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13.03.07
Verità ultime e spiegazioni penultime
[Questo articolo di Massimo Adinolfi è apparso questa settimana in Left Wing. gm]
Si può esser certi che la maggior parte delle persone minimamente interessate alla cosa considera che la questione dei rapporti tra fede e ragione sia una questione filosofica. In effetti lo è, ma cosa comporti il fatto che la filosofia sia la sede deputata per l’istruzione di una simile questione non è chiaro quasi a nessuna di quelle persone. Chiarirlo dovrebbe essere un compito preliminare; e invece, da Papa Benedetto XVI in giù, sembra che si possa bellamente ignorarlo, lasciando che la questione diventi subito e soltanto se vi sia accordo o disaccordo tra ragione e fede. È questo, infatti, il problema che viene sollevato dal papa, per esempio nella celebre lezione di Regensburg (12 settembre 2006: la lezione che fece arrabbiare i musulmani, e che aveva al suo centro la “razionalità" della fede cristiana – «non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio» – opposta alla “irragionevolezza" della fede islamica in un Dio assolutamente trascendente), o nel discorso ai vescovi svizzeri (9 novembre 2006: «La nostra fede è una cosa che ha da fare con la ragione, può essere trasmessa mediante la ragione e non deve nascondersi davanti alla ragione, neanche a quella del nostro tempo»). E’ questo il problema che torna ancora di recente nell’ultimo discorso di Camillo Ruini dinanzi alla Conferenza episcopale italiana, e che rimbalza dalla Conferenza ai giornali, devoti o no. [continua a leggere l'articolo in Left Wing]
[ulteriori considerazioni di Massimo Adinolfi sulla questione]
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 13.03.07 12:01
Interventi
Ma perchè continui con questi post?
Non ti accorgi che non ci può essere dialogo, o meglio ce n'è uno estenuante, ripetitivo, in cui si dicono sempre le stesse cose? Tra credenti e laici miltanti c'è dissonanza cognitiva: sembra che usino gli stessi termini ma non è così.
Pubblicato da: valterbinaghi@alice.it - 13.03.07 13:18
No, no Valter: la questione posta tra la ragione e la fede è fondamentale. Vale la pena andare avanti. Certo che vale la pena.
Pubblicato da: Pecora nera - 13.03.07 13:25
Però bisogna dire che hai scelto bene: una foto di Ratzinger molto carnevalesca. E' così tanto brutto che manco il diavolo lo vuole.
Scherzi a parte... ma per finta: il diavolo non lo vuole di certo: non uno che c'ha la faccia tosta di definire la manifestazione per i Dico una carnevalata. Da uno che dovrebbe rappresentare Dio in Terra ci si sarebbero aspettate parole più illuminate invece d'un grido "cattolici, non votate leggi contro natura". Qui, l'unico a essere contro natura, l'unico che spara proclami fascisti che hanno tutta l'espressione di leggi razziali, è Benedetto XVI: «Politici e legislatori cattolici consapevoli della loro grave responsabilità sociale non devono votare leggi che vanno contro la natura umana... valori fondamentali come il rispetto e la difesa della vita umana della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna. Valori non negoziabili». Per me questo è un proclama totalmente fascista e d'una gravità inaudita, che ci riporta in un clima di intolleranza ben più che fascista e medioevale. Non sono parole degne di nessun uomo che predica in favore dello spirito, indipendentemente dal proprio credo o meno.
Non ho altro da aggiungere se non il mio sdegno non negoziabile.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 13.03.07 15:08
giuseppe.
forse mi sbaglio io, che non ci ho troppa confidenza con la filosofia, ma qui l'articolo di massimo non era legato al tema "fede e ragione"?
Perché se è così, ma non so se ho letto bene, io non capisco il tuo commento, che tocca un argomento sì importante, ma a parer mio fuori tema.
d.
Pubblicato da: demettrio - 13.03.07 15:16
L'intervento di Giuseppe è fuori tema. Senza ombra di dubbio.
Pubblicato da: Pecora nera - 13.03.07 15:58
Non che pretenda d'avere ragione o anche solo d'esser preso sul serio da una maggioranza che è cattolica. La fede di Benedetto XVI non porta forse alle sue esternazioni, con impatti nel Reale, quindi nel sociale (nella società) di oggi? "...che fede e ragione possono concordare, ma questa tesi della concordia tra fede e ragione è a sua volta una questione di fede o una questione di ragione?": Benedetto XVI si fa forte solo del suo diktat, una fede spropositata nei dogmi della Chiesa più oscurantista per negare ogni qualsivoglia forma di rispetto e ombra di ragione.
Benedetto XVI non sta agendo, da quando è Papa - ma già da moltissimo prima - secondo ragione: la conclusione inevitabile è solo una, sta andando contro la natura di Dio. Gesù Cristo, per me che sono semplicemente un ateo, un filosofo al pari di un Seneca o di un Socrate, si accompagnava al popolo: aveva i suoi pregi e i suoi difetti, al pari di tutti i mortali. Era però intelligente e predicava. Poi si poteva essere d'accordo o meno con il suo pensiero... La Chiesa ha tradito gli insegnamenti di Gesù Cristo per innalzare una bandiera che è del Vaticano e non di Dio, né di Cristo.
Non altro da aggiungere né lo desidero.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 13.03.07 17:05
Caro Valter Binaghi, non so precisamente cosa sia la dissonanza cognitiva. E non so nemmeno cosa sia un laico militante (e precisamente come si faccia a militare). Voglio però informarti che sono sposato in chiesa, ho tre figli battezzati, la mia prima figlia ha sei anni e frequenta il catechismo. Questo non per dire che io sono un credente coi controfiocchi, perché non lo sono affatto, ma per dire che ben difficilmente mi si può far passare per un fanatico anticlericale, se 'laico militante' significa qualcosa del genere. Se dunque c'è da qualche parte una qualche dissonanza, non è un mio problema, ed essendo un problema altrui, sarei molto preoccupato delle relative capacità cognitive.
(ah: sono pure monogamo, a differenza di molti che, contrari ai dico perché contro natura, non cessano di offendere quella che il Papa, non io, dice essere una legge naturale)
Pubblicato da: massimo - 13.03.07 17:07
Caro Valter Binaghi, non so precisamente cosa sia la dissonanza cognitiva. E non so nemmeno cosa sia un laico militante (e precisamente come si faccia a militare). Voglio però informarti che sono sposato in chiesa, ho tre figli battezzati, la mia prima figlia ha sei anni e frequenta il catechismo. Questo non per dire che io sono un credente coi controfiocchi, perché non lo sono affatto, ma per dire che ben difficilmente mi si può far passare per un fanatico anticlericale, se 'laico militante' significa qualcosa del genere. Se dunque c'è da qualche parte una qualche dissonanza, non è un mio problema, ed essendo un problema altrui, sarei molto preoccupato delle relative capacità cognitive.
(ah: sono pure monogamo, a differenza di molti che, contrari ai dico perché contro natura, non cessano di offendere quella che il Papa, non io, dice essere una legge naturale)
Pubblicato da: massimo - 13.03.07 17:10
Scusa Giuseppe ma tu metti giù le cose in modo strano e faccio fatica a comprendere quali siano le tue fonti privilegiate da cui parti. Molte cose che dici mi sembra che non abbiano nessuna radice storica. Lasciamo perdere la filosofia!
Tu dici: Benedetto XVI si fa forte solo del suo diktat, una fede spropositata nei dogmi della Chiesa più oscurantista per negare ogni qualsivoglia forma di rispetto e ombra di ragione.
Benedetto XVI non sta agendo, da quando è Papa - ma già da moltissimo prima - secondo ragione: la conclusione inevitabile è solo una, sta andando contro la natura di Dio. Gesù Cristo, per me che sono semplicemente un ateo, un filosofo al pari di un Seneca o di un Socrate, si accompagnava al popolo: aveva i suoi pregi e i suoi difetti, al pari di tutti i mortali. Era però intelligente e predicava. Poi si poteva essere d'accordo o meno con il suo pensiero... La Chiesa ha tradito gli insegnamenti di Gesù Cristo per innalzare una bandiera che è del Vaticano e non di Dio, né di Cristo".
Punto uno: intanto Benedetto VI sta proprio mettendo al primo posto la questione della ragione. E si dovrebbe andare a leggere per intero il famoso discorso già citato e non limitarsi a certe estrapolazioni o strumentalizzazioni. e poi, punto 2, la figura di Cristo è di uno che è venuto sulla terra, ha fatto una serie di cose, i vangeli parlano anche di miracoli, e ha detto di essere il figlio di Dio. E i vangeli dicono anche: E' risorto. Qui sta il punto, il nocciolo della questione. E' vero o non è vero? E c'entra la ragione? Certo che c'entra. Dicendo le cose che dici, fai dire a Gesù Cristo cose che, probabilmente non ha mai detto. Da uomo dotato di ragione, come è naturale che lo sia, mi confronterei con questo FATTO. Cioè: è una balla o è vero che le cose sono andate così?
Pubblicato da: Pecora nera - 13.03.07 17:33
Poi certe persone lo hanno seguito, col volto pieno di stupore. Non tutti. Alcuni, pur avendolo conosciuto, non lo hanno creduto. Ed è nata la Chiesa. C'è tutto scritto, rievocato e ricordato nella liturgia. Gli apostoli. Qualcuno ha lasciato il lavoro, la barca, le rete dei pescatori. E' nata la chiesa.
Pubblicato da: Pecora nera - 13.03.07 17:43
@Massimo
Non intendevo te o qualcuno in particolare ma tutti quelli che normalmente si scontrano su questo argomento. La dissonanza cognitiva sta nel fatto che per i cattolici il papa è un'autorità spirituale, cioè deve rendere esplicito il giudizio della Chiesa su tutto quanto interessa la vita umana e sociale, perchè è il Vangelo che svela all'uomo la sua natura.
Per il laicista (non laico, perchè laici siamo tu e io) non c'è altra autorità che la ragione politica, ma si tratta di un'autorità a posteriori, costruita col e dal consenso.
Ecco allora che quando si parla di natura umana o di famiglia naturale il laicista insorge, perchè per lui la natura umana (continuamente aggredita ma dichiaratamente inespugnabile nella sua essenza dalle scienze) non esiste se non come convenzione sociale.
Entrambi si rifiutano di accettare questa semplice verità: che non c'è alcuna verità nella politica, ma solo il risultato di una contrattazione.
Quindi la Chiesa parla alle coscienze, e la politica ricerca un consenso pragmatico.
La ragione scientifica sta da tutt'altra parte: la ricerca della certezza la pone al di là del contingente e al di qua dell'Essere.
La scienza non fabbrica valori.
Pubblicato da: valter binaghi - 13.03.07 18:19
sarà come dici tu, caro valter, ma il tuo commento sta sotto un certo testo. Se non sono io il laicista (= laico militante), il testo può essere discusso, e non si capisce allora perché hai scritto che invece è inutile continuare con questi post.
Per il resto, potrei anche entrare nel merito di ciò che ora scrivi, ma dovrei prima essere ben certo che non sia considerato inutile, e che il disaccordo non venga ritenuto per ciò stesso dissonanza cognitiva (che sembra essere una malattia più grave del semplice disaccordo)
Pubblicato da: massimo - 13.03.07 18:34
@valter binaghi
Magari sbaglio, ma a me sembra che i laici non siano affatto sottomessi (dico sottomessi perchè si parla di autorità) ad un'autorità politica. E cosa vuol dire "autorità politica"? Un consenso pragmatico indegno delle "coscienze" cui si rivolge la chiesa? La ragione laica non fa che accettare solo quelle tesi che passano al vaglio di metodi razionali, condivisibili e verificabili.
Riguardo alla questione della natura: non direi che per i laici "non è altro che" convenzione sociale. La dicotomia Natura-convenzione sociale o nomos-phusis non rende giustizia alla storia della ricerca, da parte dell'uomo, della sua stessa natura. In questa storia di stratificazioni, dialettiche e costellazioni concettuali hanno vita fragile le essenze, spesso strumenti di appropriazione di fazioni.
Sulla verità in politica: la democrazia non è il risultato di una contrattazione? E perchè questi dialoghi, come il dialogo tra laici e cattolici non può produrre verità? Una verità frutto di argomentazioni razionali prodotte da diversi soggetti?
Pubblicato da: jackleopardi - 13.03.07 19:17
errata corrige: l'abitudine di rileggere dopo fa brutti scherzi: I dialoghi POSSONO produrre verità.
E infine: perchè finirla di dialogare? Davvero i cattolici sono tali perchè non possono cambiare idea? Non lo credo. Non sono già essi stessi un dialogo interno?
Pubblicato da: jackleopardi - 13.03.07 19:22
@ PECORA NERA
scrivi: "la figura di Cristo è di uno che è venuto sulla terra"
Come faccio a imbastire un discorso con te che parti direttamente dal presupposto che egli (Gesù) è venuto?
E' quanto dicevo prima: siamo due mondi completamente agli antipodi. Non comunichiamo.
Tu parli da credente. Da cattolico. O da cristiano?
Comunque.
Cristo di sua mano, concorderai almeno su questo, non ha scritto proprio niente di sua mano.
I Vangeli, quelli accettati dalla Chiesa come gli Apocrifi, sono stati scritti da altri uomini, i discepoli. Nessuno mi assicura che questi discepoli abbiano fatto relata refero puntuale e precisa. Ne è dimostrazione che la storia di Gesù è raccontata secondo punti di vista diversi nei Vangeli. La cosa è evidente: basta leggere i quattro autori, Matteo, Marco, Luca, Giovanni. Non c’è bisogno d’altro che d’essere dei lettori senza il salame sugl’occhi per rendersi conto di questa semplice verità. Fra i quattro autori ci sono delle analogie. Ma nessuno dei quattro mi racconta la stessa medesima storia.
Tu parti dall'idea, erronea e non scientifica, che i Vangeli ti dicano il vero su quell'uomo che fu Cristo. Io no. Da qui l'incomunicabilità fra me e te e, presumo, con i cattolici credenti e fondamentalisti, che prendono per oro colato ogni fiato del Papa e ogni virgola del Vangelo.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 13.03.07 19:23
Io credo che la politica inizia quando accettiamo che NON la pensiamo e NON la penseremo allo stesso modo, quindi decidiamo pragmaticamente cosa fare, adesso, che sia accettabile per tutti o almeno per la maggioranza.
Ciò che invece ispira le nostre scelte sono valori: cristiani, o ispirati a una filosofia sociale (marxismo, liberalismo ecc). Non alla scienza, che non fabbrica valori perchè vincolata alla provvisorietà e parzialità dei risultati.
Ecco, l'importante è non presentare come scienza quello che è ideologia liberale o socialista: non hanno maggiore dignità scientifica del cattolicesimo.
Pubblicato da: valter binaghi - 13.03.07 19:53
@ Valter
Io ho fede che gli alieni ci sono e che sono sulla terra!
Scherzi a parte.
La scienza offrirà pure dati parziali, incompleti, da revisionare. Ma "DATI".
Invece: i Vangeli mi offrono le parole di quattro persone verso io, uomo libero nel pensiero, dovrei credere con un atto di fede incondizionato.
I dati scientifici, con il progresso, possono essere emendati e approfonditi. La fede o ce l'hai o non ce l'hai. Per mio non sono credente, sono ateo. Rispetto tutte le religioni. Ma in quanto uomo libero non accetto che qualcuno cerchi di convincermi che Dio, che Gesù... e altre cose così. Ma nel momento in cui mette su mutria perché io ateo e lui credente, allora preferisco la mia libertà. Per fortuna ci sono tanti cristiani - non dico cattolici - che pur credendo in Gesù non sono né dogmatici né fondamentalisti: e per mia fortuna ne conosco qualcuno e fra noi c'è dialogo e amicizia sincera perché ci rispettiamo, io non cerco di convincere loro a diventare atei né loro cercano di convincere me a diventar credente cristiano cattolico praticante. Il fondamentalismo, a dirla tutta, in qualunque religione mi fa paura perché porta al fanatismo e alle guerre, all'incomunicabilità nel migliore dei casi. Con un cristiano non fondamentalista posso scherzare su Gesù e quello non si offenderà e mi risponderà con una battuta sul mio essere ateo convinto. Non lo so con un fondamentalista, indipendentemente dalla religione che professa, se potrei far lo stesso: ma penso di no...
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 13.03.07 20:21
Si può stare a parlare a vuoto per ore.
Io credo che uno degli aspetti più rivoluzionari caratteristici di Gesù Cristo fu nella distinzione che fece già nell'anno zero tra ciò che è di Dio e cosa di Cesare.
Il disinteresse mostrato per tutta la vita da Gesù per le problematiche amministrative della Giudea dovrebbe essere indicativo della distanza che c'è oggi tra la parola di Dio e quella di Ratzinger.
A me sembra che il Papa tedesco Gesù lo voglia proprio oscurare con la sua di immagine, fu il primo Gesù e forse l'unico a voler scindere Dio dalla legge dell'uomo, tutti i profeti che vennero prima ed anche quelli che vennero dopo predicavano affinché reato e peccato diventassero la stessa cosa.
Ratzinger sta facendo del male alla Chiesa stessa, non più veicolo della parola di Dio ma veicolo di precisi interessi politici ed economici, pretendere di affermare davanti al mondo il pensiero di Dio, cosa Gli piace e cosa no è superbia, a nessun mortale è concesso.
Pubblicato da: Pirofila - 13.03.07 20:26
@VALTER
la politica inizia quando accettiamo che non la pensiamo allo stesso modo? Questo è liberalismo, che, a differenza del cristianesimo, non ha mai litigato con il dissenso, e perciò è più salutare per la democrazia. Non credi?
Pubblicato da: jackleopardi - 13.03.07 20:34
Ecco, un discorso come quello di Colui o Colei che si firma Pirofila è già molto diverso, "di apertura critica a tutto favore della ragione" e quindi del Dio nel quale crede. Un pensiero che merita rispetto perché scevro di "fondamentalismi" e di "ipocrisie".
Leggendo la Bibbia, nelle vesti di ateo, posso trovarci, e ce l'ho trovati, degli insegnamenti giusti, altri un po' meno, altri ancora non mi sono andati proprio giù. Ma la stessa cosa mi è accaduta leggendo i pensieri e gli insegnamenti di Epicuro, Socrate, Aristotele, Seneca, per arrivare a Nietzsche, Hegel, Kant, ecc. ecc.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 13.03.07 21:24
Binaghi dice:
"...deve rendere esplicito il giudizio della Chiesa su tutto quanto interessa la vita umana e sociale..."
Bene. Tutto sta a capire qual è la "vita umana" che "interessa". Secondo me è su questo che bisogna intendersi.
E infatti...
Ieri cinque morti sul lavoro, tre ricoverati gravi e un altro praticamente in fin di vita.
Non una parola, "dalle sacre" stanze né sui media che controllano direttamente o indirettamente: sono tutti occupati a parlare della "carnevalata" (sic!) di sabato scorso.
La strage di lavoratori che quotidianamente si consuma sotto gli occhi di tutti, molto probabilmente non rientra tra le "consonanze cognitive"...
Vostradamus
Pubblicato da: Vostradamus - 13.03.07 23:05
Dissonanza cognitiva: stesse parole per cose diverse.
@Jack Leopardi
Quella che descrivo come politica non è liberalismo, ma la condizione giuridica dei pari. Non dice chi sono i pari, se individui o comunità. Il liberalismo dice che sono individui: è una teoria della politica. Si può ritenere invece che i soggetti della politica siano le comunità, o i corpi intermedi. E questa è un'altra teoria.
In politica il cattolicesimo va considerato nè più nè meno che questo: una concezione dell'uomo e del sociale che ispira le coscienze. Come il liberalismo e il socialismo.
@Iannozzi
La scelta non è tra scienza e fede, ma tra fede e fede. La scienza non si discute, quando è scienza: ma quando è tale ha una tale consapevolezza del proprio livello di astrazione e della provvisorietà dei suoi risultati da non provare nemmeno a dare suggerimenti per l'azione.
A ispirare l'azione sono i costumi, le religioni, le filosofie: interpretazioni frammentarie e con un alto tasso mitologico, più insidioso proprio dove si nega. Chiedono adesione incondizionata a presupposti inindagati. Fede, mio vecchio lupo.
Pubblicato da: valter binaghi - 13.03.07 23:39
Per una volta sono d'accordo con Valter B.: dissonanza cognitiva mi sembra, oltretutto, un'espressione molto calzante.
La metto giù così: ci sono autori, o testi, che segnano un prima e un poi. Rispeto a questi si dà un discrimine: discriminare, etimologicamente, significa tracciare un solco con la punte di un coltello. Sul complesso di problemi entro cui ruotano parole come modernità, relativismo, secolarizzazione, rapprto fede-ragione, ecc. un solco lo ha tracciato Blumenberg, con "La legittimità dell'età moderna". Schmitt, che non era proprio uno di primo pelo, provò a ribattere: Blumenberg gli rovesciò addosso un secondo tomo (editorialmente la seconda parte del volumone). Il succo del libro (riassumo 500 pagine in una battuta) è che la parabola della scolastica termina col tntativo di salvare la barca che affonda col deus absconditus (e che dio si nasconda, ossia taccia, lo ha riconosciuto anche Wojtila). Ma (cito, d'accordo con Adinolfi) un dio nascosto è programmaticamente un dio che non esiste. Rispetto a questo, Ratzinger (che non è Paolo VI, né Giovanni Paolo I, né Giovanni Paolo II, papi che con l amodernità si sono confrontati, riconoscendone la legittimità, piuttosto che esorcizzarla lanciando anatemi: ma questi sono problemi di chi lo ha eletto, o nel caso di chi ha ispirato gli elettori) adotta la strategia dello specchietto retrovisore: testa rivolta all'indietro, e riproposizione di problemi polverosi già passati nel dimenticatoio (come la contrapposizione fra diritto naturale e diritto positivo, roba da modernariato giuridico). Cognitivamente (ma anche filosoficamente, ed eticamente) con un guidatore che rifiuta di guardare la realtà in faccia e si volge al passato preferisco scendere, finché sono in tempo. O, se posso, non farlo sedere al volante e lasciarlo per strada a guardare indietro.
Ma resta un mio diritto pretendere che la patente a punti valga anche per lui, finché sull'autobus ci sono io (e lui sale senza pagare il biglietto, anzi facendolo pagare a me).
Pubblicato da: girolamo - 14.03.07 00:06
Correggo il lapsus di girolamo: pragmaticamente, non programmaticamente il Deus absconditus è un Dio morto.
Dissonanza cognitiva: ho scritto nel commento che non so bene cosa sia perché non trovo affatto inutile che laici militanti e credenti (militanti pure quelli, suppongo) discutano, ma trovo invece che sia inutile discutere quando si ritiene che fra laici e credenti vi sia dissonanza cognitiva.
Con girolamo sono d'accordo sullo specchietto retrovisore di Papa Bendetto XVI, ma conosco un buon numero di credenti che, anche loro, sarebbero d'accordo: e dov'è allora la dissonanza cognitiva?
(Potrei continuare: nel mostrare non che sia errato, questo non lo so e le espressioni vaghe non aiutano, ma che non è profittevole cominciare - e finire - con la dissonanza cognitiva)
Pubblicato da: massimo - 14.03.07 09:16
personalmente, trovo che questa aporia fede-ragione sia non solo interessante ma proprio vitale: come credente ci faccio i conti tutti i giorni. sono sempre sorpresa nel vedere i credenti (papa compreso) che assumono con estrema pacificità la loro non-contraddizione (io che - forse sono stupida, ovviamente può essere per questo... – sperimento questa contraddizione ogni santo giorno) come sono irritata dalla sicumera con cui molti non credenti liquidano ragione e fede come non conciliabili. a me la linea di riflessione di adinolfi sembra molto intelligente. tutt'altro che sterile. poi una preghiera: possiamo evitare l'ambiguità dei termini laico e laicista? il primo viene ormai usato indifferentemente per indicare il credente non ordinato e il non-credente (e così spesso non ci si capisce) il secondo ha ormai introiettato un'accezione dispregiativa che mi ributta. per me una frase che contiene la parola "laicista" è come se rifiutasse il minimo di rispetto iniziale per poter dialogare.
Pubblicato da: paolab. - 14.03.07 09:34
Per GIUSEPPE.
Nella sostanza dici cose giuste. Cadi solo in evidente contraddizione quando dici che fra di noi non ci può essere dialogo e confronto. Scusa, ma allora perché mi hai risposto? Hai visto che stiamo dialogando?
Non è necessario avere le stesse opinioni e arrivare alle stesse conclusioni.
Sono nella sostanza d'accordo quando dici:
"Cristo di sua mano, concorderai almeno su questo, non ha scritto proprio niente di sua mano.
I Vangeli, quelli accettati dalla Chiesa come gli Apocrifi, sono stati scritti da altri uomini, i discepoli. Nessuno mi assicura che questi discepoli abbiano fatto relata refero puntuale e precisa. Ne è dimostrazione che la storia di Gesù è raccontata secondo punti di vista diversi nei Vangeli. La cosa è evidente: basta leggere i quattro autori, Matteo, Marco, Luca, Giovanni. Non c’è bisogno d’altro che d’essere dei lettori senza il salame sugl’occhi per rendersi conto di questa semplice verità. Fra i quattro autori ci sono delle analogie. Ma nessuno dei quattro mi racconta la stessa medesima storia".
Quello che dici rafforza l'idea che l'arrivo di Cristo sulla terra e la sua vita, sia stato, innanzitutto, un avvenimento storico, così significativo e straordinario (guarda un po' gli estensori dei Vangeli parlano persino di miracoli!) da essere degno di essere raccontato. Gli autori dei Vangeli riconosciuti dalla tradizione della Chiesa ne parlano con angolature e sfumature personali. Ma sarebbe più o meno la stessa cosa oggi. Se assoldassimo quattro buoni scrittori di oggi e chiedessimo loro di raccontare la vita di un personaggio straordinario, che dice una serie di cose e fa cose straordinarie, scriverebbero nello stesso modo? Il problema grosso di questa discussione è il seguente: è molto ampia, difficile e articolata e perciò bisognerebbe scrivere molto e fare riferimenti precisi a una gran quantità di testi o, meglio, fare riferimenti precisi ad alcuni testi o brani significativi.
In particolare bisognerebbe parlare di
1. ragione e razionalismo anche in una prospettiva storica, in quanto, probabilmente, quando parliamo fra di noi e usiamo certe parole, ad esse non diamo lo stesso significato. (continua...)
Pubblicato da: Pecora nera - 14.03.07 09:41
Per Pirofila.
Perché parli che Ratzinger vuole oscurare Gesù Cristo? Due cose. Fra poco uscirà un libro scritto dal Papa proprio sulla figura di Gesù e, secondo quanto trapelato dalla stampa, desidera quasi farsi da parte come Papa, cioè come guida istituzionale della Chiesa, e far emergere di più lo sguardo dell'osservatorio, dello studioso.
Secondo: leggi, se vuoi, che cosa ha detto all'Angelus, prima domenica di Quaresima. Il Papa invita a guardare Cristo, non a guardare il Papa. Da questo punto di vista non ho dubbi, lo stile di Ratzinger sposta lo sguardo, verso Cristo. E' nel suo temperamento, diverso come accento rispetto a quello di Giovanni Paolo II:
Ecco che cosa ha detto: Cari fratelli e sorelle,
"quest’anno il Messaggio per la Quaresima prende spunto da un versetto del Vangelo di Giovanni, che a sua volta si rifà ad una profezia messianica di Zaccaria: "Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto" (Gv 19,37). Il discepolo prediletto, presente insieme con Maria, la Madre di Gesù, ed altre donne sul Calvario, fu testimone oculare del colpo di lancia che trapassò il costato di Cristo, facendone uscire sangue ed acqua (cfr Gv 19,31-34). Quel gesto compiuto da un anonimo soldato romano, destinato a perdersi nell’oblio, rimase impresso negli occhi e nel cuore dell’apostolo, che lo ripropose nel suo Vangelo. Lungo i secoli quante conversioni sono avvenute proprio grazie all’eloquente messaggio di amore che riceve colui che volge lo sguardo a Gesù crocifisso!
Entriamo, dunque, nel tempo quaresimale con lo "sguardo" fisso al costato di Gesù. Nella Lettera enciclica Deus caritas est (cfr n. 12) ho voluto sottolineare che, solo volgendo lo sguardo a Gesù morto in croce per noi, può essere conosciuta e contemplata questa verità fondamentale: "Dio è amore" (1 Gv 4,8.16). "A partire da questo sguardo – ho scritto – il cristiano trova la strada del suo vivere e del suo amare" (Deus caritas est, 12). Contemplando con gli occhi della fede il Crocifisso, possiamo comprendere in profondità che cos’è il peccato, quanto tragica sia la sua gravità e, al tempo stesso, quanto incommensurabile sia la potenza del perdono e della misericordia del Signore. Durante questi giorni di Quaresima non distogliamo il cuore da questo mistero di profonda umanità e di alta spiritualità. Guardando Cristo, sentiamoci al tempo stesso guardati da Lui. Colui che noi stessi abbiamo trafitto con le nostre colpe non si stanca di riversare sul mondo un torrente inesauribile di amore misericordioso. Possa l’umanità comprendere che soltanto da questa fonte è possibile attingere l’energia spirituale indispensabile per costruire quella pace e quella felicità che ogni essere umano va cercando senza sosta.
Chiediamo alla Vergine Maria, che fu trafitta nell’anima presso la croce del Figlio, di ottenerci il dono di una fede salda. Guidandoci nel cammino quaresimale, ci aiuti a lasciare tutto ciò che ci distoglie dall’ascolto di Cristo e della sua parola di salvezza. A Lei affido, in particolare, la settimana di Esercizi Spirituali, che avrà inizio oggi pomeriggio, qui in Vaticano, ed a cui prenderò parte insieme con i miei collaboratori della Curia Romana. Cari fratelli e sorelle, vi domando di accompagnarci con la vostra preghiera, che ricambierò volentieri nel raccoglimento del ritiro, invocando la potenza divina su ciascuno di voi, sulle vostre famiglie e sulle vostre comunità".
Pubblicato da: Pecora nera - 14.03.07 12:54
Per Pirofila.
Perché parli che Ratzinger vuole oscurare Gesù Cristo? Due cose. Fra poco uscirà un libro scritto dal Papa proprio sulla figura di Gesù e, secondo quanto trapelato dalla stampa, desidera quasi farsi da parte come Papa, cioè come guida istituzionale della Chiesa, e far emergere di più lo sguardo dell'osservatorio, dello studioso.
Secondo: leggi, se vuoi, che cosa ha detto all'Angelus, prima domenica di Quaresima. Il Papa invita a guardare Cristo, non a guardare il Papa. Da questo punto di vista non ho dubbi, lo stile di Ratzinger sposta lo sguardo, verso Cristo. E' nel suo temperamento, diverso come accento rispetto a quello di Giovanni Paolo II:
Ecco che cosa ha detto: Cari fratelli e sorelle,
"quest’anno il Messaggio per la Quaresima prende spunto da un versetto del Vangelo di Giovanni, che a sua volta si rifà ad una profezia messianica di Zaccaria: "Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto" (Gv 19,37). Il discepolo prediletto, presente insieme con Maria, la Madre di Gesù, ed altre donne sul Calvario, fu testimone oculare del colpo di lancia che trapassò il costato di Cristo, facendone uscire sangue ed acqua (cfr Gv 19,31-34). Quel gesto compiuto da un anonimo soldato romano, destinato a perdersi nell’oblio, rimase impresso negli occhi e nel cuore dell’apostolo, che lo ripropose nel suo Vangelo. Lungo i secoli quante conversioni sono avvenute proprio grazie all’eloquente messaggio di amore che riceve colui che volge lo sguardo a Gesù crocifisso!
Entriamo, dunque, nel tempo quaresimale con lo "sguardo" fisso al costato di Gesù. Nella Lettera enciclica Deus caritas est (cfr n. 12) ho voluto sottolineare che, solo volgendo lo sguardo a Gesù morto in croce per noi, può essere conosciuta e contemplata questa verità fondamentale: "Dio è amore" (1 Gv 4,8.16). "A partire da questo sguardo – ho scritto – il cristiano trova la strada del suo vivere e del suo amare" (Deus caritas est, 12). Contemplando con gli occhi della fede il Crocifisso, possiamo comprendere in profondità che cos’è il peccato, quanto tragica sia la sua gravità e, al tempo stesso, quanto incommensurabile sia la potenza del perdono e della misericordia del Signore. Durante questi giorni di Quaresima non distogliamo il cuore da questo mistero di profonda umanità e di alta spiritualità. Guardando Cristo, sentiamoci al tempo stesso guardati da Lui. Colui che noi stessi abbiamo trafitto con le nostre colpe non si stanca di riversare sul mondo un torrente inesauribile di amore misericordioso. Possa l’umanità comprendere che soltanto da questa fonte è possibile attingere l’energia spirituale indispensabile per costruire quella pace e quella felicità che ogni essere umano va cercando senza sosta.
Chiediamo alla Vergine Maria, che fu trafitta nell’anima presso la croce del Figlio, di ottenerci il dono di una fede salda. Guidandoci nel cammino quaresimale, ci aiuti a lasciare tutto ciò che ci distoglie dall’ascolto di Cristo e della sua parola di salvezza. A Lei affido, in particolare, la settimana di Esercizi Spirituali, che avrà inizio oggi pomeriggio, qui in Vaticano, ed a cui prenderò parte insieme con i miei collaboratori della Curia Romana. Cari fratelli e sorelle, vi domando di accompagnarci con la vostra preghiera, che ricambierò volentieri nel raccoglimento del ritiro, invocando la potenza divina su ciascuno di voi, sulle vostre famiglie e sulle vostre comunità".
Pubblicato da: Pecora nera - 14.03.07 12:56
Detto col massimo del rispetto possibile, ma va detto:
da un po' di tempo, e in concomitanza con la pubblicazione di alcuni post, leggere certi commenti è un po' come partecipare a un corso accelerato di catechismo. La dottrina che diventa, fagocitandolo, tutto l'esistente: l'esistente che si risolve in dottrina, lontano dalla contraddizione palese nel cui alveo l'esistenza, coi suoi mille volti, si dispiega.
Amen.
Vostradamus
Pubblicato da: Vostradamus - 14.03.07 14:07
Ridetto col massimo del rispetto possibile, ma va detto:
se un blog o un sito lancia provocazioni di questo tenore: rapporto fede ragione filosofia eccetera, è inevitabile che qualcuno che abbia a cuore la questione rilanci un po' il discorso, magari con qualche piccola "ripassata" di catechismo.
Altrimenti si eviti di lanciare queste discussioni nella pubblica rete e si rimanga pure a disquisire in privati cortili.
Con simpatia
Pubblicato da: Pecora nera - 14.03.07 14:45
Con simpatia sempre e comunque
Pubblicato da: Pecora nera - 14.03.07 14:46
Vostradamus!
"La dottrina che diventa, fagocitandolo, tutto l'esistente: l'esistente che si risolve in dottrina, lontano dalla contraddizione palese nel cui alveo l'esistenza, coi suoi mille volti, si dispiega".
Spero di non aver dato questa impressione, non era mia intenzione. Quanto alle contraddizioni, siamo calati fino all'osso!
Pubblicato da: Pecora nera - 14.03.07 15:42
La discussione che spetterebbe a degli intellettuali è non tanto se qualcuno ha il diritto di parlare sulla famiglia (Papa o Suor Vladimiro) ma che cos'è la famiglia, cioè qual è il suo valore sociale.
Per esempio. Se e fino a che punto non la sessualità nè il numero ma la prolificità e il compito pedagogico che ne deriva sia da riconoscere come un valore sociale superiore.
E' questo il livello (l'unico) in cui un cattolico e un liberale possono discutere, perchè è questo il punto politico della questione, che richiede decisioni. Sulla estensione dei diritti a più ampie aggregazioni della famiglia naturale sarà lotta all'ultimo voto, come sempre, perchè le questioni di identità portano con sè posizioni irriducibili. Sul che farne, invece, di questi diritti, bisogna immaginare come è una società in meglio. Creatività, ampliamento d'orizzone: è questo il nostro mestiere.
Pubblicato da: valter binaghi - 14.03.07 16:00
L'orizzone è l'incrocio tra un orecchio e un coglione. Correggi con: orizzonte.
Pubblicato da: valter binaghi - 14.03.07 16:02
@ massimo
grazie per la correzione, prima o poi pubblicherò un'antologia dei miei refusi (altro che mente bicamerale, una parte pensa fischio e quella che governa la mano pensa fiasco)
la dissonanza cognitiva sta nel fatto che, non essendoci un comune terreno d'intesa discorsiva, la discussione stessa è un dialogo tra sordi. La mia posizione è: non riesco a discutere con la controparte perché non c'è riconoscimento di un presupposto comune, dunque mi faccio forte del mio e pretendo che la Costituzione e i diritti da essa tutelati valgano, costi quel che costi, anche per chi sostiene che su di essa dovrebbero prevalere testi di altra natura, sui quali non vedo perché dovrei fare concessioni, non essendo io cristiano e vivendo in uno Stato che si vorrebbe laico. E ricordando che le poche vittorie ottenute nel campo dei diritti civili in Italia si sono ottenute proprio quando non si è mediato e si è andati a un sano scontro politico. Che i cattolici contrari alle unioni civili raccolgano le firme sui sagrati delle Chiese, come già fecero in passato, e andiamo a contarci in un democraticissimo referendum.
Pubblicato da: girolamo - 14.03.07 17:13
Mi sembra che la differenza tra un credente e un non credente sia proprio nell'accettare quello che è scritto nel Vangelo e credere che Gesù è risorto e che in qualche modo è sempre presente nel mondo, vuoi con lo Spirito Santo, vuoi in altro modo misterioso e inspiegabile. Rimane la ragione un po' in disparte, però con un ragionare un po' folle, ma anche un po' no, si può provare a comprendere. Anche se un mistero sarà sempre difficile da comprendere. Come far passare un cammello da uno scolapasta...
Pubblicato da: c.r. - 14.03.07 17:18
"...che cos'è la famiglia, cioè qual è il suo valore sociale".
Già. Per l'appunto. Proprio così.
Dalle statistiche relative all'anno 2004:
- 250.000 matrimoni celebrati;
- 120.000 divorzi consumati; *
- 30/40.000 cause di separazione in corso. *
(* - La tendenza degli ultimi due anni sembra in forte crescita)
Dalle stime di "Telefono Azzurro" e altre agenzie per la tutela dei minori:
- da uno a due milioni di casi di violenze su minori l'anno, senza parlare delle donne (quasi tutte consumate tra le mura domestiche).
Supplemento:
- le ultime statistiche e classifiche ci danno oscillanti tra il secondo e il terzo posto su scala mondiale. Per quale graduatoria? Turismo sessuale, con obiettivo (80% dei casi) "minori". Le mete preferite: estremo Oriente e Brasile.
A fronte di questo marciume senza "redenzione", qual è la soluzione? Semplice e a portata di mano: una bella crociata contro gay, lesbiche e coppie di fatto. Sono loro, infatti, che attentano alla sacra istituzione del matrimonio!!!
Scusate, ma di che cxxxo stiamo parlando? Non è meglio mettere da parte i dialoghi masturbatori (e autoconsolatori) sui massimi sistemi e sugli "intellettuali che dialogano" (sic!!!), sesso degli angeli compreso, e rimboccarsi le maniche concretamente per ricostruire, o tentare di farlo, un minimo di tessuto umano condivisibile e condiviso, a partire dal riconoscimento delle diversità come valore e ricchezza? Non sarebbe il caso di smetterla col fariseismo elevato a sistema di pensiero e di vita? Con l'omofobia? Con la confusione tragica, e diffusissima, tra omosessualità e pedofilia? Con l'identificazione dell'omosessuale con le tragiche macchiette che il sistema televisivo crea e propone ogni giorno?
Basta, per carità. Torniamo ad occuparci degli esseri umani concreti, smettiamola con gli stereotipi, che servono solo a mascherare l'impotenza di un intero sistema di fronte allo sfacelo che esso stesso ha generato nel corso degli ultimi duemila anni. Forse proprio a partire dalla rimozione, dal rinnegamento del sostrato più profondo del messaggio evangelico (per chi ci crede davvero): andare verso l'altro, aprirsi al diverso, all'accettazione e alla condivisione.
p.s.
Se avessi dei figli e dovessi scegliere a chi affidarli, tra una coppia omosessuale e una delle "famiglie" di cui sopra o un oratorio americano, non avrei nessun dubbio. E non è affatto una provocazione, la mia presumibile risposta. "Lì" sarebbero al sicuro: nessuno mai li molesterebbe. Meglio "viv*" a chiedermi del perché ho due papà o due mamme, che mort* per sempre, a otto - dieci anni, violat* da uno genitori o dei parenti "naturali".
Vostradamus
Pubblicato da: Vostradamus - 14.03.07 22:48
Questi non sono i risultati della famiglia ma della sua corruzione da parte della sedicente modernità.
Le statistiche (vere o presunte) sono l'argomento dei miopi.
Pubblicato da: valter binaghi - 15.03.07 01:24
Se avessi dei figli (e ho dei figli) li manderei in una scuola salesiana.
Pubblicato da: Angelo De Lorenzi - 15.03.07 11:22
I "miopi" parlano della famiglia quale oggi è, nella concretezza del suo sfacelo e negli aneliti di tanti a sostanziarla di senso, valori e condivisione, a prescindere dal matrimonio; quelli che "ci vedono bene", vivono nell'iperuranio dei modelli indefettibili e indistruttibili, cioè da un'altra parte rispetto al reale.
Vostradamus
Pubblicato da: Vostradamus - 15.03.07 12:03
Per Vostradamus,
Insomma, se avessi dei figli (e ho dei figli) li manderei in una scuola che abbia una proposta educativa. Come titola oggi il settimanale Tempi in un inserto, appunto, sulla scuola "Meglio la scuola comunista che una tiepida caserma di regole". Cioè vuole dire: che i figli uno li manda dove intuisce che c'è una proposta viva, un qualcosa da cui partire, un'ipotesi. Che non sia un posto solo di regole. O solo di nozioni da imparare a memoria. Anche se qualche regola e un buon bagaglio di conoscenze serve.
Magari in una scuola siffatta si inizierebbe a studiare termini e concetti come ragione, fede, eccetera.
Oggi su Il Giornale Andrea Tornielli scrive una cosa interessante. I mass media tendono a riportare del Papa frasi che il Papa non dice. E fa l'esempio della fase "contro natura" che avrebbe detto, riportata da molti giornali e siti, nella recente esortazione apostolica. I titoli costruiti dai giornali sono costruiti a arte per potenziare, ravvivare un anticlericalismo cieco e quindi si fa dire al Papa espressioni che non ha detto. E bastava leggere per intero il documento originale pubblicato dallo stesso Corriere della Sera per accorgersi di questo.
Noto che molti interventi su questo sito sono spesso frutto di ignoranza, intesa come non conoscenza della realtà. Ma è la conseguenza di un opera sistematica di violenza da parte di molti mass media che rovesciano sterco per abbattere gli avversari o dei presunti avversari. Voglio dire: la chiesa dà fastidio perché dà giudizi che hanno a che fare con la propria sfera sessuale, economica, politica, eccetera. Però, almeno, chi interviene, sia almeno leale (e usi la ragione) nel riportare fedelmente le cose come stanno.
Leggendo i vostri commenti sembra che in tutti gli ambienti cattolici (nelle scuole, negli oratori) si annidano gente perversa. Non è VERO! Non è così. Certo, non sono mancati i casi. Ma una cosa è accertare la verità, un'altra è fare come ha fatto un noto giornalista televisivo (peraltro ben pagato anche con i soldi dei contribuenti cattolici) e usare certi fatti episodi per montare una colossale e ingiusta campagna denigratoria contro chiesa, Papa, cattolici, eccetera.
Quindi, amici, partiamo dalla parola che vi sta tanto a cuore, e che a me sta tanto a cuore, ovvero la ragione. E prendiamo il pensiero cattolico (se non siamo credenti, ovvero non abbiamo il dono della fede) come uno dei contributi anche di pensiero con cui possiamo misurarci.
Pubblicato da: Angelo De Lorenzi - 15.03.07 12:28
@ Vostradamus
E' proprio questa fragilità della famiglia che tu vai dicendo, è questa fragilità dovuta alla libertà individuale il punto di valore. Dunque se questa fragilità si manifesta nella famiglia tradizionale, figurati in una famiglia di tipo diverso. E' d'auto anche la ragione affinché questa equazione per cui famiglia tradizionale è uguale a errore, come famiglia diversa è uguale a errore si manifesti con una certa chiarezza.
Fine @
Ma c'è anche da dire che là dove all'interno della famiglia si intrometta un divisore, un separatore, un tentatore, un maligno, tanto più farebbe in una condizione di partenza come quella di un tipo di famiglia diverso, come nel caso delle unioni tra uomo e uomo o tra donna e donna. Non escludendo certo che questi nuovi tipi non necessitino, in fondo, di alcuna tentazione essendo già di per sé - presumo - corrotti. Dunque non sarebbe prova della validità di queste unioni diverse il fatto di non subire corruzione, che nel caso della famiglia vedrei come un verme nella mela; infatti non è questo il motivo per cui la mela non ha proprietà e non è buona, bensì un intruso, un verme, per l'appunto, che ne contamina il succo e la polpa, senza tuttavia che per questo le altre mele siano da considerare guaste; ed è la colpa proprio del verme che nel caso del frutto è assai ignaro, poverino. Altro discorso per quell'altro verme, schifoso, vile, falso, mentecatto, infido e chi più ne ha più ne metta; altro discorso è appunto il verme schifoso che avverso alle cose buone e belle cerca in tutti i modi di corromperle. Questo lo dice il Vangelo e lo dico anch'io con la mia ragione, appunto con i citati esempi. E' l'essere immondo, verme schifoso che tenta coi migliori propositi, perfino attraverso belle sembianze, perfino attraverso sembianze di bella scrittutra, cui sarebbe arduo sotttrarsi senza conoscere che l'albero buono si riconosce dai buoni frutti. A questo proposito, buone radici sono garanzia per la pianta che forte di queste buone radici può affrontare venti e tempeste, e ci sono piante piantate in terre di sabbia che al primo vento non stanno su. E dunque, rifendomi ora ad un discorso perlopiù politico, dove si vorrebbe mandare a costruire le nuove generazioni?
Pubblicato da: c.r. - 15.03.07 17:44
Per C.r.
Scusa sai, ma non ho capito una mazza di quello che hai scritto. Se questa sera riferissi il tuo discorso, mi butterebbe giù dalla finestra!
Pubblicato da: Pecora nera - 15.03.07 18:05
Mancava "a mia moglie"
Pubblicato da: Pecora nera - 15.03.07 18:06
"Se avessi dei figli e dovessi scegliere a chi affidarli, tra una coppia omosessuale e una delle "famiglie" di cui sopra o un oratorio americano, non avrei nessun dubbio".
Questo ho scritto, caro De Lorenzi, non altro: e il tutto in relazione agli esempi che avevo precedentemente illustrati.
Quindi: "una" delle famiglie, non significa tutte le famiglie; "un" oratorio, non significa tutti gli oratori. Non mi sognerei mai di dire (e infatti non l'ho mai detto) "che in tutti gli ambienti cattolici (nelle scuole, negli oratori) si annidano gente perversa".
Personalmente, prendo atto di qualsiasi pensiero e, nei limiti delle mie possibilità, cerco di misurarmi con tutti. Tu credi che "tutti i contributi" coi quali cerco di confrontarmi utilizzino nei confronti del mio lo stesso atteggiamento?
Non credo. E sai perché? Perché se così fosse, veramente, lo spirito di crociata non allignerebbe in nessun luogo: soprattutto non nei confronti delle "diversità", di cui non si cerca nemmeno di ascoltare le ragioni. Le si condanna come mostruosità e come aberrazioni. Ma dov'è l'aberrazione, l'innaturalità? In una coppia di omosessuali che si amano e che chiedono, nel rispetto di tutti gli altri vincoli, di veder legalmente riconosciuta la loro unione, o in una famiglia unità in matrimonio, religioso o civile che sia, all'interno della quale si consumano le più atroci bestialità, soprattutto contro i bambini e le donne?
O credi che i due milioni di casi, di cui parlavo nell'altro post, siano il risultato di indagini condotte tra le coppie di fatto, omo o etero che siano?
Pax tibi, De Lorenzi.
Vostradamus
Pubblicato da: Vostradamus - 15.03.07 18:31
Mi sembra abbastanza pertinente a questa discussione l'editoriale apparso questa settimana sul settimanale Tempi dal titolo:
"Se ci fossero i marxisti di una volta, anche i cattolici starebbero meglio"
Qui l'editoriale completo: http://www.tempi.it/archivio_dett.aspx?idarchivio=11933
Estrapolo qualche concetto di Fabio Cavallari, che una persona di sinistra. Ecco alcuni concetti espressi da Cavallari.
La battaglia culturale del nuovo secolo è quella che sta tentando di ridefinire il senso del termine "umano". I grandi media, la cultura dominante, i potentati economici, con il
solidale appoggio dei progressisti, hanno eretto la modernità a totem da idolatrare
Sotto la bandiera della "libertà" si sta tentando di affossare la struttura antropologica dell'uomo. La libertà non è più concepita come partecipazione alla polis, ma come assenza di vincoli.
Ma la libertà senza vincoli è il contrario della relazione, è la negazione dei legami sociali, è l'ipotesi di una non comunità, dove esistono solo monadi isolate rinchiuse nel loro particolare.
Ci ritroviamo oggi a fronteggiare l'eutanasia, l'eugenetica, l'aborto terapeutico, i patti civili di solidarietà, e costantemente ci viene riproposto il medesimo schema dialettico. Ogni questione è presentata come uno scontro tra laici e cattolici, quando nella realtà ci troviamo al cospetto di una battaglia che riguarda esclusivamente l'uso della ragione.
Pubblicato da: Pecora nera - 16.03.07 12:20
Sempre nel medesimo editoriale sono riprese le parole di Monsignor Bagnasco.
Non mi sembrano una crociata, piuttosto una libera opinione, un giudizio, una parola spesa sul presente.
«Uno Stato deve difendere la libertà individuale insieme al bene comune, che non è la somma di tanti singoli vantaggi ma un organismo armonico retto sui valori capaci di creare il bene di tutti: la famiglia e il rispetto della vita, la libertà di educare i figli e la libertà religiosa. E' interesse della società tutelare la famiglia, perché così facendo tutela anche se stessa. Nessuna condanna per le convivenze, è inaccettabile invece creare un nuovo soggetto di diritto pubblico che si veda assegnati diritti e tutele in analogia alla famiglia. La legge ha anche una funzione pedagogica, crea costume e mentalità. I giovani già oggi disorientati si vedono proporre dallo Stato diversi modelli di famiglia e certo non vengono aiutati a divenire cittadini adulti. Molto di ciò che viene chiesto è già oggi garantito dal diritto privato, una via però rifiutata per creare un nuovo soggetto alternativo in nome di una pretesa ideologica. Una società che codifica l'assoluta libertà di ciascuno su se stesso, ad esempio con l'autodeterminazione senza alcun limite rispetto alla morte, si pone sulla via dell'implosione: l'assoluta libertà sciolta da ogni vincolo è la premessa per qualsiasi forma di violenza, di sopraffazione, di conflitto. Va recuperata la dimensione della natura umana oggettiva, contro la quale si vede all'opera un accanimento culturale da parte di un'ideologia che descrive l'uomo come costruzione culturale variabile".
Detto questo, ascoltato i vari "pastori", uno cerca di seguire ciò in cui sente più corrispondenza. E poi fa delle scelte. Continuo a pensare che mandare i miei figli a scuola dai salesiani sia una scelta giusta.
Pubblicato da: Pecora nera - 16.03.07 12:30
Per Pecora nera.
Sono stato molto sintetico.
Pubblicato da: c.r. - 16.03.07 12:59
P. s. per Pecora nera
Spero che la signora Joyce non si offenda ma non riesco proprio a spiegarmi. Vorrà dire che quando mi sposo vado ad abitare al pianterreno.
Pubblicato da: c.r. - 17.03.07 17:57




