« Finalement l'immigration zéro | Main | La terza vita di Una tragedia negata / 2 »
27.01.08
"Non è una parte della cultura d'Italia che combatte il razzismo, ma un nucleo centrale della letteratura pluricontinentale e plurisecolare"
di Ferdinando Camon
[Questo articolo di Ferdinando Camon è apparso nel quotidiano La Stampa di oggi 27 gennaio 2008. gm]
I giovani scrittori, convenuti dalle Tre Venezie, cominciano a declamare ma non si sente nulla: non hanno un palco, non hanno un microfono, la folla rumoreggia, non s'ode una sillaba. Proteste, schiamazzi, sarcasmi.
Un gruppetto di suonatori ecuadoregni smette di suonare e presta un microfono. Ci siamo. Lo spettacolo ha inizio. E dunque non solo il Nord-Est delle aziende, ma anche quello degli intellettuali, senza extracomunitari si paralizza. Siamo a Treviso, in Piazza dei Signori: quindici scrittori veneti son qui per leggere passi di grandi testi, dal Vangelo alla Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo, contro il razzismo. Perché qui? Perché Treviso è sentita come la città-madre fra quante propongono l'esame di italiano a quelli che chiedono la cittadinanza, un reddito minimo garantito, l'uso di metodi da SS contro chi delinque, e così via. Treviso, Vicenza, Verona, Padova hanno anche altri esempi, che dicono tutto il contrario: percentuali altissime di immigrati che lavorano a condizioni sindacali, ma il problema è proprio questo: c'è bisogno di loro, li si fa lavorare e li si paga, ma poi, proprio a Treviso, gli si proibisce di passeggiare, uomini e donne, davanti al duomo con le vesti sgargianti del Maghreb. L'idea è che le vesti del Maghreb sono offensive per le piazze cattoliche, quindi per il Dio cattolico, quindi per i morti e l'anima nostri.
Ora, forse questi giovani scrittori veneti, che salgono uno dopo l'altro sui gradini all'angolo di Piazza dei Signori, usano i loro testi, romanzi, racconti, saggi contro il razzismo? Sarebbe bello, ma sarebbe poco. Non fanno questo. Contro il razzismo scagliano il Vangelo, la Carta dell'Onu, una poesia di Brecht, una di Noventa, due passi del Vangelo, un canto di Leopardi, insomma le parole più alte scritte dall'umanità attraverso i secoli e i continenti. Non è una parte della cultura d'Italia che combatte il razzismo, ma un nucleo centrale della letteratura pluricontinentale e plurisecolare.
La gente è una marea. Si ammassa dal fondo, davanti al caffè che si chiama naturalmente «Signore e signori». Tutti commentano, applaudono. Ipersensibili. Applaudono soprattutto Marco Paolini non perché è Paolini ma perché ha una stupenda pronuncia del dialetto e legge squarci di vita trevigiana, ubriaconi, poveracci, malati di tutte le malattie, al corpo e alla mente. Paolini chiede attenzione anche per costoro che nessuno chiama, ma Hitler chiamava, sottouomini: l'odio per i perdenti comincia da loro.
Fosse solo questo il risultato, vedere i grandi della letteratura accanto ai reietti della società, da una parte il sindaco di Treviso e il prosindaco e i sindaci di Cittadella e di Montegrotto, e dall'altra parte l'Onu, San Luca, Truman Capote, Walser, Parise, valeva già la pena. Perciò dico: è un convegno di scrittori più grande dei convegni in cui gli scrittori lanciano un movimento o un gruppo. Qui incontrano la gente sul terreno della gente. Tiziano Scarpa legge le Beatitudini. Gianfranco Bettin la poesia di Noventa sull'emigrato che vuol morire a casa. Roberto Ferrucci la Dichiarazione Universale dei Diritti, e gli applausi fan rimbombare la piazza quando arriva ai diritti di libertà religiosa (qui c'è il problema di una moschea, la gente vuole la moschea?).
Marco Franzoso legge Leopardi, l'umanità deve impegnarsi in una lotta comune contro la Natura. Intorno, sulle vie, una muraglia di vetrine con i saldi. Si svende tutto. Pare che da domani i negozi saran tutti vuoti. Solo qui, nel cuore della piazza, si sentono parole antiche sulla nascita e la morte, e le maledizioni (appendice alle Beatitudini) contro chi sperpera e non aiuta e abbandona. Questa massa umana forma una specie di agape cristiana. Questo deve fare la letteratura. Se non fa questo, non fa niente.
[Segnalo, per pedanteria, due sviste di Ferdinando Camon. Il passo evangelico delle cosiddette "Beatitudini" è stato letto da giulio mozzi - Tiziano Scarpa ha letto un altro passo evangelico, dedicato al giudizio finale. I "giovani scrittori" stanno quasi tutti più verso i cinquanta che i quaranta, hanno magari dieci libri pubblicati con onore alle spalle. Quanto a me, dichiaro qui ufficialmente: sono un ex scrittore sovrappeso e di mezz'età. gm]
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 27.01.08 17:11
Interventi
Mi trovo in disaccordo. Il mio disaccordo vale poco, lo riconosco io per prima. Non discuto l'occasione e le intenzioni che l'hanno portata, non discuto la causa che mi sembra una buona causa, ed è sottinteso il mio rispetto -e la mia stima- per coloro i quali se ne sono fatti portavoce. Ma dissento circa la funzione civile della letteratura, che è sempre data per certa e necessaria, quando trovo sia solo supposta. Voglio dire che la letteratura viene caricata anche qui di un portato etico che non è, non dovrebbe essere poi così automatico, esattamente come -ancora prima- non lo è affatto conferire alla letteratura una deriva "funzionale", e nello specifico: civile. Ora questa è solo un'obiezione che io muovo intuitivamente, perchè mi sembra che la questione possa essere bene o male riassumibile nei termini in cui l'ho posta - penso che sia anche piuttosto complessa e credo che per svilupparla sarebbe necessario basarsi su un pensiero un po' meno debole del mio - ma comunque resta un punto importante.
Per quanto riguarda lo specifico di sabato: la cosa centrale è che abbiate ricordato il peso delle parole, come le parole non siano gioco da circo, un fatto questo per niente assodato, pare, specie sul piano politico (in senso ampio), soprattutto visto l'infelice e becero accidente che ha provocato tale reazione da parte vostra (sacrosanta, per ogni verso: parlo in senso etico). Per quanto possa esser vero che prendere le distanze da un'affermazione oltremodo idiota è pura tautologia.
Ciao
Lucia
Pubblicato da: Lu De Angeli - 27.01.08 18:59
Segnalare due sviste con due refusi ad hoc... è fantastico.
Pubblicato da: tonino pintacuda - 27.01.08 19:37
Tonino, si fa quel che si può. Ora correggo.
Pubblicato da: giuliomozzi - 28.01.08 07:54
Indubbiamente Ferdinando Camon dà per "certa e necessaria" la "funzione civile della letteratura": sulle quali (sulla certezza e necessità, e anche sulla funzione) io ci ho qualche dubbio.
Ma quando scrive: "Questa massa umana forma una specie di agape cristiana. Questo deve fare la letteratura. Se non fa questo, non fa niente", Camon non parla più di "funzione civile della letteratura": parla piuttosto, a modo suo (e in un modo assai discutibile) della letteratura come (lo dico senza poter cercare le parole, sono di corsa e ci ho un treno da prendere) qualcosa che può fondare la comunità. E questo non è più un discorso etico, civile, politico: è metafisica. E già sono più d'accordo, o quantomeno più interessato alla faccenda.
Pubblicato da: giuliomozzi - 28.01.08 08:04
Un 'ex scrittore' non esiste. Se una persona ha capito cosa sono le parole è uno scrittore per sempre. Se non l'ha capito, non lo è mai stato.
Si è scrittori anche quando si ha un libro bloccato per anni da qualche saltimbanco dei numeri con la qualifica di manager, anzi lo si è ancora di più, perché si hanno le spalle al muro, quindi si può solo avanzare.
sabato 26. libreria feltrinelli
Una commessa: questo libro non so è difficile, c'è la fisica, è uno scienziato, lo prendiamo lo stesso?
Il commesso: no, lascia stare, non prendiamo niente.
Un cliente (io, entrato solo per farmi un regalino, ché non avevo voglia di aspettare il corriere): sì, giusto, prendete solo i besteller!
Pubblicato da: andrea barbieri - 28.01.08 10:09
Bella l'iniziativa e bella l'intenzione. Che la letteratura abbia una funzione anche civile, non certa e necessaria, ma piuttosto possibile, è un dato di fatto (a cui neanche peraltro io mi appassiono). Se poi la letteratura, come in questa circostanza, è capace di (o per lo meno collabora a) formare un'identità in cui una comunità si può riconoscere, tanto meglio.
Complimenti!
Pubblicato da: luigi preziosi - 28.01.08 23:58
Ieri ho mandato un commento in cui dicevo di essere d'accordo con Lucia ma apprezzavo la diagnosi di Giulio. Non lo vedo. E' andato disperso o cosa?
Pubblicato da: Felice Muolo - 29.01.08 09:24
che qualcuno sia d'accordo con me mi inorgoglisce. rischio di cominciare a prendermi sul serio. saluti dal conservatorio di vicenza, dove sono di stage. ho visto prima per la prima volta in vita mia un clavicembalo!
Lu
Pubblicato da: Lucia - 29.01.08 12:08
Non ho mai capito cosa sono le parole.
Pubblicato da: giuliomozzi - 30.01.08 15:55
Già, parole come soffi d'aria che facilmente si disperdono intorno alle nostre teste e ai nostri corpi oppure lame taglienti e pietre che possono ferire, annientare, scoraggiare.
Pubblicato da: domenico - 31.01.08 14:30
Insomma, sono tutto e il contrario di tutto. Fiction.
Lu, puoi menartela come credi. Da come le usi le parole e per l'età che hai, sei grande. Resti leggiadra!
Pubblicato da: Felice Muolo - 31.01.08 17:29
Già, ma sembra che le cose adesso siano più complicate: una volta dicevi fiction e ti facevi capire. Ora devi specificare: docu-fiction, pulp fiction ecc.
Comunque, almeno in certi sistemi di pensiero, parola è sinonimo di potenza creatrice: penso all'OM della tradizione induista ad esempio, un monosillabo all'origine dell'universo.
Mah, questi appunti che spargo a quest'ora... spero non sembrino inconcludenti. Se così fosse, date la colpa alla focaccia che ho mangiato e ai suoi strani effetti collaterali
Pubblicato da: domenico - 01.02.08 14:03
Una risposta pertinente può darla non altro che Giulio. Che prego di intervenire.
Io mi fermo alla focaccia. Posso consigliare il mio romanzo Cristo non si corica, ed. Il Filo, pubblicato interamente a spese dell'editore. Si parla di una focaccia che si scioglie in bocca come fosse cioccolata.
(Chiedo sinceramente scusa a Giulio per la pubblicità indiretta)
Pubblicato da: Felice Muolo - 01.02.08 20:06
Un paio di tavor?
Pubblicato da: Lu - 01.02.08 23:49
Dipende dai gusti.
E dal punto di vista, a proposito dell'articolo di Genna.
Pubblicato da: Felice Muolo - 02.02.08 21:43
Felice, grazie della tua segnalazione in tema di focacce, ma francamente non riesco a concepirlo, questo tipo che si scioglie in bocca come cioccolata. Io, entrando in un panificio o rosticceria di zona Bari e provincia, mi aspetto comunque una certa consistenza dall'alimento in questione. Non subito tutta questa arrendevolezza.
Ah, le focacce. Avete sentito del regista Nico Cirasola che le ha dedicato di recente un film? Parla di quel commerciante di Altamura che è riuscito a sconfiggere il Mac Donald's adiacente con il gusto delle proprie focacce.
Pubblicato da: domenico - 04.02.08 13:30
Mi riferivo, guarda caso, alla focaccia di Bari. Come già detto, è una questione di gusti.
Pubblicato da: Felice Muolo - 04.02.08 18:29
E allora chiudiamo con questa simpatica coincidenza sui natali della focaccia, visto che il commento di Giulio Mozzi sull'Om della tradizione sanscrita non è arrivato.
Pubblicato da: domenico - 05.02.08 13:52




