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22.01.08
Razzismo istituzionale
Ancora una volta il Veneto in prima pagina, ancora una volta la nostra regione al centro dell'attenzione nazionale e internazionale a causa di iniziative dei suoi rappresentanti politici contro gli immigrati stranieri.
Il Sindaco di Cittadella, Massimo Bitonci, ha recentemente firmato un'ordinanza che restringe la concedibilità della residenza nel territorio comunale: può richiederla solo chi è in grado di dimostrare di avere un reddito di almeno 5000 euro all'anno e una dimora decorosa.
A Romano d'Ezzelino il sindaco ha escluso i bambini extracomunitari dai bonus scuola (due anni fa ha consegnato i pacchi della Croce Rossa solo a residenti italiani).
Il sindaco di Teolo ha nominato una commissione per verificare la buona conoscenza della lingua italiana da parte dei nuovi residenti allogeni, prima di concedere al prefetto il nulla osta per la cittadinanza.
Il sindaco di Montegrotto Terme, Luca Claudio, oltre a fare proprio lo spirito dell'ordinanza Bitonci, ha invitato con comunicato istituzionale (su un tabellone comunale) i cittadini ad emigrare, perché l'autorità locale non sarebbe più in grado di garantire la sicurezza del territorio. Lo stesso sindaco, pochi mesi prima, aveva capeggiato una serie di "ronde" notturne con l'intenzione di contrastare la diffusione della criminalità.
Un esponente trevigiano, leghista, ha pubblicamente affermato i meriti del nazismo e delle SS, capaci, secondo lui, di usare la forza quando necessario e inneggiando alla rappresaglia: "dieci di loro per uno dei nostri", ha pronunciato in consiglio comunale.
Tutto questo mentre le massime autorità di importanti città venete, come Treviso e Verona, proclamano quotidianamente la "tolleranza zero" nei confronti di qualunque forma di inclusione.
Sono episodi che lasciano sbalorditi e avviliti: per la loro povertà, la loro grossolanità, la loro arroganza, la loro ignoranza, la loro ingenerosità, la loro demagogia, la loro miseria, la loro mortificante inutilità.
Non sembra ormai fuori luogo parlare di "razzismo istituzionale". A discapito d'ogni loro prerogativa, sono proprio alcune Autorità Civili a dare il peggior esempio, rischiando di innescare fenomeni di intolleranza razziale di cui a tutt'oggi nel Veneto fortunatamente non esiste traccia e di cui è impossibile immaginare gli esiti finali.
Tutto questo non è accettabile. Naturalmente quegli esponenti politici sono stati candidati, votati ed eletti. E naturalmente ogni uomo politico risponde ai propri elettori. Nondimeno, con questa lettera desideriamo rendere pubblico che proviamo autentico orrore per tutte le iniziative sopra descritte.
Di certo non sarà mai questa, per noi, l'identità del Veneto.
Gianfranco Bettin, Romolo Bugaro, Umberto Casadei, Mauro Covacich, Massimo Donà, Alberto Fassina, Roberto Ferrucci, Marco Franzoso, Alberto Garlini, Marco Mancassola, Giulio Mozzi, Marco Paolini, Renzo Di Renzo, Tiziano Scarpa, Vitaliano Trevisan, GianMario Villalta, Lello Voce
Sabato 26 gennaio, alle 17, in Piazza dei Signori a Treviso, molti degli autori che hanno firmato questa dichiarazione leggeranno un breve brano.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 22.01.08 16:32
Interventi
Certe situazioni di rifiuto all'integrazione, di negazione del qualcosa di positivo che chi arriva da fuori può intrudurre nella propria cultura, le ho vissute sulla mia pelle, per fortuna in maniera molto più pacata, venticinque anni fa, quando immigrai in Veneto. Poi un giorno, commentando uno dei primi arrivi di Albanesi, m'imbattei in un "almanco ti te so' teron'...!", rivolto a me. Realizzai in un attimo che era arrivato qualcuno più negro di me.
Alcuni anni dopo, dopo circa diciannove anni di residenza continuativa in paese, con partecipazione attiva alla vita pubblica, sia istituzionale che associativa, che culturale, che commerciale......., in occasione del Natale, dovetti imbattermi in un'altra infelice domanda, sempre a me rivolta, da uno che credevo essere mio concittadino: "ma, non vai a casa quest'anno per Natale?". Sette mesi dopo, alla prima occasione, ho rifatto le valige, anche se vivo ancora in provincia di Belluno, in un alternanza di piacere, dolore, speranza e delusione. Forse oggi capisco le risate che suscitò una mia risposta spontanea ad un cantiniere trevisano che molti anni fa, dopo aver concluso l'acquisto di una partita di vino, mi chiese "ma voi non siete di qui, da dove venite?". Dalla bocca mi uscì un "ah certo, no! Veniamo da Belluno!".
Ma ancor oggi se volete sentirvi rispondere "Napoli", non chiedetemi da dove vengo, ma dove sono nato, e se proprio vi interessa la razza, non sono partenopeo (mi offenderei): SONO FLEGREO!!!!
Con questo non voglio sminuire i problemi che una regione ricca e porto d'arrivo dell'immigrazione deve affrontare, ma l'intolleranza non credo assolutamente sia una soluzione.
P.S. Se vogliamo dirla tutta sono un dannato sangue misto etrusco-flegreo.
Pubblicato da: mimmo - 22.01.08 17:23
No, tutto questo non è accettabile, virtualmente sarò a Treviso sabato 26 gennaio. Ciao Lucia
Pubblicato da: lucia - 22.01.08 17:57
Uhm, una volta qualcuno disse che ogni rappresentanza istituzionale è un ottimo campione dell'umanità in strada. Non so, io ho vissuto di riflesso la realtà veneta per un po' di anni. Entrando nelle case, parlando con la gente, più o meno ho avuto quell'impressione lì. Magari non andranno in giro a fare ronde, ma le idee di quel consigliere SS non mi sembrano poi così lontane da quelle della cosiddetta "gente comune".
Pubblicato da: Carlo Cannella - 22.01.08 18:33
ho vissuto la stessa identica esperienza di Mimmo (ciao Mimmo!). Venti e più anni fa mi sono vista rifiutare l'affitto di un appartamento, nel timore di una barbarica invasione di parenti terroni. Ho avvertito la paura delle persone che temevano che i terroni portassero via il lavoro ai loro figli. Tutto ciò oggi fa sorridere, ma Mimmo sa che è tutto vero. E allora non si rideva.
Io non posso accettare certe prese di posizione, integraliste a priori. Sono sempre stata favorevole agli scambi culturali, nel rispetto delle reciproche diversità. Quanto alla criminalità, non ha colore sulla pelle, ed è quella, e solo quella, che va combattuta seriamente, senza pregiudizi e senza distinzioni.
Mi associo, firmando anch'io, virtualmente, una dichiarazione come questa.
Pubblicato da: ramona - 22.01.08 20:03
se c’ è un problema di immigrazione legato alla sicurezza in Europa è innanzitutto il problema dell’ immigrazione ITALIANA, come ha giustamente fatto notare l’ ottimo giornalista Roberto Saviano… mettendo in luce gli investimenti del Clan La Torre a Aberdeen, in Scozia… gli investimenti di quasi tutti le “famiglie” napoletane a Dortmund, Lipsia e Germania dell’ Est… gli investimenti di Francesco Schiavone “Cicciarello” in Polonia e in Romania… i traffici di diamanti di Vincenzo Mazzarella a Parigi… gli investimenti a Nizza nel campo dell’ edilizia… L’ acquisizione di acciaierie da parte dell ’Nndrangheta in Russia… etc. etc.
Non solo: molti cittadini europei sono vittime della violenza Italiana nel nostro bel paese: concentrandoci solo sui rumeni potrei riportare queste storie interessanti:
Inizierei con la vicenda esemplare di Danut Milea, uno stalliere ucciso il 22 aprile del 2006 a Padru, in Sardegna. Mario Nieddu, Il titolare dell’ agriturismo “Il cavallino”, in cui il rumeno lavorava, era rimasto impressionato dalle sue capacità lavorative e voleva assumerlo per la somma di 600 euro al mese, più vitto e alloggio. Una cifra ridicola per molti italiani, ma che avrebbe fatto perdere del denaro a tre collaboratori occasionali del “Cavallino”. Per questa ragione i tre italianissimi macellai lo hanno prelevato di notte, in pigiama, legato mani e piedi in mezzo a un campo e lo hanno ucciso con due colpi di pistola, uno alla schiena e uno alla tempia. Sembra che nelle intercettazioni telefoniche i tre galantuomini sardi parlassero di “punire lo straniero invasore”…
Potrei continuare poi con la storia di Carmen Liliana Moldoveanu, ricercatrice universitaria uccisa con quaranta martellate nel sonno dal marito Giancarlo Serri, Professore Universitario presso l’ Università di Parma. Dopo essere stato assolto dal delitto perché totalmente infermo di mente il docente ha pensato bene di chiedere un sussidio e l’ eredità della moglie defunta: in base allo statuto dell’ Università Parmense in caso di invalidità, incidente o morte di un dipendente, i parenti hanno diritto a un sussidio una tantum, nel caso specifico di 1800 euro…
La famiglia rumena della vittima si è leggermente indignata…
Come dimenticare poi la storia di Ion Cazacu, morto per aver chiesto al proprio datore di lavoro un aumento di stipendio…
Il suo capo, il piccolo imprenditore lombardo Cosimo Iannece, gli ha versato addosso una tanica di benzina e gli ha dato fuoco. Cazacu è morto dopo settimane di agonia, mentre il suo assassino è stato condannato ad appena sedici anni di galera e presto sarà libero di ritornare alle proprie attività commerciali.
Per finire, anche se non c’ entrano con il mondo del lavoro, citerei il caso di Iuliana Panteleimon, gettata sotto la metropolitana di Roma dalla studentessa Miriam Garbini (25 anni) e il caso di Cornelia Duana, uccisa dal convivente calabrese Giuseppe Ceravolo (calabrese proprio come gli assassini di Duisburg…) nella ridente cittadina di Rosarno. Pare che anche la studentessa Garbini sarà dichiarata inferma di mente, come il professore universitario di Parma Giancarlo Serri, che forse era suo docente… in quanto ha detto di avere ucciso la rumena perché “delle voci” nella sua testa gli avevano ordinato di farlo.
Ci si chiede a questo punto se anche per Romulus Mailat verrà invocata l’ infermità mentale…
Pubblicato da: ss del menga - 22.01.08 20:14
Evviva gli scrittori veneti che si scagliano contro i sindaci, rei di voler garantire ai propri cittadini (gente che lavora, che paga le tasse) un minimo di sicurezza!
Si può sicuramente manifestare contro chi vorrebbe un ritorno dei nazisti, davvero esagerato, ma bisognerebbe anche sforzarsi di capire le ragioni che portano i sindaci a questo tipo di ordinanze.
La gente è stufa di non sentirsi più sicura, neanche all'interno delle proprie case.
Leggete le vostre pagine in piazza, indignatevi di fronte a queste affermazioni, ma poi provate a interrogare la gente per strada, e capirete che è lì che dovete andare a indagare, a scovare storie da raccontare.
Vi invito a valutare questi dati del 2006 (percentuale di reati commessi da stranieri sul totale dei reati):
- furto con destrezza: 68%
- furto in abitazione: 51%
- rapina in abitazione: 51%
- violenze sessuali: 39%
E poi vi lamentate se i sindaci chiedono e pretendono regole più chiare e più sicurezza?
fonte: http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/documenti/sicurezza/Rapporto_sulla_criminalitx_2006.html_1411422174.html
Pubblicato da: troppo_facile - 23.01.08 00:20
spiace non poter essere a treviso. con tutto il bene che voglio a molti degli autori che hanno firmato questa lettera, avrei provato simpaticamente a rimediare alla gaffe. e, pur non riuscendo, avrei continuato a voler loro bene. almeno quanto ne voglio a bitonci - orrore? de che? si dica, cosa di orrorifico ha fatto bitonci?
sinceramente affezionatissimo - lo sai,
c.
Pubblicato da: carlo - 23.01.08 00:22
Troppo facile accusare gli stranieri di reati che noi intoccabili italiani commettiamo in egual misura e in egual modo.
Troppo facile ridurre a un "problema di razza" certi disagi(e certe bassezze)che invece riguardano TUTTI.
Noi intoccabili italiani in primis,appunto.
Più che con gli stranieri che noi ospitiamo (clandestinamente o meno),dovremmo prendercela con noi stessi per non essere capaci di pretendere di più.
Un governo adeguato alle nostre esigenze e che sia capace di garantire i nostri interessi e i nostri diritti,ad esempio.Ma anche quelli degli "altri".
Pubblicato da: Sara - 23.01.08 10:08
"si dica, cosa di orrorifico ha fatto bitonci?"
Un po' di cose. Innanzitutto non riesco a capire in base a quale criterio usi il reddito per la concessione della cittadinanza. Non sarebbe più logico e giusto applicare altri parametri, ad esempio la fedina penale pulita o un numero di ore di volontariato all'anno?
Poi: se ritiene che un reddito troppo basso possa portare nella sua ridente cittadina illegalità, criminalità e ogni sorta di iattura, perchè applicare questo criterio solo agli immigrati? Se il ragionamento fosse logico dovrebbe essere applicato a tutti. Siccome non lo è, meglio chiamarlo col suo vero nome: una porcata.
Pubblicato da: Carlo Cannella - 23.01.08 11:21
Grazie di cuore a questi autori. Certe cose dette dal cuore del Veneto sono più efficaci che dette da altre parti d'Italia, dove episodi di "razzismo istituzionale" sono meno presenti. Ma ormai da tempo, qui nel cuore della Toscana, mi trovo a discutere con persone che mi dicono: "Io non sono razzista, però blablabla(traduzione: sono razzista)...".
Ciao, in bocca al lupo per la vostra bella iniziativa
Toni La Malfa
Pubblicato da: Toni La Malfa - 23.01.08 11:43
Se la persona che si firma "troppo facile" può spiegare in che modo rendendo difficile l'istruzione elementare dei bambini immigrati si riduce la delinquenza, lo ringrazio.
Pubblicato da: giuliomozzi - 23.01.08 15:00
Sono d'accordo con Giulio Mozzi sul fatto che quel provvedimento era sbagliato (quello sull'istruzione elementare).
Così come ho ricordato nel mio intervento precedente che è sbagliato evocare gli spettri del nazismo.
Ma qui veniamo al problema: alcuni provvedimenti per la sicurezza sono buoni, altri no.
La lista citata dagli scrittori era un po' troppo grossolana, non distingueva i provvedimenti per la sicurezza dei cittadini (giusti) e i deliri di altri provvedimenti (profondamente sbagliati).
Il mio intervento mirava a sottolineare che c'è, in questa regione, una diffusissima sensazione di non sicurezza da parte dei cittadini.
E vi invitavo, in quanto scrittori (vi leggo, so che siete molto bravi) a raccontare anche questo disagio.
Tutto qui.
Pubblicato da: troppo_facile - 23.01.08 17:13
Per esperienza personale credo che il Veneto sia una delle regioni italiane con il livello maggiore di integrazione e proprio per questo motivo mostra anche forti reazioni razziste. Può sembrare un controsenso ma ad un attenta analisi credo che non lo sia. Del resto il razzismo è un fenomeno radicato in (quasi?) tutte le società, perfino in quelle in cui la convivenza con altre realtà culturali è radicata da secoli (e non da pochi decenni come in Italia) quindi credo sia per molti versi inevitabile.
Sono straconvinto però che sia anche doveroso combatterlo il più possibile con la cultura, perché solo con la cultura si può sconfiggere l'ignoranza (credo che nel 90% dei casi il razzismo sia sinonimo di ignoranza, nel senso stretto di non conoscenza dell'altro), quindi ben vengano iniziative come questa. Complimenti agli organizzatori.
Pubblicato da: Giacomo Brunoro - 23.01.08 17:23
In questi giorni mi trovo per lavoro a Monaco di Baviera, Germania. Qui dove i segni dell'immigrazione italiana sono vivi e vegeti, diffusissimi soprattutto sotto forma di presenze commerciali, m'imbatto in una vetrina targata Regione Veneto. Sorpreso, mi avvicino e scopro che si', si tratta proprio della Regione Veneto che sponsorizza l'iniziativa tesa a dare visibilita' agli alberghi di zona Montegrotto ecc. Se ne evince il quadro di una regione che si vuole presentare pulita e ricca di interessanti risorse per il turismo, efficiente ed accogliente. Gia'... Comunque, a parte questo spunto, io da pugliese che ha studiato/lavorato per parecchi anni in Veneto, prima di rientrare nel tacco italiano, ne avrei parecchie di cosine da raccontare sugli stereotipi ancora pimpanti su noi meridionali ecc. Ma sarei ingiusto, se dicessi di avere incontrato soltanto veneti ignoranti e prevenuti, incapaci di convivenze con l'Altro. Per fortuna, invece, a tanti veneti che ho conosciuto devo dire grazie, per un motivo o per l'altro.
Pubblicato da: domenico - 23.01.08 17:38
@domenico
Il tuo mi sembra il punto di vista corretto: evitare le generalizzazioni, altrimenti si finisce a dire che i siciliani sono tutti mafiosi, i genovesi tutti tirchi, i napoletani camorristi, i tedeschi tutti nazisti ecc. ecc. Il razzismo vive anche di luoghi comuni, di banali generalizzazioni e di concetti stereotipati.
Pubblicato da: Giacomo Brunoro - 23.01.08 20:07
Una considerazione a latere e del tutto idiosincratica: qualsiasi affermazione, anche la più giusta, sensata, e razionalmente fondata, se accompagnata alla frase "gente che lavora, che paga le tasse", perde - ai miei occhi - qualsiasi considerazione.
Pubblicato da: Alberto Sordo - 24.01.08 15:33
Il problema è che le politiche sull'immigrazione sono schizofreniche.
Da un lato c'è l'alta domanda di lavoro non qualificato espressa dalle imprese (per intenderci: il lavoro che gli italiani non vogliono più svolgere. Gli esempi si sprecano: si va dalle bandanti agli infermieri non professionali). Secondo l'ultimo Rapporto statistico immigrazione Caritas-Migrantes Lombardia, Emilia Romagna e Veneto sono le prime Regioni per numero di assunzioni di lavoratori nati all'estero, con un'incidenza complessiva che raggiunge il 66,2% nelle attività domestiche svolte presso le famiglie, il 20,6% in agricoltura, il 20,4% negli alberghi e ristoranti e il 19,4% nelle costruzioni (si veda anche Il Sole 24 Ore, 31 ottobre 2007, pag. 26).
Dall'altro lato c'è l'oggettiva difficoltà della politica di governare la mutazione genetica del tessuto sociale e, spesso, di assicurare livelli decorosi di convivenza civile. Lo dimostra lo stato di degrado di molte città, come Roma e Firenze, dove il senso di insicurezza dei cittadini è alimentato dalla sporcizia, dal bivacco e dalla piccola criminalità.
Le iniziative dei vostri sindaci sono un esempio di pessima amministrazione (e, dite bene, "di mortificante inutilità") ma il vero dramma, a mio avviso, sta nel ritardo della politica, nella miopia con cui i Governi che si sono succeduti in questi anni hanno affrontato una questione così delicata e così cruciale per il futuro del Paese. Un errore comune, d'altronde, ai nostri cugini d'Oltralpe: gli scontri che periodicamente squassano le banlieue delle città francesi la dicono lunga.
Pubblicato da: Manuela - 24.01.08 16:53
Mi sembra che l'eventuale e non richiesta risposta al post del signor Alberto Sordo si possa trovare senza difficoltà nel suo cognome.
Pubblicato da: troppo_facile - 24.01.08 17:01
Ma le avete viste le facce da gangster dei senatori in parlamento oggi durante la fiducia? Sembravano tanti piccoli Joe Pesci e John Gotti assortiti...
E i sindaci leghisti hanno più o meno le stesse pose da mafiosetti fascistelli. Ma contro chi vogliono essere razzisti, con le brutte facce che si ritrovano?
Pubblicato da: mastella - 24.01.08 20:15
Il Veneto è da anni il buco nero sociale e culturale dell'Italia e terra bruciata il "quadrilatero delle Bermude" Treviso-Vicenza-Padova-Verona. Un vero laboratorio del peggio. Che peccato. Sull'origine del peggio, vi consiglio un bel saggio di Isnenghi e Lanaro incluso nella "Storia d'Italia" dell'Einaudi, nel volume sul Veneto, dal titolo "Un modello stanco". Era il 1984. Le leghe si affacciavano sulla scena. Un unico errore, purtroppo, la previsione: "la Liga Veneta, così com'è, appare un mero epifenomeno".
Pubblicato da: s|a - 24.01.08 21:54
@sja
mi sembra che le tue affermazioni non stiano né in cielo né in terra, soprattutto se si confronta la realtà sociale delle altre regioni d'Italia. Parole come le tue sono "il peggio", perché non fanno altro che alimentari pregiudizi beceri e imbarazzanti. Per quando riguarda Lanaro e Isnenghi, che conosco molto bene (con uno c'ho fatto pure un esame all'Università) ti posso assicurare che non sono i depositari della verità, anzi.
Pubblicato da: Giacomo Brunoro - 24.01.08 22:45
Non credo che il Veneto sia necessariamente da considerare un "laboratorio del peggio". Nella mia esperienza di domiciliato temporaneo (12 anni) ho incontrato sia la stupidità e l'ignoranza del leghista medio sia l'abnegazione e l'impegno di tanti soggetti del volontariato. Certo, esistono regioni come l'Emilia-Romagna, dove pure ho vissuto, che hanno realizzato modelli più pregnanti di integrazione multietnica, ma questo è un altro discorso. Insomma, non gettiamo via completamente l'identità di una regione, anche se sui media trovano più facilmente spazio gli aspetti meno meritori del momento. Noi al Sud in fondo ci siamo abituati a queste situazioni, purtroppo: l'informazione generalista è ghiotta di notizie che vanno a confermare e ri-confermare i soliti stereotipi sul Sud pericoloso e arretrato, e se ne frega o quasi di tutto ciò che fa normalità: presenza di una società civile attenta, esempi imprenditoriali vincenti, distretti interessanti dal punto di vista economico, iniziative culturali importanti ecc. Alcuni di noi le vivono queste cose, le conoscono, nonostante alcune difficoltà oggettive di contesto che pure esistono ma variano da zona a zona. Ecco, voglio dire, occhio alle frasi lapidarie perché è impossibile che racchiudano compiutamente l'identità di una regione.
Pubblicato da: domenico - 25.01.08 14:12
Invito la persona che si firma "troppo facile" a dire chiaramente quali sono, tra quelli citati nel comunicato, i provvedimenti "giusti" per la "sicurezza" e quelli "profondamente sbagliati".
Lo invito poi a considerare i "Risultati dell'attività ispettiva" pubblicati qualche giorno fa dal Ministero del lavoro (http://www.lavoro.gov.it). Ne riporto qualcuno al volo: ispezionati 37.129 cantieri, nei quali operavano 58.330 imprese; di queste, 33.470 sono state trovate in condizioni di irregolarità per quanto riguarda il lavoro. Complessivamente in questi cantieri sono stati trovati 206.221 lavoratori non in regola, dei quali 91.161 italiani e 115.060 stranieri. In 3.013 casi (presenza di 9.095 lavoratori in regola e 5.723 in nero, dei quali 914 stranieri clandestini) è stata decisa la sospensione dei lavori. (I dati provengono da ispezioni eseguite tra il 12 agosto 2006 e il 31 dicembre 2007).
Esiste dunque una criminalità diffusa che, mantenendo i lavoratori (non solo stranieri) in una condizione di illegalità e di sfruttamento, non favorisce certo la "sicurezza".
Qui il dettaglio dei dati:
http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/md/AreeTematiche/vigilanza/Vigilanza_anno2007.htm
Pubblicato da: giuliomozzi - 26.01.08 07:27
@domenico
Sul fatto che in Emilia Romagna l'integrazione sia riuscita meglio che altrove sarei più cauto, visto che proprio la mancata integrazione ha prodotto il primo sindaco non di sinistra a Bologna (Guazzaloca) e le infinite polemiche con il suo successore Cofferati, che si è dovuto giocoforza confrontare con una situazione molto difficile.
Il problema è strutturale: gli amministratori locali sono costretti a confrontarsi con realtà che non possono gestire a causa della mancanza totale di supporto da parte del governo centrale, dall'inaccettabile ritardo della nostra politica e come ha fatto giustamente notare in precedenza Manuela.
Le comunità multietniche in veneto ci sono e sono decisamente integrate, basti pensare alla comunità africana (senegalese in prevalenza ma non solo) a Mestre e più in generale nella provincia di Venezia, ai Guineani a Verona, ai Somali a Padova, ai Camerunensi e ai Senegalesi a Vicenza... tutte comunità che esistono da anni e che hanno ormai un ruolo concreto nella struttura sociale delle città in cui vivono e che,soprattutto, ormai sono pienamente riconosciute e accettae da tutti.
Pubblicato da: Giacomo Brunoro - 26.01.08 11:10
Gentile Giulio Mozzi,
alzo bandiera bianca.
I miei interventi, guidati più da un sentimento reale che da una ragionata presa di posizione, risultano probabilmente indifendibili.
Quindi vi dico: protestate contro gli amministratori veneti, senza però dimenticarvi della gente che in casa non si sente più sicura.
Raccontate questi sentimenti. La mia è una preghiera.
A presto e grazie per l'attenzione.
Pubblicato da: troppo_facile - 26.01.08 12:08
E qui sarebbe da introdurre ancora una distinzione: tra "la gente che in casa NON SI SENTE più sicura", e la sicurezza effettiva.
Esempio. La celebre "via Anelli" di Padova (la mia città) è stata esplorata da alcuni sociologi, che hanno poi pubblicato un volume: "Ai margini della città. Forme del controllo e risorse sociali nel nuovo ghetto" (Carocci), a cura di Francesca Vianello. Dalla loro ricerca risulta che la "sensazione di pericolosità" di via Anelli nei cittadini padovani è tanto maggiore quanto più i cittadini intervistati abitano lontani da via Anelli. Come dire: chi ha più informazioni di prima mano (per pura e semplice vicinanza) ha una sensazione di pericolo minore di chi (per pura e semplice lontananza) ha meno informazioni di prima mano (e più informazioni tramite i media).
Non voglio mica dire che a questo mondo son tutte rose e fiori. E i miei genitori, che sono anziani e benestanti e che si sono messi la porta blindata e le inferriate alle finestre, non ci hanno mica tutti i torti (non temono il furto: temono la violenza).
Non credo però che i provvedimenti presi dagli amministratori veneti citati nel nostro comunicato siano utili a diminuire la delinquenza. (Esempio terra-terra: se in un certo comune non si può risiedere senza averci un certo reddito minimo, la persona semplicemente andrà a risiedere in un altro comune, o troverà una residenza abusiva. Questo fa diminuire la delinquenza? Semmai, ipotizzo, la fa aumentare). (Altro esempio terra-terra: se si va a controllare gli appartamenti e se ne cacciano le persone in sovrappiù, in modo da evitare il sovraffollamento, queste persone in sovrappiù da qualche parte andranno a sistemarsi. Occuperanno casolari, sovraffolleranno qualche altro appartamento).
Al fondo di tutto, mi pare, ci deve stare una politica dei flussi realistica, umana e non ideologica.
Pubblicato da: giuliomozzi - 27.01.08 12:55




