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12.08.07
Il ritorno del Grande Artista Sconosciuto, 1
di giuliomozzi
[Nel 2003 pubblicai in www.giuliomozzi.com (dove allora aveva casa il mio diario) dieci articoli dedicati al Grande Artista Sconosciuto. Li ripubblicherò qui, in vibrisse, in questi giorni. Perché il Grande Artista Sconosciuto e io stiamo facendo una cosa insieme; e questa cosa, particolare non trascurabile, è fatta per il bene di vibrisse. Di che cosa si tratti, lo saprete a suo tempo. Comunque tra non molto. gm]
Suona il telefono. Rispondo. E' il Grande Artista Sconosciuto.
"Se fai un salto da me", dice il Grande Artista Sconosciuto, "ti faccio vedere il mio Cristo con angeli mongoloidi. L'ho portato avanti abbastanza".
"Ho appena finito di mangiare la mela", gli dico. "Prendo il caffè e arrivo".
"Lo prendi da me, il caffè", dice il Grande Artista Sconosciuto.
"Arrivo", dico io.
Il Grande Artista Sconosciuto abita in un bilocale. Una stanza per dormire e leggere, un'altra stanza per tutto il resto. Tra le due stanze un corridoietto. Un bagno, un cortiletto di due metri per tre chiuso tra muri altissimi. La finestra della stanza per tutto il resto dà direttamente sulla via, la stanza per dormire dà sul cortiletto.
Esco. Cammino. Non incontro nessuno. Sono le due del pomeriggio di Ferragosto. In dieci minuti sono da lui.
Il Cristo con angeli mongoloidi è appeso nel cortiletto. E' un quadro forse di un metro e venti per un metro e quaranta. A una croce di legno chiaro è appeso il Cristo. Il fondo è nero. La croce è resa quasi iperrealisticamente: il legno ha vene, nodi. Il corpo del Cristo si contorce sulla croce: non è un corpo morto, non è un corpo in quiete rassegnata o divina. Ha un colore roseo, più da carne macellata che da corpo vivo. Non ha testa: dal collo sgorgano due bocche urlanti, piene di dentini bianchi; e non ha mani: le braccia finiscono in moncherini. E' difficile non pensare a Francis Bacon. Dal fondo nero del quadro emergono gli angeli mongoloidi. Uno, nell'angolo in alto a destra, ha una testa enorme, gli occhi a forma di chicco di riso. E' di un colore che non saprei dire, tra il grigio e l'azzurro; è evanescente, sembra un fantasma o una nube che sbuchi da dietro il braccio chiaro della croce. Un altro, in basso a destra, ha gli occhi sbarrati e la bocca spalancata, una O. E' un po' meno evanescente, giallastro. Un terzo, in alto a sinistra, sembra quasi aggrapparsi al braccio della croce, o toccare con il braccio la testa/bocche del Cristo. Il corpo è quasi aranciato. E' il più definito di tutti. Ha un occhio bianchissimo, a forma di chicco di riso. Il quarto angelo mongoloide, in basso a sinistra, è il più evanescente di tutti: traspare appena appena dal nero, come una medusa in un'acqua scura, è fatto di pochi segni. Ai piedi della croce, a sinistra, si vede un teschio che una qualche luce illumina.
"Bello", dico.
In casa del Grande Artista Sconosciuto ci sono altri due Cristi in croce: uno, dipinto quasi in bianco e nero su un grande lenzuolo, è appeso nella stanza per dormire. Ha la bocca spalancata, il cranio scoperchiato, dei segni attorno alla faccia per cui sembra che la sua faccia non sia una faccia, ma una specie di maschera. Indubbiamente ricorda Ranxerox. L'altro è una piccola tela: la bocca è sempre spalancata, figure fantasmatiche si aggirano attorno alla croce.
Del suo progetto di fare un Cristo in croce, il Grande Artista Sconosciuto mi aveva parlato a lungo. Mi aveva parlato, ancora un anno fa, credo, dell'idea di fare un Cristo in croce urlante, con alla base della croce un gruppo di mongoloidi che ridono. Nel frattempo ha iniziato alcuni quadri con dei feti. Appoggiato alla parete del corridoietto ce n'è uno: è abbastanza piccolo, il corpo del Cristo non c'è ancora (c'è solo il fondo), due giganteschi feti bianchi galleggiano in aria, uno a destra e uno a sinistra della croce, e guardano il Cristo.
Il Grande Artista Sconosciuto ha dei dubbi sul cranio. "Non so", dice, "quel cranio messo lì, e trattato in quel modo, fa troppo Rembrandt. Forse dovrò velarlo completamente".
Io dico: "Mi piacciono, questi angeli mongoloidi, ma devo dire che mi piacciono di più quelli più evanescenti. Questo", e indico quello in alto a sinistra, "mi sembra un po' troppo corporeo".
Naturalmente quello che dico io non conta niente. Il Grande Artista Sconosciuto pensa in un modo per me incomprensibile. Lui è un pittore. Il modo in cui un pittore pensa, per me è incomprensibile. Il modo in cui un pittore immagina, e in particolare il modo in cui il Grande Artista Sconosciuto immagina, mi è assolutamente incomprensibile.
Questo non mi impedisce di restare a bocca aperta davanti ai suoi quadri. Lui mi domanda che ne penso, e io gli dico qualcosa. Ma so che è solo conversazione.
Torniamo dentro, e il Grande Artista Sconosciuto mi fa il caffè. Poi conversiamo un paio d'ore.
Se volete saperne di più sul Grande Artista Sconosciuto, cliccate qui.
[tutto il Grande Artista Sconosciuto] [l'articolo originale] [la foto dell'autoritratto del Grande Artista Sconosciuto è di Kimota]
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 12.08.07 10:29
Interventi
gium e gas. ah ecco.
il caffè dev'essergli venuto buono.
Pubblicato da: andrea branco - 12.08.07 15:06
straniamento notevole.
anche il caffè era così spiazzante?
Pubblicato da: fabrizio - 12.08.07 16:18
Però non sembra tanto sconosciuto visto che sul blog di Kimota c'è il nome ed il cognome. :)
Pubblicato da: Federico - 12.08.07 16:58
federico: oh, ai tempi (quattro anni or sono) era Sconosciuto (o, più brevemente, "GAS") anche sul mio blog, e tale rimase per un paio d'anni. Poi, su sua richiesta, rinominai foto e galleria con nome e cognome anagrafici.
Per il resto è interessante, rileggendo il post di Giulio e riguardando le foto, vedere come il "Cristo con angeli mongoloidi" sia poi diventato la "Crocefissione degli abissi".
Pubblicato da: gualtiero - kimota - 12.08.07 17:34




