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24.09.07
L'ultimo numero di Stilos?
di giuliomozzi
Il 25 settembre sarà in edicola l'ultimo numero del quindicinale Stilos, inventato e diretto da Gianni Bonina. Stilos uscì dapprima come supplemento settimanale del quotidiano La Sicilia, e dal giugno 2005 - sempre pubblicato dallo stesso editore del quotidiano - come quindicinale autonomo.
Per nove anni la rivista si è retta grazie alla generosità di Gianni Bonina che, lavorando nella redazione del quotidiano come caposervizio, ha diretto e prodotto Stilos "nei ritagli di tempo", come si usa dire, ossia sottraendo tempo al riposo. E si è retto inoltre, Stilos, grazie alla generosità di un gran numero di intellettuali, giornalisti, critici, scrittori, che hanno fornito gratuitamente migliaia di articoli, servizi, interviste e recensioni. Attorno a Stilos si è creata una vera e propria comunità intellettuale di collaboratori e lettori.
Di Stilos, al quale mi onoro di collaborare da anni, ho sempre ammirato l'indipendenza, la curiosità, la passione.
Non conosco le ragioni per le quali l'editore ha deciso di interrompere la pubblicazione di Stilos. Mi auguro che possa intervenire un ripensamento.
Primo: ci piacciono i libri
di Gianni Bonina
[Con questo "fondo" Gianni Bonina inaugurava, il 21 giugno 2005, lo Stilos quindicinale.]
Primo: ci piacciono i libri. Paperback o hard cover che siano. Di storie, di storia, di arte, di parte. Dal sapore pastoso della carta ai times e ai garamond disposti in fazione. I libri non allineati nelle biblioteche secondo collane e colori, ma quelli tutti orecchiette lasciati sugli scaffali e nel cofano, aperti sul divano e pigiati nel comodino, sottolineati e scarabocchiati, con le pagine bianche riempite di appunti. I libri che muoiono vissuti.Secondo: ci piace leggerli e parlarne. Come di un film che ci dà più gioia se poi lo raccontiamo. E ci piace discuterne con i loro autori: maghi ai quali, dopo lo spettacolo, andiamo a chiedere nel loro camerino il trucco dei sortilegi che ci hanno incantato.
Il programma di Stilos è tutto qui. Non vogliamo cambiare le lettere né i caratteri. Non vogliamo rifare l’Italia. Non vogliamo nuove temperie, scuole, correnti, mode, gusti, stili. Anche noi codesto solo oggi possiamo dire: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo. Non perseguiamo idee e ideali, non lanciamo proclami né proponiamo manifesti. Siamo una combriccola di lettori che non avendo più pollai dove accucciarci con un libro sulle ginocchia cerchiamo aie dove radunare altri amici per letture a voce alta. E che all’aula di un ateneo, a un seminario di studi, a un ciclo di conferenze preferiamo la cantina e gli erbosi fossi: come quei carbonari che per riunirsi e congiurare senza rischi crearono un circolo letterario pieno di libri che cominciarono a leggere finché non cospirarono più perché divennero tenaci lettori facendo del loro covo un club.
Questo giornale non nasce oggi, ma viene da un’esperienza quasi settennale come supplemento del quotidiano La Sicilia. Rinasce oggi come magazine nazionale: risalendo il continente non con il passo chiodato dei garibaldini né con quello schiodato degli emigranti ma con la crescenza della palma: una palma che sarebbe piaciuta anche a Sciascia perché al nord non intende portare più mafia ma cultura. E rinasce come giornale nazionale perché i libri non possono avere territorio né recinti, né lingua né politica. La letteratura, come la medicina, non distingue razze e religioni: e come un medico non chiede la nazionalità a un uomo che soccorre, così un lettore non pretende i documenti di un autore che avvicina.
Siamo lettori in compagnia di letterati. Facciamo un giornale, non una rivista. E del giornale abbiamo voluto l’aspetto. Anche il prezzo di un euro è una scelta editoriale: perché, come un quotidiano, queste 24 pagine non ambiscono a selezionare i lettori, a crearsi un target e una platea, a costituirsi in patina di carta e di orpelli, di allori e laticlavi. E quanto ai libri, non li brandiamo come Atlante o Prospero ma ci meravigliamo come Bradamante e Calibano che siano ritenuti uguali ad armi. Né vediamo, come fa Carlyle, nella rilegatura delle seconde edizioni la pelle di quelli che si sono burlati delle prime. Vediamo invece che non possiamo esperire nulla che non abbiamo già letto da qualche parte. La pensiamo come Madame de Staël e come Mallarmé: tout s’aboutit à un livre.
Al governo che scarcera Paolo Maura in cambio di un poema d’invettiva contro Messina preferiamo quello che grazia Eugene Sue perché continui solo a scrivere I misteri di Parigi. Leggiamo Macbeth non per conoscere la storia della Scozia ma per vedere, come suggerisce Frye, come si sente un uomo dopo aver perduto la propria anima. Cerchiamo emozioni e non concezioni, parole e non termini. E siamo con Schnitzler quando si nega a un duello, sfidato per avere inventato un sottotenente codardo e immorale, ma dimostratosi ancora più coraggioso perché fermo a non rendere conto nemmeno alle autorità militari della sua attività letteraria.
C’è chi come Bloom crede che ogni libro letto vada a scapito degli altri. E chi come Borges (e noi) è convinto che ogni libro letto accresca la possibilità di essere felici. Ogni libro, dunque: non importa se scritto al nord, «tra le pareti di una camera scaldata da stufe» o al sud, «sotto un cielo azzurro e dorato», perché troviamo ingiustificata la teoria di Leopardi secondo cui ci sono due Italie e «la civiltà va progredendo dal sud al nord». Non vogliamo crederci. I libri sono mezzi di trasporto che percorrono il mondo trasferendo sentimenti e idee, i doni che Prometeo fece agli uomini senza guardare a ceto, censo, confini e cittadinanza. Crediamo nella pluralità e nella multanimità. Pubblicheremo recensioni contrastanti, giudizi opposti, lasciando a chi li esprime di riuscire a convincere il lettore. Siamo un giornale senza linea né tesi da sostenere né amici da promuovere. Non siamo né a destra né a sinistra. Abbiamo solo tessere di biblioteche e un solo recapito da lasciare: ci trovate dove ci sono libri.
[la foto di Gianni Bonina è tratta da www.zam.it]
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 24.09.07 11:20
Interventi
Ho sempre letto "Stilos" con regolarità, apprezzandone il taglio assolutamente unico; vi sono intervenuto saltuariamente, ogni volta che ho avuto desiderio e interesse di scrivere a proposito di un libro che mi era parso bello. Rimango letteralmente costernato alla notizia della chiusura, nonché dispiaciutissimo. Si tratta di una vera perdita e spero anch'io che intervenga un ripensamento dell'editore.
Pubblicato da: davide l. malesi - 24.09.07 13:21
Caro Giulio,
mi unisco ai tuoi apprezzamenti e ai tuoi auspici. Ammiro molto il lavoro di Gianni Bonina. Avrei senz'altro linkato questo tuo articolo sul sito "Il Primo Amore" se non avessi qualche problemino tecnico in questi giorni.
Pubblicato da: Tiziano Scarpa - 24.09.07 14:36
Peccato. Linko, semmai servisse.
buone cose Giulio
Pubblicato da: remo bassini - 24.09.07 16:15
Gli interventi di Giulio su Stilos mi piacevano assai.
Pubblicato da: Angelo De Lorenzi - 24.09.07 18:21
Ho davanti a me il n. 18 del 25 settembre, quello che ha la foto grande di Soyinka e il tuo pezzo sulle sagre e i festival (le salsicce piacciono anche a me, ma fatico a digerirle).
Non riesco a trovare l'articolo di congedo, o manca del tutto?
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 24.09.07 18:22
Anche a me, Angelo. In realtà di Stilos ho sempre letto con assuidità gli articoli di Giulio, di Pedullà e, anche per campanilismo, della lucchese Marisa Cecchetti, che mi ha promesso la collaborazione alla rivista PARLIAMONE, da me avviata qualche settimana fa sul mio sito.
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 24.09.07 18:28
Lidia Gualdoni ha cortesemente e gentilmente recensito su Stilos i miei libri. Speravo mi recensisse il prossimo che conto di pubblicare quest'anno. Mi piacevano gli interventi di Giulio. La perdita definitiva di questo giornale per me sarà troppo grande.
Pubblicato da: felice muolo - 24.09.07 19:31
che brutta faccenda
:(
Pubblicato da: ang - 24.09.07 19:45
Dispiace, porca miseria!!!
Pubblicato da: Orazio - 24.09.07 21:08
L'ho scoperto tardi (grazie a te) e me ne sono innamorato. Stavo per abbonarmi e non ho mancato di segnalarlo e consigliarlo a diversi amici che condividono la stessa passione per la lettura. Mi auguro, sinceramente, che ci ripensino. La qualità degli articoli, e dei loro estensori, la vivacità e il taglio a 360° gradi sul mondo dell'editoria nostrana e non, ne hanno fatto un luogo di libera circolazione delle idee. Un luogo nel quale trovare recensiti, a stretto giro di pagina, Federico Moccia con Sebastiano Vassalli (solo per citare un esempio), non è facile da trovare. Teniamoci le riviste per addetti ai lavori, o, in alternativa, la piatta informazione televisiva.
Sono dispiaciuto.
Pubblicato da: cletus - 24.09.07 21:18
salve a tutti, ho scritto anche io per Stilos. Spero vivamente in un ripensamento dell' editore. E'desolante che si debba rinunciare ad un giornale di qualità ed è triste che l'entusiamo e l'impegno di molti venga vanificato.
Speriamo bene.
Fede
Pubblicato da: federica Di luca - 24.09.07 22:13
salve a tutti, ho scritto anche io per Stilos. Spero vivamente in un ripensamento dell' editore. E'desolante che si debba rinunciare ad un giornale di qualità ed è triste che l'entusiamo e l'impegno di molti venga vanificato.
Speriamo bene.
Fede
Pubblicato da: federica Di luca - 24.09.07 22:14
Anche a me dispiace molto. Vorrei conoscere le ragioni che spingono alla chiusura. E poter fare qualcosa perché non accada.
Elisabetta Bucciarelli
Pubblicato da: elisabetta - 24.09.07 22:30
ma no! Io l'ho scoperto solo ad agosto!!!!
Pubblicato da: cinzia pierangelini - 24.09.07 23:03
Sempre bruttissimo quando chiude un giornale...A Stilos, poi, ero proprio affezionata...
Pubblicato da: Milvia - 25.09.07 01:47
Diario,Stilos... mah
o tempora o mores
Piolino
Pubblicato da: piolino - 25.09.07 11:15
Mah! Forse Stilos non ha ottenuto quel successo che Bonina sperava, da qui la decisione di "fermare" le rotative per il momento. O saranno venuti a mancare collaboratori chiave, per diversi motivi. Avanzo l'ipotesi che questi due motivi congiunti potrebbero aver portato alla decisione; d'altro canto se uno scrive ha anche il diritto di veder retribuito il proprio lavoro secondo il tariffario nazionale prestabilito. La fama fa la la fame.
E poi ci sono i giornali a distribuzione gratuita che non costano "al lettore", che riescono ad avere una tiratura di 150.000 copie, così giornali come Stilos perdono terreno a favore ad esempio di "Leggere tutti". Ma di più ci sono i blog, che oramai sono diventati un punto di riferimento per la critica quanto per i lettori...
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 25.09.07 11:53
due parole inoltre, caro Iannox, anche su una distribuzione piuttosto "jazz" ? (ho penato le classiche 7 camicie, girando per edicole, scoprendo poi che quella sottocasa, in puro stile zen, ne era adeguatamente fornita...)
Pubblicato da: cletus - 25.09.07 12:27
Iannozzi, le tue ipotesi non sono fondate. I collaboratori di "Stilos" hanno ricevuto una cortesissima mail di Gianni Bonina in cui egli ha spiegato più in dettaglio le motivazioni della chiusura, che sono più complesse e legate a dinamiche interne all'editore, non certo a disaffezione dei collaboratori né a ragioni economiche.
Che poi i blog siano diventati "un punto di riferimento per la critica", mi sembra una vera e propria bestialità, ma questo sarebbe poi un altro discorso.
Pubblicato da: davide l. malesi - 25.09.07 15:09
spiace, ovviamente, anche a me. proposta non originalissima, ma che potrebbe funzionare, almeno in via provvisoria: e se la vita di stilos continuasse online?
Pubblicato da: davide - 25.09.07 15:27
E' un peccato. Mi auguro che Bonina e i suoi collaboratori, alcuni dei quali hanno nomi prestigiosi e amicizie importanti, riescano a risuscitare la testata (magari con un altro editore).
Pubblicato da: riccardo ferrazzi - 25.09.07 15:36
@ DAVIDE
Non ho mai pensato di definire le mie ipotesi fondate. Ipotizzavo e credo sia molto chiaro a tutti che le mie erano solamente ipotesi e non altro. Non c'è bisogno di riscaldarsi. Grazie.
Mi spiace comunque e in ogni caso che Stilos abbia subito questa battuta d'arresto. Non ero un lettore che ogni 15 giorni, zac!, puntuale, però quando mi capitava lo prendevo ben volentieri.
In quanto ai blog come veicolo per la critica, ecc. ecc., trovo che sia come io ho accennato. Negli USA un libro, il suo successo, viene determinato dai blogger... ecc. ecc. In Italia in tal senso siamo ancora indietro, ma ci sono già parecchi lit-blog che pubblicizzano e bene... discorso comunque lungo e che non è il caso d'arrangiare qui.
@ CLETUS
E' capitato parecchie volte anche a me. Cerca e cerca, poi era sottocasa. La distribuzione incide parecchio sul successo di qualsiasi iniziativa, sia essa buona o cattiva.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 25.09.07 16:00
Iannozzi, scrivi: "Negli USA un libro, il suo successo, viene determinato dai blogger".
Conosci degli studi che dimostrino questo? Li puoi indicare?
Pubblicato da: giuliomozzi - 25.09.07 16:58
compravo tutte le settimane (il martedì mi pare di ricordare) la sicilia solo per stilos, per le sue pagine rosa e ho seguito con attenzione le lezioni di scrittura di mozzi (anche se mi sono servite a poco, per mia colpa, mia massima colpa) però nella mia città stilos nuovo non è mai arrivato, ma mi dispiace certo. antonella
Pubblicato da: antonella - 25.09.07 18:04
compravo tutte le settimane (il martedì mi pare di ricordare) la sicilia solo per stilos, per le sue pagine rosa e ho seguito con attenzione le lezioni di scrittura di mozzi (anche se mi sono servite a poco, per mia colpa, mia massima colpa) però nella mia città stilos nuovo non è mai arrivato, ma mi dispiace certo. antonella
Pubblicato da: antonella - 25.09.07 18:04
ps. grazie per la segnalazione dello spazio e il tempo, mi scuso se scrivo qui ma i commenti sono disabilitati nel post specifico. antonella
Pubblicato da: antonella - 25.09.07 18:07
@ GIULIO
Tra le possibile letture possibili, Blog Schmog di Robert W. Bly:
http://search.barnesandnoble.com/booksearch/isbnInquiry.asp?z=y&EAN=9780785215769&itm=4
Non costa neanche troppo, circa 20 dollari, e come testo è molto istruttivo e accurato, almeno a mio avviso. Un testo non specificatamente tecnico su che cosa è un blog, ma su come i blog, e quindi i blogger, riescono ad influenzare l'opinione pubblica in diversi ambiti culturali, sociali, politici, ecc. ecc.
Procuratelo. Penso che non se ne possa fare a meno oggi come oggi di un testo così, se non altro per sapere che cosa ti sta accadendo intorno per colpa dei blog. :-)
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 25.09.07 18:43
@ GIULIO
Qui trovi una bella intervista all'autore, Robert W. Bly (in inglese):
http://www.allbusiness.com/business-planning-structures/starting-a-business/3878902-1.html
Ciao,
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 25.09.07 19:25
credo urga un imtervento immediato: è da ieri che sto pensando A qualcosa di efficace.
Pubblicato da: federica Di luca - 25.09.07 20:18
Una piccola riflessione, in margine allo scambio di commenti fra Iannozzi e Mozzi. Sull’influenza dei blog, fra qualche anno, qualcuno ci perderà il cervello. Guardate cosa sta succedendo con Beppe Grillo.
Pubblicato da: cletus - 25.09.07 20:44
Ho letto tre interviste a Bly e un paio di recensioni del libro. Mi è parso di capire che il libro parli di tutto fuorché di come "negli USA un libro, il suo successo, venga determinato dai blogger". Ci sono pagine specificamente dedicate a questo argomento? Ci sono tabelle, dati di vendita ecc.?
Pubblicato da: giuliomozzi - 25.09.07 22:16
No, nessuna tabella con dati, se non che i blog sono particolarmente attivi negli USA, in Francia, in Spagna anche. L'Italia è, al solito, il fanalino di coda. Tanto siamo ultimi in tutto, quindi...
Il libro parla nello specifico di come i blog e i blogger riescono/possono indirizzare il pubblico verso una determinata scelta sia essa culturale o meno.
Giulio, tu cerchi tabelle e statistiche: ma i libri, anzi la conoscenza non è fatta di sole tabelle e statistiche, per nostra fortuna, altrimenti tempo 1 mese o meno e sarebbe un tipo di conoscenza già obsoleta e quindi inutile.
In definitiva, non essendoci tabelle con dei dati di vendita è un libro che, alla luce delle tue ultime considerazioni, mi sento di non consigliarti.
Ti volevo consigliare anche l'ottimo libro di Alberto Papuzzi, Donzelli Editore, "Professione giornalista - tecniche e regole di un mestiere", ma a questo punto, visto che tabelle non ce ne sono, non fa per te. Peccato, perché l'autore analizza nei particolare come oggi si fa notizia, come la si porta al pubblico, come gli viene presentata e sotto quale forma, fornendo inoltre consigli pratici per la notizia destinata al web piuttosto che alla carta stampata, ecc. ecc. Ma ritengo che sia tutta roba inutile, essendo che non ci sono tabelle.
Chissà perché vengono scritti certi libri. Boh!
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 25.09.07 23:13
Una piccola riflessione, in margine allo scambio di commenti fra Iannozzi e Mozzi. Sull’influenza dei blog, fra qualche anno, qualcuno si chiederà "ma di che cazzo discutevano tanto, anni fa? blog cheeee?"
Pubblicato da: Inclito - 26.09.07 00:37
Iannozzi, tu dici: negli Usa, il successo di un libro viene determinato dai blogger.
Io ti chiedo: c'è qualche studio che lo dimostra?
Tu mi dici: sì, tra gli altri lo studio tal dei tali.
Io do un'occhiata a interviste e recensioni e ti chiedo: ma questo libro, fornisce dati di vendita?
Tu mi dici: no.
Dopodiché mi prendi in giro, attribuendomi opinioni che non ho, che non ho mai avute, e che non ho mai espresse.
Allora io ti domando: i dati di vendita sono significativi o no, per misurare il successo di un libro? Sì o no?
Pubblicato da: giuliomozzi - 26.09.07 01:01
Giulio, ma chi ti prende in giro?
Ho solo ironizzato sul fatto che si scrivono libri però non vengono presi in considerazione.
Ti ho già risposto mi pare: i dati di vendita sono una indicazione che è soggetta allo scorrere del tempo. Prendiamo ad esempio Dan Brown: i primi tre libri ebbero un riscontro mediocre, ma il quarto romanzo, Il codice da Vinci, divenne un bestseller, salendo in cima alla lista dei New York Times Best Seller già nella *** prima settimana di pubblicazione ***, nel 2003. Con le sue 40 milioni di copie vendute il Codice è tra i libri più conosciuti al mondo. Sull'onda di tale successo anche i primi libri sono stati rilanciati facendoli comparire nel 2004 nella lista del New York Times nella stessa settimana; nel 2005 entrò nella lista dei «Time magazine's 100 most influential people of the year». Oggi i suoi romanzi sono stati tradotti in più di 40 lingue.
Sì, i dati sono significativi, entro un certo limite di tolleranza, in quanto suscettibili a cambiamenti.
Non sono a conoscenza di pubblicazioni che presentano al pubblico i soli dati di vendita dei libri pubblicati.
Ciao
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 26.09.07 07:11
Iannozzi, una cosa è affermare genericamente che i blog e i blogger riescano/possano indirizzare il pubblico verso una determinata scelta sia essa culturale o meno (ma, mi vien da pensare, il libro di Bly lo ipotizza o lo dimostra? Ché ipotizzare e dimostrare son cose ben diverse, per quel che ne so io). Ben altro è affermare che "Negli USA un libro, il suo successo, viene determinato dai blogger": questa mi pare una vera e propria enormità. Se così fosse, gli scrittori la smetterebbero una buona volta di sgomitare per andare da Oprah Winfrey in tv, e preferirebbero farsi intervistare da qualche blogger.
Tra l'altro, foss'anche vero che "negli USA un libro, il suo successo, viene determinato dai blogger", ciò non collimerebbe con la tua affermazione precedente (che i blogger siano diventati "un punto di riferimento per la critica"). Il successo commerciale di un libro, è una cosa; l'interesse della critica, un'altra.
Pubblicato da: davide l. malesi - 26.09.07 08:43
Basta leggerlo il libro di Bly, ovviamente se si è interessati. Ma parrebbe di no.
Ho solo detto che il successo di un libro viene determinato anche dai blog, soprattutto negli USA... Non ho mai detto che solo grazie ai blog un libro diventa di successo. Scrivevo difatti, molto chiaramente: "Negli USA un libro, il suo successo, viene determinato dai blogger... ecc. ecc. In Italia in tal senso siamo ancora indietro, ma ci sono già parecchi lit-blog che pubblicizzano e bene... discorso comunque lungo e che non è il caso d'arrangiare qui."
Discorso lungo... con tutti gli eccetera e i puntini sospensione del caso.
Stop, per me stop qui. Non ci intendiamo. Comunque colpa mia: forse non riesco a essere chiaro con te, Davide, né con Giulio, con questo pubblico. Comunque stop, non c'è motivo di continuare così, un dialogo fra me sordo e muto e che eppure parlo.
Ciao ciao
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 26.09.07 09:58
aggiungo altra legna al fuoco:
a) per restare al tema del post: che relazione c'è (se c'è) fra un giornale come STILOS e i lit-blog ?
b) E' da dimostrare che i blog hanno, abbiano, una qualche influenza sul mercato editoriale ?
c) Il fatto che alcuni dei collaboratori di STILOS, abbiano, frequentino, dei blog o lit-blog come si chiamano, ha una sua importanza ?
d) E ancora, è o no il pubblico (i lettori) di STILOS diverso dal pubblico dei blog (o lit-blog che siano) ?
e) E' o non è acclarato che la critica ha un'influenza "relativa" sul successo di vendite di un testo ?
alè
Pubblicato da: cletus - 26.09.07 10:00
Iannozzi, tu dapprima hai scritto - e chiunque può verificarlo -: "Negli USA un libro, il suo successo, viene determinato dai blogger". Adesso scrivi: "Ho solo detto che il successo di un libro viene determinato anche dai blog, soprattutto negli USA". Ora, fermo restando che sul tema io non ho certezze di alcun genere, mi pare che la tua prima affermazione sia un po' diversa da questa più recente. Nel primo caso, manca la parola "anche". Non è una differenza da poco.
Cletus, secondo me:
a) Diciamo che esiste una relazione, a mio avviso, tra "Stilos" e gli autori di alcuni lit-blog.
b) Può darsi che ce l'abbiano, ma non ho certezze in proposito.
c) Credo di sì. Ad esempio, ne ha per via del fatto che diversi autori di lit-blog postano sul proprio blog i pezzi pubblicati su "Stilos", una volta che il numero sul quale son stati pubblicati non è più in commercio. Ciò accade perchè "Stilos" non si è mai opposto a tale pratica (altre testate lo fanno); il risultato è che i pezzi hanno una diffusione maggiore, e restano in circolazione più a lungo.
d) In parte coincide, in parte no (suppongo). Credo che solo una modesta frazione dei lettori di "Stilos" legga anche i lit-blog.
e) Non ho la più pallida idea di come misurare l'influenza della critica sul successo di vendite di un testo. Credo, ma è un'opinione "a lume di naso", ch'essa sia molto variabile a seconda dei singoli casi.
Pubblicato da: davide l. malesi - 26.09.07 12:12
Iannozzi, mi domandi: "ma chi ti prende in giro?".
Rispondo: tu (l'avevo già detto).
E lo fai attribuendomi opinioni che non ho, che non ho mai avute, e che non ho mai espresse (anche questo l'avevo già detto).
Detto questo: per affermare che negli Usa i blog determinano (prima versione della tua affermazione) o concorrono a determinare (seconda versione della tua affermazione) il successo di un libro, bisognerà pur avere qualche dato alla mano: sì o no?
Pubblicato da: giuliomozzi - 26.09.07 16:18
Anch'io ti ho già risposto.
Più volte.
Non mi prendere in giro.
Giulio, è stancante quanto inutile cercare d'instaurare un dialogo con te.
Io mi arrendo.
Ciao.
In appendice:
"Ho scoperto grazie a un sondaggio di avere un grande seguito fra i giovanissimi, dai 16 ai 25 anni, e all'interno di questa fascia di eta' Internet e' molto diffuso: non so quale sia l'uovo e quale la gallina, ma ho l'impressione che si siano dati man forte a vicenda. In Rete il passaparola funziona come un incendio nella foresta: i navigatori si fidano del giudizio dei loro consimili e si divertono a far circolare una voce, positiva o negativa: io sono stato molto fortunato.
Per me e' strano diventare un fenomeno on-line, perche' ho imparato a usare Internet solo un anno e mezzo fa, proprio per poter rispondere agli e-mail dei lettori. Ma sono felice di questo contatto immediato con loro: come scrittore mi aiuta moltissimo a capire dove ci ho preso e dove no. Oltretutto adoro il rapporto diretto con il pubblico. Anzi: posso dire che scrivo perche' poi siano i lettori a raccontarmi i fatti loro."
Robert McLiam Wilson
E ciliegina sulla torta: "McLiam Wilson scrive come un dio" - Antonio D'Orrico su Sette
Di esempi così, se solo volessi, ne troveresti a centinaia, in particolare su Amazon.com.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 26.09.07 18:04
dateve 'n bacetto.
Pubblicato da: cletus - 26.09.07 20:35
Non scriviamo più recensioni sui blog.
Vogliamo indire una campagna così?
PROVOCAZIONE: SCIOPERO DEI BLOGGER ITALIANI
CHE TUTTI I BLOG ITALIANI NON RECENSISCANO E NON DICANO UNA SOLA VIRGOLA SU UN LIBRO SIA ESSO UNA NUOVA USCITA, UN CLASSICO DELLA LETTERATURA, UN MUST, UN CAPOLAVORO...
PER UN MESE, NIENTE, NADA, SOLAMENTE IL SILENZIO PIU' ASSOLUTO SU OGNI USCITA IN LIBRERIA O IN EDICOLA O ALTROVE. I BLOGGER PER UN MESE NON PARLERANNO DI LIBRI NE' DEI LORO AUTORI IN ALCUN MODO E PER NESSUNA RAGIONE AL MONDO.
INSOMMA, CHE NON SI PARLI DI LIBRI IN NESSUN MODO E IN ALCUNA FORMA (ANCHE SUBLIMINALE) SU SITI DINAMICI/STATICI E BLOG.
UNO SCIOPERO?
UNA PROVOCAZIONE?
ENTRAMBE LE COSE
TENIAMO IL SILENZIO PER UN MESE, UN SILENZIO TOTALE, E VEDIAMO QUANTO HANNO DA GUADAGNARCI GLI EDITORI E GLI AUTORI DAL SILENZIO DEI BLOGGER CHE NON DICONO UNA SOLA PAROLA DEI LORO LIBRI.
CHE TUTTI I BLOGGER, FAMOSI E MENO FAMOSI, TACCIANO SUI LIBRI E SULL'EDITORIA PER ALMENO UN MESE. QUESTA LA PROVOCAZIONE.
SI INVITA TUTT* AD ADERIRE, TUTT*, NESSUNO ESCLUSO.
INVITO DUNQUE TUTT* A PUBBLICARE L'APPELLO-PROVOCAZIONE PER LO SCIOPERO SUI PROPRI BLOG E SITI. E INVITO TUTT* AD IMPEGNARSI SERIAMENTE A NON PARLARE DI LIBRI, DI EDITORI, DI EDITORIA, DI AUTORI, SUI LORO PROPRI BLOG PER ALMENO UN MESE.
E VEDIAMO L'EFFETTO CHE FA IL SILENZIO.
VEDIAMO L'EFFETTO CHE FA.
Giuseppe Iannozzi
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Giulio, sei disposto a pubblicare su Vibrissebollettino.net e sui tuoi blog questo invito-provocazione allo sciopero? Vogliamo provare a vedere quanti aderiranno e quali risultati ci saranno?
Vuoi aiutarmi in tal senso? O ti chiamerai fuori?
In ogni caso, sappi sin d'ora che se ti chiamerai fuori per qualsiasi ragione, sarà chiaro che la cosa la giudichi deleteria per l'editoria, al di là di tutte le motivazioni che potrai tirar fuori per non accettare di diffondere l'appello.
Credo d'esser stato chiaro. Fin troppo.
Io pubblicherò l'appello-provocazione a breve, non appena risolti slcuni problemi tecnici.
Giuseppe Iannozzi
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 27.09.07 08:54
Iannozzi, la domanda era: i dati di vendita sono significativi o no, per misurare il successo di un libro? Sì o no?
Tu hai evitato di rispondere, scrivendo: "i dati sono significativi, entro un certo limite di tolleranza, in quanto suscettibili a cambiamenti".
E dico che hai evitato di rispondere perché, ovviamente, ti sei ben guardato dal dire qual è il limite di tolleranza. Qual è il limite di tolleranza?
Inoltre, mi pare piuttosto bizzarro tentar di cavarsela scrivendo che i dati di vendita sono "suscettibili a cambiamenti". Anche la pressione sanguigna è suscettibile a cambiamenti: ciò non significa che sia insensato misurarsi la pressione.
I dati vanno usati con cautela, certo. Per usarli con cautela, bisogna averli.
L'appello non mi interessa. Tu sei convinto di sapere già perché non mi interessa: beato te, che hai poteri paranormali.
L'appello non mi interessa perché non mi sembra in grado di produrre informazioni. Se anche (cosa di cui dubito) tutti i blogger d'Italia accettassero di sottoscriverlo e di attenervisi, potremmo forse valutare l'impatto di questo silenzio sull'andamento delle vendite di libri? Risposta: no, per il semplice fatto che non abbiamo nessuna informazione credibile sulle vendite dei libri.
Pubblicato da: giuliomozzi - 27.09.07 09:51
Grazie Giulio.
Sapevo che avresti risposto così.
Non ci avrei messo la mano sulla fuoco.
Ma mi sarei messo sul rogo che ti saresti tirato indietro tu per primo.
Certo che non tutti i blogger aderirebbero: ci sono troppi interessi "di soldini" legati ai blog che promuovono libri autori editori.
Basta toccare il portafogli, seppur virtuale, e oddio oddio oddio...
Ti ho fornito un esempio eclatante, che hai ignorato.
Ti ho già risposto più e più volte.
Sono stufo di perdere tempo.
CHIUSO
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 27.09.07 12:09
Ma non hai risposto, caro Iannozzi, alla domanda: se i dati di vendita sono significativi per misurare il successo di un libro, come tu dici, "entro un certo limite di tolleranza", qual è il limite di tolleranza?
Pubblicato da: giuliomozzi - 27.09.07 12:23
Iannozzi, scrivi che ci sono troppi interessi "di soldini" legati ai blog che promuovono libri autori editori. Questa mi sembra un'altra bestialità, ma ti chiedo: visto che affermi che esistono "troppi interessi", potresti definire quali siano, questi presunti interessi? E, di grazia, in che modo essi trovino concretezza nel rapporto tra lit-blogger ed editori?
Pubblicato da: davide l. malesi - 27.09.07 13:33
Da una parte darei man forte a Iannozzi in questa sua idea di far mancare agli editori l'appoggio (per nulla trascurabile) del 'tam tam' che viene dai lit bloggers (tra i quali pure io), così forse la piantano di fare i gradassi. Dall'altra vorrei dire che la chiusura di una testata è sempre la riduzione al silenzio di una voce, e un conseguente indebolimento del coro. Volevo solo dire questo. Poiché la mia malattia è l'ottimismo aggiungo che certe volte una sparizione o non è per sempre oppure genera una trasformazione e un'altra (diversa) nascita. Insomma, 'chiudi porta, spalanca portone': proviamo a crederci.
Pubblicato da: Sundance Kyd - 27.09.07 16:46
"Certo che non tutti i blogger aderirebbero: ci sono troppi interessi "di soldini" legati ai blog che promuovono libri autori editori.
Basta toccare il portafogli, seppur virtuale, e oddio oddio oddio..."
Quindi, se ho capito bene, gli editori pagano i lit-blogger per recensire o segnalare i loro libri. Mi sembra un'affermazione grave, eppure sono certa che Giuseppe Iannozzi ha le prove di quel che dice. E allora le presenti, faccia degli esempi, ci dica da dove ricava le sue informazioni, perché fare accuse gravi ma vaghe (vaghissime) equivale a colpire nel mucchio, alla cieca. E fare accuse false è anche peggio: è infamia.
Pubblicato da: non lit-blogger non pagata da editori - 27.09.07 17:13
Ritornerei al tema principale: la chiusura di Stilos, al quale anch'io, come Giulio, mi onoro di aver collaborato con continuità, soprattutto negli ultimi anni. Per quanto mi riguarda, l'esperienza è stata straordinariamente positiva: grande libertà di azione e di giudizio, nella scelta e nella valutazione dei testi, a cui è corrisposta un'assoluta mancanza di condizionamenti. Da un punto di vista più generale, mi pare che il giornale abbia costituito non solo un punto di riferimento quasi obbligato per gli addetti ai lavori, ma anche un luogo di circolazione e di scambio di idee molto vivace, dove hanno potuto incontrarsi lettori, critici e scrittori. Mi piace pensare che la chiusura sia solo temporanea (come del resto già successo una volta. Un saluto cordiale ai frequentatori di Vibrisse e di Stilos (categorie che immagino quasi sovrapponibili).
luigi
Pubblicato da: luigi preziosi - 27.09.07 17:26
NON HO MAI DETTO CHE I BLOGGER VENGANO PAGATI DA AUTORI, EDITORI, DISTRIBUTORI, O DA ALTRI TERZI. PER0' TANTI CALCI IN CULO SI', QUELLI NON SONO MAI MANCATI AL SOTTOSCRITTO, E POSSO DIMOSTRARLO IN OGNI MOMENTO. Speriamo d'esser stato chiaro.
SIA CHIARO A LETTERE DI FUOCO NELLE TESTE VUOTE DI QUELLI CHE NON CE L'HANNO UN DIAVOLO DI NOME E CHE SE CE L'HANNO LO NASCONDONO CON VIGLIACCHERIA.
SE IO OGGI PARLO BENE DI UN LIBRO, DOMANI FORSE UNA COPIA IN PIU' SI VENDE. SE NON NE PARLO, DOMANI PIU' FACILE CHE QUELLA COPIA IN PIU' NON SI VENDA. SOLDINI PER L'EDITORE E L'AUTORE NON DI CERTO PER IL BLOGGER CAZZONE COME ME. E C'E' POI IL PASSAPAROLA TRA BLOGGER E AL DI FUORI DEL MONDO VIRTUALE. A GUADAGNARCI, NEL BENE E NEL MALE, SONO SOLO E SEMPRE AUTORI ED EDITORI. I BLOGGER MAI. MA E' GIUSTO CHE SIA COSI', E LO SOTTOLINEO; UNO COME ME RECENSISCE CON PASSIONE PER PASSIONE, PER AMORE DELLA CULTURA, SENZA OBOLI E SENZA FARE SCONTI CRITICI (DI GIUDIZIO) A NESSUNO, SIA L'AUTORE UN PEZZO DA NOVANTA O UN NOVELLINO. IL SOTTOSCRITTO NON E' AFFILIATO CON NESSUNO, MA PROPRIO CON NESSUNO, NEMMENO CON L'OMBRA CHE GLI TIRA LA GIACCA. ED E' QUESTO CHE FA PAURA, IL FATTO CHIARO ED ESPLICITO CHE NON STO CON NESSUNO, CHE NON STO SOTTO NESSUNA ALA PROTETTRICE, CHE NON SONO IL COCCO DI NESSUNO, NE' DI UN AUTORE NE' DI UN EDITORE, QUINDI NON SONO RICATTABILE. SU DI ME SI POSSONO SOLO SPARARE INGIURIE SENZA SENSO E FONDAMENTO.
SONO LIBERO, QUINDI NON RICATTABILE DA CHI MI LEGGE SOLO PER PURO CASO O PERCHE' PENSA CHE FORSE VALE LA PENA LEGGERMI DI TANTO IN TANTO. LIBERO PERCHE' NON HO INTERESSI A PROMUOVERE UN AUTORE PIUTTOSTO CHE UN ALTRO. IL MIO SOLO INTERESSE E' PROMUOVERE LA QUALITA' DELLA CULTURA, SECONDO IL MIO METRO DI GIUDIZIO, CHE HA UNA SOLA E UNICA PECCA: E' UN METRO UMANO, QUINDI COME TUTTO CIO' CHE E' DELL'UOMO SUSCETTIBILE A IMPERFEZIONI.
LA LIBERTA' DI OPINIONE, DI CRITICA, DI RIBELLIONE ANCHE, L'ESSERE LIBERO DA TUTTO E DA TUTTI E' QUALCOSA CHE FA PAURA, CHE METTE IN GINOCCHIO IL SISTEMA. MA LO PUO' METTERE IN GINOCCHIO SOLO SE E' MALATO. SE NON LO E', NON CADRA' MAI E POI MAI IL SISTEMA PERCHE' INTRINSICAMENTE GIUSTO. LA LIBERTA' DI OPINIONE E DI CRITICA E' QUESTA.
non lit-blogger non pagata da editori: questa qui è una ingiuria di quelle grosse che Mozzi terrà su vibrisse. Buon pro ti faccia.
Qui ho finito di rispondere a chiunque: HO ANCHE QUESTA LIBERTA' ESSENDO UOMO LIBERO.
Giuseppe Iannozzi
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 27.09.07 18:59
Detesto la gente che strilla in questo modo. Voce forte = argomenti deboli.
Pubblicato da: Andrea Carsico - 27.09.07 21:33
Iannozzi, temo di darti una delusione terribile (o forse no), ma ho la sensazione che il mondo della cultura e dell'editoria italiana non sia - per così dire - terrorizzato dal fatto che tu "non stai con nessuno, nemmeno con l'ombra che ti tira la giacca": insomma, mi pare che questa cosa non "faccia paura" a nessuno.
Comunque, vedo che continui a contraddirti. Prima affermi che i lit-blogger non aderirebbero a uno sciopero dei lit-blog perché - cito testualmente - "ci sono troppi interessi 'di soldini' legati ai blog che promuovono libri autori editori". Dopodiché affermi che il solo vantaggio della promozione via lit-blog è per gli autori e gli editori, e giammai per i lit-blogger. Ma se così fosse, perché mai i lit-blogger dovrebbero rifiutare l'adesione allo sciopero? Cosa mai avrebbero da perdere, scioperando? Sarò anche tardo, ma non riesco a capire.
Pubblicato da: davide l. malesi - 28.09.07 10:44
ma poi se anche fosse questo guadagno (bisognerebbe certo a) quantificarlo; b) specificarlo) dove sarebbe il male? che ci sarebbe di male?
i pochi libri che ho recensito li ho sempre acquistati di tasca mia (e penso che così avvenga per la maggior parte delle persone) e ho sempre scritto quello che mi pareva opportuno (l'unica regola che mi sono dato è che se un libro è brutto non ne parlo, mi piace solo parlare dei libri che mi hanno colpito e che ho amato). Non credo che cambierei il mio modo di fare critica se i libri mi venissero mandati gratis da un qualsiasi editore.
la tua urlata "purezza" giuseppe è quella della maggior parte di noi: nessuno di noi ha interessi da promuovere. Ci piacciono certi libri, perché ognuno ha i suoi discutibili gusti, e ne parliamo.
E' proprio necessario mettere in campo queste pose "cristologiche"?
Il problema che tu hai sollevato, ma che poi hai confuso, è però interessante e credo che Giulio e Davide stiano solo invitandoti a metterlo a fuoco.
è possibile stabilire una sfera di influenza dei lit-blog nell'acquisto di un libro? e se "sì" come facciamo a farci un'idea di questa influenza, una idea quantitativa?
tu parli di interessi e di soldini. Allora io chiedo è possibile sentire le case editrici, qualcuna piccola, altre medie e grandi, e capire se oltre alla pubblicità "classica" (su giornali e riviste e tivvù) si incominciano a precvedere campagne via internet. E se "sì" a quanto ammontano e quale è il rapporto percentuale tra la campagna classica e quella "on-line"?
d.
Pubblicato da: demetrio - 28.09.07 11:19
Demetrio, ma perchè non sei arrivato trenta commenti fa ?
Pubblicato da: cletus - 28.09.07 21:32
Iannozzi, scrivi tutto maiuscolo: "NON HO MAI DETTO CHE I BLOGGER VENGANO PAGATI DA AUTORI, EDITORI, DISTRIBUTORI, O DA ALTRI TERZI".
In effetti, hai scritto: "Ci sono troppi interessi 'di soldini' legati ai blog che promuovono libri autori editori".
Ritieni di essere stato frainteso? Può succedere. Spiega dunque con precisione a quali fatti, a quali persone, a quali blog, a quali editori ti riferivi scrivendo: "Ci sono troppi interessi 'di soldini' legati ai blog che promuovono libri autori editori".
Così il fraintendimento sarà impossibile.
Pubblicato da: giuliomozzi - 28.09.07 22:50
Ora non per criticare Stilos, rivista che non ho mai letto (ahimè) ma come può pensare il direttore di sopravvivere senza un sito internet, senza nessun riferimento online?
Una buona fetta di mercato al giorno d'oggi deriva dal web e una rivista che lo ignora completamente non può sopravvivere.
Pubblicato da: francesco g. - 01.10.07 16:09
Francesco, qual è la "fetta di mercato" che "deriva dal web" per una rivista letteraria?
Sei in grado di proporre un modello di business per una rivista letteraria nel web?
Pubblicato da: giuliomozzi - 01.10.07 16:21
A me, sinceramente, Stilos manca parecchio. E quel paginone incredibile di Bjorn Larsson dedicato a Francesco Biamonti (contenuto nel numero del 25 settembre) merita di essere conservato per il futuro.
Sinceramente spero che Stilos torni in edicola: il giusto luogo per trovarlo e acquistarlo.
Che poi ci possa essere una versione Internet, poco importa (lo fa già Ttl, ad esempio). Quel che conta, secondo me, è che Stilos torni.
Pubblicato da: Achille Maccapani - 01.10.07 20:04
Giulio ti faccio (posso darti del tu?) un esempio per chiarire meglio il mio commento.
Io sono un autore esordiente di provincia che vuole abbonarsi a una rivista letteraria.
Va in una libreria della sua città e il librario gli risponde che non tiene riviste letterarie, stessa cosa in edicola.
Allora cerca su internet e trova L'Indice dei libri, Inchiostro, Pagina Uno...
Così si abbona a una di queste e non a Stilos perchè non ne ha la possibilità.
Un modello di business per una rivista letteraria nel web?
Certo che sono in grado di proporlo, quando ho più tempo scrivo qualcosa.
Pubblicato da: francesco g. - 02.10.07 15:20
ERRATA CORRIGE: riga due "Io sono un autore esordiente" = "un autore esordiente"
Pubblicato da: francesco g. - 02.10.07 15:21
E' che, Francesco, parlare di "fetta di mercato" per le riviste letterarie italiane mi pare un po' bizzarro. Un "mercato" per le riviste letterarie, in Italia, sostanzialmente non esiste: nel senso che non esiste - per quel che mi par di vedere - un numero di potenziali acquirenti sufficiente a mantenere in vita le riviste. Quelle che sopravvivono, sopravvivono per lo più non grazie alle vendite. "Nuovi Argomenti" (2.000 copie dichiarate) è mantenuto da Mondadori perché è un "fiore all'occhiello"; "Letture" è nel calderone delle Paoline; altre riviste sono quasi del tutto autofinanziate; eccetera. Senza contare che quasi tutte (anche "Nuovi Argomenti", ad esempio) non pagano le collaborazioni: che è pur sempre un metodo di autofinanziamento.
L'editore di Stilos è il quotidiano "La Sicilia", il cui sito è: www.lasicilia.it. Credo che la tua domanda dovrebbe essere rivolta, più che al direttore di "Stilos" Gianni Bonina, all'editore. Certamente se "Stilos" avesse avuto un buon sito, avrebbe raccolto qualche abbonamento in più, ma la domanda è: quanto costa avere un buon sito? Il numero di abbonamenti raccolti in più è in grado di giustificare l'investimento?
Pubblicato da: giuliomozzi - 02.10.07 16:36
Parto dall'ultima affermazione.
Tu scrivi
"Certamente se "Stilos" avesse avuto un buon sito, avrebbe raccolto qualche abbonamento in più, ma la domanda è: quanto costa avere un buon sito?"
Qui non si tratta di avere un BUON SITO ma UN SITO magari anche all'interno di quello dell'editore.
Credo inoltre che il quotidiano "La Sicilia" abbia un proprio web master e non gli dovrebbe costare molto creare un'altra sezione nel sito.
Per "mercato" riferito alle riviste letterarie il discorso sarebbe lungo da affrontare
Pubblicato da: francesco g. - 02.10.07 19:39
Come sarebbe che "non si tratta di avere un buon sito ma un sito"? Se ne fai una pura e semplice questione di reperibilità, Francesco, notizie su "Stilos" se ne trovano un po' in tutti i repertori d'informazioni dedicati all'editoria, dal sito wuz al famigerato "Libro dello scrittore" edito da Gremese (o simili).
Se invece pensi al sito come a un luogo di promozione, be': mi permetto di pensare che la promozione debba essere fatta bene.
Dici bene, che al quotidiano "La Sicilia" non dovrebbe costare molto creare una sezione del proprio sito dedicata a "Stilos". Il punto è che, a quanto pare, all'editore del quotidiano non importa molto di "Stilos": tant'è che lo chiude, benché pubblicarlo non gli costi nulla.
Quanto al "lungo discorso" sul mercato delle riviste: facciàmolo.
Nota: stiamo facendo due discorsi, uno generale, l'altro relativo a "Stilos".
Pubblicato da: giuliomozzi - 03.10.07 08:04
Sto preparando un articolo sul lungo discorso relativo al mercato delle riviste, entro la fine della settimana te lo invio.
"Il punto è che, a quanto pare, all'editore del quotidiano non importa molto di "Stilos": tant'è che lo chiude, benché pubblicarlo non gli costi nulla." Come non gli costa nulla?
Pubblicato da: francesco g. - 03.10.07 20:05
Mi sono spiegato male. Non gli costa nulla perché il bilancio di "Stilos" è in pareggio.
Pubblicato da: giuliomozzi - 04.10.07 15:17
