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01.03.07

Una discussione sul cosiddetto "editing"

Un articolo di Carla Benedetti nell'Espresso, intitolato L'editor e lo scrittore ha provocato un araticolo-lettera di Massimiliano Parente nel Riformista (L'editor, il peggior amico dello scrittore) e una risposta di Carla Benedetti sempre nel Riformista (La "scrittura assistita"). Il tutto è ora disponibile in Il primo amore.

[Per quanto mi riguarda, così al volo (ho giornate devastate, in questo periodo, chiedo scusa per la brevità): se il lavoro di scrivere comporta anche una parte di tecnica, quella parte può essere trattata tecnicamente. La riduzione di tutto il lavoro di scrivere a tecnica è un'oscenità. In tutto ciò che non è tecnica, l'autore o l'autrice sono soli con sé stessi. Certamente si producono e si pubblicano in gran numero opere scritte che non sembrano essere frutto d'altro che di tecnica, così come appaiono al mondo rarissimamente opere scritte nelle quali la tecnica non sembra separabile o distinguibile da ciò in cui l'autore o l'autrice sono soli con sé stessi. Il gesto fondamentale del cosiddetto editor difronte a queste ultime, è l'inchino riverente. gm]

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 01.03.07 12:45

Interventi

Detto senza polemiche. Perché l'editing è applicato solo alla scrittura, e non, che so io, anche alla pittura o ad altre forme d'espressione?

Pubblicato da: Lucio Angelini - 01.03.07 13:21

Trovo largamente condivisibili le cose dette dalla Benedetti e da Parente, con qualche precisazione.
Primo. L'editing (quello vero) non serve tanto a "normalizzare" il testo quanto a liberarlo da pressioni dell'autore sul narratore, ingombri che spesso hanno origine nella fragilità psicologica o nelle ossessioni di ognuno di noi. Qui c'è da ringraziare l'editor proprio perchè non manipola il testo ma casomai lo sgrava di ciò che gli è estraneo.
Secondo. L'obiettivo polemico di Benedetti e Parente non mi pare l'editing in quanto tale, ma proprio la "normalizzazione", cioè l'omologazione che le prospettive a breve termine del commerciale impongono all'ispirazione letteraria. Qui bisogna dire che tutti fanno la loro parte, recensori compresi. Chi ha deciso che in Italia un romanzo vendibile deve essere o sembrare un giallo o un noir? Sicuri che i peana elevati alla genialità di Lucarelli o Faletti non c'entrano?

Pubblicato da: valter binaghi - 01.03.07 13:38

Lucio: il gallerista e il critico che pilotano il pittore o lo scultore all'interno del "campo" artistico; il produttore che lavora a determinare il "sound" specifico di un gruppo musicale; il lavoro collettivo della cinematografia; i "mutandoni" dipinti sui corpi nudi del Giudizio universale nella Cappella sistina; i direttori d'orchestra che apparecchiano orchestrazioni filologiche o provocatorie o personalizzate; eccetera.

Pubblicato da: giuliomozzi - 01.03.07 14:34

Che sta storia dell'editing scandalizzi, mi scandalizza. Per dirla con Franchini, se la scrittura è una lotta e un corpo a corpo, perché lamentarsi se c'è un allenatore/maestro che ti aiuta ladove il talento non basta, che male c'è?
Il sottointeso ideologico di Parente/Benedetti è che chi ha qualcosa da dire che valga la pena di essere ascoltato (sia contenuto, sia stile) debba pubblicare. Anche se non sa scrivere.
Poi bisognerebbe aprire (di nuovo, di nuovo) il discorso del pubblico di massa e della produzione industriale…

Pubblicato da: Paolo S - 01.03.07 14:53

L'editing è morboso, il più delle volte lo è. Ho letto libri - non chiedetemi quali perché tanto non parlo, fatevene una ragione o non fatevela, tanto me ne impipo - che sono solo frutto di un editing pazzesco: tanto di cappello all'editor, o agli editor. Ma però in copertina a questo punto date la paternità del libro all'editor e non a quello che ha scritto sì e no un canovaccio senza né grammatica né forma. Solo perché ha messo il pelo nell'uovo non merita la paternità di un libro che lui non ha mai pensato colla sua propria testa.
Poi ci sono editing che livellano l'opera per darla in pasto a canoni di normalizzazione, cioè quelli della banalità che è la commerciabilità istantanea: vendi oggi subito e domani non ti si fila più nemmeno un cane, giustamente. Le porcherie pensate solo per far soldi, giusto è che finiscano nell'oblio, come minimo.
Poi ci sono le cavolate pensate per essere cavolate: e di quelle a iosa, a partire dal piccolo cabarettista di provincia per finire all'ultima Littizzetto Luciana. Perlomeno adesso Giorgio Faletti scrive gialli e testi di canzoni: che poi, a dirla tutta, tanto più che mai ho asserito il contrario, a me piace Faletti. Ce ne fossero di Faletti in giro: perlomeno il giallo avrebbe una dignità più alta rispetto a quella di oggi.
Discorso a parte meritano Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli: quando scrivono insieme, scrivono da Dio, che ti vien voglia di urlare “se tutti scrivessero gialli come sanno far loro, allora leggerei solo gialli.” Ma loro sono due scrittori, con la S maiuscola, non dei novellini con smanie di sangue sulla carta: raccontano il giallo con tono omerico e a tratti zoliano. Insomma, con Guccini e Macchiavelli si va incontro a qualche cosa che è molto di più di un semplice giallo scritto tanto per.
Le opere che sono di sola tecnica sono senz’anima: il lettore, perlomeno chi ha letto un po’ di libri in vita sua, se ne accorge che il libro è uno zombie, o un golem nel migliore dei casi. Un libro nato morto resta tale: e il lettore se ne accorge subito dopo le prime pagine. Il critico, se è un vero critico, dopo due pagine ha già capito che si trova di fronte al frutto della sterilità prodotta in laboratorio.
Spesse volte un editing è necessario, ma quando è troppo calcato svilisce l’opera originale così com’era stata pensata. Il problema è che oggi si tende sempre più a calcare la mano per andare incontro a canoni di commerciabilità: a volte il gioco riesce, altre no. Quando non riesce, si è mandato al diavolo l’autore, la sua opera e il suo futuro. L’editing deve solo correggere e non riscrivere: quando diventa un lavoro di riscrittura, allora meglio è restituire al mittente il suo lavoro.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 01.03.07 15:17

Sono dieci anni che scrivo di cinema e di film ('opere collettive') e non ne ho mai recensito o stroncato o spiegato uno. Ho parlato solo di ciò che mi parlava. Certo, i film sono già 'editati'. Poi, quando scrivo (non di cinema), in un angolo buio o nel formicolio arancione, mai pensato a un editor. Sarà per questo, forse, che al massimo sono arrivato a dei lettori. In generale, l'editor c'est moi.

Pubblicato da: Lorenzo Esposito - 01.03.07 16:14

Non c'è nulla da eccepire: l'editing spalanca interrogativi inquietanti sulla paternità di un'opera. Io credo sia una necessità figlia del mercato, mercato che privilegiando la velocità, deve sfornare oggetti di consumo a discapito della qualità (la qualità richiede tempi lunghi, non solo nel suo farsi ma anche nel suo ritorno economico, ammesso che mai ci sarà).
Da dove viene l'appiattimento dei titoli pubblicati se non dall'editing? Non si spiegherebbe altrimenti il fatto che molti libri, soprattutto quelli degli autori esordienti, si assomigliano tutti tra loro. Perché tra l'altro sono i più 'ricattabili'. Credo che Parente, quando ad esempio parla della Minimum Fax, dica cose molto vere e che paradossalmente riguardano più le piccole e medie case editrici di quelle grandi. è come se qualcuno avesse istituzionalizzato una certa idea di realtà in base alla quale si deve scrivere (il minimalismo alla Carver, appunto). Per essere pubblicati oggi, bisogna essere in linea con questa idea o lasciare quanto meno che il tuo romanzo, il tuo racconto, possa essere manipolato fino al punto da diventare assimilabile al resto, non distinguibile da quello di un altro autore.
Fate una prova: prendete più libri usciti recentemente e apriteli tutti a pagina, non so, 35 e leggete saltando dall'uno all'altro. Notate differenze stilistiche? e se ci sono, prendete allora più libri di una stessa collana e vedrete che come d'incanto spariscono del tutto. Stesso modo di elaborare la realtà. Come mai? Una ragione deve pur esserci. Qualcuno qui sta disciplinando la letteratura a uso e consumo delle proprie tasche.

Pubblicato da: Gianluca Minotti - 01.03.07 16:35

"Fate una prova: prendete più libri usciti recentemente e apriteli tutti a pagina, non so, 35 e leggete saltando dall'uno all'altro. Notate differenze stilistiche?"

Sì. Ho preso "Dies irae" di Genna, "Come Dio comanda" di Ammaniti, "Moremò" di Morganti, "Gomorra" di Saviano e "S'è fatta ora" di Pascale.
Grosse differenze stilistiche.
Non starete esagerando?
Controprova: fateli, questi nomi di autori tutti uguali perché schiacciati dagli editor.

Pubblicato da: gm - 01.03.07 16:47

Paolo S, ma quando scrivi "il sottinteso ideologico di Parente/Benedetti è che chi ha qualcosa da dire che valga la pena si essere ascoltato debba pubblicare, anche se non sa scrivere" dove l'hai letto? Io ho riletto entrambi gli articoli e mi sembra l'opposto. Se c'è un difetto in Parente, da sempre, è proprio quello di non considerare le vie di mezzo, i romanzi di genere, eccetera. Mi è chiara però la denuncia dell'appiattimento espressivo, dei libri cucinati, delle pressioni del mercato eccetera. Dove è che leggi questa ideologia nella Benedetti e in Parente del "tutti devono pubblicare tutto?"

Pubblicato da: pignolo - 01.03.07 16:50

C'è un livellamento delle opere in sé nonché delle tematiche trattate, soprattutto da parte degli esordienti: facile che se un libro vende perché mette il dito nella piaga del precariato, subito dopo ci sono almeno altri venti che ci provano a tentare il colpo gobbo, ovvero a fregare il pubblico con un lavoro simile a quello che ha già avuto successo. Ma il successo non si replica quasi mai. Nulla di strano. Così "Tutti giù per terra" rimane una pietra miliare per dire del precariato e dell'arte d’arrangiarsi; chi è venuto dopo ha cercato di dire le stesse cose, con ironia anche, non trovando però una valvola di sfogo che fosse di originalità. Se Melissa P. ha scritto "Cento colpi di spazzola...", altre mille lolite ci hanno provato a piazzare i loro pensierini sul mercato editoriale: forse non hanno incontrato l'editor giusto che aggiustasse i loro pensierini scritti alla bell'e meglio, o forse mancava loro l'immagine, ma di emulatrici - e simulatrici - di Melissa P. gli scaffali sono pieni. Nessuna che abbia ottenuto un successo uguale a quello di Melissa. E lei stessa, oggi, non è che riscuota più tanto successo, nonostante gli articoletti su l'Espresso e la lettera al Cardinale Ruini. Il problema è che, come tutte le lolite, pure lei è cresciuta: si è fatta donna, e una donna che non sa scrivere non interessa all'editoria, nemmeno a quella più morbosa.
Il carverismo poi è un'altra piaga, non minore di quella bukoskiana: ci sono tanti e tanti a imitare o Carver o Bukowski, e il risultato è un non-risultato, una sega sotto anestesia.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 01.03.07 16:59

Ma se fai il riscontro tra Veronesi, Buttafuoco e Perroni?
Ok, avrò un po' esagerato, ma comunque Genna, Pascale, Saviano e Ammaniti non fanno molto testo, loro hanno una voce distinguibile, nonostante si dica nel settore che proprio Ammaniti con > è stato 'vittima' di un editing devastante.

Comunque, al di là di tutto mi chiedo: ma chi ha fatto l'editing al libro di Perroni?
Veronesi o Buttafuoco?

Pubblicato da: Gianluca Minotti - 01.03.07 17:02

Fatta la prova: ho preso "Città di parole" di Alessandro Portelli, "Una famiglia a caso" di Adrian Nicole LeBlanc, "L'accordatore di destini" di Salvio Formisano, "Le opere complete di Learco Pignagnoli" a cura di Daniele Benati (sono i libri usciti recentemente che ho a portata di mano qui in ufficio, sulla scrivania). Da pag. 35 in poi, tutti stilisticamente diversi che più diversi non si può.

Pubblicato da: davide l. malesi - 01.03.07 17:07

"Trascorse i successivi quarantacinque minuti in bagno. Aciugò il pavimento dalla doccia di Luca, raccolse i panni e poi si spogliò. Si aggiustò le unghie, le unghie crescevano senza che lei dovesse pensarci due millimetri a settimana, si spalmò tutto il corpo di olio di cocco, poi si asciugò poco, per restare lucida".

"In cucina la tavola è apparecchiata per due, e in una pentola sul fornello c'è una montagna di zucchine lesse, saranno state tre chili. Il coperchio, appoggiato in cima alla massa verde senza nessuna utilità che non sia estetica, sembra lo strato di glassa su una torta nuziale. Mi verso un bicchiere del bianco che Guido ha aperto per sé, poi mi siedo, appoggio la schiena al muro, mi accendo una sigaretta"".

"Gli accarezzo le gambe dal basso verso l'alto e sento le punte ispide sotto le mani. Poi mi metto steso sulla schiena e mi torturo la fronte con le dita, misuro la profondità delle stempiature, mi strofino avanti e indietro i capelli, mi ritrovo tra le mani qualcuno di questi sottili fili biondi. Li lascio cadere sul pavimento. Vado in bagno e apro il getto della doccia.. Infilato nell'accappatoio mi guardo allo specchio, controllo le rughe intorno agli occhi, cospargo tutta la zona con della crema antinvecchiamento. Cerco di accaparrarmi tranquillità con ogni gesto".

Tre autori di Minimum Fax,
in ordine sparso: Paolo Cognetti "Manuale per ragazze di successo", Marco di Marco "Muovendoci come Gechi", Silvia Parrella "Mosca più balena".
Uno dei tre, tra l'altro, forse fa anche l'editor.

Pubblicato da: Gianluca Minotti - 01.03.07 17:28

Well, pignolo… ho focalizzato male. Per Parente l'importante è che pubblichi LUI (vedi le sparate sui secoli di durata dei libri), che ha qualcosa da dire perché ha letto. Che non implica che sappia scrivere, o sappia come scrivere più o meglio di un editor. Per la Benedetti, l'importante è che il behemotico complesso industriale-editoriale non stritoli le anime belle che hanno un'opinione che andrebbe ascoltata. Quasi ignorasse che chi scrive HA l'ultima parola: può sempre non formattarsi e non farsi pubblicare dal bruttocattivo colosso industrial-editoriale di turno.

Pubblicato da: Paolo S - 01.03.07 18:02

I tre autori della scuderia Minimum Fax: Paolo Cognetti, “Manuale per ragazze di successo”, Marco di Marco, “Muovendoci come Gechi”, Silvia Parrella, “Mosca più balena”.

Periodi brevi o brevissimi.
Nessuna reinvenzione linguistica per i tre autori.
Tutt'e tre parlano usando sempre il tempo al presente indicativo.

Non hanno stile.

Se si prova a leggerli tutt'e tre di seguito, essi sembrerebbero lo stesso autore.

Stessa identica catena di montaggio. Di pensiero. Pensiero uniformato per stile, orrendamente banale, neanche elementare.
Vocaboli usati, i soliti cento o giù di lì.


Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 01.03.07 18:20

Mi sono tuffato recentemente in due letture che ho poi messo su vibrissebollettino, che riguardano autori assolutamente sconosciuti: Dino La Selva (il 17 febbraio) e Alfredo Bianchi (oggi). Addirittura la prima delle due letture riguarda un manoscritto!
Devo aver avvertito che stava per nascere un dibattito sull'editing:-), perché li ho scelti proprio per la loro scrittura personale, non inquinata da alcunché.

L'industrializzazione e la commercializzazione hanno fatto in modo che resterà difficile valutare il valore reale di uno scrittore, e la autenticità del suo inserimento nella storia della letteratura.

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 01.03.07 18:42

"Tutt'e tre parlano usando sempre il tempo al presente indicativo."

Ehm, no.

La foga di dare addosso è tanta che nemmeno si legge quel che si attacca.

Pubblicato da: pignolo anch'io - 01.03.07 19:16

"Andò al frigorifero. Rimase in piedi davanti alla porta spalancata e bevve succo di pomodoro mentre studiava il contenuto degli scaffali. Dal frigo usciva aria fredda. Passò in rassegna i pacchettini e i contenitori di cibo, un pollo avvolto nella pellicola di plastica,, i reperti accuratamente protetti. Richiuse di scatto la porta e sputò l'ultimo sorso di succo di pomodoro nel lavello. Poi si sciacquò la bocca e si preparò una tazza di caffè istantaneo. Se la portò di là in soggiorno. Si sedette davanti alla tv e si accese una sigaretta. Fumò e finì il caffè, poi spense il televisore...".

Sapete chi è?

Un certo Raymond Carver.

Per caso ritrovate qualche analogia con gli stralci riportati sopra?

Pubblicato da: Gianluca Minotti - 01.03.07 19:19

Vero: c'è anche chi usa il passato remoto.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 01.03.07 19:48

Due su tre usano l’indicativo presente, solo un autore il passato remoto.

Avrebbe potuto scrivere usando il presente: risultato uguale. La sostanza è la poca che c'è: emulazione.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 01.03.07 19:52

Francamente mi sembra una discussione sull'acqua calda. L'editing c'è sempre stato, dov'è la novità? Forse l'idea che l'editor preso a modello sia universalizzabile, cioè che tutti lavorino come lui? Se è così, dovremmo essere invasi da libri indistinguibili da quello di Buttafuoco: e invece l'elenco proposto da Mozzi parla da sè (tra l'altro almeno uno di quei testi, cioè Gomorra, ha ricevuto un buon lavoro di editing, come tranquillamente ammette il suo autore, senza che questo significhi appiattimento stilistico). Il fatto è che c'è editing ed editing, e questo accade da sempre (Vittorini non era forse un editor invasivo?), e sciorinare un elenco di capolavori incompresi, come fa Parente, non dimostra niente: cosa c'entra l'incomprensione di Moby Dick con la questione dell'editing?
Questa uniformità richiesta dal mercato non c'è, ci sono molti mediocri scrittori che si uniformano o si lasciano uniformare – ma anche questa è storia vecchissima. Oltretutto, faccio sommessamente notare che sarebbe un ben povero mercato quello che, invece di giocare scritture e contenuti diversi l'uno contro l'altro, crede di poter andare avanti vendendo il Libro Unico: infatti non solo è un assurdo dal punto di vista dellla teoria del mercato, ma anche dal punto di vista della pratica. Talmente assurdo da non esistere, se non come ipostasi critica: è la prova ontologica dell'esistenza del dio-mercato che, esistendo nella mente del critico, si pretende esista anche fuori dalla sua mente, cioè nella realtà – e se il messaggio non persuade lo si reitera all'infinito (che è anch'essa una strategia commerciale). Ma anche scrivendo e riscrivendo lo stesso articolo da anni (a parte il titolo) si compone un dizionario preconfezionato.

Pubblicato da: girolamo - 01.03.07 20:17

Iannozzi, non replico sull'uniformità di stile.
Quella c'è, e si sente - ma prendere tre brani scelti ad hoc da tre autori diversi, e dire che si assomigliano, mi sembra un po' una vigliaccata.
Però posso dire, dato che qui si parla di invadenza dell'editing, che il brano che mi riguarda non ne ha subito nessuno.
Ho anche le prove se a qualcuno interessa (il racconto pubblicato risale a due anni prima che uscisse il libro):
http://www.subway-letteratura.org/2003/racconto_11.html
Perciò se vuoi parliamo di maestri, e divertiamoci a sparare su carver, ma qui l'editor non c'entra niente (è nicola lagioia, e mi pare che come scrittore non abbia niente da spartire con lo stile minimalista).

Pubblicato da: paolo cognetti - 01.03.07 20:34

@ girolamo
"e invece l'elenco proposto da Mozzi parla da sè "

se si riferisce al commento firmato gm, credo che non sia stato scritto da Mozzi. Che io sappia, si firma sempre con il nick "giuliomozzi", ma potrei sbagliarmi.

Pubblicato da: francesco sasso - 01.03.07 21:49

Quando la Tamaro furoreggiò con "Va' dove ti porta il cuore", Laura Lepri soleva dire: "Be', se lei ha fatto tredici, io, come editor del romanzo, posso dire di avere fatto dodici".

La mia piccola esperienza mi fa dichiarare: ci sono autori "fatti e finiti" per i quali l'editing si riduce a poca cosa; altri che hanno bisogno di essere maggiormente sostenuti a livello di scrittura, anche se propongono storie importanti.

Pubblicato da: Lucio Angelini - 01.03.07 22:02

@ PAOLO

Io ci credo. O meglio: ci credo pure.

Problema è, almeno per il lettore: che i tre brani sono davvero tanto uguali. Forse che tutt'e tre avete più o meno, (in)consapevolmente, assimilato lo stesso stile per chissà quale motivo!
Stesso modo d'usare la punteggiatura persino, per definire delle azioni quotidiane.

Un caso che abbiate lo stesso stile piatto per disegnare azioni e situazioni?

A leggere i tre brani in successione, par di leggere una pagina di un unico autore.

Forse è solo colpa del fatto che tutt'e tre avete forse letto gli stessi autori nel corso delle vostre letture?

Rimane quel che si legge, editing di Nicola Lagioa o no.


@ GIROLAMO


Sprecando due parole su Vittorini: scrittore sopravvalutato, idealizzato, e editor tra i più proprio pessimi.

Massimiliano Parente scrive: "Eppure, tu lo sai bene, un tempo gli scrittori tenevano duro. Non per ragioni speciali, semplicemente perché erano Scrittori. Oggi il libro più amato e letto di Beppe Fenoglio è proprio quel Partigiano Johnny rifiutato da Livio Garzanti. Oggi il libro più letto e studiato di Hermann Melville è Moby Dick, che all'epoca non fu capito da nessuno. Oggi sappiamo che aveva ragione Faulkner, che Assalonne! Assalonne! è più bello di Sartoris. Oggi continuiamo a studiare Carlo Emilio Gadda che scriveva per cinque lettori, o Kafka o Guido Morselli che sono morti quasi del tutto inediti."

E come non essere d'accordo con quanto espresso per mezzo di dati di fatto da Massimiliano Parente?
Ma se uno si cava gl'occhi da sé proprio per non vedere l'Evidenza e quindi negarla, allora è un altro paio di maniche.
Quando a Céline gli fecero sapere che stavano facendo editing sul suo "Viaggio al termine della notte", quello che era un autore vero è corso a dire o "Questi mi vogliono far scrivere come François Mauriac! Non aggiungere una sillaba senza dirmelo! Mi buttereste all’aria il ritmo come niente!... Ho un’aria scalcinata ma so perfettamente quel che voglio". Non come gli autori di oggi che pur di vendere una copia in più scrivono di tutto, per tutti, e lasciano in mano tutto all'editor. Un editor, quando è un bravo editor, è soprattutto un correttore di bozze che, eventualmente, propone all'autore di cambiare qualche cosa nel suo scritto. Ma quegli editor che il lavoro lo riscrivono in parte o in toto, be', non è colpa poi loro, perché la colpa è dell'autore, evidentemente un debole, che di sé non ha rispetto lasciando che il suo lavoro venga manipolato secondo leggi di mercato.
Altri tempi quelli di Céline, quando un autore s’inalberava sul serio se qualcuno, d’ufficio, prendeva l’iniziativa di ritoccare anche solo la punteggiatura.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 01.03.07 22:08

giuseppe:
lasciamo fuori da questo discorso i giudizi sulla scrittura, ti va? il fatto che abbiamo tutti lo stesso stile piatto, o lo stesso stile elaborato, o lo stesso stile bello o brutto secondo i tuoi gusti di lettore, in questo discorso non mi pare importi molto: il punto è che, a tuo parere, abbiamo lo STESSO stile. ora, immagino che tu abbia letto per intero i libri che hai citato: ti sembrano tutti lo STESSO libro? tre libri che potrebbe aver scritto un solo autore? se è così, c'è qualcosa che non va: o io non ho una mia identità come scrittore, o tu come lettore non riconosci la differenza. se invece non è così, a cuor leggero posso dire: chi se ne frega dello stile? possiamo usare linguaggi molto simili (e qui penso alle scuole: alla musica, alla pittura, al cinema, per usare le categorie che sono state citate, alle correnti da cui è percorsa la storia dell'arte) per dire cose molto diverse.

un'altra cosa: la tua riflessione sulle leggi di mercato mi fa sorridere. sai quanto vendono i libri di cui stai parlando? 5000 copie quando va bene. perciò riserva gli attacchi verso la letteratura commerciale quando è davvero commerciale, quando serve a sfondare nei supermercati e ad arricchire un editore. la mia è scrittura sincera, te lo posso giurare. bella o brutta, ma nessuno l'ha mai manipolata, e nessuno ci ha fatto dei calcoli sopra.

Pubblicato da: paolo cognetti - 01.03.07 23:23

Non vorrei che la discussione scivolasse sul personale: mi sento responsabile perché ho chiamato in causa un brano di Paolo Cognetti e non era comunque mia intenzione esprimere giudizi di valore.
Non è questo ciò su cui stiamo tentando di ragionare.
Nella mia umiltà mi chiedo perché ci sia spostati così tanto in letteratura su un registro realistico e quanto in concreto gli editor influenzino il ritmo narrativo. Una cosa analoga non accade allo stesso modo nelle traduzioni? Quanto conservano davvero lo stile originale e non vengono invece ricalcate a seconda del gusto dominante del momento?
Non è che fondamentalmente il realismo, magari di stampo minimalista, è diventato una scorciatoia editoriale? Forse perché è un modello facile da emulare e nel caso un autore non ci riesca di suo, è comunque semplice da ottenere attraverso un lavoro di taglio e cucito.

Pubblicato da: Gianluca Minotti - 01.03.07 23:46

scusa gianluca, sempre per restare sul personale. tu sei la stessa persona che ha scritto un racconto che comincia così?
"A momenti dovrebbe arrivare il letto matrimoniale. Mi ha chiamato la signorina della ditta di trasporti per dirmi che alle quattro faranno la consegna."
qui c'è la mano di un editor, o è tutta roba tua?

ti giro solo la mia esperienza, e quella dei due o tre scrittori che conosco per cui posso parlarti dell'intervento di editing in un libro mondadori, uno einaudi, uno baldini & castoldi: l'editor alla gordon lish in italia non esiste. se esiste, credo si occupi dei best-seller. di certo non perde tempo per i nostri libricini.

poi, se vogliamo parlare di come carver abbia influenzato la letteratura italiana, nel bene e nel male (per te, mi pare, soprattutto nel male), questo è un altro discorso. ma vedrai che passerà. in america è successo prima, all'inzizio degli anni ottanta, ed è durato quindici anni o anche meno. adesso carver è un dinosauro: chiedi ai giovani scrittori americani che cosa pensano di lui. noi siamo come sempre in ritardo, tutto qui. non vedo l'ora che torni il barocco anche in italia, così posso dedicarmi ai miei raccontini e nessuno rompe più le balle.

Pubblicato da: paolo cognetti - 02.03.07 00:05

sì, quel racconto è mio: di qualche anno fa. ma ne ho scritto di migliori, non preoccuparti e anzi ti ringrazio per il tuo giudizio di merito. comunque, se vuoi colpirmi, sappi che ho anche pubblicato un saggio di cinema. tradotto in francese e in tedesco.
ma tutto questo non c'entra niente, mi pare, con la discussione. e anzi, lo trovo assai sgradevole.

Pubblicato da: Gianluca Minotti - 02.03.07 00:20

Chiedo scusa per l'equivoco, a tutti e in particolare a Giulio Mozzi. gm, più che un nickname, sono le mie iniziali, le iniziali di un nome che comunque non vi direbbe niente perché qui non conosco nessuno e nessuno mi conosce.

Pubblicato da: gm - 02.03.07 00:34

ma va là, mica volevo colpirti.
è solo che prendere tre frasi di un poveraccio, inserirle in una discussione con il copia incolla, e pretendere di ragionarci sopra: questa io la chiamo vigliaccata.
pace.
paolo

Pubblicato da: paolo cognetti - 02.03.07 00:37

@ PAOLO

Linguaggi molto simili, vogliamo metterla così? Troppo simili, aggiungo io in qualità di semplice lettore ma esigente.

Non si tratta di un attacco o di una vigliaccata come tu la dici. Molto semplicemente si ragiona sugli stili e quanto gli editor siano colpevoli o no dell'appiattimento della letteratura moderna.
I dati di vendita non m'interessano in questa discussione.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 02.03.07 06:38

Solo per essere precisi e sapere di chi stiamo parlando: la Parrella che pubblica presso minimum fax, autrice di "Mosca più balena" e "Per grazia ricevuta", si chiama Valeria, non Silvia.

Pubblicato da: Luca Amodeo - 02.03.07 09:56

Non perdete tempo a parlare di letteratura con Iannozzi...

Pubblicato da: ardor - 02.03.07 10:31

Sì, Valeria. Tanto s'era capito, o no?

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 02.03.07 10:38

@ ARDOR

Possibile che tu sempre a seguire i miei passi?
Che noia che sei.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 02.03.07 11:27

premessa: i blog li odio. servono a scaricare le frustrazioni e io le mie cerco di metterle nelle cose che scrivo (non per per i blog, non per soddisfare una grafomania, una bulimia o una incapacità di relazionarmi col mondo o per far sì che qualcuno nella immensità della rete si accorga che esisto) e che cerco di tradurre in narrativa. il fatto che ci riesca o meno è un giudizio che non spetta a me e quindi pace: se uno scrive e trova un editore disposto a pubblicarlo, poi si prende gli onori e gli oneri di tutto ciò.
dicevo, odio i blog e quindi non sono mai intervenuto a commentare i post i di qualcuno. tutt'al più hanno postato quello che ho scritto. per cui non so bene come ci si comporta in questi casi, non so se si può dare del coglione a qualcuno, se si viene censurati e cose del genere. è un'esperienza nuova e credo di non volerla neanche ripetere. solo che oggi mi arriva un sms che mi dice "vai su vibrisse che parlano di te e dicono che sei uguale a tutti gli autori di nichel", e quindi mi precipito, e leggo. leggo tante dichiarazioni noiose (come spesso accade nei blog), tante notizie false (come spesso accade nei blog), tante teorie e supposizioni dettate solo dal fatto che veramente la gente non ha un cazzo da fare durante il giorno (come spesso succede alle persone che scrivono sui blog). personalmente io leggo solo i post principali dei blog, dei commenti ne faccio sempre a meno. so che dopo queste mie parole mi attirerò tutta l'antipatia possibile da parte del mondo della rete, ma la penso così, quindi rispettate la mia opinione. dopo questo intervento me ne torno nel mondo reale e non disturbo più.
vorrei, però, dire semplicemente che mi sembra un po' meschino e criminale fare l'operazione che ha fatto iannozzi fiancheggiato da minotti.
e credo che non faccia bene al dibattito culturale. anzi credo che se il modo di fare dibattito è questo, io i blog li evito sempre di più. non lo dico solo perché sono stato tirato in ballo, anche per questo, altrimenti non starei qui a scrivere a tutti e nessuno, ma perché è una cosa che vedo quotidianamente sulla rete.
ringraziando, poi, chi mi ha voluto mettere al pari di paolo e valeria (non ne sono ancora degno...) voglio anche dirgli: paolo, valeria e io ci conosciamo abbastanza bene, abbiamo un background di letture diverso, una formazione che è partita da, o ha intrapreso strade diverse (che pensate? che stiamo tutti i giorni a rileggerci carver e flannery o'connor? e se permettete, se riuscissi a scrivere un racconto alla carver dopo potrei anche morire in pace, contento) e le nostre scritture sono davvero differenti. invito chiunque stia partecipando a questa discussione a leggersi le raccolte di paolo e valeria e a dirmi poi se non è vero (vorrei dirvi "a leggersi anche qualcosa di mio" ma per ora ho partecipato solo ad antologie).
quello che mi chiedo invece – visto che quello che "fa pure l'editor" dei tre sono io – è: se le persone a cui piace tirare palate di merda con tale superficialità hanno questo giudizio così severo sul modo che abbiamo di lavorare a minimum fax, se suppongono presuntuosamente un editing che appiattisce o disegna uno stile sempre uguale (è una clamorosa stronzata, ma non è questo il punto) mi spiegate il perché sulla mia scrivania giacciono in attesa di lettura i loro manoscritti?
ecco, mi stanno proprio sul cazzo le persone che fanno le dure e pure e alimentano i dibattiti dall'alto, mentre nell'intimità della loro cameretta pregano di riuscire comunque a farsi accreditare come scrittori. allora il discorso si sposta e non è più sul piano dell'urgenza di scrivere, ma della fama, del poter dire "sono uno scrittore".
scusate, mi fermo qui perché ho da vivere una vita reale ed è sabato sera. vi lascio solo con questa considerazione: forse il tempo che questa gente impiega a intavolare una discussione sul niente potrebbe essere impiegato in maniera utile, scrivendo un racconto, un romanzo, un saggio, se proprio vuole impiegarlo nella scrittura. lo stesso tempo che credo aver perso io questo pomeriggio, scrivendo queste righe disordinate e risentite (ma è lo stesso livore ingiustificato che ritrovo in chi scrive di letteratura sui blog, lo vedete che fa male alla salute?).
fatevi un favore, lasciate che siano i vostri scritti (la vostra narrativa, visto che si parla di questo) a parlare per voi. il resto è individia, frustrazione, ipocrisia, e non fa bene a nessuno.

Pubblicato da: marco di marco - 03.03.07 19:52

Secondo me il contributo di marco di marco avrebbe bisogno di un minimo di editing:- /

Pubblicato da: Lucio Angelini - 03.03.07 21:50

Marco: Da parte mia non c'è nessun livore, invidia, frustrazione o ipocrisia. A me pare di non avere offeso nessuno. ho solo fatto degli esempi, senza permettermi giudizi di valore. Spero leggerai la mia e-mail con serenità.

Pubblicato da: Gianluca Minotti - 04.03.07 00:33

Prima (e ultima) volta anche per me, esordio da commentatore. Il commento di Giuseppe Jannozzi, che non era supportato da nulla se non dalle poche righe qui riportate da Minotti, era: "Stessa identica catena di montaggio. Di pensiero. Pensiero uniformato per stile, orrendamente banale, neanche elementare."
Di Marco ha ragione al cento per cento quando dice che "veramente la gente non ha un cazzo da fare durante il giorno". Jannozzi sta sui blog venti4 ore su venti4, ogni giorno a tutte le ore scrive decine e decine di commenti lunghissimi, e scrive trenta poesie alla settimana tutte le sacrosante settimane. Se teniamo conto del magnare e del dormire e del cacare, ossia cose che NON PUO' NON FARE, quando lo trova il tempo di leggere i libri che afferma di avere letto e sui quali trancia giudizi tanto sprezzanti? O meglio, quando lo trova il tempo di leggere un qualunque libro? Le giornate hanno solo un limitato numero di ore. E poi: sempre pronto a vomitare acido sul lavoro degli altri, ma lui che lavoro fa? Come campa? E non siate banali, non ditemi che in fondo sono cazzi suoi, perché lui sulle scelte e sulle vite altrui si esprime eccome: si esprime, per giunta, con perenne tono da inquisitore, grande giudice della moralità del prossimo. Allora lui per primo ci dica come campa e chi lo mantiene.

Pubblicato da: uno che ha una curiosità - 04.03.07 11:41

Mi rivolgo a "uno che ha una curiosità".

Tu sei un nick anonimo, io sono un nick anonimo, siamo alla pari.
Da pari a pari ti dico che TU, adesso, devi rispondere alle mie domande, ma che puoi farlo con fantasia e disimpegno, poiché non compari con nome cognome professione conto in banca e nomi delle signorine che frequenti: che rapporto hai con il sentimento di appartenenza a un gruppo? credi di trarre vantaggi da questo sentimento? se sì quali (reali o presunti)? è così scostante un punto di vista diverso da quello del tuo gruppo di appartenenza? se sì, che rapporto hai con i regimi totalitari? ti piace che le microspie siano messe in casa di chi non ami? saresti altrettanto contento se venissero messe in casa tua?

Domande semplici, ma ora mi rivolgo a tutti, "e non ditemi che in fondo sono cazzi suoi".

Restando in tema, sembra che il filo portante del tuo commento abbia a che fare con un sentito "ma chicazzoèquesto, ma checazzovuolequesto" e credo non ci sia nulla di scorretto nel dire che le stesse cose si potrebbero dire di te, di me, visto che insinuo che il tuo parlare sia dovuto a una forte coesione agli ideali e al comportamento di un indeterminato gruppo (non fosse altro che un generico collettivo "anti-iannozzi"). Le stesse cose, però, potremmo dirle in una relazione di reciprocità.
Sempre in una relazione di reciprocità si potrebbe decidere di mettere su un collettivo anti-unochehaunacuriosità, o anti-Ghega, ma si sa, noi anonimi siamo anime volubili, oltreché belle, sarebbe facile cambiarci l'appellativo e vivere per sempre felici.


Gli attacchi cinque contro uno, scusate se prendo immagini maschili, mi sembrano masturbazioni per chi non è in grado di affrontare il suo personale duello di sciabola.

Per quanto riguarda le domande poste, probabilmente dovrò tenermi la curiosità per lo stesso motivo per cui tu ti dovrai tenere la tua, a discapito del nick.

Ghega

Pubblicato da: Ghega - 04.03.07 17:02

Eh, no se permetti c'è una differenza enorme. Io non passo le giornate (e da anni!) a vomitare disprezzo su questo e su quello, non sono mai salito in cattedra, questo è L'UNICO commento che ho mai fatto su un blog e l'ho fatto per esasperazione e spazientimento, io non vado in giro a fare il so-tutto-io e sputare sentenze di condanna contro questo o quello, non mi pronuncio su persone che non conosco e non sparo cazzate su libri che non ho letto e di cui non conosco se non il titolo e alcune recensioni fatte da altri, io sono un nessuno e non devo rendere conto a nessuno perché io stesso e prima di chiunque altro dico che il mio parere non vale niente. Ma se qualcuno si presenta come castigatore e capitan fracassa della rete e intasa qualunque blog di giudizi sommari improvvisati in due secondi solo per dar contro a questo o quello che ha detto che gli è piaciuto, e intasa un blog che nemmeno l'idraulico liquido riesce più a sgorgarlo, io credo che prima o poi qualcuno gli debba dire: ma tu con le tue manie di protagonismo chi cazzo sei? tu che sputi sul lavoro degli altri che lavoro fai? tu che svanghi merda sulle cose scritte da tutti quanti ma ti rendi conto delle stronzate che scrivi?? Può darsi che qlcn si incazzi e trovi sgradevole un approccio così però NON DITEMI CHE QUESTA COSA NESSUNO L'HA MAI PENSATA E NON HA MAI AVUTO LA TENTAZIONE DI DIRLA!! La matematica non è un'opinione, una giornata ha 24 ore e Jannozzi le passa tutte quante in rete, quando mai può avere letto i libri sui quali si esprime a nastro continuo? Quando mai? Appunto, QUASI MAI, è un bluff, e qualcuno deve pure farlo notare altrimenti si finisce a confrontarsi con le buone intenzioni con uno che fa finta, o meglio si gioca a carte con uno che bara. Perché va pure bene avere tatto ma quando il troppo stroppia il tatto non serve più a un cazzo.

Pubblicato da: uno che ha ancora quella curiosità - 04.03.07 20:48

Uno che ha ancora quella curiosità, scusa, stai facendo accuse ben precise, sei il suo coinquilino? Solo in qualità di coinquilino ti si potrebbe accreditare come conoscitore degli usi e dei costumi di Iannozzi.
Per quanto riguarda la tua curiosità mi pare di capire che sia stata soddisfatta dalla risposta che ti sei dato da solo, posso farlo anch'io con le domande che ti ho posto prima?
In merito alla richiesta di aiuto espressa con il tuo "NON DITEMI CHE QUESTA COSA NESSUNO L'HA MAI PENSATA E NON HA MAI AVUTO LA TENTAZIONE DI DIRLA!!" non so che dirti, farò ciò che posso:
C'E' QUALCUNO CHE VUOLE AIUTARE QUESTO NUOVO COMMENTATORE A FARE IL TIRO AL BERSAGLIO NASCONDENDO LA MANO?
Io le mani, per paura di farle vedere, le ho infilate in guanti di una misura più grande.

Spero che il dibattito possa continuare sui contenuti.

Ghega

Pubblicato da: Ghega - 04.03.07 22:27

Peggio di quello che arriva fresco fresco e bello bello per dirci che non sopporta l'incontinente Iannozzi (mettersi in fila, prego!) c'è solo la petulante avvocata difensora di Iannozzi. Speriamo che il dibattito possa proseguire senza entrambi, nonché senza Iannozzi.

Pubblicato da: sbadiglio da slogarsi la mascella - 04.03.07 23:20

Sbadiglio io petulo e tu resta con la mandibola lussata, che ti esponiamo alla biennale quest'anno. Bello lui!

Ghega

Pubblicato da: Ghega - 05.03.07 00:47

Dimenticavo, sbadiglio, giuro che se vai avanti tu a parlare di editing me ne vado.

Ghega

Pubblicato da: Ghega - 05.03.07 00:59

Sono capitato qui per caso. La discussione è strepitosa. Se ho capito bene si parte dal presupposto che gli editori pubblichino romanzi di gente che generalmente non sa scrivere. Chi invece lo sa fare si limiterebbe a correggere i compiti e a fare in modo che i libri risultino tutti uguali. Scusate, ma veramente pensate che gli editori siano tutti così stupidi? A meno che non ci sia ancora qualcuno in grado di fare mecenatismo puro, cosa che mi sembra di poter escludere a priori, essi pubblicano libri per far soldi. Il discorso che state portando avanti, invece, è economicamente irrazionale.
Eppoi suvvia, date proprio l'idea dello scrittore-artista-stereotipo, sembrate tutti checche isteriche perennemente in lotta per un predominio di banalità. Un po' di misura, per favore.

Pubblicato da: giulio arrigoni - 05.03.07 11:35

Beh, Ghega (?) non mi sembra che sia in corso un'inchiesta della polizia politica anche perchè semplicemente a Iannozzi è stata fatta una domanda a cui lui è liberissimo di rispondere. Se è gentile ci toglie questa curiosità, altrimenti pace e tutto come prima.

Pubblicato da: geghetta - 05.03.07 13:01