« L'ultimo numero di Stilos? | Main | L'invenzione del merchandising (1749) »
27.09.07
"Si rinnovano ogni settimana, durano tutta la vita" (1965)
[Questo testo appariva nella seconda di copertina dei primi Oscar Mondadori. gm]
Gli Oscar, i libri-transistor che fanno biblioteca, presentano settimanalmente i capolavori della letteratura e le storie più avvincenti in edizione integrale supereconomica per il tempo libero. Gli Oscar sono i libri 1965 per gli italiani che lavorano: per gli operai, per i tecnici, per gli studenti, per la famiglia, per tutti i membri attivi e informati della società. A casa, in tram, in autobus, in filobus, in metropolitana, in automobile, in taxi, in treno, in barca, in motoscafo, in transatlantico, in jet, in fabbrica, in ufficio, al bar, nei viaggi di lavoro, nei week-end, in crociera, Gli Oscar saranno sempre nella vostra tasca, sempre a portata di mano. Con Gli Oscar, una casa editrice tradizionalmente all'avanguardia ha ideato e creato il libro settimanale di altissimo livello per un pubblico in movimento. Gli Oscar sono gli Oscar dei libri: si rinnovano ogni settimana, durano tutta la vita.
[tratto da: Gian Carlo Ferretti, Poeta e di poeti funzionario. Il lavoro editoriale di Vittorio Sereni, Il Saggiatore 1999, p. 85. L'Oscar n. 1 fu Addio alle armi di Ernest Hemingway (l'immagine è tratta da qui)].
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 27.09.07 10:08
Interventi
Mi piace "tradizionalmente all’avanguardia". E anche "il libro settimanale". Per motivi diversi, però :)
Pubblicato da: Paolo S - 27.09.07 17:30
transistor non è male!
C'è l'idea dell'Oscar
come il digestivo Antonetto... si può prendere anche in tram.
Entrano nella tasca
ma escono dalla testa!!!
Pubblicato da: Darioskji - 27.09.07 19:30
bellissimo :-)
Pubblicato da: Giorgio - 27.09.07 21:55
http://giorgiotesen.wordpress.com/2006/02/26/un-posto-per-due/
Pubblicato da: Giorgio Tesen - 27.09.07 22:10
Sembra il testo patetico di una televendita su tivù locale. Wanna Marchi lo sdrammatizzerebbe.
Pubblicato da: Alessandro Morgillo - 28.09.07 00:06
Non confondiamo sempre tutto:
Non è "il testo patetico di una televendita su tivù locale".
La nascita degli Oscar fu, all'epoca, una grande rivoluzione che riguardò il libro economico.
Il prezzo era di 350 lire e spiccava sulle copertine. 50 lire in più rispetto all'economica della Feltrinelli, che, certo, servivano per finanziare la campagna pubblicitaria. Allora la pratica del battage promozionale in televisione era del tutto sconosciuta e l’unica forma di pubblicità consentita era quella all’interno del Carosello. Mondadori effettuò allora una grande campagna attraverso i canali della radio, dei giornali e, novità assoluta, dei cartelloni stradali situati in posizioni strategiche della città. La prima tiratura degli Oscar fu, dati alla mano, di circa 350.000 copie.
Però, per quanto possa apparire soltanto una trovata commerciale, c'era, dietro il progetto degli Oscar, una volontà sociale e politica di rendere la letteratura trasversale tra le classi sociali.
Almeno credo (spero)...
Pubblicato da: Gianluca Minotti - 28.09.07 00:55
Il testo sulla seconda di copertina era patetico. Cosa ci fosse dietro è un altro discorso.
Pubblicato da: Alessandro Morgillo - 28.09.07 08:14
sarebbe da essergli grati solo perchè, pochi anni più tardi, grazie all'impegno della premiata ditta Fruttero e Lucentini, ebbero a stampare in Italia le prime (e uniche) strips di Johnny Hart, in formato "libro".
Pubblicato da: cletus - 28.09.07 08:35
Non si vede l'immagine, però. O è il mio pc?
Mi succede a destra anche per i primi 4 libri della Sironi.
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 28.09.07 08:45
Chi afferma che il testo in seconda di copertina fosse patetico, ha forse dimenticato (o non ha mai saputo) cos'era l'Italia di quegli anni lì, in termini di alfabetizzazione e abitudine alla lettura. Anche una trasmissione come "Non è mai troppo tardi" (quella del maestro Manzi per intenderci), andata in onda dal 1960 al 1968, oggi sembrerebbe patetica.
Pubblicato da: davide l. malesi - 28.09.07 10:03
Malesi ha ragione. Anch'io, che a suo tempo sono stato un grande acquirente di Oscar, non mi ero mai accorto di questa pretesa pateticità. Però se c'è farò meglio a rendermene conto alla svelta, altrimenti vorrà dire che avrò perso il tram e sarò rimasto al di qua del "fossato generazionale".
Pubblicato da: riccardo ferrazzi - 28.09.07 10:45
Mio fratello maggione ne comprò i primi cento titoli. Poi partì per il militare o vi era appena tornato. Non mi va di fare i conti. Voglio dire che a spese sue su quei libri ( e naturalmente su molti altri che seguirono) mi feci le ossa. Grazie, fratello.
Pubblicato da: felice muolo - 28.09.07 10:49
Molto più efficace di certa sociologia, forse, per avere un'idea della mentalità dell'epoca.. Se non ricordo male, ma forse ricordo male, devo aver buttato gli occhi su quella scritta per la prima volta grazie a una copia di "Ragazzo negro" di Richard Wright. Quell'Oscar, lo acquistai ad una fiera del libro usato del Nord est, quando vivevo nel Nord est.
Pubblicato da: domenico - 28.09.07 14:08
Formidabili libri. Ho letto La nausea di Sartre e Il nostro agente all'Havana di Green. Per fortuna che li hanno inventati.
Pubblicato da: pulce - 28.09.07 18:56
Può darsi che questo testo sia "patetico" (che abbia un certo pathos, mi par vero: ma non credo che Alessandro Morgillo intendesse dire questo). Il punto è: ha funzionato, come testo promozionale e pubblicitario (dentro il complesso dell'operazione promozionale e pubblicitaria)? La risposta è, evidentemente: sì. Quindi domandiamoci: perché ha funzionato?
Interessanti le considerazioni di Giorgio Tesen. Ripeto qui il link al suo articolo:
http://giorgiotesen.wordpress.com/2006/02/26/un-posto-per-due/
Pubblicato da: giuliomozzi - 28.09.07 22:17
semplice: perchè l'accesso, negli anni dell'avvento della scolarizzazione di massa, alla cosidetta "cultura", fino ad allora consentito mediante testi disponibili solo in bibblioteca (certo meno frequentate degli stadi, anche e sopratutto all'epoca) e o per i soliti "addetti ai lavori" era tale da precludere l'interesse del vasto pubblico. Questa come considerazione "filantropica". C'è poi, sulla scorta dei paperback americani, anche l'aspetto commerciale che deve aver individuato, nella diffusione capillare (edicole) e nel prezzo contenuto l'elemento chiave per la riuscita.
Se e quanto, di suo, il testo sia stato promotore di questo successo, temo sia difficile rispondere.
Ma forse ha contribuito, questo si.
Pubblicato da: cletus - 29.09.07 12:25
Ha funzionato perché altrimenti il grande pubblico non sarebbe mai andato in libreria a comprare certi titoli. Se c'era bisogno che il grande pubblico leggesse un libro di Sartre, questo non lo so dire, ma certo male non ha fatto, perché è un testo onesto e sincero. Oggi, una diffusione così terra terra dei libri, sarebbe possibile? Sì, sarebbe possibile. Ma cosa verrebbe distribuito? Sartre? Green? Speriamo bene!
Intanto in edicola si trovano i grandi classici. Quello che però mi chiedo è: è giusto dare una grande distribuzione ad un libro come Nove settimane e mezzo, allegato a Panorama (il sottoscritto prese la rivista solo per questo libro, siccome il film era un po' intrigante e "allora chissà il libro")?
Pubblicato da: pulce - 29.09.07 13:22
Io penso che i tascabili negli anni Sessanta abbiano funzionato perché da un lato era diventato tecnicamente possibile produrre un volume (come tanti altri prodotti) in molti esemplari a costi contenuti, dall'altro era culturalmente possibile proporre *un libro*, con la (relativa) complessità di fruizione che lo accompagna, come forma di intrattenimento quotidiano, se non di massa, ad ampia diffusione.
Quest'ultima condizione credo sia venuta meno. Forse perché non c'erano ancora state le tivù commerciali e i videogiochi, l'intontimento della pubblicità, la corsa verso il basso dei contenuti proposti dai media audiovisivi di oggi.
Mi capita di avere a che fare con venticinquenni laureati (ripeto: laureati) che hanno una padronanza della lingua scritta penosamente limitata.
Ebbene, credo che i libri siano diventati un oggetto elitario, per molti ostico, perché gli strumenti per la sua fruizione sono meno comuni che negli anni Sessanta.
Ciao
M
Pubblicato da: Michele Governatori - 04.10.07 17:17




