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21.03.07

"Un costante stridere tra aspirazione alla verità e dominio della finzione"

di Saverio Simonelli

[Questo articolo di Saverio Simonelli è apparso qualche giorno fa in Al Top Libri. gm] [tutto su Rio in vibrisse] [materiali su Rio in Perceber.com]

Leonardo Colombati, RioVoltata l’ultima pagina di Rio, non è così semplice staccarsene con un paio di idee chiare o quantomeno con quella galassia di sensazioni che prelude alla formazione di un parere critico. Evidentemente c’è molto da pensare e ragionare per sondare le mille potenzialità del vasto, eruditissimo, e ludicamente intricato dominio del Colombati-pensiero.
A me la prima cosa che è balzata in mente è stato l’apparente cortocircuito tra due affermazioni di Leonardo stesso e che hanno a che fare con quello che è il tema dei temi di Rio, cioè il costante stridere tra aspirazione alla verità e dominio della finzione.
La prima: un passo di un suo erudito e divertito saggio sulle Metamorfosi di Ovidio là dove scrive: “la mitologia viene resuscitata non nella sua sacralità ma come categoria del pensiero e ogni ambiguità, ogni sospensione tra vero e falso viene risolta per mezzo di un atto di coscienza per cui tutto è dichiaratamnete finzione. (Il che suona come l’esatto contrario del postulato coleridgeano sulla “volontaria sospensione dell’incredulità", ma seguire questa intuizione ci porterebbe forse lontano dall’obiettivo).
La seconda: al termine dell’intervista concessami nello studio di Al Top Libri, sollecitato da una domanda giocosa sul come mai la sua passione calcistica per la Roma, così forte, non tracimasse anche nell’opera letteraria, Leonardo risponde: “ma quella è una cosa troppo vera per essere scritta". [continua a leggere]

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 21.03.07 08:54

Interventi

Maledizione!
Così so già come va a finire.
Ecchecavolo.
Ditelo che leggendo 'sta recensione si arriva sino all'ultimo concerto con tanto di Vertigo, no, di I will follow, con un Bono Vox panciuto - e io aggiungo: secondo me s'è fatto pure un bel rinforzo, ché tutti quei capelli non ce li aveva più, poi sono tornati, non di certo con una lozione.

Mi sento proprio come quel povero Snoopy che sulla sua cuccia immagina e immagina... per poi scoprire che tutt'attorno ha fantasie in/di decadenza, che sono le sole cose reali che ha e che gli vengono portate vie, perché l'illusione è la prima delle fantasie a morire quando ti raccontano il finale della tua vita, foss'anche immaginata, ma pur sempre qualcosa più di niente.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 21.03.07 11:31

Che noia, una teoria di apologie!

Su Simonelli, facciamo un bel duello vivace, invece! Vanno bene le armi che hai scelto:

“Spesso mi ritrovo a osservare la mia vita come dal buco nel sipario dal quale gli attori spiano – non visti – se il teatro è pieno; ma nelle prime file vedo solo un pubblico di sconosciuti che hanno pagato il biglietto”

1) "buco nel sipario" : si deve intendere "cortine discoste"?

2) "Spiano - non visti -" : Chi spia visto?

3) "ma nelle prime file vedo solo un pubblico etc etc" : perchè la disgiunzione se il paragone è con gli attori? Anche loro, appunto, vedono un pubblico di sconosciuti paganti nelle prime file... quindi "come loro", non "ma".

Chiedo venia a loro signori per la sgradevole e supponente disamina su riportata, goliardica anziche nò, ma basta col dire che così scrivono 4 al massimo 5 persone in Italia.
Che si potrebbe anche sospirare, non visti per carità :) , "Per fortuna!".


P.s. Se qualcuno ricordasse il buon Boccaccio ed il suo frate Cipolla, che "ricoglieva le limosine fatte dagli sciocchi" seducendo l'audience con voce stentorea, narrante di terre straordinarie in cui i fiumi scorrevano da monte a valle e la pioggia cadeva dall'alto in basso, forse ci si asterrebbe maggiormente dal suonare grancasse ogni piè sospinto o lo si farebbe con quel pò di ironia che fa perdonare tutto. O quasi.
.)

Vale et ego.

Pubblicato da: Lufock Holmes - 22.03.07 15:51

Se il ma abbia solo valore disgiuntivo non so; potrebbe essere stupore. Oggigiorno non ci si stupisce più di niente!... Ah! le parole ferme nelle cortine discoste! Molto incisivo è il buco nel sipario, e quello spiare, senza essere visti, è un gioco che solo nel'infanzia i bambini sanno fare: ah! lo stupore!

Pubblicato da: c.r. - 22.03.07 17:58

Bah...la disgiunzione, come dici tu, è tra le aspettative, tra il vedere "qualcosa di proprio" oltre la scena e i "volti sconosciuti" e cade proprio a confermare la dialettica tra questo io che vuole essere dovunque, che elemosina partecipazione e protagonismo e il resto del mondo che procede secondo logiche e ritmi non assimilabili.
Non sono d'accordo con la teoria di apologie...se vedi il finale...ci sei arrivato? E poi...perché una recensione sarebbe valida solo se negativa? E' vietato parlare bene di una cosa che piace? Sulla ricchezza della scrittura di Colombati penso ci sia poco da dire senza scomodare Boccaccio, credo. Si può essere bravi scrittori anche in paragone a dei geni. Nessuno si sognerebbe di dire che Schubert è un mediocre solo perché ha scritto sinfonie meno sontuose profonde di pensiero rispetto a Beethoven. E comunque se vuoi fare un duello non credi sia un po' poco scegliere una frase in un libro così vasto e denso di cose?
Ricambio i saluti (senza l'ego)

Pubblicato da: Saverio simonelli - 23.03.07 16:03

Ecco, dopo lascio a voi la tenzone, nel frattempo mi premeva fare una considerazione su quanto si è scritto in questi commenti, quelli di questo articolo, e in particolare leggendo mi sono posto questa domanda: "Perché interrogare l'autore di un libro?" Posta la domanda, non essendo sicuro sia posta bene e a proposito perché, forse, non c'è interrogazione ad un autore di un libro quindi scusate se lo dico fuori tema, non sono d'accordo che si debba interrogare l'autore. Penso che il libro parli già da sé e che non abbia più nulla a chiedere al proprio autore. A mio avviso la bellezza del libro è proprio l'indipendenza da colui che l'ha scritto, dunque stando così bisogna interrogare il libro. Vorrei vedere a interrogare Maupassantm o Balzac! O che qualcuno si metta a interrogare Mozàrt con una seduta spiritica... O Picasso. Non lo so se uno scrittore abbia l'idea di quando un libro possa dirsi finito; da dilettante penso di sì. Adesso scusate se mi sono intromesso e gradite l'augurio di buona tenzone.
Alla prossima!

Pubblicato da: c.r. - 23.03.07 17:27

Però devo spiegare, altrimenti sembra che mi sia intrufolato in un discorso che non mi riguarda. Non sono Boccaccio ma ho scritto un breve romanzo; in questo romanzo mio e dalla mia coautrice, c'è un frate, anzi, ci sono molti frati. Per questo. Ecco mi sono spiegato meglio, non volevo intromettermi, scusate.

Pubblicato da: c.r. - 24.03.07 13:05

@ C.r.

No, C.R., purtroppo uno scrittore non sa mai quando un libro è davvero "finito".
Lo sa il suo editor però...e nel caso vi sian dubbi lo sa il contratto firmato con la maison :)

@ Simonelli

Simonelli monellaccio, certo che ho letto il finale ... in realtà è proprio la D'Orrichiana, per tua stessa ammissione (strano a dirsi, ma mentre nego assolutamente l'esistenza di qualsiasi Pipernismo - Pipernità, oppure Colombatismo - Colombatità , credo che D'Orrico sia invece davvero protagonista -negativo - di un D'Orrichismo), affermazione dei 4 massimo 5 ad avermi indotto a tale non richiesto sforzo esegetico.
Fermo restando che "buco", "non visto" e "ma" continuano a non esser degni del miglior Tolstoj, chiudo qui la tenzone , col permesso tuo e dei secondi - in questo caso C.r. - accettando l'evidenza del non poter criticare, nè esaltare, analizzando una sola frase.

P.s. Cumm'amma ffà co' D'Orrico ed i compagnucci della Parrocchietta alias furbetti del quartierino? Bisognerebbe chiedere a Parente Massimiliano, lui qualche idea mi sa che ce l'ha...
Vale.

Pubblicato da: Lufock Holmes - 24.03.07 17:49

Furbetti per furbetti, però Massimiliano Parente è edito da PeQuod. Non mi sembra giusto - sono Ot, me ne rendo conto - non mi sembra giusto che PeQuod faccia attendere sei mesi e poi non dia risposta. Sarebbe meglio una risposta. Nel mio caso ho aspettato sei mesi e poi ho mandato ad un altro editore.
Riscusate per l'OT.

Pubblicato da: c.r. - 24.03.07 18:23

Ricapitolando... Dopo una notte di gira e rigira nel letto, dopo l'incubo di un ferocissimo editor che mi intimava di cambiare le mie frasi, dopo aver riflettuto sul fatto che io, come autore... - come autore... - ho tutto il diritto di dire quando un romanzo è finito. So, perché sono un autore, io so quando un romanzo che scrivo è copleto, maturo, come la mela sul melo. A questo punto, capisco il buon vecchio mestiere di Correttore Di Bozze: onore al merito. Onore al merito all'editor, ma casomai l'editor intervenga - secondo me - prima della fine, così da dare i buoni suggerimenti, ma dopo, dopo, non vorrei. Anzi, non voglio. Così è la vita, sic transeat gloria mundi, e così la mia vanità è sciolta. 1) scrivo una storia; 2) quando la sento pronta al grande passo, la spedisco all'editore; 3) l'editore decide se pubblicarla o non pubblicarla.
Per quanto di dovere, ho precisato; scusate OT.

Pubblicato da: c.r. - 25.03.07 14:24

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