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26.04.07

Pedofilia / Un "copione di effetti speciali sensazionali"?

di giuliomozzi

[Nota: le citazioni da Corriere e Repubblica sono riferite alle edizioni in rete. gm] [altri articoli in vibrisse sullo stesso argomento]

The Bell WitchQuesto articolo è lungo, pieno di citazioni e un po' confuso. Scrivo peraltro di una storia della quale non so quasi niente, in quanto so ciò che ne hanno scritto alcuni giornali. A Rignano Flaminio, un paese di settemila abitanti a quaranta chilometri da Roma, sei persone sono indagate (se non ho capito male, sono ora tutte in carcere) per atti di pedofilia compiuti su almeno sedici bambini (ma i bambini toccati dalle indagini sono una cinquantina). La ricostruzione dei fatti che fanno i giornali è piena di particolari: i bambini venivano portati via dalla scuola materna durante le ore di lezione, condotti in case private, e qui spogliati e obbligati ad atti sessuali, nonché a partecipare a oscene mascherate: "C'era una cucina grande, con un tavolo lungo e un letto su cui i bambini nudi (quattro) fingevano di essere i figli, mentre [la maestra] Marisa cucinava fingendo di essere la madre", si legge nell'ordinanza del gip (secondo quanto riportato da La Repubblica). "Nella villa c'era pure un signore che si tagliava sul braccio con il coltello. Lo faceva per fare uscire il sangue. Poi metteva le gocce di sangue nel bicchiere insieme a qualcos'altro. E ci diceva di bere..." (dal Corriere).

Ora, questa storia a me ne fa venire in mente altre.

Un copione già scritto?

Ad esempio, la storia dei "pedofili della bassa modenese", sulla quale invito a leggere quanto ne scrisse Gad Lerner in Repubblica (il 9 giugno del 2000): tenendo presente che nei gradi di giudizio successivi (Lerner scriveva dopo un primo grado) quasi tutti gli imputati furono mandati assolti. Anche l'onorevole Giovanardi, in questi giorni, ha rievocato quel caso, dichiarando:

"E' inquietante che i bambini di Roma dicono o gli vengono fatti dire gli stessi racconti dei bambini di Modena e di Brescia, con evidenti forzature che rendono il tutto chiaramente inverosimile. Il pericolo vero è che se qualche violenza è stata consumata, questa venga annegata in un copione di effetti speciali sensazionali che facciano perdere di vista la realtà dei fatti".

E infatti, leggendo gli articoli sui fatti di Rignano Flaminio, ho avuta subito la sensazioen di assistere alla ripetizione di un copione già scritto: nel quale si mescolano pedofilia e satanismo, e nel quale l'orrore dei racconti forniti dai bambini (do per scontato che carte processuali e giornali li riportino fedelmente) è pari solo alla loro incredibilità. (Nel caso dei "pedofili della bassa modenese" si arrivava all'estremo: alcuni bambini avevano dichiarato che alcuni loro coetanei erano stati uccisi nel corso dei riti pedofilo-satanici; e il fatto che questi coetanei risultassero ben vivi non fece venire a nessuno il dubbio nelle dichiarazioni dei bambini qualcosa non funzionasse: veniva preso per vero tutto ciò che non era semplicemente impossibile).

"Molto è scritto"

Il trattamento della storia nei giornali è esemplare. L'Ansa scrive:

Anche se gli investigatori per ora negano l'esistenza di foto e materiale video, la presenza di istantanee e filmati, di cui parlano i bambini, viene citata a più riprese nelle 59 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Tivoli nei confronti dei sei presunti responsabili di violenze sessuali a danno dei bimbi della 'Olga Rovere' di Rignano Flaminio. "Gli indagati - si legge nell'ordinanza - facevano fotografie e riprese dei 'giochi' dei bambini".

Dove quantomeno si capisce che i bambini hanno parlato di foto e video, e che il magistrato dice che foto e video non ci sono (magari li stanno cercando, come è giusto che facciano, ma per il momento non risultano). Il Corriere scrive invece:

Bambini narcotizzati, drogati. Bambini usati per festini hard e filmini porno. Difficile andare avanti. Difficile crederci. Difficile tutto. Eppure molto è scritto nell'ordinanza d'arresto.

Dove la formula: "Molto è scritto" (ben diversa da un: "Tutto è scritto") è di un ambiguo che mi toglie il fiato.

La Carta di Treviso

Varrebbe la pena di ricordare quanto è scritto nella Carta di Treviso, cioè il protocollo d'intesa stipulato tra Fnsi, Telefono Azzurro e Ordine dei Giornalisti "ai fini di sviluppare un'informazione sui minori più funzionale alla crescita di una cultura dell'infanzia e dell'adolescenza nel nostro paese" (i corsivi sono miei):

a) il rispetto per la Persona del minore, sia come soggetto agente, sia come vittima di un reato, richiede il mantenimento dell'anonimato nei suoi confronti, il che implica la rinuncia a pubblicare elementi che anche indirettamente possano comunque portare alla sua identificazione; b) la tutela della personalità del minore si estende anche - tenuta in prudente considerazione la qualità della notizia e delle sue componenti - a fatti che non siano specificamente reati (suicidio di minori, questioni relative ad adozione e affidamento, figli di genitori carcerati, etc.) in modo che sia tutelata la specificità del minore come persona in divenire, prevalendo su tutto il suo interesse ad un regolare processo di maturazione che potrebbe essere profondamente disturbato o deviato da spettacolarizzazioni del suo caso di vita, da clamorosi protagonismi o da fittizie identificazioni; c) particolare attenzione andrà posta per evitare possibili strumentalizzazioni da parte degli adulti portati a rappresentare e a far prevalere esclusivamente il proprio interesse; d) per i casi ove manchi una univoca disciplina giuridica, i mezzi di informazione devono farsi carico della responsabilità di valutare se quanto vanno proponendo sia davvero nell'interesse del minore.

Mi domando quanto questo protocollo viene rispettato nella narrazione giornalistica di questa vicenda. A prima vista direi: per niente.

I dubbi di Ernesto Caffo

Torniamo ai fatti. Sui fatti avanza seri dubbi anche Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, il quale ha dichiarato all'Ansa:

"Esistono elementi di dubbio. [...] L'impressione che accolgo, da quello che so, è che qui ci sono stati spezzoni di informazioni che non hanno portato ad un' analisi approfondita dei fatti. E' una storia, come spesso accade, che ha elementi di dubbio. [...] Esistono elementi di dubbio. E' uno scenario confuso che a volte può inquinare la realtà. Qui, fra l'altro, c'é un contesto deteriorato dal tempo: qualcosa non ha funzionato, sia nella presa in carico delle testimonianze dei bambini, sia nella rete di intervento". Se si perde tempo, "si perdono i contorni precisi dei fatti, a volte il reale si confonde, è confuso. Come sempre in questi casi, perciò anche in questo, serve prudenza". Sono poi necessari "professionisti, in grado di valutare l'ipotesi di abuso e questo va fatto immediatamente. [...] Qualcosa nella rete dei servizi qui non ha funzionato. E' mancata una regia di intervento. [...] Il bambino non ha una memoria che si fissa. La sua mente può essere condizionata da parole, racconti, condivisioni di altri bambini ed adulti. La dimensione reale può essere confusa. In questo caso, c'é addirittura una comunità ed una sofferenza della comunità. Ecco perché le prime testimonianze sono le più concrete ed affidabili. [...] Vanno evitati i processi senza elementi in mano. E gli elementi vanno raccolti all'inizio del percorso. Spesso storie insignificanti nascondono drammi mentre altre apparentemente più importanti si rivelano non reali".

Certo, per valutare certe cose ci sono i periti. I quali esaminano i bambini e dicono se su di essi vi sono segni fisici o psicologici "compatibili" con i fatti narrati. Va chiarito però che trovare nel bambino un segno "compatibile" con le violenze delle quali sono accusati gli adulti, non significa avere in mano una prova.

Indagini e perizia

Ma dove sono, dunque, le prove di questi fatti? E le prove? Il Corriere va molto per le spicce: "I carabinieri di Bracciano sono arrivati a scoprire tutto", scrive Fabrizio Caccia. Hanno scoperto tutto, i Carabinieri. Punto e basta. Il caso è chiuso.

Carlo Bonini, molto prudentemente, nel suo articolo in Repubblica, lascia parlare a lungo la difesa ed esprime perplessità assai serie:

A Tivoli, il pm Marco Mansi, lavora sui casi di luglio. Come? Il professor Franco Coppi, avvocato difensore di Gianfranco Scancarello, la racconta così: "Cinque dei sei referti medici sui bambini presunte vittime degli abusi sono negativi. Non è stata riscontrata alcuna traccia di violenze anche pregresse. E allora mi chiedo: se è vero che in queste spaventose sedute di violenza di gruppo venivano usati su bimbi di tre anni oggetti profondamente invadenti, come è possibile che non sia rimasta neppure una cicatrice? Che i loro genitori non abbiano notato subito lesioni che nessun bimbo può nascondere? Il sesto caso, poi, certifica una cicatrice interna che non si esclude possa essere congenita". Nessun riscontro medico oggettivo, insomma. Ma, anche, nessuna voce diretta dei bambini. Non li ha sentiti il magistrato. Non li hanno sentiti i carabinieri. Li ha sentiti la dottoressa Marcella Battisti Fraschetti, consulente del pm. Ma - a quanto riferisce Coppi - non ha registrato nessuna delle sue sedute. "Abbiamo solo le sue relazioni scritte. E le parole dei genitori. Pensa che bastino, non dico per una condanna, ma per autorizzare un linciaggio pubblico?". "Certo - conviene il professore - qualcosa in quel paese e in quella scuola deve essere accaduto. Ma cosa è accaduto? E chi sono le vittime e chi i carnefici?".

Attenzione. La Carta di Noto (un documento che raccoglie le linee guida per l’indagine e l’esame psicologico del minore, nato dalla collaborazione interdisciplinare di magistrati, avvocati, psicologi, psichiatri, neuropsichiatri infantili, criminologi e medici legali nel corso del convegno su Abuso sessuale di minore: ruoli e responsabilità tenutosi a Noto nel 1996) dice al punto 2: "All’esperto non deve essere sottoposto un quesito volto all’accertamento della verità sotto il profilo giudiziario"; e al punto 4: "L’esperto deve in ogni caso ricorrere alla videoregistrazione o, quanto meno, all’audioregistrazione delle attività svolte, consistenti nell’acquisizione delle dichiarazioni o delle manifestazioni comportamentali".

La pipì a letto

Ma che cosa ha scritto nella sua perizia il consulente del Tribunale di Tivoli? Naturalmente non lo so, come non lo sa qualunque lettore di giornali. L'Ansa scrive:

L'elenco dei danni che i 16 bimbi avrebbero subito viene fatto nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Elvira Tamburelli. Il consulente della procura ha esaminato ciascuno dei bambini e il lavoro viene definito "particolarmente significativo". Per un bimbo di tre anni e mezzo il consulente scrive che "la reazione di shock traumatica subita ha fortemente inciso sulle sue possibilità di sviluppo, manifesta una forte difficoltà di relazione con il mondo esterno che gli procura uno stato di angoscia molto forte per la sua impossibilità di elaborare i suoi vissuti emotivi e incanalare le sue pulsioni istintuali". Per una bambina di due anni e tre mesi la relazione recita così: "Si è in presenza di un meccanismo perverso legato allo sviluppo della sessualità la cui intensità ha individuato esiti dannosi. Incubi sono presenti ancora oggi anche se in maniera ridotta; ancora oggi un rimprovero suscita nella bambina una crisi con 'enuresi notturna' (la pipì a letto), dolori gastrointestinali e le esperienze vissute hanno alterato la sua percezione del reale e bloccato la possibilità di esperienze infantili legate alla sua età cronologica".

Dove la mia impressione (ma l'Ansa riporta solo alcune righe, presumo da paragrafi conclusivi che riassumono brevemente quanto dettagliatamene esposto nel corpo del documento) è che vengano evidenziati fatti anche molto generici: se un bambino di cinque anni ha incubi e fa la pipì a letto, questi non sono esattamente dei segnali specifici.

"Il mostro nell'armadio c'è sempre"

Mi sembra piuttosto impressionante, tra gli articoli di commento pubblicati dai vari quotidiani, un pezzo di Mariuccia Ciotta uscito nel manifesto (resterà disponibile in rete per una settimana).

Decine di genitori, allertati dagli incubi e dalle ferite dei loro bimbi, hanno a lungo chiesto aiuto, si sono appellati alle istituzioni e invano hanno preteso la sospensione cautelare dei sospetti. Le autorità, però, hanno risposto con sorprendente lentezza. Incredule. In gioco, infatti, c'era l'entità fondante la società, quella "famiglia ideale" che ha vinto contro la materialità dei corpi, la relazione d'amore, la realtà. Due delle maestre arrestate facevano le catechiste in parrocchia, e il parroco ha subito gridato alle "malelingue". Un altro indagato è un personaggio noto, intrattenitore tv di buone domeniche e di zecchini d'oro, che lavoro a un'emittente della Cei [Sat2000] e insegna alla Cattolica. Forse sono tutti innocenti, ma certo rappresentano il luogo intoccabile della retorica familiare, sono loro il "feudo", immaginario, dei valori ai quali molti politici fanno appello. Rignano Flaminio ha dovuto aspettare che l'incantesimo si dissolvesse per essere ascoltato. La complicità, che ha permesso di coprire per tanto tempo gli orrendi crimini, non è fatta solo di notabili o di una rete di fiancheggiatori, ma di un sistema mentale che salda scuola, famiglia e chiesa, e ne fa baluardi contro il male. Il mostro nell'armadio c'era davvero, c'è sempre, e sarebbe bastato aprire quella porta per scoprirlo.

Dove stento a capire come si possa dire: "Forse sono tutti innocenti" (una corretta, seppure a denti stretti, presunzione d'innocenza) e, qualche riga dopo, dare per senza dubbio esistenti gli "orrendi crimini". Ma tant'è: "Il mostro nell'armadio c'era davvero, c'è sempre". Mi vien da dire: non serve nemmeno fare le indagini, basta constatare l'esistenza di un "sistema mentale che salda scuola, famiglia e chiesa". Come possono non essere colpevoli, quelle maestre, se avevano introiettato quel "sistema" al punto di insegnare catechismo?

Dichiarazioni a reticolo

Ma è possibile, ci si può domandare giustamente, che nulla o quasi nulla di reale vi sia dietro queste dichiarazioni dei bambini, queste indagini dei carabinieri, queste perizie, queste decisioni della magistratura? Purtroppo è possibile (non sto dicendo che è così: sto dicendo che è possibile). Parlando del caso dei "pedofili della bassa modenese la psicologa Morena Tartari ricorda il modello delle "dichiarazioni a reticolo" proposto come interpretazione dell'accaduto da diversi periti della difesa:

Il termine “dichiarazioni a reticolo" si riferisce a quei casi in cui vi sono diverse presunte vittime e vari sospetti abusatori; ogni minore denuncia solo una parte dei presunti abusatori e tali denunce si sovrappongono solo parzialmente fra loro; i bambini e i sospetti provengono da un contesto comune e comunque sono legati tra loro (una stessa scuola, uno stesso centro diurno, ecc.); i bambini sono stati intervistati più volte e con metodologie spesso non corrette (domande suggestive); sovente i mass-media sono pesantemente coinvolti; così le dichiarazioni tendono a crescere in numero e in gravità col passare del tempo, coinvolgendo sempre più persone, fino a raggiungere limiti quasi fantastici (mostri, omicidi di massa, cannibalismo, riti satanici, abuso rituale). Si tratta in genere di casi che portano a investigazioni che non giungono ad alcuna soluzione definita. Si ritiene che tali “dichiarazioni a reticolo" partano da una denuncia reale e fondata, ma poi si perdano in un complesso di contagi reciproci, prodotti - come la ricerca ha messo in risalto - soprattutto da ripetute interviste, mal condotte.

Da quello che leggo nei giornali, la mia impressione è che stia avvenendo proprio questo.

Paura

E io ho semplicemente paura. Ho paura della paura e della popolarità della paura. Ho paura della facilità con cui in base a dichiarazioni (non registrate) rese (non a un magistrato) da bambini di quattro-cinque anni, e a dichiarazioni rese dai loro genitori (i quali, a loro volta, hanno sempre i bambini come fonte) si sbattono in galera sei persone, si interviene in questo modo nella vita dei bambini, e si accende l'esca di un cancan mediatico di queste proporzioni.

Una volta si diceva: caccia alle streghe. Oggi la pedofilia è una strega da cacciare. E' una retorica alla quale non si può resistere: sarai mica solidale o garantista con un pedofilo, neh?

[aggiornato il 27.04.07 alle 08.45]

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Articoli e altri documenti che ho consultati:
Ansa. In ordinanza Gip cita foto e video su bambini di Rignano Flaminio.
Ansa. Caffo: esistono elementi di dubbio.
Repubblica. Orrori, veleni, sospetti. La strana storia dell'asilo, di Carlo Bonini.
Corriere. L'asilo degli orrori. Il gip: "Bambini credibili".
Corriere. Il racconto delle piccole vittime: "Dovevamo bere il sangue e fare massaggi alle maestre".
Emilianet. Giovanardi: sulle accuse di pedofilia occorre cautela.
il manifesto. Il lungo silenzio nel paese dei "mostri", di Mariuccia Ciotta.

Sul caso di Modena:
Repubblica. Diavoli pedofili o innocenti? Viaggio nella Bassa spaccata, di Gad Lerner.
Pedofilia e satanismo. L'occhio della stampa locale e nazionale sul caso di Modena, di Morena Tartari.

Carta di Noto.
Carta di Treviso.

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 26.04.07 23:54

Interventi

bravo.

Pubblicato da: monicaviola - 27.04.07 00:03

A me è sembrato molto strano che diverse delle persone inquisite lavorassero nella stessa scuola, le maestre e perfino una bidella, strano oppure un segno sinistro di enorme, insospettata diffusione della pedofilia. Se fosse veritiera l'accusa, si sarebbero date appuntamento e avrebbero spostato la loro residenza, scelto lo stesso lavoro e la stessa sede di lavoro? Oppure, incontrandosi nella scuola, avrebbero riconosciuto i loro simili, portatori dello stesso tipo di follia? Strano che ci siano molte donne, in maggioranza i pedofili sono maschi. Una delle inquisite è madre e nonna. Mi aspetterei, dunque, che spuntassero adolescenti, giovani e adulti a confermare le accuse con la loro testimonianza, persone che hanno frequentato in passato quella scuola.

Pubblicato da: Pamela Canali - 27.04.07 01:37

Calzante l'espressione "popolarità della paura".

In questi giorni, parlando con varie persone di questa triste vicenda, ho percepito il "desiderio", il "bisogno" che i fatti in questione siano realmente accaduti (sia chiaro: io non lo so di certo, ovviamente). A chi si indignava perché le maestre non fossero state ancora licenziate, ricordavo che un provvedimento del genere non può essere preso se non dopo una condanna definitiva; mi è stato risposto da più persone con impressionante sicumera che "ci sono foto e filmati che dimostrano tutto".

Pubblicato da: Giuseppe D'Emilio - 27.04.07 07:09

una piccola precisazione: Rignano Flaminio, non è vicino Tivoli.

Pubblicato da: cletus - 27.04.07 07:23

Secondo me da questi tristi fatti di cronaca, che magari, sì, sono degli eccessi, si può ricavare questa lezione: che gli adulti non si avvicinino a bambini che non sono loro. Perché un adulto deve avvicinarsi a un bambino, accarezzarlo, toccarlo? Baciarlo sulle guance? Un adulto deve stare lontano dai bambini che non sono suoi.

Pubblicato da: Marianna - 27.04.07 07:41

Grazie, Cletus. Correggo.

Marianna: quella che esprimi è, secondo me, appunto, una mentalità da caccia alle streghe. Che, detta in maniera più precisa, è una mentalità secondo la quale chiunque non appartenga alla mia cerchia è prima di tutto un potenziale nemico. Il guaio è che la grande maggioranza dei casi di pedofilia accertati avvengono proprio all'interno della cerchia familiare: ad abusare dei figli sono soprattutto i genitori, i fratelli maggiori, gli zii ecc. Anche maestre e maestri sono persone, se non interne alla cerchia, molto vicine ad essa (e: prova tu, a lavorare in una scuola materna senza avere alcun contatto fisico con i bambini).
Analogamente: la maggior parte delle donne che vengono ammazzate in Italia (con la notevole eccezione delle donne ammazzate per vendette o intimidazioni "trasversali" nelle zone di mafia e camorra), vengono ammazzate dal marito o convivente o fidanzato o ex fidanzato.
Quindi direi che la tua regola andrebbe, piuttosto, formulata al contrario: poiché - dati alla mano - il pericolo di abuso viene soprattutto dalle persone della cerchia familiare, proprio a queste persone deve essere vietato di accarezzare i bambini, toccarli, baciarli sulle guance eccetera.

Pubblicato da: giuliomozzi - 27.04.07 08:39

Ok, tutti i bambini chiamati in causa allora si sarebbero sognato tutto. Capisoo un bambino. Due, già non capisco e sospetto. Al terzo bambino, sentimi bene Giulio, il sospetto si fa quasi certezza.

C'è da appurare i fatti. Metterli in chiaro.

Ma il tuo pezzo, Giulio, lo trovo a dir poco allarmante, anzi diciamolo pure: pericoloso.

Vedremo come sarà portata avanti l'inchiesta.

Io ho una paura fottuta invece di quelli che come te scrivono: "Una volta si diceva: caccia alle streghe. Oggi la pedofilia è una strega da cacciare. E' una retorica alla quale non si può resistere: sarai mica solidale o garantista con un pedofilo, neh?"

Sai che ti dico?
Che ci sono 16 hambini di mezzo: e se mi tiri fuori l'arma della retorica, io un po' tanto di disgusto lo provo. E non ti dico tutto il resto che provo.

Io prima di tirare fuori anche solo un "se" o un "ma" in una faccenda tanto delicata aspetto.

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 27.04.07 09:02

Ma, Giulio, quale sarebbe "questa cerchia"? La "cerchia dei pedofili"? Io, di quella cerchia non faccio parte, e sono miei nemici. Io faccio parte della cerchia delle persone che cercano di avere comportamenti sani.

Quanto all'abuso della cerchia familiare: semmai, se i dati dicono che gli abusi vengono dalla cerchia familiare, a maggior ragione gli adulti devono stare attenti a "maneggiare" i bambini.

Pensiamo per esempio ai casi di quei genitori che si diffondono in eccessive carezze, baci, coccole: sono alla base del disturbo chiamato erotomania. Pensiamo all'esperienza che quasi ogni bimbo fa di sentire i genitori far l'amore nella camera da letto oppure cogliergli in flagrante. Non è proprio bellissimo. Pensiamo a madri troppo possessive che possono determinare comportamenti omossessuali.

I genitori, poi, qualche volta, pensano di potere tutto nei confronti dei loro bambini: non è così.

Quanto al caso di lavorare nelle scuole materne e di non avere nessun contatto fisico... Bah. Si può benissimo non avere nessun contatto fisico con i bambini. E poi bisogna comunque stare attenti. In un bambino incline alla bugia, alla rappreentazione iperbolica della realtà, io starei molto attento anche solo a cambiargli un pannolino nel caso si fosse pisciato.

Tutte cose che una persona sana pensa tranquillamente, sa, senza bisogno di particolari istruzioni. I casi a cui fai riferimento tu, sono senz'altro degli eccessi, io non lo so, e però, magari, quei signori se la sono anche andata un po' a cercare. Il punto è: bisogna stare molto molto attenti. Specie oggi che i bambini parlano, e che non li si imbavaglia più come un tempo.

Questa è la lezione che possiamo trarre da un fatto di cronaca simile.

E non mettere in discussione tutto il sistema o mettersi a gridare alla caccia alle streghe.

Pubblicato da: Marianna - 27.04.07 09:10

per Marianna

Scusa, Marianna, ma tu sei madre? sei maestra? hai bambini o hai a che fare con bambini? Perdona i toni, ma trovo agghiaccianti le tue ultime dichiarazioni. I bambini hanno bisogno, estremo bisogno di coccole, di baci, di carezze, di contatto fisico. Con la madre, coi genitori in primo luogo e poi, specie se molto piccoli, con le maestre. Loro comunicano col corpo e il corpo è l'unico mezzo che hai per farli sentire accettati e amati. Trovo pericolose le tue dichiarazioni perché sono traviate all'origine. Hanno insite il disagio del contatto fisico. Per te contatto fisico è atto sessuale? nasconde pedofilia? Io ho due figli, un maschio e una femmina e i momenti più belli sono i contatti di pelle. Ho cambiato la loro scuola perché avevano maestre alle quali era imposto di non toccare i bambini e il risultato è stato tragico perché a tre anni hanno bisogno di sentirsi accolti. Comunque non mi dilungo. La sessuofobia del resto appartiene alla nostra società.

Inoltre, basta leggere statistiche, libri, basta vivere consapevolemente per verificare che gli abusi si consumano per la maggior parte in famiglia, per la maggior parte in famiglie agiate e nei seminari.

Circa i fatti di vicino Tivoli, penso che ci siano situazioni in qui i giornalisti dovrebbero tacere fino all'accertamento dei fatti, per rispetto degli indagati ma soprattutto dei bambini e delle loro famiglie. Io salto dalla sedia quando sento proprio le dichiarazioni delle madri nei tg. Ma se a mio figlio fosse capitata una cosa del genere non sprecherei le mie energie psichiche a gridare al mondo i suoi "traumi che ci vorranno anni a sanare", cercherei di sanarli e basta.

patrizia

Pubblicato da: patrizia - 27.04.07 09:59

volevo provare a rispondere a marianna e per farlo devo parlare di cose personali.

io ho una amica, ragazza madre, che ha una figlioletta (ora ha 9 anni). Quando l'ho conosciuta io, la mia amica, la sua bimba aveva 4 mesi. E il padre della bimba se ne era andato. La ragazza faceva la grafica, e non aveva soldi bastanti avere la babysitter, aveva la mamma lontana. Io che avevo turni di lavoro meno massacranti e vivevo vicino a lei mi sono offerto di aiutarla.
Lei mi ha detto di sì.
Io la portavo al parco, a giocare, in giro con il passeggino, etc etc. La cambiavo, le facevi uk bagnetto, facevo tutto quello che dovevo fare.
Ero estraneo, adulto e fuori dalla sua cerchia familiare.

Questo fa di me un *potenziale* pericolo?

Seguendo il tuo ragionamento sì.

E ti racconto questo fatto.
Ero in un parco con la bimba che ormai aveva 2 anni. La bimba si era affezionata a me; è normale no? e rideva perché le facevo fare l'aeroplano, perché le facevo le pernacchie sulla pancia.
eravamo al parco, ti dicevo, e si avvicina una nonna, presumo, con la nipotina. Le due bimbe si mettono a giocare. E la signora mia: O ma quanto le assomiglia! Io: signora non credo proprio, io non sono il padre. Sono un amico della madre; lei lavora e l'ho portata al parco.

Ho visto cambiare il viso della donna subito. E ho notato che ha fatto di tutto per andare via.
Ecco mi sono sentito veramente offeso.

Il modello di comportamento che tu proponi si muove in questa direzione. Non credo che accarezzare, abbracciare i bambini faccia di me un erotomane o lo faccia di altri.

qui - non entro nel caso di cronaca, che giustamente ha moltissime ombre, investigative e moltissime imprecisioni giornalistiche (c'è un problema di retorica e su questo ha ragione giulio e c'è un problema di morale: nel senso, le persone arrestate "per i fatti della bassa" messe alla gogna, arrestate etc sono andate tutte innocenti: io che ricordavo i fatti, non sapevo che erano state assolte, i giornali ne hanno parlato? credo di no) - quello che tu proponi è che siccome sei adulto "sei" pericoloso, ecco un sillogismo del genere mi spaventa moltissimo.

d.

Pubblicato da: demetrio - 27.04.07 10:06

Mozzi è madre? E' maestra? Ha a che fare con i bambini? Non credo, Patrizia, che questa sia la strada giusta per una discussione.

Che i bambini abbiano bisogno estremo di coccole, sì, può essere. Ma in questo caso sono loro - e secondo me 'devono essere loro' - a cercarsi le attezioni - e l'adulto deve essere attento a cogliere i segnali di questa ricerca. Io non sto parlando di freddezza nei rapporti, o di sessuofobia, parlo solo di fare parecchia attenzione a interpretare i desideri dei bambini - che spesso sono proiezioni dei nostri desideri.

Pubblicato da: Marianna - 27.04.07 10:08

Ma, Demetrio, la bambina si è mai lamentata? Ti ha mai detto mettimi giù o lasciami stare? Sua madre ti ha mai ripreso per qualcosa?

Quel fatto di cronaca non nasce dal nulla. Ci sono dei comportamenti sbagliati, rischiosi che si mettono in atto e poco per volta ci si fa una certa fama.

Io dico, stiamo attenti: a fare troppe pernacchie sugli addomi delle bambine e coccolarli troppo i bambini. I bambini assecondano anche il volere dell'adulto, qualche volta. Non dicono niente, ma magari non vogliono essere così carezzati. Ripeto: bisogna stare attenti e non proiettare i propri desideri sul bambino. Magari è Patrizia bisognosa di affetto, e adesso se ne va in giro a pensare che i bambini sono bisognosi d'affetto. Esattamente come una madre con l'ossessione della linea fa diventare la figlia anoressica oppure una madre troppo golosa fa diventare il figlio una bomba.

Pubblicato da: Marianna - 27.04.07 10:21

per marianna

La strada giusta per parlare di bambini è parlare con chi coi bambini ci vive, Marianna, è che non è questo l'argomento in questione, se mai. Certo che questa è la strada. Che i bambini abbiano bisogno di coccole, è. Non: può essere. Un bambino anela, fa di tutto, vive di di attenzioni, di ricerca di attenzioni, non ti lascia neanche il tempo di respirare per le attenzioni che chiede. Comunque, sarebbe una questione da affrontare in altra sede.

Mi scuso con chi legge per il "qui" della mia mail precedente che stava per "cui". Risalta come una macchia di sangue.

Pubblicato da: patrizia - 27.04.07 10:27

La popolarità della paura secondo me è legata in qualche modo alla degenerazione di quella sospensione della credulità che fa apprezzare, nel senso di capire, una narrazione e quanto questa porta, nel bene come nel male.
Se della paura si prende il lato comodo, cioè che non fa pensare è dà certezze condivise con molti in modo pratico e veloce, poter credere diventa difficile, e dell’umano, fondamentale esercizio del sospendere la propria credulità per capire qualcosa di più, per andare oltre, resta ben poco.

“Io mi informo” è tornato tra noi, se mai è andato via.
Che Bukowski ci protegga.

Pubblicato da: Mauro Mongarli - 27.04.07 10:32

marianna

la bimba mai e la mamma neppure: il massimo è stato che la bimba mi chiamava "papà". Ed è stato per me faticoso spiegarle che non lo ero né lo sarei mai stato. Però, forse ha capito che oltre all'affetto della mamma, anche altre persone che non erano (la sua mamma ovvero la sua famiglia) potevano amarla; io spero di averle lasciato questo.

a me sembra che il tuo comportamento sia come quello di certe madri che non portano i figli al parco perché poi si sporcano e prendono i batteri. Non sapendo che proprio la "protezione estrema" fa dei bambini con sistemi immunitari più deboli e fiacchi.

I bambini devono fare esperienza dell'altro, devono fare esperienza di alterità. Devono sentire cosa è un copro, una pelle, hanno bisogno di queste cose.

la tua posizione è *sterile*: porta alla sterilità dell'esperienza alla sterilità dal rapporto con l'altro.
Che adulti formi, trattandoli così da bambini?
Ti troverai con persone che sono anaffettive, spaventate da ogni cosa

d.

Pubblicato da: demetrio - 27.04.07 10:35

la protezione di Bukowski mi ha fatto tornare in mette questa sua poesia che posto qui, perchè secondo me è assoltamente attinente nonché bellissima si intitola "la cacca e altre immolazioni"

a cacca ed altre immolazioni
magnifico, certo, figliola, vuoi dell'altro
succo di mela? come fai a bere quella maledetta
porcheria? a me fa schifo. cosa? no, non sono il dottor
Vogel. sono il babbo. il tuo vecchio. dov'è la mamma?
è andata nel quartiere degli artisti. oh, quello è un posto
frequentato da tutti tranne che dagli
artisti. sì, è così che funziona quasi
dappertutto. certe volte puoi andare in un ospedale
che può avere 40 piani e magari neanche un dottore,
e non è facile trovare un'infermiera.
cos'è un ospedale? un ospedale è solo un mucchio
di campanelliche non suonano, gente che crepa e inservienti
molto calmi e sofisticati. ma il mondo intero è così:
nessuno sa ciò che dovrebbe sapere -
i poeti non sanno scrivere poesie
i meccanici non sanno aggiustarti la macchina
i pugili non sanno boxare
gli innamorati non sanno amare
i predicatori non sanno predicare. è così anche con
gli eserciti: interi eserciti senza generali,
intere nazioni senza capi, bè, sarebbe un pò
come uno che cercasse di scopare
con un cazzo di legno... oh, chiedo scusa!
quanti anni hai? tre? tre. ah. tre dita., così va bene!
impari presto, piccina mia. cosa? altro
succo di mela? o.k.
vuoi giocare al treno? vuoi farmi fare un bel viaggio?
o.k., Tucson, andremo a Tucson, che diavolo!

maledizione, non SO se siamo gia arrvati, sei tu
che guidi!
cosa?, stiamo già tornando INDIETRO?
vuoi una caramella? merda, sono ore che mangoi caramelle!
senti, non SO quando tua madre tornerà, eh? bè,
dopo essere stata dagli artisti andava a una lettura
di poesia. cos'è una lettura di poesia? una lettura di poesia è dove
la gente si raduna a leggersi poesie, specie quelli
che non sono capaci di scriverne.
cos'è la poesia? nessuno lo sa. cambia. funziona da sola
come una chiocciola che striscia sul muro di una casa. oh, quella è una cosa
grossa e viscida che quando la pesti è tutta molle
e appiccicosa.
se io sono una chiocciola?
credo di sì, figliola, come?
vuoi fare la cacca?...
o.k., fa pure. sei capace di calarti le braghe? non ti vedo
molto spesso. oh, vuoi la luce accesa? vuoi che resti? bene, allora.
e adesso fa la cacca, piccina, così...
fà la cacca...
così potrai diventare grande
e fare quello che fanno
le donne.
fà la cacca.
su, ciccia,
non è bello?
anche la mamma fa la cacca.
oh sì

wow!
così va bene!
ora pulisciti il culo.
no, meglio di
così! là, adesso
va meglio.

cosa dici? che la cacca sono io?
ehi, questa è
buona! mi piace!
divertente.

ora andiamoci a prendere un altro pò di birra
e di succo di mela.

Pubblicato da: demetrio - 27.04.07 10:46

Il punto non è decidere in questa sede se il fatto sussiste o meno, secondo me. Il discorso è un altro: prima di gridare "al mostro" non sarebbe il caso di tutelare anche persone che potrebbero essere innocenti nella stessa percentuale in cui potrebbero essere colpevoli, almeno fino a prova contraria?
Non sono i bambini ad inventarsi le cose, ma i genitori. L'esperienza ce lo insegna tutti i giorni: basta una parola afferrata male da un solo piccolo che la cosa si estende per tutta la classe e basta che un solo genitore ne venga a conoscenza, ecco che il gioco è fatto, è come il gioco del domino.
Le prove, ci vogliono le prove e i processi. Solo dopo potremo cacciare le streghe, anzi a mio avviso le potremo pure massacrare se sono colpevoli, ma se sono innocenti, chi è che ridarà dignità agli indagati? Un trafiletto su un giornale di provincia fra tre o quattro anni, quando nessuno si ricorderà più del caso?
I processi mediatici non aiutano nè le indagini nè le eventuali vittime, chiunque esse siano.
Quanto al discorso se i bambini hanno bisogno o meno di affetto, su quello non vale nemmeno la pena replicare.

Pubblicato da: laura - 27.04.07 10:48

il pezzo di giulio dice quello che cercavo di mettere a fuoco stamattina. bravo, veramente. le dichiarazioni che vengono riportate dai giornali sono fuori da qualsiasi deontologia professionale. i video con i bambini abusati sono delle cassette e dei dvd che dovranno essere visionati. anche a casa mia ci sono delle cassette da visionare. anche io ho un hard disk da esplorare. spero che le persone coinvolte non siano colpevoli, semplicemente perché spero che i bambini patiscano i disagi che evidentemente patiscono per altri motivi.

ma che la pedofilia sia una paura sociale mi sembra sempre più evidente. e il discorso di marianna è una delle più cristalline manifestazioni di questo. io - che non ho figli - mi sento responsabile dei bambini che fanno parte delle mie conoscenze, figli dei miei amici, nipotini, e anche di quelli che non ne fanno parte. vi faccio un esempio stupido: l'altro giorno c'era un bambino che mi ha attraversato la strada davanti senza guardare per andare a riempire una bottiglietta a una fontana. mi sono avvicinato e gli ho detto di stare attento, e l'ho rimproverato. la madre era lontana, quando mi ha raggiunto mi ha ringraziato. non mi capita spesso di fare cose del genere, e mi sembra che ad altri adulti capiti sempre meno. ma io semplicemente in quanto adulto mi sento di avere delle responsabilità rispetto a dei bambini, mi sento che Tutti i bambini fanno parte della mia comunità.

perché quando eravamo bambini noi non esistevano queste paranoie pedofile così evidenti? io mi ricordo di aver preso carezze e schiaffi, da vicine di casa, babysitter, portiere, zii lontani, colleghe di mia madre, con l'idea che quelle persone - in quanto adulte - erano tutte capaci di prendersi una piccola responsabilità della cura e dell'educazione di me bambino. erano , per quel che mi toccava, la Mia società.

per questo forse se io dovessi indire una manifestazione oggi indirei proprio questa. invece del family day, un society day. una festa della famiglia allargata, una festa della comunità sociale la cui mancanza è oggi la vera emergenza.

il pezzo di mariuccia ciotta era di una volgarità inaudita. prendere il caso a pretesto per attaccare la pedofilia intrinseca di chi è cattolico in italia, fa schifo.

la vicenda di rignano per come è descritta adesso ha dei buchi d'informazione mostruosa. test di rorschach e colloqui psicologici come capi probatori. manifestazioni comportamentali al vaglio quali appunto l'enuresi o l'ipercinetismo. si respira in modo impressionante un'aria da ricerca di capri espiatori.

vedremo come andrà, non mi piace essere innocentista e colpevolista per avere ragione.

Pubblicato da: christian raimo - 27.04.07 10:49

Secondo me il punto sollevato da Giulio è un altro:
Si possono costruire "narrazioni" su casi di cronaca così delicati?
Giornalisticamente parlando, è etico mischiare le carte al punto da trascendere la verità dei fatti? e questo modo di dispiegare i fatti, finendo con il rendere non più distinguibile la realtà dalle varie supposizioni, non risponde piuttosto al bisogno preciso di costruire/costruirci, in quanto comunità, il nostro pane quotiano, e cioè la paura? Come se ogni volta si andasse oltre al caso specifico e si finisse con il dare briglia sciolta a tutto il nostro immaginario più fosco.

Pubblicato da: Gianluca Minotti - 27.04.07 10:51

Non mi azzardo a dire niente sul fatto specifico (anche se qualcosa sul comportamento della stampa bisognerebbe davvero dirla). Ma in generale, per vaccinarsi contro le psicosi, basterebbe leggere la "Storia della colonna infame", in cui Manzoni ricostruisce il processo, la tortura e l'uccisione di Gian Giacomo Mora, presunto "untore" durante la peste di Milano. E' sconfortante vedere che, a quattrocento anni dai fatti e a duecento dalla denuncia del Manzoni, i meccanismi sono sempre gli stessi e funzionano sempre allo stesso modo. Cinquant'anni fa, inchieste e processi di questo genere si svolgevano strettamente "a porte chiuse". Certo, all'epoca c'era la censura, la stampa non poteva dirsi "libera" e il diritto di cronaca era conculcato. Ma forse era il male minore.

Pubblicato da: riccardo ferrazzi - 27.04.07 11:14

Gran bel pezzo. Aggiungo solo che: a chi invita al linciaggio sulla base di informazioni così poco chiare e frammentarie come quelle che si ottengono da giornali e tv in questi giorni, suggerisco la lettura dell'ottimo "Storie di ordinaria falsità" di Paolo Toselli.

Così, giusto come esercizio Zen.

Pubblicato da: davide l. malesi - 27.04.07 11:16

Le dita. Forse nessuno se ne ricorda, forse nessuno vuole ricordare, ma era semplice, una volta, identificare un pedofilo: bastava guardare le mani.
Mancava un pezzo di falange e non era un falegname? Pedofilo.

Non ho idea alcuna di quanto ci sia di vero nel minestrone giornalistico inventato dall'italica schifosa stampa, ma di una cosa sono certo: sono sempre i Bambini che 'credono' ai grandi e mai i grandi che 'credono' ai bambini.

E cosa pretendiamo? I Bambini non votano, non hanno peso politico, non producono. Sono solo il nostro futuro; un futuro lontano, purtroppo.

Questo post è l'emblema di un'idea affermata e consolidata di garantismo alla rovescia e non parlo dei giornalisti/iene: ci si preoccupa dell'immagine degli adulti, forse colpevoli, e non delle conseguenze che patiscono e patiranno i Bambini coinvolti in questa vicenda, sicuramente innocenti.
Alla fine saranno gli unici a pagare un prezzo altissimo: comunque vada a finire la storia.

Blackjack

Pubblicato da: Blackjack - 27.04.07 11:44

Non s'invita nessuno al linciaggio di nessuno. Perlomeno io non adopro questo comportamento.

Ma dico, seriamente, errori e orrori di stampa permettendo, che la faccenda non è chiara, che ci sono di mezzo 16 bambini o forse più, che bisogna procedere coi piedi di piombo.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 27.04.07 11:44

Un'ultima 'cosa' mi naviga alla bocca dello stomaco e non mi riesce di ingoiarla, di ricacciarla a macerare fra i succhi gastrici: il 'Bravo' tombale di Monica Viola.

Bravo per cosa? Perché ha sparato sui giornalisti? Perché ha paura e scrive: "E io ho semplicemente paura. Ho paura della paura e della popolarità della paura. Ho paura della facilità con cui in base a dichiarazioni (non registrate) rese (non a un magistrato) da bambini di quattro-cinque anni, e a dichiarazioni rese dai loro genitori (i quali, a loro volta, hanno sempre i bambini come fonte) si sbattono in galera sei persone, si interviene in questo modo nella vita dei bambini, e si accende l'esca di un cancan mediatico di queste proporzioni."

Bravo perché, bontà sua, si ricorda, alla fine, che in questo modo si "interviene ... nella vita dei bambini"?

Bravo perché? Perché mette in discussione le verità dei bambini? "Ho paura della facilità con cui in base a dichiarazioni (non registrate) rese (non a un magistrato) da bambini di quattro-cinque anni".

Di tutto questo putrido tentativo letterario, osceno almeno quanto gli articoli dei giornalisti/iena, a me rimane un'unica paura: la paura di chi ha paura dei Bambini.

Blackjack

Pubblicato da: Blackjack - 27.04.07 11:59

la vicenda è sicuramente complessa e colpisce tutti, per motivi diversi, come dimostra il dibatitto cui il post di giulio ha dato origine.

devo dire che un paio di cose mi hanno colpito in prima battuta - al di là della vicenda in sé. ne parlavo giusto questa mattina con mia moglie (abbiamo una bimba piccola...). primo: un pedofilo tra i dipendenti di una scuola materna passi, ma sei... davvero una coincidenza pazzesca, non so se statisticamente regga (non so molto di statistica).

la seconda: è impressionante come i giornali abbiamo già condannato gli arrestati. "Repubblica" (non so gli altri perché non li ho letti) ha tranquillamente pubblicato i nomi di tutti e sei (premurandosi tra l'altro di sottolineare che uno era cingalese, perché quando c'è di mezzo anche un extracomunitario è meglio specificarlo subito, no? un po' come l'altro giorno quando un uomo ha investito e ucciso quattro ragazzini: la notizia non era: "ubriaco uccide ecc.", ma "ROM ubriaco ecc.", perché ovviamente che sia uno "zingher" fa la differenza, vero?). scusate, sto divagando: sono assolutamente esterrefatto dall'approssimazione dei giornalisti che scrivono per i "grandi" giornali.
e se qualcuno di quei sei fosse innocente?

concordo con christian che il pezzo del "manifesto" sia deprecabile: che una vicenda del genere venga "politicamente" strumetalizzata lo trovo davvero un colpo basso. e occhio: non sto difendendo il Vaticano, con cui non concordo per nulla, arroccato com'è su posizioni anacronistiche e chiuse rispetto alla famiglia, ai "dico" ecc., ma giornalisticamente la ciotta è stata scorretta.

infine: mi inquietano moltissimo le parole di marianna e sono d'accordo con patrizia sul fatto che i bimbi abbiano bisogno di coccole e contatto fisico. certo, è un bisogno anche degli adulti, ma mi sembra un fatto positivo se si tratta di un affetto “poulito” (qui si potrebbe aprire un altro dibattito, ma non è questo il luogo). però è anche vero che questo dipende un po' dall'esperienza di ognuno: io ho sempre avuto un rapporto molto bello con i miei genitori, di affetto anche fisico (abbracci, baci ecc.) e per me è una cosa normale. forse l'esperienza di marianna, semplicemente, è (o è stata) un'altra.

Pubblicato da: davide - 27.04.07 12:02

Mi sembra che il mestiere del maestro, o dell'insegnante, o perfino quello di genitore oggi sia un mestiere impossibile. Del resto è impossibile guardarsi o sfiorarsi anche tra adulti, perchè puoi essere accusato di violenza sessuale. Una mano morta (chi non ne ha incontrate nella vita?!...)diventa molestia e sbatte il mostro in prima pagina. Pruriginoso lui e noi che leggiamo.
So di mamme e papà, gente comune, interrogati come criminali se il figlio si presentava a scuola con un ematoma... ma i bambini giocano e cadono, si fanno male da soli, ce lo siamo dimenticato?
I bambini vanno protetti, ma a volte ci dimentichiamo che sono bambini anche nel modo opposto, ignorandone l'esitenza. Perchè o li soffochiamo di attenzioni malsane o li abbandoniamo a se stessi. E tutti presi dal Grande Fratello viviamo di mostri immaginari, ci rotoliamo nelle loro vite, ci indignamo e gridiamo allo scandalo. Poi lasciamo i figli soli, per ore e ore, alla mercè di ben altri mostri che non vediamo. Siamo tutti colpevoli. Di rovinare la vita ad innocenti, con le nostre malsane curiosità e a volte con le nostre dimenticanze. Prima o poi finiremo tutti in prima pagina.

Pubblicato da: ramona - 27.04.07 12:57

Ramona, interroghiamoci sul perché siamo arrivati a questi punti "impossibili". Forse perché gli abusi ci sono sempre stati - e i porcelloni anche? Solo che adesso si comincia a parlarne?

Se uno ha dei bollenti spiriti nel corpo, ha ragione Busi, si faccia una sega.

Pubblicato da: Marianna - 27.04.07 13:00

Ma è chiaro, no? I bambini si erano stancati dei loro insegnanti, volevano che venissero rimossi e sostituiti con altri che li facessero giocare più spesso, e dunque si sono riuniti in gran segreto fingendo di dover festeggiare il compleanno di qualcuno e, seduti ad un lungo tavolo alto che manco ci arrivavano coi gomiti, tutti e sedici insieme hanno tracciato le linee guida del loro piano per scacciare insegnanti, bidelli e quel trombone di Sat2000. Ma cosa fare? Con quale pretesto liberarsi di costoro? Maltrattamenti nel senso di BOTTE? No, troppo poco. "C'era quella cosa... mmm... vediamo... ah, ecco, la Pedofilia... diremo che ci hanno pedofilizzati!..." OKEY GENERALE. Uno di loro, che già sapeva dove sarebbero andati a parare, ha aperto la sua ventiquattrore con dentro i ritagli dei giornali sul fatto 'della bassa'. Ohibò. Che genialata! Che dicevano, lì, i pedofilizzati? Bene bene. Lo faremo anche noi! Tu dirai così, io dirò così, lui dirà così, ecc.
Tanto chi dubiterà delle nostre parole?
Giulio Mozzi?

Pubblicato da: Christian Frascella - 27.04.07 13:14

ANDREA: Un pozzo buio. Tu che cadi. Ci sei dentro e continui il volo verso il nulla. Non c’è appiglio e nemmeno il conforto di sapere che fra un po’ tutto finirà perché ti schianterai.. NON PUOI PIANGERE, NON PUOI GRIDARE, perché DEVI DARE CONFORTO e sicurezza a chi è indifeso.
Così mi sono sentito dopo il 12 ottobre.

“Il Manifesto” del 22 novembre 2006: «Mia figlia di 4 anni aveva sempre i genitali arrossati, tagliuzzati e non capivamo cosa fosse - racconta un padre - e ci raccontava di posti che aveva visto durante la giornata scolastica, di un'auto, di una casa, ma credevamo fosse solo la fantasia di una bimba. Poi, quando altri genitori si sono accorti, rivolgendosi allo stesso pediatra, che i problemi di emorroidi dei loro bambini affliggevano gli alunni delle stesse classi, abbiamo iniziato a giocare di più con nostra figlia per farla parlare perché la piccola si rabbuiava ogni volta che le chiedevamo delle maestre. Alla fine ci ha raccontato di giochi che avrebbero dovuto rimanere segreti. Una volta ci ha detto che aveva male "lì" perché, come le avevano insegnato, non era ancora abituata al gioco».

PAOLA: Mi chiedo dove ero in quel momento in cui i nostri figli piangenti gridavano il loro dolore. muoio ogni attimo della mia vita pensando che forse sorridevo spensierata al sole di una bella giornata ed odio me stessa.

Nessuno si è abituato a questo gioco. In tutta Italia, sono finora dieci le scuole materne in cui si sono verificati gli stessi fenomeni. Dieci casi del tutto identici, quasi che esistesse un modello predefinito da applicare negli asili approfittando dell’ingenuità assoluta di bambini che, a tre anni, non sanno ancora così si fa in un asilo, cosa si deve accettare di fare e cosa non si deve accettare di fare. Il modello è lo stesso anche per le dichiarazioni degli imputati e per le tesi difensive. Dal nord al sud, abbiamo sentito trattare gli abusi rituali alla stregua degli avvistamenti UFO. L’opinione pubblica e i media si sono sempre divisi fra chi ci crede e chi non ci crede. In una delle scuole incriminate il personale docente ha definito i genitori, “persone che ancora credono che gli asini possano volare”.Abbiamo visto scomodare autori come Le Bon, ispiratore di Hitler, Mussolini e Stalin e la sua “Psicologia delle folle”. Abbiamo sentito citare le teorie sulla comunicazione persuasiva del sociologo americano Cialdini, dalla vendita porta a porta al condizionamento psicologico. Abbiamo riconosciuto la retorica di Aristotele quando, per difendere un imputato, consiglia di negare che il fatto esista, suggerendo per l’arringa finale anche la creazione di parole nuove. …e così un dramma umano è diventato un “fattoide”, termine inventato dal romanziere Norman Mailer , per indicare un fatto che esiste solo dal momento in cui ne parlano i media. Essendo usciti solo tre articoli sul caso in questione, il vero significato del termine deve essere sfuggito al suo utilizzatore. Ma l’apice dell’arringa difensiva non può prescindere da un colpo di teatro, e così ecco apparire il concetto:”se nessuno ha visto, significa che non è successo” . Giusto. Per 40 anni nessuno aveva visto Provenzano. E’ stata la sua salute a tradirlo.

Mara: E’ come stare nel deserto, avvistare un’oasi e rendersi conto che è solo un’illusione.

Federico: Dal 12 ottobre 2006, nonostante sia un uomo dello Stato appartenente alle forze di polizia, dovrò insegnare ai miei quattro figli a diffidare TOTALMENTE di tutte le Istituzioni, di ogni ordine e grado, perché in
Italia non si riesce a tutelare nemmeno il bene più prezioso che abbiamo: i bambini.

Ma più di tutto si è abusato del termine “psicosi collettiva”, nelle varianti di “stato emozionale collettivo”, “corto circuito”, “panico morale”, “contagio psicologico”, fino al più volgare “isteria collettiva” …. L’immagine che se ne ricava è quella di una gigantesca onda anomala che viaggiando dal nord al sud in una corsa forsennata, contagia intere comunità travolgendo, al suo passaggio, persone al di sopra di ogni sospetto.

Daniela: Abbiamo lavorato 3 anni per riportare un figlio ad una vita normale.
Terapie, dottori, visite. Feste mancate, amici mancati.
Stavamo rialzando la testa, stavamo scoprendo che il mondo era bello,
finalmente. Ci hanno di nuovo fatto piegare a mazzate.
Hanno schifosamente approfittato di un disagio esistente. Dobbiamo ricominciare daccapo. Ci hanno ammazzato tutti, mio figlio per primo. Ci hanno ammazzato. Ma devono temere i morti, perchè ritornano.

…. Quello che colpisce nelle tesi difensive dei processi per abusi nelle scuole materne, è che mentre nei casi di omicidio la difesa deve dimostrare che il tale imputato non ha ucciso la tale persona, qui si parte dall’assunto che il morto è un’invenzione. Non esiste. Quindi, non esistono neppure i colpevoli. I processi sarebbero una farsa inscenata da pubblici ministeri in vena di protagonismo e i genitori solo un’accozzaglia di persone che, pur di sentirsi dire che i propri figli sono stati abusati, sarebbero capaci di qualunque sacrificio: pagare avvocati, specialisti, sottoporre i figli a visite e terapie estenuanti, nella speranza che fra sette o otto anni, qualcuno dica loro: “Siete fortunati, i vostri figli hanno subito abusi sessuali”.

Alessia: descrivere il mio stato d’animo da quando sto vivendo questo incubo non e’ difficile: dentro la mia vita e’ finita. ma ho ancora la forza di andare
avanti, quando guardo mia figlia che con occhi pieni di lacrime mi chiede aiuto.

Raffaella: i mille colori di palloncini nel cielo come un dolce arcobaleno, i pagliacci del circo con i nasi rossi, il pigiamone dai tanti disegni, le stelle fluorescenti sul soffitto che lo accompagnano nei sogni. gli hanno tolto tutto al mio angelo. ma io spenderò ogni mio respiro per ricostruire ogni suo
sogno, ogni suo sorriso.

Ma cosa succede quando in una comunità scoppia un caso del genere? Diciamo subito che i segnali di pericolo non vengono avvertiti perché l’idea non sfiora neppure i genitori. Un bambino torna a casa arrossato e lo si cura, torna a casa sporco e lo si lava, torna a casa con dei disegni sul corpo e si pensa che abbia giocato con i pennarelli. Qualche anno fa in uno di questi asili ci fu un’epidemia di candida fra le bambine e i genitori imputarono tutto alla scarsa pulizia dei bagni. A volte qualche genitore è andato a prendere il figlio prima del previsto e non lo ha trovato. Sentendosi però dire che si era nascosto, o stava giocando da un’altra parte, il personale scolastico se l’è cavata con una ramanzina per la mancata vigilanza. C’è stato un anno in cui, in uno di questi asili, si chiese la sostituzione delle porte perché un bambino era scappato (o almeno così dissero ai genitori). Nessuno poteva immaginare.

Chiara >. Ed ogni notte piango pregando dio e pensando che ho paura che la giustizia umana fara’ si’ che la mia promessa non sara’ vera. rivoglio il sorriso di mia figlia.

Marina: sono nata in una famiglia che non si fidava nemmeno della propria ombra. per questo ho voluto vivere in un modo diverso. ma ho capito di aver sbagliato.

E i genitori come si comportano quando capiscono cosa è successo davvero? Sono sconvolti ma pensano che, probabilmente, il loro bambino sia stata risparmiato. Non ha nessun sintomo. Eh, sì, perché i bambini sono stati terrorizzati e, finchè frequentano l’asilo, in molti casi non parlano. Solo quelli che hanno subito gravi traumi fisici e psichici mostrano sintomi evidenti. Certo la maggior parte non ne vuole sapere di varcare la soglia della scuola, ma le madri pensano che sia solo questione di abitudine. Poi ci sono anche quelli che invece amano le loro maestre e desiderano compiacerle in tutto e per tutto. Essere bravi per loro è la cosa più importante.

Maria: le conoscevo da quindici anni. ho detto a mia figlia che con le sue maestre doveva essere brava come lo era con me. non riesco piu’ a dirle ,”fai la brava”.

MARTA: tante sono le lacrime che scendono dai miei occhi, ma tanto sara’ il dolore che dovranno subire coloro che hanno fatto del male a delle anime pure ed innocenti che non sanno difendersi: i bambini!!!!!

Nella coppia si litiga, si discute, si rischia la separazione, in alcuni casi alla separazione ci si arriva davvero. Lo stress, lo shock dovuto alla scoperta di non essere stati in grado di proteggere i propri figli, anzi di averli obbligati a frequentare l’asilo, per molte è un peso insopportabile. Avere accanto un uomo che non capisce tutto questo o lo nega per paura, a volte, spinge le donne ad affrontare questo duro cammino da sole. Nei casi migliori, invece, dopo una fase di rigetto e negazione, i padri accettano di far visitare i loro figli. A quel punto si sono convinti che sia successo qualcosa e sperano che un esperto dica loro che non è vero, che si sono sbagliati. E’ il disagio, la separazione, la famiglia problematica, il pendolarismo, l’arma segreta degli avvocati nei processi. Si dirà che i bambini sono traumatizzati perché i genitori si stanno separando, la madre è instabile, apprensiva, il padre è assente, la famiglia è disagiata. Se tutti i figli di genitori separati o disagiati avessero i sintomi dei bambini vittime di abusi, ci sarebbero più centri neuropsichiatrici che scuole.

Marzia: li conosco da quando sono nati. potrei dire quali sono stati toccati, dal modo in cui camminano.

In casa i bambini abusati sono spesso ingestibili. Hanno crisi improvvise, sembrano epilettici, vomitano, sono aggressivi, si spogliano senza motivo, imitano gli animali, si auto infliggono ferite, ma non possono essere curati fino all’incidente probatorio. Per molti mesi a fianco delle famiglie non c’è nessuno. Chi sporge denuncia viene evitato. In molte famiglie ammettere la violenza è una vergogna. Un padre ha detto: “La farò visitare, ma continuerà ad andare all’asilo, altrimenti penseranno che sia stata violentata”. In media, solo la metà delle famiglie decide di sporgere denuncia. Poi c’è qualcuno che sottopone i figli ad accertamenti senza farlo sapere in giro. Ma in tanti non fanno nulla per vergogna o ignoranza. Non conoscono le forme di devianza a cui possono andare incontro i bambini abusati e non curati. La comunità vive in attesa di vedere i bambini migliorare, invoca giustizia, chiede che almeno vengano sospese le maestre indagate. Ma loro dichiarano che: “I FATTI DI CUI SI PARLA SONO ASSURDI ED ESCLUDONO ASSOLUTAMENTE CHE POSSANO ESSERE MAI AVVENUTI.”

Silvia : sono le ore, i giorni, i mesi del dolore. quel dolore che ci fa vivere sospesi in un tempo che non ci appartiene.

Spesso l’orrore raccontato dai piccoli testimoni degli abusi rituali risulta difficile da credere, difficile perché suona nuovo, inaspettato. La nostra coscienza non è pronta ad accettare che delle persone cosiddette “normali” nascondano un lato tanto perverso. Per questo chi raccoglie le testimonianze dei bambini deve avere una preparazione specifica e deve essere disposto ad accettare psicologicamente racconti in cui la realtà straccia la fantasia.
Il fatto che fra i perpetuatori degli abusi rituali siano spesso coinvolte delle donne (in nessun altro tipo di abuso sessuale si riscontra la presenza di così
tante donne che partecipano attivamente alle violenze) rende ancor più difficile credere ai racconti dei piccoli testimoni.

SARAH: questa e’ la prima notte che non si sveglia gridando: “mi picchiano, mi picchiano”.

"In qualunque modo questa guerra finisca, la guerra contro di voi l'abbiamo vinta noi" scrive Primo Levi riportando quanto veniva detto agli ebrei dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. "Nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza, ma se anche qualcuno scampasse, il mondo non gli crederebbe. Forse ci saranno sospetti, discussioni, ricerche di storici, ma non ci saranno certezze, perché noi distruggeremo le prove insieme a voi. E quando anche qualche prova dovesse rimanere, e qualcuno di voi sopravvivere, la gente dirà che i fatti da voi raccontati sono troppo mostruosi per essere creduti: dirà che sono esagerazioni della propaganda alleata, e crederà a noi, che negheremo tutto. La storia dei Lager, saremo noi a dettarla".
Eppure alla fine qualcuno è sopravvissuto, qualcuno ha raccontato, e in tanti sono stati creduti.

GRETA: Di giorno vivo. Di notte non riesco a perdonarmi e smetto.

Pubblicato da: Blackjack - 27.04.07 13:15

Questo post e il precedente sono stati ripresi dal blog di http://massimilianofrassi.splinder.com Fondatore e Presidente dell'Associazione Prometeo.

BORDELLI PER PEDOFILI.
Si chiama “internato” ed è un modello di intervento organizzato.
Come organizzato è il male fin qui denunciato. Esco subito dal rischio di pericolose displasie mentali e, con il mio stile qui volutamente lontano da toni oxfordiani, passo al sodo, con una necessaria premessa. Quanto sto per denunciare capita a casa mia. Poco distante da dove scrivo queste righe. Nelle scuole dove sarebbe potuto andare mio figlio, salvatosi solo per essere nato in un quartiere diverso.
Anche se questa premessa vale tanto per i capitoli precedenti quanto per quelli a seguire, questa volta ho trovato necessario chiarirlo, poiché mai come nelle pagine che vi apprestate a leggere il rischio di cadere nella fantascienza pura, per chi tra voi lettori è fortunatamente “estraneo” a questa realtà, è molto ma molto alto.
Provo allora a fare un po’ di ordine.
Nel 2001, l’Interpol lancia un allarme, mai giunto in Italia. Oppure, nella migliore delle ipotesi, non adeguatamente considerato.
Esistono, dice il rapporto-denuncia dell’Interpol, in alcuni paesi (Inghilterra, Spagna, Germania, Olanda, Belgio, ma anche Nigeria, Benìn e Marocco) delle “scuole di preparazione delle vittime per i pedofili”.
Le organizzazioni pedofile, stanche di trovarsi con bambini che non reggendo gli abusi sessuali e le torture si suicidavano (quando non venivano uccisi dagli stessi clienti!) hanno studiato un metodo per preparare le vittime predestinate, ad affrontare sevizie ed abusi sessuali, non “sprecando” così la propria mercanzia.
Chiaro no?!
Il metodo prevede vari passaggi progressivi:
dopo aver individuato una scuola dove intervenire, dopo aver trovato il “personale giusto”, si procede per tre fasi:
nella prima i bambini vengono picchiati, con violenze sempre più graduali e feroci, ma fatte in modo da non lasciare mai segni visibili sul corpo.
Il tutto serve per far alzare loro la soglia del dolore.
Nella seconda fase vengono sottoposti quotidianamente ad una sorta di lavaggio del cervello, mostrando in continuazione, scene di sesso tra adulti e bambini. Scene viste sia in filmati a loro proiettati per diverse ore, che “dal vivo”.
La terza fase consiste nel far avere loro dei rapporti sessuali, prima con uno e poi con più adulti. A questo punto il bambino è pronto: i clienti arrivano, lo abusano in gruppo, riprendono le proprie prodezze predatrici (mai rinunciare ad un souvenir da condividere con i propri simili!) e se ne vanno, non prima di essersi rivestiti ed aver pagato in contanti il proprio svago, nel bordello costruito per andare incontro alle proprie torbide esigenze: bordello la cui merce è fatta ad immagine e somiglianza dei nostri figli.
Il tutto avviene nei pressi della scuola (appartamenti privati, stabili in disuso, chiese), dove i bambini a gruppi (spesso formati da intere classi) vengono portati con la complicità di docenti e personale vario (meglio se bidelli depravati ed affini deviati).
Vi chiederete come questo sia possibile, ma soprattutto come quei bambini, tolti da scuole materne, non corrano a casa a chiedere aiuto ai genitori.
La domanda se la sono fatta, prima di voi, i loro aguzzini, poiché nulla deve essere lasciato al caso. Troppi i rischi, molti di più i guadagni.
E quindi in una analisi dettagliata dei ricavi e degli investimenti, ecco che la possibilità di essere denunciati deve ridursi e scendere intorno allo zero, anche se, diciamocelo molto apertamente, questo è quello che avranno pensato riuniti in branco, durante il loro personale consiglio d’amministrazione:
“se per sbaglio ci scoprissero, chi mai crederebbe ad una storia così?!”.
Nella scelta metodica e scientifica del Male quindi, è la paura il primo elemento da introdurre, per poter realizzare il proprio piano criminoso.
I bambini innanzitutto devono essere spaventati a morte, affinché il loro silenzio sia garantito, a favore dell’incolumità predatoria.
Anche in questo caso le bestie non fanno molta fatica. E’ facile, terribilmente facile spaventare un bambino. Ma proprio perché è così facile le cose vanno fatte…….bene:
il cagnolino è simpaticissimo, un tenero batuffolo di pelo bianco cotonato. Quasi un agnellino. Vero e proprio peluche vivente, con tanto di bandana rossa al collo. Rincorre saltellando la pallina blu e la riporta scodinzolando. Poi la molla di scatto e si mette a leccare il viso del bimbo, che ha cinque anni ed ha sempre desiderato un cucciolo così. Una volta l’ha anche visto in TV ed ha ottenuto dalla mamma che ci avrebbe fatto un pensiero, “magari lo porta Babbo Natale, basta non fare più i capricci”. Il bimbo pensa già a quale nome dargli ed a come ottenere di poterlo portare via con sé. Per il solletico ride forte e più ride più il suo equivalente a quattro zampe si agita ed aumenta le leccate e così il solletico, in un circolo vizioso che pare non avere mai fine. Per la gioia di entrambi.
L’uomo (?) prende in braccio il cagnolino, mentre il bimbo oramai ha il viso completamente bagnato. Lo accarezza e poi con un gesto secco gli rompe l’osso del collo:
“se parli la stessa cosa capiterà anche a te!”
“E adesso non fare quella faccia, è colpa tua, ho dovuto farlo, se solo non avessi fatto tutti quei capricci….”.
Il bimbo è paralizzato dalla paura.
E’ passato in meno di due secondi da un momento di gioia e svago ad un momento di terrore puro. E’ troppo piccolo per capire cosa stia accadendo, ma già grande per capire che il suo amico non respira più, è morto, gli hanno fatto tanto tanto male.
Non capisce perchè la colpa debba essere sua, ma se loro, “i grandi”, dicono che è così dovrà pur essere vero.
Gli occhi del bimbo si riempiono di lacrime, ma le grida che riceve gliele bloccano.
Un’enorme diga gli offusca la vista, arginando il dolore, mentre un braccio lo strattona e lo butta sul materasso.
Per qualcuno inizia il divertimento ed è meglio che lui non si ribelli, altrimenti sa bene cosa potrebbe capitare. A sé stesso. Alla sua sorellina. Magari addirittura a mamma o papà. Altro che capricci.
Al cliente di oggi le lacrime non piacciono, al contrario del Don che si eccita solamente se il bimbo piange.
Per la cronaca da quel giorno, di qualche mese fa, il bimbo non è più stato in grado di giocare con un cane e quando ne vede uno, anche se solo in tv o per strada, piange, tutte le lacrime che non ha potuto sfogare in quel mostruoso giorno…... di scuola.

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Balli sporchi.
La bimba sta ballando.
Ma non lo fa come si deve. Troppo goffa.
“Pensa a come si dimenano le veline” dice il sacerdote (?) mentre posiziona la videocamera. E lei ricomincia a muoversi. Ma ha quattro anni ed i balli che questi adulti vorrebbero vedere proprio non li sa fare.
Il predatore con la veste, omino che se lo incontrasse il commissario Montalbano lo descriverebbe come “viscido e segaligno”, perde la pazienza. Toglie dalla borsa la grossa croce di metallo ma al solo vederla la bimba si fa la pipì addosso dalla paura. Ieri la stessa croce, mentre lei doveva fare le brutte cose ad un uomo con la maschera da diavolo, l’hanno infilata nel sederino della sua migliore amica che ha urlato a squarciagola e poi le hanno fatto le fotografie e teme che oggi possano fare la stessa cosa anche a lei.
“La biondina è troppo agitata” dice una voce che, se questo fosse solo un film dell’orrore, non vedremmo ma sentiremmo arrivare dritta dall’oltretomba, “lascia stare la croce, la usiamo dopo, prima prendi questo…..”.
Pochi istanti dopo la bambina cadrà in un sonno profondo.
Come si nutriranno le bestie possiamo da qui in poi, solo immaginarlo…...

*****
zombies
La domanda.
Fatti così, è stato accertato essere avvenuti in diverse scuole italiane, prevalentemente al Nord (Veneto, e Lombardia in primis).
Restano però ancora aperti molti quesiti.
Come si individuano i target?
Come si trovano i clienti?
Chi gestisce il traffico?
Dove finisce il materiale pedopornografico prodotto?
Ma soprattutto,
dove stanno “operando” in questo momento?

*****

Il processo del secolo.
A metà del 2005 si è aperto in Francia il più grande processo per pedofili mai realizzato prima d’ora, tra i cugini d’oltralpe.
Impressionanti i fatti, tutti racchiusi in quelle 25.000 pagine di istruttoria ed in quei tre interminabili giorni che sono stati necessari per leggere tutti i motivi del rinvio a giudizio di imputati che rischiano pesante, visto che per tre di loro si profila addirittura l’ergastolo.
Impressionanti dicevo, come le cifre che vado a snocciolare:
- 66 sono gli accusati, 39 uomini e ben 27 donne, di un’età che spazia dai 24 ai 73 anni.
- 45 i bambini stuprati, di una età che va dai 6 mesi ai 12 anni; bambini come Marié, di anni 4, fatta prostituire dai genitori (?) per ben 45 volte!
- 20 gli psicologi che sostengono la giuria popolare per riuscire ad ascoltare i racconti e le testimonianze dirette e dettagliate delle sevizie, racconti e testimonianze che in aula di Tribunale hanno provocato lo svenimento di più di una persona, tra quelle presenti.
Questa, in sintesi, la trama di un racconto che ancora una volta non esce dalla mente folle e visionaria di qualche scrittore di romanzi horror, ma dalle lacrime e dal dolore di troppi bambini:
nella tranquilla cittadina di Angers, centro cattolicissimo che esporta preti e suore in tutto il paese tenendo alto il tasso di vocazioni, in uno stesso quartiere si sono ritrovati, uniti ancora una volta dal minimo comune denominatore della follia, un gruppo elevatissimo di pedofili, alcuni dei quali già seguiti in passato dai servizi sociali. E quindi recidivi. Come tutti i pedofili del mondo.
Pedofili travestiti da genitori che vendevano l’unica merce in loro possesso: i propri figli.
Figli barattati per una stecca di sigarette, la gomma (di seconda mano) di un automobile, la ricarica di un cellulare.
“Dei miei figli non me ne frega niente” dice chiaramente la voce di una donna che proprio non riesco a chiamare madre, nel nastro con l’intercettazione telefonica effettuata dalla gendarmeria.
Oggi tutti i bimbi sono stati messi in un istituto e ci si interroga, per l’ennesima volta su quale futuro potranno avere, dopo che i loro genitori li hanno venduti ma anche abusati personalmente, in orge pedofile, consumate nella maggior parte dei casi nel piacevole quartiere popolare di St. Leonard, noto per ospitare uno dei migliori licei cattolici del paese. Interessante, la risposta data da un avvocato, all’unica domanda che si possa fare in casi come questi:
“come è stato possibile tutto ciò?”.
“Tutto ha funzionato come un esplosivo al plastico” - ha risposto il legale - “la massa di queste persone sarebbe rimasta inerte senza un detonatore, cioè tre o quattro individui perversi che hanno fatto esplodere tutto!”[1].
Tra i punti interrogativi a cui, temo, non si giungerà mai a dare una risposta, anche in questo caso c’è n’è uno, fondamentale:
chi erano i clienti, esterni a tale gruppo di abusanti?
Ma soprattutto:
dove si stanno “servendo” in questo momento?

*****

«Conosco i mostri.
So come vanno a caccia.
Posso individuarne l’odore
sotto il migliore travestimento,
sotto il profumo più forte».
Andrew Vachss.

Pubblicato da: Blackjack - 27.04.07 13:17

Black, non facevi prima a mettere i links, cristosanto!?

Pubblicato da: Christian Frascella - 27.04.07 13:21

Il link; http://massimilianofrassi.splinder.com Fondatore e Presidente dell'Associazione Prometeo.

Blackajck

Pubblicato da: Blackjack - 27.04.07 13:25

giulio, mi pare però che, rispetto al caso dei "pedofili della bassa modenese", qui ci sia una differenza sostanziale, che è l'età dei bambini coinvolti. nel modenese erano decisamente più grandi e quindi, a mio avviso, maggiormente in grado di elaborare storie non vere. qui i bimbi sono davvero piccoli ed è difficile pensare che si siano inventati tutto...

Pubblicato da: davide - 27.04.07 13:26

"...ma i bambini TOCCATI dalle indagini sono una cinquantina..."

Pubblicato da: Christian Frascella - 27.04.07 13:39

La storia in questione lascia effettivamente allibiti, increduli. Sedici bambini coinvolti e sei persone arrestate (e sembra che ci siano anche altre persone coinvolte). La realtà supera la fantasia o la fantasia supera la realtà? Una storia così incredibile è realmente accaduta, oppure si tratta di una specie di allucinazione, di suggestione collettiva? Oppure è accaduto qualcosa e poi questo qualcosa si è ingigantito a dismisura?
Non si può essere né innocentisti né colpevolisti: bisogna attendere che le indagini proseguano e che si faccia chiarezza con un regolare processo. Sono d’accordo con chi ha criticato l’articolo della Ciotta sul Manifesto e anche con chi si interroga sulle conseguenze dello sbattere con troppa superficialità il mostro in prima pagina. Tuttavia mi chiedo: come avrebbero potuto i giornali ignorare una storia simile? Sarebbe stato giusto il silenzio stampa? Io non credo. Mi metto nei panni dei genitori che portano i loro figli in quella scuola. Nel dubbio – e credo che sia un diritto del cittadino sapere che si stanno facendo determinate indagini –, avrei certamente fatto cambiare scuola a mio figlio.

Pubblicato da: rossella - 27.04.07 13:54

...io non riesco a capire cosa ci sia di tanto straordinario, impossibile a credere di quel che sarebbe uscito in questo caso di pedofilia: siamo in un mondo in cui il turismo sessuale, spesso pedofilo, produce un giro d'affari di migliaia di miliardi (e gli italiani danno un fortissimo contributo). Da recenti studi e statistiche, abbiamo appurato che in Italia siamo al record europeo di consumo di psicofarmaci e cocaina (nelle fogne di Firenze ne hanno trovata più che in quelle di Londra!). Mozzi cita la scuola modenese? Ma se abbiamo scoperto, con sei anni di ritardo, una terrificante realtà di satanismo! Ma se ogni volta che siamo stati garantisti abbiamo lasciato andare avanti delle mostruosità!
Confondiamo spesso, peraltro, certe assoluzioni come verità assodate. Quando spesso la verità giudiziaria è soltanto la sconfitta del sistema e della Giustizia. Soltanto la bravura di certi avvocati. Capirai cosa me ne frega delle prescrizioni di Berlusconi o di Previti. C'è un livello superiore (e Gherardo Colombo, giusto per dirne uno, ha ormai deciso che si vuole occupare soltanto di quello).
Ha ragione Iannozzi: al di là della confusione e del bassissimo livello dei giornalisti (l'articolo del Manifesto dovrebbe essere portato nelle scuole di giornalismo per insegnare come NON si scrive un pezzo di giudiziaria durante le indagini), non è praticamente possibile che decine di bambini così piccoli raccontino storie così simili e riscontrate da un anno (dico: un anno) di indagini della polizia investigativa.
È ovvio che non sarà facile separare la farina dalla crusca, ma non ha spiegazione che alcuni bambini risultino pesantemente positivi al test sugli stupefacenti, e proprio dopo che si sono "autodenunciati" affermando che nella scuola qualcuno faceva loro delle punturine.
C'è qualcuno che ha delle spiegazioni per un fatto del genere..?.. Se fosse una invenzione dei genitori, si sarebbero autodenunciati loro? Se poniamo come totalmente impossibile che una bambina di tre anni si droghi, e se è altrettanto impossibile che siano i genitori ad averli drogati per poi denunciare il fatto - verrebberro pescati immediatamente - qual è l'altro luogo frequentato dai bambini insieme a degli adulti (quando peraltro i genitori non ci sono) che possono far loro ingerire o iniettare queste sostanze?
La scuola. Nessun altro luogo.
E se in una scuola i bambini vengono drogati, cos'altro può accadere, superato questo tabù?
Di tutto.

Pubblicato da: marco v - 27.04.07 13:56

Mi chiedo. A che cosa serve l'Ordine dei Giornalisti se non interviene deciso in casi come questi? A che cosa servono le Carte di Treviso se nessuno le legge?

Il pezzo del Manifesto è ideologico. Documenta bene che cosa accade quando l'ideologia prende il sopravvento sulla più elementare osservazione della realtà, che poi è il compito primario del giornalista.

Ma in che mondo vive questa signora del Manifesto? Scrive: "ma certo rappresentano il luogo intoccabile della retorica familiare, sono loro il "feudo", immaginario, dei valori ai quali molti politici fanno appello".
Ma che cosa sta dicendo?
Questo "feudo", intanto, non è immaginario.

La retorica familiare forse è proprio quella che le appartiene perché è a digiuno di che cosa sia una famiglia. E vede nella famiglia vera, incarnata, magari incoerente ma reale, un'aggressione alle sue idee.

Il pezzo è sconcertante, senza esibire una prova, ha già stabilito la linea di demarcazione ideologica fra "buoni" e "cattivi": da una parte la triade "scuola, famiglia e chiesa" dall'altra una società emancipata.

Intendiamoci. I fatti vanno accertati e se ci sono colpevoli vanno puniti ma episodi di questo genere andrebbero raccontati dai giornalisti osservando le più elementari regole della professione e, in mancanza della loro conoscenza, si potrebbe far ricorso alle virtù cristiane, come da vecchio catechismo:"prudenza, fortezza, giustizia e temperanza". Le vecchie virtù cardinali ai quali gli uomini anche non credenti, talvolta, potrebbero fare ricorso.

Spero che l'Ordine dei Giornalisti così solerte in altri casi a prendere decisioni, fino all'espulsione di un collega, come nel caso di Renato Farina, si dia da fare per esprimere almeno un commento su quanto si sta scrivendo in questi giorni sui quotidiani.

Pubblicato da: Angelo De Lorenzi - 27.04.07 16:08

Prendo il volume "Buone prassi per gli operatori che devono affrontare situazioni di abuso e maltrattamento. Linee guida per gli operatori dei Centri Regionali di cura e protezione dei bambini, dei ragazzi e delle famiglie", pubblicato dalla Regione del Veneto e disponibile qui (è un pdf da 104 pagine, circa un mega e due da scaricare):
http://www.venetosociale.it/upload/rec/img_4608_1.pdf
Le "linee guida" consistono in una serie di "raccomandazioni", che possono essere definite più o meno "forti".
Ne estraggo alcune:

"Raccomandazione 8.3. (Forza della Raccomandazione: Forte). E' preferibile ricorrere alla videoregistrazione o almeno all'audioregistrazione degli incontri svolti, indirizzati alla raccolta delle dichiarazioni o all'osservazione delle manifestazioni comportamentali. Tale materiale deve essere posto a disposizione dell'Autorità Giudiziaria.

Raccomandazione 8.5. (Linea Guida Clinica. Forza dell’Evidenza: Sufficiente. Forza della
Raccomandazione: Forte). Occorre evitare che il/la minore sia sottoposto ad un eccessivo numero di interrogatori, onde minimizzare lo stress che la ripetizione dei colloqui può determinare. Inoltre, la qualità e l'accuratezza delle dichiarazioni tende a diminuire parallelamente alla quantità ed alla eterogeneità delle occasioni in cui esse sono raccolte. E’ quindi opportuno che il bambino venga sentito il più presto possibile dopo la segnalazione di sospetto abuso, onde minimizzare il rischio di influenze suggestive determinate da un eccessivo numero di interviste.

Raccomandazione 8.8. (Forza della Raccomandazione: Forte). Il consulente tecnico deve sempre tener presenti ed esplicitare tutte le eventuali ipotesi alternative che potrebbero spiegare gli indicatori comportamentali e le dichiarazioni testimoniali. Esse comprendono meccanismi consci ed intenzionali presenti nel/nella minore (bugie di fantasia, bugie innocenti o 'pseudomenzogne', bugie deliberate), ed altri meccanismi di diversa natura (fraintendimento, suggestione o persuasione, esagerazione, distorsione psicotica della personalità, disturbo psicotico condiviso - folie à deux -, iperidealizzazione di una figura genitoriale, sostituzione dell'abusante, dichiarazioni 'a reticolo' - latticed allegations -, sindrome dei falsi ricordi – implanted memories -). Occorre anche tenere presente la possibilità di 'abusi indiretti' (overstimulation)."

Se capisco bene quello che leggo nei giornali, le prime due raccomandazioni non sono state seguite in questo caso. Ciò renderà più difficile l'accertamento della verità dei fatti.
La terza raccomandazione invita a tenere presenti "ipotesi alternative", tra le quali quella delle "dichiarazioni a reticolo": che è esattamente ciò che col mio articolo ho inteso fare.

Per saperne di più sulle "dichiarazioni a reticolo" rimando al volume "True and False Allegations of Child Sexual Abuse: Assessment and Case Management" di Tara Ney, Routledge 1995, pp. 36-39. Io lo acquistai a suo tempo su Amazon, ma voi potete leggere le pagine relative alle "dichiarazioni a reticolo" senza spendere un soldo, usando http://books.google.com e inserendo come chiave di ricerca "latticed allegations".

Per un'infarinatura sulle problematiche giuridiche relativi all'abuso sui minori, in rete trovate "Le condotte pedofile" di Monica Cito, Kult Virtual Press (ho letto la parte giuridica, non i capitoli precedenti):
http://www.kultvirtualpress.com/public/pdf/Monica%20Cito%20-%20Le%20condotte%20pedofile.pdf.
Per un'introduzione agli aspetti "culturali", consiglio "Pedofilia pedofilie" di Cosimo Schinaia, Bollati Boringhieri 2001.

Pubblicato da: giuliomozzi - 27.04.07 16:08

Questo articolo in vibrisse, non avrà forse un senso diverso dalle notizie del giornale? Boh, non so, però potrebbe anche avere un senso per cercare di capire cosa si può scrivere su un argomento come questo. Secondo me si dovrebbe scrivere di un argomento come questo senza paura. E' senza dubbio uno degli argomenti più terribili che ci siano, basti pensare cosa significa nei Vangeli mettersi una macina al collo piuttosto che dare scandalo ai piccoli. Inoltre scrivendo di queste cose si dovrebbe avere molta pietà. Della paura mi sono fatto una idea; un esempio su tutti, quando leggo un commento minaccioso rivolto a qualcun altro e per un istante mi viene paura; niente di più sbagliato, che avere paura di nulla. Detto questo bisogna fare un bel passo avanti e parlare della pietà. Non so però se scrittori o giornalisti ne abbiano un'idea.

Pubblicato da: carleo rosignoli - 27.04.07 17:13

Questo articolo in vibrisse, non avrà forse un senso diverso dalle notizie del giornale? Boh, non so, però potrebbe anche avere un senso per cercare di capire cosa si può scrivere su un argomento come questo. Secondo me si dovrebbe scrivere di un argomento come questo senza paura. E' senza dubbio uno degli argomenti più terribili che ci siano, basti pensare cosa significa nei Vangeli mettersi una macina al collo piuttosto che dare scandalo ai piccoli. Inoltre scrivendo di queste cose si dovrebbe avere molta pietà. Della paura mi sono fatto una idea; un esempio su tutti, quando leggo un commento minaccioso rivolto a qualcun altro e per un istante mi viene paura; niente di più sbagliato, che avere paura di nulla. Detto questo bisogna fare un bel passo avanti e parlare della pietà. Non so però se scrittori o giornalisti ne abbiano un'idea.

Pubblicato da: carleo rosignoli - 27.04.07 17:14

E' divertente questo Signore che prima scrive un articolo a difesa dei diritti di quei 'poveri' sospettati di abuso e poi elargisce consigli e letture propedeutiche di 'strane reti' che insegnano ai Bambini a raccontare di abusi fantasma e manuali del buon operatore.
A questo punto però qualcosa non mi quadra: come mai questo tappeto felpato di parole colte e precisazioni a difesa dei 'poveri' sospettati?

Tanto per mettere in campo alcuni numeri, presentati dalle Procure poche settimane fa durante le giornate di apertura dell'anno Giudiziario, questi sono i dati ripresi dal sito dell'Associazione Prometeo www.associazioneprometeo.it:

“Si sono tenute in tutte le Procure d’Italia nei giorni scorsi, le giornate per l’apertura dell’anno giudiziario, durante le quali sono stati dati i numeri reali, sui crimini commessi durante l’anno appena trascorso.
Da una analisi degli stessi, comparata con i dati forniti dal Ministero di Giustizia e dal Dipartimento Anticrimine emerge che in Italia c’è stato un aumento esponenziale di atti di violenza nei confronti delle donne e che si sono registrati ben il 30% dei casi di abuso sessuali sui bambini in più, rispetto agli anni precedenti. Al pari di questo si è mantenuta drammaticamente bassa l’età media delle vittime di abuso, che va così dagli zero ai cinque anni.
Tra le Regioni più colpite la Lombardia, il Veneto, il Lazio e la Campania.
Altri dati agghiaccianti, se pensiamo essere riferiti a dei bambini sono quelli riferiti ai bambini scomparsi, il 20% dei quali non viene più ritrovato e si sospetta possa essere finito nei giri delle reti pedopornografiche. Lo scorso anno [nota: questo è un refuso, i dati aggregati della Polizia di Stato periodo 2004, marzo 2007, riportano 3800 minori scomparsi con un picco di 1.522 solo nel 2006, di cui 1.000 stranieri] sono state aperte circa 3.000 pratiche legate a minori scomparsi.
Solo nel primo semestre del 2006 i siti, collettivi o individuali, pro-pedofilia hanno avuto un incremento del 300%. .... Restando in Italia, sono oramai ridotti ad una percentuale bassissima i casi di cosiddetti “falsi abusi”, che oggi si avvicinano intorno allo 0,5 %. Percentuale riferita specialmente a quei casi in cui adolescenti, o pre-adolescenti affermano di aver subito attenzione da parte di adulti, salvo poi in sede di colloquio venire smentite dai fatti.
Lo stesso non avviene per casi di bimbi piccoli, la cui credibilità è confermata dal fatto che si trovano a raccontare, con vissuti drammatici e per loro sempre dolorosi, attenzioni o violenze sconosciute alla loro giovanissima età.
In realtà il più delle volte il pedofilo tende a farla franca in Tribunale per insufficienza di prove e a far così passare la vittima per quello che non è.”

Capite? Capito Signore? SOLO lo 0,5% (ZERO,CINQUE per CENTO) sono i casi del 2006 relativi a FALSI ABUSI e certificati dalle Procure; non da qualche psicologo fantasioso!

Nonostante questo ci sono ancora in circolazione Signori che difendono i 'poveri' presunti pedofili e che consigliano letture propedeutiche. Non fosse drammaticamente ipocrita un simile atteggiamento, potrebbe essere persino divertente.

Blackjack

Pubblicato da: Blackjack - 27.04.07 17:19

Rispondo qui alla persona che si firma "Blackjack".
Se i "falsi abusi" nel 2006 sono stati lo 0,05%, ciò significa che i "falsi abusi" esistono. L'articolo che ho scritto concerne direttamente un caso attuale e fa riferimento a un altro caso di fine degli anni Novanta che, secondo me, presenta delle somiglianze con questo attuale. Due casi in tutto, avvenuti a quasi dieci anni di distanza l'uno dall'altro. Direi che stiamo comodi nello 0,05%.

Per il resto, se vuoi accusarmi di qualcosa ti invito a farlo apertamente, dicendo chiaro e tondo di che cosa mi accusi e dicendo chiaro e tondo chi sei, in modo che io possa difendermi anche in sede legale. Io sono Giulio Mozzi, abito a Padova in via Giuseppe Comino 16/b: se vuoi denunciarmi, puoi farlo.

Pubblicato da: giuliomozzi - 27.04.07 17:36

Signore, lei è semplicemente divertente. Si erge a offeso e con quante decisione, prontezza di spirito e coraggio. Ammirevole: in un attimo ha sollevato la mano e schiaffeggiato il nemico col guanto bianco della sfida. Duello rusticano di antica memoria.

Rimanga offeso e non se ne dolga. Rimanga con le sue convinzioni e non se ne dolga.
Continui a stendere tappeti di parole a difesa dei 'poveri' sospetti e ad arrampicarsi sui numeri [nota: i falsi abusi sono lo 0,5% non lo 0,05] che le danno 'ragione' e danno ragione al suo scrivere sintatticamente ineccepibile.
Darle ragione non mi costa nulla: è vero lo 0,5% degli abusi sono FALSI ABUSI. Una cifra mostruosa...

Nulla di nuovo e non disturberò oltre né lei, né i suoi lettori; anzi, mi scuso se qualcuno è rimasto turbato dai post riportati. Non vorrei aver rovinato una tranquilla giornata letteraria e l'assicuro che non si verificherà più; almeno fino a quando non scriverà ancora, a sproposito, di pedofilia.

Solo un'ultima osservazione: quando avrà tempo e voglia, se mai l'avrà, legga i dati pubblicati dalla Polizia di Stato, www.bambiniscomparsi.it tanto per iniziare, e scriva qualcosa di serio sulla pedofilia; se ne è capace.

La persona che si firma Blackjack

Pubblicato da: Blackjack - 27.04.07 17:57

Blackjack a te importa di quello che scrivi, oppure è solo un pretesto?

Pubblicato da: Carolo Rosignoli - 27.04.07 18:31

Chiedo scusa per l'errore sulla percentuale (che, peraltro, andava a vantaggio del ragionamento della persona che si firma "Blackjack").

Peraltro, vedo che difronte alla proposta di definire le accuse e di identificarsi, la persona che si firma "Blackjack" si caga sotto e se ne va.

Per mia garanzia faccio notare ai lettori di vibrisse che la persona che si firma "Blackjack" mi attribuisce convinzioni [a] che non ho [b] che non ho dichiarate in questo articolo [c] che sono frutto della sua fantasia.
Faccio notare che la persona che si firma "Blackjack" ha usata l'espressione "letture propedeutiche di 'strane reti' che insegnano ai Bambini a raccontare di abusi fantasma e manuali del buon operatore" per definire i miei riferimenti a lavori scientifici accreditati (il credito non è tutto, certo: ma aiuta) e a "linee guida" approvate e pubblicate dall'ente pubblico.
Faccio notare che nessuna delle pubblicazioni che ho citate "insegna ai bambini a raccontare di abusi fantasma": i link sono lì, basta guardarci.
Faccio notare infine che i dati pubblicati nel sito citato dalla persona che si firma "Blackjack" (www.bambiniscomparsi.it) non hanno alcuna relazione con ciò che ho scritto nel mio articolo.

Invito nuovamente la persona che si firma "Blackjack", se avrà la bontà di ripassare da queste parti, [a] a dire chiaro e tondo di che cosa mi accusa, [b] qualora ritenga di ravvisare in me un difensore o sostenitore della pedofilia, a denunciarmi, [c] a qualificarsi con nome e cognome e indirizzo, in modo che io possa difendermi dalle sue accuse in sede legale.

Pubblicato da: giuliomozzi - 27.04.07 21:18

non mi pare che l'articolo di giulio si erga a difesa di pedofilia e/o pedofili (almeno non è l'impressione che ho ricavato leggendolo). a mio avviso, il senso dell'articolo sta nelle righe finali, quando giulio scrive: "Ho paura della facilità con cui in base a dichiarazioni (non registrate) rese (non a un magistrato) da bambini di quattro-cinque anni, e a dichiarazioni rese dai loro genitori (i quali, a loro volta, hanno sempre i bambini come fonte) si sbattono in galera sei persone, si interviene in questo modo nella vita dei bambini, e si accende l'esca di un cancan mediatico di queste proporzioni".

di sicuro i giornali su questa storia ci stanno marciando (come anche su altre non necessariamente a sfondo pedofilo: pensate a cogne e a erba) semplicemente perché sono storie che aiutano a vendere e, forse sì, "fanno spettacolo". e questo è fastidioso, ma prova (se ce ne fosse ancora bisogno) che gran parte del giornalismo italiano è malato.

quanto a blackjack: affermazioni e pseudoaccuse e distorsioni del genere sono irritanti, ma lasciano un po' il tempo che trovano, no?

Pubblicato da: davide - 27.04.07 21:40

@ Blackjack
Ho scritto bravo perché ci vuole coraggio a mettere in dubbio qualcosa quando c’è così tanta fame di sensazionalismo e si cerca il mostro, anche per far parlare d’altro, anzi, PENSARE ad altro la gente, e vendere dei giornali. E Giulio l’ha fatto con grande oculatezza ed equilibrio, sapendo che rischiava di essere criticato, ma si è assunto cmq la responsabilità di farlo per amore di giustizia.
Mi auguro che questa storia sia solo una grossa bolla di sapone, per i bambini coinvolti, come tante altre storie prima di questa. Anche perché la verità è che la pedocachia si consuma al 95% tra le mura domestiche, come ricordava Giulio, e io ne so qualcosa, molto più di quanto ne vorrei sapere.
La gente è da sempre alla ricerca dell’orrore per avere qualcosa su cui catalizzare un po’ di adrenalina, e i giornali si nutrono anche di questo. Ma bisognerebbe stare ben attenti quando si sbatte il mostro in prima pagina, perché se è innocente gli distruggi la vita: l’innocenza a posteriori fa molto meno notizia.
Quindi ben venga parlare di questi argomenti, ma con serietà e soprattutto andandolo a stanare dentro casa il mostro.
I bambini hanno fame di contatto, bisogno di comunicare con il corpo, non si può deprivarli di questo senza menomarli. Ma la buona notizia è che se non ti porti dentro un mostro (e per fortuna in genere non ce l’hai) puoi toccarli e accarezzarli senza invaderli, punirli, distruggerli.

Pubblicato da: monicaviola - 27.04.07 21:41

Perché tutte le volte che qualcuno pubblica qualcosa di psichiatrico-psicologico, Giulio se ne parte con questa cosa sulla pedofilia? Lo ha fatto già una volta con un pezzo di Gabriella Fuschini al quale Mozzi affiancò lo scandalosissimo Amore. Adesso lo ha fatto con Angela Spadafora. Non ci sarà la volontà di fare un po' di epatér le borgeouix? Come dire: "Voi parlate di disturbi nas di personalità? Ah! Poppanti! Dilettanti! Io parlo degli eccessi giudiziari dei falsi pedofili! Sono avanti anni luce!". Quanto al sensazionalismo, Monica Viola, se permetti, anche scrivere le cose che Giulio ha scritto è un modo sapiente per attirare l'attenzione - e distoglierla, anche.

Pubblicato da: Una domanda - 27.04.07 23:41

Ricordo che Berlusconi è stato appena assolto con formula piena al Processo Sme "per non aver commesso il fatto". Ma bisogna avere fiducia nella giustizia e nella sua capacità di accertare i fatti...

Pubblicato da: Lucio Angelini - 28.04.07 08:07

Alla persona che si firma "una domanda".
Dici: "Tutte le volte". Poi citi questo caso, e un altro caso. Due in tutto. Mi pare un po' poco, per dire: "Tutte le volte".

Dici: "Tutte le volte che qualcuno pubblica qualcosa di psichiatrico-psicologico", e citi l'artico di Angela Spadafora pubblicato da Marco Candida. Ora: dei bambini (almeno 16, forse di più) hanno dichiarato di aver subito delle violenze (e secondo il gip sono credibili), e sei persone sono accusate di averle compiute (e stanno in galera per questo). Di questi fatti ho scritto, non d'altro: come tutti vedono.

Dici: "Non ci sarà la volontà di fare un po' di epatér le borgeouix?" (scrittura corretta: épater le bourgeois", che significa: "scandalizzare la borghesia"). Vedi un po': a fronte di un caso giudiziario del quale i giornali parlano, io mi limito a: [a] mostrare che i giornali ne parlano in maniera indecente, violando gli stessi principi deontologici fissati dall'Ordine dei giornalisti; [b] mostrare che un giornale in particolare, cioè "il manifesto", ne parla in maniera particolarmente indecente (e dell'articolo di Mariuccia Ciotta si potrebbe dire, in effetti, che sembra voler scandalizzare la borghesia); [c] ricordare che ci sono stati altri casi simili (non tanti, ma abbastanza da essere trattati nella letteratura scientifica; e faccio riferimento in particolare a un caso italiano recente) nei quali le accuse si sono rivelate infondate; [d] esprimere il timore che l'ondata di indignazione (chiamiamola così) sollevata dagli indecenti articoli dei giornali condizioni l'azione giudiziaria (cosa che è possibile, tanto che la legge prevede che un processo possa essere spostato da un luogo all'altro per diminuire le influenze ambientali). Non mi pare che questo sia descrivibile come "voler scandalizzare la borghesia".

Mi attribuisci delle intenzioni che descrivi attribuendomi pensieri del tipo: "Voi parlate di disturbi nas di personalità? Ah! Poppanti! Dilettanti! Io parlo degli eccessi giudiziari dei falsi pedofili! Sono avanti anni luce!". No, credo di essere piuttosto indietro: il "Dei delitti e delle pene" di Cesare Beccaria è del 1764.

Dici: "Anche scrivere le cose che Giulio ha scritto è un modo sapiente per attirare l'attenzione - e distoglierla". Ne deduco che, a tuo giudizio, uno dovrebbe esprimere le proprie opinioni in modo da non attirare l'attenzione, cioè in modo da assicurare al proprio discorso pubblico una totale inefficacia. Il che mi pare curioso. Quanto al "distogliere", ti invito a dire da che cosa, secondo te, "distoglie l'attenzione" il mio articolo.

Per Lucio: nel processo Sme, una cosa io non ho mai capita: quale sarebbe stato, secondo l'accusa, il movente. (Nel processo per il Lodo Mondadori, invece, quale fosse il movente secondo l'accusa era chiarissimo).

Pubblicato da: giuliomozzi - 28.04.07 09:16

Pensare di fare sensazionalismo su un blog (con tutto il rispetto x questo blog) a confronto con giornali e tv, è come l'unghia di Davide contro Golia, e non mi pare che Giulio abbia usato toni sensazionalistici ma abbia posto pacatamente una questione. Se per te esercitare il proprio senso critico significa mettersi al centro dell'attenzione credo che il discorso si areni qui...

Pubblicato da: monicaviola - 28.04.07 09:20

Signore amante dei duelli rusticani; se ritiene che in qualche modo possa aver offeso la sua sensibilità e il suo onore non deve fare altro che prendere l'indirizzo IP che compare sul suo sito, in chiaro, telefonare a un Avvocato e far partire un esposto alla Polizia Postale.
Attenderò fiducioso.

Per quanto riguarda il suo pessimo articolo (posso dire che è pessimo?) non è altro che un tentativo, mal riuscito anche se sintatticamente corretto, di critica della comunicazione giornalistica.

Critica mal riuscita, a mio parere, per un motivo semplicissimo: scava la vicenda in un'unica direzione, quella degli adulti, e si pone solo il problema della tutela dell'immagine dei 'poveri' sospetti ignorando completamente la parte offesa. Bambini fra i 3 e i 5 anni che, bontà loro, si sarebbero inventati tutto.
Fossi al suo posto li contatterei: tutti potenziali scrittori di successo se, a un'età compresa fra i 3 e i 5 anni, sono in grado di inventare una simile storia e condizionare uno stuolo di Magistrati, tenerli impegnati per un anno e passa di indagini, far installare microspie nella scuola e portare agli arresti 6 adulti.

Il suo difetto è tutto lì, ma è un difetto capitale nella guerra contro la pedofilia attaccarsi a un caso di falsi abusi per: "E io ho semplicemente paura. Ho paura della paura e della popolarità della paura. Ho paura della facilità con cui in base a dichiarazioni (non registrate) rese (non a un magistrato) da bambini di quattro-cinque anni, e a dichiarazioni rese dai loro genitori (i quali, a loro volta, hanno sempre i bambini come fonte) si sbattono in galera sei persone, si interviene in questo modo nella vita dei bambini, e si accende l'esca di un cancan mediatico di queste proporzioni.

Una volta si diceva: caccia alle streghe. Oggi la pedofilia è una strega da cacciare. E' una retorica alla quale non si può resistere: sarai mica solidale o garantista con un pedofilo, neh?".

Questo comunica nel suo scritto: paura e diffidenza. Paura e diffidenza dell'attività della Magistratura. Paura e diffidenza che mettono al centro del suo argomentare i 'poveri' sospetti e l'operato della Magistratura.

E non demorde, nonostante un dato ineccepibile. Proviamo a leggerlo al contrario: il 99,5% delle denunce per abusi su minori sono VERE.

Un'ultima cosa, Signore amante dei duelli rusticani: su quali conoscenze riconosciute e/o esperienze professionali dirette si basa il suo menar fendenti a destra e a manca? Giornalista professionista? Magistrato? Psicologo o psichiatra? Semplice scrivente?

Blackjack

Pubblicato da: Blackjack - 28.04.07 09:53

Giulio. Ti faccio rispondere da Marco Travaglio. Visita http://lupozzo.altervista.org/video.php
e clicca su "Marco Travaglio e il processo SME".
Cmq., secondo te perché si fanno bonifici ai giudici se non per ottenerne sentenze favorevoli?

Pubblicato da: Lucio Angelini - 28.04.07 10:02

Monicaviola; sarà anche vero che ci vuole coraggio, ma perdonami: non vedo coraggio da nessuna parte.
Non ne vedo perché è semplice, molto semplice, afferrare il sensazionalismo dei giornali e rincorrerlo.

Molto più complesso prendere il sensazionalismo e trasformarlo in informazioni utilizzabili da chi ti legge, magari non da applauso, magari difficili da far digerire, magari lontane dal semplice opinionismo di facciata che permea lo scritto del Signore fino all'ultima parola: la caccia alle streghe.

Giornalismo romanzato. Di sicuro impatto e che nulla toglie o aggiunge al giornalismo di bassa lega che caratterizza questa e altre vicende.
Dov'è il coraggio?

Blackjack

Pubblicato da: Blackjack - 28.04.07 10:03

Alla persona che si firma "Blackjack".

Ti invito ad avere il coraggio di assumerti la responsabilità di quanto dici, mettendoci sotto un nome e un cognome e un indirizzo. Se non lo farai mi permetterò di considerarti un cagasotto che spara cazzate nascondendosi dietro un nomignolo. Se lo farai, mi interesserà discutere con te.

E poiché hai molto alluso, nei tuoi interventi, ti invito a dire chiaro e tondo di che cosa mi accusi, acciocché io mi possa difendere. E se davvero, come mi par di capire da alcune delle tue allusioni, intendi accusarmi di azioni contro la legge, ti invito a denunciarmi. Chi sono e dove abito - che è tutto ciò che serve per fare una denuncia - lo sai.

Pubblicato da: giuliomozzi - 28.04.07 10:35

Signore amante dei duelli rusticani; o dovrei dire ex amante, dei duelli rusticani?

No perché, ora nasconde il guanto bianco, dopo avermi schiaffeggiato (metaforicamente si intende), mi dà del cagasotto e pretende che io la denunci? E di cosa?

Per aver scritto e pubblicato nel suo sito un 'articolo', pessimo a mio parere, che inneggia alla paura e mette in discussione, aggrappato alle colonne della sua personale e opinabile analisi critica degli articoli pubblicati, l'operato della Magistratura?
Perché scrive: "Una volta si diceva: caccia alle streghe. Oggi la pedofilia è una strega da cacciare. E' una retorica alla quale non si può resistere: sarai mica solidale o garantista con un pedofilo, neh?"?
Perché non ha nemmeno tentato di capire come sia possibile, per un bambino/a fra i 3 e i 5 anni, inventarsi storie simili?
Perché continua a ignorare che il 99,5% delle denunce di abuso minorile sono vere? [dati della Polizia di Stato]

Signore; sarebbe dedicarle troppa attenzione rispetto a quella che ha già ottenuto e regalarle, letteralmente, una pubblicità che non merita.

Blackjack.

Pubblicato da: Blackjack - 28.04.07 12:06

Caro Giulio,

è ovvio che l'anonimo Blacjack è un provocatore. Con il suo atteggiamento, con il tono delle sue risposte e con il rifiuto di pubblicare il suo nome e i suoi estremi scredita definitivamente quello che dice, impedendo a chi voglia discutere seriamente di entrare nel merito delle affermazioni di un commenatore provocatorio e insistentemente anonimo. Ti ricordo che se le sue insinuazioni meschine e ridicole al tempo stesso dovessero continuare potresti richiedere al provider l'identificativo dell'IP previa denuncia formale e poi procedere a querela, perchè scrivere una cavolata en passant va bene, ma alla fine ognuno deve rendere conto di persona di tutte le affermazioni gravi o gravissime lesive dei diritti e della dignità altrui che pronuncia.

ciao

Daniele

Pubblicato da: Daniele - 28.04.07 15:24

Segnalo - perché cade a proposito - il numero 9 (marzo 2007) della rivista "Maltrattamento e abuso dell'infanzia" (Franco Angeli), che dedica un dossier al tema "L'insegnante e la realtà dell'abuso all'infanzia" e un articolo dedicato specificamente alla questione: "E' facile distinguere tra racconti veri e racconti falsi?".

Uno degli studi raccolti nel dossier ("La prevenzione dell'abuso e del maltrattamento all'infanzia all'interno del contesto scolastico: rilevazione e segnalazione", di Sarah Miragoli e Simona Caravita) giunge a questa conclusione: "Gli insegnanti giocano un ruolo importante nella rilevazione e nella segnalazione dell'abuso all'infanzia. Tuttavia sussistono significative barriere alla segnalazione del maltrattamento e la maggior parte degli insegnanti dichiara di non aver mai fatto una segnalazione di abuso. Tra i maggiori fattori deterrenti, in grado di influenzare l'abilità degli insegnanti di segnalare i casi di sospetto abuso, figurano: un'insufficiente conoscenza su come rilevare e segnalare l'abuso (una carenza di consapevolezza degli indicatori dell'abuso all'infanzia e delle procedure della segnalazione) ed il timore delle conseguenze legali e della disapprovazione da parte dei familiari del bambino e dei colleghi".

L'articolo "E' facile distinguere tra racconti veri e racconti falsi?" è firmato da Elisabetta Rotriquenz e Giuliana Mazzoni. Riporto l'abstract: "In questo studio viene esaminato come possano essere discriminati in modo accurato racconti veri e racconti falsi. Sono stati utilizzati tre tipi di racconto: racconti veri in cui bambini di 4 e 5 anni descrivevano eventi che erano realmente capitati loro, racconti inventati in cui i bambini descrivevano eventi che non erano accaduti, e racconti ripetuti. Questi ultimi sono racconti falsi, ma sono stati creati da adulti e poi ripetuti dai bambini. I criteri usati da quattro giudici ciechi sono stati confrontati con un'analisi di contenuto semplice, ma oggettiva. I risultati mostrano che è particolarmente difficile discriminare tra racconti veri e racconti inventati, e fanno luce su vari aspetti particolarmente rilevanti per la corretta valutazione dei casi in tribunale in cui i bambini vittime di abuso sessuale sono anche testimoni".

In generale sulla testimonianza: per un'introduzione, il libro divulgativo di Giuliana Mazzoni "Si può credere a un testimone? La testimonianza e le trappole della memoria", Il Mulino 2003; per gli aspetti più nettamente criminologici: Luisella De Cataldo Neuburger, Guglielmo Gulotta, "Trattato della menzogna e dell’inganno", Giuffrè 1996 (che recensii nel n. 60 di vibrisse, quand'era un bollettino spedito via email); un classico: Musatti, Elementi di psicologia della testimonianza", Cedam 1931, ristampato nel 1989 da Liviana, ma comunque reperibile solo usato o in biblioteca.

Per chi volesse un'introduzione facile facile alla questione, c'è un bel powerpoint prodotto da Pier Carla Cicogna, docente all'Università di Bologna (sono due mega e mezzo da scaricare):
http://www2.scform.unibo.it/docenti/Cicogna-specialistica-06.ppt

Pubblicato da: giuliomozzi - 28.04.07 15:47

So bene, caro Daniele, che la persona che si firma "Blackjack" è un provocatore. Per questo lo invito - poiché mi accusa, seppur allusivamente, di cose che sono veri e propri reati - a denunciarmi; e a qualificarsi, affinché io possa difendermi.
Giusto l'altra settimana ho fatta una visitina alla Polizia postale. Bisogna che ci ripassi.

Pubblicato da: giuliomozzi - 28.04.07 15:54

anni 90. una bimba, i cui genitori sono separati, accusa di violenze sessuali il padre,la sorella del padre, i nonni paterni. siamo in un piccolo paese, la notizia, il passaparola, arriva prima dei giornali. che comunque ne scrivomo ma, a mio avviso, in modo sobrio.
la bimba, assistita da una psicologa, mimava su una bambola (mi pare di ricordare) e diceva di particolari agghiaccianti.
nessuno, mai, scrisse che i quatto erano mostri e, chi li conosceva - siamo in un paesino del biellese - giurava e spergiurava che si trattava di gente perbene.
già, ma anche la gente perbene fa quelle cose lì.
loro però non ressero.
non si arrivò mai al processo.
si sono ammazzati prima, per la vergogna.
ora sono stati assolti: da tutti.

uno dei più bravi (e simpatici) psichiatri piemontesi, eugenio torre, si è sempre dichiarato spaventato dalle ricostruzioni di certi bambini: ché per loro sono verità.

ma c'è il rovescio della medaglia, anche: il buio.
su altre vicende.
buone cose

Pubblicato da: remo bassini - 28.04.07 16:45

Signore (tornato) amante dei duelli rusticani; attenderò sue notizie.

Nel frattempo si sieda un attimo, magari assieme all'amico Daniele, scandalizzato dal provocatore che riporta i dati ufficiali della Polizia Giudiziaria invece di confermare le tesi personali del Signore.
Respiri. Profondamente. Con calma. Rilegga ciò che ha scritto.
Poi si risieda. Chiuda gli occhi e provi a immaginare, senza remore, il rovescio della medaglia citato da Bassini: il buio.

Se si impegna, che la grammatica la conosce bene, potrebbe anche scriverne.

Blackjack

Pubblicato da: Blackjack - 28.04.07 17:07

Scusate ma come mai fino a poco fa l'ultimo commento era il mio delle 18,21 di ieri?

Pubblicato da: Carleo Rosignoli - 28.04.07 18:02

Scusate ma mi viene da ridere. E' qualche giorno che si è azzerato l'orologio del pc, oggi mi si è impallato come non capitava da molto tempo, poi è andato in tilt il modem del pos (eh, questa è cosa seria!). Ogni tanto. Si vede che la memoria è al limite (tutti i programmi delle aziende - tipo Tiscali - che caricano in memoria informazioni). Non so se resisto, però mi vien da ridere. Non si dovrebbe parlare del diavolo. Susate affezionati lettori ma non so se potrò postare ancora.

Pubblicato da: Carleo Rosignoli - 28.04.07 19:01

..>>BlackJack:Solo un'ultima osservazione: quando avrà tempo e voglia, se mai l'avrà, legga i dati pubblicati dalla Polizia di Stato, www.bambiniscomparsi.it>>..
Volevo segnalare che,avendo seguito il link, vi si asserisce anche che
..>>Il sequestro a scopo sessuale…

L’esperienza fin qui acquisita sulle ricerche dei minori scomparsi non ha fatto registrare, al momento, l’esistenza di organizzazioni criminali che si siano rese responsabili di sottrazione di minori italiani per il successivo sfruttamento nel mondo della pedofilia o della prostituzione minorile.

Come già detto, gli abusi sessuali in danno di minori si consumano prevalentemente in famiglia o, comunque, nelle ristrette cerchie di conoscenze della piccola vittima.
Lo sfruttamento della prostituzione minorile riguarda, invece, soprattutto giovani ragazze provenienti dall’Est europeo o ragazzi/e nomadi che, per pochi soldi, e spesso con la complicità delle famiglie si prostituiscono nelle nostre città.&<<..

Questo il link alla pagina :

http://tinyurl.com/lqphy

Pubblicato da: Sappino - 28.04.07 20:30

Non ho ben capito chi dice che "bisogna procedere coi piedi di piombo" visto che ci sono di mezzo dei bambini e critica questo post; non capisco nemmeno chi critica il garantismo verso gli adulti. Verso chi bisognerebbe essere garantisti, se non verso chi è sottoposto a delle accuse? Di solito bisogna dimostrare la colpevolezza di un accusato, qua siamo già al punto (come si legge nell'articolo di Bonini di oggi) che gli accusati devano dimostrare la loro innocenza.
Nei primi due giorni di questa storia, i titoli su giornali e tg sono stati durissimi, facendo passare per scontato che le accuse fossero vere. E parliamo di mezzi di comunicazione che raggiungono la grande maggioranza degli italiani. Questi giornalisti non sono andati con i piedi di piombo, però non vengono criticati loro, ma i blogger (rivolti quindi a una platea molto più ristretta) che cercano di dire che le cose potrebbero non essere andate così. Emergono elementi che gettano ombra sulle sicurezze palesate dagli inquirenti, ma non bisogna dirlo, perché si rischia di sminuire il problema della pedofilia. Mentre mettere alla gogna senza prove è un ottimo metodo per rendere i bambini più sicuri?
Si parla di bambini; se una donna si inventasse di essere stata violentata, una volta scoperta sarebbe esposta alla disapprovazione generale. Succederebbe lo stesso a un bambino? No, perché è chiaro che si tratterebbe di cose diverse. Quindi quali danni potrebbero subire i bambini se si scoprisse che le loro testimonianze sono false? Anche chi avanza i dubbi non mette certo loro sul banco degli accusati.
Insomma, a me avanzare dubbi sulle indagini sembra un'opera meritoria in questo caso, perchè è una reazione ad un atteggiamento di eccessivo colpevolismo iniziale, che va riequilibrato

Pubblicato da: Anghelos - 28.04.07 21:21

C'è poi un dettaglio in questa vicenda che mi ha impietrito: ho letto (su Repubblica) che l'indagine venne sospesa durante la chiusura estiva della scuola. E ciò mi pare di una gravità pazzesca.

Pubblicato da: alessandra - 28.04.07 21:43

Naturalmente per scrivere questo articolo occorreva farsi un'idea sui fatti, dunque almeno aver letto l'ordinanza di custodia cautelare del Gip Elvira Tamburelli.


Pubblicato da: andrea barbieri - 29.04.07 04:37

Alla coraggiosissima persona che si firma "Blackjack".

Faccio notare che i dati ufficiali della Polizia giudiziaria, che citi insistentemente, non hanno nulla che fare con ciò di cui ho scritto nel mio articolo. Faccio notare inoltre che mi attribuisci allusivamente opinioni che non ho e che non sono scritte nel mio articolo (né in altri articoli miei). Resto in attesa di conoscere il tuo nome e il tuo indirizzo, nonché di essere denunciato da te per i reati che ho commessi.

Per Andrea: se io, privato cittadino, mi rivolgo al Tribunale di Tivoli chiedendo una copia dell'ordinanza (e magari anche della relazione del perito), ho diritto a ottenerla?

Pubblicato da: giuliomozzi - 29.04.07 12:23

Sì ma, Giulio, mi sfugge il senso di questa battaglia che porti avanti. Sì, ci sono gli eccessi: ma non sono eccessi giudiziari, sono eccessi giornalistici. Allora, deciditi: la tua battaglia pertiene l'eccessi giudiziari, gli eccessi gioornalistici o la demonizzazione del rapporto bambini-adulti. Perché, mi pare, fai un minestrone e non si capisce bene il senso.

Il fatto è che partire da questo fatto di cronaca che, con tutti gli eccessi e le violazioni (che sono tipiche violazioni; cioè non è che ci possiamo più scandalizzare per questo, questo è la (a)normalità di questo Paese), un gravissimo caso praticamente già conclamato, per parlare della pedofilia come di una paura sociale, mi sembra dubbio, curioso, pericoloso, e addirittura, sì, addirittura sospetto.

Ma ti è mai venuto in mente che un bambino piccolissimo che si prende le carezze degli adulti, non può opporsi a quelle carezze. Che l'adulto carezza perché può farlo? Non può accarezzare una bella ragazza o una bella donna perché quella gli tira uno scapaccione e un tacco in fronte, ma con un bambino lo PUO' FARE, senza un suo reale consenso?

Andiamo, Giulio, non diciamo cazzate. Ciascuno di noi può raccontare soprusi ricevuti da bambini da adulti ingerenti e porcelloni. E tu cosa vuoi fare? Vuoi schierarti da quale parte? Dalla parte di chi PUO' FARE senza un reale consenso?

Ti dirò Italo Calvino nella giornata d'uno scrutatore in una critica durissima, sosteneva che bisognasse togliere il diritto di voto agli handicappati del cotolengo. Questo collegare la capacità intellettuale con una capacità di agire e di parlare mi sembra che vada rivista. Calvino si sbagliava. E anche tu. Se mi tirano un calcio nel culo io dico ahia. Non è che ho bisogno di avcere un quoziente d'intelligenza particolarmente alto o di avere qualche particolare accredito per 'dire la mia'.

Viviamo in uno stato di diritto: le donne adesso possano denunciare i soprusi dei porcelloni, (di solito dei brutti maiali repressi e scontenti di se stessi che se la predono con persone più deboli, che per una qualche ragione riescono a dominare), i cani persino hanno dei diritti, i gay e i transessuali. Non si capisce perché un bambino non deve essere creduto se dice che c'è un uomo brutto come la merda che li molestia - fosse anche per qualche carezza. Se una donna dice a un uomo brutto come la merda NON MI TOCCARE, quello se ne va con la coda nelle gambe. Perché questo non deve avere il diritto di farlo anche un bambino?

Pubblicato da: Una domanda - 29.04.07 12:38

Quando dico "sospetto" non voglio rifermi alla tua integrità morale eccettera, dico solo che l'articolo, mal fatto com'è, può indurre ad aver certe reazioni, certi pensieri.

Pubblicato da: Una domanda - 29.04.07 12:46

Alla persona che si firma "una domanda".

Ciò che voglio, è che chi è sospettato di aver commesso delitti venga giudicato.

Mi domandi: "E tu cosa vuoi fare? Vuoi schierarti da quale parte? Dalla parte di chi PUO' FARE senza un reale consenso?". Questa domanda mi pare nasca dalla supposizione che ci sia, da parte mia, un atteggiamento di tolleranza, se non di approvazione, della pedofilia. E allora, ti prego: dimmi dove, quando, avrei spese parole di tolleranza o di approvazione della pedofilia. Riporta qui, tra virgolette e con l'indicazione della fonte, quelle parole.

Nell'articolo dal quale nasce questa discussione non c'è niente di tutto questo, come ognuno può vedere.

Scrivi: "Non si capisce perché un bambino non deve essere creduto se dice che c'è un uomo brutto come la merda che li molestia". Se da quello che ho scritto hai capito che secondo me "un bambino non deve essere creduto", ti invito a rileggere: perché nel mio articolo questo non c'è scritto. Sulla questione della testimonianza dei minori c'è un'ampia letteratura scientifica. Ho fornito qualche link in proposito.

Usi giustamente la parola "minestrone". Il guaio è che talvolta il "minestrone" è nella realtà. Se io dico che questo specifico caso mi sembra - per quello che ne so - assai simile a un altro specifico caso, nel quale dopo anni di indagini e di processi quasi tutti (non tutti) gli accusati furono mandati assolti; e se esprimo il timore che l'ondata retorica dell'indignazione possa condizionare non solo il trattamento delle notizie sulla stampa, ma anche l'andamento delle indagini e il successivo giudizio (come era accaduto nel caso assai simile); e se tu da questo capisci che io sarei un sostenitore della pedofilia o qualcosa del genere, domando: chi è che fa "minestrone"?

Pubblicato da: giuliomozzi - 29.04.07 13:04

Non ho nessuna intenzione di procedere a uno messa in crisi radicale del tuo testo. Esprimo reazioni che mi genera l'argomento. Esprimo un certo imbarazzo, se fossimo soci i qualche affare, se io scrivessi per te o lavorassi con te, userei la formula: "su questo io mi dissocio".

Pubblicato da: Una domanda - 29.04.07 13:40

Alla persona che si firma "una domanda".

Nella formula "su questo io mi dissocio", che cosa indichi con la parola "questo"? Su che cosa ti dissoceresti da me?

Pubblicato da: giuliomozzi - 29.04.07 14:23

I fatti. Le regole, la deontologia, la giustizia e le sue regole. Mi sembrano questi gli elementi che ruotano intorno a questo fattaccio. Vorrei partire dai mass media, se non altro perché ho sempre fatto la giornalista nella mia vita, scontrandomi anche con casi che avevano a che fare con minori e abusi in un’epoca in cui il sociale andava meno di moda ( con le storie dei poveracci non si faceva carriera).
Rignano Flaminio: magistratura – giornalisti. Un binomio che è ormai una consuetudine, un binomio che nel circo mediatico manovra cio’ che dovrà andare in pasto a un’opinione pubblica da “drogare” di sensazionale.. E tutto cio’ senza un rispetto di regole deontologiche, di regole morali. Si, morali. Perché un giornale che non ha una morale non è un giornale. E un magistrato che non si attiene alle regole della riservatezza non rispetta lo Stato di diritto. Questo è il garantismo che andrebbe adottato verso qualunque cittadino indagato. Un cittadino sul quale non è stato emesso un giudizio di colpa. Anche se su questo cittadino grava l’ipotesi di un reato come la pedofilia. Questa dovrebbe essere la regola. Regola a dir poco infranta in nome di un’ intervista sul giornale rilasciata dal giudice di una procura di provincia che chissà quando riavrà un’occasione cosi’ ghiotta. Regola infranta quotidianamente da una stampa sulla quale pesa la responsabilità morale e politica di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica su fatti sensazionali.
Io non so, come non lo sanno altri giornalisti, il vero o il falso di questa vicenda. Mi limito a dire che nell’epoca in cui iniziai il mestiere qualcuno mi insegno’ che prima di pubblicare una notizia essa andava verificata. Quel qualcuno insegno’ a tutti quelli della mia generazione che eravamo cani da presa, nel senso che non ci si accontentava della velina dei carabinieri o della dritta di un magistrato, o di un avvocato. Ci insegnavano a mettere insieme gli elementi. A sentire tutte le campane. Perché solo lavorando sui fatti si poteva fornire una buona informazione ai lettori, evitando di sbattere mostri in prima pagina senza averne uno straccio di prova ( che spesso i giornalisti si cercavano da soli). Ora lo scenario è diverso. E capita cio’ che racconta Remo Bassini nel suo post.
E’ casuale? Si tratta soltanto di una cattiva informazione?
Lucio Angelini in due righe ha fornito un elemento utile alla discussione: il processo Sme, e l’assoluzione di Berlusconi. Ora non sto qui a fermarmi sul personaggio Berlusconi, poteva essere Prodi, ma come dice Travaglio nel suo libro siamo di fronte a una casualità divenuta consuetudine: la scomparsa dei fatti. Nel circo mediatico l’attenzione è su una vicenda talmente grave da far passare in secondo piano questioni più politiche, che dovrebbero costringere a pensare.
Cosa dovrebbe fare l’Ordine dei Giornalisti?
Cosa ha mai fatto l’Ordine dei Giornalisti?
La deontologia è un “genere” fuori mercato. L’informazione si gioca sui numeri di pseudo apparati editoriali che col giornalismo nulla hanno a che fare, su una televisione di Stato composta da apparati redazionali di migliaia di giornalisti in gran parte parcheggiati, una televisione che ripropone gli stessi fatti in tutte le edizioni, stesse interviste, stesse veline passate dai soliti referenti istituzionali.
Ecco perché fa notizia Gatti con un’inchiesta, ecco perché l’informazione di denuncia è “delegata” a trasmissioni come le “Jene”.
Sulla questione dei minori e i mass media molto é stato detto, poco viene fatto. Anzi, nulla. Perché se la verità non é ancora accertata, amplificare il “protagonismo” di piccole vittime all’interno del circo è veramente grave. I bambini sono straordinari. Ma sanno anche mentire, e sanno usare il messaggio che viene dal mondo degli adulti, gli stessi adulti che spesso hanno comportamenti a dir poco diseducativi.
Ecco prima di scrivere un pezzo sarebbe bene pensare a tutto questo. Nella consapevolezza che vittime o eroi, spesso l’obiettivo è essere protagonisti.
Scusate la lungaggine

Pubblicato da: stefania - 29.04.07 16:28

Scusate ho postato due volte lo stesso intervento. Ma inizialmente non mi compariva qui, dunque sono andata sul nuovo articolo di Giulio.

Pubblicato da: stefania - 29.04.07 16:50

Ho letto con attenzione i commenti precedenti e sono rimasta basita dalle argomentazioni di quanti lo hanno attaccato. E' come se si volesse che la storia di Rignano, così com'è stata raccontata dai media, sia vera ad ogni costo. Il punto è che noi lettori di giornali non abbiamo a disposizione i fatti per esprimere la nostra valutazione, ma una narrazione dei fatti (e non mi riferisco alle testimonianze dei bambini, ma ai dettagli che vengono pubblicati sui giornali) che potrebbe anche essere distorta dal desiderio di sensazionalismo e dalla volontà di assecondare la morbosità del pubblico. Mi ha colpito anche il fatto che tale Blackjack accusi a più riprese Mozzi di conoscere e saper usare la grammatica italiana: come se la chiarezza nell'esposizione e la pertinenza logica delle argomentazioni fossero una colpevole trappola per gli ingenui. Non parliamo poi di Marianna che, nella sua paranoia, vede l'ombra della pedofilia anche nelle normalissime coccole che un genitore fa al figlio. Nutrire dei dubbi non è concesso: i mostri sono stati sbattuti in prima pagina e tanto basta per dichiararne "ipso facto" la colpevolezza. Se venisse chiaramente dimostrata la colpevolezza degli indagati, sarei la prima a desiderare che marcissero in prigione e che venisse buttata via la chiave, è evidente. Qui, mi pare, nessuno inneggia alla liceità della pedofilia né si nega che essa esista. Ma quanti hanno già deciso dove sta la ragione non lo capiscono (o fanno finta di non capire). Al contrario, se venisse dimostrato che i dubbi sono legittimi, proprio la lotta efficace contro un fenomeno tanto aberrante ne sarebbe pesantemente condizionata. In ogni caso sono i bambini le vittime principali del cinismo degli adulti: se sono stati davvero abusati, per un verso; ma se sono sacrificati sull'altare dello scoop, la loro sofferenza non sarà minore, io credo.

Pubblicato da: floria - 29.04.07 19:04

Ho letto con attenzione i commenti [all'articolo di Giulio Mozzi]. Scusate ma nel mio intervento precedente sono saltate alcune parole all'inizio.

Pubblicato da: floria - 29.04.07 19:08

Giulio, stiamo parlando di uno 0,5 % di casi del genere -che tu indichi e indichi e indichi -, e, anche se tu li indichi e li indichi e li indichi, 0,5 è un dato di errore fisiologico, ineliminabile.

Siamo nel campo delle pura utopia se pensi che la tua battaglia porterà un sistema giudiziario senza errori fisiologici.

Scrivi: "Un copione già scritto"

Con questo vuoi dire che i giornali hanno trame precostituite da vendere ai lettori? Come fai a dirlo? Hai le prove? Sei stato sui luoghi dei fatti? Hai condotto inchieste? Hai intervistato i soggetti coinvolti?

E scrivi: Ma è possibile, ci si può domandare giustamente, che nulla o quasi nulla di reale vi sia dietro queste dichiarazioni dei bambini, queste indagini dei carabinieri, queste perizie, queste decisioni della magistratura? Purtroppo è possibile (non sto dicendo che è così: sto dicendo che è possibile).

Certo! "E' possibile"! Allora senti qua: è possibile immaginare che chi si interessa a fatti di pedofilia sia un pedofilo (non sto dicendo che è così; sto dicendo che è possibile). Ora, dimmi, Giulio, come ti senti? Non ti senti offeso? Non ti viene voglia di denunciarmi? Ma io davanti ai giudici potrei sempre dire: "Non ho detto che è così; ho detto che è possibile".

Certo è possibile che ci siano i lillupuziani sulla Luna, è possibile che ci siano gli snorky nel Tevere. Non sto dicendo che è così, dico: è possibile.

Scrivi: E infatti, leggendo gli articoli sui fatti di Rignano Flaminio, ho avuta subito la sensazione di assistere alla ripetizione di un copione già scritto: nel quale si mescolano pedofilia e satanismo, e nel quale l'orrore dei racconti forniti dai bambini (do per scontato che carte processuali e giornali li riportino fedelmente) è pari solo alla loro incredibilità. (Nel caso dei "pedofili della bassa modenese" si arrivava all'estremo: alcuni bambini avevano dichiarato che alcuni loro coetanei erano stati uccisi nel corso dei riti pedofilo-satanici; e il fatto che questi coetanei risultassero ben vivi non fece venire a nessuno il dubbio nelle dichiarazioni dei bambini qualcosa non funzionasse: veniva preso per vero tutto ciò che non era semplicemente impossibile).

1) "Ho avuto la sensazione". D'accordo, ci stai informando di una tua sensazione - che è un'espressione inquietante più o meno come "Molto è scritto". Il guaio è che il giornalismo non si fa per sensazioni, nè i processi nei tribunali. E questa fa il paio con quella sopra. Cioè, tu leggi delle parole scritte su un giornali e hai una sensazione. E perché? Perché individui dell'espressioni sospette come "Molto è scritto" oppure un copione. Ma sarà ben singolare questo atteggiamento!
2) "veniva preso per vero tutto ciò che non era semplicemente impossibile". Ma guarda che novità! Come se non lo sapessimo già, che i giornali esagerano, e che i tribunali sbagliano! E questo cosa significa? Significa che è il mondo che è crudele e malvagio oppure è chi ce lo racconta che è crudele e malvagio? Cosa vuoi suggerire con questo? Sai, perché non è proprio chiaro.

Tu ti poni come esperto di retorica e smascheratore di retoriche. Ora, sicuramente ci sono eccessi, ma anche tu, a ben guardare, e impiegando gli stessi metodi di lettura che tu usi, in questo pezzo sei stato eccessivo, e ambiguo, e retorico, dunque. Come vedi, giocare a fare gli Sherlock Holmes del testo, che dà una parola fuori posto o da un'espressione ambigua riescono a smascherare tutto un intero sistema di persone reali, che lavorano tutti i giorni, è un gioco che chiunque può fare, avendoci la voglia.

Poi il corso di questi commenti ha fatto emergere il torbido di certe personalità - e non faccio nomi; non voglio essere preciso, perché in questo caso essere precisi significherebbe essere offensivi. I bambini non si toccano, nemmeno i bambini propri. Bisogna imparare ad averli attorno i bambini. Questo, naturalmente, e non dimentichiamolo, lo diciamo in linea generale. Perché per fortuna non ci sono pedofili a tutti gli angoli, nè bambini che accusano maestri o genitori di pedofilia tutti i giorni, appena vengono toccati. Parliamo solo di comportamenti non correttissimi, ma non patologici. Quelli presi in considerazione sono casi isolati, buoni per vendere qualche copia di un giornale o fare tanti commenti nel post di un blog. E questo avrà pur un qualche peso, senza che debba per forza essere scambiato per il vilipesissimo garantismo.

Se poi dobbiamo esercitarci a pensare su quanto sia brutto il mondo c'è anche il turismo sessuale o la Nestlè.

La domanda è: tu perché sei tanto interessato a qiesto argomento?

Se vuoi, è su "questo" che mi dissocio. Su come tratti in questo articolo l'argomento.

Se poi sono stato troppo vago, ti prego di farmelo notare, e preciserò meglio.

Pubblicato da: Una domanda - 29.04.07 21:37

Scrivi: E io ho semplicemente paura.

Forse è la conclusione che è anche 'sbagliata'.
Io ho paura. Io? Io non ho paura della pedofilia, così come non ho paura che mi controllino i documenti alla stazione, e non ho paura di poter essere arrestato se vado con una prostituta. Perché 'io' non le faccio queste cose, e se annuso qualche cosa di pericoloso, mettiamo, qualcuno che mi voglia incastrare accusandomi di qualche reato che non ho commesso, io me la filo. Parlo di 'reati' non di qualche scorrettezza qua e là.

Tu porti tutto su un piano individuale. Allora ti faccio eco e rispondo: io paura non ho. Poi prendo atto che bisogna stare attenti a giudicare preventivamente pedofili le persone, da un lato, ma anche, a non destare sospetti di questo genere nella comunità. A stare attenti a stare soli coi bambini. A non portarli in casa. A non dare troppa confidenza. A non 'essere toppo simpatici'. Un po' di distacco coi bambini ci vuole, è anche educativo. Formativo. Anche come genitore, io credo.

Un'ultima cosa: affrontare un argomento spinoso non fa autamaticamente di noi degli eroi o degli spiriti santi. Bisogna anche dire cose sensatissime, molto di più che per un argomento non spinoso, e questo è un compirto difficile, e si può anche scoprire di non esserne all'altezza.

Pubblicato da: Una domanda - 29.04.07 22:08

Alla persona che si firma "una domanda".

Ho adottata nel titolo l'espressione dell'on. Giovanardi "copione già scritto" perché conosco un po' (ho un'ampia rassegna stampa, ho lette un paio di pubblicazioni specifiche; e ho avuto accesso anche ad alcuni documenti processuali) almeno un caso (quello che ho citato: i "pedofili della bassa modenese") che mi appare molto simile a quello di Rignano Flaminio; e perché so (avendo studiata la cosa) che casi simili si ripetono con una certa (non alta) frequenza, e che spesso (non sempre) alla fin fine si accerta che vi è stato un solo caso, o addirittura nessun caso, di abuso.

Quando dico: "Ho avuta la sensazione che", eccetera, usando la parola "sensazione" definisco un limite (un limite di credibilità) di ciò che sto dicendo. Al contrario, un'espressione come: "Molto è scritto" serve a far passare come se fosse "scritto" (cioè accertato) anche ciò che non è "scritto".

Che i tribunali, essendo composti da uomini, possano sbagliare, è ovvio. Ciò non rende accettabili gli errori. Certamente è utopistico immaginare un'amministrazione della giustizia senza errori. Dovremmo per questo, quando ci pare di vedere una possibilità di errore, tacere?

Alla domanda: "Perché sei tanto interessato a questo argomento?", rispondo:
[a] non perché io sia pedofilo;
[b] non perché io intenda suggerire approvazione o tolleranza verso la pedofili,
[c] se io avessi scritto un articolo sui destini di Telecom, mi avresti rivolta la stessa domanda?
[d] perché mi sono trovato, per ragioni indipendenti dalla mia volontà, e comunque non per implicazione mia personale, a osservare attentamente il caso dei "pedofili della bassa modenese"; l'osservazione di questo caso mi ha spinto a studiare un po'; nel caso di Rignano Flaminio ho avuta l'impressione (uso ancora questa parola) che si possano produrre alcuni comportamenti che ho già visti prodursi nel caso dei "pedofili della bassa modenese"; e quindi ho scritto quel che ho scritto.

Ti ho risposto adeguatamente?

Pubblicato da: giuliomozzi - 30.04.07 00:20

Giulio, non so nemmeno il momento esatto in cui possono ottenerla i difensori, nel senso che forse l'interrogatorio avviene prima di mostrare l'ordinanza, in modo che le risposte non siano già state preparate, quindi figurati se puoi averla tu come cittadino "curioso".
Però le ordinanze in qualche modo arrivano in mano ai giornalisti, mi pare di aver sentito che a volte sono gli avvocati a divulgarle. Vabe' probailmente c'è qualcuno che frequenta vibrisse e ne sa molto più di me: c'è un avvocato penalista in giro?
Comunque sia, noi privati cittadini non sappiamo quasi niente degli elementi raccolti finora, quindi direi che è inutile fare gli innocentisti o colpevolisti. Aspettiamo almeno che il tribunale si esprima su questa ordinanza: se è inconsistente la annullerà. E' inutile stare a smontarsi il cervello pensando a casi analoghi finiti con un'assoluzione. Non sapendo nulla dei fatti non possiamo nemmeno stabilire se i casi sono davvero analoghi. Per esempio, pare che qui l'età dei bambini faccia escludere la possibilità di montare una versione falsa dei fatti. Ma ripeto, non sappiamo davvero un tubo. Aspettiamo.

Pubblicato da: andrea barbieri - 30.04.07 00:38

Infatti, Andrea, a me risulta che, essendoci dei minori di mezzo, gli atti proprio non possano essere fatti vedere a nessuno, fino a conclusione del processo e anche dopo. (Che poi i tribunali siano groviere piene di buchi, attraverso i quali passa di tutto, è un'altro discorso).
Questo significa che non avremo nulla di più che i giornali fino a conclusione del processo (cioè, forse, per qualche anno). Il che autorizza, secondo me, la formazione e dichiarazione di opinioni anche sulla base dei soli giornali.
Inoltre, se le possibilità di un errore giudiziario aumentano con la pressione dell'opinione pubblica, ci sarà pure il dovere morale di sostenere pubblicamente opinioni prudenti.

Una precisazione. Sono d'accordo che "è inutile fare gli innocentisti o colpevolisti". Infatti io non sono né innocentista né colpevolista. Il "caso analogo" al quale ho fatto riferimento non è esattamente "finito con un'assoluzione", ma ha avuta all'ingrosso questa storia: decine di condanne in primo grado, decine di assoluzioni in secondo grado (con la conferma della condanna per poche persone: perché un abuso originario c'era stato), cassazione che conferma le assoluzioni (in parte, perché alcune tranches del processo sono ancora in corso); nel frattempo: imputati poi assolti che si suicidano o muoiono di crepacuore, genitori poi assolti che si vedono tolti i figli per sempre, eccetera.

Quanto all'ipotesi che "l'età dei bambini faccia escludere la possibilità di montare una versione falsa dei fatti", vedi l'articolo di Giuliana Mazzoni al quale rinviavo qualche commento fa: che è proprio uno studio su bambini di quell'età. (Il vero problema non è se i bambini dicono cose vere o cose inventate; il problema è, ai fini dell'accertamento dei fatti, distinguere tra i racconti veri e i racconti inventati).

Pubblicato da: giuliomozzi - 30.04.07 08:09

"Gli atti non possono essere fatti vedere a nessuno", ho scritto. A nessuno all'infuori degli avvocati delle parti ecc., intendo.

Pubblicato da: giuliomozzi - 30.04.07 08:12

Mi chiedi se hai risposto. La mia risposta è no, non lo hai fatto. Non del tutto almeno.

Scrivi:
(d) perché mi sono trovato, per ragioni indipendenti dalla mia volontà, e comunque non per implicazione mia personale, a osservare attentamente il caso dei "pedofili della bassa modenese"; l'osservazione di questo caso mi ha spinto a studiare un po'; nel caso di Rignano Flaminio ho avuta l'impressione (uso ancora questa parola) che si possano produrre alcuni comportamenti che ho già visti prodursi nel caso dei "pedofili della bassa modenese"; e quindi ho scritto quel che ho scritto.

Un momento. Così tu fai credere che ti sei interessato alla pedofilia perché hai studiato un caso, e ti sei preso a cuore l'argomento.
Ma questo è falso.
Perché tu già nel 1998 hai scritto due racconti sulla pedofilia, sia pure all'interno di un libro che si propone come campionario del male naturale (faccio notare che 'male naturale' è un'espressione inquietante, perché significa 'male inevitabile', 'male contro cui non posso niente', 'male di cui sono fatto costitutivamente': siamo proprio sicuri che la pedofilia sia questo genere di male, io credo proprio di no).
Fai passare un'infromazione falsa.
Inoltre noto che usi troppo agevolmente la parola 'studiare' (e in altri contentesti la parola 'sociologia'). E' sufficente leggere due libri sull'argomento e avere un'ampia rassegna stampa per utilizzare la parola 'studiare'? Ovviamente no. Qualunque studioso ti riderebbe in faccia.

Scrivi: [c] se io avessi scritto un articolo sui destini di Telecom, mi avresti rivolta la stessa domanda?

Tieni presente che qualche giorno fa su Libero è apparso un articolo che titolava più o meno: "Beppe Grillo avrà qualche interesse a rastrellarla lui la Telecom?". Sì, ti avrei fatto la stessa domanda. E' una domanda comunissima.

Scrivi che l'espressione "copione già scritto" è dell'on. Giovanardi. A parte che non usi le virgolette, ma poi adottando questa espressione ('adottando' è un termine tuo), la fai diventare tua, ed esprime un'opinione tua.

Vedi, Giulio, al fondo di tutti questi miei interventi, c'è questo: con questi articoli ti proponi come diciamo redentore e misericordioso (vabbè, sono termini un po' forti; ma 'misericordioso' senz'altro), invece, io voglio farti capire, che forse, leggendo quel che hai scritto, appari tu come bisognoso di attenzioni particolari. Forse sei dentro, per tutta una serie di ragioni, a una ruminazione del concetto di pedofilia, perché forse l'interessarsi a questo argomento deriva da un desiderio di avere bambini d'attorno (non con intenti pedofili, ovviamente, tutt'altro), e forse non ci riesci, e allora lo fai in modo indiretto, e come sei capace, interessandoti alla pedofilia piuttosto che agli scritti dei ragazzi (come facesti con quei due libri con Caliceti).

Ma non fai prima a fare un figlio o ad adottarne uno?

Pubblicato da: una domanda - 30.04.07 08:26

"Una domanda": spero che tu stia scherzando, anche se l'argomento non lo consente. Giulio ha scritto un post esemplare e si è posto interrogativi, assolutamente da condividere, sul comportamento dei mezzi di informazione.
Come ti permetti di parlare del suo modo di essere e addirittura di azzardare una diagnosi pseudo-psicologica nei suoi confronti?
Possibile che fra chi frequenta e commenta blog il ritegno sia uno stato d'animo sconosciuto?

Pubblicato da: La Lipperini - 30.04.07 11:33

La difesa d'ufficio non credo sia la strada migliore per aiutare una persona.

Lipperini, se credi che sia offensivo o che stia sbagliando, mostra dove e io a mia volta risponderò. O ti credi così autorevole da poter far a meno di lordarti le mani con chi osa essere una voce fuori dal coro?

Tra l'altro nessuno mette in discussione la persona di Mozzi, come più volte ho ribadito, ma il testo che ha scritto non è affatto esemplare, è un testo rischioso, e fatto male, e a me ha fatto male. E reagisco.

Pubblicato da: una domanda - 30.04.07 11:44

Tra l'altro Giulio sa perfettamente chi sono, perché gli basta controllare l'ip. Vorrei però che non fosse rivelata la mia identità, perché allora sì le mie parole sarebbero dure.

Così, servono solo per ragionare, e far esercizio di consapevolezza: "che cosa ho scritto?".

Certo che se tutte le volte che giulio scrive qualcosa lo plaudiamo, questo non serve, e non gli serve. E comunque, non è per fargli fare un esercizio di autocritica che sono intervenuto, ma per reagire a uno strano post - e a strani commenti -, che non m'è piaciuto.

Pubblicato da: Una domanda - 30.04.07 11:51

Porre una domanda come "Ma non fai prima a fare un figlio o ad adottarne uno?", secondo te, non mette in discussione la persona e non lo scrittore, o il blogger.
Piantiamola con questa storia "sono una voce fuori dal coro" ERGO sono autorizzato a dire quel che mi passa per la mente. E' patetica: e dannosa.

Pubblicato da: La Lipperini - 30.04.07 11:53

Lipperini, sì, la mette in discussione la persona, ma positivamente. E non in negativo. Io ho scritto che questi interessi potrebbero essere determinati da qualcosa di più profondo - e ho specificato e ribadisco, non in senso patologico.

C'è qualcosa di male a dire a una persona "adotta un bimbo" o "fanne uno", anziché farci discorsi (secondo me mal fatti e poco utili, rischiosi, e quasi dannosi, se fatti male)?

Detto questo consegue che non c'è nessun 'ergo' se dico che oso essere una voce fuori dal coro.

Pubblicato da: Una domanda - 30.04.07 12:06

Giulio, sicuramente si può scrivere prima di avere qualcosa di circostanziato in mano, ma a mio parere doverebbero essere cose che riguardano:
- la regolarità o logicità;
- ipotesi di fatti abnormi,
mentre ricamare sui fatti, fatti non abnormi (cioè davvero improbabili) direi che è ozioso.

Sulle testimonianza dei bambini, è vero che questi possono inventare, tuttavia:
- dovrebbero inventare una versione dei fatti che trova riscontri nella realtà, e infatti il pm cerca riscontri nelle case indicate;
- dovrebbe essere una versione concertata tra tutti per reggere.
Queste due ipotesi sono possibili, però improbabili, quindi se il pm lavora correttamente (cosa che non avviene sempre) le cose dovrebbero chiarirsi senza andare a imbucarsi in una specie di metafisica della verità.

Un ultimo rilievo (più una cosetta per Lipperini in chiusura) lo faccio alla regolarità di quello che sostieni quando parli di casi di errore giudiziario. E' vero, anche se la percentuale come ci ricordavano sopra è dello 0,5. E' vero anche che esistono delle conseguenze a volte drammatiche. Però questo tipo di discorso - sicuramente con molta presa sul lettore - non può essere "bilanciato" da un discorso sugli abusi non puniti e sulle conseguenze di questi, immagino parimenti drammatiche. Non abbiamo dati su quanti pedofili ogni anno non sono scoperti e/o puniti. Pensiamo per esempio a quel famoso documento e alla linea della Chiesa cattolica per cui i casi di pedofilia dovessero essere tenuti "segreti". Ora vado di fretta, ma è stata chiesta una condanna dalla magistratura USA per l'attuale Papa 8per dire la rilevanza della cosa). Insomma il tuo discorso ha un peso che non è possibile bilanciare per mancanza di dati. Possiamo solo immaginare che sia una cifra ben più alta di quello 0,5 per cento. Ma tra immaginare e citare casi concreti si capisce come gli abusi non scoperti siano drammatici per conseguenze ma fantasmi per l'opinione pubblica.

A Lipperini, che invoca giustamente il ritegno, vorrei ricordare che una mia opinione perfettamente legittima espressa sul suo blog, è stata bollata come "killeraggio". Questo benché avessi cercato di spiegare che la tua lettura era abbastanza di parte e frettolosa. Inutile, al killeraggio mi sono sentito dare della persona in malafede (per te mi sarei "nascosto dietro un dito"). Allo stesso tempo lo zelante autore di Scirocco sosteneva nello stesso colonnino che io ero mandato da terzi, tuttavia senza specificare chi fossero questi terzi. Il ritegno dovrebbe essere usato anche da te cara lipperini, per le tue parole e per la tua attività di moderazione verso gli ospiti.
Un saluto

Pubblicato da: andrea barbieri - 30.04.07 16:13

(Scusate, ho cambiato una batteria all'interno del pc ed ora funziona).

Vorrei chiedere: In ogni caso, fosse anche una montatura, qualcosa si dovrebbe sì o no attribuire agli insegnanti, ai genitori, o alle altre persone dell'ambiente intorno ai bambini, oppure è tutta colpa della televisione, che induce certi pensieri?

Pubblicato da: Carolino R. - 30.04.07 17:14

Andrea, la tua malafede è impressionante: soprattutto nel modo in cui riporti i fatti. I quali, fortunatamente, sono a disposizione di chiunque voglia andarseli a rileggere.
Chiedo scusa a Giulio per l'Off Topic, quanto mai incongruo e inopportuno in una discussione di questo genere. E chiudo.

Pubblicato da: La Lipperini - 30.04.07 17:14

Riporto i fatti esattamente come si sono svolti.
- ho espresso un'opinione
- sono stato offeso da te
- ho spiegato pacatamente che leggevi troppo in fretta e ti ho fatto un esempio di cosa intendevo
- tu in cambio hai rincarato la dose

Questo è il link in modo che davvero qualcuno abbia la possibilità di verificare quello che dico. E' nelle prime battute dei commenti.
http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2007/04/saviano_su_mani.html

Pubblicato da: andrea barbieri - 30.04.07 17:48

Se, come ho capito dall'ipotesi dell'articolo, si paventava che fosse una montatura, sarebbe stato tutto ok? Non credo. Quale innocenza c'è attorno ai bambini se possono dire storie di questo genere? Quali colpe avrebbero ugualmente i presunti innocenti, le famiglie, le scuole, le televisioni?

Pubblicato da: Carolino R. - 30.04.07 18:30

Alla persona che si firma "una domanda".

Scrivi: "Così tu fai credere che ti sei interessato alla pedofilia perché hai studiato un caso, e ti sei preso a cuore l'argomento. Ma questo è falso".
No. L'avere studiato il caso in questione è stata l'occasione per approfondire l'argomento: che non è la pedofilia, ma i processi che originano in un certo modo e in certi contesti.

Scrivi: "E' sufficente leggere due libri sull'argomento e avere un'ampia rassegna stampa per utilizzare la parola 'studiare'?". Ho scritto "studiare *un po'*". Sul caso specifico di Modena esistono in tutto due libri, che io sappia, e quei due libri ho studiato.
Tu, "una domanda", quanto hai studiata questa faccenda?

Scrivi: "Perché tu già nel 1998 hai scritto due racconti sulla pedofilia".
Per la precisione, il primo dei due (che peraltro è un racconto più sul potere che sulla pedofilia) era già scritto nel 1995 e fu pubblicato per la prima volta in rete, qui:
http://nautilus.inews.it/9701it/arte/letture/mozzi2.htm#r3b
E aggiungi: "sia pure all'interno di un libro che si propone come campionario del male naturale (faccio notare che 'male naturale' è un'espressione inquietante, perché significa 'male inevitabile', 'male contro cui non posso niente', 'male di cui sono fatto costitutivamente': siamo proprio sicuri che la pedofilia sia questo genere di male, io credo proprio di no)". E io credo proprio di sì: la pedofilia, come *male del pedofilo*, credo che sia proprio un male di cui egli è fatto costitutivamente. Il male che fa agli altri, è invece evitabile.

Scrivi: "Fai passare un'informazione falsa". No. Al massimo ho frainteso la tua richiesta. Ti ho spiegato perché mi interesso a un certo tipo di eventi, ossia i processi che originano in quel modo.
Quanto al perché mi interesso alla pedofilia in generale, non intendo rispondere. Mi interesso di molte cose. La pedofilia è una di queste. L'urbanistica mi interessa molto di più. Il controllo sociale delle masse operaie nell'Ottocento mi interessa molto di più. La salute dei miei genitori mi interessa molto di più. Eccetera. Il fatto è che se dimostro un interesse per l'urbanistica o il controllo sociale delle masse operaie o la salute dei genitori, nessuno ci fa caso. Se mostro di aver "studiato *un po'*" la pedofilia e se esprimo un'opinione (che è un semplice invito alla prudenza) su un caso attuale, àpriti cielo. Il problema non è in me.

Alla mia domanda: "Se io avessi scritto un articolo sui destini di Telecom, mi avresti rivolta la stessa domanda?", rispondi: "Sì, ti avrei fatto la stessa domanda. E' una domanda comunissima". Ne prendo atto. Come mai, con centinaia di articoli che ho pubblicati in vibrisse, solo ora tu mi fai questa domanda? Qual è, "una domanda", il tuo interesse nel farmela ora, solo ora, solo a proposito di queste feccende?

Poi scrivi: "Scrivi che l'espressione 'copione già scritto' è dell'on. Giovanardi. A parte che non usi le virgolette...". Le uso, come tutti possono vedere.

E continui: "...ma poi adottando questa espressione ('adottando' è un termine tuo), la fai diventare tua, ed esprime un'opinione tua". Certo. Ho forse preso le distanze da questa frase? L'ho addirittura adottata! Mi sono limitato a metterci un punto di domanda: perché, come tutti possono vedere leggendo il mio articolo, io ho solo sollevato un dubbio. Faccio notare che l'on. Giovanardi (il testo è nel mio aritcolo e ognuno può leggerlo) esprime il timore che il "copione già scritto" renda difficile l'individuazione dei delitti e dei colpevoli: in nessun modo la dichiarazione dell'on. Giovanardi può essere interpretata come "innocentista".

Scrivi: "Con questi articoli ti proponi come diciamo redentore e misericordioso". Questa mi pare proprio una sciocchezza. In questo articolo mi propongo, semmai, come persona che - illuministicamente - mentre una vicenda mette in agitazione gli animi di molti, dice: guardate in che in situazioni che mi sembrano molto simili le cose sono andate così e così, con dolori e danni per molti: quindi cerchiamo di non mettere troppo in agitazione gli animi.

Infine scrivi: "io voglio farti capire, che forse, leggendo quel che hai scritto, appari tu come bisognoso di attenzioni particolari. Forse sei dentro, per tutta una serie di ragioni, a una ruminazione del concetto di pedofilia, perché forse l'interessarsi a questo argomento deriva da un desiderio di avere bambini d'attorno (non con intenti pedofili, ovviamente, tutt'altro), e forse non ci riesci, e allora lo fai in modo indiretto, e come sei capace, interessandoti alla pedofilia piuttosto che agli scritti dei ragazzi (come facesti con quei due libri con Caliceti)". Rispetto a questo posso solo dirti che mi sembra una grande sciocchezza.

Ma che cos'è, caro "una domanda", tutto questo tuo bisogno di venire in soccorso di una persona che sta ruminando attorno al concetto di pedofilia, che negli anni ha dimostrata una così duratura attenzione verso la pedofilia, che così frequentemente si espone esprimendo opinioni impopolari attorno a questioni inerenti la pedofilia? Perché, caro "una domanda", questa persona ti sta così tanto a cuore non solo discutere con questa persona, ma anche entrare nel suo immaginario, immaginare le sue ruminazioni nascoste, fantasticare sui suoi desideri non detti? Perché aspiri così insistentemente a porti come misericordioso redentore di questa persona? Eh, "una domanda", dillo un po'. Non è che tu... Eh?

(Infine. Vedi, "una domanda": nei tuoi interventi tu fai molte ipotesi su ciò che avverrebbe nelle mie intenzioni, nella mia mente, nella mia interiorità. Io, invece, tendo a fare il possibile per attenermi alla lettera di ciò che il mio interlocutore scrive. Ma in questo intervento mi sono permesso qualche esercizio di imitazione.).

Ultimissima. Scrivi: "Tra l'altro Giulio sa perfettamente chi sono, perché gli basta controllare l'ip". Non so chi tu sia e - visto che me lo suggerisci - mi guarderò bene dal controllare l'ip. Mi limiterò a non rispondere oltre. Questa situazione da "Io so che tu sai che io so" mi sembra ridicola, nonché offensiva nei confronti dei lettori di vibrisse. Qui stiamo parlando in pubblico.

Pubblicato da: giuliomozzi - 01.05.07 10:21

Precisazione:

"Una domanda" scrive: "Sì ma, Giulio, mi sfugge il senso di questa battaglia che porti avanti. Sì, ci sono gli eccessi: ma non sono eccessi giudiziari, sono eccessi giornalistici. Allora, deciditi: la tua battaglia pertiene l'eccessi giudiziari, gli eccessi giornalistici o la demonizzazione del rapporto bambini-adulti. Perché, mi pare, fai un minestrone e non si capisce bene il senso".

Come ho già detto, il minestrone è nella realtà. Questi tre ingredienti non si possono separare.

Pubblicato da: giuliomozzi - 01.05.07 10:30

Scrive Carolino R.: "Se, come ho capito dall'ipotesi dell'articolo, si paventava che fosse una montatura...".
No. Ho espresso il timore di un errore. Che è tutt'altra cosa da una "montatura".
Errare è umano. Vi sono trascuratezze che possono essere causa di errore (esempio nel caso specifico: il non aver registrati i colloqui della consulente con i bambini). Ma la "montatura", cioè la deliberata e intenzionale creazione di una falsa verità, è tutt'altra cosa.

Pubblicato da: giuliomozzi - 01.05.07 10:36

Giulio, visto che mi chiedi perché mi interesso dell'argomento, e sono stato così pungente con te, è perché quando ero piccolo alcuni 'adulti' mi tormentavano, perché ero un bel bambino, e dovevo stare attento ai cosidetti pedofili. Perché, Giulio, che tu ci veda una caccia alle streghe o no, in una comuncità si sa chi sono le persone con comportamenti ambigui, e si evitano, e le accuse e le dicerie non nascono dall'oggi al domani: sono il frutto di comportamenti ambigui reiterati. Apposta dico che è molto utile per i lettori di vibrisse, per gli spettatori di Otto e mezzo, e per i cacciatori di notizie del Tg5 e del Tg1, ribadire che bisogna stare attenti con i bambini, non accarezzarli nemmeno quando lo chiedono loro - arrivo a dire -, fare azioni che li aiutino e li facciano sentire a loro agio - comprare il gelato, stendere una coperta quando si viaggia in treno o in autobus, di modo che non vengano a contatto con lo sporco, eccetera -, ma non eccedere in contatti fisici per manifestare l'affetto. E, in generale, non farsi vedere troppo 'amici dei bambini'. Questo è il comportamento - e ben altro, naturalmente - che evita l'insorgere di sospetti, dubbi, e al limite calunnie da parte dei bambini. Tra l'altro, non basta una calunnia di un bambino, ci vuole una serie di calunnie, perché vengano presi seriamente; e nel frattempo l'accusato avrà ben il modo di prendere le distanze dal tutt'altro che innocente bambino. Ripeto: le cose non nascono mai dal nulla, e piuttosto che lavorare sulle autorità, dicendo che esagerano, cacciano streghe, io preferirei si lavorasse sulle persone comuni, affinché stiano attente.
Piuttosto troverei molto utile che ci spiegassi, visto che studi un po', se esiste una "Qualità" (intendo proprio delle norme Iso) per i maestri elementari, gli educatori, eccettera: cioè documenti che provino che il comportamento sia corretto. Di questo sì sarebbe utile parlare, e sarebbe utile proporre a chi di competenza, se ancora non esistesse.

Pubblicato da: Una domanda - 01.05.07 12:30

Alla persona che si firma "Una domanda", e che vuole che io sappia chi è lui, ma non vuole che lo sappiano gli altri che qui leggono.

Tutto quello che scrivi in questo ultimo intervento non quasi ha nessuna relazione con il mio discorso, tranne una frase: "Le cose non nascono mai dal nulla". E' in base a questa frase, infatti, che tu fai domande e immaginazioni sull'origine del mio interesse per questo caso.
In base a questa frase, io ti dico: se quand'eri un bel bambino c'erano adulti che ti molestavano, evidentemente - poiché le cose non nascono mai dal nulla - tu ti mostravi nei loro confronti molto seduttivo, li andavi a cercare, per chissà quali tue carenze affettive facevi su di loro chissà quali proiezioni, eccetera. D'altra parte, se tu avevi verso di loro questo atteggiamento, non potevi che averlo appreso in casa, e qui bisognerebbe domandarsi che cosa ti facevano tuo padre e tua madre; i quali a sua volta - poiché le cose non nascono mai dal nulla - eccetera.
Scrivo queste cose solo per mostrare come l'adozione di un principio come "Le cose non nascono mai dal nulla" produce vari effetti: [a] autorizza una cultura del sospetto generalizzato, [b] vanifica il lavoro della giustizia, perché un uomo giudicato innocente sarà comunque ritenuto colpevole di un indistinto "qualcosa", e quindi "da evitare", [c] nega il diritto di chiunque di aprir bocca e di compiere azioni, in quanto, poiché le cose non nascono mai dal nulla, tutto può sempre essere messo sotto sospetto (è evidente che il gip di Rignano Flaminio, poiché le cose non nascono mai dal nulla, avrà avuti i suoi motivi per sbattere in galera quelle persone; eccetera), [d] di fatto deresponsabilizza chiunque, perché se le cose non nascono mai dal nulla allora nessuno è realmente padrone delle proprie azioni, [e] scambiano i ruoli della vittima e del carnefice, perché se Tizio tenta di sedurre Caio evidentemente, poiché le cose non nascono dal nulla, sarà stato Caio a tentar di sedurre Tizio; e così via.

Tu sei stato molestato quand'eri un "bel bambino". Ti informo che abbiamo un'esperienza in comune (per me, spiacevolissima e disgustosa).

Pubblicato da: giuliomozzi - 01.05.07 15:59

era ovvio da un bel pezzo (leggo oggi tutti i commenti in sequenza lineare, in provenienza da 'vaghe stelle dell'orsa') che giuliomozzi e 'una domanda' avessero la stessa esperienza in comune. aspettavo, leggendo, che si palesasse la radice, sotterrata ma visibile, di questo parlare pubblico. la 'riconosco' quella radice comune, come un odore. e, temo, che l'unico modo per andare al fondo della questione sia 'guardare', ciascuno, il 'pedofilo che è in noi'. che non necessariamente agisce ma spesso è nell'ombra, nel retrobottega delle coscienze. occorrerebbe tirarlo fuori, spolverarne il fantoccio o la maschera, intrattenersi e dialogare con questa parte di sè e lasciarla andare. i pedofili, quelli che agiscono la pedofilia collettiva, sono inconsci. cioè agiscono per coazione, senza consapevolezza non degli atti ma della provenienza degli impulsi. accadimenti come quelli di rignano non sono fatti per creare schieramenti (io sto di qua, dalla parte dei pedofili, tu di là, dalla parte dei bambini) ma per interrogarsi, nel profondo di noi, delle nostre due parti. l'adulto abusante, il bambino abusato. che poi, a volte, può essere tutto estremamente sottile e non è necessaria la violenza e la cicatrice perchè sia profondamente lesivo.
ma chi vuole andare a guardare in quel retrobottega? preferiamo indignarci, aver paura, intellettualizzare, siciologizzare, storicizzare. lì e buio e fa (forse) freddo.

Pubblicato da: f_e_d - 01.05.07 17:47

Signor fuoco e dintorni, raramente leggo tante sciocchezze in un colpo solo.

Pubblicato da: giuliomozzi - 01.05.07 17:59

Giulio, ma esageri, secondo me. Intanto, io non sono stato molestato. Sono stato tormentato.

Le deduzione che fai partendo dalla mia frase "Le cose non nascono mai dal nulla" è provocatoria, ma senza nessun fondamento. Che un bambino abbia un atteggiamento seduttivo, è una cosa normale. Che provi a sedurre gli adulti, è normale. Il che non significa che un adulto debba farsi sedurre. O vuoi forse insinuare che un bambino e un adulto siano su medesime posizioni, che non ci sia differenza tra un bambino e un adulto? Ci sono eccome, per favore. E le prendo per provocazioni, altrimenti mostrebbero un modo di ragionare grave.

Quanto alle tue puntualizzazioni, sì è vero la frase "Le cose non nascono mai dal nulla" ha dei terribili effetti, ma, attenzione, è BEN per questo che dico e ripeto che bisogna stare attenti a stare soli coi bambini, a mostrarsi troppo amici dei bambini, ad accarezzare e a baciare i bambini.

Credo che questo sia molto più utile che mettersi a gridare alla caccia alle streghe.

Contesto che una persona giudicata innocente con una sentenza in giudicato, possa venire ritenuta colpevole - come affermi nella [b]. Questa è una sciocchezza. Perché quella persona in virtù della sentenza, può rivalersi contro le persone che lo accusano ugualmente, le può denunciare, ottenere giustizia.

Scrivi: [d] di fatto deresponsabilizza chiunque, perché se le cose non nascono mai dal nulla allora nessuno è realmente padrone delle proprie azioni"

Questa frase non mi sembra chiara. Non vuol dire niente.

Voglio, poi, precisare, che la frase "Le cose non nascono mai dal nulla" l'ho usata n un contesto preciso, sostenendo che è per una SERIE di comportamenti ambigui che ci si conquista la fama di persone ambigue, ed è per una serie di calunnie che si può generare un sospetto, e nel frattempo, il calunniato, stando attento, può togliersi da una certa situazione, non freqeuntare più quel bambino o quei bambini calunniatori, eccetera. Le cose non nascono mai dal nulla, insomma. Che è una frase perfettamente logica e sensata, se usata così.

C'è per esempio un film, non ricordo il titolo, di un professore di liceo che viene incastrato da un'alunna di diciassette anni che lo accusa di molestie sessuali. Lo raggira completamente. Ma, attensione, il professore nel film si vede chiaramente compie una serie di errori: rimane da solo in classe con la ragazza, la va a cercare a casa per dire a lei e ai suoi genitori di smetterla di perseguitarlo, e altro. Bisogna stare attenti, ripeto. Se ci si caccia in una brutta situazione, bisogna fare in modo di togliercisi subito.

Un'altra cosa, se i fatti riportati dai giornali verranno smentiti, e le persone PRESUNTE colpevoli verranno scagionate dalle accuse, e tolte dal carcere, il caso si trasformerà in una caso di 'malagiustizia', e quelle persone vedranno la fine del tunnel. Che ci siano degli eccessi è evidente, che uno venga sbattuto in carcere anche solo se sospettato è scandaloso, ma questo, Giulio, è un altro paio di maniche col sostenere, come hai fatto, che a) "Il pedofilo è affetto da una male naturale, che va evitato possa diventare dannoso agl'altri (spiegami dove esistono pedofili che non compiono azioni dannose agl'altri; i pedofili sono pedofili in quanto compiono azioni di pedofilia - ossia di prevaricazione -, così come un rapinatore è un rapinatore se compie azioni di furti e si appropria con la violenza delle cose degl'altri); b) Che i bambini non sono tutti questi innocenti che si dicono, ma si dà loro troppo credito, e invece sono spesso dei gran bugiardi, e anche loro sono corresponsabili se un adulto li tocca, li bacia, li carezza; c) che le nostre istiuzioni siano una specie di inquisizione che quando ci finisci dentro sei spacciato a vita: questo è vero solo in parte, una volta dimostrata la tua innocenza, dal tunnel sei fuori, e le malelingue può metterle in tuo pieno diritto a tacere; d) Che da qualche frase su un giornale, attraverso tue sensazioni, si possa stabilire se un fatto sia poi così vero oppure no, in base a qualche normalissima frase formulare, il che mi sembra francamente un'esagerazione.

Pubblicato da: Una domanda - 01.05.07 19:12

ne è sicuro, mozzi, che siano solo tutte sciocchezze? magari un'altra occhiata meno distratta?
e sono una signora (cioè, no), intanto.

Pubblicato da: f_e_d - 01.05.07 20:15

importante è capire le ragioni dei pedofili: ad es. Robe-Grillet (in rete) e Pasolini, Il cappellano (poi mutato di titolo: Il '68!).

Pubblicato da: db - 02.05.07 01:03

Giulio Mozzi scrive:
"Vi sono trascuratezze che possono essere causa di errore (esempio nel caso specifico: il non aver registrati i colloqui della consulente con i bambini)."
Io mi chiedo, non sapendo nulla di come sono andate nello specifico le cose, come si possa parlare di "trascuratezza".
In particolare non si conosce:
- l'intero testo dell'ordinanza, quindi tutta la rete di testimonianze e riscontri che le sorreggono;
- non si conoscno le reazioni dei bambini di fronte agli strumenti di registrazione;
- non si sa quante testimonoanze non sono state registrate (pare 6 su 16).
Per me è davvero un comportamento misterioso. Tra l'altro il fatto che l'ordinanza non sia stata respinta dal tribunale farebbe semmai pensare che fosse fondata.

Pubblicato da: andrea barbieri - 02.05.07 09:43

Scusate l'udienza del tribunale del riesame sarà il 10 maggio. Poi ci sarà anche la decisione del GUP circa la richiesta di rinvio a giudizio.
Potremmo aspettare questi due passaggi.

Pubblicato da: andrea barbieri - 02.05.07 10:19

Alla persona che si firma "Una domanda".

Scrivi: "Contesto che una persona giudicata innocente con una sentenza in giudicato, possa venire ritenuta colpevole". Faccio un esempio tratto dalla storia dei "pedofili della bassa modenese". Prendo la sintesi della storia da una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo ( http://www.dirittiuomo.it/Corte%20Europea/Italia/2004/FamCovezzi.htm ):

"Delfino Covezzi e la moglie Maria Lorena Morselli, sono cittadini italiani. Sono nati nel 1959 e vivevano a Massa Finalese (Modena) nel periodo in esame. Hanno cinque figli i quali sono nati nel 1987, 1989, 1991, 1994 e 1999. La sig.ra Morselli ora vive in Francia con il quinto figlio, che è nato in questo paese. Davanti alla Corte i ricorrenti agivano anche nell’interesse e per conto dei loro quattro figli più grandi.

"Nel giugno 1998 la nipote dei ricorrenti, allora di 12 anni, dichiarò che lei, il fratello ed i quattro figli più grandi dei ricorrenti erano stati soggetti ad abusi sessuali da taluni membri della famiglia. Ella non fece, tuttavia, nessuna accusa contro i ricorrenti.

"Nel novembre 1998, senza ascoltare i ricorrenti, il Tribunale dei minorenni dichiarò che essi erano venuti meno al loro dovere parentale non essendosi resi conto che i propri figli erano stati soggetti a ripetuti abusi sessuali ed ordinò l’allontanamento dei figli dai genitori. I figli furono posti in quattro abitazioni differenti e tutti i contatti tra loro ed i ricorrenti furono sospesi. Furono presentati referti medici discordanti sulla questione se i quattro figli avessero subito violenze sessuali.

"I ricorrenti chiesero invano al Tribunale dei minorenni di revocare l’ordinanza. Per di più, il diritto italiano non consentiva loro di fare appello ad un altro tribunale perché il Tribunale dei minorenni aveva utilizzato la procedura d’urgenza. I ricorrenti chiesero parimenti senza successo che i propri figli fossero affidati ad un’altra autorità locale e riuniti nella stessa abitazione e che fossero consentite delle visite con loro.

"Nel frattempo, uno dei figli dei ricorrenti disse di essere stato soggetto ad abuso sessuale da parte di suo padre con la collusione di sua madre e precisò che anche i suoi fratelli erano stati soggetti ad abuso. Di conseguenza, furono avviate procedure penali contro i ricorrenti. Il 24 settembre 2002, il Tribunale di Modena, deliberando in prima istanza, condannò i ricorrenti alla reclusione di 12 anni e dichiarò la decadenza della loro patria potestà".

In un grado di giudizio successivo, nel 2001, il signor Covezzi e la signora Morselli furono giudicati innocenti. I quattro figli allontanati non sono stati loro restituiti. La signora Morselli andò a partorire il quinto figlio in Francia per evitare che le fosse tolto anche quello. Risiede tuttora in Francia perché l'atto che dispone l'allontanamento di tale figlio è ancora in vigore.

Questa storia è cominciata nel 1998. Oggi siamo nel 2007.

Per conoscere più meticolosamente i fatti si può leggere l'interrogazione parlamentare (del 2000) del senatore Cortelloni, qui:
http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=16766&idCat=227&numPage=5

Faccio notare che la sentenza della Corte di Strasburgo, dalla quale ho tratta la cronaca dei fatti, sostanzialmente respinge l'istanza dei congiugi Covezzi-Morselli; riconosce che sia avvenuta solo una violazione dell'art. 8 della Carta dei diritti dell'uomo; e, quanto al danno morale subito dai coniugi, così conclude: "La Corte considera che la constatazione di una violazione costituisce di per sé una equa soddisfazione sufficiente per il danno morale sostenuto dai ricorrenti".

Pubblicato da: giuliomozzi - 02.05.07 11:00

Giulio, di tutto questo stralcio che riporti, ho isolato la parte secondo me fondamentale. Questa:

"Nel frattempo, uno dei figli dei ricorrenti disse di essere stato soggetto ad abuso sessuale da parte di suo padre con la collusione di sua madre e precisò che anche i suoi fratelli erano stati soggetti ad abuso"

Ora, abbiamo qui il caso di un figlio che, probabilmente - non lo so - a nome anche dei fratelli, accusa i genitori di abusi sessuali.

E' PER QUESTO che i figli non sono stati restituiti ai genitori, pur essendo stati ritenuti (i genitori) innocenti.

Io non mi occupo del caso, e non voglio arrivare a conclusioni azzardate, ma la cosa misembra lampante.

Ma secondo te, dopo che io e te viviamo assieme, e io un bel giorno mi metto a dire peste e corna di te, secondo te, una volta che hanno stabilito la tua innocenza, ti riconsegnerebbero nelle mie mani? Ti terrebbero ben lontano da me.

Ma non ti sembra lampante, che se i bambini fossero restituiti ai genitori, quelli, magari, riprenderebbero ad accusarli - ingiustamente? E' evidente che quella è una famiglia sfasciata, e che molto meglio è separarli che tenerli uniti.

Poi, può darsi che il Tribunale dei Minori abbia preso una decisione sofferta. Le carte dicono molto ma non dicono tutto. Chi lo sa? E comunque dicono abbastanza per supporre che la misura presa non sia delle peggiori.

Pubblicato da: Una domanda - 02.05.07 13:44

Alla persona che si firma "una domanda".

Scrivi: "Se i bambini fossero restituiti ai genitori, quelli, magari, riprenderebbero ad accusarli".
E' un'ipotesi, non è un argomento di prova.

Certamente si può dire: se i bambini sono usciti a dire cose del genere, questo potrebbe essere l'indizio di un problema nella famiglia. Un indizio, però: non una prova.

Pubblicato da: giuliomozzi - 02.05.07 14:57

Giulio, ma guarda che i genitori sono innocenti. C'è una sentenza che lo prova.

Non è l'innocenza si deve provare.

Si tratta di stabilire se quella famiglia è in grado di stare ancora unita oppure no.

A quanto pare no, se uno dei figli, e la cugina, affermano di essere stati molestati. Come si può riunire un nucleo di familia simile? Il Tribunale dei Minori voglio credere abbia valutato bene la situazione, prima di prendere questa decisione.

Quello che tu chiami 'indizio' non è un 'indizio', è errato che tu lo consideri così. Abbiamo dichiarazioni di persone che affermano di non voler stare più con altre persone - e l'innocenza e la colpevolezza qui non c'entra.

Esempio: se mia moglie dichiarando il falso afferma che io l'ammazzo di botte tutti i giorni, e io riesco a provare la mia innocenza, non è che poi trionfante posso riprendermi mia moglie, perché anche se dichiara che con me non vuole starci, non fa niente, perché io sono innocente.

Pubblicato da: Una domanda - 02.05.07 17:43

Infatti come dice Una domanda sono due giudizi distinti, anche come tipo di procedimento. Evidentemente la valutazione del tribunale che tiene presenti tutti i fattori, anche questo gravissimo della denuncia degli abusi, ha ritenuto che per il bene dei bambini andassero allontanati dalla famiglia.
Ma anche qui si ripresenta il problema che abbiamo visto sopra: sono situazioni che vengono tirate in ballo come esempi sapendone quasi nulla. E questa per me è una cosa oziosa, oppure una strategia retorica.

Pubblicato da: andrea barbieri - 02.05.07 22:17

Come ho scritto in precedenza indicando anche alcune delle mie fonti, di questa "situazione" ho una conoscenza non superficiale.
I bambini sono stati allontanati nei modi descritti dalle fonti che ho riportate o linkate (e cioè: a scopo cautelativo, all'inizio di tutto, prima di qualunque indagine e prima di qualunque giudizio, sulla base delle sole dichiarazioni dei figli - il che, peraltro, ha senso: se il sospetto è che il genitore abusi dei figli, e i figli stessi sono i testimoni, mi pare necessario agire in quel modo).

Pubblicato da: giuliomozzi - 03.05.07 13:46

L'unica fonte attendibile sui fatti che hai riportato è la sentenza, che dedica 37 righe al riassunto dei fatti principali.

Se poi andiamo a leggerla, scopriamo che sull'allontanamento d'urgenza disposto dal tribunale dei minorenni:
"la Corte considera che la misura dell’allontanamento d’urgenza fosse stata proporzionata e necessaria in una società democratica e conclude per la non violazione dell’Articolo 8 della Convenzione."

sul mancato ascolto preventivo dei genitori:
"La Corte ricorda che può essere impossibile o indesiderabile associare le persone che hanno la custodia di un bambino nel processo decisionale dell’allontanamento d’urgenza.
dunque conclude che:
"la Corte non potrebbe rimproverare alle autorità di aver agito in maniera sproporzionata allorquando esse consideravano di dover proteggere i bambini da ogni rischio di pressioni da parte dell’ambiente familiare. Pertanto, non vi è stata violazione della Convenzione su questo punto."

Inoltre:
La Corte ha notato che [...] i ricorrenti non avevano fornito nessuna prova per supportare le loro accuse circa la presunta brutalità dell’esecuzione dell’allontanamento. Pertanto, la Corte non potrebbe concludere per la violazione dell’articolo 8 della Convenzione in tale punto.

Vediamo cosa dice la Corte sui rapporti tra ricorrenti e figli:
"La Corte ha notato che la ragione data per aver sospeso i contatti tra i ricorrenti ed i figli era l’incapacità dei ricorrenti di proteggere i figli e la necessità di portare i bambini in un luogo sicuro."

vediamo perché il Tribunale dei minorenni aveva sospeso i contatti tra genitori-ricorrenti e figli:
"Erano stati organizzati incontri con i genitori a partire dal giorno successivo a quello in cui i bambini erano stati allontanati. Tuttavia, i ricorrenti avevano cessato di partecipare agli incontri nel febbraio 1999, ed il fascicolo del caso ha indicato che non erano riusciti a cooperare con le autorità competenti."

Non so se hai capito: i genitori unilateralmente avevano deciso che gli incontri disposti dall'autorità coi figli, incontri protetti, andavano disertati. QUESTO E' GRAVISSIMO.

continua la sentenza dando atto della volontà dei figli:
"La Corte ha anche notato la complessità del caso ed il desiderio dei bambini di non ritornare a vivere con la famiglia naturale."

Per cui dato il comportamento dei genitori e dato il desiderio dei figli di allontanarsi da essi:
"ha ritenuto che le autorità avessero raggiunto un giusto equilibrio tra gli interessi dei bambini ed i diritti dei ricorrenti ed ha concluso che non vi fosse stata violazione dell’Articolo 8 della Convenzione."

Anche sulla collocazione dei figli in quattro famiglie separate la Corte dà ragione al Tribunale dei minorenni.

L'unico punto in cui la Corte riconosce una violazione del "diritto al rispetto della vita familiare" come sancito dall’Articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti Umani, riguarda aspetti procedurali: la durata del processo decisionale, e la mancanza di possibilità di ricorso avverso l'ordine provvisorio del tribunale dei Minorenni, la cui provvisorietà si è protratta per 20 mesi. Tutte cose che non avrebbero cambiato nella sostanza le decisioni del Tribunale, tant'è che la Corte riconosce ai genitori soltanto il pagamento di 10.000 euro di spese processuali, mentre il danno morale deve ritenersi soddisfatto dalla constatazione della Corte.
E' insomma nella sostanza una sentenza che dà torto ai ricorrenti.

Pubblicato da: andrea barbieri - 03.05.07 15:46

I genitori hanno smesso di partecipare agli incontri perché sono scappati in Francia a far nascere il nuovo figlio.

Pubblicato da: giuliomozzi - 03.05.07 19:09

A me pare un comportamento senza scusanti, come del resto ritiene la Corte.
E guarda che se i figli non volevano più vederli dei motivi gravi dovevano esserci.
I bambini non sono dei soggetti minorati, sanno anche loro domandare giustizia, come ha scritto recentemente qualcuno a proposito di certi "bambini" nella letteratura.

Poi sarebbe bene illustrare nel dettagli il caso di Modena, perché i fatti e le condanne ci sono stati eccome.

Pubblicato da: andrea barbieri - 03.05.07 20:55

Ovvero, se ancora qualcuno passa da qui a leggere: c'è un programma di incontri protetti. "Cooperando con le autorità competenti" è ragionevole pensare che si potevano cambiare le cose e riunire la famiglia - io ne ho visti di allontanamenti che si sono risolti bene col tempo, cioè anche anni -, invece no, i genitori decidono di andarsene per essere sicuri che il figlio in arrivo non verrà allontanato...
Tutti questi aspetti, che cambiano la prospettiva sul caso, dovrebbero essere affrontati nell'articolo. Se si vuole parlare di casi concreti tanto complessi, bisogna entrarci dentro, non usarli come bandiere.

Pubblicato da: andrea barbieri - 04.05.07 11:40

Le cose che dice barbieri, magari, sono giuste. Il guaio è che le dice barbieri. La differwnza tra i miei interventi e quelli di barbieri è che barbieri ti dà sempre contro, con anche attacchi alla persona, io solo questa volta. Spero che Giulio colga la differenza.

Pubblicato da: Una domanda - 05.05.07 10:31

Attacchi alla persona???

Pubblicato da: andrea barbieri - 07.05.07 09:16

Andrea, scrivi: "Poi sarebbe bene illustrare nel dettagli il caso di Modena". Per avere più dettagli sul caso, basta seguire i link che ho già forniti.
Poi scrivi: "i fatti e le condanne ci sono stati eccome". Sono state processati e condannati in primo grado circa (dico circa, perché sono in giro per l'Italia e non ho le mie carte sottomano) una trentina di adulti, accusati di aver abusato ripetutamente, lungamente, ritualmente (con episodi nei cimiteri, rapimenti, travestimenti, "uomini neri" ecc.) di una quindicina almeno di bambini. Dopo il terzo grado di giudizio, che cos'è rimasto di tutto questo? Visto che sai che "i fatti e le condanne ci sono stati eccome", Andrea, dillo tu che cos'è rimasto.
Come spiegavo nel mio articolo qui sopra, gli studiosi ritengono che in genere all'origine di questi casi vi sia effettivamente una denuncia reale e fondata (relativa a fatti avvenuti all'interno delle cerchie familiari, di solito).

Pubblicato da: giuliomozzi - 11.05.07 09:52