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09.05.08
Sei o sette Fiere
di giuliomozzi
[Questo articolo è apparso l'8 maggio 2008 nei quotidiani Il Mattino di Padova, La Nuova Venezia, La Tribuna di Treviso. gm]
Oggi a Torino non si apre una sola Fiera del Libro. Se ne aprono almeno sei o sette.
C’è la Fiera della Fiera: una macchina che si alimenta di grandi numeri. Ogni anno più espositori, più visitatori, più ospiti illustri, più eventi speciali, più libri esposti e venduti, più panini muffin hot dog bottiglie d’acqua caffè distribuiti nei bar, più padiglioni, prezzi più alti per gli stand e così via.
C’è la Fiera dei grandi editori: poco importante, credo, dal punto di vista economico – non penso che i libri venduti alla Fiera incidano sul bilancio di Mondadori Rizzoli Longanesi Feltrinelli & C. – ma utile mediaticamente per esibire i propri gioielli, ovvero gli autori nazionali e internazionali di maggior fatturato.
C’è la Fiera delle scolaresche, portate in visita coatta in questo strano posto dove si trovano in numero sbalorditivo quelle cose bizzarre e costose che sono i libri: e però si trovano anche gadget, adesivi, gomme da cancellare profumate, Pinocchi di legno, magliette stampate, e tutto ciò che serve davvero nella vita.
C’è la Fiera degli editori indipendenti – non necessariamente piccoli – che non sanno mai se alla fine della Fiera, tra spese per lo stand il mangiare il dormire lo spostarsi, e vendita dei libri, riusciranno almeno a pareggiare il conto; ma avranno la felicità di incontrare i propri lettori: stringendo mani, facendo due chiacchiere, sentendosi ringraziare per aver pubblicato il tale o talaltro libro, o rimproverare per il talaltro ancora; e – questo è un «genere letterario» tipico della Fiera – sentendosi raccontare che i loro libri in libreria non si trovano, che bisogna ordinarli, che ci mettono settimane ad arrivare e poi non arrivano, e: «Perché non vi unite tra voi piccoli e belli? Perché non vi inventate un consorzio di librerie indipendenti?», eccetera.
E c’è, poi, appunto, la Fiera dei lettori: i lettori-massa, che andranno a vedere e sentire la star di turno più o meno come si andrebbe a vedere un tronista con la camicia aperta sul petto o un cavallo che sa far di conto; i lettori comuni, che si aggireranno sperduti tra tanto bendidio cercando di capire com’è, che in libreria par loro di trovare sempre quegli stessi tre o quattro libri, e invece ce ne sono tanti al mondo, e apparentemente tutti belli e istruttivi; e i lettori specialisti, che catalogo alla mano visiteranno, uno per uno, tutti i microeditori più astrusi e metafisici: da quello che pubblica solo autori coreani e vietnamici (si chiama «o/o», ossia «Oriente / Occidente», ed è bravissimo) a quello che vende libri sott’olio (non sto inventando), da quello che confeziona raffinatissime plaquette di poesia in ventiquattro copie a quello che i libri non li stampa neanche, ma cerca di venderli come testi prelevabili dalla grande rete o come file sonori su iTunes.
Eccetera.
Alla domanda che farà da fil rouge alle centinaia di «eventi» che costellano la Fiera – «Ci salverà la bellezza?» – io proprio non so rispondere. Spero solo che ci salvi dalla Fiera.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 09.05.08 01:16
Interventi
Quella dei libri sott'olio è fenomenale, da sola giustifica l'evento fiera, in quanto le fiere avrebbero il compito fralaltro di sbalordire, mentre sempre più spesso sono tristi mercatini.
Non ho tempo purtroppo in questo momento di aggiungere altro all'argomento, se riesco ci vediamo più tardi, altrimenti il sasso è gettato.
Pubblicato da: mimmo - 09.05.08 09:11
Bell'intervento, Giulio.
Aggiungerei un'ulteriore Fiera, quella radiofonica: assistere a "Fahrenheit" in diretta non è affatto male.
Un saluto,
L.
Pubblicato da: Luca Amodeo - 09.05.08 09:16
Dottor Mozzi l'ho appena intravista... Bellissimo. Non si affatichi troppo a parlare, oggi fa proprio caldo qui a Torino.
Pubblicato da: az - 09.05.08 13:09
In questi giorni c’è la Fiera del Piffero. La televisione ne parla e mostra un bagno di folla: cresce il mercato pifferario. Dovrei portare i pifferilli fatti con le mie mani, prototipi di un piffero forse nuovo, forse antiquato e da scartare. Fatti bene i conti però è meglio che me ne stia a casa, a guardare il primo piffero che mi passa tra le mani.
Pubblicato da: Malidor - 09.05.08 17:47
la fiera del libro è il mercatone del mobile
Pubblicato da: melpunk - 14.05.08 23:33