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04.09.07
Perché nessuno crede ai premi letterari?
di Christian Raimo
[Questo articolo di Christian Raimo è apparso ieri in Nazione indiana. gm]
Perché nessuno crede ai premi letterari? Perché nessuno riconosce ai vincitori quell’autorevolezza, quella qualità, quella primarietà che dovrebbe essere la ragione del premio? In mano alle cordate degli amici, decisi a tavolino dalle case editrici, vittime di poco scaltre manovre lobbystiche, di strategie promozionali di qualche assessorato, è impensabile, diciamo rarissimo, oggi in Italia che un premio letterario abbia quel valore di “classicizzare" un libro che può avere che so io, un National Book Award. Quest’anno l’impressione si è trasformata forse in una constatazione. Il Premio Strega pareva assegnato almeno dieci mesi prima, con ragioni non proprio idealistiche: il libro di Ammaniti non aveva venduto come mercato comanda, e allora la Mondadori aveva pensato bene di sponsorizzarlo in modo da racimolare quel surplus mancante di lettori. In diretta tv la serata nel ninfeo di Valle Giulia metteva in scena – come da copione – la rappresentazione di una società letteraria poco credibile: questi gli intellettuali italiani? Un Mastella che ammiccava? Un Gigi Marzullo che imperversava? Purtroppo i giurati dello Strega, gli Amici della Domenica – una combriccola nata nel dopoguerra, con intenti di creare un premio fuori dalle istituzioni, con la logica della gratuità, “amichevole" appunto – sono diventati in molti casi gli Amiconi della Domenica. Fieri della propria tesserina, assiedati dalle telefonate degli uffici stampa dei libri in decina e poi in cinquina, vivono putroppo molto spesso il proprio ruolo come dei piccoli detentori di potere, trasformando a tutti gli effetti un momento di possibile dibattito letterario in una mera occasione mondana.
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Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 04.09.07 11:24




