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27.04.07
Fonderie Feltrinelli
[Nel Mucchio selvaggio di aprile 2007 è apparsa un'intervista di Max Stefàni a un ex direttore di Libreria Feltrinelli (ora "passato felicemente a un altro lavoro"). Si può leggerla integralmente in Effelunga, il sito dei lavoratori delle Librerie Feltrinelli. Questo qui sotto è un brevissimo estratto. gm] [altri articoli sullo stesso argomento]
[...] Ma, Cristo!, non usare più questo nome storico. Chiamale "Le Fonderie Feltrinelli"! Ormai gli operatori sono trattati da operai. Sei un numero. Se mi stai sulle palle per qualche motivo ti mando a Treviso. Tu che mi dici? Molti alla fine mollano. Esistevano una marea di part-time per esempio. Tu per lavorare la domenica vuoi 100 Euro? Vabbè, non mi servi. Stattene a casa. Prendo un part-time con contratto a 3-4 mesi a 20 ore e gli faccio fare 10 ore il sabato e 10 la domenica e mi costa di meno. Adesso anche loro sono stai tutti spazzati via dalla restrizione degli organici. Bisogna farsi un'altra domanda. Come ha fatto Feltrinelli a diventare quello che era? Perchè c'era la sensibilità di gestire bei libri e un bel catalogo e la volontà di essere vivi culturalmente. Una volta la "testata di banco" la facevo io perchè mi era piaciuto un libro sulla filosofia orientale e lo inserivo. Ne ordinavo 30 copie e lo inserivo perchè era un bel libro. Adesso quello spazio è venduto al miglior offerente. C'è Bruno Vespa da vendere. Esiste questo mito che associa al nome Feltrinelli la cultura, condizioni dei lavoratori da prendere come esempio, ma non è affatto vero. Siamo trattati come bestie. [...]
Leggi tutto l'articolo in Effelunga.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 27.04.07 22:08
Interventi
tra parentesi, quelli delle *fonderie feltrinelli* hanno rwagito con grande sportività all'intervista. mica hanno replicato, aperto una discussione, o robe così. no no. hanno semplicemente comunicato che 'il mucchio' non verrà più venduto nelle librerie, e annullato di punto in bianco alcuni incontri per presentare l''annuario', programmati da settimane. ulteriore bella figura..
Pubblicato da: ele - 28.04.07 09:07
Grazie al cielo i vibrisselibri non stanno nelle librerie.
Pubblicato da: giuliomozzi - 28.04.07 09:26
Dovrebbero provare la fabbrica, prima di dire che sono trattati come bestie. Dovrebbero provare la fatica, la distruzione totale di otto ore in un capannone nel frastuono dei macchinari e nella segatura, nella ripetizione ossessiva dello stessissimo gesto e la schiena che cede e le mani massacrate e ottocento euro al maese.. Trattati come bestie, dai, non scherziamo, non siate ridicoli.
Pubblicato da: io - 28.04.07 11:41
Provo un leggero fastidio a leggere questa intervista, lo stesso fastidio che provo leggendo alcune delle lagnanze della Scarparo. Mi spiego: sia nel caso di questo ex-direttore che nel caso della Scarparo si stratta di rivendicazioni sacrosante, siano esse per il diritto alla casa o per delle migliori condizioni di lavoro.
Traspare però un certo snobismo, un timore di venire espulsi da un'élite, da una casta percepita come superiore rispetto alla massa. La supposta degradazione da «operatori» a «operai» come se ci fosse qualcosa di disonorevole ad essere un operaio. Il disprezzo verso la fonderia, dove pure altre persone lavorano con onestà e decenza, rispetto alla libreria. La Scarparo che lascia intendere che l'idea di andare a vivere in periferia sia al di sotto della sua dignità, come se fosse un'onta andare a vivere dove vivono milioni di altre persone.
Ecco, il fastidio nasce dal sospetto, circostanziato, che sotto queste rivendicazioni di diritto si nascondano degli interessi piccoli piccoli.
P.S. Scritto da una che di recente ha cambiato lavoro, per via di motivi non del tutto scorrelati da quanto scritto dall'ex-direttore.
Pubblicato da: Pensieri Oziosi - 29.04.07 13:34
