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29.03.08
"La cartilagine spessa della disattenzione"
[L'autore di questa lettera privata mi ha autorizzato a pubblicarla. gm]
Caro giulio,
probabilmente abbiamo avuto lo stesso sentimento, se tu come me a un anno esatto dalla pubblicazione del mio romanzo, hai avuto l'idea di andare a riprenderlo e domandarti le ragioni della disattenzione di cui è stato sin qui vittima.
Per tutto questo anno-lampo non ho mai aperto una volta Il più dolce delitto, mai dopo il primissimo rapido esame fatto al momento in cui ho ricevuto le mie copie. Questo fino al giorno di pasqua, che per me è un giorno come gli altri, tanto che mi trovavo in studio per le sessioni del nuovo disco. In una pausa di lavoro il libro mi ha chiamato, e allora scorrendolo ho percepito nettamente la sensazione che da noi, in questo momento storico, produrre pensiero rischi di non contare nulla. O di essere un fatto del tutto secondario.
Mi ero concesso un lasso di tempo indefinito prima di concludere che inspiegabilmente quasi nessuno tra gli addetti ai lavori avesse accolto il mio testo, e avevo vissuto di elogi privati, a volte lodi sperticate, ricevute da questo o quel lettore, tra essi mescolati professionisti della sanità mentale, giornalisti musicali che mi hanno proposto collaborazioni a questa o a quella pubblicazione, come gli spiriti sensibili al di fuori di ogni ordine. Certo, radio raiuno mi ha dedicato uno speciale notturno, risoltosi però in musica, e la radio della svizzera italiana mi ha dedicato una puntata di una trasmissione ascoltatissima, ma solo per via dell'ambientazione del romanzo. Ma nessuna traccia visibile tra coloro che avrebbero il ruolo di segnalare il valore o i limiti di un libro. Così, dopo aver fatto la considerazione definitiva, tanto rimandata, che a nessuno è importato di prendere in considerazione il romanzo, digito il mio titolo su google e mi appare il tuo pezzo su "vibrisse".
E questo mi conferma senza più alcun dubbio che nessuno lo ha considerato.
Non so quanto sia significativo valutare se da noi accada più facilmente che altrove, (del resto qui parla uno che ha nel cuore le valigie sempre pronte per tornarsene in svizzera o provare a stabilirsi a berlino). Ciò che conta e va considerata è la netta sensazione di operare per il nulla. E che "la gente" indistintamente, compresi i presunti competenti, si accorga solo di ciò che per ragioni x o y, ottenga visibilità conclamata. Questa visibilità pare di capire che avvenga quasi immancabilmente per fatti di costume, legati a qualche avvenimento, un fatto di cronaca che ti permette di commentare in maniera arguta il tal assassinio, un clamoroso litigio televisivo, un fidanzamento dai risvolti mondani, o l'essere pontificato dagli egemoni dei mezzi di massa, i ferrara, i costanzo. Non ci si accorge mai, o non ci si accorge più, o non ora, di qualcosa o qualcuno per questioni di merito. Dal momento della tua imposizione nasce l'importanza, e il fatto di avere raccolto visibilità comporta come conseguenza una certa qual rispettabilità. In fondo è il ragionamento di chi ti dice di non essersi mosso verso il mio testo non avendone sentito parlare se non da te. Come se per potersi accorgere di qualcosa non basti la parola di un conoscente capace e attento, ma sia necessario che la cartilagine spessa della disattenzione debba essere violentemente lacerata da avvenimenti spettacolari, talmente eclatanti da sovrastare il brusìo indistinto e senza senso in cui viviamo immersi. Solo allora si alza la testa e si rivolgono sguardo e orecchi. Il contenuto di per sé non è motivo sufficiente per muoversi, e questo genera una crescente paralisi intellettiva che investe e travolge tutta la società che, lo si voglia o no, si accresce o si avvilisce a seconda di ciò di cui si nutre. Si potrebbe obiettare che se non se ne parla, non si possa pretendere che qualcosa seppure di valore, venga riconosciuta nel mare magnum delle pubblicazioni di ogni genere. Vero. Ma è quanto descritto sopra a decretare a mio modo di vedere il fallimento a priori del valore come merito, perché oramai ha appreso questo modo di operare anche molta parte di addetti ai lavori ed esperti.
Un amico mi ha fatto notare che è presunzione "presumere" appunto di poter fare un distinguo tra ciò che sarebbe valido da ciò che non lo è, dal momento che qualunque avvenimento, di qualunque natura esso sia, assuma in sé valore a partire dalla fruizione che se ne fa. Da questo punto di vista, per così dire, fenomenologico, di pura catalogazione di un comportamento, (direi persino antropologico), non si può più di tanto commiserare le orde di fruitori di Federico Moccia o quelli di Gigi D'Alessio, giudicando invece positivi e apprezzabili gli estimatori che so, di Gide in lettere o PJ Harvey in musica, giacché a nessuno è dato in assoluto catalogare come più utile ciò che sia di valore da ciò che non lo è. E' affascinante, non trovi?
Non fosse che per il semplice dato storico oggettivo che se ci fossimo solo nutriti di feuilleton e non ci fosse stato ad esempio anche de Sade, forse non avremmo avuto la rivoluzione francese, e molte delle conquiste dei diritti per una vita più dignitosa, nonché il riconoscimento delle potenzialità dell'individuo, sarebbero chimere ancora piuttosto lontane dall'essere riconosciute universalmente; di fatto poi sono tuttora lontane, ma almeno come concetti sono largamente diffusi.
Accettando e condividendo l'atteggiamento da spettatore televisivo che noto intorno a me e di cui mi sento di accusare buona parte dell'intellighenzia italica, (gli stessi per intenderci, o della stessa fatta di coloro che si lanciano in iperboliche analisi su testi e motivi presentati al Festival), perché mai faticare, correndo ogni rischio, per il miglioramento della nostra come dell'altrui vita, se ciò rimane alla fine dei conti un fatto del tutto trascurabile? Facilmente ignorato. Anni e anni di lavoro dimenticati in pochi mesi, e resi vani.
Se davvero siamo "cose" della storia e se è vero che questa macina tutto e tutti senza alcun riguardo, senza che ciò comporti alcuna variazione percepibile nell'ordine delle cose, allora anche solo discettare se sia o meno utile che la gente si accorga di sé, delle proprie pulsioni, dei propri bisogni, attraverso un testo, è già una perdita di tempo. Ma allora non parliamo neppure più di diritti, migliorie, qualità della vita o cose simili di cui riempiamo quotidiani e simposi vari. E non lamentiamoci quando a essere vittime di ogni sorta di ingiustizie siamo noi, presi in prima persona. Poiché con la mancanza di curiosità, di vitalità mentale, di capacità critica, contribuiamo a decretare la morte del valore. Anche del nostro. Se a tutti sta bene così, allora teniamoci questa realtà da fondale cui sono relegate e destinate le idee, e godiamoci il carosello della ribalta di chi è emerso. E buon per lui, chissà che non tocchi anche a noi, prima o poi. Basterà ottenere visibilità nel modo più impensabile, non so, salendo su un tetto, o spogliandosi in pubblico, o prendere clamorose posizioni politicamente scorrette o essere puttana di un qualunque vigente regime per avere ragione e proseliti disposti a crederti utile e necessario. Se "la fortuna" è il metro con cui misurare la storia, allora sono più sereno nel rammarico di non avere messo al mondo dei figli, ma solo dischi e libri e concerti.
Caro giulio, tutta questa considerazione non sia scambiata per lamentela o per un rimpianto o un qualunque moto di risentimento, al contrario, essendo io da tempo preparato alle avversità e alle difficoltà di percorso, il silenzio sul mio testo non lo colgo con dolore, bensì come un dato che rispecchia una realtà che forse abbiamo oramai tutti il dovere di esaminare sul serio. E di combattere. Così io sento il diritto e il bisogno di scendere nell'arena, a differenza di tanti cacasotto che popolano la fetta degli intelligenti di questo paese, i primi ad avere colpa se il paese non è più tanto intelligente. Quanto al mio romanzo, come ti dissi già una volta, io non sono di quelli che si fermano, e sono certo che riuscirà a trovare una collocazione adeguata, in qualche tempo e modo che al momento non so. Lavorare con le idee presuppone il mettersi in discussione, sperimentare, lavorare su di sé e spesso contro tutto e tutti. Presuppone accettare il rischio di fallire. Esattamente come fa il mio Marlo, che da questo punto di vista mi rappresenta in pieno.
Però capisco come sia più facile trascendere la dimensione pura e avanguardista dell'ideare, del lanciare cioè ponti tra un individuo e il senso ultimo e primo delle cose, e sia più comodo per molti di noi occuparsi di trovare un posto al sole, della pizza e del culo della soubrette.
Un abbraccio e un caro ringraziamento.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 29.03.08 07:10
Interventi
Mi pare che Giancarlo Onorato nella sua lettera sintetizzi uno dei dilemmi principali della creazione artistica: individuare la qualità e seguirla ovunque essa porti, foss'anche in posti oscuri e inaccessibili alla maggior parte degli esseri umani, oppure individuare il gusto del pubblico del momento, e limitarsi a riprodurre cose note?
A monte di questo dilemma c'è il dubbio che la qualità sia riconoscibile da chiunque, ovvero che ogni essere umano abbia una specie di sesto senso per percepirla alla stessa maniera. Ci sono scrittori che sostengono di sì, come Robert Pirsig nel suo libro «Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta». Ma ci sono anche tanti telespettatori che evidentemente non la riconoscono, se continuano ogni giorno a guardare i programmi che guardano.
A meno che di «qualità» non ce ne sia in circolazione solo una, bensì tante, e non tutte accessibili a tutti gli esseri umani.
Come certe partite di pallone, per esempio, che finiscono 0-0 e in cui tutto il pubblico sa perfettamente qual è la squadra che ha giocato con più qualità, ma metà della gente indica una squadra e l'altra metà indica l'altra. Peraltro la stessa divisione di consensi si ha anche in caso di vittoria di una delle due formazioni, con i suoi tifosi a dire: «Abbiamo fatto più goal, è dimostrato che abbiamo giocato con più qualità» e i tifosi opposti a dire: «Vi siete comprati l'arbitro, noi avevamo 7 infortunati e senza quei 4 pali che abbiamo preso si sarebbe capito che abbiamo giocato noi con maggior qualità».
Se una persona (un artista) individua la qualità in una certa direzione di ricerca, è giusto che la segua anche se non trova un pubblico che lo sostenga?
Ovviamente sì. Se l'ha riconosciuta lui, è plausibile che quella qualità la riconoscano anche altri, e che quindi la direzione di ricerca che lui ha intrapreso diventerà un patrimonio dell'umanità. Magari in un'epoca successiva, anni o secoli dopo la sua morte, ma è plausibile che avverrà. Per dire, finché era in vita Van Gogh i suoi quadri non erano granché apprezzati.
Però, accidenti, ovviamente no. Se nessuno segue l'artista, finisce che lui muore sconosciuto, povero, pazzo. Dal punto di vista dell'artista conta zero se le sue opere saranno riconosciute capolavori dai posteri. E se ci sono strumenti psicologici per sopravvivere al fatto di essere sconosciuti e poveri (in fondo la maggior parte dell'umanità vive in quelle condizioni) il fatto di essere considerato pazzo, ovvero lontano dalla normalità, è spesso duro da sopportare.
Mi scuso, ho più dubbi che risposte.
Mi pare che Onorato rivendichi la purezza dell'artista, giudicando negativamente chi non la persegue – se interpreto bene la frase con cui chiude la sua lettera: «Però capisco come sia più facile trascendere la dimensione pura e avanguardista dell'ideare, del lanciare cioè ponti tra un individuo e il senso ultimo e primo delle cose, e sia più comodo per molti di noi occuparsi di trovare un posto al sole, della pizza e del culo della soubrette».
Però.
Però se un artista crede di vedere qualità in una direzione, e invece è un'allucinazione? In quel caso sarebbe positivo che nessuno gli vada dietro.
Però spesso gli artisti ci vedono bene, e in quei casi è un peccato che nessuno li segua.
Guido Tedoldi
Pubblicato da: Guido Tedoldi - 29.03.08 09:31
Non sarà che il libro è bruttino? Non sarà che è più facile cantare o magari dipingere che scrivere? Mah. Forse se il giorno di Pasqua (maiuscolo) fosse per gianCarlo (!) Onorato un giorno diverso dagli altri capirebbe meglio "il senso ultimo delle cose" e non troverebbe comodo occuparsi del culo della soubrette.
Leopoldo Terzo
Pubblicato da: Leopoldo Terzo - 29.03.08 12:21
Leopoldo, se ti va puoi verificare se il libro è bruttino oppure no al seguente indirizzo:
http://books.google.it/books?id=R5Pe5OLmLCwC&printsec=frontcover&dq=%22Il+pi%C3%B9+dolce+delitto%22&ei=f2TrR_fNHIa4zATa9pzMCw&sig=zr-cIW5CMwTftz-RXUlI32Y1ec8
Si tratta del sito Google Libri. Ci sono duecentosettantacinque pagine di "estratto" del romanzo di Onorato. Mi sembra un numero sufficente di pagine per formarsi un'opinione solida, sicura; e dopodiché, e sottolineo "dopodiché", dirla. Puoi cliccare sulla destra per mettere a tutto schermo il romanzo e ingrandire o rimpicciolire i caratteri a piacere. Credo che questo servizio se usato come ti sto proponendo (cioè per formarsi opinioni solide, sicure) possa essere molto, molto interessante: rivoluzionario, addirittura.
Pubblicato da: Marco - 29.03.08 13:18
"Ma nessuna traccia visibile tra coloro che avrebbero il ruolo di segnalare il valore o i limiti di un libro. Così, dopo aver fatto la considerazione definitiva, tanto rimandata, che a nessuno è importato di prendere in considerazione il romanzo, digito il mio titolo su google e mi appare il tuo pezzo su "vibrisse".
E questo mi conferma senza più alcun dubbio che nessuno lo ha considerato."
Non ho letto il libro. Ma questo non conta, perché non ho quel ruolo. O, anche se ogni tanto recensisco (chiamare le mie cose, recensioni, mi pare però troppo), sarebbe potuto apparire su Google giusto un risultato, eh. Come dire nessuno.
è che ripetere giova. in ogni caso. a me il grido dà fastidio, ma anche una cosa, sentita una volta, seppure si sia pensato fosse interessante, poi magari passa, perché c'è tutto un mondo interessante e degno di attenzione, e non è facile scegliere, ed a volte più che il grido, basta un avvertimento al momento giusto (ah, beccarli, i momenti giusti!) che ci fa scegliere una cosa piuttosto di un'altra (tra due che allo stesso modo sono degne della nostra attenzione, e non gridate. ma finirà poi che faccio torto all'altra, dunque? allora cercherò di rimediare, col tempo, lo giuro. quanto tempo? quanto? non lo so. ma mi guadagno da mangiare? no. cerco di leggere gli altri, eh, di prestargli attenzione, quell'attenzione che meritano. ma certo, non sono uno di quelli che contano, e la mia attenzione nei loro confronti vale poco, vale niente, vale zero. allora se mi considerano "nessuno" perché dovrei stare a leggerli? perché mi piace. comunque succederà. e leggerò. perché è giusto. e farò quello che posso, e sarò nessuno).
è molto sconfortante, questo mondo.
bisognerà analizzarlo ben bene, e decidere a chi dare ascolto, a chi dare importanza.
non lo so.
non ho davvero idea.
solo una gran confusione.
"Goetz - No. La sofferenza, l'angoscia, il rimorso, son roba per me. Ma tu, se tu soffri, l'ultima scintilla si spegne: è notte. Prendo io il comando dell'esercito.
[...]
Non temere, Nasty, non cederò. Farò loro orrore, poiché non ho altro modo di amarli, darò loro degli ordini, poiché non ho altro modo di obbedire. Rimarrò solo, con questo cielo vuoto sopra la mia testa, poiché non ho altro modo di essere con tutti. C'è da fare questa guerra, e la farò."
Pubblicato da: andrea branco - 29.03.08 16:17
E' proprio perchè ho "cercato" di leggerlo ... e, purtroppo, dopo averlo comprato!
Pubblicato da: Leopoldo Terzo - 29.03.08 22:51
Il caso di Onorato non è il solo, ahimè.
Ho aperto sulla mia rivista d'arte Parliamone (www.rivistaparliamone.it) una sezione intitolata Incipit (oltre alla altre intitolate: Arte, Cinema, Favole, Fumetti, I Maestri, Leggende, Letteratura, Musica, Pittura, Storia). E' una sezione di cui si stanno avvalendo alcune Case editrici inviandomi le prime 2/3 pagine del romanzo, il suo contenuto, e la scheda dell'autore. Cliccando sulla sezione Incipit, si possono vedere i precedenti.
Gli stessi autori mi possono inviare direttamente quanto sopra, indirizzando a bartolomeo.dimonaco@tiscali.it
Se Onorato vorrà accogliere il mio invito mi farà molto piacere, sicuro del suo valore, che è attestato da un narratore che stimo molto, Giulio Mozzi.
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 30.03.08 10:31
Certo, Leopoldo. E' possibile che il libro sia brutto, o bruttino. E' possibile che io mi sbagli e che Onorato si sbagli.
Puoi provare a spiegarci perché ci sbagliamo?
Pubblicato da: giuliomozzi - 30.03.08 11:09
"è possibile che il libro sia brutto , o bruttino [...] puoi provare a spiegarci perché ci sbagliamo?", cioè, perché il libro non sia bello, ma brutto o bruttino?
bene. ma come si fa? è possibile? come?
secondo me il libro di Onorato è un gran bellissimo libro. e non so quale ROMANZO sia bruttino. so di libri che non ho continuato a leggere, di libri che a me non sono piaciuti, ma di romanzi di cui si possa dire che son brutti? cosa significa brutto rispetto a un romanzo? brutto non è una categoria degli occhi? allora il romanzo di Onorato va giudicato per l'aspetto (e la copertina è bella, molto).
probabilmente i tanti critici che frequentano questo sito, e forse anche il curatore, ma spero di no, diranno che sono domande da non farsi perché vecchie superate idiote, ma se questo è un sito di discussione sulla letteratura aperto a tutti spero che qualcuno vorrà rispondermi.
non mi firmo perché mi vergogno, ma per fortuna internet permette anche a persone come me di afre domande. (anche se SO che questa codardia è uno dei problemi della nostra società che fanno (farebbero) incazzare Onorato - gli do ragione, ma la viltà (mia) è forte)
ciao, grazie
Pubblicato da: sandrina - 30.03.08 22:19
comunque non sarebbe certo la prima volta che un romanzo molto buono passI inosservato, succede di continuo, direi CHE SUCCEDE OGNI GIORNO, e Onorato è fortunato ad avere un editor che ha un sito così visitato e ben considerato dove urlare "Ahò ma vi volete rendere conto che questo è un libro della madonna?". Immaginatevi chi editor così non ne ha, e anzi ha editori che se ne fregano, uffici stampa sordi e muti, ma -come Onorato- lettori entusiasti a decine...
Pubblicato da: comunque - 30.03.08 22:41
Secondo me ci sono, uh se ci sono! i libri brutti... Scrive Onorato: "...con la mancanza di curiosità, di vitalità mentale, di capacità critica, contribuiamo a decretare la morte del valore". E' vero e mi pare che proprio questo possa essere un criterio insieme etico ed estetico per capire quando un libro è "brutto": quando non apporta VALORE, convogliato da curosità, vitalità mentale e capacità critica. Quando è statico e/o ammosciante, quando non accresce la forza vitale, se vogliamo la "libido" del lettore: quella forza vitale autentica, potremmo dire LO SPIRITO, grazie al quale ciascuno di noi contribuisce a trasformare e migliorare il mondo. Il libro brutto è il libro senza vita, senza energia, che magari funziona e diverte, ma come funziona un bambolotto. Il libro bello smuove, brucia, allaga, e quando l'hai finito senti che non sei più la stessa persona. Also sprach Lamberti-Bocconi.
Pubblicato da: lambertibocconi - 31.03.08 22:06
Certo che ci sono i libri brutti! Mica è una categoria estetica solo da applicar alle immagini? E la musica brutta, allora? Dai vado a caso fra le ultime cose lette che ho trovato veramente brutte... Non buttiamoci giù di Hornby... Patrimonio di Roth (ora fucilatemi, ma è un brutto libro), La strada di Mc Carty (doppia fucilazione con tortura, lo so: ma io lo trovo orrendo)... IL cacciatore di aquiloni di quel tale... e poi un bel po' di italiano giovanissimi (20-25 anni) che vengono lanciati da editori medi come promesse sconvolgenti ma scrivono come dei vecchi ragionieri (con tutto il rispetto per i ragionieri) del Ministero delle Finanze, puahhh!!!!
Pubblicato da: Livio Romano - 01.04.08 12:09
Ah, ho iniziato a leggere Il più dolce delitto. Notevole davvero. Ne riparliamo meglio.
Pubblicato da: Livio Romano - 01.04.08 12:11
Mi va bene che del poker di picche citato da Livio Romano non ho letto niente. E CI va bene che comunque è pieno di libri belli. Spesso strani e poco commerciali, vedi sopra. A me è piaciuto tanto "La voce del fuoco" di Alan Moore. Baci, vadi in ufficio (della serie: la vita brutta).
Pubblicato da: lambertibocconi - 01.04.08 12:27
Caro Giancarlo, sei stato preso in considerazione da Giulio e per suo interessamento pubblicato da Sironi. Ti pare poco? Al posto tuo penserei solo a sdebitarmi e fare salti di gioia.
Pubblicato da: Felice Muolo - 01.04.08 17:52
Della serie: Giancarlo, hai ricevuto lo zucchero filato, ora sta' zitto e bravo e pensa ai bambini del Biafra che muoiono di fame! (riferimento generazionale dalla vostra Anna L.B., praticamente la Janis Joplin della poesia)
Pubblicato da: lambertibocconi - 02.04.08 08:58
I bambini del Biafra vanno solo soccorsi.
Pubblicato da: Felice Muolo - 02.04.08 09:54
Caro Giancarlo, concordo con Felice Muolo: avere una persona che crede in te come Giulio Mozzi, è già un bel tesoro. In altre parole: il carrozzone si è mosso, hai un libro in Sironi, casa editrice di nicchia ma con dei fior di bei titoli, hai avuto una segnalazione in vibrissebollettino. A questo punto: se il libro vende, vende. Altrimenti pazienza. Inutile accanirsi contro i gusti della gente, contro la cartilagine della disattenzione, ecc. ecc. Mi sembra un tantino snob. L'albatro di Baudelaire che vola alto e sta a guardare gli umani.
"Il Poeta assomiglia a questo principe
Dei nembi, che frequenta la tempesta
E ride dell'arciere; a lui, esiliato
Sulla terra, fra gli schiamazzi, le ali
Da gigante impediscono il cammino. "
Poi scrivi:
"Caro giulio, tutta questa considerazione non sia scambiata per lamentela... "
A me sembra una lamentela.
Ciao
Toni
Pubblicato da: Toni - 02.04.08 10:25
caro giancarlo, accennando all'"invisibilità" della traccia del tuo romanzo "tra coloro che avrebbero il ruolo di segnalare il valore o i limiti" di un'opera letteraria, hai inconsapevolmente descritto un caso che riguarda il tuo libro e la mia recensione del tuo libro. Non è proprio esatto che nessun recensore si è accorto di "Il più dolce delitto": nell'estate 2007 infatti inviai un mio articolo sul tuo romanzo a "Stilos", rivista a cui collaboravo regolarmente, e che, ahimè e forse ahinoi, chiuse a settembre, giusto in tempo per non pubblicare l'articolo. La rivista pareva poter rinascere di lì a poco in quella od altre forme, ed io, per una sorta di legame affettivo che mi legava e tuttora mi lega a lei, lasciai alla disponibilità del direttore Gianni Bonina questo ed altri articoli all'epoca in attesa di pubblicazione, senza cercare loro una diversa collocazione. Buona parte delle considerazioni che tu svolgi per deprecare la sorte del tuo romanzo possono ripetersi paro paro per la sorte di "Stilos". L'analisi delle cause della disattenzione che la collettività, o quanto meno parte di essa, manifesta per le espressioni letterarie, o artistiche più in generale, che riescano ad esprimere autenticità di intenti si attaglia anche all'attività di chi analogo sforzo di autenticità tentava (e per quanto mi riguarda tenta tuttora) di compiere in campo critico. E "Stilos" ha rappresentato per anni una magnifica palestra per chi avesse voluto cimentarsi in esercizi di tal genere, lavorando senza condizionamenti ed in assoluta autonomia di giudizio. Capisco che la somiglianza del destino non particolarmente benigno tra il tuo romanzo e una rivista di critica letteraria non sortisca alcun effetto consolatorio, però mi è parso opportuno evidenziare spunti di solidarietà, non sempre così scontati, tra scrittore e recensore.
Resto a disposizione per farti avere la recensione privatamente, caso mai ti interessasse quella traccia "invisibile" che il tuo romanzo ha lasciato tra gli addetti ai lavori, e ti saluto cordialmente.
luigi preziosi
Pubblicato da: luigi preziosi - 03.04.08 01:01
Buongiorno sono la Letteratura universale. Volevo chiedere scusa a Giulio Mozzi se anche questo ennesimo capolavoro da lui scelto e promosso, romanzo di Onorato, dopo quelli citati nella mail precedente, di Pugno, Casadei, Colombati, Falco, ecci ecci, non è stato comprato e letto come si deve, ma sa è che la sua casa editrice ne lancia troppi di capolavori e poi si finisce che uno va in libreria, ne compra uno, lo legge e non gli piace, ne compra un altro, lo legge e si chiede perchè lei ne parli come di splendido romanzo, di romanzo dei romanzi, di capolavoro, ne compra un altro e di traccia di buon romanzo non ne trova e inizia a farsi delle domande, come ma è possibile che questo tipo, questo Giulio Mozzi, questo scrittore editore tutto fare e troppo presente, abbia tanto tempo e voglia di parlare sempre di capolavori, e poi si tratta sempre di libri e romanzi trovati e lanciati da lui, per la sua casa editrice, non romanzi che siano bei romanzi, bei libri, capolavori veri decretati dalla gente, dai lettori e senza alone di mossa pubblicitaria, di clientelismo, di viscidume e collosità. E poi tutte queste letterine tristi, su quanto è dura la vita dell'artista, su quanto i bei romanzi vengano trascurati. Mozzi mi scusi molto, ma non era lei che mandava lettere sdolcinate ai critici per lanciare i romanzi della sua casa editrice? Ha perso il fiuto, il tatto, la vista, la lingua? Mi scusi Mozzi, ero impegnata con i capolavori veri, non quelli pubblicati dalla sua casa editrice, e scritti dai suoi amici e da artisti da strapazzo semianalfabeti e lamentosi. Mi scusi Mozzi se lei si indigna perchè segnala libri orrendi e nessuno la degna di considerazione, nemmeno gli altri suoi amici scrittori, ma forse dovrebbe rendersi conto che i libri che lei sceglie e edita e pubblica e con tanto calore protegge, cova come una chioccia, lancia, e smania come una prostituta libica per inondarli di luce che non spetta loro e farli arrivare alla gente, bei libri proprio non sono, anzi, perdoni il termine, sono delle gran cagate. Mi scusi Mozzi. La Letteratura è un'altra cosa.
La letteratura universale
Pubblicato da: LA LETTERATURA UNIVERSALE - 03.04.08 03:49
Se Mozzi fosse 'clientelare' come tu dici, cara Letteratura Universale, avrebbe agganci ovunque e riuscirebbe a vendere i romanzi che pubblica con facilità, senza bisogno di continuare a promuoverli attraverso un sito che paga da sè.
Poi scrivi che il 'capolavoro vero' deve essere 'decretato dalla gente'. Qui, nonostante tu sia l'accumulo millenario della grande tradizione letteraria, scivoli sulla buccia di banana della confusione tra quantità e qualità.
Poi ancora, se anche non si ama tutto il catalogo Sironi (ma si può amare ogni libro di un catalogo?), alcuni titoli obiettivamente sono importanti, come importante è stato il progetto di raccontare il presente.
Avere scritto a D'Orrico per promuovere Avoledo secondo me è discutibile, perché consegna potere a un critico che ha fatto più male che bene alla letteratura, ma bisogna anche riconoscere che Mozzi non ha promosso se stesso, e che quello che l'editore ha guadagnato ha dato respiro per almeno due anni al catalogo Sironi (verifica su IBS i titoli stampati dopo L'elenco telefonico di Atlantide).
Se una persona intende intervenire anonimamente su un blog con argomenti che non sanno riconoscere il valore quando c'è, con critiche che fanno un fascio di tutto, è meglio che questa persona non si camuffi da Letteratura Universale, non credi?
Pubblicato da: andrea barbieri - 03.04.08 10:04
I miei complimenti a LA LETTERATURA UNIVERSALE, che finalmente ha detto una cosa giustissima: è ora di finirla con i libri contrabbandati per capolavori e che poi sono delle bufale (come quelle campane con la diossina!).
Per puro scrupolo, temendo che la memoria mi avesse giocato uno scherzo, sono andato a (tentare di) rileggere il romanzo di Onorato. No, la mia memoria è ancora sana e mi correggo: il libro non è bruttino, ma francamente brutto. Cioè illeggibile. Meglio Liala e i suoi piloti che questo.
Sono molto spiacente per Onorato, perchè tutti gli autori sono convinti di aver scritto il capolavoro della loro vita, ma a volte non basta che sia piaciuto a pochi e magari pubblicato con la firma di avallo di G.M. Se poi non vende è un flop. Meglio dedicarsi a qualcos'altro.
Leopoldo Terzo
Pubblicato da: Leopoldo Terzo - 04.04.08 14:23
Ci dica, ci dica, cara "Letteratura universale", quali sono i "capolavori veri" con i quali era impegnata in questi anni. Non sia così generica: faccia dei nomi, dei cognomi, dei titoli. Che almeno ci capiamo.
Pubblicato da: giuliomozzi - 04.04.08 20:06
Sarebbe simpatico (?) o almeno soddisferebbe la mia curiosità anche sapere cosa piace a Leopoldo Terzo. E come fa a distinguere il "non mi piace, non riesco a leggerlo" dal "francamente brutto". Intendiamoci: io non sono una relativista sui libri, so riconoscere benissimo un libro "brutto", ma quando mi prendo la briga di additarne uno e definirlo così, faccio lo sforzo di spiegare perché - se ho rispetto dell'auditorio. Perché altrimenti il senso non può essere altro che "questo libro fa schifo come voi...".
Pubblicato da: lambertibocconi - 04.04.08 21:02
Per esempio "Il treno" di Simenon. O "Chiedi alla polvere" di Fante. E poi:
Abbey, Edward The Monkey Wrench Gang I sabotatori
Adams, Henry The Education of Henry Adams L'educazione di Henry Adams
Alcott, Louisa May Little Women Piccole donne
Anderson, Sherwood Winesburg, Ohio Winesburg, Ohio
Anderson, Sherwood Dark Laughter Riso nero
Asimov, Isaac The End Of Eternity La fine dell'eternità
Asimov, Isaac Foundation And Earth Fondazione e Terra
Auster, Paul Brooklym Follies Follie di Brooklyn
Baldwin, James Go Tell It On The Mountain Dillo sulla montagna
Barth, John The Floating Opera L'opera galleggiante
Barth, John Giles Goat-Boy Giles ragazzo capra
Barthelme, Donald Snow White Biancaneve
Bellow, Saul The Adventures Of Augie March Le avventure di Augie March
Bellow, Saul Herzog Herzog
Bellow, Saul Humboldt's Gift Il dono di Humboldt
Borroughs, William Naked Lunch Pasto nudo
Bradbury, Ray Fahrenheit 451 Fahrenheit 451
Brautigan, Richard Trout Fishing In America Pesca alla trota in America
Brodkey, Harold The Runaway Soul The runaway soul
Bukowski, Charles Post Office Ufficio postale
Cahan, Abraham The Imported Bridgegroom Lo sposo importato
Cahan, Abraham The Rise Of David Levinsky L'ascesa di David Levinsky
Cain, James M. Postman Always Rings Twice Il postino suona sempre due volte
Cain, James M. Serenade Serenata
Caldwell, Erskine Tobacco Road La via del tabacco
Capote, Truman Other Voices, Other Rooms Altre voci, altre stanze
Capote, Truman The Grass Harp L'arpa d'erba
Capote, Truman In Cold Blood A sangue freddo
Chabon, Michael The Amazing Adventures Of Kavalier & Clay Le fantastiche avventure di Kavalier & Clay
Chandler, Raymond The Big Sleep Il grande sonno
Cheever, John The Wapshot Chronicle Gli Wapshot
Cheever, John Falconer Falconer
Chopin, Kate The Awakening Il risveglio
Cooper, James Fenimore The Last Of The Mohicans L'ultimo dei Moicani
Coover, Robert The Origin of the Brunists L'origine dei brunisti
Coover, Robert The Public Burning Il rogo pubblico
Crane, Stephen The Red Badge Of Courage Il segno rosso del coraggio
Delany, Samuel R. The Einstein Intersection L'intersezione Einstein
DeLillo, Don White Noise Rumore bianco
DeLillo, Don Underworld Underworld
Dick, Philip K. Do The Androids Dream Of Electric Sheep? Il cacciatore di androidi
Dick, Philip K. Ubik Ubik
Doctorow, Edgar Lawrence Ragtime Ragtime
Dos Passos, John Manhattan Transfer Manahattan Transfer
Dos Passos, John USA USA
Dreiser, Theodore Sister Carrie Sorella Carrie
Dreiser, Theodore An American Tragedy Una tragedia americana
Eggers, Dave A Heartbreaking Work Of A Staggering Genius L'opera struggente di un formidabile genio
Ellis, Bret Easton American Psycho American psycho
Ellis, Bret Easton Lunar Park Lunar Park
Ellison, Ralph Invisible Man L'uomo invisibile
Ellroy, James American Tabloid American Tabloid
Eugenides, Jeffrey Middlesex Middlesex
Fante, John Wait Until Spring, Bandini Aspetta primavera, Bandini
Fante, John Ask The Dust Chiedi alla polvere
Farina, Richard Been Down So Long It Look Like Up To Me Così giù che mi sembra di star su
Farrell, James Studs Lonigan La vita di Studs Lonigan
Faulkner, William The Sound of the Fury L'urlo e il furore
Faulkner, William As I Lay Dying Mentre morivo
Faulkner, William Absalom, Absalom! Assalonne, Assalonne!
Fitzgerald, Francis Scott The Beautiful And The Damned Belli e dannati
Fitzgerald, Francis Scott The Great Gatsby Il grande Gatsby
Fitzgerald, Francis Scott Tender Is The Night Tenera è la notte
Franzen, Johnatan The Corrections Le correzioni
Gaddis, William The recognitions Le perizie
Gaddis, William JR JR
Gardner, John Gendrel Gendrel
Gass, William Omensetter's Luck Prigionieri del paradiso
Gibson, William Neuromancer Neuromancer
Hammett, Dashiell The Maltese Falcon Il falcone maltese
Harrison, Jim Legends Of The Fall Leggende della caduta
Hawkes, John The Cannibal Il cannibale
Hawthorne, Nathaniel The Scarlet Letter La lettera scarlatta
Hawthorne, Nathaniel The House Of The Seven Gables La casa dei sette abbaini
Hawthorne, Nathaniel The Marble Faun Il fauno di marmo
Heller, Jospeh Catch 22 Comma 22
Hemingway, Ernest The sun also rising Fiesta
Hemingway, Ernest A Farewell To Arms Addio alle armi
Hemingway, Ernest For Whom The Bell Tolls Per chi suona la campana
Herbert, Frank Patrick Dune Dune
Highsmith, Patricia The Talented Mr. Ripley Il Talento di Mr. Ripley
Irving, John The Hotel New Hampshire Hotel New Hampshire
James, Henry The Portrait Of A Lady Ritratto di signora
James, Henry The Aspern Papers Il carteggio Aspern
James, Henry The Turn Of The Screw Giro di vite
Johnson, James W. The Autobiography Of An Ex Coloured Man Autobiografia di un ex negro
Jones, James From Here To Eternity Da qui all'eternità
Keruac, Jack On the Road Sulla strada
King, Stephen It La cosa
Lansdale, Joe R. A Fine Dark Line La sottile linea scura
Leonard, Elmore Tishomingo Blues Tishomingo Blues
Lethem, Jonathan The Fortress Of Solitude La fortezza della solitudine
Lewis, Sinclair Babbitt Babbitt
London, Jack The Call Of The Wild Il richiamo della foresta
London, Jack Martin Eden Martin Eden
Mailer, Norman The Naked And The Death Il nudo e il morto
Mailer, Norman The Executioner's Song Il canto del boia
Malamud, Bernard The assistant L'assistente
Malamud, Bernard The Fixer L'uomo di Kiev
McCarthy, Cormac Outer Dark Il buio fuori
McCarthy, Cormac Blood Meridian Meridiano di sangue
McCarthy, Mary The Group Il gruppo
McCullers, Carson Reflections In A Golden Eye Riflessi in un occhio d'oro
McInerey, Jay Bright Lights, Big City Le mille luci di New York
Melville, Herman Moby Dick Moby Dick
Melville, Herman Bartleby, The Scrivener: A Story Of Wall-Street Bartebly lo scrivano
Melville, Herman Billy Budd, Sailor Billy Budd, marinaio
Miller, Henry Tropic Of Cancer Tropico del Cancro
Miller, Henry Tropic Of Capricorn Tropico del Capricorno
Mitchell, Margaret Gone With The Wind Via col vento
Momaday, N. Scott House Made Of Dawn Casa fatta d'alba
Morrison, Toni Song Of Solomon Canto di Solomon
Nabokov, Vladimir The Real Life Of Sebastian Knight La vera vita di Sebastian Knight
Nabokov, Vladimir Lolita Lolita
Nabokov, Vladimir Pnin Pnin
Norris, Frank The Octopus La piovra
Oates, Joyce Carol Them Loro
Oates, Joyce Carol Bellefleur Bellefleur
O'Connor, Flannery Wise Blood La saggezza nel sangue
O'Connor, Flannery The Violent Bear It Away Il cielo è dei violenti
Palahniuk, Chuck Fight Club Fight club
Percy, Walker The Moviegoer L'uomo che andava al cinema
Percy, Walker Love In The Ruins Amore fra le rovine
Plath, Sylvia The Bell Jar La campana di vetro
Poe, Edgar Allan The Narrative Of Arthur Gordon Pym Of Nantucket Le avventure di Arthur Gordon Pym
Purdy, James Cabot Wright Begins Cabot Wright ci riprova
Pynchon, Thomas The Crying Of Lot 49 L'incanto del Lotto 49
Pynchon, Thomas Gravity's Rainbow L'arcobaleno della gravità
Pynchon, Thomas Mason & Dixon Mason & Dixon
Reed, Ishmael Mumbo Jumbo Mumbo Jumbo
Roth, Henry Call it sleep Chiamalo sonno
Roth, Philip Portnoy's Compliant Lamento di Portnoy
Roth, Philip The Prague Orgy L'orgia di Praga
Roth, Philip Sabbath's Theater Il teatro di Sabbath
Safran Foer, Johnatan Everyting Is Illuminated Ogni cosa è illuminata
Salinger, Jerome David The Catcher In The Rye Il giovane Holden
Santayana, George The Last Puritan L'ultimo puritano
Selby, Hubert Last Exit To Brooklyn Ultima fermata Brooklyn
Simak, Clifford D. City Città
Singer, Isaac Bashevis The Family Moskat La famiglia Moskat
Singer, Isaac Bashevis The Slave Lo schiavo
Sontag, Susan Death Kit Il kit della morte
Stein, Gertrude The Making Of The Americans C'era una volta gli americani
Steinbeck, John Of MiceAnd Men Uomini e topi
Steinbeck, John The Grapes Of Wrath Furore
Stephenson, Neal Cryptonomicon Cryptonomicon
Stowe, Harriet Beecher Uncle Tom's Cabin La capanna dello zio Tom
Sturgeon, Theodore The Dreaming Jewels Le gemme sognanti
Thompson, Hunter Fear And Loathing In Las Vegas Paura e delirio a Las Vegas
Thompson, Jim The Killer Inside Me L'assassino che è in me
Thoreau, David Henry Walden Walden. Vita nel bosco
Twain, Mark The Adventures Of Tom Sawyer Le avventure di Tom Sawyer
Twain, Mark The Adventures Of Huckleberry Finn Le avventure di Huckleberry Finn
Updike, John Rabbit Run Corri coniglio
Updike, John Couples Coppie
Vidal, Gore The City And The Pillar La statua di sale
Vidal, Gore Duluth Duluth
Vollmann, William T. Europe Central Europe Central
Vonnegut, Kurt Slaughter House Five Mattatoio 5
Walker, Alice The Colour Purple Il colore viola
Wallace, David Foster The Broom Of The System La scopa del sistema
Wallace, David Foster Infinite Jest Infinite Jest
Wallant, Edward The Pawnbroker L'uomo del banco dei pegni
West, Nathanael Miss Lonelyhearts Signorina Cuorinfranti
West, Nathanael The Day Of The Locust Il giorno della locusta
Wharton, Edith The Age Of Innocence L'età dell'innocenza
Whitehead, Colson John Henry Days John Henry Festival
Wilder, Thornton The Bridge Of San Luis Rey Il ponte di San Luis Rey
Wilder, Thornton The Eight Day L'ottavo giorno
Wolfe, Thomas Look Homeward Angel Angelo, guarda il passato
Wolfe, Tom The Bonfire Of The Vanities Il falò delle vanità
Wolfe, Tom A Man In Full Un uomo vero
Wright, Richard Native Son Un figlio originario
Wright, Richard Black Boy Ragazzo nero
Yates, Richard Revolutionary Road Revolutionary Road
Pubblicato da: Leopoldo Terzo - 05.04.08 01:39
Bene, Leopoldo. Grazie.
Adesso immagina di essere uno che lavora in Italia, e che ha la possibilità di far uscire dei libri italiani, di autori viventi.
Immagina di appenderti al muro, non alle tue spalle ma sulla parete difronte alla scrivania, in modo da averla sempre davanti, questa tua lista. (Nella quale, a mio giudizio, c'è un interessante miscuglio di buoni libri da intrattenimento, libri chic, bassa letteratura e veri grandi libri).
Ora, tu sei lì. Ogni giorno ti arrivano sul tavolo da tre a cinque dattiloscritti spediti da giovinotti speranzosi. Ogni giorno un agente ti telefona per proporti questo o quell'altro autore da lui rappresentato.
Cosa fai?
Pubblicato da: giuliomozzi - 05.04.08 13:10
Posso pure pubblicarli... ma di certo non li definisco capolavori ad ogni uscita e poi mi lamento perchè nessuno li considera tali o addirittura nessuno li compra e li legge. Basta?
Pubblicato da: LA LETTERATURA UNIVERSALE - 05.04.08 16:45
La lista è opera di Colombati, quando cercava di fare il censimento dei "Migliori romanzi americani". Di mio aggiungerei parecchi russi, alcuni fancesi, una gentile signora ungherese come Agota Kristof ecc. Ho già tediato abbastanza e non voglio esagerare.
Venendo ai "giovanotti speranzosi" ha ragione, mi pare, La Letteratura Universale. Posso solo riconoscerre onestamente che G.M. almeno qualche libro - che piace a lui - riesce a farlo pubblicare. Cosa dire di quella gentildonna che avendo avuto tra le mani ben 3.500 dattiloscritti li ha bocciati tutti! E se ne vanta. Certo è molto più comodo pubblicare le barzellette su Berlusconi o le scemenze di Totti, sicuri di incassare bene. A mio modestissimo parere il vero critico letterario si riconosce dal "naso" con cui riesce a districarsi tra i tre/cinque dattiloscritti giornalieri e a individuare il libro che vale davvero togliendolo fuori dalla paccottiglia. Non è facile e altri hanno toppato clamorosamente, ma è il rischio del mestiere, bellezza!
Leopoldo Terzo
Pubblicato da: Leopoldo Terzo - 05.04.08 18:51
Leopoldo Terzo, cortesemente in questo colonnino due persone ti hanno posto alcune domande.
Non hai risposto alle domande, hai soltanto usato un atteggiamento scortese se non insultante, e hai postato una lista (non tua) di romanzi americani che è incongrua rispetto a ciò che ti chiedevano. Cosa c'entra tutto questo con l'intelligenza e con la grande tradizione letteraria? Nulla, assolutamente nulla. Alzi due bandiere che non ti appartengono.
Poi volevo lanciare qualche complimento a Onorato per il cd 'Falene': è davvero stupendo!, e vedo c'è il contributo di Anna Lamberti Bocconi per alcuni testi. A questo punto leggerò anche il libro, che tra l'altro ha la stessa immagine di copertina di Falene.
Pubblicato da: andrea barbieri - 05.04.08 21:36
Leopoldo Terzo scrive:
"Se poi non vende è un flop. Meglio dedicarsi a qualcos'altro."
Io credo che si potrebbe cercare di essere meno sicuri di questa affermazione. Voglio dire: questa è l'affermazione che in giro si sente ripetere più spesso. Vendere è un comandamento. Sembra la sola cosa che importi. Però, dal punto di vista "commerciale", potrebbe essere un buon affare per un editore pubblicare uno scrittore come Giancarlo Onorato. Proprio perché poliedrico non si può escludere che Giancarlo Onorato possa uno di questi giorni azzeccare il colpo di successo: magari un disco, magari un altro libro per un editore diverso. Chi lo può dire? Intanto lui c'è. Sta lì. Fa cose. Poi, se dovesse arrivare il suo momento, anche l'editore saprà trarne il suo buon profitto.
Per questo penso che non bisogna a tutti i costi, spasmodicamente cercare l'autore di successo immediato. Penso, invece, che per un editore piccolo quello che più bisogna cercare sia un "autore", ossia qualcuno in grado di durare nel tempo. Magari qualcuno che scrive molto. Magari qualcuno che fa molte cose. Magari qualcuno che si dà un gran da fare, ed esiste senza far uscire molti libri - qui l'esempio più indiscutibile credo sia il vecchio Socrate: uno che di libri ne ha fatti vendere un po', se non mi confondo, e senza scrivere una parola. Ognuno, poi, ha il suo specifico talento, la sua specifica abilità. I libri si bruciano in fretta. Gli "autori" per fortuna ancora no.
Poi, non mi pare si sia usata la parola "capolavoro". La parola "capolavoro" l'ha usata solo Letteratura Universale. D'altra parte, per un editore piccolo, che fa uscire una nuova voce nel panorama letterario italiano, credo non sia sbagliato usare qualificazioni forti, impegnative. Personalmente il messaggio lo interpreto così: "Noi di questa casa editrice facciamo uscire questo autore, perché crediamo che questo autore sia un "talento straordinario" oppure che il libro sia "un gran libro". Altrimenti, non lo faremmo uscire. Noi di questa casa editrice non siamo qui per far uscire "buone storie" o "storie oneste" o "bravi autori". Siamo qui per far uscire qualcosa di non comune, qualcosa che non si trova facilmente, e che ci ha sorpreso". Altrimenti ci sono già le altre case editrici.
Pubblicato da: Marco - 05.04.08 22:38
Esimia Letteratura universale, risponda alla domanda invece di dire che potrebbe rispondere. Perché, sa, l'impressione che lei dà in questo modo, è che non sappia cosa rispondere.
Idem per Leopoldo Terzo. Gli si chiede di dire quali sono i libri che legge, e fotocopia una lista altrui (grazie, Andrea, per averlo fatto notare).
A questo punto mi permetto di immaginare che queste due persone, così pronte e sicure nel dire che ben altri sono i valori in campo, siano semplicemente persone che non leggono.
Se così non è, che ne diano le prove. Non fotocopiandole, possibilmente.
Pubblicato da: giuliomozzi - 06.04.08 08:25
Ah! Ah! Ah! Ecco che sono scesi in campo i supporter! Certo, quando la coda brucia si dice che "gli altri" non hanno risposto, non capiscono niente ecc. ecc. Certo, se uno canta fuori dal coro è stonato e "scortese".
La lista di Colombati era chiaramente (ma qualcuno non lo ha capito) una deliberata provocazione rispetto alla richiesta di G.M. di "fare i nomi". Non conta fare i nomi: conta il giudizio. Ed è al giudizio del lettore comune che si espone chi pubblica (autore e padrini vari) un libro, non al giudizio di pochi specialisti, (quasi) sempre legati a lobby, conventicole, case editrici, maffiette, amicizie e via esemplificando, cioè al vile denaro. Quindi il giudizio di un lettore comune, che magari legge ben più di un centinaio di romanzi all'anno, non va demonizzato con inquisizioni stucchevoli (ma chi sei?, cosa fai?,come ti permetti? rispondi!, dai le prove! ecc.), ma caso mai preso in seria considerazione per fare meglio in futuro e non proporre come "capolavori" (ecco che uso anch'io la parola tabù) testi scadenti.
Leopoldo Terzo
Pubblicato da: Leopoldo Terzo - 06.04.08 21:21
Una gentile richiesta a Leopoldo Terzo a cui non potrà rispondere con un arguto e provocatorio copia-e-incolla: mi dai due stracci di argomentazione spiegandomi in che cosa ti sembra un cesso il libro di Onorato, che invece a me lettrice comune che legge tanti libri e non fa parte di nessuna "maffietta" sembra molto bello? Io le mie impressioni le ho esposte nella recensione riportata sull'altro post riguardante "Il più dolce delitto".
Pubblicato da: lambertibocconi - 07.04.08 08:03
Qui la Letteratura Universale. Volevo chiedere scusa a tutti voi, a Giulio Mozzi e ai suoi amici, perchè so che altrimenti molte lacrime saranno versate e sarete infelici senza reciproche pacche sulle spalle e simpatiche slinguatine. Ecco l'elenco universale dei libri bellissimi et santissimi e dei capolavori mondiali e interplanetari, di cui alcuni apprezzati anche in altre galassie e da altre forme di vita. Lo ribadisco, purtroppo ero impegnata e mi sono sfuggiti. Me misera... succede a volte con tutti i testi che mi arrivano sulla scrivania ogni giorno...
Fuori collana
Bruce Springsteen - Come un killer sotto il sole - Il grande romanzo americano (1972 - 2007)
di Leonardo Colombati
Desiderio di volo
di Egidio Gavazzi
Eco e Narciso - 14 scrittori per un paesaggio
di Antonella Anedda, Franco Arminio, Mauro Covacich, Roberto Ferrucci, Giulio Mozzi, Piersandro Pallavicini, Antonio Pascale, Laura Pugno, Christian Raimo, Tiziano Scarpa, Antonio Scurati. Emanuele Trevi, Vitaliano Trevisan, Lello Voce
indicativo presente
Anatomia della battaglia
di Giacomo Sartori
Baracche - Appunti di prigionia 1944-1945
di Alessandro Dietrich
Come un atomo sulla bilancia - Storia di tre anni di fabbrica
di Luisito Bianchi
Così ti ricordi di me
di Nicola Gardini
Cuore di cuoio
di Cosimo Argentina
Dialogo sull'amore?
di Paolo Nelli
Dopoguerra
di Guido Barbujani
From Medea
di Grazia Verasani
I ragazzi del Mucchio
di Silvio Bernelli
Il busto di Lenin
di Giuseppe Caliceti
Il dio dei corpi
di Marosia Castaldi
Il fuoriuscito
di Renzo Tomatis
Il più dolce delitto
di gianCarlo Onorato
Il suicidio di Angela B.
di Umberto Casadei
Imitazioni della vita
di Luca Berta
Infanzia dea
di Maria Luisa Bompani
La cultura enciclopedica dell’autodidatta
di Davide Bregola
La mania per l’alfabeto
di Marco Candida
La messa dell'uomo disarmato - Un romanzo sulla Resistenza
di Luisito Bianchi
Lo sconosciuto
di Nicola Gardini
L’ombra del dubbio
di Renzo Tomatis
Mio marito Francesca - Racconti
di Paolo Nelli
Non è il paradiso
di Antonella Cilento
Pausa caffè
di Giorgio Falco
Pesca in acque dolci
di Piero Rinaldi
Piramidi - Una storia nel multilevel marketing
di Elio Paoloni
Porto di mare
di Livio Romano
Pubblico/Privato 0.1 - Diario on line dello scrittore inattivo
di Giuseppe Caliceti
Puro Veleno
di Silvio Bernelli
Questo è il giardino
di Giulio Mozzi
Racconti felici - seguiti da La lenta sinfonia del male
di Davide Bregola
Sleepwalking - Tredici racconti visionari
di Laura Pugno
Sotto i cieli d'Italia
di Giulio Mozzi, Dario Voltolini
Standards vol. I
di Vitaliano Trevisan
Tecnologie affettive
di Maurizio Torchio
Un anno di corsa
di Giovanni Accardo
Una timida santità
di Alberto Garlini
Viaggio nel cratere
di Franco Arminio
Wordstar(s) - Trilogia della memoria
di Vitaliano Trevisan
Questo e altri mondi
Futbol bailado
di Alberto Garlini
I biplani di D’Annunzio
di Luca Masali
I tre giorni all'inferno di Enrico Bonetti cronista padano
di Valter Binaghi
Il diritto di non rispondere
di Marco Bellotto
Il sangue degli altri
di Antonio Pagliaro
L'elenco telefonico di Atlantide
di Tullio Avoledo
La perla alla fine del mondo
di Luca Masali
Lo stato dell'unione
di Tullio Avoledo
Lo Stato dell'unione
di Tullio Avoledo
Lo Zar non è morto - Grande romanzo di avventure
di Gruppo Letterario dei Dieci
L’inglesina in soffitta
di Luca Masali
Mare di Bering
di Tullio Avoledo
Perceber - Romanzo eroicomico
di Leonardo Colombati
Spore
Il collezionista di tempo
di Marino Magliani
Il precursore - Manuale del supereroe scolastico
di Ivano Bariani
Ma tu lo conosci Joyce?
di Giuseppe Braga
Manicure corner
di Roberta Scotto Galletta
Pensavopeggio - L'amore oggi, secondo lei
di Rossella Messina
Quattro giorni per non morire
di Marino Magliani
Pubblicato da: LA LETTERATURA UNIVERSALE - 07.04.08 12:35
Carissima lambertibocconi, rispondo ben volentieri alla tua richiesta, espressa in modo così gentile (pero quell'"a cui"!) e non con l'incazzatura stabile di G.M. quando lo si accarezza contropelo.
Per dire perchè il romanzo "Il più dolce delitto" non mi è piaciuto proprio per niente mi voglio concedere un soprassalto di bontà, limitandomi a prendere a prestito alcune citazioni tratte da una recensione "amica" di Onorato, giusto per non sembrare troppo cattivo. Eccole:
Da "Il groviglio delle passioni - di Rossano Astremo" (http://vertigine.wordpress.com/2007/04/10/giancarlo-onorato-il-piu-dolce-delitto)
... "Lei sembrava già oltre ogni cosa. Pensai che la sua bellezza fosse un dono dei morti. La neve che le faceva da sfondo il letto immacolato dal quale si fosse alzata”. Un altro assaggio: "Ancora le strisce morbide delle tue labbra sotto le mie dita incredule, ancora un fine scivolare sulle tue anche le natiche le ginocchia che reggono con tanta abilità il tuo terrore trasformandolo in desiderio. E questo in delitto”. Infine: "Così il furore di vederla appassire dal di dentro mi ha agitato in una disperazione sorda, l’appartamento mi è parso denso di un gas che volesse esplodere, e in quel boato interiore le mie vene davanti al suo dolcissimo sonno hanno vibrato. Le ho toccato le labbra socchiuse, le ho alitato sul petto, soffrivo troppo".
Ecco, quando leggo queste cose - che il recensore citava ritenendole tra le più belle e significative - a me viene il mal di pancia. Ma si può essere più melensi di così? E in realtà assolutamente vuoti? Altro che Liala o la Baronessa Orczy! Frasi come queste possono, magari, andar bene in una canzone, tanto nessuno bada alle parole, non in un romanzo che ambisca di essere "letteratura".
Spero di averti dato la soddisfazione che volevi.
Saluti cordiali.
Leopoldo Terzo
Pubblicato da: Leopoldo Terzo - 07.04.08 14:36
Cari Terzo & Letteratura: illazioni mille, sarcasmo mille, argomenti zero, identità zero.
Complimenti...
Pubblicato da: andrea barbieri - 07.04.08 14:40
Bene, mentre postavo è arrivata la risposta di Terzo. Un altro copia incolla, poi finalmente arriva l'argomentazione. Una sola parola: 'melenso'.
Ribadisco i complimenti.
Pubblicato da: andrea barbieri - 07.04.08 14:52
Ma un giudizio negativo o positivo devono essere argomentati per forza? Nel momento in cui editore e scrittore pubblicano un libro, il libro diventa del lettore e il lettore puo' dirne o farne cio' che vuole - o no?
Ma la mia domanda e' un altra: se editore e autore, diciamo Giulio Mozzi e Giancarlo Onorato, son convinti d'aver prodotto qualcosa di bello (prodotto pensiero, sostiene Onorato, tale da non aver nemmeno bisogno d'esser promosso, dice Mozzi), essi dovrebbero chiedersi: dove abbiamo sbagliato?
Un libro e' un'operazione retorica, deve identificare e parlare a un pubblico. Se, come i poeti, s'identifica il proprio pubblico in un numero assai ristretto di persone e a questo ci si rivolge, non ci si dovrebbe lamentare piu' di tanto. Se si desidera un pubblico piu' ampio, tra cui i recensori, immagino si debbano trovare stratagemmi - retorici, appunto. Per esempio: un incipit piu' secco, meno lirico, piu' semplice, meno ostico (e via dicendo) di quello che ho letto.
Naturalmente, e mi sembra la via scelta da Giulio Mozzi e Giancarlo Onorato, si puo' anche attribuire l'intero insuccesso (in termini di audience, critica e popolare) al cattivo gusto altrui, citando Oscar: "Il pubblico perdona tutto tranne il genio" oppure "Il pubblico si trova sempre a suo agio quando una mediocrita' gli parla". Ma attenzione, pero': Oscar Wilde, che era un genio e scriveva cose stupende, attirava folle a teatro ed era letto da tutti, e cent'anni dopo continua...
Pubblicato da: Emanuele Pettener - 07.04.08 17:09
Barbieri, Barbieri ... le parole erano due: melenso e vuoto. Lapsus freudiano?
Comunque Pettener ha perfettamente ragione.
Et de hoc satis.
Leopoldo Terzo
Pubblicato da: Leopoldo Terzo - 07.04.08 21:55
"Nel momento in cui editore e scrittore pubblicano un libro, il libro diventa del lettore e il lettore puo' dirne o farne cio' che vuole - o no?"
Caro Emanuele Pettener, di fronte a queste frasi continuo a restare sgomento. Nel mondo civile una persona non 'fa ciò che vuole', non 'dice ciò che vuole'. Nel mondo civile io per esempio non posso presentarmi insultando le persone, o facendo illazioni, o sarcasmo gratuito. Sarei maleducato, scorretto e ne subirei le conseguenze. Non capisco perché questo sarebbe consentito in rete, in un ambiente frequentato da gente 'colta'. A maggior ragione qui dovrebbe essere rispettata se non l'intelligenza e il ragionamento - ormai chi ci spera più! - almeno l'educazione.
Mozzi e Lamberti Bocconi hanno cercato di riportare la discussione dall'insulto e dall'illazione a un piano di intelligenza, chiedendo di argomentare perché anche a loro interessa un giudizio strutturato. E tu Pettener arrivi e suggerisci con una domanda retorica: eh ma uno dice quel che vuole, fa quel che vuole del lavoro altrui.
E' davvero pazzesco.
Pubblicato da: andrea barbieri - 08.04.08 09:25
Ho letto l'incipit sul sito di Bartolomeo Di Monaco. Grazie, Bart. Come dice Giulio, la scrittura è ottima. Visionaria, lussuriosa, barocca. Il risultato della tecnica è ammirevole. Il romanzo andava pubblicato. E' di nicchia. Forse col tempo verrà considerato unanimamente un capolavoro. L'impegno merita.
Pubblicato da: Felice Muolo - 08.04.08 09:33
1) Per Terzo: se tu dici "melenso e vuoto", e io dico "lirico e denso", siamo pari e patta e finisce lì. Può anche starci, ma si torna a un vecchio e buon "a me non è piaciuto per niente", contro un "a me invece sì e molto". Per sostenere invece che un libro "fa schifo" ci vorrebbe un'analisi più fondata e argomentata.
2) Roba vecchia come il cucco, tanto che - troppo ingenua - mi stupisco di trovarla qui: cioè, ma ho capito bene, sta circolando l'idea che più un libro vende più vale?
3) Il mio povero "a cui" era sbagliato? o forse semplicemente "brutto"? Dovevo scrivere "alla quale"? Dovevo scrivere "Tre metri sopra al cielo"? (Forse sì, facevo i miliardi ed avevo la prova commerciata di essere una grande autrice!)
4) Vi saluta Lamberti-Bocconi.
Pubblicato da: lambertibocconi - 08.04.08 12:04
Devo darvi ragione, chiedo scusa sinceramente se il tono è sembrato oltraggioso o goliardico e vorrei riportare la discussione ad un giusto livello. Ciò che personalmente volevo dire tra le righe è che un libro ha tutto il diritto di essere considerato bello o brutto, capolavoro o paccottiglia, geniale o stupido. Però è anche vero che se capolavoro lo considera chi lo ha pubblicato, un po' suona male, come una nota stonata. E dovete rendere atto di questo. Ok, qui siamo a casa vostra e potete dire tutto ciò che volete, ma non potete criticare chi la pensa diversamente. Di libri ce ne sono milioni di milioni (come le stelle di Negroni, ve le ricordate?) e ognuno elegge il proprio, ma credo si possa giudicare un libro attraverso più parametri. In qualità di Letteratura Universale il mio desiderio è farlo secondo l'onestà intellettuale e riferendomi a qualche post fa non entro in contraddizione con ciò che ho scritto dicendo che un capolavoro lo decreta la gente e i lettori: la gente ne parla ma NON immediatamente e NON a casa propria, se un libro si mette in moto si mette in moto e basta, non è questione di pubblicità o di critica, altrimenti Moccia sarebbe il più grande letterato del Mondo secondo questo principio. Quindi, propongo di smetterla di insultare Moccia e renderci conto di ciò che si tenta di far entrare nelle vostre zucche faziose. Non potete dire che un libro è bello, bellissimo, perchè è come una mamma che dice - che bel figlio che ho, il migliore del Mondo... non ci vuole poi molto a capire questa cosa, no? Non tutti i libri sono belli, punto. Non tutti i libri che si pubblicano e lanciano sono belli. Spesso nessuno. Nemmeno con tutto lo sforzo e l'energia del Mondo. Venendo al testo di Onorato e mi dispiace se lamberti Bocconi (che scrive i testi per/con Onorato e quindi ritorniamo al principio espresso sopra) si risentirà, ma nello stile, nel linguaggio e nello sviluppo è tedioso. La trama è frivola e l'onirico è spesso usato per nescondere altre lacune. Per argomentare, come chiedeva Barbieri, è come un D'annunzio a cui oltre aver tolto le costole abbiano tolto anche i testicoli e spero possiate decriptare. Grazie. James Joyce di certo non starà a guardare.
Pubblicato da: LA LETTERATURA UNIVERSALE - 08.04.08 13:10
La mia domanda non era retorica, me lo domandavo davvero. Ma e' vero che son tentato di rispondere: l'autore in quanto persona non va ovviamente insultato, sono assolutamente d'accordo e nemmeno lo discuto, ma il libro - nel momento in cui viene messo in commercio e percio' venduto - diventa proprieta' del lettore. E perche' un lettore, che ha acquistato un libro, non dovrebbe dire che e' melenso e vuoto? Perche' dovrebbe analizzare cosa significa "melenso e vuoto"? Leopoldo Terzo ha anche riportato alcune frasi che gli sembrano, appunto, melense e vuote, e' il suo sacrosanto giudizio, com'e' per altri lettori trovarle incantevoli. E poi: chi ha apprezzato il libro, Mozzi e Onorato compresi, ci hanno altresi' giustificato in che senso e perche' il libro e' bello eccetera? No, hanno dato un giudizio. Anzi, in quest'ultimo articolo vi potremmo rilevare degli insulti, benche' generalizzati, a tutti gli altri, a chi non ha accolto il libro. Infine, Andrea Barbieri: io apprezzo davvero il suo rigore intellettuale, ma ammettera' che qui non si fa saggistica e grazie al cielo nemeno critica accademica, ma si chiacchiera. Si danno giudizi sui libri. Per altro, m'interesserebbe molto piu' la sua opinione sulla seconda parte del mio intervento...
Pubblicato da: Emanuele Pettener - 08.04.08 13:26
Eh, sì! Era molto meglio "alla quale", oppure il più semplice "cui". "A cui" non è brutto: è sbagliato e basta. A volte, magari quando uno non ci pensa, aver studiato bene il vituperato latino e magari anche il vituperatissimo greco può tornare utile. I "Tre metri", per me, sono altrettanto "brutti", se non di più, del "Dolce delitto". Melensaggine, vuoto pneumatico, lo ripeto. La "lirica", l'"onirico", la scrittura "visionaria, lussuriosa e barocca", il "capolavoro", per piacere, ... finiamola di dire sciocchezze. Nessuno, nè io nè Letteratura Universale, ha detto che il libro in questione "fa schifo" o che "un libro più vende più vale". Semplicemente, di fronte alle lamentazioni di Onorato perchè il suo romanzo non ha venduto e non è stato preso nella considerazione che lui si aspettava, abbiamo ipotizzato che la ragione potesse risiedere nel fatto - per noi incontrovertibile - che il libro fosse "brutto", utilizzando per carità di patria un giudizio così sintetico da rientrare esattamente nella contrapposizione dialettico-manichea di lambertibocconi: "a me non è piaciuto" - "a me invece sì e molto".
Infine, ma non ultimo, l'incredibile ragionamento (?) di Andrea Barbieri: considerare "insulto", "illazioni", "sarcasmo gratuito" la mera espressione di un giudizio, visto che siamo in regime di libertà e non nell'Unione Sovietica di un tempo, mi lascia davvero perplesso, anzi, sgomento. Così come sostenere che "Nel mondo civile una persona non 'fa ciò che vuole', non 'dice ciò che vuole' mi preoccupa moltissimo, perchè se questa è l'opinione di (presunti) intelletuali vedo all'orizzonte gulag, lager, laogai per i non allineati sul "capolavoro", tale giudicato irreversibilmente dalla nomenklatura.
Poveri noi!
Leopoldo Terzo (che da re del Belgio si è arreso ai prepotenti tedeschi invasori per evitare guai maggiori al suo paese e ha addirittura abdicato per far contento il socialista Spaak).
Pubblicato da: Leopoldo Terzo - 08.04.08 13:51
Caro Pettener non credo che esistano dei mondi in cui si possano sostenere illazioni demenziali. Non si dovrebbero poter dire nel mondo accademico e nemmeno qui.
Tutta la discussione è nata dalla critica che fa la persona che utilizza il nomignolo 'Leopoldo terzo' che reagisce all'uso della parola 'capolavoro' da parte di Mozzi.
Dalla critica al capolavorismo, arriva velocemente all'illazione solita: è tutta una mafietta!
Eppure, se una persona con un bagliore di civiltà rilegge la cosa scopre che di 'capolavoro' non ha parlato Mozzi ma Terzo, che questo bel giro turistico dal 'capolavoro' alla 'mafietta' viene proiettato dalla sua testa, attraverso passaggi splendidi come questo: "Non sarà che è più facile cantare o magari dipingere che scrivere?"
Se una persona dice semplicemente: 'ho letto il libro, non mi piace' a mio parere la cosa va benissimo (come va benissimo chiedere con cortesia una motivazione). Qui non si discute sulla libertà di dare un giudizio sul libro, anche secco. Che sia in discussione questa libertà, lo fanno credere le persone che per prime non la riconoscono agli altri, che processano sulla base di cose non dette e illazioni. Che mandano in vacca una discussione per il gusto dello sberleffo all'autore e alle persone che hanno lavorato al libro.
Finisco copiando parte di un testo di T. Scarpa perfettamente attuale:
"Queste figure (artista, intellettuale, scrittore, scrittrice) hanno un ruolo spirituale e civile irrinunciabile.
Continuare a mettere in caricatura le persone che incarnano questo ruolo, tacciarle sistematicamente di “invidia”, “brama di successo”, “narcisismo”, “autoreferenzialità”, “mancanza di ironia”, “avidità di denaro”, insinuare che siano mosse da “risentimento”, che “fingano” di dissentire su un argomento mentre in realtà starebbero “vendicandosi” di un qualche sgarbo subìto, affermare che parlino sempre e soltanto per “mettersi in mostra”, per “farsi pubblicità” e “promuoversi”, che si uniscano in gruppo per “spalleggiarsi” e formare “combriccole”, “caste”, “camarille”, definire “linciaggio” o “rissa” una normale polemica culturale e altri argomenti simili, ottengono l’effetto di delegittimare non tanto quelle manchevoli e imperfette persone in carne e ossa, ma la funzione spirituale e civile di scrittore, scrittrice, intellettuale, artista.
Significa consolidare l’idea che alla fine tutto si riduca a una questione di interessi egoistici, di schieramenti convenienti, di oziosa rissosità caratteriale.
Questa retorica della delegittimazione secondo me è uno degli aspetti della restaurazione in atto oggi.
La rete, per come è congegnata, per alcune sue caratteristiche che non sempre dipendono dalla malafede o dall’inettitudine degli individui, contribuisce spesso a dare man forte a quegli argomenti di restaurazione.
Così, lo ripeto, si delegittimano non tanto le persone, ma il ruolo spirituale e politico di scrittore, scrittrice, intellettuale, artista."
[da: http://www.nazioneindiana.com/2005/04/14/la-volpe-e-un-animale-splendido/]
Pubblicato da: andrea barbieri - 08.04.08 17:51
Caro Leopoldo, al di là dei giudizi personali, la lettura del libro trasmette delle precise, nitide, iniquivocabili senzazioni. Pregevoli. Perchè devono essere giocoforza considerate sciocchezze? Io non vado matto per questo genere di scrittura, anzi. Tuttavia non posso bendarmi gli occhi per partito preso.
Pubblicato da: Felice Muolo - 08.04.08 17:56
inequivocabili, pardon
Pubblicato da: Felice Muolo - 08.04.08 18:00
Vorrei dire che, leggenda vuole, Moccia abbia scritto Tre metri sopra il cielo e pubblicato negli anni '90, il romanzo abbia girato a Roma tra le scuole per una decina d'anni, e quindi sia arrivato a Feltrinelli (che ne ha fatto due edizioni, una "ridotta" ed una "versione originale").
Quindi, Moccia ci ha messo 10 anni prima di avere successo con quel libro.
Pubblicato da: andrea branco - 08.04.08 19:32
Barbieri, non mistificare! La parola "capolavoro" l'ha usata per prima LA LETTERATURA UNIVERSALE. Io, quando l'ho usata, l'ho messa tra virgolette, citando altri.
In principio mi ero limitato a definire, gentilmente, "bruttino" il libro di Onorato ma, dopo la levata di scudi di vari suoi supporter, mi sono visto costretto a precisare fino in fondo il mio giudizio, e non c'è Barbieri che tenga a privarmi della mia bella libertà di dire e scrivere quello che penso. Punto. Se a qualcuno il testo trasmette "precise, nitide, inequivocabili, pregevoli sensazioni" buon per lui. Gli altri non sono obbligati ad averle uguali. E, ripeto, dare un giudizio negativo su un libro non è nè "maleducazione", nè lesa maestà. E' solo quello che uno ha provato leggendolo. E io, leggendolo, senza bendarmi gli occhi, ho provato soltanto l'insofferente sensazione di un testo, lo ribadisco, melenso, vuoto di contenuti reali, banale, di maniera e, per finire, anche scritto male sintatticamente e nella punteggiatura, ivi compreso il "vezzo" stucchevole di intitolare i capitoli senza la lettera maiuscola iniziale. Basta? Occorre qualcos'altro? Forse la frasetta finale: "L'odore della tua vita è più profondo della mia paura"? Forse il "pensiero" in quarta di copertina? Che altezza di concetti!
Ne sono convinto: meglio Liala.
Leopoldo Terzo
Pubblicato da: Leopoldo Terzo - 08.04.08 20:20
Caro Terzo, non fare finta di non capire. Qui il problema sono le tue illazioni (la mafietta, i supporter eccetera), non il tuo giudizio sul libro. Se c'è una persona che non tollera il giudizio altrui sei proprio tu, per questo rispondi allestendo degli scenari improbabili e ficcandoci dentro le persone che hanno espresso giudizi che non ti garbano.
E se tu ragionassi capiresti che sono proprio gli stati totalitari che evochi i titolari del potere di 'fare ciò che si vuole' 'dire ciò che si vuole'.
Pubblicato da: andrea barbieri - 08.04.08 21:04
Al solito, si finisce sempre muro contro muro quando si discute di fiction pretendendo altro. Non è una novità che un testo di questo genere, pure sgrammaticato o apparentemente senza logica, trasmette sensazioni differenti dalla scrittura notarile che, benchè precisa e corretta, non riesce a coinvolgere i sentimenti del lettore.
Pubblicato da: Felice Muolo - 09.04.08 10:04
Molto d'accordo con il discorso di Scarpa sulla delegittimazione. E' anche quello che fanno Berlusconi e il fascioqualunquismo unito riguardo la politica, la giustizia e lo Stato.
Ed ora, per Leopoldo Terzo e che gli altri mi scusino l'eventuale noia. Ma qui mi scaldo. Perché (sempre col pensiero a Berlusconi) con chi spara numeri e "dati" falsi, tanto appunto per delegittimare e per sminuire l'interlocutore, magari con un sorrisetto di sufficienza, ci vogliono risposte precise e fondate. Ecco dunque il Dizionario Garzanti della Lingua Italiana, anno 1983, al tempo dei miei studi: >.
Dunque, CI SIAMO? La sufficienza, la falsa pacatezza, unite alla voglia di fare casino e di gettare tutto nel mazzo, nonché a una buona dose di ignoranza e di presunzione, sono a mio parere il cocktail più velenoso: non certo perché si rischia di fare alterare la Lamberti-Bocconi, lontana miliardi di galassie dal mondo delle "offese", ma perché si toglie valore e senso ai fondamenti delle cose.
Ogni stupidata, ogni scorrettezza, ogni facile ironia, ogni svicolamento, ogni "credersi", ogni invidia, ogni svalutazione gratuita dell'impegno e della buona fede degli altri foraggiano la merda CIVILE (non solo letteraria!) in cui siamo. E questo personalmente è quanto trovo importante in tutto il discorso. Poi ciascuno legge e apprezza quel che gli pare.
Pubblicato da: lambertibocconi - 09.04.08 10:42
Cribbio di un cribbio, maledizione, sono stata lì un sacco a copiare dal vocabolario e non è uscito niente, forse a causa delle virgolette. Scusate, mi secca da morire. Rifaccio con meno virgolette. Per Leopoldo Terzo che dall'alto di un sorrisino mi dice che "a cui" non è brutto, è sbagliato e basta".
Riporta il Dizionario: "cui", pron. rel. inv., sostituisce il pron. rel. "il quale", "la quale", "i quali", "le quali", nei complementi indiretti: "la persona di cui ti ho parlato"; "il progetto a cui accennavi"; "la casa in cui abitiamo" (omissis). Come compl. di termine,nell'uso letterario, si può usare anche senza la prep. "a": "la persona (a) cui mi rivolsi".
"La persona sanguedirana (a) cui dissi: ma vacaghèr!" (quest'ultimo esempio è mio)
Pubblicato da: lambertibocconi - 09.04.08 10:53
No, Emanuele, non attribuisco l'insuccesso del libro al cattivo gusto altrui. L'amico scrittore che dopo tante mie insistenze se l'è letto, lo ha apprezzato. Il fatto è che per riuscire a farglielo leggere (a lui, che teoricamente è uno che apprezza il mio lavoro editoriale eccetera) ho dovuto fargli una scenata. Il problema non è un problema di gusto. E' un problema di potere.
Dopodiché, posso certo sbagliarmi nei giudizi di valore. Non saranno certo i vaniloqui di "La letteratura universale" o i copincolla di Leopoldo Terzo, però, a convincermi di essere in errore.
La tua osservazione sull'incipit, tranquillamente condivisibile, è però una osservazione di marketing.
Infine: credo che non sia possibile argomentare i giudizi di valore. E' possibile dire perché un testo è interessante, è possibile restituire la propria lettura, eccetera: ma quando dico: "Questo mi sembra bello, questo mi sembra brutto", non ho argomenti.
Pubblicato da: giuliomozzi - 09.04.08 10:56
PERFETTO: siamo finiti a Berlusconi! Che pena!
Caro Barbieri: qui il problema è di un libro e del perchè molti NON lo hanno comprato. Si è detto: forse perchè è "bruttino". Tutto qui. Il resto è aria fritta.
Leopoldo Terzo (veramente deluso)
Pubblicato da: Leopoldo Terzo - 09.04.08 10:57
Mannaggia: mentre scrivevo il mio sono arrivati i post di lambertibocconi e giuliomozzi.
Dal Vocabolario della lingua italiana Treccani - Vol. 1 pag. 1025: "Esclusivamente letterario è l'uso senza preposizione, come complemento di termine". Pensavo che questo fosse, appunto, un blog "letterario".
Giulio, al di là degli insulti (questi sì) di cui mi gratifichi, hai detto due cose giuste: "non attribuisco l'insuccesso del libro al cattivo gusto altrui" e "credo che non sia possibile argomentare i giudizi di valore". Su queste basi tutto il resto della discussione è davvero aria fritta.
Lropoldo Terzo
Pubblicato da: Leopoldo Terzo - 09.04.08 11:16
Leopoldo Terzo, ma chi credi di prendere in giro?
Pubblicato da: lambertibocconi - 09.04.08 12:41
Provo una spiegazione diversa partendo dal fatto che il libro viene tenuto per esempio da Feltrinelli in pochissime copie tra i thriller/noir.
La collocazione è sbagliata, i librai sono stati frettolosi. Probabilmente hanno guardato l'immagine di copertina e il titolo senza nemmeno leggere la descrizione sintetica del libro.
Io penso che sia una bella foto, ma un viso così in copertina si è visto tante volte. E il titolo forse poteva essere diverso. E' bello, ma potrebbe stare appunto anche su un noir qualsiasi, non mi trasmette la qualità dell'immaginazione di Onorato che connette tutte le cose, le mescola all'erotismo, le vira in una luce molto affascinante. Se dovessi pensare a un pittore (un altro da Onorato), penserei agli acquerelli di Francesco Clemente, quelli con i personaggi chiamiamoli 'larvali', i colori baluginanti, disseminati di segni misteriosi che evocano una dimensione erotica del mondo. Allora tutto questo, che la scrittura di Onorato ci restituisce a mio parere bene, non è annunciato visivamente dalla copertina.
Non è una critica al lavoro di chi ha concepito il libro materialmente. Il prodotto è comunque buono. Però forse si può colpire il critico disattento più che facendo valere un 'potere', studiando un linguaggio visivo più efficace (per me ne fa parte anche il titolo come in una poesia visiva la parte di testo).
Immagino che questo costi, perché le buone idee costano sempre.
E anche il fatto che Onorato sia uno dei migliori musicisti italiani e che questo libro sia così vicino alla sensibilità del cd 'Falene' mi fa pensare che potrebbero in qualche modo essere proposti insieme.
Più che altro esprimo 'suggestioni', chissà se possono essere utili. Vedete voi.
Pubblicato da: andrea barbieri - 09.04.08 12:59
Leopoldo, è aria fritta qualunque discorso che cerchi di spiegare il successo o l'insuccesso di un'opera letteraria per mezzo di un giudizio di valore sull'opera stessa.
I due discorsi vanno separati.
Pubblicato da: giuliomozzi - 09.04.08 13:03
@ lambertibocconi: proprio nessuno. Se sei arrivata a Berlusconi ti sei presa in giro da sola.
@ G.M.: appunto.
Leopoldo Terzo
Pubblicato da: Leopoldo Terzo - 09.04.08 14:20
mozzi lei è il solito fascista e chi non la pensa come lei è un povero idiota. lei ha tutto il diritto di dire ciò che vuole ma non di determinare il pensiero altrui. ma perchè non pensa a fare i suoi di libri, quelli cioè scritti da lei, che di splendidi libri come editore ha già intasato il mercato. lei non ha diritto di proclamare capolavori o libri fantastici, superlativi, splendidi e luminescenti perchè la Verità è un'altra e lei lo sa. può fare tutte le scenate che vuole a amici scrittori, editori, giornalisti, lettori: i suoi libri comunque non vendono in libreria. il libro di onorato poi e qui mi accordo con leopoldo terzo non è per niente bello. genera il sentimento di pena più che altro. E per rispondere a Barbieri, Onorato fa pena anche come cantautore, più volte stonato nei suoi dischi, gonfio, seriamente incompetente anche a livello di tecnica esecutiva. Se ha sempre pronte le valige per berlino che parta dunque e magari portandosi dietro pure lei mozzi, barbieri e tutta la sua gentucola. E soprattutto non cercate di sminuire il giudizio degli altri. E' legittimo pensare diversamente da voi. E concordo anche in questo con Leo 3° ovvero esistono le mafie e le mafiette, le leccatine e le sviolinate e voi signori siete patetici quasi quanto quel pettener che prima alza la voce e poi subito la abbassa per paura che il padrone lo picchi. Mozzi la smetta lei coi vaniloqui. Se non la finisce di proclamare libri dell'anno e capolavori incompresi finirà per morire di crepacuore a furia di scenate e magoni e i fatti non fanno altro che darmi ragione. C'è una giustizia divina. meno pippe e libri brutti di mozzi e clienti, più ONESTA'
ve saludi L.U.
Pubblicato da: LA LETTERATURA UNIVERSALE - 09.04.08 14:31
Davvero, Letteratura, le sembra io abbia abbassato la voce? Le confesso: non l'avevo nemmeno alzata. Pensi che vigliacco. Tanto che posso persino firmarmi.
Pubblicato da: Emanuele Pettener - 09.04.08 15:18
ma gli animali domestici si sa, hanno collare e targhetta.
Pubblicato da: LA LETTERATURA UNIVERSALE - 09.04.08 15:58
Pensi che se finisce tutto il cibo nella ciotola, non abbaia e non fa la pipì sul tappeto, Mozzi poi la pubblica per la sua casa editrice e se magari lei slinguazza un po' affettuosamente dirà pure del suo libro che è superlativo e piangerà e si proferirà in lamentazioni quando nemmeno il suo venderà in libreria.
Pubblicato da: LA LETTERATURA UNIVERSALE - 09.04.08 16:07
Per Leopoldo Terzo: eh, ma quella confusione lì mica l'ho fatta io. L'hai fatta tu.
Per "Letteratura universale": scrivi molte cose false, purtroppo.
Pubblicato da: giuliomozzi - 09.04.08 16:18
Mozzi lei è un grande scrittore: scriva.
Pubblicato da: LA LETTERATURA UNIVERSALE - 09.04.08 16:23
Non prendo ordini.
Pubblicato da: giuliomozzi - 09.04.08 18:44
Scusate se m'intrometto, ma "Non prendo ordini" mi sembra una risposta talmente straordinaria per ironia, incisività e intelligenza da meritare appieno il complimento di Letteratura Universale ("Mozzi, lei è un grande scrittore"). Se la discussione finisse qui, sarebbe un finale davvero memorabile.
Pubblicato da: Spettatore Ammirato - 09.04.08 19:06
Mamma mia! E se Onorato smettesse, almeno per un po', sia di scrivere che di cantare? (tanto per mettere un po' d'acqua(!) sul fuoco).
Leopoldo Terzo
Pubblicato da: Leopoldo Terzo - 09.04.08 19:09
Mi pare di avere capito chi è il troll pietoso Leopoldo Terzo. Ma è solo un'impressione. Che dio ce ne scampi. Firmati con il tuo vero nome, vermiciattolo, e vediamo un po'! Anna Lamberti-Bocconi
Pubblicato da: lambertibocconi - 09.04.08 20:40
Ecco fatto: Leopold Philippe Charles Albert Meinrad Hubertus Marie Miguel de Saxe-Cobourg-Gotha, ex re.
Pubblicato da: Leopoldo Terzo - 10.04.08 02:32
Io li avrei cacciati lontano tutti e due con una pedata webbica fin dal primo post, che già annunciava la loro trapanante potenza intellettuale e l'attitudine ostinatamente costruttiva, così avrei evitato di sentir dare - ovviamente in totale anonimato come vogliono le procedure della codardia - del fascista mafioso disonesto eccetera...
Lo avrei fatto per difendere qualche buon principio, prima di tutto il rispetto umano e intellettuale. Altrimenti un blog 'letterario' si trasforma in un luogo peggiore degli altri, umanamente scadente e stupido, che poi è esattamente il desiderio di queste persone.
Pubblicato da: andrea barbieri - 10.04.08 09:31
Era un sacco di tempo che non passavo da queste parti, però devo ammettere che, pur non avendo letto il libro di Onorato, il contraddittorio mi ha divertito parecchio ricordandomi le discussioni che impazzano nel foier dei Casinò quando, dopo aver vinto la luna o perso le brache, si esce dal limbo delle salette private.
Hanno un pregio quelle discussioni: trasfondono nuova linfa ai perdenti, mascherano i limiti, annegandoli cinicamente a volte, e motivano gli sconfitti per nuove sfide.
Non ci fossero i foier e le discussioni dovrei cambiare mestiere.
Blackjack.
Pubblicato da: Giocatore d'Azzardo - 10.04.08 11:52
Dillo o Giocatore che sei venuto fin qui perché hai visto il mio nome numerologico con il trattino in mezzo... ;-)
Pubblicato da: lambertibocconi - 10.04.08 12:26
Se il saggio indica la luna, lo stupido guarda il dito
Pubblicato da: LA LETTERATURA UNIVERSALE - 10.04.08 15:03
Wow! Sempre educato, fine, gentile il barbieri!
Dunque, ricapitolando: chi non canta nel coro e si permette di esprimere un giudizio "di valore" (come dice G.M.) su un libro che non ha, oggettivamente, ottenuto il consenso di numerosi lettori, si becca, nell'ordine, le seguenti "attribuzioni" molto carine: atteggiamento scortese - insultante - persona che non legge - illazioni mille, sarcasmo mille, argomenti zero - maleducato - scorretto - illazioni demenziali - intollerante - mancanza di ragionamento - fascioqualunquismo - falsità - sufficienza - falsa pacatezza - voglio di fare casino - gettare tutto nel mazzo - ignoranza - presunzione - confusione - troll pietoso - vermiciattolo - codardo. Ed, infine, l'epiteto supremo, quello CUI si ricorre quando tutti gli altri sono stati usati: FASCISTA.
Non male per un blog "letterario"!
Leopoldo Terzo
Pubblicato da: Leopoldo Terzo - 10.04.08 17:24
Caro Terzo, quando parlo di illazioni demenziali - come ho già scritto molte volte sopra - mi riferisco al tuo ragionamento che parte da un dato falso (l'uso della parola 'capolavoro' da parte di Mozzi) e giunge brillantemente alla solita conclusione: è tutta una mafietta!
Questo, caro Terzo, non è un giudizio di valore sul libro, è come ho scritto sopra un'illazione.
Ora tu rispondi con illazioni ad alcuni giudizi di valore. La tua risposta non è complanare, esci dal piano del giudizio di valore per evocare uno scenario di fatti: la mafietta, i supporter eccetera. Fatti evocati ovviamente per demolire non il giudizio di valore, ma la persona che lo esprime. Non so come la pensi tu, ma per me questa è intolleranza, maleducazione, mancanza di rispetto per le opinioni altrui.
Se le persone con cui hai interagito avessero usato il tuo stesso metodo, ti avrebbero descritto come qualcuno che ha dei conti da regolare. Ma come vedi nessuno lo ha fatto. Anzi, hanno fatto esattamente l'opposto, hanno cercato di riportare il discorso su un piano di argomentazione e di intelligenza.
Pubblicato da: andrea barbieri - 10.04.08 18:10
Caro barbieri, non barare! La storia del "capolavoro" non l'ho "inventata" io ma, semmai La Letteratura Universale. Vatti a rileggere il mio primo post, che per comodità qui ti trascrivo (e confermo, così possiamo ricominciare la discussione) che si riferiva alle geremiadi dell'Onorato per le mancate vendite:
""Non sarà che il libro è bruttino? Non sarà che è più facile cantare o magari dipingere che scrivere? Mah. Forse se il giorno di Pasqua (maiuscolo) fosse per gianCarlo (!) Onorato un giorno diverso dagli altri capirebbe meglio "il senso ultimo delle cose" e non troverebbe comodo occuparsi del culo della soubrette."" Tutto il resto è consequenziale ("complanare", diresti tu) agli altri interventi.
Pubblicato da: Leopoldo Terzo - 10.04.08 21:18
Ho dimenticato una cosa: nessun conto da regolare con nessuno. Solo l'orgoglio dell'indipendenza di giudizio. Che nessuno potrà mai togliermi, anche quando canto fuori dal coro.
Addio.
Leopoldo Terzo
Pubblicato da: Leopoldo Terzo - 10.04.08 21:21
Anna, in effetti, e perdonami se sono un po' stanco e quindi mi limito a grattare la crosta, se 'pesiamo' banalmente le lettere che compongono il tuo cognome (utilizzando le 21 lettere dell'alfabeto italiano con a=1, b=2, etc...) la somma da 127 che è un numero interessantissimo.
La prima è che abbiamo a che fare con un numero primo, se lo consideriamo in base 10, se poi lo convertiamo in binario è una sorpresa scoprire che si scrive con sette 1: 1111111. E pure trasformandolo in base 8 otteniamo un numero primo: 177. L'esadecimale te lo risparmio, comunque è 7F, e lo risparmio a me, che sono decisamente fuso oggi e domani mi tocca, a me animale notturno, una levataccia mattutina.
Magari una bella 'mescolata' di numeri saràèper la prossima volta. Sai, potrei persino ricavare qualche sequenza nascosta di fibonacci, rimestando questi numeri.
Insomma, la numerologia è quasi come le discussioni letterarie o politiche: puoi sostenere ciò che vuoi, se hai gli strumenti e la testardaggine sufficiente per farlo.
Blackjack.
Pubblicato da: Giocatore d'Azzardo - 11.04.08 00:17
Ma Terzo, se tu riprendi senza verificare le fesserie che scrive un altro nomignolo come te, hai poco da vantarti dell'indipendenza di giudizio. La tua 'indipendenza' si riduce a libertà di scrivere scemenze. Il tuo vanto è scrivere scemenze.
Come una grande, grandissima scemenza è dire 'tutto il resto è complanare'. Le illazioni caro mio sono ben poco complanari. Sono violenza sulle opinioni altrui. Quando utilizzi questi argomenti ad personam sei un baro e un prevaricatore.
Ma ripeto, il problema è uno solo: tu quando agisci così non dovresti avere spazio. Se certi principi non vengono difesi la responsabilità diventa anche di chi non li difende.
Pubblicato da: andrea barbieri - 11.04.08 09:24
Veramente, Leopoldo, quello che si è preso del fascista sono io. Non tu.
(Tra parentesi. Trovo curioso che rivendichi orgogliosamente la propria capacità di "cantare fuori dal coro" proprio chi si esprime secondo quello che a me pare il più piatto conformismo. Mi vengono in mente gli adolescenti che sono convinti di fare un gesto di ribellione... vestendosi alla moda. Mah).
Andrea, per "cacciare a pedate" queste persone avrei dovuto mollare ogni lavoro e starmene perennemente affacciato qui, a bloccare ogni loro singolo intervento. Ti par che ne sarebbe valsa la pena? A me, fare il poliziotto non piace.
Certo: si possono fare, in rete, pubblicazioni senza possibilità di interventi. Preferisco correre il rischio di veder comparire qui interventi sciocchi che garantirmi la certezza di non vederne comparire di utili e sensati.
Pubblicato da: giuliomozzi - 11.04.08 09:54
Suvvia Mozzi, non faccia così che almeno con i post della Sottoscritta e di Leopoldo Terzo si è garantito un po' di pubblicità a quel libro che tanto la addolora perchè non vende e non viene letto da nessuno e il cui valore è sinceramente discutibile. Ciò che preoccupa è che siete una combricola di tirapiedi e slinguazzini tutti pacche sulle spalle a vicenda e non accettate una visione differente dalla vostra. Rettifico, non fascisti, piuttosto ottusi, e Barbieri si prenda in mano un vocabolario prima di scaldarsi tanto. Vi lascerò il dito così potrete restare a guardarlo intere giornate. Ma i dati parlano chiaro: i libri che sceglie lei, in percentuale riescono all'incirca sul 3 % e questo dovrebbe farla riflettere. Tenga a bada Barbieri e i suoi cuccioli perchè ledono la sua immagine e fanno male pure ai suoi libri. Le hanno mai spiegato che tessendo troppo le lodi di qualcuno, proprio per questioni di marketing, si ottiene l'effetto contrario?
E questo, lo ritenga un consiglio, più che un ordine. I buoni consigli, si sa, sono difficili da reperire in questo mondo. Amen
Pubblicato da: LA LETTERATURA UNIVERSALE - 11.04.08 10:28
Ok, Giulio, hai ragione, mettendosi sul piano pratico quel dilemma che dici affligge tutti i blog e non ha soluzione: uno sceglie come crede.
Però ascolta, una persona che difende un valore, in questo caso un livello minimo di rispetto umano e intellettuale, non è un 'poliziotto', è un uomo.
Anche perché questa libertà assoluta di denigrare il lavoro altrui arrivando fino all'insulto, potrebbe innescare un liberatorio: "ma chi me la fa fare..." così il catalogo che viene sfottuto si ferma, la persona affanculata smette di interagire, gli spazi si chiudono, e si resta tutti, anche quelli con le migliori intenzioni, un po' più poveri.
Pubblicato da: andrea barbieri - 11.04.08 10:35
Eh no, Barbieri! Adesso hai passato il segno. Le scemenze le scrivi tu, da vero leccapiedi quale sei. Oltre tutto, nella tua ottusità, non hai nemmeno capito quello che ho scritto (e neanche quello che ha scritto Mozzi).
E non c'è bisogno di cacciarmi a pedate, perchè non visiterò mai più questo blog frequentato da autentici cretini. Mi spiace per Mozzi, che un tempo stimavo, ma ora mi è andato sotto di parecchio: ma come si fa a dare del "piatto conformista, ecc.ecc." a chi ha semplicemente espresso un proprio giudizio su un libro? Se il libro non ha venduto (come diversi altri spacciati per capolavori!) il "padrino letterario" di quel libro dovrebbe starsene bello zitto e con la coda tra le gambe, non fare l'intollerante e bearsi compiaciuto dei leccapidi come barbieri.
A mai più.
E non crediate che per voi sia un grande affare, perchè così perdete anche un lettore che, stupidamente, comperava fiducioso e regolarmente i libri Sironi sponsorizzati da Mozzi.
Leopoldo Terzo
Pubblicato da: Leopoldo Terzo - 11.04.08 11:32
Caro Terzo, ti affanni così tanto a insultare gli altri, ma guarda che gli insulti dico poco sull'insultato e molto sull'insultante...
andrea barbieri
Pubblicato da: andrea barbieri - 11.04.08 12:10
Barbieri, perdoni il mio rientro furtivo, ma dopo i suoi interventi, mi pulsa nel petto una domanda:
lei cos'è? azionista sironi? oppure deve farsi pubblicare da mozzi? o dobbiamo pensare di peggio?
Pubblicato da: LA LETTERATURA UNIVERSALE - 11.04.08 13:08
ma soprattutto: quanti anni ha? cinque?
Pubblicato da: LA LETTERATURA UNIVERSALE - 11.04.08 13:10
Leopoldo, non so che farci. Le cose che hai scritte qui mi sembrano proprio appartenere al più piatto conformismo. Non hai mica scritto solo il tuo giudizio sul libro. Su quello non ho niente da ridire. Anzi, ti ho fatta una domanda, il 30 marzo: "E' possibile che io mi sbagli e che Onorato si sbagli. Puoi provare a spiegarci perché ci sbagliamo?".
Andrea Barbieri non è azionista Sironi. Non ha proposto in lettura a Sironi nessun libro. Cara "Letteratura universale", il tuo problema è questo: hai deciso che tutto funziona per mafie, interessi, leccaculismi, scambi di favori eccetera. Non è così. Suggerisco un cambiamento di paradigma cognitivo.
Pubblicato da: giuliomozzi - 11.04.08 13:24
Caro Universale, tu pensi di me che voglio farmi pubblicare, io invece penso di te che sei un trombato editoriale che regola i conti.
Oppure una persona con problemi di autostima che utilizza questo colonnino per lustrarsi l'ego venendo a disegnare i baffi a gestore e compagnia. Perché disegnare i baffi a qualcuno più bravo, un certo effetto sull'ego lo provoca.
In entrambi i casi spero che tu sia vecchissimo, non vorrei pensare che sei il futuro.
Pubblicato da: andrea barbieri - 11.04.08 13:28
Avevo deciso di non replicare più, ma non posso tacere dopo quello che ha scritto Mozzi. A lui dico: ma li legge lei i post del suo blog? Mi addebita "piatto conformismo"? Ebbene, dopo che il 7.4 ore 14.36 avevo riportato alcune frasi dalle quali chiunque può farsi un'opinione su quanto "melenso e vuoto" sia il libro, l'8.4 alle ore 20.20 ho scritto: ""E io, leggendolo, senza bendarmi gli occhi, ho provato soltanto l'insofferente sensazione di un testo, lo ribadisco, melenso, vuoto di contenuti reali, banale, di maniera e, per finire, anche scritto male sintatticamente e nella punteggiatura, ivi compreso il "vezzo" stucchevole di intitolare i capitoli senza la lettera maiuscola iniziale. Basta? Occorre qualcos'altro? Forse la frasetta finale: "L'odore della tua vita è più profondo della mia paura"? Forse il "pensiero" in quarta di copertina? Che altezza di concetti!""
E' piatto conformismo questo? Cosa avrei dovuto dire di peggio di un brutto libro?
Per l'ultima volta davvero Leopoldo Terzo
Pubblicato da: Leopoldo Terzo - 11.04.08 14:57
Messer Barbieri io non scrivo nemmeno, se non questi post. E' più probabile che abbia problemi di autostima ma questo solo perchè nessuno apre un blog con tanti estimatori pronti a leccare posteriori, in cui si dica che sono bravissima, bellissima, amore di mamma sua, magari pure dea del sesso e super dotata.
Barbieri mi dichiaro sconfitta, lei è il tripudio dell'intelligenza e Mozzi la vittoria dell'onestà, dell'intransigenza stilistica, della purezza della razza editoriale. voi e i vostri ammiratori siete fantastici. vi amo tutti
Pubblicato da: LA LETTERATURA UNIVERSALE - 11.04.08 15:07
Caro Terzo, leggi bene quel che ti hanno scritto sopra:
'Non hai mica scritto solo il tuo giudizio sul libro. Su quello non ho niente da ridire.'
ovvero il conformismo non è nel tuo giudizio, ma nel contorno che hai allestito: la mafietta i leccaculo i supporters eccetera eccetera. La tua operazione di discredito dell'interlocutore è di un conformismo cristallino!
Sul tuo giudizio di valore niente si può dire, né che è conformista né che non lo è, perché resta anche nella sua versione 'sviluppata' (si fa per dire) asolutamente carente di qualsiasi motivazione che non faccia pensare alla cistifellea.
Caro Universale, secondo me invece sei proprio un trombato editoriale in cerca di rivincita. Del resto tu sei anonimo e io certo non mi fido della tua parola, come non mi fiderei di un contratto siglato da Topolino o Paperoga. Come vedi, chi da anonimo ferisce, di anonimato prima o poi qualcosa patisce...
Pubblicato da: andrea barbieri - 11.04.08 16:37
secondo me invece lei barbieri ha molti problemi. a lei consiglio un bravo psicologo. quello che ho cercato di dire prima di essere trascinata in questa inutile discussione è e sempre sarà che a parte la cura con cui uno sceglie e pubblica un libro, il mercato non sempre lo accoglie a braccia aperte, specie se il modus per lanciare una serie di libri è sempre lo stesso, e soprattutto oltre che inadeguato, fazioso. tutto qui. cosa vuole che mi importi di contratti editoriali, topolino, paperoga e quant'altro? Se va avanti ancora con la sua linea senza rendersi conto di ciò che cerco di dire dall'inizio dovrò considerarla davvero un imbecille, ma probabilmente come già Leopoldo Terzo avrei dovuto capirlo molto prima
Pubblicato da: LA LETTERATURA UNIVERSALE - 11.04.08 18:38
Leopoldo, avresti appunto potuto "dire": ma non l'hai fatto.
Certo hai citato delle frasi in base alle quali, secondo te, "chiunque può farsi un'opinione" su quanto il romanzo di Onorato sia "melenso e vuoto". Hai esibito delle frasi, non hai "detto" perché quelle frasi sono, a tuo giudizio, "melense e vuote".
Il mio vicino di casa metallaro, tanti anni fa, metteva su a tutto volume i dischi metallari e mi urlava: "Senti che roba!". Io, per l'appunto, sentivo "che roba": e non mi piaceva, né il mio vicino di casa metallaro è mai riuscito a spiegarmi perché, invece, secondo lui, quella roba fosse - non dico piacevole, ma almeno interessante.
Tu hai messe lì delle frasi dal romanzo e hai detto: "Sentite che roba" (diversamente dal mio amico metallaro, che esibiva quella che per lui era un'evidenza positiva, tu hai inteso esibire un'evidenza negativa).
Io ho ben capito che questo romanzo a te non è piaciuto, che ti è sembrato melenso eccetera. Ma poiché a me non è sembrato per niente melenso, finché tu non "dici" qualcosa io non ho alcuna possibilità di capire dove, secondo te, ho sbagliato.
Pubblicato da: giuliomozzi - 11.04.08 18:39
Scrive il nomignolo 'La Letteratura Universale':
"quello che ho cercato di dire ... è ... che a parte la cura con cui uno sceglie e pubblica un libro, il mercato non sempre lo accoglie a braccia aperte, ... se il modus per lanciare una serie di libri è ... fazioso. tutto qui."
"lei barbieri ha molti problemi"
"dovrò considerarla davvero un imbecille"
Il problema, caro 'Universale', è che il libro che si commenta - cioè che si commentava prima del tuo spamm e insulti e illazioni e sarcasmi - come Giulio ti ha fatto capire NON è stato lanciato, ritenendo che sarebbe andato facilmente per la sua strada. Quindi il tuo commento sui lanci 'faziosi' è completamente fuori luogo. Hai ammorbato un colonnino di commenti per dire una cosa che non c'entrava nulla. Del resto tu sei quello che ha messo in bocca a Giulio la parola 'capolavoro'.
Ora viene da chiedersi chi è 'imbecille' e ha dei 'problemi'...
Pubblicato da: andrea barbieri - 11.04.08 19:35
Cosa intendi dire, Andrea, scrivendo che il romanzo di Onorato "non è stato lanciato"?
Nel mio articolo ho scritto: "L'editore ha lavorato il libro come meglio ha potuto; l'ufficio stampa si è dato da fare come al solito e più del solito; per due mesi io ho parlato di questo libro a tutti quelli che mi capitavano a tiro".
Ovvero: abbiamo "lanciato" questo libro con tutta l'energia della quale disponevamo.
Si può dire, semmai, che il "lancio" è fallito.
Pubblicato da: giuliomozzi - 11.04.08 23:41
Sì ho usato la parola 'lancio' pensando a quelle pompature che si sono viste in rete da qualche parte o alle pompature molto piò costose fuori della rete. I 'lanci faziosi' insomma di cui parla Letteratura Universale. Se ho capito quello che hai fatto è cercare di farlo arrivare in mano ad alcune persone che potevano parlarne, dopodiché tolle et lege...
Comunque, io non so, se adesso è così, tra qualche anno che cosa diventerà?
Poco tempo fa un giovanissimo editor era affranto: aveva raggiunto un discreto risultato con un libro di qualità, lo ha chiamato il suo capo per dirgli che così andava bene ma la prossima volta si aspettavano che facesse il 'botto'. Se uno lavora onestamente a cose in cui crede non può pensare che DEVE fare il botto. Così è l'aggressività che vince, nel concepimento dei libri e nella fase del lancio.
Per esempio CoconinoPress, da quando sono uscite collane di grandi case editrici di graphic novel, i loro spazi in libreria si sono ridotti, anche quando le grandi case editrici ripropongono loro titoli stampati peggio a prezzo uguale (che devono pur vendergli se vogliono continuare). C'è un'aggressività in giro che è da vendita di polizze vita, ma per la cultura, per l'editoria è troppo, c'è da farla finire stroncata.
Pubblicato da: andrea barbieri - 12.04.08 14:02
"Scarpe rotte eppur bisogna andar..."
Senza retorica, è così! Andiamo avanti a fare le cose in cui crediamo, e basta: non vedo altra possibile soluzione. Baci. Anna L.B.
Pubblicato da: lambertibocconi - 12.04.08 18:49
Beh ti racconto una cosa che disse Moresco durante una presentazione.
Evangelisti gli fece una domanda sul suo percorso editoriale travagliatissimo e M rispose che era un po' come in quelle comiche in cui uno fa un pezzo di strada in macchina, poi succede qualcosa e si ritrova su un motorino, poi su una bicicletta... insomma l'importante per M. era portare a compimento il viaggio, su quale mezzo era poco importante... mi sembra che la cosa incarni bene il principio 'scarpe rotte eppur bisogna andar' :-)
Pubblicato da: andrea barbieri - 12.04.08 20:53




