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09.05.07

Spettri in città

di Mauro Baldrati

poesiedipace_barbone.jpgOggi sull’autobus è salito uno spettro. Era anziano, vestito con un cappottane nonostante il caldo, sporco, malandato. Borbottava da solo, e mi è venuta in mente la prima pagina di Eragon, l’imponente romanzo per ragazzi di Cristopher Paolini: “Uno Spettro, alto e flessuoso, alzò la testa per scrutare l’aria; aveva sembianze umane, ma i suoi capelli erano cremisi e gli occhi rossi erano come braci incandescenti." Il mio spettro era alto, anche se non proprio flessuoso, era anzi curvo, e la testa, più che alzarla per fiutare l’aria, la scuoteva con gesti bruschi e scoordinati. In quanto ai capelli, forse non erano cremisi, ma di un colore indefinito, un marrone con sfumature nere, ma anche verdastre. Gli occhi erano effettivamente rossi, ma con tutta probabilità dipendeva dai capillari dilatati dall’abuso di Tavernello. Puzzava, di vino, di sudore, di muffa, di stallatico, e le persone cercavano di stargli lontano, di non entrare in contatto con lui. Dopo qualche istante qualcuno si è accorto di qualcosa di strano e c’è stato uno sbandamento generale.

Lo spettro di Eragon “nella mano stringeva una lunga e pallida spada"; invece la spada che il mio spettro stringeva in mano non era “lunga e pallida", ma tozza e molle: un topo spappolato, sanguinolento. Lo reggeva così, senza fare nulla, con la mano imbrattata di sangue e di interiora. Le persone cercavano di fargli il vuoto intorno, ma non era possibile con l’autobus strapieno, come al solito. Una signora è scesa immediatamente, tutti mormoravano, e anch’io sono inorridito. Ho pensato alle infezioni e alle malattie che forse diffondeva nell’autobus, ho pensato di tutto. Ho pensato: come si era ridotto così? Come può un uomo trasformarsi in uno spettro? Poteva ancora scendere i gradini dell’emarginazione e della follia? E’ solo colpa del mondo oppure anche lui è in parte responsabile della distruzione della propria umanità? Mi sono venute in mente le pagine bellissime e terribili della sezione centrale di Manituana, dove si descrive la Londra del 1775, una immensa cloaca buia, puzzolente, fangosa, popolata da mostri, da ombre: “cinque spettri marciavano allineati sul limitare di un fosso (...) Risa sguaiate che non parevano umane". Il mio spettro sembrava uscito da quelle pagine, da quel mondo senza tempo e con lo spazio a brandelli. Rideva, ma le sue risa più che sguaiate erano aliene, dementi, probabilmente indirizzate al topo. Ho anche cercato di capire se provavo pietà per lui, o compassione, ma questi sentimenti erano così contaminati dal senso di repulsione che non sono riuscito a trovare una risposta certa.

(Su Manituana segnalo una recensione di Roberto Saviano qui)

Pubblicato da Mauro Baldrati, il giorno e l'ora: 09.05.07 10:23

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