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07.05.08
"Del resto, questo non è ciò che si è sempre chiesto alla letteratura?"
di Valentina Martemucci
[Ho ricevuta questa lettera e con il permesso dell'autrice la pubblico. gm]
Ho visto che su vibrisse è scoppiata una polemica attorno al libro di Covacich. Ovviamente ognuno può leggerlo e apprezzarlo o meno - a me è piaciuto tantissimo. Ma piuttosto che discutere sul fatto se sia bello o meno, penso che il libro meriti attenzione per altri motivi: Covacich ha deciso di mettere in scena se stesso. Ok. Ma per quale motivo ha compiuto tale operazione?
Certo la sua non è una scelta narcisistica, non è una scelta dettata dalla volontà di raccontare che ha tradito la moglie. E' piuttosto un'esigenza, una voglia di capire, di approfondire e, magari di superare il dramma vissuto.
Sono d'accordo con te nel criticare la frase che compare sulla seconda di copertina del romanzo, poiché in questo caso sono state profondamente confuse vita e letteratura.
Sin dagli albori, infatti, la letteratura è sempre stata foriera di verità più profonde rispetto a quelle che si possono trovare nel corso di una vita. Il suo valore analitico e catartico è la conseguenza della necessità di riversare sulle pagine il disagio interiore provato dallo scrittore, tanto che si può affermare che la letteratura si sia imposta sulla vita accorrendo in suo soccorso. Poi non importa se ciò che ci viene raccontato è verità pura al cento per cento o se, in qualche caso, l'autore bara.
Parlo di barare perchè credo che anche Prima di sparire appartenga al genere autofittivo, il quale prevede che in un romanzo autore personaggio e narratore condividano la stessa identità senza che però i fatti narrati siano strettamente reali. Quindi, se l’autofiction non mira a raccontare la verità, ma punta alla ricerca della realtà, lo scrittore che - forse inconsapevolmente - si inserisce in questo filone, non può non mandare in giro per il mondo il protagonista che si chiamava come lui, al fine di scandagliare, sondare, per poi comprendere, ciò che gli accade intorno.
Anche in questo caso - negli ultimi anni sono molti gli scrittori che compiono tale operazione - Covacich ha usato il proprio io come una cavia da laboratorio, come soggetto per un esperimento. Quindi, non è strano che abbia scelto l’autofiction come genere che, a differenza dell’autobiografia, è meno impegnata a dire la verità sull’io, mentre è più impegnata ad usare l’io come specchietto per osservare il mondo.
Se poi si vuol accusare il libro di far male, si è liberi di farlo. E, in effetti, Prima di sparire colpisce non solo l'autore e coloro che sono coinvolti nelle vicende, ma anche il lettore che ne esce con un senso profondo di nausea. Ma, del resto, questo non è ciò che si è sempre chiesto alla letteratura?
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 07.05.08 10:25
Interventi
Non credo che la domanda: "Per quale motivo Covacich ha compiuto tale operazione?" sia una domanda alla quale si possa dare risposta. Quindi penso che sia una domanda non fruttuosa.
Covacich ha prodotto questo testo e questo libro. Il testo e il libro sono lì. Le motivazioni di Covacich sono fuori dal testo e dal libro: nel suo corpo e nella sua mente.
Pubblicato da: giuliomozzi - 07.05.08 10:39
Mi chiedo perché tanto accanimento nel proporre nel bene e nel male Covacich. Con tanti libri che meriterebbero veramente attenzione, ci si ostina su Covacich. Vibrisse è di Covacich. Sulla pagina adesso on line ho contato ben 4 pezzi. Chiaro che Mozzi faccia pure quel che vuole... Difficile però poi credere che Giulio Mozzi non sia amico, in un modo o nell'altro, dell'autore o di chi gli sta vicino. Uno, legittimamente, l'ipotesi, il dubbio, se li fa venire per forza di cose.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 07.05.08 11:25
[ho cancellato un insulto. gm]
Pubblicato da: sei un mona - 07.05.08 11:54
"Certo la sua non è una scelta narcisistica, non è una scelta dettata dalla volontà di raccontare che ha tradito la moglie".
Cara Valentina, come fai ad esserne così sicura? E, comunque, perché non spieghi su che basi questa tua sicurezza?
Pubblicato da: MauroPianesi - 07.05.08 13:08
Segnalazione per GM:
gli ultimi passaggi della lettera sono dei doppioni, frasi già ripetute, forse un disguido tennnnnico..:o)
Pubblicato da: Barbara - 07.05.08 13:42
Corretto. Grazie.
Pubblicato da: giuliomozzi - 07.05.08 14:20
io non amo in particolar modo covacich nè nella vita nè nella scrittura. quindi questo libro per me non ha alcun interesse. si iannozzi, mozzi è amico di covacich come di molti altri scrittori, è cosa risaputa.
Pubblicato da: az - 07.05.08 16:24
il gioco è bello quando dura poco, secondo me.
Pubblicato da: laura - 07.05.08 16:35
Sinceramente non me ne frega. Ma se arrivo su Vibrisse e trovo 4 post su un solo scrittore, allora mi faccio delle domande. A vuoto, senza risposta, come vedi. Ringrazio comunque Mozzi. E chiudo qui, che non ho altro tempo da perdere.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 07.05.08 18:54
Per rispondere a Mauro Pianesi, penso che
quella di Covacich non sia una scelta narcisitica perchè sarebbe
riduttivo liquidare il romanzo in questo modo, ma soprattutto perchè mi
sembra che l'io di "Prima di sparire" sia ben diverso dai
romanzetti in
prima persona che si limitano a raccontare le storie accadute al
personaggio. Narrare la propria vita in modo lineare, aumentando così
una certa dose di realismo, non porta ad alcuna conoscenza ulteriore,
ad alcuna verità; trasporre dati reali sulle pagine non è sinonimo di
riuscita di un’opera d’arte se l’effetto di realtà non è al servizio di
nessuna struttura.
Penso, ad esempio, a Tondelli, Culicchia, Brizzi, i
quali sono stati autori di personaggi con chiari risvolti
autobiografici che facilitano l’identificazione ma che, appunto, non
sono al servizio di nessuna struttura: i loro romanzi raccontano storie
lineari, senza ulteriori significati e che solo sociologicamente ci
parlano dei problemi dei “giovani”.
Al contrario in Covacich, dietro
la storia narrata in superficie, si celano questioni più profonde;
dietro l’effetto di realtà si creano molte altre implicazioni. E
proprio perché si parla d’altro si può usare l’autobiografia (e
mescolarla alla fiction). Mentre i giovani scrittori hanno bisogno di
schermare le proprie povere esperienze dietro lo scudo di un
personaggio.
Covacich ha usato la sua persona come mezzo per la
ricerca. Il processo, però, non si attua attraverso una mimesi passiva
della propria autobiografia, piuttosto è quest’ultima ad essere
“truccata”. La vita reale quindi si mescola alla finzione per giungere,
paradossalmente, alla vera realtà. Fondendo indistricabilmente dati
verificabili con dati fittizi si può arrivare a delle verità
trascendenti, sia pure negative.
Pubblicato da: valentina - 07.05.08 22:15
"Ho visto che su vibrisse è scoppiata una polemica attorno al libro di Covacich. Ovviamente ognuno può leggerlo e apprezzarlo o meno - a me è piaciuto tantissimo."
A me non pare che sia 'scoppiata' una 'polemica', semplicemente chi lo aveva letto (va distinto da chi non lo aveva letto) ne ha parlato garbatamente, mettendo in rete le sue idee, sulle quali secondo me varrebbe la pena confrontarsi, invece di derubricarle a 'polemica'.
"Ma piuttosto che discutere sul fatto se sia bello o meno, penso che il libro meriti attenzione per altri motivi: Covacich ha deciso di mettere in scena se stesso."
Mi pare che non si sia discusso sul bello-brutto ma su cosa il libro 'faceva'.
"Certo la sua non è una scelta narcisistica, non è una scelta dettata dalla volontà di raccontare che ha tradito la moglie. E' piuttosto un'esigenza, una voglia di capire, di approfondire e, magari di superare il dramma vissuto."
Come diceva sopra Mozzi, le motivazioni dell'autore sono dell'autore. Altrimenti dovremmo gettare nel camino i dipinti di Sironi perché voleva mitizzare il fascismo. Oppure considerare straordinario un brutto libro scritto con le migliori intenzioni del mondo.
"Sin dagli albori, infatti, la letteratura è sempre stata foriera di verità più profonde rispetto a quelle che si possono trovare nel corso di una vita."
E' un confronto impossibile: la 'letteratura' e l'esperienza di una vita non sono contrapposte. Se nei libri troviamo qualche parola di verità, è perché qualcuno vivendo ha capito qualcosa della vita. La letteratura (tutta l'arte) è lo strumento per esprimere queste verità esistenziali. E' bello anche dire il luogo in cui si può dire una verità (non l'unico, ovviamente).
"Poi non importa se ciò che ci viene raccontato è verità pura al cento per cento o se, in qualche caso, l'autore bara."
Ma questo si è sempre detto e fatto, questa è la letteratura, lo strumento di una verità poetica.
"[...]l’autofiction non mira a raccontare la verità, ma punta alla ricerca della realtà [...]"
'autofiction' è un'etichetta per fare ordine tra i testi, ma mi pare abbastanza superficiale, come tante altre etichette che vanno di moda ora: 'fiction' 'faction' eccetera. Non dice nulla dell'avventura che viviamo leggendo il testo.
"Covacich ha usato il proprio io come una cavia da laboratorio, come soggetto per un esperimento."
Secondo me è meglio finirla con queste frasi pompose, e soprattutto non utilizzarle per trarne delle conseguenze pseudologiche.
"in effetti, Prima di sparire colpisce non solo l'autore e coloro che sono coinvolti nelle vicende, ma anche il lettore che ne esce con un senso profondo di nausea."
'in effetti' non succede così, almeno a me. Non ho chiuso il libro con un senso di nausea. Il libro dal punto di vista della 'verità poetica' è irrilevante. Mi sono trovato davanti il solito spettacolo dell'epoca - come mi arriva dalla televisione per esempio - senza aggiungere nulla, soltanto 'organizzandolo' con gli strumenti letterari (utilizzati con molta abilità, perché Covacich è un bravo scrittore).
Dico che dal punto di vista della verità poetica è irrilevante perché è privo di qualsiasi rapporto con l'altro (anche distruttivo per carità...). Per questo trovo curiosissimo che Covacich nel poscritto parli di 'testimoni'. Invece per esempio 'Se questo è un uomo' è un libro che fa stare immensamente peggio il lettore perché gira tutto sull'uomo: l'altro nel grado più alto. Ecco perché ci sconvolge così in profondità (e forse ci cambia), a differenza di libri più descrittivi sugli orrori dei campi di sterminio.
Pubblicato da: andrea barbieri - 07.05.08 22:44
...E' bello anche dire: la letteratura è il luogo in cui si può dire una verità...
Pubblicato da: andrea barbieri - 07.05.08 22:46
Mi chiedo perché i commenti di Iannozzi siano accanitamente, nel bene e nel male, a vuoto. Con tante parole che meriterebbero d’essere taciute, si ostina a commentare. Sulla pagina adesso on line si contano ben 2 commenti insignificanti. Chiaro che Iannozzi faccia pure quel che vuole…Difficile però poi credere che Giuseppe Iannozzi non cerchi altro che pubblicità, di sito in sito dop’anche ripetuti e indignati addii, in un modo o nell’altro. Uno, legittimamente, l'ipotesi, il dubbio, se li fa venire per forza di cose. Ma se arrivo su Vibrisse e trovo 2 commenti inutili, allora mi faccio delle domande. A vuoto, senza risposta, perché le motivazioni di Iannozzi sono fuori dal testo e dai commenti: nel suo corpo e nella sua mente. Ringrazio comunque Iannozzi. E chiudo qui, che non ho altro tempo da perdere.
Pubblicato da: cb - 08.05.08 02:54
Porcacciamiseria Mozzi, me l'ha tirata un'altra volta. Ho comprato pieno di rinnovata fiducia il libro della Sgaggio, 16 eurini mica noccioline, ed è una cazzata micidiale come quello di Onorato che tanto pubblicizzava qualche tempo fa e ancor prima Colombati e amici vari. Reclamo formalmente. Ma come li sceglie 'sti libri? Come Berlusconi i Ministri?
Pubblicato da: sergiop - 08.05.08 16:10
Anonimo del commento qui sopra, se vuole i soldi indietro mi spedisca a casa la sua copia del libro. Dovrà aggiungere il suo nome e il suo indirizzo. Inoltre dovrà fornirmi la prova di essere l'estensore del commento qui sopra. Provvederò a rimborsarle via vaglia (o in altri modi, se preferirà) il costo del libro e quello della spedizione.
Pubblicato da: giuliomozzi - 09.05.08 00:40
Ahahah, Mozzi, sei simpatico. Se l'anonimo qui sopra dei "16 eurini" davvero ha le palle di rimandarti il libro e farsi rimborsare, me lo dici che ti offro una birra? Peccato che non lo farà mai, sono vermi, e i vermi non "fanno", strisciano e basta.
Pubblicato da: lambertibocconi - 09.05.08 07:49
"Me ne vergogno un poco, e mi fa male / vedere un uomo come un animale. ..." (Franco Battiato, "Povera patria")
Pubblicato da: giuliomozzi - 09.05.08 07:57
Ecco il mio indirizzo:
Joseph Alois Ratzinger
C/o Santa Sede Città del Vaticano
CAP: SCV-00120 ROMA
La ringrazio, mi farebbe proprio comodo avere indietro quei 16 euro
Non citi Battiato per favore.
Pubblicato da: az - 09.05.08 09:14
Gliela dedico, Signor Giulio (Mozzi). :-)
Francesco Baccini
Giulio, da Nomi e Cognomi, 1992
Giu',giu',giu'giu',giu-lio-o (5 volte)
Chi ha mangiato la torta?
Andreotti
Chi ha permesso il calo della borsa?
Andreotti
Ma lasciatelo stare, poverino
questo dargli addosso e' assurdo e cretino.
Chi ha sbagliato manovra?
Andreotti
Chi c'e' dietro la piovra?
Andreotti
Siamo tutti pieni di pregiudizi
convinti di pulir l'Italia da tutti i vizi.
Giulio ti salvero'u-uo u-uo
saro' il tuo don chisciotte eh eh
Giulio ti difendero' u-uo u-uo
sarai la mia mascotte eh eh
e come fece balilla che un giorno perse il controllo
le malelingue io lapidero'-o'-e io ti difendero'
Giu',giu',giu.giu,giu-li-o (4 volte )
Chi ha baciato cicciolina?
Andreotti
Chi non paga mai in tribuna?
Andreotti
Ma lasciatelo stare, poverino
questo dargli addosso e' tipico italiano
Chi incasina il partito?
Andreotti
Ma perche' non ho marito?
colpa di Andreotti
Siamo tutti pieni di pregiudizi
convinti di pulir l'Italia da tutti i vizi
Giulio ti salvero' u-uo u-uo
saro' il tuo don chisciotte eh eh
Giulio ti difendero' u-uo u-uo
sarai la mia mascotte
e come fece balilla che un giorno perse il controllo
le malelingue io lapidero'-o e
a mani nude
io ti, io ti,io ti,
Giu, giu, giu, giu', giu-li-o
Giu, giu. giu. giu, giu le mani
Giu',giu', giu', giu',giu-li-o
Giu', giu', giu', giu, giu-li-o
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 09.05.08 13:13
Scherzi e servetti della gleba a parte Mozzi, lo sa che i libri che fa sono decisamente brutti. E' una considerazione spontanea dopo averli sfogliati per un attimo. Non soffra perchè non piacciono e perchè non vendono. Sono brutti, da vedere e da leggere. Non è solo il lanciarli nel modo sbagliato. Niente di personale, e non cerchi scuse dietro all'anonimato di questo post. Scenda dal piedistallo e sappia cogliere invece una volta tanto dei buoni consigli
Pubblicato da: az - 09.05.08 19:00
Anonimo, ho detto: 16 euro più le spese di spedizione. Questa è la mia offerta. Mica c'è bisogno che il tuo indirizzo lo pubblichi qui. Puoi mandarmelo privatamente. Mi impegno a non divulgarlo.
Pubblicato da: giuliomozzi - 09.05.08 19:24
Tra parentesi. Io - che non ho nulla contro il discorso anonimo, nulla contro l'uso di nomignoli eccetera - cerco spesso di far capire che ci sono cose che anonimamente si possono fare, cose che anonimamente è difficile fare, e cose che anonimamente è impossibile fare.
L'anonimo attuale protesta per i 16 euro che ha spesi, e che gli pare di aver speso male. Potrei dirgli: guarda i libri con un po' d'attenzione, anziché sfogliarli un attimo. Invece io sono buono come il pane, e gli dico: ti restituisco i soldi. L'anonimo è, evidentemente, in difficoltà: perchè è difficile accettare il rimborso conservando l'anonimato (ricordo che, per esigere il rimborso, l'anonimo dovrà non solo svelarsi, ma anche fornire la prova di essere proprio lui, lui che svela il suo nome, colui che prima non lo svelava. E il difficile penso sia proprio questo).
Ora: che scopi ragionevoli può avere, la protesta per la cattiva qualità di un prodotto? A me pare che siano tre:
- chiedere il rimborso dei soldi spesi,
- chiedere la sostituzione del prodotto,
- far sapere al pubblico che il prodotto non è buono.
La prima e la seconda cosa, come ho già detto, sono assai difficili da farsi anonimamente. Ma anche la terza presenta i suoi problemi. L'indicazione: "Questo prodotto non è buono" può essere efficace in due modi:
1. se la critica al prodotto è ampia e argomentata; in sostanza, se la critica dimostra da sé la propria autorevolezza;
2. se la critica al prodotto, benché magari stringatissima e ridotta al solo giudizio ("non è buono") proviene da una fonte autorevole.
Io posso accettare come "autorevole" anche qualcuno che non so chi è: ma si tratterà di autorevolezza che si costruisce nel tempo. Se verifico che Anonimo dice sempre, o spesso, qualcosa di sensato, potrò decidere di fidarmi "a priori" di Anonimo. Al contrario, un anonimo senza storia non vedo come possa risultare autorevole.
Quindi: come può, uno che rinuncia ai mezzi per essere autorevole, raggiungere lo scopo di far sapere al pubblico che il tal prodotto non è buono? In nessun modo, credo.
Per concludere: se una persona interviene qui, anonimamente e con un nomignolo che si vede più o meno per la prima volta, e dice: questo libro è una cazzata; questa persona che interviene anonimamente (e che non ha intenzione di uscire dall'anonimato) può risultare autorevole grazie alla sua storia?
No.
Può risultare autorevole grazie all'ampiezza e articolazione del suo intervento?
No.
Può quindi far sapere al pubblico che il prodotto non è buono?
No.
Può chiedere i soldi indietro?
No.
Può chiedere la sostituzione del prodotto?
No.
Ovvero: in certi casi, scegliere l'anonimato significa assicurarsi l'impossibilità di raggiungere gli obiettivi possibili.
E questo, si badi, anche se la persona che interviene anonimamente avesse ragione. Anche se il libro fosse davvero una cazzata, l'intervento anonimo risulterebbe di efficacia nulla.
(Se poi l'obiettivo è quello di dire di nascosto cacca pipì, e poi sentirsene tutti fieri, allora è un altro discorso).
Pubblicato da: giuliomozzi - 10.05.08 08:42
Giulio buono come il pane. Questa me la segno a futura memoria. :-D
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 10.05.08 14:55
mozzi mi ha convinto col suo ragionamento filosofico matematico. i libri che fa lei sono tutti belli bellissimi, i migliori del mondo.
trA PARENTESI, LI AVEVO SFOGLIATI PERCHè ERO ALLO STAND DELLa sua casa editrice... e la sgaggio non solo ha scritto un libro bellissimo interessantissimo e migliore del mondo ma è stupenda e all'indirizzo indicato vorrei mi mandasse anche la sua fotografia e il cellulare
Pubblicato da: rutger - 11.05.08 17:29
Oh, sì, certo, anonimo, li hai sfogliati allo stand, alla Fiera di Torino. Peccato che alla Fiera di Torino non ci fosse nessuno stand con i libri Sironi.
Pubblicato da: giuliomozzi - 12.05.08 06:27
A proposito, che hai combinato Giulio perché alla Fiera quest'anno non ti accettassero? Secondo me come Tyson hai cercato di staccare a morsi gli orecchi dei tuoi avversari. :-D
OM
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 12.05.08 07:38
Ma non è davvero TROPPO VECCHIA questa storia che basta che una donna sia bella e allora uno si permette di trattarla ovunque come se si fosse in discoteca o che ne so? Rutger, sei veramente un rutto. Io, anche se uno di fronte a me è deficiente, non mi permetto di apostrofarlo in prima battuta e di fronte al mondo in termini da Cottolengo. NB: non mi interessa una risposta del rutto anonimo, ma eventualmente sapere che cosa ne pensano gli altri. Un saluto alla brava Federica Sgaggio.
Pubblicato da: lambertibocconi - 12.05.08 09:40
[ho cancellato un commento d'una persona che si firmava, presumo senza esserlo, Anna Lamberti-Bocconi]
Pubblicato da: anonimo - 12.05.08 11:19
Ok, sono Anna Lamberti-Bocconi quella vera e prego di cancellare il commento qui di sopra controllando l'IP perché non è mio. Caro Mozzi, anche su questo blog siamo al punto della violenza psicologica e neanche tanto strisciante sulle donne. Mi dispiace.
Pubblicato da: lambertibocconi - 12.05.08 14:08
Iannozzi, non diffondere false notizie. Alla Fiera ci sono stato più che accettato: ci sono stato quattro giorni, ho partecipato a vari eventi eccetera. Mi hanno dato pure l'accredito.
Pubblicato da: giuliomozzi - 12.05.08 17:13
Anna, è capitato anche a me, è un segno di grande onore personale :-))))
Ah, anche per me Mozzi usò una forma dubitativa tipo il 'presumo senza esserlo', istillando (si usa 'istillando' senza n?) il dubbio che nessuno avesse abusato della firma e che avessi fatto tutto da solo. Che ce voi fa', Mozzi lo disegnano così... :-D
Pubblicato da: andrea barbieri - 12.05.08 18:20
...e dire che è uno dei più bravi scrittori che abbiamo in Italia.
ok, Giulio, ho sbagliato, ex-scrittore, se no poi dici che diffondo notizie false e tendenziose... :-)
Pubblicato da: andrea barbieri - 12.05.08 18:26
Signor Mozzi, perché non c'era lo stand Sironi?
Se è per questo c'ero anch'io alla Fiera, ho partecipato a diversi eventi, ho conosciuto e riconosciuto persone, ecc. ecc.; però non avevo uno stand.
Dalle sue parole al commento id. Pubblicato da: giuliomozzi - 12.05.08 06:27 : "Oh, sì, certo, anonimo, li hai sfogliati allo stand, alla Fiera di Torino. Peccato che alla Fiera di Torino non ci fosse nessuno stand con i libri Sironi."
C'era uno smiley grosso quanto possibile, questo per la precisione. Se non ne conosce il significato, approfondisca:
http://it.wikipedia.org/wiki/Smiley
Per cortesia, la finisca di dire fesserie: "Iannozzi, non diffondere false notizie".
La invito dunque a rileggere il commento con quello smiley che Lei ha ignorato, per distrazione o che altro, stravolgendo la sostanza cordiale e amichevole della mia frase.
E' sempre un piacere parlare con Lei. E' ironica quest'ultima osservazione. Puntualizzo a parole giacché gli smiley Lei o li ignora o non ne conosce il significato. O forse è distratto. Non ci è dato di sapere. E continui pure a conversare con gli anonimi: anche questa è osservazione ironica.
Noto con dispiacere che in questi sei mesi circa di assenza da Vibrisse Lei non è cambiato d'una virgola. Questa è invece osservazione senza ombra di ironia.
Ci risentiamo fra altri sei mesi. Forse. Chiudo.
In ogni caso, cordialmente,
g.i.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 12.05.08 18:50
Non ho modo di avere la certezza che la persona che sostiene di essere Anna Lamberti-Bocconi "quella vera" sia la stessa persona che abitualmente si firma "lambertibocconi", perché quasi ogni intervento firmato "lambertibocconi" risulta avere un Ip diverso.
Quindi, caro Andrea, poiché cerco di stare attento a quel che dico (ed è per questo che sono uno dei più bravi scrittori che abbiamo in Italia), non dico che *sono certo* che la persona che ha scritto quel commento non sia Anna Lamberti-Bocconi "quella vera", ma che *presumo* che non lo sia.
Pubblicato da: giuliomozzi - 12.05.08 18:53
Che operazione spregiudicata, Covacich!
Nori la ripete da quindici anni, forse non ve n'eravate accorti...
Pubblicato da: Christian Frascella - 12.05.08 21:57
Come ho l'IP diverso? Forse perché certe volte posto dall'ufficio? OK, ora posterò sempre da casa. Eccomi qui, "quella vera". Ma che fatica!
Pubblicato da: lambertibocconi - 12.05.08 23:12
Ok Giulio, immagino che il problema sia di ip. Però mi pare un eccesso di cautela, anche perché non so tu, ma io avevo capito che il post non era di Lamberti Bocconi, avendo Lamberti Bocconi una coerenza di idee e di stile.
Era invece una carognata contro quella coerenza.
Giulio sull'ultimo ttL è uscito un articolo di Barilli su Prima di sparire, tra l'altro sembra rispondere puntualmente - senza citarlo - al tuo blog.
Pubblicato da: andrea barbieri - 12.05.08 23:23
@ Frascella
torna verso la cima, un post del 07.05.08 alle ore 22:44 risponde alla tua domanda del 12.05.08 ore 21:57, forse non te n'eri accorto... :-D
Pubblicato da: andrea barbieri - 12.05.08 23:31
Meglio un eccesso di cautela o una carenza di cautela?
Pubblicato da: giuliomozzi - 13.05.08 07:38
1) Cari Andrea e Giulio, mi sento chiamata a dire la mia visto che c'è di mezzo il mio nome. Sono convinta che Giulio sia abbastanza intelligente e intuitivo da capire che - e per stile e per contenuti - il falso intervento a mia firma era appunto un falso. Ha però voluto in questo caso fare il "super partes" e richiamarsi non a un'evidenza intuitiva ma all'imparzialità della giustizia, ai dati incontestabili, freddi e astratti che rendono quella signora implacabile con in mano la bilancia "uguale per tutti". Ecco quindi il dato dell'IP come unico dato probante di identità e la conseguente non certezza totale sulla mia, dato che ho scritto da pc diversi.
Su questo piano, e forse ti suonerà strano, caro Andrea, io sono anche d'accordo. Un giuspositivismo fondato e rigoroso alla Norberto Bobbio: che sogno! Però a questo punto, faccio notare che il concetto di cautela, quantomai soggettivo ed emotivo, non c'entra più niente. In altri termini: se Mozzi non vuole ammettere la costanza della mia identità perché per fare questo la legge prescrive sempre e comunque a priori di basarsi oggettivamente solo sulla costanza degli ip, mi va più che bene. Ma invece il richiamo alla cautela mi suggerisce che la scelta di basarsi sulla costanza degli IP per decidere di un'identità viene fatta a posteriori, per un'esigenza che non è quella pura astratta e preliminare della legge stessa. E allora non mi va più bene: se passiamo a quest'altra dimensione, allora invito anch'io a considerare per decidere dell'autenticità di una firma elementi quali contenuto, stile e contesto, e ad appoggiarsi ad altro che all'astrazione dell'oggettività (che sembra un paradosso, ma invece è così). Spero di essermi spiegata.
2) Ma del fatto tanto meschino di cui dicevo nel commento 12.05.08 09:40, che persino in un blog di letteratura "basta che una donna sia bella e allora uno si permette di trattarla ovunque come se si fosse in discoteca", mostrandole metaforicamente l'uccello (aggiungo qui per essere più esplicita), non importa veramente niente a nessuno? E' una mia impressione paranoica? Ho detto una sciocchezza?
3) I miei saluti.
Pubblicato da: lambertibocconi - 13.05.08 08:52
Iannozzi, in Fiera non c'era uno stand di Sironi perché l'editore, vista l'impossibilità di ottenere dalla Fiera uno stand meglio posizionato rispetto agli anni scorsi, ha deciso che preferisce investire su altri eventi piuttosto che su quello torinese.
Ma questo che c'entra? La tua battuta - che non ho trovata né "cordiale" né "amichevole" - era su di me, non su Sironi.
Sì, io ignoro gli smiley. E trovo sgradevole che uno pensi di potersela cavare mettendo alle sue parole la foglia di fico dello smiley.
Leggo con stupore la frase: "Noto con dispiacere che in questi sei mesi circa di assenza da Vibrisse Lei non è cambiato d'una virgola". I casi sono due: o io sono stato assente sei mesi da vibrisse senza nemmeno accorgermene, o qui c'è un lapsus. Interpreto: Iannozzi vuol dire che per sei mesi si è astenuto dall'inserire commenti in vibrisse, ma letteralmente dice che *io* sono stato assente per sei mesi da vibrisse. Quindi Iannozzi è convinto (strane cose fa l'inconscio) di essere me.
Pubblicato da: giuliomozzi - 13.05.08 09:01
'Meglio un eccesso di cautela o una carenza di cautela?'
Secondo me meglio di tutto è il buon senso: bastava mandare una mail a ALB chiedendole quale post è suo e quale no (la sua mail è infatti pubblica ed è sempre uguale, a parte il caso dell'intervento cancellato, in cui era palesemente falsa). Così si scioglievano tutti i dubbi.
Pubblicato da: andrea barbieri - 13.05.08 09:36
No, così il dubbio non si scioglie. Che quel commento non fosse di Anna Lamberti-Bocconi "quella vera", era già scritto nel commento successivo. Ma se vogliamo sapere se Tizio dice la verità, non basta che gli domandiamo se dice la verità o no. Abbiamo bisogno di un riscontro.
Certo: ci sono persone delle quali ragionevolmente io "mi fido". E io ho deciso che ha senso che io "mi fidi" delle persone che conosco di persona. Cosa che non si dà per Anna Lamberti-Bocconi.
Pubblicato da: giuliomozzi - 13.05.08 10:09
quasi OT: una piccola precisazione per quanto riguarda l'assenza di Alpha Test/ Sironi in fiera quest'anno. come già ha detto giulio, l'editore ha ritenuto di saltare un giro in attesa di uno stand che, per collocazione e dimensioni, rispondesse meglio alle necessità dei due marchi. questo dovrebbe avvenire il prossimo anno: perciò nel 2009 potrete "davvero" sfogliare tutti i libri sironi che vorrete e, nel caso, fare pure due chiacchiere con noi della redazione e dell'ufficio stampa (come qualcuno ha già potuto vedere nelle scorse fiere, lo stand lo gestiamo noi: con un sacco di fatica ma anche con parecchio piacere e divertimento). tra l'altro, a proposito di "altri eventi", anticipo che il 29 maggio (dalle 17 alle 02 del mattino!), nell'area della Triennale Bovisa a Milano, ci sarà una festa della piccola editoria cui Sironi parteciperà insieme a numerosi altri. più avanti credo che giulio metterà su vibrisse indicazioni più precise, ma intanto segnatevi l'appuntamento (soprattutto se vi siamo mancati a torino =D). saluti a tutti. paola
Pubblicato da: paolab. - 13.05.08 11:04
"Ma se vogliamo sapere se Tizio dice la verità, non basta che gli domandiamo se dice la verità o no. Abbiamo bisogno di un riscontro."
Se tu scrivi alla mail privata di ALB, può risponderti soltanto la vera ALB. Se poi tu hai bisogno di conoscerla di persona per fidarti di ciò che per mail ALB ti dice, cioè pensi che sia ragionevolmente supporre che la vera ALB possa mentirti per mail, allora ti dico che sei una persona irragionevole.
Curiosamente l'iper-razionalizzazione che pratichi in continuazione nelle tue risposte sul blog è la forza della tua letteratura. Crea un salto di potenziale tra ciò che il lettore umanamente si aspetta e la desolazione del mondo iper-logico, iper-oggettivo che metti in scena.
Sembri quella strana entità che sono i due gemelli della Trilogia della città di K, quando nei loro temi si impongono di scrivere cose che non possono essere discusse. Scrivono cose oggettive, ma le loro frasi sono molto più importanti per quello che non dicono, per i vuoti. Quindi sono massimamente ambigue e circondano di desolazione il lettore.
Grande arte, sicuramente.
Pubblicato da: andrea barbieri - 13.05.08 11:40
E se il falso commento firmato "lambertibocconi" fosse stato scritto proprio da Anna Lamberti-Bocconi? Il fatto che Anna Lamberti-Bocconi lo neghi, non è sufficiente.
Certo: è bizzarro che uno pubblichi propri falsi commenti. Ma alcuni casi, qui in vibrisse, li ho già visti. Ad esempio, una persona pubblicava commenti e poi mi scriveva sostenendo di non esserne l'autore e chiedendomi di cancellarli. Un'altra persona scriveva dei commenti con un nome finto e poi, con il proprio nome vero, dei commenti in cui insultava il nome finto.
Il buonsenso, Andrea, ha il difetto di non funzionare nei casi limite. E qui, piaccia o non piaccia, è tutto un fiorire di casi limite.
Pubblicato da: giuliomozzi - 13.05.08 12:05
Per Anna. Cautela: "Clausola di un atto giuridico per prevenirne la nullità, l’impugnazione o l’inadempienza" (De Mauro).
Se cancello un commento firmato "lambertibocconi" nella convinzione che sia un commento falso, ma senza averne la prova inoppugnabile, avverto che non ho la prova inoppugnabile. Mi prendo quindi tutta la responsabilità della decisione: non cancello quel commento perché "è" falso, ma perché "io presumo che sia" falso. Così spero che nessuno tenti di "impugnare" la mia decisione accusandomi di aver nascosto di aver agito senza la prova.
Questa è la mia cautela.
Circa il punto due, vedi
http://www.vibrissebollettino.net/archives/2008/04/percha_tutti_ve.html
Pubblicato da: giuliomozzi - 13.05.08 12:20
Riguardo al punto 1, ok. Non ho capito bene allora che garanzia possano dare gli IP, ma a questo punto ammetto che è una mia ignoranza dell'informatica.
Punto 2: lo so, anch'io avevo letto e lasciato un breve commento allora. Mi piacerebbe però che ogni volta che succede si martellasse sull'argomento, perché se no quel maschilismo di merda, quando non è eclatante come nel caso di cui sopra, ma è appena accennato e subdolo come nel commento 11.05.08 17:29, scivola nello scontato e nel "normale" coi risultati appunto deprecati qui da me con povere parole e quella volta là da Mozzi meglio.
Anna Lamberti-Bocconi, via Carlo Forlanini 27, Milano.
Pubblicato da: lambertibocconi - 13.05.08 12:47
Con tutto il rispetto, senza alcuna volontà o interesse a scatenare una polemica, quando a una Fiera internazionale e importante come quella del Libro di Torino, uno che si occupa di quel settore è assente, cioè non ha uno stand sul luogo, i motivi in genere sono ben altri, e due in particolare:
1) precarie condizioni economiche della società. 2) non aver nulla da presentare di interessante.
Ci sono posti in cui si va e basta.
Pubblicato da: sandro - 17.05.08 10:44
I motivi, nel caso in questione, sono quelli detti.
Pubblicato da: giuliomozzi - 17.05.08 23:37
