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17.04.07

Alcuni personaggi (veri) della Ricerca

di Mauro Baldrati

proust_gilberte.jpgMolto si è discusso sui personaggi de Alla ricerca del tempo perduto, molto si è indagato per trovare i modelli che Proust utilizzò per crearli. Si diceva, per esempio, in maniera perentoria, che Laure de Chevigné era la Duchessa di Guermantes. Ma era riduttivo, una semplificazione. Proust assemblava, prendeva caratteristiche di un amico, delle nobildonne che frequentava nei salotti del Faubourg Saint Germain, della sua governante Celeste, dei suoi parenti, le rielaborava, le fondeva, le cambiava, com’è nel diritto di ogni romanziere. I suoi personaggi sono delle fusioni, dei cut-up di personaggi reali, immagini allegre, grottesche, aggressive, sperdute, disperate, filtrate dalla sua sensibilità, dalle sue ossessioni, dai suoi innamoramenti furiosi, dalla sua ironia ora tenera ora crudele, dal suo infinito senso di osservazione e dal suo smisurato talento di ritrattista. Quelli che seguono sono alcuni dei modelli noti usati per creare i personaggi più famosi.

Le foto di Paul Nadar, e alcune note biografiche, sono prese da un libro illustrato che comprai a Parigi da un bouquiniste nel 1991, o nel 1992, En souvenir de Proust (Edita, Losanna 1984, che è l’edizione francese di una pubblicazione americana di The Vendome Press, New York 1984). In Italia vi fu un’operazione editoriale analoga, ma i ritratti erano disegnati da Ettore Viola per un libro temo introvabile.

proust_haas.jpgCharles Haas (1832-1901) – Swann
Una maschera. Una faccia all’apparenza inespressiva con quei baffi all’insù, eredità estetica del Secondo Impero. Quando Proust lo conobbe – peraltro in modo abbastanza superficiale – era molto ben introdotto nel bel mondo parigino, invitato nei salotti più esclusivi e inaccessibili, pur essendo “semplicemente" figlio di un agente di cambio. Proprio il suo talento sociale, i suoi modi ricercati e la grande cultura furono gli elementi che impressionarono il giovane Proust, e Swann sarà un modello di stile per il Narratore della Ricerca. Così lo presenta, nelle pagine iniziali dell’opera, in Dalla parte di Swann: “essi (la famiglia del Narratore ndr) offrivano la loro ospitalità – con l’assoluta innocenza di onesti locandieri che danno alloggio, senza saperlo, a un famoso brigante – a uno dei più eleganti membri del Jockey Club, amico prediletto del Conte di Parigi e del principe di Galles, uno degli uomini più vezzeggiati nell’alta società del faubourg Saint-Germain".

proust_straus.jpgMme Emile Straus (1845-1926) – Duchessa di Guermantes, Odette
Moglie di George Bizet, era considerata una delle grandi bellezze del suo tempo. Il suo salotto in rue Douai era frequentato da intellettuali liberali e dreyfusardi. Qui fu introdotto il giovane Marcel, compagno di scuola del figlio, Jacques Bizet. Proust provava verso Mme Straus un’attrazione che rasentava la venerazione. Quando iniziò la pubblicazione della Ricerca inviava le copie alla sua amica, ormai bloccata in casa dalle cattive condizioni di salute. La signora, a differenza di altri personaggi del Fauburg che si erano riconosciuti in alcune maschere e si erano indignati, ne era affascinata. Scriveva a Proust, il 13 maggio 1922: “Prendo il libro, lo apro e mi dico: leggerò un quarto d’ora, e poi il quarto d’ora passa… e io leggo… leggo sempre. Mi annunciano la cena, e io dico: vengo! E invece continuo a leggere".

proust_nerville.jpgMme Aubernon de Nerville (1825-1899) – Mme Verdurin
Lydia Aubernon iniziò la sua carriera di hotesse (potenza di certe parole straniere: come tradurla? Tenutaria di salotto?) sotto la supervisione della madre, il cui salotto fu celebre sotto il regno di Luigi Filippo. Mme Aubernon era corpulenta, vivace e dai modi ordinari. Ai suoi ricevimenti del sabato invitava sempre dodici persone, alle quali comunicava preventivamente l’argomento su cui discutere. Si racconta che una sera Mme Straus sbagliò tema e si presentò preparata sull’incesto invece che sull’adulterio. Famose le sue rappresentazioni di quadri viventi, che erano molto in voga all’epoca. Fu presa da Proust come uno dei modelli della ricchissima, temibile, invidiosa, autoritaria, querula Mme Verdurin, la “padrona" del suo salotto di “fedeli", il “piccolo clan" di personaggi provinciali e comici (come il dottor Cottard), che l’hotesse contrappone ai grandi mondani dei salotti cui lei non può avere accesso e che non verrebbero mai alle sue serate: i “noiosi".

proust_lemaire.jpgMadeleine Lemaire (1845-1928) – Mme Verdurin
Il suo salotto in rue de Monceau era frequentato soprattutto da artisti, poeti, musicisti, drammaturghi. Era solita ricevere gli ospiti seduta al cavalletto di pittura (come talvolta vediamo Mme Verdurin). Proust entrò nel suo entourage nel 1892, e fu immediatamente affascinato dal bel mondo intellettuale che lo frequentava. Forse per i suoi modi semplici, forse per il suo talento di hotesse Proust attinse da lei per Mme Verdurin. Seguiamola ne La prigioniera, in un episodio che vede coinvolto il barone Charlus, sull’orlo del disfacimento per l’amore folle e autodistruttivo per il bel Morel. Oltre che un piccolo saggio sulla complessa alchimia degli inviti nei salotti, sull’opportunità o meno di essere invitati o accettati per via del lignaggio, delle parentele ecc., è anche uno dei tanti esempi di periodo lungo proustiano: “Madame Verdurin era infuriata, e decisa a ‘illuminare’ Morel sulla parte ridicola e odiosa che Charlus gli faceva recitare. ‘Aggiungo’ continuò Madame Verdurin, (la quale, quando sentiva di dovere a qualcuno una gratitudine che le sarebbe pesata, e non poteva punirlo con la morte, gli scopriva qualche grave difetto che, onestamente, la dispensava dal testimoniargliela), ‘che si dà delle arie, in casa mia, che non mi piacciono’. Il fatto è che Madame Verdurin aveva un’altra ragione, più grave, della defezione di Morel alla serata dei suoi amici, per nutrire rancore verso Charlus. Questi, tutto compreso dell’onore che faceva alla Padrona portando in Quai de Conti persone che, in effetti, per lei non ci sarebbero certo andate, sin dai primi nomi che lei aveva proposti come quelli di possibili invitati aveva opposto il veto più categorico, con un tono perentorio nel quale l’orgoglio astioso del gran signore lunatico si mischiava al dogmatismo dell’artista esperto in materia di feste e disposto a ritirare la sua composizione e a rifiutare la propria presenza pur di non accondiscendere a concessioni che, secondo lui, comprometterebbero il risultato d’insieme".

proust_hahn.jpgReynaldo Hahn (1875-1947)
Cantante, compositore, pianista, Reynaldo conobbe Proust nel 1893; lui aveva 19 anni, Proust 22. Si incontrarono un martedì nel salotto di Mme Lemaire, quando Hahn interpretò un suo adattamento delle Chansons grises di Verlaine, riscuotendo un grande successo. La loro amicizia fu molto appassionata, e si mantenne salda fino alla morte di Proust. Benché nessun personaggio particolare possa essere ricondotto a Hahn, la sua forte personalità ispirò a Proust un gran numero di dettagli e di sfumature che poi “spalmò" nell’opera. Inoltre Hahn gli fece conoscere la sonata in re minore per violino e pianoforte di Saint Saens; scriveva a Reynaldo: “suonamela, ti prego, questo pezzo che amo, suonami la piccola frase". La piccola frase sarà il leit-motif della loro amicizia amorosa, proprio come la sonata di Vinteuil sarà la colonna sonora di una delle più celebri storie d’amore della letteratura, quella tra Swann e Odette.

proust_pouquet.jpgJeanne Pouquet – Gilberte
Fu presentata a Proust sei anni dopo lo scatto di questa foto. Esiste un’altra famosa immagine di Jeanne, scattata nel 1891, dove Proust in ginocchio impugna una racchetta da tennis come una chitarra (è riprodotta qui in apertura e nel volumetto Sulla lettura, compreso nel cofanetto Oscar Classici). Proust l’amò – di non amore non corrisposto – “come si può amare una persona una volta sola", confidò alla governante Celeste. Proprio questo sentimento verso Jeanne, come la corte serrata e stravagante che faceva a Madame Straus e a Laure de Chevigné, sollevarono ripetutamente la questione dei rapporti eterosessuali di Proust sui quali i biografi si sono a lungo accaniti, ma senza arrivare, come spesso accade, a risultati certi. G. Painter affermava che i suoi amori etero seguivano uno schema classico: si innamorava di donne che, per matrimonio, età, estrazione sociale, gli erano perfettamente inaccessibili. Ma questa teoria fu rigettata con decisione come romantica e stramba da un altro suo grande amico: Antoine Bibesco. Ecco la prima apparizione di Gilberte, a Combray, ne Dalla parte di Swann: “Tutt’a un tratto mi fermai, fui incapace di muovermi, come succede quando una visione non si indirizza solo al nostro sguardo ma sollecita percezioni più profonde e s’impadronisce del nostro essere nella sua interezza. Una ragazzina d’un biondo rossiccio, che aveva l’aria di tornare da una passeggiata e reggeva in mano una vanga da giardiniere, ci guardava alzando il suo viso cosparso di efelidi rosa".

proust_hayman.jpgLaure Hayman – Odette
Proust se ne innamorò molto giovane, probabilmente nel 1888. Era una celebre cocotte amica e maitresse di suo zio Louis Weill. Laure aveva amanti di altissimo lignaggio, il duca d’Orleans, il Re di Grecia, il Principe Von Furstemberg. Fu forse il principale modello di Odette, benché l’originale fosse più raffinata, colta e intelligente del personaggio che fece innamorare perdutamente l’esteta Swann. Ecco la sua apparizione, nella pagina iniziale di Un amore di Swann: “A parte la giovane moglie del dottore (Cottard, ndr), quell’anno le ‘fedeli’ si erano ridotte quasi esclusivamente (benché Madame Verdurin fosse di per sé una donna virtuosa e venisse da una rispettabile famiglia borghese, smodatamente ricca e totalmente oscura, con la quale aveva a poco a poco e di proposito interrotto qualsiasi rapporto) a una figura del demi-monde, Madame de Crécy, che Madame Verdurin chiamava per nome Odette, e dichiarava essere un amore".

proust_agostinelli.jpgAlfred Agostinelli (1888-1914) – Albertine
Fu assunto da Proust come autista a Cabourg, per un giro delle campagne circostanti che produsse un reportage per il Figaro. Ne nacque la storia d’amore forse più intensa di tutta la sua vita, fatta di violente passioni e gelosie strazianti. La relazione durò fino al 1914, anno in cui Agostinelli perse la vita in un incidente aereo. Proust ne uscì schiantato. Agostinelli è considerato il principale modello per il personaggio di Albertine, che accompagna, o forse guida il Narratore nella sua discesa agli inferi amorosa. Il passo che segue, da Sodoma e Gomorra, è stato letto come l’apparizione, nel romanzo, di Agostinelli (e di un aereo): “All’improvviso, il mio cavallo s’impennò: aveva sentito uno strano rumore, stentai a padroneggiarlo e a non farmi gettare a terra, poi alzai gli occhi pieni di lacrime verso il punto da cui sembrava provenire il rumore e vidi, una cinquantina di metri sopra di me, nel sole, fra due grandi ali d’acciaio scintillante che lo trascinavano, un essere la cui figura indistinta mi parve simile a quella di un uomo. Ero commosso come un greco che avesse visto per la prima volta un semidio. L’aviatore sembrava esitare circa la direzione; sentivo spalancate davanti a lui – davanti a me, se l’abitudine non m’avesse tenuto prigioniero – tutte le strade dello spazio, della vita".

proust_mmebenardakay.jpgMme de Benardakay (Odette)
Bella e imponente, Madame de Benardakay aveva fama di non interessarsi ad altro che allo champagne e all’amore. Quando la figlia Marie (che sarà uno dei modelli di Gilberte), invitò, per conto della madre, un innamoratissimo Proust “a prendere il tè, alle cinque, ogni giorno che vorrete", egli fu travolto dall’emozione all’idea di entrare, finalmente, in uno dei salotti più esclusivi di tutto il Faubourg. Ecco, in All’ombra delle fanciulle in fiore, il tè della signora Swann (Odette): “Madame Swann teneva molto al suo tè; era convinta di esibire un’affascinante originalità quando diceva a un uomo: ‘mi troverete in casa ogni giorno un po’ sul tardi, venite a prendere il tè’, per cui accompagnava con un sorriso fine e soave quelle parole che pronunciava con un fuggevole accento inglese e che il suo interlocutore registrava inchinandosi con gravità, come di fronte a qualcosa d’importante e singolare che imponeva deferenza ed esigeva attenzione. Una grande cocotte, com’era stata lei, vive in larga misura per i suoi amanti. Le cose che si vedono in casa di una donna per bene e che anche a questa, certo, possono sembrare importanti, lo sono comunque di più per una cocotte. Il momento culminante della sua giornata non è quello in cui si veste per mostrarsi in pubblico, ma quello in cui si spoglia per un uomo. In vestaglia, in camicia da notte, dev’essere altrettanto elegante che in abito da passeggio".

proust_laurent.jpgMéry Laurent (Odette)
Nel 1907 Reynaldo Hahn presentò Proust a Madame Laurent nel suo salotto di Villa “Les Talus", una casetta rustica vicina al Bois de Boulogne. Sposata a 15 anni con Claude Laurent, lo lasciò dopo soli sette mesi e divenne l’amante di un dentista americano. Ma la sua passione per le arti e la poesia la spinsero verso Edouarde Manet, di cui divenne amica e modella. Dopo la morte del pittore, nel 1883, fu l’amante di Mallarmé. Forse gli arredi della sua casa, così piena di bric-à-brac (Swann, la prima volta che entra in casa di Odette per un tè, siede “in uno dei molti misteriosi ricettacoli ricavati nelle insenature del salotto, protetti da immense palme dentro portavasi di Cina o da paraventi ai quali appuntati dei nastri intrecciati, dei ventagli, delle fotografie"), alcuni tratti della sua personalità (non del tutto scevra da qualche volgarità) e il suo passato di cortigiana del Secondo Impero ne fecero un’altra delle matrici di Odette (lei stessa cortigiana del Secondo Impero).

proust_mariebenardakay.jpgMarie de Benardakay (Gilberte)
Nell’estate del 1886 Proust, che aveva 14 anni, conobbe Marie. Anni dopo, quando lei era sposata al principe Michel Radziwill, pensava ancora a lei come a “uno dei due grandi amori della sua vita" (Painter). La famiglia de Benardakay (il padre, un nobile polacco, era stato maestro di cerimonia alla corte dello Zar) viveva in rue de Cahillot 65, a ovest dei Campi Elisi. Lì Proust vedeva Maria; lì, in All’ombra delle fanciulle in fiore, vi è uno dei numerosi non-transiti di Gilberte nel romanzo: “Gilberte, intanto, continuava a non venire ai Champs-Elisées. E io avrei avuto bisogno di vederla, perché non ricordavo neanche più la sua faccia. Il modo indagatore, ansioso, esigente con cui guardiamo la persona che ci è cara, la nostra attesa della parola che ci darà o ci toglierà la speranza di un appuntamento per l’indomani e – finché tale parola non venga detta – l’alternarsi, se non la simultaneità, nella nostra fantasia, di gioia e disperazione, tutto questo rende la nostra attenzione nei confronti dell’essere amato troppo tremante per poterne ottenere un’immagine davvero precisa. Io non sapevo più, veramente, come fossero i lineamenti di Gilberte tranne nei momenti divini in cui li esibiva per me: mi ricordavo solo il suo sorriso".

proust_cholet.jpgConte Armand de Cholet (Saint Loup)
Nel 1889, malgrado la salute cagionevole, Proust si arruolò volontario per un anno di servizio militare. I volontari erano una sorta di corpo d’élite, erano dei privilegiati in quanto rampolli dell’aristocrazia e dell’alta borghesia. Per Proust fu un anno felice e spensierato, si fece un sacco di amici, tanto che scrisse, 15 anni dopo, a un suo conoscente: “è curioso, voi considerate l’esercito come una prigione, per me è stato un paradiso". Era agli ordini del luogotenente de Cholet, un bell’ufficiale, giovane, aristocratico, che fu uno dei riferimenti per Saint Loup, il grande amico del Narratore. Altri modelli per questo personaggio furono il Duca Armand de Guiche, il Marchese Boni di Castellane, il Visconte Robert d’Humières.


proust_greffulhe.jpgContessa Elisabeth Greffulhe (1860-1952) – Duchessa e Principessa di Guermantes
Era considerata la bellezza suprema del suo tempo. Proust l’idolatrava al punto da non volerle essere presentato, perché un incontro ravvicinato avrebbe potuto rompere l’incantesimo di un’ammirazione idealizzata oltre ogni limite (come non ricordare certe pagine memorabili de I Guermantes dove il Narratore, introdotto finalmente nella casa della duchessa, che ama follemente a distanza, si stupisce della banalità della conversazione, e si convince che i presenti fingono perché c’è lui, tengono segreti quegli argomenti elevati sui quali fantasticava?). “Non ho mai visto una donna più bella" scrisse all’amico Montesquiou. Scrisse anche un articolo sul salotto della Contessa per il Figaro, di cui era cronista mondano, ma non fu mai pubblicato.

proust_chevigné.jpgContessa Laure de Chevigné (1860-1936) – Duchessa di Guermantes
Proveniente dall’aristocrazia di provincia, Laura de Sade era particolarmente orgogliosa della parentela col Divino Marchese. Nel 1879 sposò il Conte de Chevigné, attacché del Conte di Chambord, pretendente al trono di Francia. Proust la conobbe nel salotto di madame Lemaire e la prese a modello della mitica Duchessa, che così è rappresentata per la prima volta a Combray, in Dalla parte di Swann: “una donna bionda con un gran naso, occhi azzurri e penetranti, una cravatta di seta color malva, liscia, nuova e sfavillante, e un foruncoletto all’angolo del naso". Subito, quando l’immagine reale, in carne ed ossa, si sovrappone a quella a lungo idealizzata, arriva la delusione: “Era lei! La mia delusione era grande. Derivava dal fatto di non essermi mai reso conto che, quando pensavo a Madame de Guermantes, la raffiguravo con i colori di un arazzo o di una vetrata, in un altro secolo, in un’altra prospettiva rispetto al resto dell’umanità vivente". Ma poco dopo la fantasia del Narratore, insaziabile, riprende il sopravvento: “Gloriosi fin da prima di Carlo Magno, i Guermantes avevano diritto di vita e di morte sui loro vassalli; la duchessa di Guermantes discende da Genoveffa di Brabante. Non conosce né acconsentirebbe mai a conoscere nessuna delle persone qui presenti", e la figura umana troppo umana, col suo nasone e la cravatta color malva, torna nel suo alone di mito meraviglioso.

proust_montesquiou.jpgConte Robert de Montesquiou (1855-1921) – Charlus
Era una delle figure più eccentriche dell’alta società parigina dell’epoca, discendente dell’aristocrazia più antica, che risaliva fino al ramo merovingio dei Re di Francia. Come il Barone, un personaggi gigantesco della Ricerca, forse il più potente di tutti, Montesquiou diceva spesso: “i miei cugini La Roche Foucauld, i miei cugini Les Rohan-Chabot". Anatole France detestava questi continui riferimenti agli antenati, mentre Charles Haas sovente ne faceva l’imitazione. Alto, magro, svelto (Nadar lo definiva “un levriero in un paltò"), i suoi interessi e le sue amicizie spaziavano oltre i confini limitati della mondanità del Faubourg: Mallarmè, Edmond de Goncourt, Verlaine, Degas, Whistler. In Sodoma e Gomorra il Barone è a casa dei Verdurin, e a una battuta dell’imbarazzato signor Verdurin, che l’ha appena definito “uno di noi" (cioè uno del “piccolo clan"), risponde, altezzoso: “Permettete, io sono anche duca di Brabante, donzello di Montargis, principe d’Oléron, di Carency, di Viareggio e di Dunes. Del resto questo non significa nulla. Non tormentatevi". Un altro modello per Charlus fu il Principe Boson de Sagan, che era considerato l’uomo più elegante della Belle Epoque (non usciva mai di casa senza una rosa bianca all’occhiello).

proust_france.jpgAnatole France (1844-1924) – Bergotte
Proust lo incontrò nel 1889 a casa di madame de Caillavet, una dama con la quale lo scrittore aveva una storia dopo la separazione dalla moglie. Fu anche uno dei modelli per il personaggio di M. de Traves di Jean Santeuil, lo scrittore i cui romanzi si assomigliano tutti in maniera misteriosa. Il ménage di France con la sua amante era scandito da orari e abitudini regolari: il Painter riferisce che facevano l’amore ogni mattina nello studio di lui, prima di trasferirsi a casa di lei per il pranzo. Poi France passava il pomeriggio a scrivere, tornava nel salotto di lei all’ora del tè e sempre le diceva: “passavo davanti alla vostra porta e non ho potuto resistere dal porgervi i miei omaggi". In All’ombra delle fanciulle in fiore il Narratore incontra Bergotte, di cui ammira lo stile, e, ancora una volta, quando all’immagine idealizzata, frutto della fantasia, si sovrappone l’uomo reale, arriva la delusione: “di fronte a me, come un prestigiatore che ci appaia intatto, e in redingote, fra la polvere di uno sparo da cui s’involi una colomba, rispondeva al mio saluto un uomo giovane, rude, piccolo, tarchiato e miope, con un naso rosso a forma di chiocciola e una barbetta nera. Mi sentivo mortalmente triste, perché ciò che s’era sgretolato non era solo il languido vegliardo (sul quale fantasticava ndr), di cui non restava più nulla, ma anche la bellezza di un’opera immensa ch’ero riuscito a situare nell’organismo sacro e vacillante costruito espressamente per essa, come un tempio, ma per la quale non v’era alcuno spazio nel corpo tozzo, gremito di vasi sanguigni, di ossa, di gangli, dell’ometto dal naso camuso e dalla barbetta nera che mi stava davanti".

Pubblicato da Mauro Baldrati, il giorno e l'ora: 17.04.07 09:49

Interventi

Bel lavoro, anche se io non sono un appassionato di Proust. Eresia, lo so, ma le cose stanno così.

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 17.04.07 12:45

Interessante, bel post molto ben documentato. La prima volta che ho letto la recherche ho iniziato anch'io a fare tutte queste "ricerchine", per capire chi era questo e quello, leggendo un po' dappertutto commenti e approfondimenti. Poi invece ti accorgi che non è così importante, che dopo un po' ti stanchi, mentre della recherche non ti stanchi mai: e allora chiudi tutto e leggi "solo" Proust... Ha già detto tutto lui, cercando al di fuori delle sue pagine si rischia di perdere del tempo.

Pubblicato da: giacomo - 17.04.07 12:52

Nel mio piccolo, anch'io mi sono dilettata a fare questo tipo di ricerche. La si può trovare qui

http://www.marcelproust.it/gallery/immag_2.htm

La tentazione di individuare un unico modello per ciascun personaggio prima o poi colpisce un po' tutti i lettori di P., anche se sappiamo che per nessun personaggio della RTP Proust si è mai ispirato ad un'unica persona della vita reale, ma ciascuno era composto da elementi che provenivano da più persone. Nella duchessa di Guermantes convergono elementi di almeno quattro o cinque donne, e nello stesso Charlus, oltre Montesquiou sono riconoscibili tratti del barone Doasan. Per non parlare di Saint-Loup, della Verdurin etc.

Giovanni Macchia ha scritto una pagina gustosissima che riguarda tutti coloro che vanno a caccia degli "originali" proustiani. Li ha chiamati "proustologi pettegoli e infelici". :-)

Ed ha ragione, perchè alla fine è come ha detto Giacomo (e prima di lui Celeste Albaret): quello che importa è il testo della la RTP. Lì c'è tutto.

Pubblicato da: Gabriella - 17.04.07 13:33

Grazie Bart :-)

Giacomo e Gabriella: io mi considero un proustologo pettegolo e felice. Mi piace perdermi, con la fantasia, con l'immaginazione visiva, nel suo mondo, cercare di ricostruire il suo processo creativo di costruzione e montaggio dei personaggi (e anche dei luoghi). Per il resto sono anche perfettamente d'accordo col rigore di chi vuole limitarsi all'opera, ma insomma, esistiamo anche noi.

Pubblicato da: mauro baldrati - 17.04.07 14:12

Mauro, la mia non voleva assolutamente essere una critica, anzi! Certo è strano che tutti i proustiani, piccoli o grandi che siano, vengono colpiti dalla voglia di sapere tutto su Proust. Io ho adorato e adoro tanti scrittori, ma nessuno mi ha fatto nascere una tale curiosità. Qualcuno mi sa spiegare perchè? Comunque, per tutti noi curiosi e un po' voyeur consiglio caldamente "Mr. Proust" di Celeste Albaret, bellisimo!

Pubblicato da: giacomo - 17.04.07 15:56

Proust über alles! :-)

Pubblicato da: gianni biondillo - 17.04.07 16:08

Tutti i lettori di Proust sono dei voyeurs: di un universo in espansione. Come in espansione è sempre stata la Ricerca, bozza dopo bozza sempre più ampliata, dilatata -e senza mai giungere ai confini perchè non si è trattato mai di un processo meccanico ma di un continuo fiorire interiore. In (forse) nessun altro scrittore si è prodotta quella sottile barriera tra Realtà e Narrazione che pare sempre svanire nelle descrizioni dei luoghi o dei personaggi ma che non arriva a (con)fondersi mai. La curiosità che nasce dal "who's who" dei personaggi fa parte della curiosità stessa sulla struttura della Ricerca -la famosa cattedrale gotica di cui spesso Proust parla: chi sono, che rappresentano, che storie raccontano le statue che vediamo su guglie, nelle nicchie e tra portali? Ed il Tempo perduto non è del resto anche quello nella società del Narratore che precede l'essere andato poi per molto tempo a letto presto la sera?

Per gli "aficionados" comunque segnalo (confesso di non sapere chi ne abbia fatto una traduzione italiana) un Lexikon su M. P. di Philippe Michel-Thiriet.

Un bravo a Mauro per la documentazione.

Pubblicato da: hag reijk - 17.04.07 16:34

Un caldo ringraziamento a Bart da un compagno di eresia! W Musil! (condividi anche questo, Bart?)

Pubblicato da: riccardo ferrazzi - 17.04.07 16:48

Mi iscrivo anch'io al club dei "proustologi pettegoli e felici". In fin dei conti il gioco di cercare, e inventare anche, delle corrispondenze tra personaggi reali e letterari credo proprio che sarebbe piaciuto anche a Proust.

Pubblicato da: Giuseppe Ierolli - 17.04.07 16:56

Riccardo, io amo Hardy, Dickens, Zola, Balzac über alles, come scrive Gianni.

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 17.04.07 17:37

Balzac era lo scrittore preferito del duca di Guermantes, caro Bart ("Balzac, naturellement!") ed era anche lo scrittore più presente in casa Proust. Tutta la famiglia conosceva a menadito i suoi libri e le frasi dei suoi romanzi facevano parte del "lessico familiare".
Gabriella (proustologa pettegola)

Pubblicato da: Gabriella - 17.04.07 18:05

M'inchino, Gabriella. Allora sarai anche balzachiana:-)

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 17.04.07 20:35

Allora siamo divisi dal Reno e dalla Manica, Bart!

Pubblicato da: riccardo ferrazzi - 17.04.07 22:43

Balzacchiana e Zoliana, Bart. Con motivazioni e argomentazioni diverse, ca va sans dire...

Pubblicato da: Gabriella - 17.04.07 23:23

giacomo, nessun problema, non l'ho presa come tale, e comunque non sarebbe stato un problema lo stesso.

Per tutti i proustologi e proustiani: Proust mit uns!

Pubblicato da: mauro baldrati - 18.04.07 08:57

è sempre bellissimo leggere di Proust. Grazie Mauro.

Pubblicato da: milo - 21.04.07 01:57

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