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13.05.08

I miei amici, di Luisito Bianchi


Fulvio Panzeri intervista don Luisito Bianchi

"Nel febbraio del 1968 entravo in fabbrica. Avevo solo due moventi: quello dell'onestà di fronte alla mia coscienza, e l'altro di avere una retribuzione per il mio sostentamento". Così Luisito Bianchi riassume la sua esperienza di sacerdote che sceglie di fare anche l'operaio. Una scelta che risale esattamente a quarant'ahnni fa e porta don Luisito alla consapevolezza che è necessario approfondire il tema della gratuità nella storia del ministero, a partire dall'esempio di san Paolo, scoprendo quanto questa tensione sia stata sempre presente nella Chiesa "almeno come tensione e ideale". Tanto che don Luisito azzarda: "E' troppo impegnativo e azzardato affermare che tale tensione, coi suoi tentativi di prendere corpo, nella Tradizione della chiesa? Io ne sono convinto, ben sapendo che il mio convincimento è come una rondine: non fa primavera".

Ora, per scoprire il percorso, segnato da domande, interrogazioni, riflessioni, disaccordi, che ha portato don Luisito a questo suo convincimento e alla necessità di credere totalmente nel senso profondo della gratuità, abbiamo a disposizione un documento eccezionale, un libro, I miei amici (pagine 910, euro 18), edito in questi giorni da Sironi, che ci presenta i "diari", tenuti, giorno per giorno, dal 1968 al 1970, ovvero del periodo della vita in fabbrica. Anche se strutturate in forma diaristica, l'unità espressiva che tiene unite queste pagine le configura come un grande romanzo in presa diretta, dove già emerge il respiro di scrittore di don Luisito, confermato poi nel suo libro più noto, La messa dell'uomo disarmato.

Clicca qui per leggere la scheda del libroAll'inizio si trattava di cinque grosse agende "riempite, in fretta e senza pentimenti di scrittura, tra un turno e l'altro", che poi sono state trascritte a computer da Pier Carlo Rizzi, "con appassionata e gratuita amicizia": ora è un ponderoso volume che attraversa tre anni cruciali della storia italiana, con sullo sfondo gli anni caldi del movimento operaio, quelli carichi di speranza, ma anche difficili del post-Concilio, i cambiamenti del Sessantotto.

Don Luisito s'interroga sulla sua condizione, sulle proprie scelte, sulla necessità di essere fedele a una radicalità del cristianesimo e di seguire l'esempio di Cristo: "E senza Cristo che senso ha la Chiesa? Come conciliare la fedeltà a Cristo con la fedeltà a 'questa' Chiesa nella quale credo, che amo al punto da mettere in rischio la mia sicurezza, che voglio che non ponga ostacoli alla manifestazione di Cristo? E' la mia sofferenza più grande". Gli interessa, però, soprattutto l'avventura umana della fabbrica, il rapporto con gli altri operai, gli amici citati dal titolo. Tant'è che nella lunga dedica che apre il libro e funge da introduzione troviamo: "Dedico questi 'diari' ai compagni di fabbrica, i cui nomi intessono d'amicizia ogni pagina, in modo particolare lo dedico al mio fraterno sodale Giovanni Carpenè con cui condivisi per tre anni non solo l'abitazione ma soprattutto le speranze, le gioie, le difficoltà e il senso liberante ed evangelico della scelta di lavorare con le nostre mani".

Un lavorare che è intriso del senso della gratuità per don Luisito, che s'intuisce in sottofondo alla risposta, nel gennaio 1968, rivolta all'ingegnere che gli chiede perché voglia entrare in azienda: "Rispondo con semplicità: è un atto di onestà di fronte a me stesso e agli altri, dopo tanti anni in cui ho parlato di lavoro e di spiritualità nel mondo del lavoro". Ha quarant'anni don Luisito quando varca la soglia dell'azienda, spinto da una esigenza di fedeltà: "Ho scelto la fedeltà al mondo per un'esigenza di fedeltà alla Chiesa, nella ricerca dell'unica fedeltà allo Spirito. Ma dove potrò trovare, in pratica, la saldatura fra la duplice fedeltà?".

E' sempre presnete nel libro l'interrogazione sulla necessità della scelta, anche in relazione al tema del prete-operaio. Lui così s'interroga: "Dobbiamo gettarci allora nella lotta per una Chiesa fedele all'Evangelo o per la promozione della classe operaia?". Nel primo caso, quello che ha motivato don Luisito Bianchi, "ogni mio gesto e ogni mia reazione hanno una dimensione ecclesiale". Nel secondo invece la scelta potrebbe essere di natura strettamente personale e individuale. Per lui vale una convinzione: "La Parola di Dio attende la mia risposta perché non può ritornare senza effetto". Nel 1970 ribadisce: "L'esperirenza di fabbrica è formidabile, di una ricchezza enorme ma non può essere rinchiusa in se stessa bensì deve essere proiettata sul terreno del ministerium".

[articolo apparso nel quotidiano Avvenire del 25 aprile 2008. Nel primo capoverso c'è una frase che non torna: è così nell'articolo originale. Fotografie di Matilde Gattoni. gm]

Altri libri di Luisito Bianchi:
- La messa dell'uomo disarmato, scheda, rassegna stampa, intervista.
- Come un atomo sulla bilancia, scheda, rassegna stampa.
- Monologo partigiano sulla gratuità, in Ibs.

Un bell'articolo su Luisito Bianchi nella rivista InOut.

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 13.05.08 14:37

Interventi

"La messa dell'uomo disarmato" è un libro, cioè un Capolavoro che tutti dovrebbero leggere, oggi più di ieri. Grande lezione di Umanità, Pietà, Sacrificio, libro che a mio avviso trova pari solo con "Il partigiano Johnny" di Fenoglio. Ma: sono due visioni diverse quelle di Luisito Bianchi e di Fenoglio. E che insieme si completano. Un romanzo che è tra i più grandi e importanti degli ultimi vent'anni. (Nella rassegna stampa, comunque, ci sono tra gli altri, anche due miei pezzi che approfondiscono quanto qui espresso in merito a "La messa dell'uomo disarmato").

"Come un atomo sulla bilancia" è altro importante libro di esame e di denuncia sul mondo del lavoro, delle fabbriche, negli anni sessanta. Libro importante, mi ripeto forse, oggi più di ieri, perché dagli anni 60 ad oggi è cambiato ben poco per gli operai. "Come un atomo sulla bilancia" parla di un uomo inserito in una fabbrica, di un operaio turnista addetto alla lavorazione dell’ossido di titanio. Quell'uomo è... Romanzo-denuncia unico nel suo genere.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 14.05.08 11:05

dopo un mese di lavoro in un call center (per malriposte smanie d'emancipazione da principessa in rieducazione, credo) ho SERIAMENTE valutato l'ipotesi di farmi monaca - per ben due ore e trentasette minuti primi.

Pubblicato da: lu de angeli - 14.05.08 21:35

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