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14.12.07

Il Grande Romanzo Americano di Bruce Springsteen

di Wu Ming 1

[Questo articolo di Wu Ming 1 è apparso ieri nel quotidiano L'Unità, ed è raccolto in Nandropausa. gm] [Altri articoli su questo libro in vibrisse]

Bruce Springsteen durante un soundcheck nel 2006Quello curato (o meglio, scritto) da Leonardo Colombati non è il primo libro dedicato ai testi e alla poetica di Bruce Springsteen, ma è certo il primo romanzo ottenuto montando quei testi e commentando quella poetica. Come un killer sotto il sole ha infatti un sottotitolo esplicito: Il grande romanzo americano (1972-2007). Frase che ha più significati. Messe in sequenza, le lyrics di Springsteen formano una narrazione di grande respiro, una saga dai personaggi e temi ricorrenti, descritti e affrontati da molteplici angolazioni. Leggiamo i testi, e il Great American Novel - sogno di ogni generazione di autori americani - prende forma sotto i nostri occhi, e - grande sorpresa! - non solo è scritto in versi, ma è una "lettera rubata", perché questo romanzo lo abbiamo avuto sotto gli occhi - anzi, nelle orecchie - per tutti questi anni e non l'avevamo riconosciuto. Lo abbiamo visto uscire a puntate. Lo abbiamo scoperto e ascoltato in ordine casuale, sovente procedendo à rebours. Abbiamo visto milioni di persone appassionarsi alle storie di Johnny 99, di Raney Williams, degli operai siderurgici di Youngstown, e noi stessi siamo entrati in quel mondo, abbiamo chiesto a Rosalita di uscire con noi, ci siamo chiusi nella camera di Candy, siamo arrivati in ritardo per l'ultimo saluto a Bobby Jean...

Faulkner. Steinbeck. Dos Passos. Kerouac. Flannery O' Connor. Sono tra i numi tutelari di Springsteen tirati in ballo in interviste e conversazioni. Colombati dev'essere partito da lì, e non si è limitato a tradurre i testi e metterli in una particolare sequenza.

No, ha fatto molto di più, e la sua è un'operazione letteraria. Il serpente d'asfalto attacca a srotolarsi e allungarsi dopo un saggio introduttivo di oltre cento pagine: ciascuna canzone è presentata, annotata, sviscerata e messa in rapporto dialogico con tutte le altre. Possiamo seguire i riferimenti incrociati, le evoluzioni e variazioni, le riprese di un tema a distanza di anni, l'ascesa e il declino di un personaggio, di una località, di un rapporto tra persone. Dopo trecento pagine di epopea con testo a fronte, ecco un lungo montaggio di aneddoti raccontati da Springsteen in interviste o introduzioni parlate di canzoni, dal palco, in quei momenti in cui "il Boss" si trasforma in stand-up comedian.

Questa sezione del libro è a tutti gli effetti un'autobiografia di Springsteen dall'infanzia all'uscita di Magic, l'unica mai pubblicata, ed esiste solo in italiano! Colombati l'ha composta raccogliendo spizzichi, bocconi, battute, con un'abnegazione e una metodicità che nei libri sul rock si riscontrano di rado. Seguono schede e glosse a tutte le canzoni presenti nel libro, una cronologia dettagliata della carriera di Springsteen e, giunti in fondo, un epilogo di Colombati in forma di "ringraziamenti", che in realtà è un prologo messo alla fine.

Terminata la lettura, si scopre un altro significato del sottotitolo. Quello di Colombati su Springsteen è stato a molti effetti lavoro autoriale: lo scrittore romano ha interrogato i testi del suo cantante preferito in modi diversi da quelli di un filologo, modi che solo uno scrittore/narratore potrebbe concepire. Usando Springsteen come materiale per il suo collage alla Kurt Schwitters, l'autore di Perceber e Rio ha finito per scrivere il proprio inatteso, paradossale Great American Novel. Vale a dire: la scansione quadri-dimensionale del canzoniere di Springsteen al fine di "schiuderlo" in quanto romanzo sui generis diviene essa stessa romanzo sui generis. Non c'è da parte mia alcuna malignità nel definire Come un killer sotto il sole il miglior romanzo di Colombati. Con buona pace tanto dei pasdaran della forma-romanzo quanto dei suoi detrattori.

Unica pecca di questa prima edizione: c'è una notevole quantità di refusi. Verranno senz'altro corretti nelle ristampe.


Il sito enciclopedico su Springsteen curato da Leonardo Colombati
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Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 14.12.07 16:42

Interventi

Bravissimo Leonardo! Sono molto fiera di aver potuto presentare il volume sul Boss, lo scorso 10 dicembre. Condivido al mille per mille l'analisi di Wu Ming 1. È un libro entusiasmante, sotto vari di punti di vista. (non li enuncio tutti qui, ché mi ci vorrebbe un post a parte...) "questo romanzo lo abbiamo avuto sotto gli occhi - anzi, nelle orecchie - per tutti questi anni e non l'avevamo riconosciuto. Lo abbiamo visto uscire a puntate. Lo abbiamo scoperto e ascoltato in ordine casuale, sovente procedendo à rebours." Condivido. Ed è proprio questa la tesi che Leonardo ha voluto dimostrare a noi tutti, fan del Boss, riuscendoci in pieno!

Pubblicato da: Gaja - 14.12.07 20:24

Sono andato in due librerie Mondadori e non l'ho trovato (voglio prima di comprarlo, sfogliarlo). In una ho teso un trabocchetto al libraio, gli ho chiesto se non l'avevano prenotato perché la casa editrice Sironi è piccola, insomma fa cose di nicchia...
E lui mi fa, ehhhh sì, si vede che non ci siamo accorti che era su Springsteen.
Dunque, il mio era un trabocchetto, nel senso che io considero Sironi un'ottima casa editrice che DEVE essere rappresentata in libreria.
La logica del libraio è invece che un libro Sironi si prenota solo se parla di un tizio molto famoso, e a volte la disattenzione per il marchio fa pure mancare quella prenotazione lì.
Un altro tassello sullo sfascio del mondo dei libri direi...

Pubblicato da: andrea barbieri - 18.12.07 09:21

[...oppure si prenota quando è un thrillerone o comunque un libro che possiede un qualche appeal canonizzato dal libraio, e dati i tempi sono canoni tristi.]

Pubblicato da: andrea barbieri - 18.12.07 09:25

Trabocchetto davvero astuto, Barbieri. Ed eccellente scoperta dell'acqua calda.

Pubblicato da: emanuele - 18.12.07 16:29

Emanuele, il trabocchetto non è trabocchetto tanto per il libraio, ma per chi nonostante tutto, da anni - almeno dalla 'Restaurazione' di cui si parlò su NI e che portò alla scissione tra i membri - evita accuratamente di mostrare direttamente le cose come stanno e depotenzia e censura chi lo fa. Io sono un coglione qualsiasi, ma tu non hai un'idea di quante volte in questi anni sono intervenuto per raccontare fatti sul degrado dell'editoria, e quante volte qualcuno che di quel mondo fa parte inteveniva per ridimensionare o annullare le mie parole. Qualche giorno fa parlavo con un editor di una delle case editrici più grandi, mi diceva che ciò che André Schiffrin ha descritto nei suoi libri è assolutamente vero ed è terribile. Bene, a te risulta che la cosa abbia prodotto una reazione?
Io ricordo che la reazione fu di depotenziare e censurare il discorso sulla 'Restaurazione': ecco la reazione compatta che ho visto.
La letteratura è quel mondo in cui può essere giustamente tenuto in grande considerazione Saviano che rappresenta la camorra, Tomatis che rappresenta il degrado del mondo scientifico, ma non può essere tenuto in considerazione chi rappresenta il degrado del mondo editoriale.

Paolo Nori dice che le persone si interessano soprattutto dei fatti che non li riguardano. Mi pare che il pensiero sintetizzi bene quello che succede. Ora questo per me non è accettabile, perché la cultura, i libri, fanno la civiltà del mondo in cui vivo. Questo è il mio 'interesse' nel denunciare la cosa.

Pubblicato da: andrea barbieri - 20.12.07 10:11

Secondo lei, Barbieri, queste persone che agiscono per depotenziare e annullare i suoi discorsi, perché lo fanno?

Pubblicato da: emanuele - 24.12.07 23:07

Bisogna chiederlo a loro.

Pubblicato da: andrea barbieri - 27.12.07 10:05

"Ma 'loro' chi? 'Loro' chi? Cosa sono questi discorsi da autobus??"
(Nanni Moretti, "Sogni d'oro", 1981)

Pubblicato da: Raffaele Cerchieri - 27.12.07 21:53

No, Barbieri. Io le ho chiesto: "Secondo lei, queste persone che agiscono per depotenziare e annullare i suoi discorsi, perché lo fanno?".
A parte che non posso "chiedere a loro", visto che lei non fa alcun nome e che quindi non si sa di chi lei stia parlando; e a parte che non ha senso "chiedere a loro" le ragioni del loro comportamento "secondo lei"; a parte questo, forse sarebbe corretto "chiedere a loro" se le ragioni di questi comportamenti fossero solo psicologiche, morali, personali insomma. Lei intende dire questo?
Io penso che chi critica quando lei dice lo faccia perché pensa che lei dica cose sbagliate.

Pubblicato da: emanuele - 28.12.07 15:47

Mi scusi: "quanTo lei dice".

Pubblicato da: emanuele - 28.12.07 15:48

Caro emanuele, lei mi fa una domanda non proprio intelligente, e io cerco di indirizzarla con la mia risposta verso una domanda intelligente. Le ripeto quindi la risposta: lo chieda a loro.
Se poi lei non sa chi sono questi 'loro' nonostante la cosa accada da anni sul web sempre negli stessi siti, non posso che dirle di scorrere a ritroso i colonninini dei commenti di vibrisse, lipperatura, nazione indiana e nazione indiana 2.0. Per iniziare può cominciare chiedendo a chi ha scritto questa recensione, oppure a tale nick 'girolamo' su Lipperatura. La metto però in guardia, molti interventi sono firmati da fake, quindi non potrà raggiungere tutti. Tuttavia dandosi da fare troverà lo stesso molto materiale, compresi insulti, abusi della mia firma, eccetera...
Però non chieda aiuto a me, io ho perso la speranza.

Caro Raffaele, anche io ti vorrei regalare una citazione. E' semplicissima.
"Del resto è comodo accettare il mondo così com'è."
da Lettera a una professoressa, Scuola di Barbiana, Libreria Editrice Fiorentina, 1996, pag. 67.

Buon anno a tutti!

Pubblicato da: andrea barbieri - 01.01.08 16:14

Barbieri, se lei la piantasse di farfugliare e di esibirsi vittimisticamente, e se cercasse di dire qualcosa di chiaro e preciso, forse il suo parlare avrebbe più senso.
Capisco che lei, avendo perso la speranza, ha deciso di accettare il mondo così com'è. Ma allora, scusi, perché perdere tempo a denunciare queste persone che non ha nemmeno il coraggio di nominare, che a sentir lei la perseguiterebbero e censurerebbero e addirittura la annullerebbero per delle ragioni assolutamente misteriose? Accetti il mondo così com'è, Barbieri, e faccia quello che fanno tutti coloro che perdono la speranza: faccia il reazionario.

Pubblicato da: emanuele - 02.01.08 07:29

Caro Emanuele, lei scrive:
'perché perdere tempo a denunciare queste persone che non ha nemmeno il coraggio di nominare'

il problema è che sopra ne ho nominate due e le ho detto dove può trovare il resto. A questo punto, dalla boiata che lei ha scritto, dovrebbe togliere la parte in cui parla del mio coraggio, e la parte in cui sostiene che io non nomino nessuno.
La sua frase a questo punto diventerebbe:
'Perché perdere tempo a denunciare queste persone', acquistando così un minimo di senso e non facendo pensare a qualcuno che utilizza internet per attaccare le persone più che le idee.
A questo punto la risposta è semplice: perché ci si accorge soltando dopo che certi sforzi in certi luoghi non servono a nulla. In questo ho perso la speranza. O meglio l'ho risparmiata per altre cose e persone che mi danno molte soddisfazioni.

Pubblicato da: andrea barbieri - 02.01.08 10:02

Comunque caro Emanuele, io sono partito dicendo una cosa abbastanza allarmante, cioè che nonostante sia un libro vendibilissimo, non l'ho trovato in due Mondadori, e a quanto pare non è stato ordinato non perché è un libro 'strano' (per un lettore abituato alle puttanate) come Perceber, ma perché la casa editrice non è il brand giusto per attirare l'attenzione del libraio.
E' stato solo un caso legato a quelle due Mondadori dove sono andato, in tutte le altre invece c'è? questo era il problema.
Vede non è poco che un piccolo editore non abbia la possibilità di vedere un suo (vendibilissimo) titolo scelto sotto le feste quando si compra sicuramente di più...
Invece lei ha soltanto fatto dell'ironia su quello che avevo scritto. Questo è depotenziare un discorso, rendere tutto inutile.

Pubblicato da: andrea barbieri - 02.01.08 10:27

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