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25.06.07
Un'intenzione quanto mai velleitaria
di giuliomozzi
Riprendo la pubblicazione di vibrisse.
La cosa che vorrei fare con vibrisse nei prossimi mesi, diciamo nel corso del prossimo anno, è: tentare una descrizione del campo letterario italiano contemporaneo. Si tratta di un'intenzione quanto mai velleitaria.
Per "campo letterario italiano contemporaneo" intendo: l'insieme delle relazioni che sono in atto tra i soggetti che hanno che fare con la letteratura, in Italia, oggi: lettori, scrittori, editori, funzionari editoriali, agenti letterari, critici, giornalisti, tipografi, autori di programmi televisivi, librai, grossisti, promotori, insegnanti di ogni ordine e grado, vetrinisti, dirigenti di catene di librerie, eccetera. Scrivo "eccetera" perché mi sembra il caso di essere, almeno all'inizio, inclusivi piuttosto che esclusivi.
A dire il vero, piuttosto che la definizione di "campo" data da Pierre Bourdieu, e ormai a suo modo classica (qui una chiara esposizione di Marco D'Eramo; e un altro schema molto semplice nella Wikipedia spagnola), io ho in mente una rappresentazione della letteratura come un "ecosistema" (definizione nella Wikipedia italiana) all'interno del quale un certo numero di viventi lottano per la sopravvivenza: ma non credo che cambi molto.
C'è una serie di luoghi comuni e di rappresentazioni di senso comune: nell'editoria esistono le gang e le cordate, si è pubbblicati e promossi solo se si è amici di qualcuno, i critici sono al servizio dell'editoria industriale, le parentele contano più della reale capacità artistica, i librai non sanno più scegliere i libri, eccetera. Tutte queste affermazioni sono, così a occhio, discretamente vere (intendo: vere, ma con eccezioni) ma, purtroppo, sono affermazioni prive di contenuto preciso e atte a essere usate più o meno in ogni occasione. E io non ne posso più di sentirle ripetere.
Le ricerche sul reale funzionamento del "campo" o "ecosistema" letterario italiano contemporaneo sono assai poche. La ragione di questa scarsità sembra evidente: non fa piacere a nessuno che si svelino le "reti di relazioni", che sono un "capitale" fondamentale per la sopravvivenza, e che tanto meglio funzionano quanto più sono inconosciute e inaccessibili. Per aver compiuto il gesto di per sé addirittura banale di mettere in fila qualche articolo di giornale e di aver tratte delle conclusioni, Carla Benedetti fu a suo tempo querelata da Walter Pedullà (qui e qui Benedetti riepiloga i fatti dopo la conclusione, con assoluzione, del processo).
Per giungere a questa descrizione del campo letterario italiano contemporaneo (clic), propongo di scegliere un punto di osservazione e un metodo.
Il punto di osservazione è: poiché dentro il clic si entra solo e soltanto per cooptazione, il momento dell'ingresso mi sembra talmente decisivo da poter essere scelto come punto di osservazione (o, meglio, punto da osservare). Naturalmente, ipotizzando che il clic, più o meno come il Paradiso, sia composto da diverse cerchie via via più piccole e più intime al motor che tutto move, si potrà ipotizzare che vi siano successivi, ripetuti ingressi.
Il metodo è quello dell'intervista. Vorrei prendere un certo numero di persone che stanno dentro questo campo e porre loro la domanda: "Come sei entrato qui dentro?". Naturalmente non mi accontenterei della prima risposta (che di solito è: "Per puro caso"), e nemmeno della seconda. Come nei peggiori film hardboiled, si tratterà di "farli cantare".
Si potrebbe obiettare che, dichiarando così le mie intenzioni, le depotenzio. L'obiezione è seria: è buona norma, nelle ricerche compiute con questo metodo, dichiarare intenzioni diverse da quelle reali, in modo da non orientare le risposte dell'intervistato. Ma questo si fa, e si può fare, quando il ricercatore è estraneo (o ritiene di essere sufficientemente estraneo) al campo indagato: e questa non è la mia condizione.
Cerco dunque persone disponibili a lavorare attorno a questa velleitaria intenzione, che qui ho cercato di dichiarare nel modo più breve e più semplice. Chi vuole può intervenire qui sotto, chi vuole può scrivermi direttamente.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 25.06.07 09:59
Interventi
Ma il "motor che tutto move" chi sarebbe?
Pubblicato da: mauro - 25.06.07 16:20
Lucianone, chi vuoi che sia?
Pubblicato da: giuliomozzi - 25.06.07 16:21
Quello cui hanno "ucciso l'anima"? ;-)
Pubblicato da: Gaja - 25.06.07 17:36
proposta:
- password pubblica
- chiunque scrive (firmandosi solo se vuole)
- nessun commento
V.A.
Pubblicato da: Vs Anonimo - 25.06.07 20:00
Giulio,
come tu sei stato franco nelle intenzioni, io lo sarò in ciò che scrivo, se posso dare la mia opinione. Premessa: stiamo ragionando, nessuna intenzione di ferire.
Detto questo, io non sono un tuo grande lettore, ho sempre pensato che tu possa scrivere non tanto meglio, quando con contenuti più intensi, più elaborati, osare di più insomma. Non so, è una mia impressione, sarei felice di vedere un romanzo di Giulio Mozzi molto impegnato, "ottocentesco" mi verrebbe da dire.
Perché scrivo questo? Perché, nonostante la mia premessa, ammiro in te il desiderio di creare, inventare, proporre, che ti appartengono su molti fronti, come in questa nuova esperienza che seguirò certamente e, da non esperto, ma da semplice fruitore di libri, tenterò, quando mi sarà possibile, di commentare con lucidità.
Punto 1: mi piace l'idea di metodo, un pizzico di scientificità nell'approccio è meritoria in questo mondo di grossolani.
Punto 2: l'impresa non è di sicuro facile, ma c'è bisogno di qualche percorso mentale nuovo, di qualche filone entro cui orientarsi per capire, approfondire e interpretare ciò che è letterario, altresì ciò che gli sta vicino.
Punto 3: sarebbe interessante comprendere la vita degli scrittori contemporanei, quanto leggono e non solo chi leggono, quanto scrivono e non solo di che cosa scrivono. La quantità d'impegno in ore ha una sua valenza secondo me altrimenti stiamo sempre a credere che uno scrive mezzora al giorno e diventa un best seller, bah. Attenzione insomma anche alla quantità dello scrittore, non solo, ovviamente, alla qualità.
Buon lavoro e complimenti per il coraggio visionario che spero possa portare buoni frutti.
Pubblicato da: Morgan - 25.06.07 23:54
Pur guardando con una certa diffidenza alla possibilità di perimetrare quella cosa che tu chiami clic (tutto sommato sono un'untitled), capisco abbastanza il progetto, e credo possa portare a risultati interessanti. Oltretutto quest'idea rispecchia in pieno la tua particolare visione delle cose, il che mi sembra decisivo ripetto al vecchio corso di vibrisse (sai come la penso riguardo al mettere in gioco la propria personale visione del mondo in certe scelte webbiche, tipo "cosa fare di vibrisse"), ragion per cui mi aspetto che la maggior parte delle interviste di cui parli siano fatte da te (e che tutti gli altri, i "volontari" cui sempre ti appelli, lavorino di lena nei commenti).
Sono abbastanza d'accordo, inoltre, col punto 3 di morgan, anzi la poca attenzione generale alla "quantità dello scrittore" è una delle ragioni della diffidenza di cui parlavo: se io TI intervistassi, mozzi, partirei appunto dal dato della tua "quantità", che non corrisponde affatto alla quantità dei libri che hai pubblicato, e me ne fregherei del tuo prossimo libro, come di ogni novità editoriale in senso specifico. Ragionerei sulla presenza, sulla capacità di incidenza dello scrittore, sul suo modo di stare al mondo (o di stare in questo clic, vedi tu), più che sull'opera singola. Come pure ha detto morgan: guardando al letterario, ma anche a "ciò che gli sta vicino". Insomma, se è di clic che dobbiamo parlare, mi piacerebbe che non si trattasse di un panorama bibliografico, e neppure di una sequenza di biografie letterarie, ma di un documentario sui differenti percorsi e discorsi, di un catalogo di "posizioni", tanto meglio quanto più contrastanti o problematiche. Questo naturalmente è solo un desiderio: facci sapere cosa decidi TU, appunto, e noi ti veniamo dietro... oppure no, che ne so :) (insomma: non ti intervisterò neanche se me lo chiedi in ginocchio, era solo un esempio!)
I miei auguri comunque.
Pubblicato da: untitled io - 26.06.07 07:06
Caro Giulio, il progetto così descritto mi piace molto. Sono esattamente quelle le domande che mi pongo anch'io da circa cinque a questa parte.
Io sono in questo ecosistema una che entra da una finestra e esce da un'altra, poi per caso rientra da un certo varco laterale e da quello esce ancora, poi fa capolino da una porta, finchè, niente da fare, esce comunque. Ma una che sempre dopo, in qualche modo, ci riprova.
Quindi se, per caso, avessi bisogno anche di me, io ci sono.
Mi aiuterebbe a capire.
Un caro saluto
elisabetta
Pubblicato da: elisabetta liguori - 26.06.07 08:15
Ho i miei seri dubbi che parleranno.
Non si può costringere nessuno a dire quello che non si vuole dire.
Parlare dei meccanismi editoriali è ancora un tabù, purtroppo. Non me lo vedo che lo scrittore Tizio dichiari bellamente: "E sì, se non fosse stato per Caio che mi ha introdotto e fatto conoscere a Sempronio a quest'ora farei il gommista o l'animatore in qualche villaggio turistico. Ma invece Tizio mi ha preso sotto di sé, ha fatto di tutto per portarmi al pubblico. Ha anche pagato di suo per farmi emergere e conoscere agli editori. Certo, non tutto è stato pulito... Ad esempio ricordo che all'inzio Caio..." Dubito che li farai cantare, ma se ci riuscirai... Staremo a leggere.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 26.06.07 08:36
qui si è parlato di *ottocentesco*, il progetto di giulio di far raccontare alle persone come sono entrate in un determinato campo, ovvero quello della letteratura, ha un suo progenitore in Le illusioni perdute di Balzac. se oltre alla scientificità, di cui parlava Morgan, si vuole dare anche un'altra prospettiva io credo che si debba in un certo senso riprendere in mano quel libro.
ciao
d.
Pubblicato da: demetrio - 26.06.07 08:56
Ma bevi meno Iannozzi... Be-vi me-no!
Pubblicato da: Maria - 26.06.07 12:03
Giulio, il problema non è tanto l'ingresso nel clic ma la permanenza che per gli esseri meno corazzati può essere problematica quanto rotolare in salita. Forse bisognerebbe chiedersi: a quale cerchio dantesco tocca arrivare per garantirsi lo status di elemento stabile e non deperibile del clic? E soprattutto: quali relazioni coi clikkiani maiores intrattenere per non essere espulsi dal sistema? Chi fornisce realmente l'incontrovertibile certificazione di appartenenza al clic, cui si può anche pensare di appartennere mentre magari vi si sgambetta solo ai bordi?
Pubblicato da: wilamowitz - 26.06.07 12:29
Sono a-ste-mio.
Contenta, piccola gioia che di nome farebbe Maria!
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 26.06.07 15:11
Veramente pensavo che con “reti di relazioni” qui si intendesse qualcosa di più complesso che non “tizio mi ha presentato a caio col beneplacito di sempronio”. Qualcosa che avesse a che fare, che ne so, col riconoscimento di valore, con la prima apertura di credito, col log-in, e quindi coi meccanismi attraverso i quali la parola di uno inizia a essere stabilmente udibile – storie di contrattazioni insomma, non di raccomandazioni o scalate o certificazioni. Mi son sbagliata?
Alice nel paese.
Pubblicato da: untitled io - 26.06.07 19:42
"Beve come una spugna, ma solo birra."
(http://biogiannozzi.splinder.com/1093725279#2804333)
Pubblicato da: Mirfet - 26.06.07 20:07
Orpo! Questa discussione diventa interessante. :-)))
Un astemio che beve birra. Accidenti: questo è uno scoop. Infatti solo birra. Gradazione alcolica: 4, massimo 5 gradi. Ora denunciami perché sono un astemio che beve birra e non ho nemmeno la patente. Praticamente un pericolo pubblico a 'piedi liberi'. Ah Ah Ah
Ops! Una scarpetta mi si è slacciata. :-D
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 26.06.07 20:42
untitled, secondo me le frasi "tizio mi ha presentato a caio col beneplacito di sempronio" e "riconoscimento di valore, prima apertura di credito, log-in, meccanismi attraverso i quali la parola di uno inizia a essere stabilmente udibile" descrivono esattamente la stessa cosa.
Vedi anche la figura che tu usi, del log-in: il log-in è esattamente un atto con il quale tizio si connette a caio col beneplacito di sempronio (es. io, tizio, mi connetto alla mia banca, caio, col beneplacito della società che gestisce la cifratura delle transazini, sempronio.
Usi anche la parola "certificazioni": appunto. Sempronio è il "certificatore".
Il punto è: se si pensa alla "raccomandazione" come a una pratica necessariamente ignobile, allora si rinuncia in partenza a capire. Se io, Tizio, trovo una persona di valore, che cosa vuoi che faccia se non presentarla a Caio? E se avrò il beneplacito di Sempronio, ben venga!
Pubblicato da: giuliomozzi - 27.06.07 08:26
Da un certo punto di vista hai ragione. Se io dico “login” o “sempronio”, è chiaro che rimando a una gerarchia validante, ma penso soprattutto a regole leggibili e più o meno condivise riguardanti l’accesso. Se rileggo quel che dice Iannozzi invece (ho i miei seri dubbi che parleranno) o anche quello che dici tu stesso (farli cantare), mi sorge il dubbio che non stiamo parlando di procedure totalmente condivisibili, né totalmente trasparenti.
Se in una fetta di pubblico (scusa Iannozzi se ti prendo a esempio di una fetta di pubblico) sorge spontanea una reazione di vaga sfiducia (a dir poco) nel sistema di procedure, questo significa semplicemente che non è affatto assodato che il sistema della raccomandazione si fondi su quella generosità disinteressata di cui parli tu (se io Tizio trovo una persona di valore, perché mai non dovrei presentarla a Caio?). E poi, non credo che un discorso serio sul riconoscimento di valore possa fondarsi solo su una sequenza di certificazioni. Cosa fa pensare a te Tizio, in primis, che la persona che ti sta di fronte sia “di valore”? il fatto che te l’abbia raccomandata qualcun altro? e fino a dove si prolunga la catena catena? È per questo che parlavo di un modo un po’ più ampio di intendere il sistema di relazioni, sempre che sia possibile: a raccontarla come fai tu, parrebbe che in questo sistema di relazioni non ci sia posto per una valutazione della sostanza (l’apporto che la nuova persona che accede può dare effettivamente all’ambiente) ma solo per una valutazione della forma (della certificazione). E devo dire che non ci credo completamente, se no non sarei proprio interessata a discutere di questo tuo progetto. D’altra parte è pur vero che il sistema di credito si fonda sempre di più sulle certificazioni: se io non certifico di avere un reddito quattro o cinque volte superiore alla rata che devo pagare, non accedo al prestito punto e basta. Poi torno a casa e penso: perché la mia capacità di lavoro dev’essere stimata, a priori, minore rispetto a quella dell’impiegato lavativo che si gratta la pancia per otto ore in un ufficio comunale? solo perché, a suo tempo, non fui “raccomandata” per quel posto fisso lì? Questo (questa diffidenza) è un sentire comune. Non è detto affatto che abbia tutte le ragioni, ma qualche ragione deve avercela per forza, proprio perché è comune. Ti pare?
Pubblicato da: untitled io - 27.06.07 10:25
Untitled, quello che vuole indagare Giulio (credo io) è proprio questo: quanto dei dubbi correnti è giustificato e quanto è prodotto di invidia e malignità?
Io posso testimoniare di aver trovato di tutto, interessi (di vario genere) ma anche disinteressato apprezzamento per ciò che scrivevo.
Non mi ha mai pubblicato Mondadori? Pazienza. Non scrivo pensando ai diritti d'autore.
Pubblicato da: riccardo ferrazzi - 27.06.07 10:36
Estrapolo solo uno spicchio di questa discussione, e cioè la "raccomandazione", che mi pare quella che più attizza la diffidenza di una parte dei lettori più estranei o marginali al mondo editoriale o più genericamente culturale.
Di solito una persona di valore viene riconosciuta come tale per qualcosa che ha fatto, dimostrando la sua competenza. Se spende la stima che ha raccolto per segnalare un autore, ci sarà un minimo di attenzione alla sua segnalazione, che forse, se rientra nelle ottiche di quell'editore, andrà a buon fine.
Se una persona che gode di stima propone un libro, perchè dovrebbe mettere a rischio la stima di cui gode per proporre una ciofeca?
Non escludo che accada, per ragioni le più strane, ma NON è la norma, è piuttosto l'eccezione (parlo dell'editoria seria)
Se una persona è "interna" al mondo editoriale,[e interna non vuol dire mafiosa, ma solo che in quel mondo, fin dall'inizio, ha iniziato a operare, creando, negli anni, rapporti e relazioni] sa che i criteri che verranno applicati nella valutazione del libro che ha segnalato corrisponderanno, nonostante la sua segnalazione, alle necessità della casa editrice.
Se una persona lavora stabilmente nella filiera del mondo editoriale, e specificamente in quella parte che è vicina al momento della valutazione, valutazione della forma e della sostanza andranno di pari passo.
E' estremamente difficile, anche se possibile, che una persona che scrive sia un out-sider, di solito ci si situa sin dai primi passi a un certo livello della scala, o editoriale o comunque letteraria e culturale, perchè la qualità è come un cane, annusa, e riconosce il suo simile.
Ci sono poi persone che fanno questo per lavoro, e perciò per denaro, non è più ignobile dell'avere un impiego statale, solo, credo, perchè non è il mio caso, più divertente.
Non so perchè lascerò questo commento, che dopo aver scritto sono stata tentata di cancellare, lo lascerò forse solo perchè mi sconforta, una volta di più, questo continuo "sentire comune" che crede, solo perchè è comune, di essere vero, mentre è dettato solo dall'ignoranza delle cose.
Pubblicato da: Alcor - 27.06.07 11:16
Una chiosa, Benedetti allora, (il libro a suo tempo lo lessi) parlava soprattutto se non ricordo male di teatro e di politiche culturali, mentre qui i lettori e commentatori sono interessati ai libri e soprattutto, mi pare di capire, ai libri di narrativa.
Il discorso sulle politiche culturali è più complesso e diverso e non avrei commentato se non avessi tenuto conto di questo.
Pubblicato da: Alcor - 27.06.07 11:28
davvero siete interessati a smascherare i link fra chi scrive, chi pubblica, chi stampa?
non sarebbe più interessante, al limite, capire perché si leggono alcuni libri?
che la signora Tal Tali sia uscita con un piccolo romanzo con un piccola casa editrice, perché è stabilmente nel letto del giovane scrittore emergente che pubblica con altra casa editrice ma che ha lo stesso responsabile: interessa davvero?
io rilancio il mio *come fare*:
- pass libera
- chiunque voglia, scrive
- nessun commento.
Pubblicato da: vsanonimo - 27.06.07 11:59
Molto interessante, sono disponibile. Non credo di far parte (attiva) del clic, non avendo fatto molto finora per entrarci. Che non sia questo uno dei metodi possibili? Staremo a vedere.
Pubblicato da: mimmo - 27.06.07 12:07
Per Riccardo Ferrazzi:
a me, di quanto dei dubbi correnti sia giustificato o prodotto da invidia o malignità, francamente interessa poco sapere. Mi interessa invece il contenuto di un termine generico come, per esempio, “apprezzamento”: “cosa e come” si apprezza insomma, “cosa e perché” al limite Tizio raccomanda a Caio, al di là del “chi”. Tu dici, Riccardo., che nel clic hai trovato “anche” disinteressato apprezzamento per ciò che scrivevi. Ecco, quell’”anche” mi sembra alludere a qualcosa di accessorio – a una bella sorpresa ecco. Per tornare al progetto di mozzi: se la nota che hai messo qui fosse la risposta a un’ipotetica intervista a Ferrazzi nel nuovo vibrisse, la troverei piuttosto oscura – cosa sarebbero, tanto per dire, quegli interessi “di vario genere”? di che genere, proprio? Allora mi aspetterei che l’intervistatore puntasse immediatamente una torcia in questo preciso cono d’ombra, e mi augurerei che l’intervistato accettasse la sfida del fascio di luce. Mi piacerebbe che in quel cono d’ombra ci fosse qualcosa di interessante da sapere, che ci dicesse qualcosa della società in cui viviamo, della cultura di cui facciamo parte, della letteratura che abbiamo e di quella che avremmo potuto o potremmo avere, eccetera (è solo un esempio eh? non voglio sapere niente ora :))
Per Alcor:
non ho capito bene forse. Io parlavo di un sentire comune nei confronti di quella che chiamiamo raccomandazione - un sentire negativo che ha avuto, avoglia se ha avuto, le sue ragioni d'essere qui in Italia. Sono dispostissima ad ammettere che il mondo editoriale sia immune da certi da certi scambi di favore, ma non si può dare per OVVIA un'accezione positiva e illuminata del termine "raccomandazione". Questo solo dicevo, non volevo sconfortarti.
Pubblicato da: untitled io - 27.06.07 12:09
@untitled
Gli scambi di favori ci sono e ci sono sempre stati e io li giudico positivi. Se tu mi fai una gentilezza, appena potrò cercherò di fartela anch'io, perchè dovrei invece ficcarti un gomito nelle costole, non ti pare?
Ma un conto è raccomandare, un altro cooptare sulla base di una qualità che si riconosce a un terzo. Visto che per pubblicare libri non ci sono concorsi pubblici, se me ne capita uno che ritengo buono lo proporrò, se ne ho la possibilità, vorrei solo che questa pratica non fosse definita "raccomandazione".
Le raccomandazioni sono ben altra cosa, e nell'accezione che tu dici sono certamente negative, perchè inquinano e non fanno emergere il valore.
Pubblicato da: Alcor - 27.06.07 12:16
Il comune sentire spesso non è altro che un pregiudizio diffuso. I pregiudizi hanno una funzione psicologica importante: creare spiegazioni ragionevoli alle proprie difficoltà di inserimento nei diversi campi che esercitano su di noi una qualche forza di attrazione.
Il pregiudizio funziona più o meno come il dogma: è qualcosa in cui si crede senza esigere argomenti e spiegazioni plausibili. Accettarlo e utilizzarlo non richiede fatica: la mente si rilassa, la ragione dorme sonni tranquilli, si dissolve la paura di essere noi i responsabili della nostra infelicità.
Esempi di pregiudizio:
- è tutto un magna magna
- nel tal posto entrano solo i raccomandati
- gli onesti lo pigliano sempre in quel posto
- ha successo solo chi ruba
Dai pregiudizi deriva bell'e pronta una spiegazione accettabile del proprio insuccesso: io non sono ricco e famoso perché non rubo, non chiedo favori e non ne faccio, non verso tangenti e non sono raccomandato. Non mi sfiora neppure il sospetto che fra le cause ci siano anche i miei difetti e le mie mancanze, quindi non ho rimorsi.
A volte, saltellando qua e là per blog letterari, ho come l'impressione che alcune lamentele ricorrenti siano dovute a una scarsa capacità di analizzare i propri limiti e individuare il lavoro necessario per superarli. Penso soprattutto a limiti personali e caratteriali, come pigrizia, insofferenza alle critiche, paura dei rischi, difficoltà di relazione.
Le lamentele ricorrenti di cui parlo sono note, ma forse è utile richiamarne qualcuna:
- è tutta una conventicola
- pubblica solo chi piace a Tizio o a Caio
- la buona letteratura non interessa a nessuno
- ha successo solo chi sgomita e intrallazza
Se questa intenzione quanto mai velleitaria di Giulio Mozzi riuscirà a sfatare qualche pregiudizio, avrà ottenuto un ottimo risultato. Infine, mi dichiaro disponibile a dare una mano, pur non avendo la più pallida idea di come potrei contribuire.
Pubblicato da: Luca Tassinari - 27.06.07 12:30
L'argomento è molto interessante per noi scrittori che non siamo ancora riusciti ad accedere alla "stanza dei bottoni". Non so se il mio contributo può essere utile, ma ti linko un post che ho dedicato alla tua iniziativa sul blog che gestisco insieme a Loredana Falcone:
http://lauraetlory.splinder.com/post/12840882/Come+si+fa+a+pubblicare+con+un
Seguirò con attenzione i risultati della tua iniziativa (l'ho scoperta da Remo) perché, hai visto mai?, riuscissimo a capire dove andare a bussare...
Laura Costantini
Pubblicato da: Laura Costantini - 27.06.07 12:44
beh, alcor ha raccontato una storia nel suo blog, che si chiama "un tipo umano", dove lo scambio di favori non sembra affatto una cosa così tranquillamente accettabile.
Per quanto mi riguarda, Tassinari, non mi interessa proprio una discussione su un pregiudizio grezzo del tipo "è tutta una conventicola": mi interessano di più le modalità di segnalazione di cui parla la stessa alcor - che però si riferisce alla segnalazione di un testo, non di una persona. Se si passa dall'argomento "segnalazione di qualcosa" all'argomento "segnalazione di qualcuno", è fatale imbattersi in una cosa che si chiama, in italiano, raccomandazione. Ed è doveroso, secondo me, fare una certa attenzione quando si usa questo termine. Tutto qui (per ora)
Pubblicato da: untitled io - 27.06.07 12:53
...cioè: quando si usa questo termine a proposito di UNA PERSONA - e non dovrebbe essere proprio questo, poi, il tema delle interviste? La domanda centrale sarebbe infatti "come sei entrato qui dentro" (e non "com'è che ti hanno pubblicato questo libro"). E' ben diverso.
Pubblicato da: untitled io - 27.06.07 13:08
@
untitled
:–) beh certo, scambiarsi favori con quel tipo umano sarebbe pernicioso, ma appunto è una storia, che non ha niente a che vedere con quello di cui si parla qui, e non è nemmeno un tipo diffuso, solo lampeggiante come un allarme, e resta impresso se se ne incontra uno, e diventa materia di racconto, con tutte le parzialità e l'arbitrio che l'operazione comporta. Ma non scambiare il mio radicato gusto per l'orrido con la realtà.
Pubblicato da: Alcor - 27.06.07 13:09
E in generale sono d'accordo con tassinari, c'è molta incapacità di autovalutazione, in giro, ed è più semplice attribuire alla "conventicola" le proprie difficoltà e i propri limiti, e a volte - al contrario - persone estremamente autocritiche hanno molto più valore di quanto non credano.
Pubblicato da: Alcor - 27.06.07 13:22
Va bene, e sposare questa Posizione Tassinari, cosa ci porta a noi? Ci sono un sacco di velleitari in giro (pure mozzi qui lo è, e quanto mai) - quindi?
Mi pare che il discorso qui avviato riguardasse il potere, non il piccolo entrare-uscire di questo o di quello. Il potere - lo volete con la maiuscola? Potere. Solo se iniziamo a pronunciare questa parola, e a indagarla senza imbarazzi al di là delle proporzioni (potere dei maiores, ma anche dei minores: potere in tutte le sue gradazioni e declinazioni) possiamo avere qualche speranza di addentrarci nel discorso, se no scusate ma è tutto un signoramia. Niente di male ma non mi sembra ci sia tutto sto bisogno, di un vibrisse-signoramia: voto espressamente contro un vibrisse-signoramia :/
Pubblicato da: untitled io - 27.06.07 13:37
untitled-io, a me non pare che il discorso qui avviato riguardasse il potere (o Potere che dir si voglia). Cercando la parola "potere" in questa pagina, la prima ocorrenza è nel tuo commento delle 13:37 del 27 giugno 2007.
Il mio commento, poi, non è centrato sul velleitarismo, ma sui pregiudizi. Sono due cose diverse, mi pare. Velleitario è uno che si dà un obbiettivo al di sopra delle proprie forze. Quindi è uno spregiudicato, ovvero uno che non ha pregiudizi.
Pubblicato da: Luca Tassinari - 27.06.07 13:54
Sì certo, so bene di essere stata la la sola qui dentro a parlare di potere (se non vogliamo contare lo stupendo "stanza dei bottoni" di Laura Costantini - ma ok, lei è una scrittrice di fantascienza). A questo punto, tanto vale chiederlo direttamente al progettista: il nuovo Vibrisse si propone per caso di parlare di potere, anche?
Pubblicato da: untitled io - 27.06.07 14:49
Scusami Untitled, ma non capisco: tu vuoi che Vibrisse risponda alle tue domande oppure no? Vuoi che indaghi, ma sei convinta che non lo farà? E per quale diabolico motivo Mozzi se ne sarebbe uscito con un falso programma?
Non ci arrivo. Probabilmente sono un po' naif.
Pubblicato da: riccardo ferrazzi - 27.06.07 15:16
Nazione Indiana 27 Giugno 2003- Oggi è morto Pontiggia, post di Raul Montanari. Chi non crede agli interessamenti disinteressati legga (fino in fondo, per cortesia) questo breve post.
Pubblicato da: riccardo ferrazzi - 27.06.07 15:34
Ma quale sarebbe, la stanza dei bottoni?
O meglio, che cosa immaginate che sia?
Il posto di Gian Arturo Ferrari?
Il Grande Vecchio che riuscirebbe a far vendere 500.000 copie di un libro a 500.000 lettori che non lo vogliono?
Un direttore di collana?
Il signor Mauri?
E se è questo che intendete, volete star lì?
Laura Costantini, per esempio, che io non conosco, a quale stanza dei bottoni, posto che una tale stanza esista, vorrebbe accedere? E soprattutto, perchè vorrebbe accedere? Per fare che?
Pubblicato da: Alcor - 27.06.07 15:56
Dov'è, che io non lo vedo? In compenso, vedo che giorgio vasta ha postato una "Lezione" di Meneghello stesso: "Non sottovalutate, ho concluso, le associazioni che paiono non pertinenti, i significati sono cose strane!" Ecco.
Importa, chiedo, se la parola "potere" in questi commenti è comparsa solo dopo due giorni? E importa che a scriverla sia stata una donna? Come "stanza dei bottoni", del resto. Qui non si tratta, ferrazzi, di non credere agli interessamenti disinteressati. Non è quello, l'oggetto che la velleitaria impresa di mozzi vorrebbe descrivere, mi sembra. E il potere c'entra eccome se si tiene per buona la definizione dell'oggetto da descrivere che mozzi ha scelto: "ecosistema",all'interno del quale un certo numero di viventi lottano per la sopravvivenza." Una lotta disinteressata, suppongo. E poi scrive di "motor che tutto move". Non si parla di gerarchia, ossia di potere? Perchè negarlo? Certo che si accumulano i pregiudizi, perchè, a dar rettasempre a mozzi: se questo campnon fa piacere a nessuno che si svelino le "reti di relazioni", che sono un "capitale" fondamentale per la sopravvivenza, e che tanto meglio funzionano quanto più sono inconosciute e inaccessibili. "inconosciute" a chi? "inaccessibili" a chi? Allora, qui si vorrebbe illuminare ma, a che scopo? Rendere meno "inconosciute" queste reti di relazioni può anche significare sfatare alcuni dei pregiudizi di cui parla Tassinari ma vuol forse dire renderle anche meno "inaccessibili"? Insomma, se si parla di mediatori e di intermediari, non si parla di chi ha il potere di aprire o chiudere porte? Come è fatto questo potere non significa mica dire "chi" ha il potere. Ma è possibile essere così poco personalistici? Una ricerca di questo tipo, mi sembra, se vuole essere fondata e non un bla bla, si può condurre in due modi: o attraverso interviste fatte secondo canoni sociologici, e quindi secondo procedure codificate e certificate disciplinarmente; oppure attraverso narrazioni. Purchè poi non ci si difenda (ah, alcor :))con un "appunto è una storia". In effetti, in entrambi i casi, gli esiti sarebbero sospetti, sia di fasullità sia di veridicità. Allora? Che avesse ragione Meneghello? "Forse bisognerebbe avere a disposizione un romano, colto, dell’epoca giusta, e metterlo alle strette. Però di nuovo, chissà se ne caverei altro che i soliti viziosi giri di parole. Dovrei schiacciare la sua mente: ma verrebbe fuori l’essenza che si cerca? C’è questa essenza?"
Nel nostro caso, si può scoprire il funzionamento della cooptazione? Sì, penso, se fosse però un sistema chiuso, ben definibile e, perciò, assai poco "eco", nonchè assai poco "demo". E' perciò assai poco trasparente.
Ora, noi siamo nel web che, per gli entusiasti è il luogo della disintermediazione. Si può, da qui, gettare una luce sul potere della mediazione e dell'intermediazione? Ripeto, non sui "potenti" ma sul meccanismo di questo "potere"? O è come chiedere a un antico romano il significato di deorum manium jura sancta sunto?
Pubblicato da: caracaterina - 27.06.07 16:14
Fatto casino con la digitazione, sorry. Si legga: Certo che si accumulano i pregiudizi, perchè, a dar retta sempre a mozzi, "non fa piacere a nessuno che si svelino le "reti di relazioni", che sono un "capitale" fondamentale per la sopravvivenza, e che tanto meglio funzionano quanto più sono inconosciute e inaccessibili." "inconosciute" a chi? etc
Pubblicato da: caracaterina - 27.06.07 16:19
Credo che si possa, da qui, gettare una luce sul potere della mediazione e dell'intermediazione. E che si possa far diventare meno "inaccessibili" le reti di relazioni.
Pubblicato da: giuliomozzi - 27.06.07 16:38
@caracaterina
Io non mi difendo perchè non c'è proprio nulla da difendere, quel raccontino del quale ho detto "è una storia" è proprio una storia e rappresenta un tipo umano, non un luogo del potere.
E' un pezzo di fantasia basato sull'osservazione dei tipi umani, la capacità di osservazione non mi ha mai fatto difetto, e del resto, nessuno dotato di buon senso, maschio o femmina, poserebbe mai una mano sulla mia al ristorante senza aver fatto prima una richiesta formale in carta da bollo.
Quanto a me, io coopto ogni volta che posso, quando mi pare che una persona abbia delle qualità. Coopto ogni volta che posso e COME posso, perchè non sto in nessuna stanza dei bottoni, ma essendo vecchia conosco tanta gente, pessima e ottima, come in qualsiasi ambiente (frequento più di un ambiente) e tendo a rivolgermi a quella ottima, perché quella pessima la evito.
Tendo però anche a cooptare, nel mio piccolissimo, solo quella gente che considero altrettanto ottima di quella a cui spudoratamente la raccomando.
E così continuerò a fare fino alla fine dei miei giorni.
Ah, non solo "coopto", ma se mi capita di trovare un ottimo enologo e conosco una produttrice di vini che ne ha uno mediocre, faccio di tutto per combinare un incontro.
E così continuerò a fare.
E così a dire la verità, continua a fare molta gente - non tutta, certo - di mia conoscenza, in tutti i campi, se si trova davanti al talento e alla qualità.
La qualità, vorrei dirlo chiaro, riverbera una luce molto più duratura della ciofeca, anche su chi l'ha promossa e valorizzata.
Pubblicato da: Alcor - 27.06.07 17:14
Sì anch'io credo che questo sito possa, gettare una luce eccetera. Credo che sarebbe auspicabile. Credo, Ferrazzi, nella volontà di Mozzi di far sì che questo avvenga, dunque non ritengo che il suo sia un falso programma.
Caracaterina, il link al post di Montanari su Pontiggia è il seguente:
http://www.nazioneindiana.com/2003/06/27/oggi-e-morto-pontiggia/#more-67
Grazie della segnalazione Ferrazzi, l'ho letto tutto fino in fondo. Anche se non ho detto affatto che non ci credo, agli interessamenti disinteressati - dove l'avrei detto scusa? Mi chiedevo piuttosto (mettendomi nei panni di un ipotetico intervistatore Vibrisse NewDeal) cosa fossero quegli altri interessi di cui parlavi, quelli "di vario genere", e perché davanti a "disinteressato apprezzamento per ciò che scrivevo" ci mettessi quell'"anche".
Solo per chiarire ed essere un po' pallosa, nulla di personale.
Leggendo poi l'ultimo commento di Alcor, mi accorgo come le sia spuntato un allegro e provocatorio "spudoratamente lo raccomando". Non preoccuparti, colgo perfettamente l'umorismo liberatorio dell'uscita, dopo tanti cauti distinguo. Riguardo al tipo umano, oh vabè, era una storia "inventata" - d'altra parte mica ho detto che era vera: che ne sapevo io? Ne ho solo proposto la lettura (anzi: raccomandato).
Pubblicato da: untitled io - 27.06.07 17:41
Oh scusami Ferrazzi, hai detto "chi" non crede - non ti riferivi a me. Beh comunque il post di Montanari l'ho letto lo stesso :P
Pubblicato da: untitled io - 27.06.07 17:59
Ma siete ben strani/e, quali sarebbero i "cauti distinguo" e i "liberatori spudoratamente"?
Dico spudoratamente perchè prendo il telefono senza farmi troppi problemi, se penso di poter fare qualcosa.
Perché, voi invece siete avari?
Ma vedo che chi si è fissato su un'idea di casta, nicchia, conventicola e complotto, non c'è verso che se la tolga.
Sono andata sul tuo sito e ho visto che avevi uno stand nell'incubatore della fiera del libro. Esci per un'attimo dalla dietrologia, pensa a come hai fatto ad averlo, quello stand, e incarnati per un attimo in chi, non avendone uno, si immagina chissà quali armeggi, maneggi e favori.
Resteresti basita per la dietrologia altrui, immagino, giusto? Beh, così resto basita io a leggere certe frasi tue e di caracaterina, qui.
Comunque non farò una crociata, non sono stata cauta, non c'è niente dietro le mie parole di oscuro e misterioso, se volete, credeteci, se invece non volete, che ci posso fare, pazienza.
Pubblicato da: Alcor - 27.06.07 18:12
Non ho mai avuto dubbi, alcor, che quella fosse una storiella. Conosco il tuo blog. Quindi non ho nessun dubbio neppure sulla tua capacità di osservazione. Nè sulla tua esperienza nè sulla qualità. Insomma, quanto scrivi qui sopra è così luminosamente autoevidente da, appunto, abbagliare.
Ma, vedi, se fossi una scrittrice penserei, azz! adesso faccio di tutto perchè questa Alcor mi noti. Giustissimo, che c'è di male? Se la tipa è di qualità, magari prima o poi tu la noti (dove? come? nel web? per la strada? è la figlia del produttore di vino? la sorella dell'enologo? - me lo immagino più giovane del vinaio, così - Bene, anzi, benissimo. Tu la noti e magari inizia il circolo virtuoso. Il passaparola che oggi i nuovi markettari si affannano a chiamare virale. Poi, forse, il circolo virtuoso si chiude e forse no. Quien sabe?
Certo che si fa così, che si è sempre fatto così.
Ed è certo anche che i sistemi di potere sono (a metà, diceva il segretario fiorentino) ciechi, fortuiti, casuali. Sfuggono alla descrizione per questo. Ma quello che stai descrivendo nei tuoi commenti è proprio un piccolo sistema di potere. Legittimo, per carità, legale, onesto, responsabile, guadagnato. Ma. Sono tutti così i sistemi di potere? Sono fatti solo così? Quanti sono? Dove sono?
Mi sembrano domande legittime, nella loro ingenuità. Ora, se la maggior parte di queste domande ha una sola risposta: quello che sto descrivendo E' il modo di cooptazione, allora tutte le diffidenze, le fantasie, le immaginazioni rispetto al possibile raggiungimento di una piccola trasparenza del sistema sono altrettanto giustificate.
E non vedo proprio che senso abbia l'operazione che mozzi dice di voler fare. E nemmeno che senso abbiano i commenti di chi dice di volerlo appoggiare. A meno che non si tratti di farsi notare presso un altro, informale, casuale, cieco (a tutto tranne che alla qualità) sistemino di potere, nella speranza che si avvii un altro motorino per il giro del circolo virtuoso. Che noia che barba
Pubblicato da: caracaterina - 27.06.07 18:15
perché chi è o conosce il potere dovrebbe svelarne le trame?
serve una 'gola profonda' ma è necessario accettarne l'anonimato: uno, due o tre mesi fa ho letto un blog con un unico post. Lui/lei diceva: sono in mezzo a voi; ho mandato manoscritti ma non li avete letti; adesso lavoro con voi, c'è voluto del tempo, ma sono lì; se non mi pubblicate entro x, racconto tutto.
che cosa avrebbe o ha raccontato? l'ha fatto?
era http://ipannisporchi.splinder.com/
l'unico post è in data giovedì, 01 febbraio 2007
Pubblicato da: vsanonimo - 27.06.07 18:31
Ma lo chiami potere, tu, caracaterina?
Il potere mette veti, blocca, sfrutta, usa, armeggia, e soprattutto SCAMBIA.
Di quello parlava Benedetti nel suo libro.
Io non ho potere, nemmeno per me, ma come molti, avendo lavorato per tanti anni, ho conoscenze, e se tu fossi una scrittrice e la qualità di quello che scrivi mi sorprendesse, metterei le mie conoscenze a tua disposizione, sperando in bene, cioè, sperando che quello che ho trovato notevole io venga trovato notevole anche da altri. Fine.
E così, ripeto, fanno in molti. Alcuni per mestiere, altri per caso, passione, gioco, destino.
E' ovvio che lo farei per qualcosa che mi convincesse, non lo farei per qualcosa o qualcuno che non mi interessasse.
Guarda che andando avanti così si finisce per dire che hanno potere anche quei poveri ragazzi che leggono a venticinque euro a dattiloscritto per gli agenti o gli editori. Perché è evidente che hanno IL POTERE DI NON RICONOSCERE un buon testo, magari un testo eccezionale. A venticinque euro a libro può succedere.
Comunque, sperando che Mozzi non mi accusi di fargli concorrenza, se hai un testo mandamelo, così vediamo se il mio sistemino di potere funziona.
Naturalmente voglio qualcosa in cambio, il diritto di dirti motivatamente che non mi piace, se non mi piacesse.
Mi sembra uno scambio onesto.
Pubblicato da: Alcor - 27.06.07 18:44
Alcor, guarda che non sarebbe (solo) mozzi quello a cui faresti concorrenza. Io non scrivo. Leggo :))
E poi, (e poi basta che sennò...) non ho detto che TU hai potere ma che hai descritto un SISTEMA di potere, o forse un sottosistema, ovvio che non sono un ingegnere e non so bene districarmi. Diversi commenti sopra, mi chiedevo se esiste un modo per non personalizzare la descrizione del circuito letterario. Boh!
Anche i ragazzi di cui parli fanno semplicemente parte di un sistema di potere, che li sfrutta economicamente, è evidente. In cambio di pochi euro e una piccola "compartecipazione psicologica" al potere che è una forma, anche immateriale, di scambio, peraltro iniquo. Perchè, si sa, esiste anche lo scambio immateriale, che certo non è in sè iniquo, e tu stessa l'hai messo in evidenza, quando hai scritto che "La qualità, vorrei dirlo chiaro, riverbera una luce molto più duratura della ciofeca, anche su chi l'ha promossa e valorizzata." Leggo male?
Comunque, poco fa riflettevo al telefono con untitled-io, su come in italiano, o forse semplicemente, in Italia, slittano l'uno sull'altro i significati di cooptazione e raccomandazione. Per me sono due operazioni ben diverse, una legittima e legale, l'altra no perchè viola un sistema non solo di regole ma di leggi. Ma non ho controllato sul voicabolario.
Pubblicato da: caracaterina - 27.06.07 19:43
Ah va beh, lotta impari, mi ritiro in buon ordine:–)
Pubblicato da: Alcor - 27.06.07 20:05
sto mandando un abstract al congresso nazionale della mia società scientifica. C'è posto per novanta relazioni. Ogni anno ci sono oltre 2500 partecipanti. Almeno un centinaio di primari e/o prof universitari. Ognuno con almeno una mezza dozzina di seguaci. Ognuno di loro farà le usuali pressioni sulla dozzina di menbri del comitto scientifico. E ognuno di loro sarà in grado di restituire favori, in futuro. Io invece sono un cane sciolto. Con nessuna possibilità di restituire favori a nessuno. Ho voglia di farmi propaganda presso tutti. O il mio abstract è di una "bellezza" fulminante, oppure non mi prendono. Il sistema è ovunque simile ed è radicato nella struttura stessa delle relazioni umane. Perciò è molto bene parlarne, non per additare nulla o nessuno al pubblico ludibrio, ma per capire, e per capirci. Baci
Pubblicato da: capsicum - 27.06.07 22:53
Per Caracaterina. Tu scrivi: "Non vedo proprio che senso abbia l'operazione che mozzi dice di voler fare". Mi pare evidente, dai tuoi interventi, che ciò che intendo fare ti è chiarissimo. Ma non mi è chiaro perché ti sembri insensato, o dal dubbio senso. Puoi provare a spiegarmi? Grazie.
Pubblicato da: giuliomozzi - 28.06.07 07:50
Devo dire che anche io non riesco a capire il senso di questa operazione. Ma siccome non sono né raccomandata né cooptata, ma solo un insegnante, la mia opinione non è rilevante, I suppose.
A meno che... a meno che tutto questo non serva a "smascherare" i poteri - più o meno forti- che sono dietro ad operazioni del genere, e che quindi l'operazione non sia altro che un modo per informare chi legge che quello che sta leggendo non lo sta leggendo perchè è più bello di altre cose scritte, ma perchè è più raccomandato. Come se tutti leggessero a occhi chiusi. Molto più interessante, per chi legge e basta, l'idea di sapere la "quantità" di uno scrittore, cosa legge lui/lei, come si forma, non chi lo fa entrare nella stanza dei bottoni. Siamo stufi di sentire sempre i soliti nomi che si insultano o si querelano tra loro,della serie che parlino male di me purché ne parlino.
Pubblicato da: alessandra - 28.06.07 10:49
Se io fossi un editore - dico solo questo poi vi lascio - cercherei libri belli che vendessero molto (vado un po' per le grosse).
Se mi raccomandassero un testo brutto che venderà niente o mediocremente, perchè dovrei accettare la raccomandazione?
Può capitarmi una volta, se sono le memorie di mia moglie che altrimenti divorzia.
Non vi pare?
Liberate la mente dalla dietrologia, che fa velo.
Un abstract invece non vende, e perciò è un'altra storia.
E sono d'accordo con Alessandra, anch'io sono interessata a sapere cosa uno scrittore ha letto, come si è formato, ma nessuno, se è un bravo scrittore, gli nega l'accesso alla fantomatica stanza dei bottoni, anzi, se lo disputano a suon di denari. Ci sono manovre per averli, i buoni scrittori, non per lasciarli fuori.
Poi ci può essere lo scrittore che crede di essere buono e non capisce come mai nessuno lo vuole.
Addio, buona giornata a tutti.
Pubblicato da: Alcor - 28.06.07 11:59
Ma scusate. Leggo nel post di Mozzi una bozza di elenco di "abitanti del clic". Copio:
"soggetti che hanno che fare con la letteratura, in Italia, oggi: lettori, scrittori, editori, funzionari editoriali, agenti letterari, critici, giornalisti, tipografi, autori di programmi televisivi, librai, grossisti, promotori, insegnanti di ogni ordine e grado, vetrinisti, dirigenti di catene di librerie, eccetera. Scrivo "eccetera" perché mi sembra il caso di essere, almeno all'inizio, inclusivi piuttosto che esclusivi".
Insomma mi pare che non si stia parlando di come fa "uno scrittore" a entrare nel clic, ma di come fa una persona ad accreditarsi in quel campo come... operatore? abitante? "figura"?
Io non mi sono mai riferita, nei miei commenti precedenti, alle modalità di ingresso di "uno scrittore", ma alle modalità di ingresso di uno qualsiasi dei personaggi sunnominati. Ora mi accorgo che è solo la scalata dello scrittore a scaldare gli animi. Credo che questo, sì, faccia velo.
Pubblicato da: untitled io - 28.06.07 14:36
secondo me è una bellissima idea. magari lo avessero fatto prima
Pubblicato da: anonimo - 28.06.07 14:57
Per giuliomozzi: scusa se darò una risposta veloce ma oggi è giornata intensiva d'esami (ingaggiata due volte nel clic? policliccata?).
Più sopra facevo un'ipotesi obliqua e per assurdo, era come se chiedessi: se tutti sanno già la risposta, allora che senso ha fare le domande?
ciao
Pubblicato da: caracaterina - 28.06.07 15:22
Plin plon, una precisazione
Sopra Alcor/Temperanza sostiene che il libro della Benedetti (di cui pare non voglia proprio fare il nome: Il tradimento dei critici, ed. Bollati Boringhieri, 2002) parla "soprattutto di teatro e di politiche culturali". Ecco, volevo precisare che il libro invece parla anche di quello che Giulio chiama campo della letteratura, parla di libri, nonché di critica della cultura, nei vari saggi che lo compongono. Uno solo di questi è sul teatro, o più precisamente sul caso Martone.
Dopodiché sorge spontanea una domanda: perché colui/colei che interviene su un libro, non essendo sicuro/a della propria memoria, non attende di poterlo consultare per verificare quello che dice? Sarebbe una buona prassi, specialmente se ci si accredita come persone precise e si pretende di commentare testi importanti.
Pubblicato da: andrea barbieri - 28.06.07 15:32
Vero,untitled, che si parla di vari abitanti del clic, ma poi pare che la discussione sia scivolata solo su un genere di abitanti, quelli dei piani alti, tanto per intenderci. E mi sembra ovvio, visto che si parla di interviste: a chi? ai vetrinisti? agli insegnanti? ai tipografi? Una cosa è se si chiede un "parere" (MA SU COSA ANCORA NON è CHIARO) del tutto personale, una cosa è se si decide di intervistare qualcuno. E poi cosa vuol dire per un insegnante - scusate ma questa è la mia categoria- accreditarsi nel mondo del clic?
Pubblicato da: alessandra - 28.06.07 15:44
Di questo passo l'intenzione rimarrà tale seppur velleitaria. :-) Siamo al 29 quasi.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 28.06.07 16:00
"Sono abbastanza d'accordo, inoltre, col punto 3 di morgan, anzi la poca attenzione generale alla "quantità dello scrittore" è una delle ragioni della diffidenza di cui parlavo: se io TI intervistassi, mozzi, partirei appunto dal dato della tua "quantità", che non corrisponde affatto alla quantità dei libri che hai pubblicato, e me ne fregherei del tuo prossimo libro, come di ogni novità editoriale in senso specifico. Ragionerei sulla presenza, sulla capacità di incidenza dello scrittore, sul suo modo di stare al mondo (o di stare in questo clic, vedi tu), più che sull'opera singola."
Così disse Untitled. Parlò dello scrittore.
A me interessa di più il vetrinista.
Pubblicato da: Bugatti - 28.06.07 16:15
oh, iannozzi: se mozzi apre ar dibbattito, mica che ci può dare una botta in testa dopo SOLI tre giorni!
alessandra: per un insegnante o per un tipografo non so bene, ci penso su. Ma per esempio un recensore che si sente anche un po' critico, il presidente di un'associazione di lettori che fonda una rivista letteraria, uno scrittore che vuol diventare editore, un correttore di bozze che studia da editor, un editor che aspira a diventare direttore di collana, un lettore che mette su una libreria, un giornalista che sotto falso nome fa il traduttore: tutti questi personaggi stanno, o vogliono entrare, o si chiedono con più o meno interesse come si fa ad entrare, dentro al clic. E credo che nel campo letterario di ruoli fluidi, o non ben precisati, ce ne siano tanti, e che molti abbiano anche qualche ragione d'essere perché no. Non conosci insegnanti che amerebbero scrivere su un quotidiano, per esempio? o tipografi che potrebbero benissimo diventare art director in una casa editrice? o bibliotecari che si occupano a tempo pieno della segreteria di un premio letterario?
Certo che il panorama-clic, descritto così, inizia a essere inquietante, e anche un po' un casino a livello gerarchico... Per alcuni, certo - per me non tanto, ovviamente: ci godo quando un ordine gerarchico va in confusione. E lo stesso credo valga, ad esempio, per molti lettori di vibrisse, che infatti spesso ne diventano collaboratori (o vogliamo tener fuori tutto il web-lavoro, o se vuoi il web-subbuglio, da questa storia?)
Pubblicato da: untitled io - 28.06.07 16:19
bugatti, se sono d'accordo con morgan quando parla di uno scrttore, è ovvio che parli anch'io di uno scrittore. Poi mozzi (che supponevo intervistato): lo vuoi chiamare "scrittore", così tout court?
Pubblicato da: untitled io - 28.06.07 16:22
Ma Mozzi deve puntarvi il faretto direttamente negl'occhi e sputarvi addosso il fumo delle sue sigarette puzzolenti. ^____^ E torturarvi con piume d'oca e tutti i tg di Emilio Fede per farvi parlare. ^_____* E' l'unica. Giulio, pensaci.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 28.06.07 20:27
In realtà, a me pare che tutto si srotoli sotto i nostri occhi assuefatti. E mi pare che questo sia abbastanza evidente a tutti, tanto che, leggendo qua e là fra post nati per gemmazione (fra cui il mio
) e relativi commenti, le riflessioni più comuni gravitano attorno a un cardine: si accede alla grande editoria per raccomandazione. C’è chi insinua velatamente e chi pone l’accento sullo stereotipo italiano del “mi manda...”.
Ora, io credo sia necessario fare un passo indietro e partire non dalla tanto anelata pubblicazione, ma dalla scrittura che fa lo scrittore. Se, invece, voialtri partite dal presupposto che avendo pubblicato un libro si assurge automaticamente al ruolo di scrittore e quindi si può avere l’arroganza di pretendere di entrare nella rosa permanente della grande editoria, allora molto probabilmente non ci incontreremo mai.
Posto tutto ciò, credo sia necessario, prima di capire come entrare nel sogno editoriale, capire come si diventa scrittori; questo è, a mio avviso, il punto di partenza. Mi hanno insegnato che quando hai fame vuoi il pane, quando hai il pane vuoi il condimento; quando hai sete vuoi l’acqua, quando hai l’acqua vuoi il vino. Spesso, tuttavia, ho l’impressione che in troppi vogliano il condimento e il vino perché persuasi di avere già il pane, quando invece hanno solo poche briciole. E allora, vogliamo partire dal fare una cernita? Basta ch’io mi guardi attorno e solo fra le persone che conosco ci sono almeno quindici scrittori emergenti. Se moltiplichiamo questo numero per dieci siamo a centocinquanta scrittori emergenti (l’esempio è più che probabile). Ora, possibile che questi centocinquanta scrittori emergenti siano tutti dei geni incompresi? Possibile che tutti abbiano il diritto incontestabile di accedere alla grande editoria? Ci sono sogni che restano tali, anche quando applichi alla lettera il saggio proverbio: aiutati che il ciel ti aiuta.
Giulio, ammesso che la tua operazione approdi a risultati soddisfacenti, pensi veramente che si srotoleranno i tappeti rossi? E per chi?
Spesso ho letto di accuse alla grande editoria che preferisce pubblicare i “già noti”. Sarà che faccio la pubblicitaria e quindi capisco bene – dato il mercato – i problemi odierni dell’editoria e capisco, altresì, l’esigenza di “puntare su un cavallo vincente”; sarà che sono pragmatica e cinica e quindi vado oltre l’emozionalità, ma mi domando e vi domando: perché secondo voi il grande editore dovrebbe interessarsi a libri che stentano a entrare nel mercato? Per distribuire la “cultura vera”? Perché tutti hanno diritto alla loro fetta di torta? Per distribuire equamente le ricchezze?
Temo che la nostra letteratura si sia adeguata troppo al concetto di differenziazione segmentandosi al punto di creare un’enorme varietà di nicchie all’interno delle quali si sono collocati i vari scrittori emergenti. E si va allargando a vista d’occhio tanto che almeno una volta in ognuno è sorto il dubbio: posso scriverlo anche io un libro?
Pubblicato da: Assunta Altieri - 29.06.07 00:07
Ho perso il filo!!! Giulio, per favore, "CLICCA" e riassumi.... certo che più che una galassia 'sto clic appare come una nebulosa.....
Pubblicato da: mimmo - 29.06.07 08:39
Per Caracaterina. La tua domanda è: "Se tutti sanno già la risposta, allora che senso ha fare le domande?". Secondo me non è vero che "tutti sanno già la risposta". In che modo funzionino i processi di selezione dentro al campo letterario, secondo me non è cosa che "tutti sanno già". A meno che non si scambino rappresentazioni generiche e sintetiche per effettiva conoscenza.
Ad esempio: nel campo letterario c'è un continuo lavoro dei maschi per escludere le donne dai luoghi di potere e di successo? Rispondo: sì, mi pare proprio che ci sia, questo lavoro. Se voglio però sapere come questo lavoro viene messo in atto, quali sono i suoi meccanismi specifici, quali sono le rappresentazioni condivise grazie alle quali trova consenso, eccetera, allora devo fare ricerca.
Altro esempio: è vero o non è vero che il libraio indipendente viene progressivamente marginalizzato, sia facendogli una concorrenza spietata (e per certi versi sleale) sia costringendolo, per sopravviere, a banalizzare l'assortimento (cioè a non essere più, di fatto, indipendente)? Rispondo: a occhio, sì. Ma se voglio sapere come questo avvenga, attraverso quali scelte degli operatori tendenzialmente monopolisti, attraverso quali meccanismo che *sembrano* essere di libero mercato (e non lo sono), allora devo fare ricerca.
Per più d'uno. Ridurre la mia proposta alla "raccomandazione dello scrittore" mi pare una cosa inaccettabile. Idem, ridurre tutta questa cosa a come uno scrittore o preteso tale possa entrare "nel sogno editoriale", mi pare pure una cosa inaccettabile. (Tra parentesi: Assunta Altieri, in particolare, mi sembra critichi una proposta che non è quella che io ho avanzata qui; anche se, ovviamente, la rappresentazione sociale secondo la quale "tutti possono diventare scrittori" avrà anch'essa un ruolo nell'organizzazione del campo letterario).
Per Alessandra. Dici che non ti è chiaro il senso della proposta, "a meno che tutto questo non serva a 'smascherare' i poteri". Ora, se io propongo di fare un lavoro per capire come funzionano i sistemi di inclusione, esclusione, successo e regresso nel campo letterario: è inevitabile che si arrivi a una descrizione del funzionamento dei poteri.
Tu peraltro, se sei un'insegnante nel campo delle lettere, sei dentro al campo letterario.
Pubblicato da: giuliomozzi - 29.06.07 09:50
sto cominciando a capire un pochino di più. all'inizio non era troppo chiaro.
Pubblicato da: andrea branco - 29.06.07 10:27
Scusate se mi intrometto. Ho cercato di seguire la discussione, ma non sono riuscita a tirarne le fila perché ho l'impressione, tutta personale, che il dibattito si sia allargato ed acceso in modo incoerente al punto di partenza. Mi sarebbe piaciuto partecipare, ma mi rendo conto che non ho gli strumenti adatti. Qualcuno mi ha dato della scrittrice di fantascienza... non lo sono. Scrivo da tanti anni, ho spaziato in molti generi, anche la fantascienza. Ho adoperato la metafora della STANZA DEI BOTTONI perché mi sembrava adatta per definire quel sistema che Giulio Mozzi vorrebbe renderci più palese, se non più accessibile. Poi, per rispondere ad ALCOR che non conosco se non per averla vista spesso citata da Remo Bassini: non voglio entrare nella stanza dei bottoni, non voglio fare l'editore. Vorrei invece trovare un editore che sia in grado di fare il proprio mestiere, che abbia voglia di mettersi in gioco, che abbia fiuto per un manoscritto e che non aspetti semplicemente che gli venga raccomandato da tizio o da caio. Vorrei pubblicare, Alcor, con una casa editrice più grande ed operativa di quella con cui attualmente pubblico. Vorrei avere una vera distribuzione e un minimo di supporto a livello di promozione. A questo punto mi chiederai: perché? Perché scrivo, Alcor, e uno scrittore vuole che ciò che scrive sia messo a disposizione di chi legge. Non mi sembra tanto difficile da capire, tanto meno velleitario. Se poi il fatto di chiamarmi Laura Costantini ed essere un'emerita sconosciuta ai più significa essere velleitaria, allora lasciamo che i nomi in libreria restino quelli di sempre. E buon divertimento.
Grazie dell'ospitalità, Giulio.
Laura Costantini
Pubblicato da: Laura Costantini - 29.06.07 11:53
Potrebbe essere interessante, all'inizio di questo percorso, un'auto-intervista di Giulio Mozzi incentrata sulle procedure che gli hanno valso l'ingresso nel "clic". O no?
Pubblicato da: Carlo Cannella - 29.06.07 14:17
Torno per rispondere a Laura Costantini, e solo per fugare l'impressione, sbagliata, che nelle parole "non la conosco" ci fosse qualcosa di negativo.
Non è così, semplicemente non la conosco, una mia mancanza.
E non mi è mai venuto in mente di pensare che chiedere una maggiore visibilità del proprio lavoro sia velleitario.
Resta il fatto che non credo alla stanza dei bottoni, soprattutto per quanto riguarda gli scrittori.
Non credo neppure che l'editoria sia un luogo tutto maschile, vedi Sellerio, Nottetempo, Bompiani, Piemme, E/O, per non parlare delle numerose direttrici di collana, segretarie di redazione, redattrici, traduttrici, agenti.
Non credo - almeno così, a occhio - che la presenza delle donne nell'editoria sia minore di quella delle donne negli altri settori. Credo anzi che nella politica siano molto meno, né vedo molte donne tra i chirurghi, e men che meno tra i manager.
Ma questo sarebbe un altro lungo e complesso discorso.
Buona discussione.
Pubblicato da: Alcor - 29.06.07 14:27
Ho cominciato a scriverla. Ma penso che dovrei essere intervistato da qualcun altro.
http://www.vibrissebollettino.net/archives/testi/autointervista.pdf
Pubblicato da: giuliomozzi - 29.06.07 14:32
Rientro un attimo nella stanza, per una precisazione sul ruolo degli insegnanti nel clic. A me pare, ora come ora, un ruolo piuttosto passivo. Sì, è vero, untitled, che tanti insegnanti vorrebbero scrivere in un quotidiano, manon credo che sia questo quello a cui pensa giulio quando dice che un insegnante ( solo di materie letterarie? Bho!) è comunque nel campo letterario. Credo di esserci relativamente anche alle scelte editoriali che faccio quando vado a scegliere un libro di testo piuttosto che un altro o quando mi interrogo sulla necessità/obbligatorietà della scelta di un libro di testo. Oppure quando faccio una lista di libri che secondo me si dovrebbero leggere. Insomma il mio esserci dentro ha più a che fare con le mie scelte o con il canone che trasmetto piuttosto che con eventuali mie velleità artistiche. Resta però il problema di quanto questo mio essere nel campo letterario sia riconosciuto dall'esterno, quanto cioè io venga vista più come una che deve adottare un libro e stop, senza tante competenze diverse.
Pubblicato da: alessandra - 29.06.07 18:24
Un'autointervista, per me, non ha nessun valore.
Meglio se sia qualcun altro a farti delle domande scomode, possibilmente qualcuno che non conosci, che non hai conosciuto o che se conosci molto ma molto alla lontana. Altrimenti che senso avrebbe?
Non ti preoccupare, non mi sto proponendo volontario.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 29.06.07 18:46
Alla ri-veloce (e nuove scuse): per giulio: ripeto, la mia era un'ipotesi obliqua, ovvero non era la mia. Era un modo per sottolineare la cristallizzazione di certe posizioni e autorappresentazioni che mi sembra di leggere. Grazie comunque per i chiarimenti.
per alessandra: quella dell'insegnante NON è una posizione passiva nel clic. Ora non posso argomentare ma osservo solo che c'è la tendenza a mettere al centro del clic lo "scrittore". Per me al centro del clic sta il "libro" (cartaceo o no, qui ci sarebbe altra discussione da fare). Il "libro", la sua produzione (fin dal suo concepimento - non come "opera" idealisticamente intesa ma come "prodotto") la sua circolazione. Il suo acquisto da parte di qualcuno. Tutto ciò che concerne questi aspetti sta nel clic. O no?
Pubblicato da: caracaterina - 29.06.07 18:48
leggo soltanto adesso questo post programmatico di Giulio e mi dico che cercare di indagare i canali attraverso i quali si entra a far parte del sacro mondo della letteratura/editoria italiana contemporanea è molto stimolante. soprattutto perché io modestamente molto spesso ho il dubbio che molti dei ruoli strategici siano ricoperti da persone di scarso spessore o comunque da gente che se facesse un altro mestiere non lascerebbe grandi vuoti. e mi chiedo anche, magari semplificando, ma se dovessimo quantificare il numero di persone che orbitano nel clic, a che numero arriveremmo? voglio dire, ne faremmo tutti parte anche essendo magari soltanto lettori? finanche lettori (e quindi "acquirenti" potenziali?)
Pubblicato da: gianluca minotti - 29.06.07 20:43
Salvo da una mail che ho inviato ieri a Giulio Mozzi:
CHI E' FUORI DAL BRANCO, PUO' NUTRIRSI SOLO NEI BIDONI DELLA SPAZZATURA. IN CAMPO LETTERARIO, ANCHE CHI E' NEL BRANCO.
Nei casinò, alla lunga, tutti gli scommettitori ci rimettono la camicia. Ogni tanto fanno vincere qualcuno per attirare altri scommettitori. Nelle case editrici riempiono di soldi qualche scrittore non perchè valga ma per attirare lettori.
Il gioco è questo. Se siete d'accordo, smettetela di lamentarvi e piantamola qui.
Pubblicato da: Felice Muolo - 30.06.07 09:11
Per Alessandra: sì, intendevo dire appunto quello. Tu sei dentro il campo letterario in quanto sei un soggetto che acquista libri e, soprattutto, ne fa acquistare; ha una responsabilità della formazione alla lettura di un certo numero di giovinetti; eccetera. Che poi questo tuo lavoro venga misconosciuto, ovvero venga considerato solo dai responsabili del marketing delle aziende che fanno libri per la scuola, è un'altra faccenda.
Sul conto di Felice Muolo. Felice Muolo ha inserito a ripetizione, qui in vibrisse e nella Bottega di lettura, annunci pubblicitari dei suoi libri (alcuni di questi, scritti in carattere tutto maiuscolo). Io li ho cancellati, così come cancello gli annunci pubblicitari di viagra, siti di incontri, proposte di viaggi in Turchia e quant'altro. Ieri o l'altro ieri scrive a me personalmente, invitandomi ad acquistare i suoi libri. Io gli rispondo invintandolo a smettere di inserire messaggi pubblicitari in vibrisse e dintorni. Lui mi risponde dicendomi che ciò che gli sto insegnando è, appunto, che "chi è fuori dal branco, può nutrirsi solo nei bidoni della spazzatura. In campo letterario, anche chi è nel branco". Gli ho risposto poco fa ricordandogli i due articoli della Netiquette da lui violati: il terzo (Non usare i caratteri tutti in maiuscolo nel titolo o nel testo dei tuoi messaggi, nella rete questo comportamento equivale ad "urlare" ed è altamente disdicevole) e il nono (Non inviare tramite posta elettronica messaggi pubblicitari o comunicazioni che non siano stati sollecitati in modo esplicito).
La cosa divertente è che, dei libri di Felice Muolo, uno lo avevo acquistato. Prima che lui cominciasse a spedire questi messaggi pubblicitari.
Pubblicato da: giuliomozzi - 30.06.07 09:22
Gentile Giulio Mozzi, in privato lei mi ha scritto di averla accusata di essere UNO CHE VUOLE che chi è fuori dal branco (ma anche chi è dentro)possa nutrirsi solo nei bidoni eccetera. Io, gentile Giulio, non l'ho accusata di niente (non mi permetterei mai). Ho espresso solo una opinione, se vuole FUORI LUOGO, in campo editoriale. Lo spunto mi è venuto, guarda caso, dalle lamentele di Elisabetta Liguori, la quale, nonostante sia supportata, sostenuta ed elogiata da molti suoi amici ben piazzati in campo editoriale, non riesce a imporsi come vorrebbe. Questo intendevo: uno scrittore, che abbia o meno amici che credono in lui, riuscirà ad emergere fino a un certo punto, a meno che non abbia dietro di se una casa editrice di una certa portata disposta a suonare la grancassa per lui. Se non avevo o non ho chiarito bene il mio pensiero, chiedo scusa. Per quanto riguarda, gli spot pubblicitari, mi assumo ogni colpa: pensavo di fare della goliardia.
Pubblicato da: Felice Muolo - 30.06.07 18:52
giulio, mi leggerò con calma il post, anche se la narrativa italiana non è proprio il mio campo, ma mi interessa e indirettamente mi riguarda. e a proposito di campo, sono una sentimentale, quando vedo qualcuno che mette in campo bourdieu e la categoria di campo anche con una certa precisione, e anche se per proporne una alternativa, mi commuovo.
temo che le interviste possano non essere sufficienti, ci sono interlocutori troppo accorti per lasciarsi sempre andare nelle risposte. una bella osservazione partecipante, ci vorrebbe, ma come?
Pubblicato da: barbara68 - 01.07.07 09:50
una domanda:
come si fa a scrivere qualcosa con la certezza assoluta di non essere pubblicati, di non diventare famosi e di non essere richiesti dalle maggiori case editrici? c'è un metodo sicuro o il rischio di venire notati, seppur minimo, sussiste comunque?
Pubblicato da: scrittore immergente - 02.07.07 01:35
Ci sarà sempre un editore a pagamento che ti farà un'offerta.
Pubblicato da: giuliomozzi - 02.07.07 09:25
ciao giulio, ho letto la tua autointervista, è molto interessante, sembra un'autobiografia letteraria. cavoli, l'hai interrotta proprio sul più bello, l'incontro con laura pugno, e m'è rimasta la curiosità di vedere come prosegue.
Pubblicato da: sergio garufi - 02.07.07 14:27
Come nei film di una volta, che a un certo punto c'era la dissolvenza...
Pubblicato da: giuliomozzi - 02.07.07 15:54
speriamo che arrivi presto il seguito. quanto agli editori a pagamento, ho una mia idea: ma sono uno scrittore immergente, li farei fallire tutti.
Pubblicato da: scrittore immergente - 02.07.07 19:16
"Gli indifferenti" di Moravia fu accettato solo da un editore a pagamento. Basta questo, per salvare la categoria?
Pubblicato da: giuliomozzi - 02.07.07 20:46
No
Pubblicato da: gianluca minotti - 02.07.07 21:02
il fatto che fossero proprio "Gli indifferenti" mi pare profetico: titolo ed editore in sintonia perfetta!
Pubblicato da: scrittore immergente - 03.07.07 11:22
Immergente, perché non ti firmi con nome e cognome? Mi hai detto in privato chi sei, e trovo curioso che ci sia una conversazione pubblica in cui io so chi tu sei e gli altri no.
Pubblicato da: giuliomozzi - 03.07.07 12:04
ma così rischio di emergere:-)
e va bene sono quello che si immerge qui: www.lapoesiaelospirito.wordpress.com.
Pubblicato da: scrittore immergente - 03.07.07 12:23
Progetto ambizioso e stimolante, vorrei però essere sicuro che Mozzi, in definitiva, non stia solo cercando qualcuno che gli pompi l’ego con un’intervista.
(Cfr.“Ho cominciato a scriverla. Ma penso che dovrei essere intervistato da qualcun altro.")
Se non è così, suggerisco di insistere. Dopo quel capolavoro di sociologia del costume letterario italiano che fu “L’industria del genio italico” di Umberto Eco, non è più stato tentato niente del genere. Ma era troppo semplice occuparsi, spernacchiandola, della “quarta dimensione”. Approfondire la molteplicità dei rapporti di forza immanenti alla terza, seconda e prima dimensione (e chi ha presente quell'articolo sa di che parlo), penetrare la nebulosa delle mille forme di consenso minuto o molecolare che soggiacciono al "c.l.i.c.", è altra cosa; problematica anche per uno come Eco.
Mozzi è tra i pochi che, volendo (e sottolineo 'volendo'), potrebbe riuscire nell'impresa. E senza tutto il sostegno che invoca.
Pubblicato da: Livermore - 03.07.07 20:12
Caro dottor Mozzi,
io mi sono occupato tutta la vita di trattori, e non da tecnico ma, se così si può dire, da “collezionista impuro”. Cioè: ho mescolato la mia attività di psichiatra dilettante a quella di studioso della Trattoristica Universale. Il collezionismo è una specie di “trattoristica applicata”, un laboratorio.
Naturalmente ho scritto numerosi trattati (non tanto sul trattore quanto sulla trattoristica in sé) che sono stati regolarmente ignorati dalla grande editoria (come dalla piccola).
Lei mi dirà che il mio campo è un fazzoletto di terra. Sbaglia dottore. Se la mia opera avesse la fortuna di uscire (almeno postuma) credo che rivoluzionerebbe se non altro la psichiatria.
Nedo Vannini
Pubblicato da: nedovannini - 04.07.07 08:17
Per Nedo Vannini. (Non sono dottore).
Lei sembra dare per scontato che i suoi trattati di trattoristica siano dei buoni trattati; e che siano stati respinti da grandi e piccoli editori nonostante siano dei buoni trattati.
Potrebbe non essere cosi'. Potrebbero essere dei cattivi trattati. Ha presa in considerazione questa ipotesi?
Pubblicato da: giuliomozzi - 04.07.07 11:52
Vede Mozzi, io (invece) purtroppo sono dottore. Non è una disgrazia in sé. È, diciamo così, una responsabilità aggiuntiva e degenerante. Faccio presente ai miei pazienti (per onestà) che io sono uno psichiatra assolutamente dilettante (sebbene non mi si possa definire amatoriale, dal momento che io non amo affatto il mio cosiddetto mestiere). E – lei lo capisce meglio di me – il diletto non è che una sottospecie di amore: un amoretto. Ma lasciamo stare…
Vede Mozzi, i miei trattati di Trattoristica Universale non possono nemmeno venir letti dalla cosiddetta Editoria (bassa media o alta che sia) semplicemente perché nessuno ha gli strumenti per penetrare in una scrittura tanto complessa. Su questo fatto ho meditato a lungo, e addirittura avevo pensato di scrivere una specie di grande prefazione. Un tomo a sé dal titolo: “L’impervietà della trattoristica universale”. Insomma, la mia Opera soffre per così dire di una forma congenita di impubblicabilità. E guardi – glielo dico per esperienza – le forme congenite sono sempre incurabili, o, nel migliore dei casi, pseudocurabili. L’unica terapia possibile è quella sintomatica.
Dottor Nedo Vannini
Pubblicato da: nedovannini - 04.07.07 14:45
eppure chissà quanta gente è interessata ai trattori. basterebbe fare un sondaggio che stabilisse con una certa approssimazione se chi è interessato ai trattori sia disposto a leggere trattati sulla trattoristica. così a naso, si potrebbe pensare a un interesse maggiore per la trattoria, ma resta tutto da dimostrare.
Pubblicato da: scrittore immergente - 04.07.07 20:44
Lei, scrittoreimmergente, dev’essere un caso clinico molto particolare. Il suo Io è ovviamente scisso (ma questo sarebbe normale). Ecco la sua inquietante originalità: mentre uno scrittore emergente emerge lui stesso, lei, come scrittore immergente, in realtà immerge gli Altri (scrittori e non). Si tratta di un delirio di onnipotenza? Direi di sì, perché c’è un’identificazione (probabilmente coatta) con una specie di Brodo Primordiale (o brodo di coltura che dir si voglia).
In ogni caso bisognerebbe capire se lei è compreso negli Altri, dunque se si autoimmerge in un rito tutto sommato socializzante, oppure se sta all’asciutto. Non è una differenza da poco.
Per quanto riguarda la Trattoria sfonda una porta aperta. La Trattoria è una branca (o branchia?) della Trattoristica Universale. E guardi che qui il Fernet emerge praticamente da solo dal cosiddetto (superatissimo) inconscio collettivo. E cosa crede che sia questo Inconscio Ecumenico? Nient’altro che un’incoscienza allo stato liquido. Come vede si torna sempre a un fatto immersivo/emersivo.
Mi faccia sapere.
N.V.
Pubblicato da: nedovannini - 05.07.07 07:59
una metafora del liquido amniotico?
una dottrina Ristorante, soprattutto nella calura di questi giorni.
Pubblicato da: scrittore immergente - 05.07.07 08:11
Tra il Ristorante e la Trattoria c’è una differenza che nessuno può misurare. Anzi: solo un agrimensore potrebbe farlo. Purtroppo gli agrimensori non esistono più.
Diciamo che è una distanza agreste. E a questo punto lo strumento metrico (lo Strumento Umano) non può che essere il Trattore.
Caro scrittoreimmergente, non esistono liquidi amniotici ma solo brodi di coltura. E non esistono metafore ma solo pirofile per oche e pollame di media grandezza. I grandi bovini andrebbero bolliti in vasche troppo grandi per la nostra ormai modesta immaginazione.
La invito comunque nel mio ambulatorio, a Cascine di Buti, per un consulto assolutamente informale e gratuito.
Nedo Vannini
Pubblicato da: nedovannini - 05.07.07 13:27
mi piacerebbe molto poter venire, se non altro per svagarmi un po' con una gita. ma temo che lei, passando dalla teoria alla pratica, venga colto da un raptus improvviso (gli psichiatri ne soffrono) e mi passi sopra con i suoi trattori. quindi la saluto cordialmente, anche a beneficio dei lettori, perché nel Ristorante o Trattoria che dir si voglia, potrebbero rimanere solo gli stufati.
le auguro le migliori campagne.
Pubblicato da: scrittore immergente - 05.07.07 13:57
Mi è venuta voglia di scrivere un saggio sulla Ristorìa. E poi un romanzo: "Il trattorante".
Pubblicato da: nedovannini - 06.07.07 08:14
Per il dottor Nedo Vannini
Si rivolga alla Domus, casa editrice di Tuttotrasporti. E si proponga per uno speciale sui trattori.
Pubblicano anche un inserto dedicato ai ristoranti per i camionisti. Può unire le due cose: trattori e buona cucina.
P.S. non accettano né romanzi, nè saggi, quindi dovrà adattarsi ai desiderata dell'editore che ha in mente un target specifico di lettori.
Guardi che in passato anch'io ho lavorato per loro. Intervistavo gli autisti e i padroncini. Un po' scomodo raggiungerli se abita a nord di Milano perché bisogna percorrere tutta l'autostrada.
Se fossi un editore, un saggio come il suo lo pubblicherei di corsa, ma con taglio assolutamente ironico, piacevole e divertente.
Pubblicato da: Angelo De Lorenzi - 17.07.07 12:21
Pardon, "bisogna percorrere tutta la tangenziale", non l'autostrada.
Pubblicato da: Angelo De Lorenzi - 17.07.07 12:22