« La terza vita di Una tragedia negata / 2 | Main | Una tragedia negata: Torino (4 febbraio), Napoli e Capua (7 febbraio) »
02.02.08
Il catalogo non è questo: l'invisibile violenza
[Questo articolo di Giuseppe Genna è apparso ieri, 1° febbraio 2008, in Carmilla. gm]
[...] Cosa sta succedendo? Che è arrivato, rombando, il gigantismo delle tirature e la richiesta di aumentare la liquidità, cioè il saldo, nelle maggiori case editrici. Si dichiarano vendite stratosferiche false - ma ora non basta più. Bisogna fare soldi, non basta più aumentare il giro di soldi e fare budget, è necessario invece che lo sviluppo sia convertibile all'istante in tassi di guadagno. Gli editori non lo dicono, piangono sulla sorte maledetta che sembra farli operare nelle ristrettezze mercantili del giro editoriale espresso dal Botswana (nazione che tra l'altro, in termini di PIL, ci ha scavalcato nella classifica mondiale).
Si tratta di una menzogna.
In realtà, quello italiano è il sesto mercato al mondo. Mentre rischiamo di scivolare fuori dal G8 (e sarebbe
l'ora, sia perché non siamo tra le otto nazioni che devono decidere le sorti economiche del pianeta, sia perché si tratta di un'associazione criminale interstatale), siamo abbondamente nel G8 della lettura. O, perlomeno, della vendita dei libri. Ma agli editori non basta. Si richiede più sviluppo. [...]
Leggi in Carmilla tutto l'articolo di Giuseppe Genna.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 02.02.08 08:10
Interventi
Senza dare un giudizio su quello che dice Genna, per me è curioso 'come' lo dice. Non capisco per quale motivo il suo stile - e quello di altri collaboratori di Carmilla - è costantemente di difficile lettura.
Quando è in gioco una questione di civiltà, si dovrebbe essere chiarissimi, pensando che si parla a tutti. Quindi non usare birignao, tic stilistici, sottintesi, registri, eccetera, che solo pochissimi 'adepti ai lavori' sono in grado di capire.
Anche perché l'obiettivo della chiarezza impone prima di scrivere di fare chiarezza nelle proprie idee. E quando si è scritto, permette a tutti di verificare e criticare.
Infatti Evangelisti, che ha a cuore il problema, scrive sempre pezzi limpidissimi.
Pubblicato da: andrea barbieri - 06.02.08 13:34
In giro per la rete si parla dell'articolo di Genna e mi pare che tutti lo abbiano capito senza sforzi. Ma forse si capisce solo chi e cosa si vuole capire, e si finge di non capire chi e cosa fa comodo non capire.....
Pubblicato da: Catalano - 07.02.08 19:05
per me ha ragione barbieri. Ho letto tre volte il pezzo di genna e poi mi sono ammalato. Spero sia stata una coincidenza.
Pubblicato da: stefano manca - 08.02.08 11:46
Forse non l'hai capito perché stavi già incubando la malattia :)
Pubblicato da: medico - 11.02.08 02:22
Catalano, forse tu hai letto un altro testo, quello che linka Mozzi ha parti come questa:
"Anzitutto, il conflitto è interno all'autore. Va assaltato un testo che cede all'idea di autocensura in nome della leggibilità, quale monomandatario che permetterebbe al testo stesso di inserirsi nel vettore unico della vendibilità. Bisogna inserire autenticità, scavo di sé e ricerca nei saperi, complessità e teoria della letteratura, studi e intuizioni, suggestioni e allucinazioni - elementi che offrano la resistenza su cui si fonda la possibilità che la lettura si trasformi in incanto. Se non esiste questa resistenza, questa difficoltà da superare, questa complessità interna al libro, siamo al livello dello zapping: il lettore non accede all'incanto, accede allo svuotamento di sé, all'alleggerimento di se stesso, del peso che dà la vita alienante che la contemporaneità impone a chiunque - l'alienazione è questo svuotamento e il sapere diverrebbe non la medicina contro l'alienazione, bensì il secondo grado dell'alienazione stessa."
Ma mettiamo che tu abbia letto proprio questo testo e facendo parte degli 'adepti ai lavori' tu lo abbia capito fino in fondo. Mettiamo anche che davvero tra i quattro gatti che formano la parte letteraria della rete, il testo sia circolato e sia stato compreso e discusso. Resta il fatto che molte persone che io conosco, gente 'normale' - non intellettuali di grido, e in effetti gridano parecchio... - sa analizzare con più chiarezza i problemi. Questa gente 'normale' è fatta di milioni di persone. Forse sarebbe il caso di parlare a loro...
Pubblicato da: andrea barbieri - 16.02.08 12:52
D'accordo con Barbieri. Anche perché spesso un linguaggio farraginoso nasconde una scarsa aderenza alla realtà.
Pubblicato da: domenico - 19.02.08 13:43
la storia la fanno, da millenni, quelli che parlano come mangiano. Per "parla come mangi" - rispondo in anticipo ad eventuali critiche - non intendo dire che è meglio un rutto di Feltri di tutta la stampa progressista messa assieme. Tutt'altro.
In fondo, cos'hanno in comune La Divina Commedia, Rosario Fiorello e Larry Page?
p.s.: e comunque Genna mangia molto male
Pubblicato da: stefano manca - 19.02.08 18:19
Se il problema fosse legato semplicemente alle abitudini alimentari di Genna, basterebbe invitarlo per un periodo ricostituente dalle mie parti in Puglia e forse qualcosa avremmo ottenuto. Qui, difatti, nonostante i fumi funesti di Taranto (che assomigliano tanto a quelli di Marghera), e i tentativi cinesi di introdurre alimenti contraffatti e spacciati per locali, si mangia ancora egregiamente. Ergo...
Ma non credo sia così semplice..
Comunque, S. Manca, siamo proprio sicuri che la storia la facciano da millenni quelli che parlano come mangiano?!
Pubblicato da: domenico - 20.02.08 14:46
salve domenico, mio corregionale, sì, credo sia grossomodo così. Almeno per quanto riguarda la storia (l'arte, poi, tutto un altro paio di maniche, secondo me).
Pubblicato da: stefano manca - 20.02.08 15:27




