia figlia di dodici anni: credo molto poco, anche se ci proverò.
Pubblicato da: Roberto Tossani - 16.07.08 10:29
