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29.04.07
I fatti di Rignano Flaminio / Altri articoli
Segnalo alcuni articoli disponibili in rete, nei quali si dichiarano sui fatti di Rignano Flaminio perplessità simili a quelle che io stesso ho dichiarate in un articolo di un paio di giorni fa. [altri articoli in vibrisse sullo stesso argomento]
Caccia alle streghe a Rignano Flaminio?, di Giuseppe Regalzi.
Un vago sentore di fuffa, di Matteo Bordone.
Orrore a Rignano Flaminio... o no?, nel sito Contaminazioni.
Io, pedofilo (memoriale del processo), di Marco Rovelli.
Inquietudini, di Loredana Lipperini.
Un articolo apertamente innocentista (l'unico che abbia trovato):
Quella villa accanto all'asilo, di Marco Dimitri.
Un interessante confronto:
Pedofilia di Massimiliano Frassi, "il blog più letto nel campo della lotta alla pedofilia" (ipse dixit).
Centro di documentazione Falsi abusi sui minori, "per un'autentica tutela dei bambini e una corretta informazione" (ipsi dixerunt).
[01.05.07. aggiungo:]
Io-non-so-nulla, di Leonardo.
In Carmilla, alcuni estratti dal libro di Luther Blissett Lasciate che i bimbi, con un po' di informazioni sui pretesi "abusi rituali satanici" e sui casi di "sindrome del falso ricordo" (negli Stati uniti d'America).
"La vera storia dei pedofili di Rignano Flaminio" (titolo notevolmente autolesionista), nel sito Il giustiziere: la fabbrica dei mostri di Stefano Zanetti, in varie puntate: [1], [2], [3], [4], [5]
Rignano Salem, provincia di Roma, nel sito Dago Red.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 29.04.07 15:00
Interventi
«...la dottoressa Marcella Battisti Fraschetti, la psicologa nominata dal pubblico ministero che il 6 marzo scorso è stata interrogata proprio su questo punto. «Dopo averli sentiti e osservati — ha affermato — posso escludere ipotesi di mitomania o altro nei genitori. I loro racconti (dei bambini, ndc) sono incentrati sullo stupore per quanto avvenuto e sull'incredulità dei fatti. I bambini hanno paura nel riferirli e i genitori non hanno alcun gusto nel farlo. Escludo pure forme di fantasticheria in riferimento ai minori, anche perché non è il fenomeno di un nucleo familiare, bensì uno stesso fenomeno di nuclei familiari completamente diversi socialmente e culturalmente e con componenti analoghe in tutti i bambini che non possono, per la piccolissima età, avere strategie unitarie».
(..)
«Nella sua richiesta di arresto il pubblico ministero rivela che nel 2005 la maestra Patrizia Del Meglio «fu ricoverata presso l'ospedale psichiatrico San Raffaele di Milano e si è in attesa della trasmissione delle cartelle cliniche» per accertare che tipo di disturbi avesse. Durante l'interrogatorio avvenuto agli inizi di febbraio la donna ha negato di assumere psicofarmaci, ma — scrive il pubblico ministero nel provvedimento con cui sollecita la sua cattura — «nelle telefonate intercettate con il marito Gianfranco Scancarello e con la figlia, la donna viene più volte invitata a prendere "i farmaci di cui hai bisogno" e il suo medico curante ha ammesso di averglielo prescritto». Si tratta proprio di quel medicinale che, dice l'accusa, è stato iniettato ai bambini «per calmarli»
(dal «Corriere della Sera» 29 aprile 2007)
Pubblicato da: marco v - 29.04.07 16:15
I fatti. Le regole, la deontologia, la giustizia e le sue regole. Mi sembrano questi gli elementi che ruotano intorno a questo fattaccio. Vorrei partire dai mass media, se non altro perché ho sempre fatto la giornalista nella mia vita, scontrandomi anche con casi che avevano a che fare con minori e abusi in un’epoca in cui il sociale andava meno di moda ( con le storie dei poveracci non si faceva carriera).
Rignano Flaminio: magistratura – giornalisti. Un binomio che è ormai una consuetudine, un binomio che nel circo mediatico manovra cio’ che dovrà andare in pasto a un’opinione pubblica da “drogare” di sensazionale.. E tutto cio’ senza un rispetto di regole deontologiche, di regole morali. Si, morali. Perché un giornale che non ha una morale non è un giornale. E un magistrato che non si attiene alle regole della riservatezza non rispetta lo Stato di diritto. Questo è il garantismo che andrebbe adottato verso qualunque cittadino indagato. Un cittadino sul quale non è stato emesso un giudizio di colpa. Anche se su questo cittadino grava l’ipotesi di un reato come la pedofilia. Questa dovrebbe essere la regola. Regola a dir poco infranta in nome di un’ intervista sul giornale rilasciata dal giudice di una procura di provincia che chissà quando riavrà un’occasione cosi’ ghiotta. Regola infranta quotidianamente da una stampa sulla quale pesa la responsabilità morale e politica di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica su fatti sensazionali.
Io non so, come non lo sanno altri giornalisti, il vero o il falso di questa vicenda. Mi limito a dire che nell’epoca in cui iniziai il mestiere qualcuno mi insegno’ che prima di pubblicare una notizia essa andava verificata. Quel qualcuno insegno’ a tutti quelli della mia generazione che eravamo cani da presa, nel senso che non ci si accontentava della velina dei carabinieri o della dritta di un magistrato, o di un avvocato. Ci insegnavano a mettere insieme gli elementi. A sentire tutte le campane. Perché solo lavorando sui fatti si poteva fornire una buona informazione ai lettori, evitando di sbattere mostri in prima pagina senza averne uno straccio di prova ( che spesso i giornalisti si cercavano da soli). Ora lo scenario è diverso. E capita cio’ che racconta Remo Bassini nel suo post.
E’ casuale? Si tratta soltanto di una cattiva informazione?
Lucio Angelini in due righe ha fornito un elemento utile alla discussione: il processo Sme, e l’assoluzione di Berlusconi. Ora non sto qui a fermarmi sul personaggio Berlusconi, poteva essere Prodi, ma come dice Travaglio nel suo libro siamo di fronte a una casualità divenuta consuetudine: la scomparsa dei fatti. Nel circo mediatico l’attenzione è su una vicenda talmente grave da far passare in secondo piano questioni più politiche, che dovrebbero costringere a pensare.
Cosa dovrebbe fare l’Ordine dei Giornalisti?
Cosa ha mai fatto l’Ordine dei Giornalisti?
La deontologia è un “genere” fuori mercato. L’informazione si gioca sui numeri di pseudo apparati editoriali che col giornalismo nulla hanno a che fare, su una televisione di Stato composta da apparati redazionali di migliaia di giornalisti in gran parte parcheggiati, una televisione che ripropone gli stessi fatti in tutte le edizioni, stesse interviste, stesse veline passate dai soliti referenti istituzionali.
Ecco perché fa notizia Gatti con un’inchiesta, ecco perché l’informazione di denuncia è “delegata” a trasmissioni come le “Jene”.
Sulla questione dei minori e i mass media molto é stato detto, poco viene fatto. Anzi, nulla. Perché se la verità non é ancora accertata, amplificare il “protagonismo” di piccole vittime all’interno del circo è veramente grave. I bambini sono straordinari. Ma sanno anche mentire, e sanno usare il messaggio che viene dal mondo degli adulti, gli stessi adulti che spesso hanno comportamenti a dir poco diseducativi.
Ecco prima di scrivere un pezzo sarebbe bene pensare a tutto questo. Nella consapevolezza che vittime o eroi, spesso l’obiettivo è essere protagonisti.
Scusate la lungaggine
Pubblicato da: stefania - 29.04.07 16:31
Ricordo che Eugenio De Medio e Monica Viola hanno offerto la loro testimonianza diretta sul tema della violazione dei minori nei due testi che vibrisselibri.net consente a chiunque di consultare gratuitamente. Sono online dal febbraio scorso.
Personalmente ho tradotto e pubblicato nel mio blog la "Canzone del bambino violato", di A. Hanniger. Preciso, e sono sincero, che non intendo promuovere né me stesso, né Vibrisselibri, ma solo arricchire di documenti concreti il dibattito.
Pubblicato da: Lucio Angelini - 29.04.07 17:54
Lucio, certa della tua onestà, mi stai "provocando"nel senso buono. E sai perché? Anche tu lo sai... In Vibrisselibri abbiamo comunicato i libri di Monica e Eugenio. Due storie non solo ben scritte, ma emblematiche. Sui giornali poco e nulla. I libri sono stati da noi pubblicati nel momento sbagliato (vallo a sapere!) perché i riflettori erano su you tube, il cosidetto bullismo, ed ora Rignano. Provate a immaginare! In questa arena mediatica due storie del genere sono considerate "antiche". Si filma, si stupra, si uccide in metro', si fanno i titoli, si fa Porta a Porta. E dell'ordinaria violenza sotto i nostri occhi nessuno coglie il segno. Della sofferenza umana manco a parlarne!Ci vogliono i fuochi d'artificio, i riflettori!
Invece leggere queste testimonianze da noi pubblicate farebbe bene a tanti. Se non altro a comprendere che significa soffrire. Che significa addentrarsi nelll'universo del dolore. Che non é un titolo a sette colonne... e manco una "notizia"
Pubblicato da: stefania - 29.04.07 19:41
Mi avvicino alla questione sollevata da Giulio Mozzi con l’umiltà della ignoranza. Non ho svolto indagini, non conosco i fatti. Ma ho dimestichezza con il giornalismo essendo iscritto all’albo dei professionisti dal 1967 ed avendo ricoperto l’incarico di capo redattore di un grande quotidiano per trent’anni. Ebbene, e lo dico soprattutto a Iannozzi, quando si raccolgono testimonianze di bambini occorre essere cautissimi. Uno dei miei figli, che oggi ha vent’anni, mi raccontò, quando di anni ne aveva sei, che il maestro spesso prendeva a ceffoni gli alunni e li colpiva con la mano sinistra (all’anulare aveva un grosso anello). Chiesi conferma ad alcuni ragazzini della stessa classe e raccolsi cinque o sei “testimonianze”. A questo punto, e con la cautela che il caso richiedeva, andai a parlare con quel maestro. Il quale mi mostrò la sua mano sinistra e mi fece notare che non portava nemmeno la fede nuziale. Affrontai di nuovo la questione con mio figlio e con gli altri suoi amici. Con pazienza riuscii alla fine a venire a capo della questione: spesso il maestro, per tenerli a bada o per sgridarli, minacciava di prenderli a schiaffi. Ritornai dal maestro per scusarmi e per metterlo al corrente della verità. E lui mi confessò che era rimasto sconvolto da quelle mie sia pur caute accuse, che pur essendo ormai prossimo al pensionamento, non aveva mai vissuto una vicenda come quella e che il fatto lo induceva addirittura a riflettere sulla opportunità di prepensionarsi.
Mi hanno molto colpito le affermazioni fatte da Blackjack ma non essendo uno psichiatra non sono in grado di aprire un confronto con lui. A quelli che hanno dibattuto sul giornalismo desidero raccontare un breve episodio. Un giovane cronista fu incaricato di seguire una protesta in atto in un grande ospedale: i malati protestavano perché i pasti, forniti da una ditta che aveva l’appalto, erano scadenti. La protesta si protrasse per un paio di giorni con lancio dalle finestre dei vassoi con i pasti ed il giornale sostenne decisamente il partito dei malati. Questa protesta mi è tornata alla mente qualche anno fa, incontrando un deputato. Il quale mi raccontò che la sua fortuna era cominciata oltre vent’anni prima quando si era aggiudicato l’appalto della fornitura dei pasti in un grande ospedale, fomentando la rivolta dei malati e scalzando la ditta che aveva la fornitura. Parlava appunto della protesta sponsorizzata in assoluta buona fede dal giovane cronista e sostenuta da tutti i giornali e le radio della città (non c’erano ancora le Tv locali), di destra, di centro e di sinistra.
Pubblicato da: Ciro Paglia - 29.04.07 19:47
Caro Paglia, la domanda è: Ma i pasti com'erano?
Perché non si fomenta quello che non c'è... ;)
Pubblicato da: marco v - 29.04.07 21:06
Caro Ciro Paglia, visto che sei giornalista, alla luce anche di quanto è accaduto in questi giorni, ti chiedo: a che cosa servono gli ordini regionali della categoria?
Hai mai sentito spendere una parola su questa vicenda? Io no, fino ad oggi. Ma posso sbagliarmi. (Però in compenso hanno radiato un collega, Renato Farina, che si era già dimesso dall'Ordine)
Pubblicato da: Angelo De Lorenzi - 30.04.07 18:32
Caro Angelo De Lorenzi, due premesse doverose: mi sono dimesso dal mio giornale nel 1995 ( ero redattore capo) ed ho scelto il prepensionamento perché non credevo più, ormai dagli anni Ottanta, che era possibile un giornalismo con spazi di libertà, sia pur condizionata, e mi sono trasferito, qualche anno dopo, in Francia dove risiedo; a proposito della radiazione di Renato Farina ritengo che nessun giornalista possa essere colpito da un provvedimento di radiazione se non in presenza di una sentenza definitiva della magistratura. Così come troverei ignobile se venisse espulso qualche giornalista per il solo fatto che il suo nome è apparso nei tabulati delle spie che lavoravano per il KGB. Rifuggo da ogni tipo di crociata. Ti e mi domandi a che servono gli ordini regionali dei giornalisti? L’albo dei giornalisti fu istituito, come sai, nel 1925 come strumento di controllo fortemente voluto da Arnaldo, fratello di Benito. In quell’epoca (e si può non condividere) l’Albo aveva una finalità politica. Nel 1963 venne la legge che istituiva l’Ordine (la cui finalità è diventata di tipo corporativo) . Che oggi, con la rivoluzione tecnologica in atto, appare una residuato medievale ( peraltro inutile ).
Pubblicato da: Ciro Paglia - 30.04.07 20:13
Ormai su Vibrisse bisogna fare controinfomazione :-)
Renato Farina ha patteggiato la pena (sei mesi di reclusione), dunque la sentenza è definitiva (nonostante questo, penso che l'Ordine possa sospenderlo secondo un procedimento autonomo dalla magistratura, e penso che l'Ordine abbia finalità non solo corporative ma deontologiche, se la parola non suona troppo desueta).
Farina che faceva parte del sismi dal '99 col nome in codice "Betulla" (grazioso nome assunto nel 2004), aveva intervistato i magistrati sul rapimento di Abu Omar (in cui sono accusati uomini della Cia e del Sismi) al solo scopo di raccogliere informazioni sull'indagine. Per un giornalista è indubbiamente un comportamento gravissimo.
A margine mi chiedo perché quando si parla dello stato drammatico dell'editoria non si citano MAI casi concreti, mentre quando si parla di altro si citano SEMPRE casi concreti. Dev'esserci qualcosa che mi sfugge... :-)
Pubblicato da: andrea barbieri - 02.05.07 12:57




