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15.02.08
Urania e la fantascienza
di Iguana Jo
[Ho letto - grazie a una segnalazione di Gattostanco - questo interessante articolo in Iguana Blog]
[...] Perché nel resto del mondo occidentale si pubblica e si legge quella fantascienza più ricca e difficile che qui [in Italia] invece non trova lettori? Le risposte standard sono sempre le stesse: la cultura scientifica in Italia è sempre stata deficitaria; già ci son pochi lettori figurati quelli di sf; la fantascienza è quella roba coi razzoni, i robot e magari gli ufo, roba da ragazzini coi brufoli insomma.
E certo sono tutte risposte che hanno una loro forza, sono credibili e seppur poco consolanti danno qualche spiegazione.
Ma io ho un'altra idea.
Io credo che la responsabilità della mancanza di evoluzione dei lettori italiani di fantascienza sia anche, se non soprattutto, di Urania.
Sì. Proprio Urania. La rivista che all'inizio della sua storia ha senz'altro contribuito alla diffusione della fantascienza in Italia, ma che ormai è una delle principali cause del suo appiattimento, almeno secondo il mio modesto parere. [...]
Leggi tutto l'articolo in Iguana Blog.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 15.02.08 23:37
Interventi
E tu, giuliomozzi, cosa ne pensi?
Pubblicato da: gattostanco - 16.02.08 00:39
Penso che Mr. Iguana ha fornito una descrizione credibile - così a occhio - della cosa.
Pubblicato da: giuliomozzi - 16.02.08 11:11
A me sembra che Mr. Iguana sia davvero troppo ottimista, rispetto agli autori contemporanei che cita (Stross, Banks, MacDonald, Egan, Chang). Premetto che quattro su cinque non li conosco: ma se sono del medesimo calibro di Iain M. Banks, non si tratta di autori facili. Banks è (secondo me) un grande scrittore, ho apprezzato molto i suoi romanzi della Cultura. Ma (tanto per dare un'idea) "Pensa a Fleba", il romanzo d'apertura della saga, è un mattone di oltre cinquecento pagine densissime di accadimenti, descrizioni, dissertazioni; con una sovrapposizione incessante di temi filosofici, scientifici e compagnia cantando. Tanto per dare un'idea dei testi di cui stiamo parlando, qui c'è una (tutto sommato, succinta) introduzione dell'autore al setting della Cultura
http://www.delos.fantascienza.com/delos27/cultura.html
IMHO, i libri del ciclo della Cultura possono aspirare, da noi, a un pubblico di forse quattromila lettori. Sono libri eccellenti, ma "di nicchia". Un editore avveduto potrebbe pubblicarli con un progetto organico e buone traduzioni, riuscendo anche (con un po' di fortuna) a costruire attorno ad essi un piccolo "culto". Ma per quale motivo Urania, una collana che usciva e in edicola e si poneva come obiettivo un risultato minimo (negli anni Novanta) di diecimila copie per ogni uscita, avrebbe dovuto pubblicarli?
Pubblicato da: davide l. malesi - 17.02.08 10:30
Davide, forse non mi sono spiegato bene.
Non ho mai aspirato a vedere Banks pubblicato da Urania. Semmai ho lamentato il fatto che l'ingombrante presenza di Urania ha di fatto impedito che in libreria fosse disponibile una fantascienza con un tasso di qualità maggiore di quella disponibile in edicola, e magari di riuscire a trovarla a un prezzo accessibile alla maggior parte del suo pubblico potenziale.
Tra l'altro il ciclo della Cultura è stato presentato integralmente in italiano (escluso Matter, romanzo uscito nemmeno un mese fa). Se ho accostato il nome di Banks a quelli di Egan o MacDonald è solo per rimarcare come un autore che ovunque è considerato un maestro, qui da noi sia praticamente introvabile in libreria (i primi romanzi della Cultura risultano esauriti da più di dieci anni, e cosa viene ristampato? Inversioni (e chi lo conosce forse capirà la mia incredulità).
Nemmeno The Algebraist, il suo romanzo di sf del 2004, è stato presentato in italiano, ed è un romanzo davvero memorabile. E stiamo parlando di Iain M. Banks, non di un autore esordiente.
In definitiva quello che mi auguro è solo di tornare a vedere anche nelle nostre librerie qualcosa di diverso dai soliti Asimov & Dick & basta.
Pubblicato da: Iguana Jo - 18.02.08 09:25
Davide, forse non mi sono spiegato bene.
Non ho mai aspirato a vedere Banks pubblicato da Urania. Semmai ho lamentato il fatto che l'ingombrante presenza di Urania ha di fatto impedito che in libreria fosse disponibile una fantascienza con un tasso di qualità maggiore di quella disponibile in edicola, e magari di riuscire a trovarla a un prezzo accessibile alla maggior parte del suo pubblico potenziale.
Tra l'altro il ciclo della Cultura è stato presentato integralmente in italiano (escluso Matter, romanzo uscito nemmeno un mese fa). Se ho accostato il nome di Banks a quelli di Egan o MacDonald è solo per rimarcare come un autore che ovunque è considerato un maestro, qui da noi sia praticamente introvabile in libreria (i primi romanzi della Cultura risultano esauriti da più di dieci anni, e cosa viene ristampato? Inversioni (e chi lo conosce forse capirà la mia incredulità).
Nemmeno The Algebraist, il suo romanzo di sf del 2004, è stato presentato in italiano, ed è un romanzo davvero memorabile. E stiamo parlando di Iain M. Banks, non di un autore esordiente.
In definitiva quello che mi auguro è solo di tornare a vedere anche nelle nostre librerie qualcosa di diverso dai soliti Asimov & Dick & basta.
Pubblicato da: Iguana Jo - 18.02.08 09:26
Sono abbastanza d'accordo con Iguana, anche se non seguo più il genere. Ma perché non lo seguo più? Ero un grande appassionato ma col passare del tempo ho iniziato ad annoiarmi coi nuovi libri che acquistavo e, orrore, ero costretto ad abbandonarli a metà. E molto spesso erano Urania.
Pubblicato da: Baldrus - 18.02.08 11:24
@Iguana Jo, a me non sembra che "Urania" sia stata, complessivamente, una collana così scarsa come tu la descrivi.
Ha pubblicato, tanto per fare qualche nome oltre a Dick e Asimov (che peraltro non erano affatto scarsi), gente come Bradbury, Matheson, Ballard, Zelazny, Sheckley, Heinlein, Gibson, Sterling, Vance, Pohl (e sono appena i primi che mi vengono in mente). Fino agli anni Novanta poi (la prima metà diciamo), le cose importanti del panorama SF internazionale che non venivano pubblicate in Urania, uscivano in Cosmo Oro (la collana della Nord). Dopodiché è proprio la SF che, in termini di mercato, ha cominciato a tirare sempre meno: e non solo in Italia, ma in tutto il mondo. E autori come Banks risultavano poco appetibili per i fruitori "storici" di SF, gente come mio nonno (che era del 1913) o come mio zio (che adesso ha superato i sessanta). Si tratta di gente che ha già tutti i classici, li ama, ma già da Gibson in poi ha cominciato a storcere il naso (sia mio nonno che mio zio provarono a leggere "Neuromante" ma lo lasciarono lì dopo un po'). Ed erano lettori che non si fermavano a Urania, ma divoravano tutto quel che c'era: Urania, Galassia, Cosmo Oro, Cosmo Argento, Oscar Fantascienza, etc.
Il mercato, non solo in Italia, offre sempre meno spazio per i libri di fantascienza, specie se è colta e sofisticata come quella di Banks; adesso è un momento in cui la SF commercialmente non "funziona", più di tanto, in libreria: anche negli USA. E questa non è una "colpa" di Urania: è un fatto dovuto alle tendenze di mercato.
Pubblicato da: davide l. malesi - 18.02.08 11:47
@ Baldrus:
beh… qualcosa di buono si riesce ancora a trovare in giro, ma ormai molto è pubblicato senza la famigerata parola "fantascienza" in copertina.
@ Davide:
Mah… il fatto è che che Urania deve (deve!) proporre tutti i mesi, ma nel passato è arrivata ad avere cadenza anche settimanale, un volume nuovo che deve (deve!) accontentare più gente possibile. Questo per ovvie esigenze di costi e distribuzione.
Che in mezzo a tanta fuffa ci siano delle perle sono il primo a dirlo. Greg Egan, che è uno degli autori più esaltanti degli ultimi dieci anni è passato, con un paio di eccezioni, tutto su Urania.
Ma qual'è il risultato? Che in libreria Egan non sanno nemmeno chi sia.
Tu parli di mercato, mi dici che è la sf come genere che non tira. Non contesto questo fatto. Aggiungo però che è solo nei momenti di crisi che i nodi vengono davvero al pettine.
Capisco che indicare Urania come IL nodo fantascientifico nostrano sia sorprendente o impopolare.
Però non riesco a darmi una spiegazione migliore al fatto che il succitato Egan (per parlare di SF _alta_) ma anche il buon Peter Hamilton (per citare un autore di ottima fantascienza commerciale), siano tradotti e pubblicati e distribuiti in tutto il resto d'Europa (ho controllato Francia e Germania, ma credo che pure in Spagna o in paesi tipo Polonia o Croazia siano disponibili) mentre qui in Italia risultano del tutto esclusi dalla possibilità di comparire tra gli scaffali di qualsiasi libreria.
Tu quale pensi possa essere la causa?
Pubblicato da: Iguana Jo - 18.02.08 13:50
Ogni realtà nazionale va per conto suo, diciamo.
Ad es. in Polonia e Repubblica Ceca, ma anche in Russia, c'è uno zoccolo duro di "patiti" di SF che da noi non c'è più. Per quanto irreale possa sembrare, ad es., negli anni Novanta si trovavano da quelle parti, tradotti, libri di Roger Zelazny, e di altri, che da noi non hanno mai visto la luce. Chiedersi perché certi autori vengono tradotti qui e non lì, significa chiamare in causa tanti fattori. Proviamo a farci qualche domanda:
- Quanti editori seri, in Italia, tengono in piedi collane di SF? Non ho dati esatti, ma credo che siamo ai minimi storici.
- Quanti editori seri specializzati in SF esistono? Una volta c'era la Nord. Oggi, cosa resta?
- Perché certi autori, come Dick o Asimov, vengono ristampati? Non sarà perché ormai risultano come "classici" e dunque, autori che garantiscono un minimo di risultato economico?
- Qual è il rischio d'impresa, oggi, per un editore che volesse pubblicare SF? Giano, ad esempio, l'ha fatto con Sturgeon (che pure è un "classico", sia pure meno noto di Asimov e Dick). Come tutti sappiamo, non è andata a finire tanto bene.
- Perché un editore dovrebbe correre il rischio di investire su un genere cui il pubblico si è disaffezionato? (E i segnali di questa disaffezione sono evidenti e non riguardano solo la letteratura. Per dirne uno: in Italia "Battlestar Galactica", serial di SF molto bello e pluripremiato, che negli USA miete premi e successi dal 2003 malgrado la crisi della SF, viene trasmesso da Foxtv all'1,45 di notte. E "Babylon 5" ha avuto una sorte anche peggiore: trasmesso dalla RAI ad orari improbabili, senza rispetto della continuity narrativa (peraltro assai rigida), con doppiaggi spesso approssimativi (a dir poco).
Pubblicato da: davide l. malesi - 18.02.08 14:27
Proprio perché mi son fatto quelle domande sono arrivato a quella risposta :-)
Anche perché se può essere vero che "ogni realtà nazionale va per conto suo" non è molto credibile che tutti vadano da una parte e solo noi da un altra. Ma credo di aver motivato abbastanza la mia opinione, non credo abbia senso ribadirla ulteriormente.
Prova magari tu a farti una domanda: cos'hanno di diverso i vari mercati europei di diverso (in termini di distribuzione, prezzi, offerta, etc etc) rispetto a quello italiano?
L'unica cosa profondamente diversa riguarda la presenza in Italia di una pubblicazione da edicola che da più di cinquant'anni detta il valore - in tutti i sensi - del genere "fantascienza" presso il pubblico dei lettori.
(non so se lo hai notato, ma da nessuna parte i romanzi di fantascienza vengono "mascherati" come qui da noi. McCarthy, Fforde, Lethem, Faber etc. etc. hanno tutti pubblicato ottimi romanzi di genere in cui la parola "fantascienza" non compare mai (mai!) in nessuna presentazione editoriale.)
Pubblicato da: Iguana Jo - 18.02.08 15:29
A me non sembra che "tutti vadano da una parte e noi dall'altra". Come ti dicevo, la SF è in crisi un po' dappertutto. In certi Paesi campa un pochino meglio perché c'è uno "zoccolo duro" di lettori, in altri campa peggio. Negli USA campa malissimo, per esempio. Anni fa (era il 2001) Valerio Evangelisti mi disse che a vendere decentemente era rimasto, tra gli autori di Hard SF, solo Dan Simmons.
Quello fantascientifico è un immaginario che non tira, ormai. Anche in tv. "Star Trek Enterprise" ha chiuso (negli USA, bada) per i bassi indici di ascolto. "Babylon 5" è riuscita ad arrivare alla fine per miracolo. Il sequel di "Babylon 5" è stato interrotto e piantato lì, con buona pace dei fan. Al cinema, i blockbuster di SF in genere fanno una brutta fine.
Ogni tanto qualcuno piazza un colpo fortunato. Un libro, un film, una serie tv. Ma sono casi rari. Se li paragoni al panorama degli anni Cinquanta e Sessanta, in termini di pubblico e risorse investite, è un deserto. E questo negli USA, dove la SF ha sempre tirato molto più che da noi.
Pubblicato da: davide l. malesi - 18.02.08 15:50
Star Trek Enterprise ha chiuso, forse -tanto per dire la mia- perché era degenerata e quindi non piaceva? ..."Babylon 5" invece non l'ho mai vista (per l'orario difficile e, credo, molto ballerino).
Io conosco un tizio che adora Gibson, ma dice che lui la fantaquellarobalà lui non la legge.
Pubblicato da: gattostanco - 18.02.08 16:08
@ davide: a te non sembrerà, però intanto non hai risposto alla mia domanda.
Che la fantascienza nel suo complesso non attraversi un momento di gloria non è una notizia. È dall'esplosione del cyberpunk che il genere sonnecchia. Ribadisco la questione: se la fantascienza letteraria è in crisi ovunque, perché in italia è più in crisi che altrove?
La mia risposta ormai dovresti conoscerla.
E per quanto tu continui a provarci non ho nessuna intenzione di deviare la discussione verso altri media o altri continenti. :-)
ah… dimenticavo.
Secondo me è tutta colpa del fantasy!
(contento, Gattostanco?:-))
Pubblicato da: Iguana Jo - 19.02.08 09:23
Iguano Jo, la mia risposta era implicita. Volendo essere più espliciti, essa è: "A me non sembra affatto che la SF in Italia sia più in crisi che altrove". Per me, in termini di "crisi del genere", pubblicare o non pubblicare gli autori di cui tu parli non significa niente. Non ritengo, insomma, che il fatto che Banks (o altri autori simili) non vengano stampati (o ristampati) in Italia, sia un indizio di "maggior crisi" rispetto ad altri Paesi.
Anche buona parte delle premesse del tuo pezzo, peraltro, mi sembrano quantomeno azzardate e parziali. Quando scrivi che il lettore italiano di SF si è abituato a pagare poco la SF per via di "Urania" e non vuole spendere di più per questa ragione, ecco: questa mi pare una gran sciocchezza. Perché prima della crisi globale della SF, autori come Pohl, Vance, LeGuin, Herbert, Dick uscivano in Cosmo Oro (che costavano, negli anni Ottanta, tre o quattro volte il prezzo di un Urania): eppure la gente li comprava lo stesso. Gli Oscar Fantascienza, rispetto agli Urania, costavano mediamente il doppio: eppure la gente li comprava, si vendevano bene. Se fosse vero quel che dici, collane come Cosmo Oro e Oscar Fantascienza avrebbero dovuto essere fallimentari anche allora, trovandosi in concorrenza di prezzo con Urania. E invece funzionavano, vendevano, tiravano. La libreria Tuttilibri del quartiere Appio, allora una delle più grandi di Roma e l'unica grande libreria esistente fuori dal centro, dedicava alla fantascienza ben due tavoli da esposizione belli grandi: pieni di Cosmo Oro, Cosmo Argento, Oscar Fantascienza, Mondadori rilegati etc. C'era un mercato vero di gente che comprava libri di SF: e quel mercato non c'è più, e non c'è più perché la SF, come genere, non tira. Tant'è che, da un certo punto in poi, sono andate a picco le vendite anche di Urania.
Ora: poiché quel mercato non esiste più, dunque, non si capisce perché qualcuno dovrebbe rischiarci sopra quattrini. Tu chiedi: e allora come mai in certi Paesi autori come Egan e Banks vengono tradotti e pubblicati? E io ti rispondo che dipende da tanti fattori, non certo da Urania. La risposta più sensata mi sembra: in certi Paesi il commercio di libri se la passava, e se la passa, un po' meglio: perciò la compressione è stata meno devastante, si può ancora fare qualche tentativo, e il curatore che propone di pubblicare Egan non viene visto come un pazzo suicida. In Italia si legge poco in assoluto, dunque la crisi di un genere può equivalere alla sua scomparsa dagli scaffali, salvo per pochi titoli dalla rendita relativamente sicura. La SF è in crisi ovunque: da noi questa crisi può far scomparire letteralmente certi autori dal mercato, perché questo mercato - quello dei libri in generale, non soltanto dei libri di SF - è, in termini di volumi, più modesto che altrove (dunque: rischi più alti, e risultati economici meno sicuri).
Pubblicato da: davide l. malesi - 19.02.08 11:31
(Volendo, si può sintetizzare la mia opinione in questi termini: la SF è in crisi ovunque allo stesso modo, ma le dimensioni del mercato disponibile possono amplificare, o ridurre, gli effetti di questa crisi, tra cui l'offerta in termini di libri; laddove un mercato di modeste dimensioni sia colpito dalla crisi, i primi a scomparire dagli scaffali saranno gli autori un po' più impegnativi, quelli meno "commerciali", o semplicemente meno conosciuti)
(tutto questo IMHO ovviamente)
Pubblicato da: davide l. malesi - 19.02.08 12:09
Davide, ho provato a dare un seguito al tuo discorso sul mio blog. Spero non ti dispiaccia…
http://iguanajo.blogspot.com/2008/02/urania-e-la-fantascienza-parte-seconda.html
Pubblicato da: Iguana Jo - 19.02.08 17:06




