« "Eravamo noi a creare" | Main | "Un romanzo autobiografico commovente e doloroso" »

19.11.07

"Un furto che può essere un dono"

di Mauro Mirci

C'è un racconto di Giulio Mozzi che fa parte di quello che a me pare il suo libro più bello: Questo è il giardino. Di Questo è il giardino è - assieme a un altro racconto il cui protagonista è un giudice sotto scorta - il racconto che preferisco. L'immagine dell'apprendista di Mozzi m'è tornata in mente giorni fa, nell'imminenza del compleanno di vibrisselibri. Vibrisselibri è l'officina, l'apprendista sono io.
Ecco, se dovessi spiegare cos'è stata - cos'è - vibrisselibri per me, direi che è un Non Luogo dove si fanno libri. E libri veri e tangibili nonostante la loro natura virtuale. Lo direi con la supponenza tipica degli apprendisti, con il tono di superiorità che deriva dal senso di appartenenza a un'officina importante.
Vibrisselibri è una colonia, un'aggregazione di esseri simbionti, un multiorganismo, un "vascello portoghese" letterario. Un desiderio che ha saputo realizzarsi. Lavorarci, mettersi lì a imparare, a vedere da vicino "come si fa un libro", è stato stimolante. No, molto di più: è stato bello.
L'apprendista osserva il maestro, ogni tanto fa una domanda, cerca di rubargli il mestiere. Si può dire che cerchi di compensare col furto ciò che è mancato alla sua formazione precedente. Mentre ruba si vergogna un po'. Non gli pare giusto appropriarsi - rubandolo - di ciò che ad altri deve essere costato fatica. Si rincuora pensando che anche i derubati sono stati apprendisti (magari lo sono ancora, lontano dai suoi occhi, in altri settori, in altri impegni, chi lo sa?), e forse hanno rubato anche loro.
Poi lo coglie il dubbio, anzi, la consolazione, che ciò che gli appare un furto possa, in fin dei conti, essere un dono.

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 19.11.07 10:10

Interventi

Anche a me l'apprendista è piaciuto molto, al punto di tenerlo a mente a distanza di diverso tempo dalla lettura del libro.

Pubblicato da: matteo - 19.11.07 15:39

citi due racconti molto belli, anche per me sono tra i preferiti, ma mi è piaciuto anche conoscere qualcosa della tua avventura sul 'vascello portoghese'.

Pubblicato da: adriana iacono - 19.11.07 17:50

@ matteo e adriana - E' un bel libro quello. Ma anche il "vascello portoghese" stava in un libro: "Il sorriso del fenicottero", di S. J. Gould, saggio n. 5.

Pubblicato da: mauro - 20.11.07 09:06

Giovanotto,
un giorno sorpresi Giulio Branchia con il mio portafoglio in mano: avevo appoggiato la mia giacca alla spalliera della poltrona e mi ero allontanato temporaneamente per dei bisogni, come dire? corporali...
Beh... quando inizio ad inveire e a roteare in aria il mio bastone da passeggio, il Branchia mi fa: "Cavaliere: non si adiri! questo furto può essere un dono!".
"Certo" risposi io "Ma aspetta di vedere che dono ti faccio io, invece!" e giù mazzate a non finire!
Questo per dirle che sono pienamente d'accordo con lei.

cordialità,

Cav. Marcello Stacchia

Pubblicato da: Cav. Marcello Stacchia - 20.11.07 12:55

Esimio Cavaliere,
sono veramente sorpreso del comportamento di Giulio Branchia, persona che anch'io conosco da tempo. Un amico, ma anche un maestro. La prego di perdonargli la mancanza. Egli fallò, certo, ma l'errore deve imputarsi a stanchezza o all'età (ha passato gli anta, come sa).
In altri tempi non si sarebbe fatto sorpendere così, gliel'assicuro.
Se l'avesse potuto vedere all'opera dieci anni fa, che spettacolo! Che mano leggera!

Pubblicato da: mauro - 20.11.07 14:40

Pubblica un intervento




Vuoi che mi ricordi di te?