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14.09.07
Un libro (solo) per tutti (2007)

Padova, libreria Feltrinelli International, via San Francesco.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 14.09.07 06:17
Interventi
Be'. E allora? Guarda che ci sono pile di Ammaniti e di Manituana e sono lì da quando sono usciti i due libri, sempre alla Feltrinelli. Per non dire di Camilleri e taccio su Gomorra che me lo mettono pure in mezzo all'erotico. Quindi non ci vedo proprio nulla di strano, non per il libro della Rowling. E' la solita troppa visibilità che viene offerta a certi libri di certi autori. Se mi dici che non si dà spazio ai piccoli e medi editori, allora questo è un altro paio di maniche e dico che sì, è vero: ma non è solamente in Feltrinelli che accade. Un libro vende anche perché ben esposto? Sì. Dipende poi da lettore e lettore, da libro a libro, da autore ad autore: ci sono pile di libri di autori che dopo mesi sono intonse o quasi e che però occupano spazio e tolgono visibilità ad altre uscite, e c'è chi come me che quando vede le pile passa oltre perché la recensione è già tutta lì nell'oggetto pila-di-libri.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 14.09.07 07:04
Bello. Un altro paio di file e sarebbe stato uguale uguale alla piramide di Chichen Ytza.
Pubblicato da: Sauro - 14.09.07 08:13
E' inevitabile, come le navate di pasta Barilla al supermercato. E quest'analogia mi fa scattare un pensiero diabolico: "a quando i libri marchiati Selex a prezzo ribassato?"......
Pubblicato da: mimmo - 14.09.07 08:30
Eppure io questa cosa non la capirò mai: che senso ha esporre ciò che venderebbe comunque?
Una volta che un libro diventa un best seller i librai dovrebbero nascondere le pile di copie di quel libro dietro le casse o sotto i tavoli delle novità. Tanto la gente questi libri qui fa la fila per comprarli, non è che li compra perché li vede (come accade, invece, per i libri di cui non avevi sentito parlare e che vedi per la prima volta in libreria, ti incuriosiscono, etc.).
Bisognerebbe invece impilare/esporre/ostentare i libri meno noti e/o di autori meno noti e/o di case editrici meno note. Si dirà: sono tantissimi, non c'è spazio per impilare tutto questo.
Ebbene, si fa a turno. Ogni libreria dovrebbe creare nei suoi locali un tavolo delle novità dedicato ai low-seller (non so se esiste questo termine, me lo sono inventato ora), con i libri sdraiati a faccia in su (perché è solo così che il cliente vede il libro: quelli che spulciano gli scaffali a collo torto compulsando le scritte sui dorsini sono davvero pochi). Lo spazio andrebbe gestito a rotazione. Oggi sul tavolo della novità ci sono venti titoli misconosciuti, domani altri venti e così via.
Ci sarebbero sicuramente dei problemi logistici (si dovrebbero gestire in modo oculato/imparziale i sabati e le domeniche, quando le librerie sono più affollate; sgombrare/riallestire ogni mattina un tavolo non farebbe di certo felici i commessi; etc...) ma in questo modo, magari, anche l'oscuro poeta che ha pubblicato una silloge con l'oscuro editore avrebbe la possibilità di vendere la sua magari unica copia.
Del resto, in altre linee industriali è proprio così che si fa: si pompa ciò che è difficile vendere, ciò che rischia di restare sul groppone: i posti invenduti sugli aerei poco prima del volo, i cibi che stanno andando in scandenza nei supermercati o nei ristoranti, il pezzo di antiquariato più insolito.
Ma forse il problema è che se la libreria non vende i libri misconosciuti ci rimette poco o niente, mentre fare easy money su un libro che è già un best seller prima di uscire è molto più comodo e sicuro.
Pubblicato da: Federico Platania - 14.09.07 08:44
Federico l'idealista! Ci andrei subito nella tua libreria. Forse esiste anche, da qualche parte. Del resto anche io se aprissi una libreria la prima cosa che mi verrebbe in mente (al netto della dose non indifferente di follia necessaria per decidere di fare una cosa così temeraria) sarebbe quella di fare il contrario di quello che fa il supermercato Feltrinelli. Il quale - supermercato - fa quello che fanno tutti i supermercati, non ti stupire. Vendono merci secondo regole, protocolli immodificabili. Harry Potter va lanciato così, punto. L'evento è un evento, la prossima volta toglieranno tutti gli altri libri dagli scaffali e vi faranno trovare solamente Harry Potter. Finiranno su tutti i giornali e il conto fra i clienti infuriati, il danno di immagine e il ritorno pubblicitario sarà tutto a vantaggio di quest'ultimo.
Ezio
Pubblicato da: Ezio - 14.09.07 09:25
confuto, debolmente le argomentazioni finali di Federico. Prendo spunto dai CD. La sua affermazione "si pompa ciò che è difficile vendere" trova una smentita proprio in questo settore. E la "moda" parte dagli States, che certo in fatto di commercio non hanno da imparare niente da nessuno. Ebbene, nei loro "mega stores" di musica, sono usi lanciare a prezzo promozionale proprio i CD novità, quelli che nemmeno escono e sono già in classifica, spesso con sconti fino al 20%. Perchè lo fanno ? Perchè ragionano sulla quantità. Riduco i profitti pro-capite, ma li compenso con la liquidità che sono in grado di generare "a breve". Non hanno altra scelta, e questa logica, come si evince dalla foto, ha trovato proseliti anche nel settore dell'editoria, anche qui in Italia.
Pubblicato da: cletus - 14.09.07 09:50
Conosco un libraio di Sesto San Giovanni che organizza la vetrina in questo modo: dà spazio ampio spazio al "mercato", diciamo i titoli che vanno per la maggiore, e poi si riserva una parte, ben visibile, alle proprie scelte, che poi sono in base ai gusti della clientela di riferimento.
Per esemplificare: best seller in bella evidenza, testi religiosi, in senso lato, in una porzione, tipo edicola comunque ben visibile.
Penso, ma non sono sicuro, che un poco di spazio sia riservato anche alle piccole/medie case editrici.
(per Iannozzi: il libro di Gomorra contiene qualche passaggio erotico. Evidentemente il commesso della libreria è stato colpito da queste parti del volume)
Pubblicato da: Alessandro Manzoni 2007 - 14.09.07 10:13
ma scusate, ma le librerie vendono altri libri oltre ai best seller? io credo che un lettore medio ormai non entri in libreria per comprare nulla, dato che l'offerta media è scarsissima. si compra molto meglio online o dal libraio di fiducia. chiaro che librerie come queste vendono solo "quello che si vende". i low seller, come sono stati chiamati sopra, non è che la libreria non li esponga per paura di non venderli, non li compra proprio!
Pubblicato da: giacomo - 14.09.07 11:22
Già.
Ma per molti è "solo" un libro.
Pubblicato da: Gianluca Minotti - 14.09.07 12:12
@Cletus
Sono d'accordo con te sui CD, ma infatti io mi riferivo ad "altre linee industriale".
Non a caso CD, DVD e ibri sono i tre pilastri su cui poggia l'idea della libreria-supermarket (Feltrinelli docet).
Pubblicato da: Federico Platania - 14.09.07 12:16
La prima cosa che penso è: spero per loro che abbiano fatto i conti giusti e riescano a venderle tutte...
Pubblicato da: Boh... - 14.09.07 12:37
la seconda cosa che penso (e qui mi fermo) è questa: ha ancora senso usare la macrocategoria "LIBRI" - e quindi LIBRERIA - per cose ormai completamente diverse e che andrebbero trattate separatamente? Hanno qualcosa di commensurabile Harry Potter e, toh diciamo Voltolini? Non ne sto facendo un discorso di valore letterario, ma di semplice pragmatica. Secondo me si insiste a voler sommare le mele con le pere. Ma ci vorrebbe una bella grossa rivoluzione epistemologica per poter separare - senza drammi apocalittici - le mele e le pere, i melifici dai perifici.
Pubblicato da: Boh... - 14.09.07 12:41
Questa foto mi ha procurato una visione che probabilmente non c'entra niente. Nella visione ho visto negozi che si chiamavano "lettorìe". Ogni lettorìa vendeva lettori. Proprio così. Su ampi scaffali, divisi per generi, sedevano lettori di tutti i tipi e le età. Nelle lettorìe entravano scrittori in cerca di lettori per i loro libri. Andavano dal lettoraio e gli dicevano: io ho scritto un romanzo di fantasy molto bello. E il lettoraio: benissimo, nello scaffale fantasy ho un sacco di lettori di questo genere, mi sono arrivati nuovi proprio stamattina. Quanti ne vuole? E lo scrittore: mah, direi almeno centomila. E il lettoraio: sono un regalo? Glieli incarto? E lo scrittore: no, no, sono per me.
Pubblicato da: Bandini - 14.09.07 12:41
Getto qui tre quaqttro pensieri che questi post che amabilmente Giulio dissemina da un po di tempo in qua su vibrisse, stanno producendo fra i miei malandati neuroni.
Intanto, vuoi vedere che è da rivedere (perdonate il bisticcio) l’idea stesso di libro ?
Nel senso. Alla fine, a fronte di come il mercato sembra muoversi in una logica tutta sua, lontana da congetture e alambiccamenti vari per carpirne la logica, a chi ama leggere resta il sospetto di non aver compreso che in modo zen, il sole si alza per tutti, al mattino.
Chi ama leggere, dovrà sempre mettere nel conto il fattore “ricerca”, vuoi leggendo recensioni, vuoi seguendo “per ipertesto”, come lo chiamo io, un autore e quelli che lo hanno influenzato, o per altre vie arcane. Chi vende libri, è presumibile, segua altri percorsi che non debbono necessariamente coincidere con quelli dei lettori. In altri termini: le librerie “mostre” con le loro piramidi, cos’altro dovrebbero fare ? Stupirsi rivela tutta l’inadeguatezza del lettore che si ritiene (a volte in modo un po calcato, snob) “forte” a comprendere che l’oggetto libro, in quanto merce non sfugge a regole che saranno si difficili da comprendere, o assecondare, ma sono e restano altrettanto lecite quanto le sue.
Pubblicato da: cletus - 14.09.07 12:47
Se avessi una libreria, esporrei i libri meno venduti e quelli degli esordienti, insomma quelli che hanno bisogno di pubblicità, mentre quelli che hanno già un loro potenziale di vendita li terrei da parte.
Scommetto, infatti, che se una tale esposizione fosse dedicata ad un libro di un perfetto sconosciuto, questo aumenterebbe vorticosamente le vendite!
Perchè non lo proponete alle librerie?
Pubblicato da: Kinsy - 14.09.07 12:50
@ Kinsy, credo che chiuderebbero nel giro di due mesi.
Pubblicato da: cletus - 14.09.07 13:01
Questione semplice semplice:
ma cosa viene prima, è venuto prima? è il mercato che ha omologato i gusti, o non sono forse i gusti ad aver indotto il mercato a comportarsi di conseguenza?
Harry Potter è un fatto. Non è il primo libro della serie. precedentemente ne sono venuti altri. che sono - piaccia o meno - "piaciuti" (il gioco di parole è voluto). Il mercato, la grande distribuzione, le librerie, cosa avrebbero dovuto fare? offrono ciò che la gente domanda. possiamo stare qui a cavillare sulle ragioni, sui meccanismi di consenso, sul funzionamento dell'industria culturale, ma, a cosa servirebbe? Noi (e dico "noi" non sapendo bene chi siamo questi "noi"...)possiamo cambiare qualcosa? Anche confortarci tra noi, come a rivendicare la "nostra" diversità rispetto alla massa, mi pare essere un autocelebrazione ridicola e assolutamente vittimista.
Pubblicato da: Gianluca Minotti - 14.09.07 13:24
@ Kinsy, credo anch'io come cletus. Ho venduto videogiochi per dieci anni, vendere videogiochi è come vendere libri. Sai in partenza che il tuo fatturato annuale, a fronte delle centinaia di titoli che saranno immessi sul mercato dalle varie case produttrici, dipenderà per l'80% circa da non più di 10 prodotti. Allora tanto vale caricarsi di quelli più che si può (limitando l'acquisto del resto al minimo indispensabile), cercare di avere privilegi dal distributore (tipo l'anticipo di un giorno nella consegna per spiazzare la concorrenza) e venderne il più possibile nell'arco della prima settimana. La sopravvivenza di una libreria dipende in massima parte dal numero di Harry Potter che si riesce a vendere in pochissimi giorni.
Pubblicato da: Carlo Cannella - 14.09.07 13:46
scusate, ma non è l'editore che compra a suon di bigliettoni, lo spazio esposizione da feltrinelli? O vale solo per gli spazi in vetrina?
Pubblicato da: raffaello - 14.09.07 15:14
mele e pere. sempre frutta è.
la cosa straordinaria, è che cose come quella fotografata, non le vedi mai erodersi. almeno, io ho visto pile di libri, colonne a più lati di libri, costruzioni davvero interessanti, di quei libri che si chiamano best-seller prima ancora di uscire, e non le ho mai viste abbassarsi. solo, un giorno (magari dopo un mesetto, sempre alla stessa altezza, nel caso di pile e colonne) non ci sono più. ne vedi solo qualche copia, mischiata tra altre vecchie novità. bah.
Pubblicato da: andrea branco - 14.09.07 17:16
qui altri profondi interrogativi...
http://it.youtube.com/watch?v=VMtSTcschCY
Pubblicato da: cletus - 14.09.07 18:15
http://img248.imageshack.us/img248/4313/harrypottersimpsonspm3.jpg
^______________________________^
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 14.09.07 18:55
"Ein Volk, ein Buch, ein Führer!"
Pubblicato da: Giorgio Tesen - 15.09.07 15:15
Non ci trovo nulla di strano. Faccio parte della schiera dei 'normali' che hanno acquistato i libri della Rowling da subito (ho anche le versioni in inglese) e che li trova molto ben scritti e, con qualche piccola pecca nel primo e secondo volume, anche molto ben tradotti.
Meritato il successo della Rowling e della visibilità che si è conquistata e se lo merita: inventare una saga simile e avere la cocciutaggine di proporla non è da tutti. I grandi editori che si sono dovuti acquistare Salani pagandola a peso d'oro dopo aver rifiutato la pubblicazione in Italia si stanno ancora rosicchiando gli attributi.
Non sempre i best seller sono scritti bene, ma lo stesso si può dire dei libri che vendono poco: mi sono capitate certe ciofecche, a volte, che non augurerei a nessuno.
Oppure, per antonomasia, i libri che non vendono sono belli e quelli che vendono brutti?
Qualcuno mi sa dire il titolo di un libro che ha venduto poco e all'altezza dei libri della Rowling?
Fortunatamente per i libri non succede come nei Casinò: se vinci troppo il Direttore di Banco, a sua discrezione, può allontanarti dal tavolo e non sempre con modi gentili.
Blackjack.
Pubblicato da: Blackjack - 15.09.07 22:33
"I grandi editori che si sono dovuti acquistare Salani pagandola a peso d'oro dopo aver rifiutato la pubblicazione in Italia si stanno ancora rosicchiando gli attributi".
Non capisco il senso di questa frase. Salani fa parte da molto tempo del gruppo Longanesi, oggi gruppo Mauri-Spagnol. E i libri di Harry Potter sono tutti usciti, in Italia, per Salani.
O mi sbaglio?
Pubblicato da: giuliomozzi - 16.09.07 10:02
La piaga dentro cui penetra il dito in questa caso non è il bestsellerismo, caro Blackjack. Se mi è parso di comprendere, il costato dentro cui ruota l'indice si chiama MONOCULTURA MONOLITICA della MONOCRAZIA della distribuzione e vendita e consumo, per cui se un libro vende tantissimo (l'ultimo Harry Potter ha venduto nel primo giorno una copia ogni 38 secondi circa) allora è NORMALE proporre solo quello. Perché non si usa più la logica SE QUESTO VENDE TANTO ne metto di fianco un altro così COMPRANO ANCHE QUESTO. Ma tant'è, quando si affronta questo fenomeno (come anche con il Codice da Vinci, ad esempio), che è un fenomeno che trascende l'editoria per entrare a toccare i "GRUPPI", sembra più facile parlare dei rosicchiamenti, guardare l'indice (dei libri?) anziché la luna
o no?
Pubblicato da: Giorgio Tesen - 16.09.07 12:54
Mozzi: sicuramente ho commesso un errore relativamente a Salani, confondendo fischi per fiaschi e me ne scuso. Eviterò di ripescare dalla memoria, senza controllare, quando la memoria è andata a passeggio a fronte di una settimana abbastanza pesante.
Giorgio: non capisco la tua osservazione. Dovessi avere una libreria (che non ho) e a fronte di un fenomeno letterario come Harry Potter (un libro ogni 38 secondi non la conoscevo) cercherei di essere nella condizione di venderne il maggior numero possibile.
Parli di rosicchiamenti, ma a me pare che i rosicchiamenti arrivino dalla parte che non vende. Sempre. Da stupido assoluto mi chiedevo quanto sia vero che 'vendono solo i libri brutti'.
Il titolo di un libro all'altezza di quelli della Rowling che ha venduto poco, qualcuno riesce a citarmelo?
Mi è capitato, in questi ultimi mesi, di leggere (pescando i nominativi qui e in altri luoghi letterari) libri dei quali si parlava molto bene. Per quel che può valere la mia opinione, non mi sono trovato di fronte a testi entusiasmanti, che tracciassero nuove vie, che potessero entusiasmare. Corretto che vendano poco. Non chiedermi nomi, non mi pare elegante.
Chiudo con una domanda banale: possibile che tutti i libri appena decenti pubblicati in Italia siano definiti dei 'capolavori' e si azzardino paragoni arditi con autori storici? Il lettore tipo, prendo me come esempio, che ricava le sue indicazioni dalle ex terze pagine dei giornali, dopo un paio di 'capolavori' si rompe le tasche di beccare fregature e ritorna nell'alveo dei best seller: anche la quantità è una qualità.
Blackjack.
Pubblicato da: Blackjack - 16.09.07 19:07
[Blackjack:] "Dovessi avere una libreria (che non ho) e a fronte di un fenomeno letterario come Harry Potter (un libro ogni 38 secondi non la conoscevo) cercherei di essere nella condizione di venderne il maggior numero possibile."
Certo, se la libreria è prima di tutto un'attività commerciale, è ovvio che deve cercare di vendere ciò che passa il mercato nelle quantità più elevate possibile. Non è un istituto di beneficenza, né un ente culturale. Dura lex, sed lex.
Ma ha diritto di esistenza anche la follia e l'utopia (commerciale), anche se senza speranza di ricchezza o pure di sopravvivenza. Così, per il solo gusto di vivere, anche solo per un giorno.
[Ezio:]"Del resto anche io se aprissi una libreria la prima cosa che mi verrebbe in mente (al netto della dose non indifferente di follia necessaria per decidere di fare una cosa così temeraria) sarebbe quella di fare il contrario di quello che fa il supermercato Feltrinelli. Il quale - supermercato - fa quello che fanno tutti i supermercati, non ti stupire. Vendono merci secondo regole, protocolli immodificabili..."
Pubblicato da: piccolo libraio - 17.09.07 16:40
Un giorno sentii dire questa affermazione al sig. Castelvecchi, editore in Roma: "Fare l'editore ? E' l'arte di non fallire entro breve tempo". Trasposta nel caso del "piccolo libraio", regge lo stesso.
Pubblicato da: cletus - 17.09.07 16:51
Quella vetrina logora? Non facciamoci il sangue marcio. Beviamoci sopra, colleghi di penna.
Pubblicato da: felice muolo - 17.09.07 18:02
Ve lo segnalo io un gran bel libro, quello di Isabella Santacroce, "V.M. 18"; qui potete leggere un'intervista all'autrice:
http://biogiannozzi.splinder.com/1182833180#12822043
mentre qui la mia recensione:
http://biogiannozzi.splinder.com/1185267683#13197863
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 18.09.07 09:22
toh, l'ha recensito anche Gattostanco (qui: http://www.vibrissebollettino.net/bottegadilettura/archives/2007/06/vm_18_di_isabel.html )...
Pubblicato da: cletus - 18.09.07 09:53
Solo che Gattostanco non l'ha letto per intero, però ha pensato che dovesse scriverne, illudendosi di fare una critica seria. Per sua stessa ammissione nel post dice di aver saltato più pagine.
Per giunta, Mozzi scrive: "[prelevo questo lunghissimo e mirabile post dal sito personale del Bottegaio Gattostanco. gm]"
Allora, io glielo chiedo a Mozzi: l'hai letto il libro di Isabella Santacroce, "V.M. 18", per intero? Sì o no?
E se non l'hai letto, come fai a dire che il post è mirabile? Rispetto a che, rispetto a quale solipsismo?
Come fai a dire che qualcuno ha scritto in maniera mirabile di un libro, se tu per primo non hai idea alcuna del contenuto del libro se non per il giudizio portato da terze persone?
Esprimi dunque una bugia dicendo che il post è "mirabile". O se preferisci, un solipsismo.
Entrambi sono inutili alla critica: soggettivismo all'ennesima potenza.
Ciao Cletus,
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 18.09.07 10:32
Ho letto tutti i libri di Isabella Santacroce, compreso "V. M. 18".
Pubblicato da: giuliomozzi - 18.09.07 11:29
Bene. Questo volevo sapere.
Però non sono d'accordo con Gattostanco.
Grazie.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 18.09.07 11:46
Giuseppe, come vedi, bastava domandare.
Una curiosità: perché, nel tuo intervento, dopo avermi domandato se avessi o no letto il libro di Santacroce, hai proseguito prendendo in considerazione solo l'ipotesi che non lo avessi letto?
Pubblicato da: giuliomozzi - 18.09.07 17:01
@Piccolo libraio: mi trovi d'accordo. Ma la piccola libreria, così come i vecchi negozi di alimentari che hanno resistito all'onda dei supermercati, deve cambiare e trovare competitività percorrendo altre vie. Non chiedermi quali, non sarei in grado di darti una risposta; potrebbe copiare dai piccoli negozi che sono sopravvissuti e ora, così mi pare, vivono e prosperano più che dignitosamente.
Blackjack.
Pubblicato da: Blackjack - 18.09.07 23:27
Ho lavorato per tre anni, nel periodo estivo, per una libreria di provincia. Gestivo un gazebo a dieci metri dal mare. Forse anche meno di dieci metri. Una volta un cliente trovò un granchio dentro le fiabe di Handersen. La linea editoriale la faceva il capo. Non mi opponevo. Pagava puntuale,e pagava bene ("bene", se paragoniamo quelle paghe alle altre offerte dalla provincia leccese). I nostri clienti: milanesi, milanesi, milanesi, e poi vecchiette in cerca di rosamunde pilcher, giovanotti in cerca di terry brooks (si scrive così?). Quando morì tiziano terzani il Capo mi portò (appena 24 ore dopo!!!) un sacco di suoi libri, da esporre "ben visibili sul banco, mi raccomando Sté". Mi riempiva di dan brown, faletti, geronimo stilton, harry potter, melissa p e poi i classici newton per le professoresse di liceo che da quelle parti abbondano. La piramide della feltrinelli di padova mi ricorda molto quelle che facevo io con dan brown. Quanto vendevano quegli autori, ragazzi miei!!! Sì, è chiaro, ogni tanto qualcuno veniva a chiedermi buzzati, io passavo la richiesta al Capo che puntualmente la ignorava e si presentava con un carico degli autori suddetti e qualche guidda turistica in quattro lingue o ricette pugliesi o barzellette di totti (ecco, c'erano pure le barzellette di totti). La cosa non mi indignava. Io avrei fatto lo stesso: quello volete? Quello vi do. La moglie del mio titolare aspettava un bambino, e per camparlo dan brown era più efficace di buzzati.
Purtroppo.
Pubblicato da: stefano manca - 19.09.07 14:35
Difatti, Giulio, ho detto e scritto "se". Non c'era sicurezza da parte mia. Se presentando il pezzo di Gattostanco avessi scritto d'aver letto il libro e di condividere le osservazioni di Gattostanco, o perlomeno avessi lasciato ad intendere che conoscevi il libro, allora non non avrei fiatato. Dalla tua brevissima introduzione al pezzo di Gattostanco si capisce solo che sei d'accordo con lui, ma non il ***perché***: ragion per cui l'ago della bilancia si è spostato verso l'ipotesi che ti voleva ignorante circa V.M. 18. Mi hai detto di averlo letto, riconosco la tua onestà in tal senso, non ho motivo per dubitarne.
Ho scelto una delle due ipotesi possibili e ho sbagliato.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 19.09.07 14:39
Meditavo su una cosa, Giulio: l'immagine del post riprende una piramide dello stesso "articolo" e ciò, d'accordo, può prestarsi a varie riflessioni (la monocultura del mercato editoriale, ad esempio), però comunque è indicativa fino a un certo punto, perché ritrae pur sempre "libri".
(Una volta, mentre cercavo, in una cittadina laziale, una libreria appena inaugurata, una persona a cui chiesi per strada mi rispose: "Una libreria di che?", e secondo me, a ripensarci oggi, i suoi dubbi erano legittimi)
Copio e incollo dal sito dei negozi Mondadori:
"I Mondadori Multicenter rappresentano un modello innovativo di megastore dei media capaci di offrire oltre a un'ampia gamma di articoli, anche consulenza qualificata e servizi destinati a soddisfare le esigenze dei clienti. Le grandi metrature dei Mondadori Multicenter (da 1.000 a 4.500 metri quadri), consentono di accostare alla tradizionale offerta di libri, i più nuovi prodotti di intrattenimento, quali Cd musicali, videogame e film su Dvd, i reparti telefonia, elettronica, informatica, oltre a zone relax, caffetteria e postazioni Internet. Rappresentano ormai dei punti di riferimento per chi ama essere sempre aggiornato sugli ultimi sviluppi delle nuove tecnologie, della cultura e del mondo digitale".
Riporto anche una dichiarazione di Riccardo Cattaneo, direttore generale di Mondadori Retail, apparsa su "Repubblica" il 2 giugno del corrente anno e ripresa nell'ultimo numero di "Pulp Libri":
"I nostri punti vendita sono stati progettati come location plurifunzionali, dove chi entra può concedersi un momento di relax a tutto tondo. Le librerie che nascono con il nostro brand - 213 in tutto, comprese quelle date in gestione a terzi in franchising - danno la possibilità agli utenti di acquistare un libro, un oggetto per casa, un telefonino o un iPod, ma anche di partecipare a un evento. Il libro, sia chiaro, continua ad avere uno spazio rilevante, noi teniamo dentro dai 70 agli 80 mila titoli, ma non necessariamente centrali".
Il linguaggio usato ("location", "brand", "utenti") è già di per sé indicativo di un determinato "trend" (eheh!) e getta una luce sinistra sul futuro (che è già presente): "retail" se non sbaglio significa vendita al dettaglio. Così, mentre in una prima fase il centro commerciale aveva inglobato molte delle merci presenti sul mercato - quindi anche i libri (libri venduti un tot al chilo), ormai la tendenza è di rendere le librerie dei centri commerciali.
E non è una differenza da poco.
L'immagine da te catturata sarebbe stata davvero esemplificativa se ai lati della piramide del libro di Harry Potter, ce ne fosse stata un'altra, che ne so, di scatole e scatole di telefoni palmari (nel sito dei negozi Mondadori, l'ibrido impera già: guardare per credere).
Pubblicato da: Gianluca Minotti - 19.09.07 16:41
Ma io non sono d'accordo con Gattostanco!
Ho presentato quel post con le seguenti parole: "prelevo questo lunghissimo e mirabile post dal sito personale del Bottegaio Gattostanco".
Trovo che sia un post bello e molto interessante. Ma il mio giudizio sul libro in questione (che comunque non mi è sembrato gran che) è diverso da quello di Gattostanco.
Pubblicato da: giuliomozzi - 19.09.07 16:44
Ma secondo me il punto non è neppure nella inevitabile commistione di "merci" (eheh!) nella libreria megastore-megatutto, quanto nelle logiche che spingono e premiano solo i bestseller...Lo so, il mio è un discorso residuale, seppellitemi sotto una piramide di H.P.! ;-)
Pubblicato da: Luigi - 19.09.07 18:08
è la somma che fa il totale, diceva Totò: nel senso che forse valgono entrambi gli aspetti e uno non può essere compreso senza l'altro: si premiano i best seller, proprio perché il libro è una merce, e se è una merce, viene resa "ibrida" e venduta insieme ad altre merci e come tale si preferisce spingere ciò che - grazie a ricerche di mercato - si sa che venderà di più. ma a questo punto, allora, è una riflessione che ha a che fare con le leggi base dell'economia: è la domanda che fa l'offerta o l'offerta che determina la domanda? Cosa viene prima, l'uovo o la gallina?
Io vorrei capire una cosa:
cosa differenzia precipuamente un libro dalle altre merci?
Se vado in un centro commerciale per comprarmi un bagnoschiuma, mi ritrovo davanti chilometri di scaffalature con prodotti e marche, ugualmente differenti, eppure ogni tanto pile e piramidi dello stesso prodotto della stessa marca.
Voglio dire: i bagnoschiuma sono tutti uguali o no? perché non esiste un'analoga mobilitazione critica all'omologazione culturale dei bagnoschiuma e invece dei libri sì?
Pubblicato da: Gianluca Minotti - 19.09.07 18:45
Giulio, non me ne volere, ma se dici che è un mirabile post, si può sospettare che tu sia pienamente o molto d'accordo con quanto espresso da Gattostanco.
Adesso mi dici chiaramente che "non ti è sembrato un gran che", e così sì, è chiaro che non ti ha entusiasmato.
Vediamo se questo ti piace di più. :-)
http://www.bombasicilia.it/rubriche/?p=224
Ciao
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 20.09.07 10:00




