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13.05.08

La parte abitata della rete: numeri

di Massimo Mantellini

[Questo articolo è apparso il 12 maggio 2008 in Punto Informatico].

Roma - Girano molti numeri nelle ultime settimane sulla parte abitata della rete italiana. Nei giorni scorsi Fabio Giglietto dell'Università di Urbino mi ha gentilmente segnalato la ricerca che il LaRiCA ha appena pubblicato sui Social Media in Italia, vale a dire sulla penetrazione e diffusione fra la popolazione di blog e siti di social network come MySpace, Facebook o Flickr. Nelle scorse settimane sia Forrester che Universal McCann avevano presentato ricerche analoghe, centrate sulla popolazione europea ma contenenti anche numeri riferiti ai singoli paesi come l'Italia.

Pur all'interno di studi completamente differenti per metodo e finalità, alcuni aspetti sembrerebbero avvicinare queste recenti analisi fra loro ed il principale di questi è l'ampiezza del fenomeno descritto. Gli italiani che scrivono e leggono blog, che mantengono rapporti di rete attraverso MySpace o altri siti personali dotati di strumenti di connessione con altri utenti sarebbero un numero molto elevato, oltre 10 milioni secondo il LaRiCA, circa 10 milioni secondo Forrester, mentre secondo il Social Media Tracker di McCann, 8 milioni di italiani leggono i blog e oltre 3 milioni ne mantengono uno, mentre altri 4 milioni utilizzano un social network.

Ho già manifestato qualche perplessità nei confronti di simili numeri e non ho difficoltà ad ammettere come in parte questo sia dovuto ad alcuni miei preconcetti verso le ricerche di mercato, dove la parte debole della frase è proprio "mercato", vale a dire numeri pesati e rappresentati in nome di un qualche interesse commerciale. Se ciò ovviamente non vale per l'Università di Urbino, molto spesso le fonti di simili importanti statistiche sono soggetti che hanno, a qualche titolo, interesse a raccontare un mondo migliore di quello che è: lo scopo, ovviamente, orientare gli investimenti dentro i media sociali o rappresentare se stessi come autorevoli mediatori fra le aziende ed il pubblico degli utenti di simili servizi.
E tuttavia il processo alle intenzioni sarebbe sempre meglio non farlo, segnalo quindi la non completa neutralità di alcuni fra i "maghi dei numeri" (manca moltissimo in Italia un grande laboratorio di ricerca indipendente come è Pew Research in USA, per esempio) e provo ad approfondire un paio di elementi che mi paiono importanti.

Intanto se davvero ci interessa raccontare "la parte abitata della rete" allora abbiamo bisogno di occuparci solo di quella. Quasi tutte le ricerche includono nei propri risultati un numero molto alto di utenti che non vivono la rete. Non è interessante sapere quanti fra gli utenti di internet hanno letto un blog almeno una volta negli ultimi 6 mesi, si tratta di un dato discretamente inutile ed è difficile non pensare che non sia stato messo lì ad arte. Non possiamo insomma prendere un respiro ogni 6 mesi per dichiararci vivi: raccontare una evoluzione della rete che fa della frequenza e presenza online la sua caratteristica principale in questa maniera è semplicemente irrealistico.

Secondo McCann il 79% degli italiani leggerebbe un blog, secondo lo stesso studio solo circa il 50% di questi lo farebbe con frequenza superiore ad una volta al mese. Secondo la ricerca del LaRiCA invece almeno il 20% degli italiani (oltre dieci milioni di persone) avrebbe letto un blog "almeno una volta", secondo Forrester in Italia ci sarebbero circa 10 milioni di "Spectators" vale a dire di lettori di blog e social network.

Numeri simili, come si vede, raccolti con modalità diverse e su popolazioni non sovrapponibili ma tutti viziati da questo limite della scarsa descrivibilità del contesto: a cosa mi serve, se mi riferisco alla parte abitata della rete, sapere quanti marziani l'hanno visitata almeno una volta? Io sono interessato al numero di abitanti effettivi perché quel numero descrive la portata sociale e culturale del fenomeno, la sua capacità di incidere sulle dinamiche informative: sapere quanti utenti hanno letto un blog per sbaglio una volta nella loro vita o quanti aprono beppegrillo.com una volta ogni 3 mesi mi pare -mi sbaglierò - perfettamente inutile.

Si discute molto da anni sulla capacità da parte dei media sociali di mutare il panorama informativo: quanti cittadini usano la rete per informarsi ed esprimere giudizi sullo stato delle cose, per confrontarsi su tematiche politiche o culturali, per discutere e raccogliere informazioni su prodotti e servizi in una modalità differente da quelle fino a ieri disponibili?

È evidente che simili numeri sono (sarebbero) oggi molto importanti poiché aiutano a descrivere i contorni di una rivoluzione informativa che può essere modesta o gigantesca, a seconda non solo dei contenuti che è in grado di produrre ma anche del numero di persone che è capace di coinvolgere.

Ed anche in questo senso i numeri citati da questi studi mi paiono piuttosto nebulosi. Quale è l'entità di produzione di contenuti in rete in Italia? In senso lato, quanti utenti della rete Italiana mantengono un blog e lo aggiornano partecipando alla immensa caotica produzione del live web?

Secondo Forrester 3 milioni di italiani, i cosiddetti Creators, producono contenuti sociali, cioè gestiscono un blog o caricano in rete contenuti sui social network, secondo McCann sono 3,4 milioni i blogger italiani, secondo LaRiCA i blog "attivi" in Italia sarebbero 2,9 milioni.

Ancora una volta è sull'aggettivo "attivi" che si gioca la partita. LaRiCA dichiara che oltre il 50% dei blogger intervistati aggiorna le proprie pagine almeno una volta alla settimana e proprio sul numero degli "active user" si concentrano dubbi e difficoltà di interpretazione. Nessuno sa oggi quanti blog siano stati aperti in Italia: ogni società di social network, ogni piattaforma gratuita per blog, da Splinder a Kataweb, da Blogspot a Wordpress, dichiara milioni di blog aperti senza mai raccontarci quanti siano invece i blog attivi, vale a dire quelli aggiornati con una qualche frequenza inferiore a quella di 6 mesi che Technorati utilizza per definire un blog attivo rispetto ad un blog morto.

Mentre le società di ricerca stimano sul 50% circa il numero dei blog o dei social network aggiornati con una qualche frequenza, chiunque abbia potuto dare una occhiata ai numeri dei grandi fornitori di servizi di social network sa che il rapporto fra blog aperti e blog attivi è molto differente: meno di un blog ogni 10 aperti è solitamente attivo. Se davvero in Italia il numero di creatori di contenuti supera i 3 milioni allora sarebbe necessario immaginare che siano stati attivati nel nostro paese oltre 30 milioni di blog o pagine su Facebook o MySpace o Flickr.

Si tratta di una cifra del tutto irrealistica, molto più probabile che la parte abitata della rete sia di dimensioni più contenute di quella che certe cifre lasciano immaginare, anche se non per questo meno importante.

[La ricerca del LaRiCa: il report per la stampa, i grafici]

[Una discussione su questo articolo]

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 13.05.08 08:18

Interventi

Uffa! Quanta enfasi sui blog, quanto autoincensamento! Perché, chi gestisce un sito non produce contenuti? Non è "parte abitata della rete"?
Aggiornare un sito necessita spesso di una competenza tecnica e di un lavoro superiori a quelli richiesti dall'aggiornamento di un blog. Gestori (e visitatori) di siti non partecipano, dunque, alla "dinamica informativa"? Esistono siti che non siano in qualche modo interattivi? Sono esclusi, a priori, i siti tradizionali da questa superlativa e progressiva "rivoluzione informativa"? Parrebbe di sì, secondo quanto scrive Mantellini pro domo sua.
Io trovo che la stragrande maggioranza di blog siano scritti e letti quasi esclusivamente dalla medesima persona. Posso aggiungere che molti, non "Vibrisse", producono contenuti mediocri?
Però, come cantava Gaber: "Quando è moda è moda"...

Pubblicato da: giorgio - 13.05.08 12:00

Concordo sul diritto di cittadinanza nella "parte abitata della rete" ai gestori dei siti, che possono comunque generare interattività. Non credo che per interattività si voglia far passare solo la semplice chiacchierata, spesso con toni da banco del bar che inonda, non solo le pagine, ma anche inevitabilmente i risultati delle ricerche. Quando da abitante della rete, sto cercando di avere notizie sulla diffusione dell'acquacoltura in Italia, poco mi interessa dover attraversare pagine e pagine in cui Pinco Pallino chiedeva in un blog notizie sull'acquacoltura e Matteo De Persis gli ha risposto la sua opinione basata sui racconti del cugino che negli ultimi tre anni è passato dall'allevamento di lombrichi alla micorizzazione dei terreni per giungere il mese scorso a innamorarsi dell'acquacoltura. E se questa è interattività stiamo freschi!
Ma non mi sembra di rilevare nell'intervento postato da Giulio, né autoincensamento per i blog né la pretesa di esclusivismo del diritto di cittadinanza di cui parlavo all'inizio.
Probabilmente, come quasi sempre in questi casi, il primo problema sarebbe quello di definire dei criteri e dei parametri oggettivi e omogenei, attraverso i quali condurre le varie ricerche indipendenti. Ma "il mercato" purtroppo spesso condiziona anche la definizione di queste caratteristiche di partenza, per cui le analisi si riducono invece in artefatte ricerche di dimostrazione di tesi precostituite.
Ma non sono pessimista su questi aspetti, d'istinto sono però concorde che i numeri reali siano ancora piuttosto bassi, ma non mi meraviglierei di scoprire invece il contrario. Il mondo della rete è una realtà della quale al momento si percepisce poco più che l'esistenza, ma si conosce ben poco sulle caratteristiche e sulle dimensioni di questa famiglia (in senso statistico).

Pubblicato da: mimmo - 13.05.08 13:37

L'articolo di Massimo Mantellini non mette enfasi sui blog. Fa l'esatto contrario. Dice che chi mette enfasi sul fenomeno-blog si appoggia a numeri che, in buona sostanza, non vogliono dire niente.

Pubblicato da: emanuele_c - 15.05.08 10:07

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