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26.11.07
Volete diventare lettori di vibrisselibri?
di giuliomozzi
Come avrete ormai capito, vibrisselibri ha compiuto un anno. A dire il vero, ha compiuto quasi un anno e mezzo: perché le pubblicazioni iniziarono il 16 novembre 2006, ma l'idea fu lanciata il 15 giugno 2006, e si cominciò a lavorare da subito (la lista di discussione attraverso la quale si fa gran parte del lavoro fu avviata il 27 giugno 2006).
Giunti a questo punto, vorrei fare un appello. Il cuore del cuore di vibrisselibri è l'attività di lettura. E l'attività di lettura è, purtroppo: faticosa, bisognosa di tempo. Per di più, si legge molto per pubblicare poco: e questo può essere frustrante. E come se non bastasse, l'attività di lettura è, tutto sommato, quella più oscura e sepolta (appunto: nel cuore del cuore della casa editrice). Quindi, la cosa di cui vibrisselibri ha più bisogno (ora come sempre) è: persone disponibili a leggere. Ecco dunque l'appello.
Vi piace leggere? Volete dare una mano al Comitato di lettura di vibrisselibri?
Scrivete al Comitato di lettura, indicando quale potrebbe essere, in linea di massima, la vostra disponibilità (ovvero quanti dattiloscritti pensate che potreste realisticamente leggere: uno alla settimana, quattro all'anno, tre al mese ecc.). Tenete conto che la lettura di un dattiloscritto comporta anche la redazione di una breve scheda.
Nella lettera vi chiediamo anche di dirci chi siete, e di aggiungere tutte quelle altre informazioni che ritenete possano servire (ad esempio: se avete esperienza editoriale, se avete gusti di lettura specifici, se avete particolari competenze, se avete una formazione letteraria, se leggete in cucina o al pub, eccetera).
Spedita la lettera, riceverete subito una breve risposta automatica (se non la ricevete, vuol dire che qualcosa è andato storto nella spedizione della vostra lettera). Successivamente il Comitato (nella persona del Decone Lucio Angelini o di uno dei suoi vice, Luca Tassinari e Giuseppe Mauro) si farà vivo con voi. E a quel punto cominceranno i dolori.
Riceverete via email un dattiloscritto. Vi sarà chiesto di leggerlo e di redigere una scheda di lettura. La scheda sarà valutata dal Comitato, che deciderà se accettarvi o no come Lettori di vibrisselibri.
Se sarete accettati, auguri e buon lavoro. Se non sarete accettati, grazie mille per la disponibilità e scusate per il disturbo.
Fatto l'appello, procedo con le domande e le obiezioni.
[a] "Diventare Lettori di vibrisselibri, comporta necessariamente l'entrare a far parte dell'associazione vibrisselibri?". No. Potrete partecipare alla lista di discussione, attraverso la quale osserverete la vita dell'associazione (e potrete partecipare alle discussioni: ma, non essendo soci, non parteciperete alle decisioni). Se guardate qui, potete notare che ci sono i "soci" di vibrisselibri e gli "amici" di vibrisselibri.
[b] "Quali altri oneri comporta, l'essere Lettori di vibrisselibri, a parte leggere i dattiloscritti e redigere le schede di lettura?". Se vorrete limitarvi a questo, non avrete alcun altro onere. E non riceverete in lettura più dattiloscritti di quelli che vorrete ricevere.
[c] "Ma: chi sono io per giudicare un testo?". A questa domanda non c'è risposta, secondo me. Posso dire: se ci facciamo paralizzare da questa domanda, siamo fregati. In fondo, nella vita emettiamo continuamente dei giudizi: se non lo facessimo, non faremmo nulla. In vibrisselibri, peraltro, non si decide mai da soli (il vostro giudizio di lettura sarà affiancato a quello di altri Lettori) e non si decide mai senza una discussione (anche vivace). (Se vi interessa, in vibrissebollettino c'è stata recentemente una discussione su questo argomento).
[d] "Però una selezione, tra i Candidati Lettori, voi la fate. In base a cosa?". In base a criteri molto semplici: alla capacità del Lettore di scrivere una scheda di lettura chiara e comprensibile, di esprimere un giudizio del quale si capiscano le ragioni, di rispettare i tempi ai quali si è impegnato (tempi che, ovviamente, possono esser cambiati adattati ecc.).
[e] "Ma come dev'essere un Lettore, per essere un Buon Lettore? Qual è il vostro Candidato Ideale?". Il Lettore ideale è una persona dotata di un minimo di tempo, di un po' di pazienza, di molta curiosità.
[f] "Come dev'essere fatta una scheda di lettura?". Immaginate che un amico o un'amica vengano a trovarvi a casa. Vedono sul tavolino del salotto un libro: Le storie delle protesi, di Alex Fringberger. "Ah", vi dice l'amico o amica, "ne ho sentito parlare, sono anche incuriosito, ma non ho capito che roba è". Allora voi cominciate a dire che cosa vi pare di quel libro: raccontate per sommi capi la storia, dite se vi è piaciuto o no, dite perché e per cosa vi è o non vi è piaciuto, alla fine tentate uno straniamento e provate a immaginare se a qualche lettore diverso da voi (il vostro amico o la vostra amica, ad esempio; o, al limite, vostra cognata) potrebbe piacere. Se càpita, mentre dite queste cose al vostro amico o alla vostra amica, sfogliate il libro, e ne leggete qualche frase qua e là.
Ecco: una scheda di lettura è fatta così. Una breve descrizione di che cosa è il libro, le ragioni del vostro piacere o dispiacere, un tentativo di giudizio che prescinda dal vostro gusto personale e - se serve - qualche citazione dal testo. (E se non siete il primo a leggere il testo, potrete saltare la descrizione preliminare e, se vi va, discutere le opinioni di chi vi ha preceduto nella lettura).
[g] "Leggere è un lavoro noioso?". Sì, può esserlo. Se ti càpitano in lettura due, quattro, sei, otto testi di fila che non ti piacciono, o addirittura ti sembrano non valere nulla, puoi anche dirti: "Chi me la fa fare?". La risposta è: "La perla nascosta, quella che da qualche parte c'è, te lo fa fare". Io leggo dattiloscritti, tutti i giorni, da anni.
[h] "Il giudizio sul testo deve seguire un particolare criterio, rifarsi a una certa scuola critica, tener conto di aspetti commerciali, essere formulato in un particolare linguaggio?". No. Se volete seguire un particolare criterio, nessuno ve lo impedirà. Se vorrete rifarvi a una certa scuola critica, nessuno ve lo impedirà. Se vorrete esprimervi in un particolare linguaggio, nessuno ve lo impedirà. Se vorrete far riferimento a eventuali chances commerciali del testo, nessuno ve lo impedirà. Basta che si capisca che cosa è quel testo e qual è il vostro giudizio.
[i] "L'autore del testo leggerà la mia scheda di lettura?". No. L'autore il cui testo non sarà accettato non vedrà mai la tua scheda di lettura (e comunque, a nessuno verrebbe in mente di farla circolare senza il tuo consenso). La tua scheda di lettura, se il testo sarà accettato per la pubblicazione, potrà tornare utile al redattore che lavorerà con l'autore all'edizione del testo.
[l] "Ma quanti sono, tra i testi che vi arrivano, quelli che pubblicate?". Uno su centinaia.
[m] "Ma quanti sono, tra i testi che vi arrivano, quelli che vengono effettivamente letti approfonditamente, magari da più Lettori, e poi discussi eccetera?". Diciamo una decina ogni cento, centoncinquanta testi.
[n] "Ma, insomma, quanti testi vi sono arrivati? Quanti ve ne arrivano al mese?". Eh, centinaia. Diciamo che ne arrivano due, tre, quattro al giorno, secondo i giorni.
[o] "Ho letto fin qui, di leggere i testi altrui non m'importa, voglio proporvi il mio: come devo fare?". Visita il sito di vibrisselibri e, in particolare, la pagina intitolata Per gli autori.
[p] "Ma si guadagna qualcosa, ad essere Lettori di vibrisselibri?". Se per te non hanno valore la soddisfazione di aver fatta una cosa buona, l'ottima compagnia, le cene sociali, le discussioni all'ultimo sangue, l'eccitazione per la pubblicazione del testo che hai tanto amato e difeso, la sensazione di essere parte di una cellula libera dentro un mondo editoriale sempre più prigioniero, eccetera (ovvero le cose delle quali hanno scritto nei giorni scorsi, qui in vibrissebollettino, Mauro Mirci, Gaja Cenciarelli, Maura Gancitano, Toni La Malfa, Ramona Corrado): allora sì, certo, ad essere un Lettore di vibrisselibri non si guadagna proprio niente. E' una gran rottura di scatole.
[q] "Ma il progetto vibrisselibri, alla fin fine, funziona?". Vedi tu. Pubblicati in rete abbiamo sette libri: né troppi né troppo pochi, in un anno. Due di questi (né troppi, né troppo pochi) hanno trovato un editore convenzionale, e saranno in libreria entro un paio di mesi. Di vibrisselibri si parla in giro parecchio (non troppo, non troppo poco). Alcuni del gruppo iniziale hanno lasciato, altri sono entrati nel gruppo durante l'anno (e questo mi pare naturale). Gli editori convenzionali ci considerano ormai degli interlocutori interessanti. Ciascuno dei libri da noi pubblicati, a parte le circa cinquecento copie che ne vengono prelevate nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione, viene prelevato ogni giorno, anche a distanza di sei mesi o un anno dalla pubblicazione, in due, tre, quattro copie.
[r] "Ci sono altre cose che dovrei sapere?". Probabilmente sì, ma sui due piedi non mi vengono in mente. Usa lo spazio dei commenti, qui sotto.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 26.11.07 09:40
Interventi
L'invito è rivolto anche a quanti, già soci/amici di VL, da qualche tempo antepongono borghesemente i propri interessi individuali a quello collettivo... ehm, *del* collettivo:- )
Pubblicato da: Lucio Angelini - 26.11.07 14:35
Lo so che è brutto candidare altre persone: vedetelo più come un (pio) desiderio. Ma a me piacerebbe vedere Andrea Barbieri tra i Lettori di Vib.
Pubblicato da: La persona che si firma - 26.11.07 18:19
L'invito, e lo ripeto per l'ennesima volta anche pubblicamente, è rivolto ai redattori "in sonno" che al momento non sono impegnati in alcun editing.
Pubblicato da: Gaja - 26.11.07 18:48
Ho offerto qualche giorno fa a Giulio la mia disponibilità a leggere 3/4 manoscritti l'anno. La stessa disponibilità data quando ero socio di vibrisselibri. Perché so che il materiale che perviene è molto.
Ma la condizione resta sempre la stessa, quella che, non accolta a suo tempo, mi fece dimettere da vibrisselibri. Ossia: posso diventare (restare)lettore, senza prendere parte alla lista di discussione? E' un caso anomalo, lo so, ma ho le mie ragioni, che Giulio conosce bene.
Se il mio aiuto può essere utile, sono qui, come sempre (non mi è affatto piaciuto lasciare certi amici). Altrimenti vi mando i miei più affettuosi auguri.
Un caro saluto a tutti.
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 26.11.07 21:19
1) @lapersona. Temo che Andrea Barbieri risponderà: "Sono BEN ALTRI i miei interessi..." (vd alla voce "benaltrismo"). Se si candida, comunque, benvenuto. Lo metterò in riga:- )
2)@Bartolomeo. Ma sì, ti manderò un libro al trimestre senza farti collidere con i giovani più ruspanti:- )
Pubblicato da: Lucio Angelini - 27.11.07 08:15
Grazie, Lucio. Puoi inviarmi già il primo (ricordati, non sopra le 200 pagine, ti prego, e solo prosa).
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 27.11.07 09:25
piccola precisazione: l'invito è rivolto ANCHE ai redattori "in sonno", non solo a loro. (ossequi)
Pubblicato da: Gaja - 27.11.07 10:38
L'invito, veramente, è rivolto a tutti. A Gaja dev'essere sfuggito (nel senso che non l'ha messo nella frase) un "anche": l'invito è rivolto "anche" ai redattori eccetera.
Pubblicato da: giuliomozzi - 27.11.07 10:39
e infatti! mi premeva smuovere ANCHE i "miei" redattori, quelli che non sono impegnati nell'editing e/o nella revisione di un libro, e nella frase... PUFF... quell'"anche" si è smaterializzato! chiedo venia. :-D (JOIN US!)
Pubblicato da: Gaja - 27.11.07 10:48
Per ciò che riguarda il punto [o]: posso proporre un mio testo usufruendo solo della funzione di vibrisselibri in funzione di agenzia letteraria?
Pubblicato da: carlo64 - 27.11.07 12:29
@ Carlo64. Vibrisselibri - come agenzia letteraria - non promuove tutto ciò che arriva, ma solo i titoli che abbiano superato la valutazione interna del comitato di lettura e siano stati approvati dal direttivo (= una piccolissima percentuale di quanto ci viene proposto). Se vuoi inviare un tuo testo in esame, clicca alla voce 'autori' di www.vibrisselibri.net
Pubblicato da: Lucio Angelini - 27.11.07 13:04
Ho capito: dopo c'è tutta la discussione, le cene, e le prese di posizione. Dunque non è contemplata la funzione di sola agenzia letteraria.
Quindi non avrebbe senso mandare un testo solo per una valutazione e, se accettato, per la sua promozione presso un editore.
Pubblicato da: carlo64 - 27.11.07 13:42
sì, ma perché questo avvenga è necessario che venga pubblicato come "libro" pidieffe, che serve appunto anche come vetrina per gli editor.
qual è la cosa che ti preplime carlo, il fatto che una volta reso pubblico il libro, nessun editore lo voglia?
ci sono almeno due casi che dicono il contrario, più Pasa che ha pubblicato su Nuovi Argomenti...
quindi vibrisselibri funziona come agenzia letteraria proprio perché propone libri che sono pubblicati.
d.
Pubblicato da: demetrio - 27.11.07 13:54
Ovvio.
Ma se il testo viene messo su vl, vuol dire che va bene così com'è arrivato?
Pubblicato da: carlo64 - 27.11.07 18:46
@Carlo64. No. Ogni testo selezionato per la pubblicazione on line viene prima sottoposto ad editing/revisione/impaginazione/copertinizzazione/ufficiostampizzazione eccetera.
Tutto regolare come in una VERA casa editrice:- )
Pubblicato da: Lucio Angelini - 28.11.07 07:52
@ Lucio
Insomma niente vetrina per incorreggibili, irriducibili intoccabili. Ok. Almeno, le ciofeche, vengono messe in un cestino visibile per il pubblico ludibrio? Secondo me arebbe anche questa una buona visibilità anche per quei testi di cui l'autore non volesse interventi di editing. Insomma, perché non dare un servizio anche a chi vorrebbe mettere in evidenza il proprio testo, così come l'ha scritto, ma senza, per questa evidenza, dover mandare plichi di fogli a plichi di editori? Sì, sempre con l'approvazione di vibrisselibri. Cioè, detto in sostanza: un discorso di sola rappresentanza presso gli editori, cos'ha di sbagliato? Pecunia non olet. E poi se un libro vale davvero, sarà il pubblico, il lettore, a decidere.
Di fatto, così come è per me che non sono uno scrittore ma come immagino sia sempre stato, uno dovrebbe spedire un sacco di manoscritti a un sacco di editori, deve aspettare un sacco di tempo, e tutto questo è uno spreco di carta, un uso delle fonti fossili per i trasporti e un dispendio di tempo per i lettori delle case editrici. D'altro canto, in rete, si rischia di mettere il proprio manoscritto in una bottiglia, col guaio che finisca in qualche secca da cui l'autore non riesca più a sbloccarlo, perché non ne avrebbe più il diritto. Invece vibrisselibri mi pare abbia una ottima visibilità, e anche un buon diritto, al di là dell'impronta, legittima, che vuole dare ai testi. Però se le regole sono queste che mi enunci, allora è così.
Pubblicato da: carlo64 - 28.11.07 11:43
@Carlo64. > Pecunia non olet.
1) Ti ricordo che il nostro lavoro è completamente gratuito (tu chiamalo, se vuoi, "volontariato culturale").
2) Dovessimo pubblicare tutto quello che ci arriva, diventeremmo una seconda Lulu, che civetta con TUTTI, ma proprio tutti (Genna compreso):- )
3) Ci interessa promuovere solo quello in cui crediamo o che ci ha convinti.
4) Di agenzie letterarie a pagamento ne trovi finché vuoi, anche di serissime.
Ciao
Pubblicato da: Lucio Angelini - 28.11.07 12:08
Dispotici! Antipaticipi! Quando il mio libro sarà tradotto in tutte le lingue del mondo, io, io, io... io... Oh!
Pubblicato da: carlo64 - 28.11.07 17:27
Antip-atipici? Vuoi dire antipatici in maniera atipica? Però!
Pubblicato da: Lucio Angelini - 28.11.07 18:24
Vedi, vedi?! che hai cambiato il senso del mio commento (tu dici a me: "vuoi dire..."). Io ho scritto an-ti-pa-ti-ci-pi. Col finale cipi e non pici. Tu hai scritto: anti-atipici. Codesto è' il tuo pensiero, e non è giusto che prendi un mio commento per mettere in mostra il tuo pensiero. Ecco.
Pubblicato da: carlo64 - 29.11.07 12:37
Carlo, scrivi: "...uno dovrebbe spedire un sacco di manoscritti a un sacco di editori, deve aspettare un sacco di tempo, e tutto questo è uno spreco di carta, un uso delle fonti fossili per i trasporti e un dispendio di tempo per i lettori delle case editrici".
Hai ragione.
Il lavoro dell'editore è: scovare scrittori. Quindi gli scrittori se ne stiano tranquilli a casa loro. Toccherà agli editori scovarli, bussargli alla porta o suonargli il campanello. Qualunque comportamento inteso a facilitare il lavoro degli editori (o, peggio, di uno o pochi editori in particolare), come ad esempio spedire dattiloscritti eccetera, è palesemente un comportamento scorretto. Sarebbe come se le volpi, anziché nascondersi nelle loro tane, si mettessero a civettare davanti alle mute di cani.
Pubblicato da: giuliomozzi - 30.11.07 10:59
C'è qualche limite geografico per le candidature?
Pubblicato da: mav - 30.11.07 12:33
Veramente io avevo scritto così:
@ Lucio
Insomma niente vetrina per incorreggibili, irriducibili intoccabili. Ok. Almeno, le ciofeche, vengono messe in un cestino visibile per il pubblico ludibrio? Secondo me arebbe anche questa una buona visibilità anche per quei testi di cui l'autore non volesse interventi di editing. Insomma, perché non dare un servizio anche a chi vorrebbe mettere in evidenza il proprio testo, così come l'ha scritto, ma senza, per questa evidenza, dover mandare plichi di fogli a plichi di editori? Sì, sempre con l'approvazione di vibrisselibri. Cioè, detto in sostanza: un discorso di sola rappresentanza presso gli editori, cos'ha di sbagliato? Pecunia non olet. E poi se un libro vale davvero, sarà il pubblico, il lettore, a decidere.
Di fatto, così come è per me che non sono uno scrittore ma come immagino sia sempre stato, uno dovrebbe spedire un sacco di manoscritti a un sacco di editori, deve aspettare un sacco di tempo, e tutto questo è uno spreco di carta, un uso delle fonti fossili per i trasporti e un dispendio di tempo per i lettori delle case editrici. D'altro canto, in rete, si rischia di mettere il proprio manoscritto in una bottiglia, col guaio che finisca in qualche secca da cui l'autore non riesca più a sbloccarlo, perché non ne avrebbe più il diritto. Invece vibrisselibri mi pare abbia una ottima visibilità, e anche un buon diritto, al di là dell'impronta, legittima, che vuole dare ai testi. Però se le regole sono queste che mi enunci, allora è così.
Pubblicato da: carlo64 - 28.11.07 11:43
Mi sembra che diciamo la stessa cosa.
Pubblicato da: carlo64 - 30.11.07 12:38
Ecco, ma pare un po' esagerato questo parlare sempre di scrittori. Insomma, è ovvio che su questo punto abbiamo idee diverse. Io penso che l'opera sia più importante dello scrittore. Difatti dello scrittore ad un certo punto non rimane che polvere, invece dell'opera no.
Pubblicato da: carlo64 - 30.11.07 13:03
Siete gentili, vorrei ringraziare in particolare 'La persona si firma'. Il fatto è che qualche mese fa ho accettato di fare questa cosa per un concorso letterario che prevede la pubblicazione e distribuzione nazionale, e siccome nella sezione romanzi siamo pochissimi 'lettori' forse mi arriveranno parecchie decine di dattiloscritti. Quindi per ora non potrei fare niente.
Ho accettato nell'ottica mozziana del fare azioni positive. Se la cosa mi piace e sono capace(perché davvero non ne ho idea) cercherò di farlo ancora.
Pubblicato da: andrea barbieri - 30.11.07 13:50
No, Mav, non c'è nessun limite geografico per le candidature.
Carlo: mi pare che proprio non diciamo la stessa cosa.
Pubblicato da: giuliomozzi - 30.11.07 15:53
Io dico che l'autore manda in giro i manoscritti e deve farli passare attraverso una fitta rete di lettori buoni e forti, i quali lettori non sono i lettori finali. Quindi il tradizionale sistema non regge più e non può dare i risultati di prima. Dare la possibilità a quei manoscritti che non sono passati dalle maglie di questa prima selezione mi sembra una cosa giusta, ma non è mica che volevo che lo facesse vibrisselibri per forza, era solo un'idea. Valeba per tutti e potevo anche non parlare per me stesso.
Pubblicato da: carlo64 - 30.11.07 17:06
Ps:
dopo, che non si poteva realizzare la mia idea, l'avevo capito.
Pubblicato da: carlo64 - 30.11.07 17:09
carlo hai le prove per dire: "il tradizionale sistema non regge più e non può dare i risultati di prima"
cioé mi piacerebbe capire come funzionava una volta e perché non funziona più, in maneira specifica me lo devi spiegare e poi portare esempi che siano singificativi.
perché secondo me vibrisselibri ad esempio, funziona in modo strettamente tradizionale, e mi pare che funzioni bene. Si è data una sua linea editoriale e fino ad ora le sue uscite sono state corrispondenti alle sue scelte.
E Vibrisselibri, anche se usa supporti di pubblicazione nuovi, è tradizionale nel comportamento: un autore scrive una roba, la spedisce, un primo numero di lettori screma la opera e quelle di altri che come l'autore hanno mandato il loro scritto, infine arriva in lettura, alcune persone lo leggono, si discute e poi o si pubblica o meno.
Mi sembra uno dei pochi sistemi che "funzioni" ovvero dà sempre un rislutato controllabile in ogni passaggio della sua lavorazione.
d.
Pubblicato da: demetrio - 30.11.07 17:52
Non parlo di vibrisselibri. Sto parlando dell'editoria tradizionale. Ma hai ragione tu, perché non ho prove di quello che dico e lo dico solo perché ne ho sentore (ne ho sentore perché mi baso solo sulla mia esperienza). Chiedo scusa, e ammetto di aver sbagliato, però in principio dicevo così per gioco, avevo buttato lì un'dea che non avrebbe stravolto vibrisselibri. E' inutile andare avanti.
Buon lavoro e buone letture.
Pubblicato da: carlo64 - 30.11.07 18:21
Carlo64, tranquillo, esistono dei libri che spiegano perchè il tuo sentore combacia con lo stato delle cose, insomma 'sentori' bene :-)
Pubblicato da: andrea barbieri - 30.11.07 21:09
@andrea barbieri: e quali sarebbero questi libri di preciso?
Pubblicato da: davide - 30.11.07 22:43
@Andrea Barbieri. Visto che ci avevo azzeccato? "Ben altri" sono i tuoi interessi!:- )
Pubblicato da: Lucio Angelini - 01.12.07 09:50
Però vorrei parlare di vl.
1. Vengono selezionati solo quei testi su cui c'è da lavorare.
Questo per me vuol dire che
- l'intenzione di vl è tutta in questo lavoro sui testi (tutti i testi su cui "non ci sarebbe" da lavorare, buoni o no, vengono esclusi); e in questo caso, dovendo essere il lavoro sui testi la ragione del sito, non ho nulla da eccepire.
Oppure, vuol dire che
- non si considera alcun testo nella sua integrità e autonomia.
In quest'ultimo caso, avrei delle perpressità.
Pubblicato da: carlo64 - 01.12.07 11:04
Segue:
Anche nel caso in cui la ragione di vl fosse il lavoro sui testi, esiste una empasse, perché:
2. Vengono promossi tutti i testi che piacciono ai primi lettori ma solo se sono ritenuti validi per la pubblicazione su vl dai partecipanti al gruppo di vl.
In questo caso,
o
- i partecipanti del gruppo di vl si esprimono in modo democratico sui testi da pubblicare (la metà più uno)
oppure
- i primi lettori si esprimono in modo democratico sui testi da pubblicare; se sono cinque lettori, il parere favorevole di almeno tre dovrebbe dare il via alla pubblicazione e "nonostante" il gruppo di vl ritenesse la pubblicazione necessitasse di un lavoro sul testo, l'autore avrebbe il diritto di non usufruirne.
Pubblicato da: carlo64 - 01.12.07 11:33
Carlo, mi pare che ci sia più di qualche incomprensione. Provo a spiegare.
Scrivi: "Vengono selezionati [da vibrisselibri] solo quei testi su cui c'è da lavorare". Io direi piuttosto: in vibrisselibri decidiamo di pubblicare quelle opere che ci sembrano belle e interessanti.
Poi scrivi: "Questo per me vuol dire che l'intenzione di vl è tutta in questo lavoro sui testi (tutti i testi su cui 'non ci sarebbe' da lavorare, buoni o no, vengono esclusi)". Vuoi forse dire che se noi trovassimo un'opera perfetta decideremmo di non pubblicarla perché - essendo un'opera perfetta - non c'è alcun "lavoro" da fare sul testo? Se la tua risposta è "no", allora dico: non ho capito cosa vuoi dire. Se la tua risposta è "sì", allora dico: guarda che non siamo mica degli idioti.
E aggiunti: "Oppure, vuol dire che non si considera alcun testo nella sua integrità e autonomia. In quest'ultimo caso, avrei delle perpressità". Ti dirò: uno che ragionasse a quel modo, io lo considererei un idiota.
Poi dici: "Anche nel caso in cui la ragione di vl fosse il lavoro sui testi". La ragione di vibrisselibri è: pubblicare libri belli e interessanti, alla faccia dell'industria editoriale che non se li fila perché pensa di non poterci ricavare quattrini. E questo è spiegato, mi pare chiaramente, in tutte le nostre comunicazioni (ad esempio in vibrisselibri.net).
Circa il modo di scegliere i libri da pubblicare (e, sia chiaro: possiamo, come tutti, sbagliare nelle nostre scelte), la nostra procedura è simile a quella di pressoché tutte le case editrici. Si riceve molto (molto) materiale, si fa un lavoro di scrematura, si fanno delle schede di lettura, si discute, eccetera. La decisione si forma lentamente.
Poi dici: "...dare il via alla pubblicazione e 'nonostante' il gruppo di vl ritenesse la pubblicazione necessitasse di un lavoro sul testo, l'autore avrebbe il diritto di non usufruirne". Il lavoro sul testo (tra parentesi: mi stufo un po', a ripetere sempre le stesse cose; e queste cose le ripeto da anni) è un lavoro completamente sotto il controllo dell'autore. Ovvero: un redattore prende in mano il testo, lo legge accuratissimamente, ci fa tutte le annotazioni che ritiene opportuno fare; poi si fa una bella chiacchierata con l'autore, comunicandogli tutte le proprie osservazioni. Dopodiché, l'autore fa quello che gli pare. Può anche non fare nulla, e lasciare il testo così com'è.
Se un autore dicesse: "Non voglio che questo lavoro sia fatto. Non voglio che il mio testo sia letto, meditato e annotato da un redattore", io gli direi: "Sei proprio sicuro che nel tuo testo non ci sia nemmeno un refuso, nemmeno una svista, nemmeno un'incongruenza, nemmeno un'imperfezione? Se ne sei sicuro, lascia che il redattore faccia il suo lavoro; e, quando te lo consegnerà, non guardarlo".
Dici altrove: "Dare la possibilità a quei manoscritti che non sono passati dalle maglie di questa prima selezione mi sembra una cosa giusta, ma non è mica che volevo che lo facesse vibrisselibri per forza". Io sospetto che solo la pluralità degli editori possa garantire effettivamente "una possibilità" a ciascun testo che venga scritto. Se ci sono tanti editori, ciascuno dei quali sceglie e pubblica secondo i propri criteri, allora è difficile che un'opera valida proprio non desti l'attenzione di nessuno.
Il problema è che gli editori sono sempre di meno. Mi spiego. Teoricamente, ogni anno il numero degli editori aumenta. Ma la grandissima parte degli editori sono editori assai piccoli, che pubblicano effettivamente o per un pubblico molto specialistico o per un pubblico molto locale. Gli editori letterari "veri", quelli cioè che pubblicano opere letterarie e le distribuiscono su tutto il territorio nazionale, non sono poi tanti; e il loro numero è, tendenzialmente, in lenta diminuzione: alcuni, non molti a dire il vero, chiudono; altri vengono assorbiti da grandi gruppi. Al momento presente, ad esempio, abbiamo un gruppo editoriale (Mondadori-Einaudi) che "fa" circa il 50% del mercato delle opere letterarie. L'effetto perverso è che, oggi come oggi, il dominio di un gruppo sul mercato non avvia negli altri gruppi (minori, ma pur sempre grossi) dei processi di differenziazione ("Faccio un prodotto diverso da quello di Mondadori, così occupo un'altra fetta di mercato"), ma piuttosto dei processi di emulazione ("Mondadori vende questo? Lo faccio uguale!"), col risultato che anche editori non appartenenti al gruppo Mondadori si muovono secondo logiche "mondadoriane". Addirittura: qualche giorno fa un piccolo editore mi diceva: "Noi dovremmo trovare dei bei romanzi mainstream, magari con un pizzico di qualcosa che li renda interessanti"; che è esattamente ciò che direbbe il più grigio dirigente di un grande gruppo editoriale.
Questo spostamento delle logiche editoriali dalla differenziazione all'emulazione, fa sì che (come dicevo prima) vi sia una diminuzione nel numero degli editori al di là del fatto che le aziende che pubblicano libri sono ogni anno di più dell'anno precedente. Se ho trecento aziende che pubblicano libri, e duecentocinquanta di queste ragionano con la stessa logica, non ho trecento editori: ho un "gruppo editoriale di fatto" da una parte, e cinquanta editori indipendenti dall'altra; ma il "gruppo editoriale di fatto" è duecentocinquanta volte più grosso di ciascun suo competitore.
(Senza trascurare che questa tendenza all'emulazione non coinvolge solo i produttori di libri, ma anche i distributori: i dettaglianti - dove il modello Feltrinelli/Esselunga sta diventando dominante -, e i distributori/grossisti, che subiscono gli effetti della posizione dominante di Messaggerie Libri).
La domanda che io mi faccio, quindi, caro Carlo, è: come posso incrementare il numero degli editori? vibrisselibri, ad esempio, è già un editore in più; nonché un editore che, essendo sostanzialmente libero dal bisogno di profitto, viene assai poco attratto dalle sirene dell'emulazione.
Spero di essermi spiegato.
Pubblicato da: giuliomozzi - 01.12.07 12:18
Mi domando cosa sia l'opera perfetta.
Mi domando inoltre se sia un'diozia parlare di integrità e autonomia del testo. Ma, a mio parere, non c'e relazione tra quello che io intendo per autonomia del testo e l'opera perfetta; su questo punto mi sa che sei tu che mi fraintendi.
Tu scrivi, come risponderesti ad un autore:
"Sei proprio sicuro che nel tuo testo non ci sia nemmeno un refuso, nemmeno una svista, nemmeno un'incongruenza, nemmeno un'imperfezione? Se ne sei sicuro, lascia che il redattore faccia il suo lavoro; e, quando te lo consegnerà, non guardarlo".
Perché non lasciare le sviste, le incongruenze, le imperfezioni, come parte del testo?
Perché non considerare parte del testo queste cose?
Sono idiota se penso alla chirurgia estetica?
E poi, chi sarebbero questi cinquanta editori?
Pubblicato da: carlo64 - 01.12.07 12:49
Carlo, non credo che la lettura del redattore di VL sia paragonabile alla chirurgia estetica. Nel senso che un bravo redattore non propone modifiche di elementi espressivi necessari alla narrazione. Semplicemente mette in evidenza cose che non servono, che sono inciampi per ciò che vuoi dire. Oppure ancora un bravissimo redattore sa suggerire idee all'autore.
Questo nella perfetta autonomia dell'autore, che ha l'ultima parola e prende soltanto ciò che sente necessario all'espressione.
@ Lucio, vuoi farmi passare per grullo... io non ho detto che ho 'ben altro' da fare, ho detto che purtroppo avevo già preso un impegno per fare esattamente quello che fa vibrisselibri, però essendo legato a un premio, è un impegno che in qualche mese si esaurirà, e dopo vedrò se provare a fare ancora cose del genere... sicuramente se è così mi farò vivo con te. Però devi pensare anche che in VL c'è una parte di lavoro di gruppo, e tu non puoi prendere chiunque, perché se questo chiunque non si amalgama col gruppo, finisce che le discussioni sui testi vanno in vacca.
@ Giulio, perché non dai rilievo a questa bella spiegazione mettendola in homepage di vibrisse?
Pubblicato da: andrea barbieri - 01.12.07 15:07
nel senso, Giulio, alla tua spiegazione delle 12,18 di oggi
Pubblicato da: andrea barbieri - 01.12.07 15:09
Andrea,
dici che un bravo redattore non propone modifiche di elementi espressivi necessari alla narrazione. Ma quando dici che, il redattore, semplicemente mette in evidenza cose che non servono, io mi chiedo: "Come fa il redattore a stabilire che non servono? come fa a stabilire che sono inciampi per ciò che voglio dire e soprattutto, come fa a sapere ciò che voglio dire "io"". Inoltre, assimili anche tu l'autonomia della persona all'autonomia del testo. L'autore come avente causa del testo. Allora si esclude, per esempio, che un lapsus possa essere affine alla narrazione; che un quiproquo abbia peso determinante nella realizzazione di un testo. Forse mi sbaglio?
Pubblicato da: carlo64 - 01.12.07 17:27
carlo, se tu ritieni il tuo (o di chiunque) testo così impermeabile al giudizio, alla lettura, al contributo altrui, così indiscutibile (e anche la lettura è una "discussione" tra il testo e il lettore), così opaco, allora perché semplicemente non te lo tieni chiuso nel cassetto, lontano dagli occhi di tutti, perfetto e completo nella sua inaffondabile totalità? Tu non solo teorizzi l'inutilità del redattore, teorizzi l'inutilità del lettore.
Pubblicato da: La persona che si firma - 01.12.07 18:13
@ La persona che si firma
No. Teorizzo (teorizzo?) la libertà del lettore.
Pubblicato da: carlo64 - 01.12.07 18:34
Premesso che ovviamente Mozzi può risponderti molto meglio di me, comunque l'editor, insomma il redattore di VL che viene affiancato, non 'stabilisce' nulla. Semplicemente legge attentamente, e quando rileva incogruenze, sviste e cose così, che secondo lui non sono pertinenti alla narrazione, li segnala all'autore, il quale può benissimo rispondere: guarda questa cosa che segnali va invece bene così com'è, perché... eccetera.
Si innesca insomma una dialettica critica in cui l'autore ha sempre l'ultima parola sul testo (si deve riconoscere nel testo), non un intervento normativo per cui l'autore deve uniformarsi all'opinione dell'editor (che magari ha preso fischi per fiaschi).
A me sembra un processo molto utile non solo per la crescita del testo ma anche dell'autore (e perché no, dell'editor).
Pubblicato da: andrea barbieri - 01.12.07 19:42
@Andrea. L'appello all'arruolamento di nuovi lettori sta producendo risultati. Al momento non mi preoccupo di amalgamare nessuno con nessuno. Semplicemente aggiungo le schede-prova dei neofiti a quelle dei lettori già in forza. Il mio compito è solo quello di coordinare i vari giudizi emersi su un'opera e trarre conclusioni in merito all'opportunità della sua pubblicazione. Considero positivo che i lettori del comitato di lettura abbiano ciascuno una propria testa e una propria personalità, anziché somigliarsi tutti tra loro e darsi continuamente delle grandi pacche sulle spalle:- /
Pubblicato da: Lucio Angelini - 01.12.07 20:51
Sono contento che trovi gente, davvero. Io lo sto dicendo in giro a voce, ma per ora non frutta niente.
Il problema dell'amalgamare il gruppo lo vedevo non tanto perché penso che vi diate pacche sulle spalle, ma perché penso, per esempio, che se mi trovassi nella lista di discussione e Mozzi cominciasse a isolare mie frasi attribuendogli significati da cadavere squisito, sbotterei di brutto.
Allora forse è meglio - diciamo così - avere all'interno dei pazienti amanti del surrealismo... :-)
Pubblicato da: andrea barbieri - 03.12.07 14:45
Carlo, scrivi: "Perché non lasciare le sviste, le incongruenze, le imperfezioni, come parte del testo?".
Questa è una domanda che va fatta all'autore: perché lasciare nel testo sviste, incongruenze e imperfezioni è una scelta autoriale.
Però, vedi, la cosa detta come la dici tu è paradossale. Se l'autore decide che le sviste, le incongruenze e le imperfezioni devono restare nel testo, allora le sviste, le incongruenze e le imperfezioni non sono più sviste, incongruenze e imperfezioni: diventano, anche se magari ex post, scelte autoriali.
Pubblicato da: giuliomozzi - 03.12.07 15:01
Carlo, scrivi: "Perché non lasciare le sviste, le incongruenze, le imperfezioni, come parte del testo?".
Questa è una domanda che va fatta all'autore: perché lasciare nel testo sviste, incongruenze e imperfezioni è una scelta autoriale.
Però, vedi, la cosa detta come la dici tu è paradossale. Se l'autore decide che le sviste, le incongruenze e le imperfezioni devono restare nel testo, allora le sviste, le incongruenze e le imperfezioni non sono più sviste, incongruenze e imperfezioni: diventano, anche se magari ex post, scelte autoriali.
Pubblicato da: giuliomozzi - 03.12.07 15:01
x andrea barbieri.
Ti prego, sbotta. Sappiamo tutti che Mozzi è un 'isolazionista' irriducibile. Ma la faccenda del 'cadavere squisito' non l'ho capita.
x @carlo 64.
Non ti dimenare tanto. Trippa per gatti qui non ce n'è tanto.
Pubblicato da: felice muolo - 03.12.07 16:55
No, Giulio. Intendo dire che l'autore non è consapevole delle sviste, ma è il lettore a giudicare il testo per quelle sviste.
Quando gliele fai presenti, l'autore cosa fa, le corregge? E' a questo punto che diventa paradossale, la faccenda, perché quando tu gliele fai notare, l'autore non è più spontaneo. E' qui il paradosso, in quello che hai detto tu.
Pubblicato da: carlo64 - 03.12.07 17:43
@ Andrea
Secondo me, la critica va benissimo, e più è forte la critica meglio è per tutti, però dopo, cioè quando il testo è stato stampato. Dico questo, se parliamo di testi letterari. Se invece parliamo di testi scientifici, allora è giusto che il testo venga corretto prima che vada in stampa, in questo caso sì, mi pare giusto ci si debba affidare ad una normativa. Altrimenti la normativa è quella della grammatica e basta, secondo me.
Pubblicato da: carlo64 - 03.12.07 17:58
Non fa niente, Felice, va bene lo stesso.
Pubblicato da: carlo64 - 03.12.07 18:51
Proverei ad andare oltre, io, Carlo, e a sostenere che l'autore di un romanzo é un regista che ha bisogno di tecnici, aggiustatori,
e altro.
Per per questo secondo me alla fine di ogni romanzo, il nome di chi ha fatto l'editing, se editing c'é stato, andrebbe riportato. Nel mio caso ad esempio, sarei stato felicissimo di veder scritto che l'editor dei miei romanzi sironiani é stata Ilaria Caretta.
Pubblicato da: marino - 03.12.07 19:16
Sono d'accordo con te e penso a cosa è avvenuto, nel tempo, con la traduzione dei un libro. Il nome del traduttore viene riportato sul libro, invece quello dell'editor non viene ancora riportato. Su questo sono d'accordo (se ci deve per forza essere, che sia riportato sul libro - non sul mio...).
Mi pare però che ci siano anche alcuni precedenti (certo: illustri - non come me che non sono scrittore): autori che hanno a priori rifiutato interventi di editing.
Ci vorrebbe più diritti per gli editor e più doveri. Più diritti anche per i lettori e gli autori. Anche per i lettori reclutati da vl...
Pubblicato da: carlo64 - 03.12.07 19:56
Be', se scorrete il colophon dei Canti di Caliceti (nostro ultimo titolo), vedrete addirittura i nomi dei lettori che ne hanno caldeggiato la pubblicazione:- )
Pubblicato da: Lucio Angelini - 03.12.07 22:54
Dato che se ne era accennato, propongo un contributo per la normalizzazione del mestiere di editor.
Ecco, qui di seguito, quali sono secondo me i principi cui ispirarsi per la normalizzazione del mestiere di editor. Li ho tratti da un libro di grammatica, al capitolo riguardante Il Testo:
- la completezza è un requisito necessario perché un insieme di parole e di frasi possa essere considerato un "testo";
- un requisito del testo è anche la chiarezza del suo significato e dello scopo per cui è stato scritto;
- la coerenza è un altro requisito del testo. Un insieme di parole non costituisce un testo se manca di una parte importante per la compresnsione;
- avere coerenza stilistica vuol dire conservare, nello stesso testo, il registro linguistico che si è scelto perché lo si è ritenuto adeguato all'argomento, alla situazione e allo scopo comunicativo;
- perché un testo narrativo sia coerente e comprensibile bisogna usare dunque correttamente i tempi dei verbi;
- l'uso appropriato delle congiunzioni conferisce unità al testo perché mette in evidenza i rapporti logici che ne legano le parti.
Questa, secondo me, è la carta costituzionale dell'editing, il progetto su cui prende l'avvio la normalizzazione del mestiere dell'editor.
Poi, detto ciò, vorrei aggiungere qualcosa che ho tratto dallo stesso libro di grammatica, a proposito de Il Testo Descrittivo. E questo compete, secondo me, alla costituzione del rapporto di relazione tra costruttore del testo e editor del testo:
- descrivere vuol dire dunque far conoscere ciò che si osserva, indicarne le caratteristiche principali o quello che si ritiene importante e significativo.
Questo è il punto su cui, secondo me, convergono i conflitti tra costruttore del testo e editor del testo: al punto in cui: solo l'autore osserva, indica le caratteristiche principali o quello che lui ritiene importante e significativo.
(Invece per quel che riguarda, in off topic, le mie intenzioni, ricomincio da capo, però avrò cura di redigere una sinossi per spiegare quali sono i punti di forza - e di debolezza - del testo, il manoscritto "pupillo" che invio all'editore, di modo che funga da lettera di presentazione (una lettera di credenziali...). Ecco, è questo il punto su cui mi avete mosso. Ed era ora. E vi ringrazio.)
Pubblicato da: carlo64 - 04.12.07 18:03
In realtà la descrizione è una cosa un po' strana. Noi descriviamo ciò che osserviamo, ma osserviamo soprattutto ciò che sappiamo descrivere. Ecco perché le parole, la lettura sono indispensabili: prima di permetterci la descrizione ci insegnano a vedere le cose.
Tondelli ha scritto che solo da adulto ha amato davvero viaggiare perché attraverso la letteratura, l'arte poteva 'mangiare' il paesaggio.
C'è stato un momento in cui si lavorava molto sul rapporto tra parole e percezione dei luoghi, quasi tutte iniziative concepite da Mozzi. L'idea era che tutto serve a far conoscere un luogo, anche le fantasie degli scrittori (diceva più o meno questo il personaggio di un suo racconto dell'antologia Eco e Narciso). Bei tempi, in cui si osava formare il lettore, si consegnavano testi prima di tutto utili. Il testimone è passato al fumetto, dove Coconino ha pubblicato recentemente due belle antologie sul tema: Made in Japan e Gli intrusi.
La formazione del lettore, sarebbe un argomento da riprendere, dico male?
Pubblicato da: andrea barbieri - 05.12.07 00:29
Per esempio, non escludo che si possa scrivere una storia intera per dire una cosa, cioè per dire quello che un altro direbbe in poche righe, e questo mi sembra un aspetto che esula dalla mera capacità di descrizione. Non posso dunque limitare la mia osservazione alla semplice capacità di descrizione, ma dovrò andare più avanti e vorrò provare a dare un senso, ma questo è, per esempio, un intento didascalico e allora non è più la descrizione di ciò che vedo e il mio punto di vista, bensì è qualcosa d'altro, e penso che su anche questo punto rimango comunque l'unico (il costruttore del testo) a potermi pronunciare. Una osservazione e un punto di vista diversi dal mio non potrebbero coincidere con la mia osservazione-descrizione e ciò altererebbe la struttura stessa della osservazione-descrizione.
No escludo che si possa aggiustare l'ordine logico di una osservazione-descrizione, ma questo aggiustamento, se non "cambia" anche la stessa osservazione, produce un falso. Allora sì che la formazione del lettore è importante, proprio perché non si osservi e non si descriva erroneamente. Ma, l'intervento sulla logica e la coerenza di un testo non ne rende la sua verità per il solo fatto che ne corregga l'osservazione-descrizione.
Pubblicato da: carlo64 - 05.12.07 13:28
Ps:
Forse nell'ultima frase volevo intendere questo:
L'intervento sulla logica e la coerenza di un testo non rende la sua verità per il solo fatto che corregga l'esito della osservazione-descrizione.
Pubblicato da: calo64 - 05.12.07 13:34
Resto terra-terra, se la disponibilità di parole, Carlo, contribuisce alla 'tua' osservazione, dovresti essere tu stesso a cercare i suggerimenti di un lettore particolarmente attento.
Per esempio ti direbbe che sopra hai usato la parola 'spontaneità' in modo non coerente col discorso, che era piuttosto sull'autonomia creativa. Questo ha un po' ingarbugliato le cose. Definire la parola giusta, cioè quella coerente, inevitabilmente modifica la tua percezione delle cose. La rettifica ma rimane tua, anzi lo ancora di più.
Strano eh come il testo fa la descrizione, prima che la descrizione diventi testo :-)
Per formare il lettore io intendevo insegnargli a ragionare su quello che legge, abituarlo a fare critica e a scegliere testi che abbiano un valore artistico e di conoscenza. Insegnargli anche a cercare, perché non deve essere solo l'artista il cercatore. E per ultimo - perché no? - insegnargli a scrivere, perché la scrittura, cioè l'espressione serve a tutti nella vita.
Una volta, prima dell'era del turbomarketing letterario (quindi nei primi anni del 2000) i siti letterari in rete erano così, lo scrittore che partecipava dava consigli a un piccolo pubblico sulla lettura e spesso anche sulla scrittura.
Non è mica finito il bisogno di quelle cose, anzi...
Pubblicato da: andrea barbieri - 05.12.07 15:15
carlo hai visto andrea ha fatto con il suo commento un lavoro di editing. Molto semplice. Ti sta aiutando a trovare la parola che sia migliore per dire quello che tu vuoi dire.
L'imprecisione nel dire non è quasi mai una virtù, ma quasi sempre una forma di sciatteria del pensiero.
Io tutte le volte che scrivo, un racconto o un saggio o qualcosa del genere, cerco di trovare quella che è la parola più coerente al mio dire.
Dopo c'è sempre un lettore, io ho alcuni lettori che sono sì amici ma formidabili editor, che mi leggono il testo e mi consigliano, mi invitano a riflettere sul mio stesso testo.
non so io penso di aver ri-scritto alcuni capitoli di una tragedia negata 3 o 4 volte (da quando iniziammo il lavoro di editing e non conto la ri-scrittura che ho fatto per la pubblicazione cartacea); è stata una fatica arricchente.
Andrea sul turbomarketing è vero, ma ti posso dire posso parlare per me e per le persone che mi sono state vicino, che quando io iniziai a pensare al saggio era il 2003 e sono ancora qua che ci lavoro. Cinque anni. Esiste la possibilità di non farsi metter fretta. La possibilità è la qualità di quello che stai producendo.
ciao
d.
Pubblicato da: demetrio - 05.12.07 15:59
Ma Demetrio, io pensavoo proprio ai siti letterari più che al lavoro di un singolo autore. Quelli bravi chiudono la porta di casa e danno il meglio impiegando tutto il tempo che ci vuole. La cosa è sempre più 'antieconomica' ma gli scrittori con la testa dura sono sicuro continuano a lavorare.
Invece i siti sono diventati da 'scuole', 'vetrine'. Esagero un po' utilizzando queste due parole, ma è per dare l'idea che ci sono due direzioni diverse.
Le vetrine tendono a specializzarsi nella letteratura e allo stesso tempo offrono scelte generaliste di letteratura.
Per rompere questo meccanismo basta andare in direzione contraria, recuperare la rete come occasione di imparare.
Prendi il blog Georgiamada per esempio, nessuno lì insegna perché nessuno è un intellettuale con i gradi, ma tutti cercano di portare pezzetti di conoscenza utili. Insieme al rifiuto di specializzarsi in letteratura, quella piccola pentola di sapere che Georgia e i suoi 'avventori' cucinano fa bene alla testa, è utile, è rispettata.
Pubblicato da: andrea barbieri - 05.12.07 17:31
Andrea,
se la parola che ho usato, "spontaneità", non è coerente col discorso, vuol dire che il mio discorso è sbagliato. Dunque, questo vuol dire che il mio osservare è sbagliato. Allora, se tu mi correggi la parola, la rendi una parola giusta di un discorso sbagliato. Il lettore, quando legge quel testo, se non comprende di trovarsi di fronte a questa incoerenza (perché così sei tu a creare l'incoerenza) il lettore - dicevo - si confonde.
Pubblicato da: carlo64 - 05.12.07 18:45
Demetrio,
se ho un pensiero sciatto, lasciamelo esprimere così sciatto com'è. Vuoi fare di me un falso pensiero? Oppure dimmi che è sciatto e consigliami di aggiustare il tiro.
La gente non vede il tempo che hai impiegato per fare una cosa, ma il risultato. Sono d'accordo; sono d'accordo anche sul lavoro di squadra. Ma penso che sia il costruttore del testo a decidere ciò che vuole. Di fatto, non sto discutendo il lavoro di gruppo, anzi: piacerebbe anche a me scrivere con un gruppo, però, per esempio, vedrei più una scrittura di gruppo riguardo ad argomenti scientifici o politici o sociali, ecc
Pubblicato da: carlo64 - 05.12.07 18:58
@carlo
io non sto parlando di scrittura di gruppo, provo a farti uno schema.
1 - Il signor x ha una idea.
2 - Il signor x va nella sua cameretta o ufficio e la scrive. Passano giorni mesi anni.
3 - Il signor x ha un manoscritto che considera definitivo (l'ha riscritto y volte, l'ha letto e riletto etc etc).
3 - Il signor x manda il plico ad una serie di editori o, se Il signor x è già qualcuno, va dal suo editore.
4 - Altre persone leggono il testo. E dicono: bene ci piace. Allora l'editore chiama il Il signor x e gli dice: bene lo pubblichiamo
5 - Inizia un lavoro di editing, ovvero la persona B legge il testo de Il signor x e gli fa alcune considerazioni, non correzioni - carlo - considerazioni. (esempio personale su 200 pagine di Una tregedia negata, c'erano 14 considerazioni sul mio testo)
6 - Il signor x riceve le considerazioni e ci pensa, perchè se la persona B non è stupida forse può essergli utile pensare a quelle considerazioni.
7 - Il signor x può decidere, in maniera, autonoma di tenere tutto come è (tranne gli errori di battitura) e non prestare attenzioni alle considerazioni della persona B (il caso è proprio qui davanti: Andrea ti dice una cosa e tu non l'accetti e non ti accorgi che Andrea aveva arricchito il tuo testo e tu invece di pensare sull'arricchimento di Andrea; pianti i piedi) oppure Il signor x può riflettere con la persona B a proposito di questa considerazioni e arrivare ad un ulteriore lavoro nel testo.
8 - Arriva la stampa, la distribuzione etc et del libro Il signor x.
Come vedi il processo è solitario e per niente di gruppo.
@ andrea
capisco il discorso dei siti, allora io ti dico pensa all'occasione che circa una quarantina di persone stanno avendo in vibrisselibri anche quello è un modo per aprire una serie di porte e provare a imparare qualcosa.
ciao
d.
Pubblicato da: demetrio - 05.12.07 19:30
NOTA BENE: ricordo a quanti intendano collaborare a VL come lettori che non possono proporsi contemporaneamente anche come autori. Una regola interna lo vieta (salvo eccezioni).
Pubblicato da: Lucio Angelini - 06.12.07 10:00
Nelle pagine usate, compresi i commenti fino ad ora, per spiegare il progetto avviato, il lavoro condotto e la richiesta esplicitata dallo staff di vibrisselibri, trovo anche una profonda pazienza, tipica dei “lettori forti e addestrati” citati in un intervento nel post di ieri di Garufi in NI: La letteratura contemporanea sta dando i numeri. Ora si applica la matematica e la statistica anche alla letteratura. La sintassi in soggezione dell’indice di leggibilità. Bah.
Siete stati forti e chiari, scusate la breve parentesi, era solo per approfittare ulteriormente della vostra disponibilità ed introdurre la domanda, forse ingenua: il Lettore di vibrisselibri nella scheda deve segnalare sviste, refusi, errori di ortografia?
Pubblicato da: Plessus - 06.12.07 10:22
Demetrio,
al tuo punto 4; le persone leggono il testo e dicono "Bene, ci piace", e l'editore dice "Bene, lo pubblichiamo". Ecco, se il testo piace, vuol dire che va bene, altrimenti non piace e se non piace non si pubblica. Non capisco perché se un testo piace lo si voglia modificare. Un testo, a mio parere, dovrebbe piacere così com'è.
Al punto 7; Andrea ha portato un contributo al mio commento, così come io ho portato un contributo ai sui commenti e al post. Andrea non ha "arricchito" il mio commento, ha arricchito il post come facciamo noi. Andrea ha "modificato" il mio commento (sto puntando i piedi? No, non sto puntando i piedi; mi sto spiegando). Inoltre, le considerazioni sono molto apprezzate ma per coloro i quali non vogliono modifiche del testo esse sono inutili; invece, come critica - però non modificando il testo "passato" ma solo il testo "presente" e "futuro" - esse vanno bene. E poi, l'ulteriore lavoro sul testo dovrebbe essere, a mio avviso, compito del costruttore del testo.
Al punto 8; mi sapresti dire, allora, in che modo altre persone hanno contribuito alla creazione del tuo testo?
Pubblicato da: carlo64 - 06.12.07 12:44
Ps:
all'ultima riga volevo dire: contribuito alla "costruzione", e non creazione.
Pubblicato da: calo64 - 06.12.07 12:49
caro Plessus, innanzi tutto grazie per l'apprezzamento. Passo a risponderti, da caporedattrice e coordinatrice delle e degli editor: VL è una squadra di professionisti e talentuosi appassionati di letteratura in cui conta molto la collaborazione. Non si è verificato di rado il caso in cui alcuni lettori abbiano segnalato, nella loro scheda, refusi, incongruenze relative al contenuto, errori. Naturalmente non è obbligatorio, ma chiunque lo faccia ha la nostra gratitudine di editor e quella dell'autore (credo e spero). Suppongo sia *anche* questa la nostra forza. Ti ringrazio ancora per l'attenzione.
Pubblicato da: Gaja - 06.12.07 14:37
Volevo solo aggiungere un particolare ai miei contributi al post.
Si è parlato di un lavoro come quello che compie il regista. Or bene, il regista è il direttore del lavoro ed è lui a scegliere i collaboratori e chiedere gli aiuti che gli paiono necessari. Dunque, del generico testo che prendiamo in considerazione, chi è il direttore? A mio avviso egli è il costruttore del testo, e spetta a lui decidere se "vuole" l'intervento di una squadra; nel qual caso, sarà lui a dire all'editor cosa c'è da fare, cioè, ad indicare i punti che ritiene che necessitino di un miglioramento. Oppure sarà lui a dire all'editor: "Per favore trova cosa non va nel testo". Ma nel caso in cui il regista/direttore/costruttore del testo non lo volesse, l'editor non avrebbe motivo di lavorarci sopra, non essendo oltremodo autorizzato. Il punto è, perché il direttore/costruttore del testo dovrebbe rifiutare una collaborazione che migliori il lavoro? La riposta è, la "Musa ispiratrice". La quale dice, all'autore/costruttore del testo, ciò che egli deve fare. Allora è chiaro che uno che si sentisse autorizzato dalla Musa ispiratrice a "confermare" così com'è un proprio testo avrebbe tutto il diritto di confermarlo. Se invece la Musa ispiratrice dicesse all'autore/costruttore del testo di chiedere che vengano a lui fatte notare alcune modifiche di modo che possano essere realizzate, lo stesso sarebbe in diritto di richiederle. Dunque è fondamentale il rispetto della libertà dell'ispirazione.
Ho concluso (immagino)
Pubblicato da: carlo64 - 06.12.07 16:58
alla fine, Carlo, mi viene da dire fai come vuoi. se discutere con te non è possibile, ma discutere schiodandosi dalle posizioni. Io continuo a pensare, e i tuoi commenti me ne danno una prova, a qualcuno che punta i piedi e li punta con presunzione, soprattutto.
quindi impuntati. e stai lì.
buona giornata.
d.
Pubblicato da: demetrio - 06.12.07 17:17
Demetrio,
mi pare che mi sono mosso di molto. Forse sei tu che non vuoi vedere di quanto mi sono avvicinato alle tue posizioni. Ho portato - mi pare - buone argomentazioni e ti dico che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire (tutti e due?). Tu dici presunzione. Ma io ho portato i miei argomenti! Non presumo niente. Forse tu, adesso, volevi dire vanità, superbia? Sì. E per penitenza mi schiodo. Buona serata.
Pubblicato da: carlo64 - 06.12.07 18:40
Non voglio affatto entrare in polemica con nessuno, nè dare giudizi: solo esprimere un'opinione. Un tizio scrive un testo e lo vuole pubblicare. Scrive alle case editrici. E' fortunato, una gli risponde sì, siamo interessati. Il tizio si reca dall'editore, ci parla, e l'editore gli propone un lavoro di editing al testo presentato. Il tizio gli risponde sì, facciamolo insieme, concordiamolo, fate-pure-va-bene-tutto. Oppure risponde di no, tanti saluti e grazie. Non ci vedo nulla di complicato nel plot. Ho trovato invero complicato quello de Il correttore di bozze di Recami esposto in Bottega, quello sì. Ma sarà colpa del cuscino e della mezzanotte e dintorni... Saluti e grazie a Gaja
Pubblicato da: Plessus - 07.12.07 09:20
(Visto che si è passati da un discorso particolare/generale ad un discorso solo particolare, vorrei spiegare che accetto e rispetto le risposte degli editori. Esse fin ora sono state risposte o non risposte negative, e lo sono state non per il fatto che io mi sia rifiutato di accettare l'editing ma perché gli editori non erano interessati).
Pubblicato da: carlo64 - 07.12.07 13:25
Scusate, è completamente off topic, ma come è bello quando nella Seconda sinfonia di Mahler si apre il canto 'Urlicht', Prima luce.
Mi torna in mente quando Moresco, nelle Lettere a nessuno, racconta che sposta il mangiadischi sull'armadio per non non usarlo. La grande musica è bastarda, ti blocca nella sua tela. Però Malher è meno bastardo degli altri, dopo quei cristalli di bellezza fa arrivare un badabum (qui è Wild Herausfahrend) che che ci calcia verso il mondo reale... :-)
Pubblicato da: andrea barbieri - 07.12.07 14:35
Carlo, scrivi: "il regista è il direttore del lavoro ed è lui a scegliere i collaboratori e chiedere gli aiuti che gli paiono necessari". Per la poca esperienza di cinema che ho, la scelta dei collaboratori vede protagonista il produttore, più che il regista. Il produttore è quello che caccia i soldi: ovvero, è il corrispettivo dell'editore. (Vale ovviamente il solito discorso: l'autonomia del "grande regista" è maggiore di quella del "regista giovane e non affermato", ecc.).
Vorrei poi farti notare, caro Carlo, che nel sito di vibrisselibri, nella pagina dove si raccolgono le informazioni essenziali per gli autori, è scritto: "I pochi testi scelti saranno sottoposti, nel pieno rispetto dell’autore, a un accurato lavoro di edizione e redazione".
Le parole "nel pieno rispetto dell'autore" non sono messe lì a caso. Se poni mente a che cosa quelle parole significano, ti accorgi che alla questione da te qui sollevata vibrisselibri ha fornita fin dal suo principio una risposta che mi pare del tutto soddisfacente. (Alla eventuale domanda: "Che cosa significa *rispetto dell'autore*", rispondo: "Significa ciò che significa secondo l'autore").
Mi faccio invece un'altra domanda. Ogni volta che si viene a parlare del famigerato editing, sento dire le solite cose. Che gli editori (tramite i famigerati editor) violano o tentano di violare l'autonomia dell'autore, che l'opera ha una sua perfezione (cioè un suo "essere finita, completa") alla quale non è bene che funzionari editoriali mettano mano, eccetera.
Per me, questa questione è futile. La risolvo così: se uno che pretende d'essere un autore non è capace di essere autonomo, vada pure a quel paese.
La questione non futile, per me, è un'altra. Questa: perché gli editori ricevono così tanti dattiloscritti contenenti testi palesemente imperfetti (cioè "non finiti, incompleti")? Perché così tante persone non si rendono conto di quello che fanno? Perché trovo dei ragazzi che mi domandano: "Diteci che cosa dobbiamo scrivere per essere pubblicati"?
Mi rivolgo agli autori e a coloro che vogliono essere autori.
Pubblicato da: giuliomozzi - 09.12.07 08:40
Anch'io ho una domanda su una questione altrettanto 'non futile', a differenza tua Giulio, io la rivolgo agli editori e a chi vuole diventarlo.
Perché in libreria, a differenza che negli anni passati, trovo così tante 'scritturine', e di queste scritturine buona parte viene da autori italiani?
Poi ho una domanda, sempre non futile, da rivolgere ai mediatori, e a coloro che vogliono diventarlo.
Perché leggendo tanti importanti supplementi culturali trovo incensate tante 'scritturine' che fino a pochi anni fa non sarebbero nemmeno state pubblicate?
Ho anche una domanda per gli scrittori affermati - ovviamente tutt'altro che futile.
Perché in questi ultimi anni, quando si è vista l'editoria chiudersi sempre più nei confronti della ricerca e qualità, aprendosi sempre più nei confronti del profitto (con tutto quello che portava, dalla riduzione dei cataloghi, alla fine dello scouting, alla trasformazione del lavoro di editor in inventore di un prodotto di successo commerciale, al culto dell'immagine autoriale, eccetera...) dicevo, perché non ho visto da parte vostra fare fronte comune, e anzi, ho visto censurato e deriso chi tentava di opporsi a questa situazione?
Infine ho una domanda, priva di futilità, per i futuri autori.
Perché quando qualcuno suggerisce che siate voi a difendere l'autonomia creativa, non sento rispondere che la cosa può partire da tutti i soggetti del mondo editoriale, dagli editori, dagli scrittori affermati, dai mediatori, e che voi in fondo non siete nemmeno i più forti, quelli che potrebbero combattere più efficacemente, in questo processo che porta da una tastiera battuta in solitario al libro che scintilla in libreria?
Pubblicato da: andrea barbieri - 09.12.07 13:10
Se uno che pretende di essere autore, deve essere capace di essere autonomo (altrimenti, vada a quel paese), direi che l'autore deve essere in grado di rispondere del proprio lavoro, e là, dove gli vengono fatti notare dei cambiamenti, dovrebbe essere in grado di ribadire le proprie convinzioni o di convenire agli aggiustamenti che gli sono stati proposti. Per quanto riguarda invece il testo e la sua autonomia, vogliamo parlarne? Quali strumenti avrebbe il testo per essere autonomo nei confronti dei terzi, vale a dire, nei confronti di chi non è né l'autore, né il testo medesimo? Si ritorna, perciò, a colui che ha le chiavi del testo; potendo con buona ragione dire che "avere le chiavi" è come dire di avere "il" punto di osservazione. Dunque, se non mi sono sbagliato, l'autonomia dell'autore è ancòra precedente al lavoro sul testo.
Pubblicato da: carlo64 - 12.12.07 17:03




