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22.03.08

La più dolce morte per Il più dolce delitto

di giuliomozzi

[Giancarlo Onorato ha risposto a questo articolo con una lettera. gm]

Leggi la scheda editoriale di Il più dolce delittoTra i romanzi che l'editore Sironi, del quale sono consulente per la narrativa italiana, ha pubblicato nel 2007, quello più bello e più sicuro è, secondo me, Il più dolce delitto di Giancarlo Onorato. Dico "più bello" e "più sicuro", e a questi due distinti aggettivi ci tengo. Quello che sto per dire non è molto logico, ma spero di farmi capire. Ci sono diversi (non so quanti) tipi di bellezza. C'è la bellezza della grazia, ad esempio, e la bellezza dell'autorevolezza. Ecco: quando Giancarlo Onorato cominciò a farmi leggere alcuni testi scritti da lui (racconti, inizialmente), fui colpito proprio dall'autorevolezza della sua scrittura. La bellezza delle pagine che leggevo non era seduttiva, non era figlia della grazia, non era frutto di studiata eleganza, non era disinvolta; era, in somma, autorevole. E la sensazione diventò ancora più forte quando lessi il romanzo. Leggevo, e pensavo: "Sarà un gioco da ragazzi, promuovere questo libro. La sua bellezza è così evidente, così autorevole, che basterà dire a qualunque giornalista di cultura, a qualunque critico letterario, tolle et lege, e il libro sarà sicuramente lodato come e quanto merita".

Tutto il contrario.

Il più dolce delitto è stato ucciso con la più dolce delle morti editoriali: il vuoto assoluto (non è il primo né l'ultimo, sia chiaro). Praticamente nessuno ne ha parlato (vedere, per credere, le recensioni). In giro non s'è visto. Nessuno si è alzato in piedi per dire: "Ragazzi, questo Giancarlo Onorato non è solo un musicista coi fiocchi, è anche uno scrittore vero; e il suo romanzo è imperdibile".

L'editore ha lavorato il libro come meglio ha potuto; l'ufficio stampa si è dato da fare come al solito e più del solito; per due mesi io ho parlato di questo libro a tutti quelli che mi capitavano a tiro. Risultati: zero. Poi, quando l'amico scrittore al quale per la terza volta parlavo di Il più dolce delitto per la terza volta ha fatto la faccia di chi non l'aveva mai sentito nominare, e per la terza volta mi ha detto: "Interessante questo libro, da come me ne parli. Domani lo compro", allora non ci ho visto più. Ho mandato a quel paese l'amico scrittore e mi sono detto: "Sarò cretino io. Sarà, questo libro, una bufala. Sarò, io, incapace di interessare altre persone a questi testi che mi sembrano così vitali. Sarà che non capisco proprio niente".

Qualche giorno dopo l'amico scrittore si fa vivo e mi dice: "L'ho letto. E' proprio bello. Vedi, il fatto è questo: io devo scegliere che libri leggere, no? Come tutti. E leggo, alla fin fine, i libri dei quali una persona, due persone, tre persone mi parlano. Alla fin fine, poi, ti dirò, si finisce col leggere soprattutto i libri degli amici. Ma comunque, c'era questo Onorato, sì, e tu me ne avevi parlato, sì, però me ne parlavi solo tu. Capisci? E così non mi si è attivato niente, in testa. Poi ti ho visto così esasperato, che ho pensato: orpo, magari questo libro è proprio da leggere. E in effetti sì. E' proprio da leggere".

Così, alla fin fine, mi sono sentito un po' meno cretino. In questi giorni, che sono giorni di ripensamenti, ho riletto Il più dolce delitto. E sono ancora convinto. Convintissimo. Questo romanzo era da pubblicare, è molto bello, è istruttivo, è eticamente fortissimo, è scritto benissimo, è uno dei pochi romanzi-romanzi che si pubblichino in Italia - voglio dire, uno dei pochi romanzi italiani che mi sebrino avere un respiro europeo, internazionale.

E quindi, per piacere, se qualcuno ancora si fida del vecchio pazzo che sto diventando, vada in libreria e si compri questo libro. Dovrà ordinarlo, presumo. Lo ordini, se lo compri e se lo legga. E se dopo averlo letto lo giudicherà una minchiata: mi spiace, ma avrà torto marcio.

La scheda editoriale.

Giancarlo Onorato. Maledizione e redenzione.

Tutti i dischi di Giancarlo Onorato.

"Onorato riesce a mettere a nudo, con pagine di un lirismo straziante, la complessità dell’animo umano, la perfettibilità dell’uomo, il suo continuo azzerare convinzioni e verità, per mettersi continuamente in discussione, toccando anche i bassi gradini del lecito, lasciandosi trascinare in perversioni, a volte, inspiegabili, in questo dominio assoluto della passione che tutto obnubila e annulla" (leggi per intero la recensione di Rossano Astremo).

"Il più dolce delitto, infine, è la scoperta e l’assunzione in sé della propria indefinita e indefinibile voglia di esistere e di affermarsi, ognuno a partire dalla propria unicità. E’ l’abbattimento di ruoli, confini, metodi, categorie, sessi, in cui tutto si mescola e si confonde, riducendo le idee di sconfitta e vittoria a miseri schemi obsoleti" (leggi per intero la recensione di Lamberti Bocconi).

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 22.03.08 10:15

Interventi

Per curiosita'(ma potrebbe avviare una discussione interessante): cosa significa, per un romanzo italiano, avere un respiro europeo, internazionale?
E cosa significa che la maggior parte dei romanzi italiani oggi non ce l'ha?

Pubblicato da: Emanuele Pettener - 22.03.08 13:10

Forse significa, semplicemente, avere alle spalle delle esperienze di lettura (dei nutrimenti di lettura) internazionali. E non avere dentro niente di "pittoresco" (paradossalmente: niente di quello che gli agenti in Italia delle grandi case editrici internazionali chiedono a un romanzo italiano: la pizza, le Brigate Rosse, Venezia ecc.).

Pubblicato da: giuliomozzi - 22.03.08 14:50

sembra interessante.
(ma davvero giulio hai letto tutti i romanzi italiani? orca loca!)
purtroppo non sembra essere sufficiente scrivere cose belle, di qualunque bellezza possibile, o leggerle, o farle pubblicare, o dirlo a tutte le persone che si conoscono che esistono, perché queste a loro volta leggano etc.
a me più una cosa mi viene pubblicizzata, e meno viene voglia di leggerla (parlando di libri), e poi mi piace sempre riuscire a toccarla ed annusarla, magari, prima.
buone feste.

Pubblicato da: andrea branco - 22.03.08 14:55

Seguo il filo del ragionamento e domando: 1)perche' pochi romanzi italiani hanno questa qualita'? 2) Significa forse che i romanzieri italiani, per la maggior parte, non leggono narrativa straniera? 3)E, piu' specificatamente, perche' molti romanzi avrebbero (e i romanzieri italiani inserirebbero) elementi pittoreschi? 4) Forse pensano al mercato internazionale? I romanzieri italiani ci pensano al mercato internazionale quando scrivono?
Grazie, e buona Pasqua.

Pubblicato da: Emanuele Pettener - 22.03.08 15:40

Andrea, no: non ho letti tutti i romanzi italiani. La mia affermazione è piuttosto arrischiata.
(Tra parentesi: poiché di questo romanzo si è parlato pochissimo, non credo possa rientrare tra le cose troppo pubblicizzate. Poiché è rapidissimamente uscito dalle librerie, non avrai la possibilità di toccarlo e annusarlo: se non ordinandolo).

Emanuele: 1, non so rispondere ora. Ma mi impegno a rispondere a breve. 2, sì. I lettori di Uwe Jonson, John Barth o Samuel Beckett, per dirne tre di - secondo me - imprescindibili, si contano sulle dita d'una mano. 3, è ormai inevitabilmente "pittoresco", ad esempio, il racconto della provincia (un pittoresco, peraltro, non apprezzato particolarmente all'estero). O il racconto della piccola borghesia televisivizzata. E mi azzardo a dire che, secondo me, molti narratori non percepiscono, dell'Italia che li circonda, che il "pittoresco". 4, quasi nessuno ci pensa, secondo me. Ma, ovviamente, su ciò che altri pensano si possono fare solo elucubrazioni.

(C'è una frase in premessa, nel mio articolo: che avrei fatto un discorso poco logico).

Pubblicato da: giuliomozzi - 22.03.08 15:54

Quello che fa spavento a me, è quando il tuo amico scrittore dice: si finisce col leggere soprattutto i libri degli amici.

Pubblicato da: Francesco B. - 22.03.08 15:56

Fa spavento, si.
Buona Pasqua, Giulio.

Pubblicato da: Felice Muolo - 22.03.08 17:04

ok. Giulio, non conosco Uwe Johnson, ma di John Barth e Samuel Beckett, se entri in libreria, trovi davvero poco. Di John Barth, credo ci siano due pubblicazioni di Minimum Fax, mentre Beckett, che ce l'ha Einaudi, trovi il Teatro, mentre dei romanzi Murphy e Watt, nelle edizioni cartonate, peraltro, a più di venti euro l'uno. Ora è uscito un altro suo testo in prosa, non ricordo il titolo copertina nera ruvida. Per leggere la Trilogia, biblioteca. Per dire.

Ordinarli, sì. è che sono un lettore parecchio disordinato, e vado ad istinto, inoltre la disponibilità monetaria non è granché. Le mie fonti principali sono gli usati, e gli economici, e comunque mi ci vuole del tempo per decidermi.
Cosa che, con gli usati, finisce per penalizzarmi, visto che a volte poi non li trovo più.
Ora ho visto un paio di libri di Algren che mi attirano. Vediamo.
Pubblicità: leggete Nelson Algren. Ecco.

Tornando ad Onorato, la scheda è interessante. Si vedrà.
Ciao.

Pubblicato da: andrea branco - 22.03.08 17:23

Oh Giulio, è incredibile 'sta cosa. Cioè, il mio amico libraio prende solo libri che gli piacciono. Non sperate di trovare cose alla moda, da lui. C'è questa scelta attentissima ai libri che mette in evidenza che tu entri, ti trovi davanti a un romanzo della Elliot -dico per dire- che ti viene presentato praticamente sull'altare, come fosse il libro europero più venduto del momento. Ebbene, quello di Onorato è restato su quell'altarino per un po'. E io l'altra sera, dopo il corso di scrittura, l'ho preso. Giovedì 13 marzo, ore 21.00. Posso dire una cosa che non depone a favore della mia intelligenza? L'ho preso perché colpito dalla copertina che ho trovato molto bella. Stanotte finisco Il teatro di Sabbath. Pensavo poi di proseguire con le 1500 pagine dei racconti di Cechov, ma ok: leggo prima Il più dolce delitto (titolo già pronto per essere tradotto in inglese pari pari, fra l'altro, mi pare). So già che mi piacerà come spiegava Flaiano in quel famoso e abusatissimo aforisma e come ribadisce Antonio Gurrado in http://www.booksbrothers.it/extra/2/1/416/1 e puntata successiva. Magari ne scrivo sul Corriere, se mi ospitano (da ultimo impiegano dai 20 ai 40 giorni a trovar posto per i miei pezzi).
p.s.: Mi fai preoccupare: il romanzetto nuovo che ho fatto parla, fra l'altro, delle nuove Brigate Rosse...

Pubblicato da: Livio Romano - 22.03.08 22:31

e cmq, i libri di Sironi in libreria si trovano. Oggi ho trovato quello di Tomatis. E l'ho preso.

Pubblicato da: cletus - 23.03.08 00:01

L'immagine in copertina di "Il più dolce delitto" è dello stesso Onorato. Che è persona piuttosto poliedrica.

Pubblicato da: giuliomozzi - 23.03.08 08:08

Posso dire che il disco di Onorato 'Io sono l'angelo' è davvero molto bello.

Pubblicato da: andrea barbieri - 23.03.08 17:52

Poiche' l'argomento mi stuzzica molto, suggerisco altre domande, per Giulio Mozzi e gli altri lettori: 1) Detto cio' che sarebbe pittoresco: cosa invece non e' pittoresco, nella descrizione dell'Italia, e quindi cosa gli autori italiani trascurerebbero?
2) Facciamo dei nomi? O almeno i nomi di chi sa evitare il pittoresco e sa essere europeo?
3) Ma gli autori Tedeschi, Francesi, Inglesi, Russi, Lituani, Baschi contemporanei sanno scrivere con respiro internazionale e quindi trascendono "il pittoresco"? Questi autori vengono piu'richiesti e tradotti all'estero che non gli Italiani?
4) Se si', si puo' dire allora che la nostra letteratura, allora, e' inferiore o considerata tale - non ha la stessa forza, la stessa energia, la stessa universalita'delle altre letterature europee?
5) Se si', ne possiamo rintracciare i motivi? Sono motivi psicologici? Antropologici? Storici? (Perche' mi ricordo Madame de Stael dire cose analoghe a Giulio Mozzi ...)
Grazie.

Pubblicato da: Emanuele Pettener - 24.03.08 15:53

Sono di corsa, tra quarantasei minuti ho il treno. Rispondo alla domanda n. 2 limitatamente al mio lavoro, ossia dicendo quali, tra gli autori la cui pubblicazione ho promossa in Sironi, mi sembrano essere senza dubbio "internazionali". Paolo Nelli, Laura Pugno, Vitaliano Trevisan, Giacomo Sartori, Renzo Tomatis, Luca Berta, Marosia Castaldi, Leonardo Colombati - e appunto Onorato. Ciò non significa che questi siano gli autori dei libri più belli che abbiamo pubblicati (ad esempio, Luisito Bianchi e Umberto Casadei e Maria Luisa Bompani e Giorgio Falco non sono in questa lista, benché i loro libri siano, secondo me, tra i più belli che abbiamo pubblicati). Vado.

Pubblicato da: giuliomozzi - 25.03.08 06:22

Ecco bravo vai.

Pubblicato da: Mane address - 25.03.08 07:14

Ecco bravo vai.

Pubblicato da: Mane address - 25.03.08 07:15

... facile nascondersi dietro l'anonimato e dire "Ecco bravo vai", ma come ti permetti? E' QUESTO il berlusconismo che ha vinto...

Pubblicato da: Livio Romano - 25.03.08 23:56

Ma datti una calmata, Romano, dattela subito.

Pubblicato da: Cane address - 27.03.08 22:19

a me ad esempio dispiace che sia sfuggito questo libro.
E'il tipo di storai che mi interessa, visto che ho vissuto un'esperienza che ha dei tratti comuni con ciò di cui si parla nel libro.
Per cui andrò subito a ordinarlo in libreria.
Io sono una che legge molto le recensioni; eq uesto libro mi è completamente sfuggito.

Pubblicato da: clio - 30.03.08 17:14

anche del romanzo di Casadei si è scritto e detto troppo poco rispetto alla sua bellezza.
perché?

Pubblicato da: flaviavinci - 30.03.08 22:29

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