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17.03.07
Schizzi di fango
Il 7 marzo è uscito il mio nuovo romanzo, Rio, a proposito del quale, il giorno successivo, il Magazine del Corriere della Sera ha pubblicato un lungo articolo-intervista a cura di Antonio D’Orrico.
Molti critici letterari, si sa, hanno in odio D’Orrico: per i suoi giudizi trancianti sulla narrativa, per le sue idiosincrasie, per i suoi miti, per il taglio spesso polemico dei suoi pezzi e (soprattutto) per il suo successo, e cioè per il fatto che egli sembra aver stabilito un contatto profondo coi suoi lettori.
D’Orrico, per le menti raffinate ed engagée delle terze pagine dei giornali, è visto come un grossolano book-jokey, un elefante in una cristalleria. Ma, a proposito della cristalleria, non mi sembra ci sia molto da rompere se gli articoli son quelli che velocemente qui passo in rassegna.
Inizio con Massimiliano Parente, che su Libero, il 9 marzo, pubblica un articolo in cui mi dà segnatamente dello “stronzo" e chiosa: “Siccome Colombati è amico di Piperno, e Piperno è amico di Saviano, e tutti e tre sono stati lanciati da D’Orrico, (…) qualche maligno potrebbe cominciare a pensare che siano i furbetti du côté de chez Siciliano". Poi continua: “Piperno, Saviano, Colombati. Sono quelli che D’Orrico ha lanciato su Corriere Magazine. I ricchi, la mafia, di nuovo i ricchi. (…) Per fortuna c’è il postpasoliniano Mario Desiati, che lo stesso giorno del Magazine si interessa di precari sul Corriere. Solo che Desiati è amico di Colombati che è amico di Piperno che è amico di Saviano, e è anche amico mio, Desiati, ma non è colpa mia. Nessuno si odia più, neppure gli scrittori ricchisti contro gli scrittori poveristi".
Oggi, sempre su Libero, Parente continua la sua battaglia e già Desiati non è più amico suo ma di noi “snob pseudoimpegnati che bazzicano nella via Sicilia dove c’era Siciliano", altrimenti definiti sempre da Parente “la lobby dei furbetti del quartierino".
È utile chiarire che quando parla di via Sicilia e di Enzo Siciliano, Parente allude a Nuovi Argomenti, la rivista letteraria che annovera Desiati, Piperno, Saviano e il sottoscritto tra i redattori. Allora, è bene che si sappia che Parente su Nuovi Argomenti ha pubblicato articoli e che sulla bandella di copertina del suo libro Parente di nessuno c’è scritto “collaboratore di Nuovi Argomenti". Della serie: Parente – il furbetto pentito del quartierino.
Sempre questa settimana, l’autorevole – si fa per dire – Sole 24 Ore – pubblica un pezzo non firmato che si concentra esclusivamente sui dieci chili di troppo che mostro nelle foto a corredo del pezzo di D’Orrico e ironizza sul fatto che io abbia faticato molto a scrivere il romanzo uscendosene con un giudizio critico degno di Debenedetti e Citati: “Sai che supplizio. Anzi che supplì", per poi immaginare il mio menù ideale fatto di amatriciane, trippe e coratelle.
Il 13 marzo è la volta di Renzo Paris su Liberazione, che si spiega così il pezzo di D’Orrico sul sottoscritto: “C’è una voce che circola nell’ambiente letterario romano. Qualcuno ha chiesto a D’Orrico perché non si è occupato con lo stesso fervore di un altro romanzo uscito anch’esso da Rizzoli in questa stagione. La risposta è stata: ‘Perché non è un pariolino, cioè un borghese!’. Ma vorrei ricordare a Paris che in passato D’Orrico si è occupato di scrittori certamente non pariolini quali Niffoi, Saviano e Biondillo.
Anche Paris, poi, si sofferma sul mio tonnellaggio (dev’essere una nuova categoria della critica: la lipidografia), scrivendo: “Ma dove la vede la borghesia il critico, nella barbetta di Piperno, nella pancia di Colombati che ha dichiarato di essere ingrassato di diversi chili per consegnare in tempo il romanzo?". Per poi concludere che la critica letteraria è finita “nel salotto di Piperno ai Parioli", non sapendo forse che Piperno vive dalle parti di Fiumicino.
Poi c’è Antonio Scurati su Alias del Manifesto di oggi. Ho appena inviato alla redazione del supplemento questa richiesta di rettifica:
Gentile Redazione,
vi scrivo a proposito dell'articolo di Antonio Scurati, "Ma non è la comunità il fronte della battaglia", pubblicato su Alias oggi 17 marzo 2007.
Nel suo articolo, Scurati si dice favorevole a "portare ovunque la critica, la parola letteraria, la comunicazione attorno e attraverso la letteratura, portarla perfino in televisione (...), per raggiungere anche quei tinelli tristi, quegli appartamentini di due stanze e cucina, dove soltanto la televisione arriva, e che oggi un certo tipo di scrittore, figlio degli stessi palazzinari romani che si sono arricchiti costruendoli, ha l'impudenza di disprezzare apertamente (vedi Colombati sul Magazine del Corriere)".
Faccio osservare a Scurati che mio padre non è romano nè un palazzinaro, essendo nato ad Ancona e non avendo mai svolto l'attività di costruttore. Figlio di un palazzinaro romano è invece il protagonista del mio ultimo romanzo. Credo che questa dovrebbe rappresentare una differenza non di poco conto anche per un critico grossolano come Scurati, a meno che egli non voglia convincerci che Dostoevskij e non Smerdjakov fosse un omicida e Nabokov e non Humbert fosse un pedofilo.
Cordialmente
Leonardo Colombati
Questo, quanto all’emerso. Ma c’è pure il sommerso: decine di e-mail, di telefonate e di sms tra il livoroso, il paternalistico e lo sdegnato (c’è stato anche un critico che ha inviato il seguente sms al suo giro di amici: “Colombati pagherà caro, pagherà tutto). Il motivo? Sta nel fatto che io abbia dichiarato a D’Orrico: “Rivendico la grandezza di Berlusconi dal punto di vista professionale: è un personaggio enorme". Nel romanzo, il protagonista chiede agli scrittori radical-chic di Capalbio: ma non vi rendete conto che Berlusconi è l'unico mito che questo paese ci ha regalato negli ultimi vent'anni? Un dono del cielo così come Kennedy e Hoover lo sono stati per la letteratura americana? O forse avete intenzione di scrivere il romanzo definitivo sulle ganascette di Prodi, sulle sciarpe di Scalfaro, sugli origami di D'Alema? Apritevi alla Bellezza di ciò che è Osceno, fateci intendere che ne godete!".
Proprio ieri, un noto scrittore che peraltro stimo (e continuerò a farlo) mi ha “convocato" per chiedermi delucidazioni su questo passo del libro. Gli ho detto, semplicemente, che se dovessi scrivere un romanzo su un politico italiano l’unico candidato sarebbe Berlusconi. Al che, il noto scrittore ha replicato: “E D’Alema?". Non ho saputo cosa dire. Esiste una risposta ad un’obiezione del genere?
Insomma, avendo scritto di un figlio di palazzinaro che vota Berlusconi e tenta di fare – squallidamente – la gran vita, sono diventato un fascista, un “ricchista", e non importa (visto che nessuno dei critici summenzionati si è dato la briga di leggere il libro) che il protagonista finisca male e che l’ambiente altoborghese romano sia descritto piuttosto impietosamente. In Italia, quando si vuole offendere uno scrittore basta dirgli che scrive “romanzi altoborghesi". E infatti lo scrittore avveduto – quest’animale vanitoso e sensibile – fa di tutto per prevenire questa iattura, mettendo in scena i personaggi più disparati, serial killer, registi in crisi, amanti disperati, clochard, tagliaboschi, rivoluzionari, che hanno tutti un comune denominatore: non è dato sapere di cosa vivano. I soldi, si sa, puzzano, ed è così volgare parlarne! E a nulla vale obiettare che servono, eccome, e che di solito sono il movente principale dell’amore e dell’odio, della felicità e del delitto; insomma della commedia e della tragedia. Zac!, bisogna dimenticarsi dell’Avaro, del Mercante di Venezia e dei Buddenbrook.
Ho citato la commedia e la tragedia. Sono due generi letterari che molto spesso (troppo spesso) la narrativa italiana elude e la nostra critica schifa.
Sono proprio sfortunato. Perché si dà il caso che nelle intenzioni Rio dovrebbe essere un romanzo tragicomico.
Omero avrebbe potuto essere il precursore della commedia con il Margite così come l’Iliade e l’Odissea formarono il genere tragico. Purtroppo del Margite sappiamo solo che era un poemetto comico di cui abbiamo solo pochi accenni indiretti. Platone racconta che il protagonista “sapeva tante cose, ma tutte male" e che era un buffone, un ciarlatano e un uomo maldestro. Il dio della letteratura ha deciso che Omero dovesse diventare il padre della tragedia e condannò il riso ad ascendenze più modeste. Trenta secoli dopo, qui da noi in Italia, tutti i libri che puzzano di commedia e che fanno ridere sono guardati con sospetto. Molti dei nostri critici letterari assomigliano al monaco bibliotecario de Il nome della rosa, quel Jorge de Burgos che avvelena le pagine del secondo libro della Poetica di Aristotele, dedicato alla commedia e al riso, perché potrebbe insegnare che “liberarsi della paura del diavolo è sapienza".
In molti, in questi giorni, parlano di me come uno scrittore del disimpegno perché ritengo, ad esempio, che la commedia cinematografica italiana a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta abbia spesso saputo raccontare il nostro paese meglio di tanti romanzetti post-neo-realisti e pseudo-sperimentali. Ricevo quest’osservazione come un insulto: io sono uno SCRITTORE IMPEGNATO, eccheccazzo! M’impegno a scrivere (e, per farlo, a studiare) molto di più di certi signori che tra una presentazione e una cena in terrazza alzano il ditino e mi fanno la morale. Quanto vorrei legarli alfierianamente ad una sedia e costringerli a farsi il culo la metà di quanto me lo sono fatto io!
Mi direte: “Non fare il tragico!". È un buon consiglio. Infatti, se la commedia è da evitare, è comunque consigliabile eludere pure il ricorso alla tragedia. In questo genere letterario due antagonisti si affrontano, ciascuno spinto da una propria verità parziale per la quale è pronto a sacrificare la propria vita e soprattutto a sacrificare quella dell’avversario per vederla trionfare. Nessuno dei due, è dunque colpevole. Liberare i grandi conflitti umani dalla semplicistica interpretazione che li riconduce alla lotta fra il bene e il male è stata un’immensa impresa dello spirito. Ma la vitalità del manicheismo morale è invincibile. Secondo i campioni del politicamente corretto, la storia va vissuta come una lotta tra i giusti e i colpevoli, quindi il consiglio è: state dalla parte dei buoni, oppure, ancor meglio ergetevi ad autorità avide di castigo.
È davvero curioso che l’unica voce che si è levata per difendermi dall’accusa di essere uno spregevole berlusconiano con la camicia unta di sugo sia stato Il Giornale. Ha scritto Caterina Soffici il 13 marzo: “Prendete uno scrittore che è pro Pacs, pro aborto e pro divorzio. È favorevole alla ricerca bioetica purché non sconfini nell’eugenetica, preferisce Croce a Gentile, Gramsci a Evola e tra i suoi autori preferiti ci sono Fellini, Pasolini, Saul Bellow e Garcia Marquez. Scrive dotti articoli su Nuovi Argomenti, ha sempre votato radicale ed è pure tesserato della Roma da quando aveva quattro anni. Domanda: questo scrittore è di destra o di sinistra?".
Io vorrei che si rispondesse: è uno scrittore. Punto.
Ma siamo in Italia, purtroppo.
Pubblicato da Leonardo Colombati, il giorno e l'ora: 17.03.07 16:23
Interventi
Guarda, io sono uno di quelli che nei commenti ai blog ti ha sparato addosso più volte e anche qui. Non ti conosco e ovviamente non ce l'ho con te, e nemmeno coi tuoi libri che non ho letto ma con la maschera che ti sei scelto, e di questo devi essere consapevole. D'Orrico fa il suo mestiere, e secondo me lo fa bene, ma non si inventa i personaggi: i personaggi glieli danno gli scrittori, con la faccia che scelgono di avere sul mercato editoriale e naturalmente deve c'entrare coi loro libri.
Perceber mi sembrava uno che dice di voler superare il romanzo prima di averne scritto uno.
Rio con la faccenda dei tinelli e associato al tuo amico Piperno col suo borghese proustiano e pipparolo mi sa di sberleffo alla miseria fuori tempo massimo (si vede che siete stati adolescenti negli anni Ottanta: la commedia è finita, e adesso sono dolori, ragazzi).
Dirai: sensazioni sulle copertine, poco più che gossip. E' chiaro: nel ciberspazio si vive di questo: simulacri. E mi aspetto altrettante botte per il diavolone qui sotto. Ma quando uno si sente offeso qua intorno è meglio che ricordi che il colpo non era diretto a lui, ma al suo avatar.
Ti scrivo tutto questo perchè invece in questo post sento un uomo e un artista vero, incazzato ma con dignità. Mi dispiace di esserci andato pesante. E forse leggerò il tuo libro.
Senza rancore.
Pubblicato da: valter binaghi - 17.03.07 17:46
Qui si sberleffa uno scrittore che non si è letto per insultare un critico che si odia. Tutto ciò mi da le vertigini.
A Leo un consiglio: abbi la forza di tacere, sgolarsi non vale la pena. In soldoni:
F O T T I T E N E
il tuo dovere di uomo (non di scrittore, che l'unico tuo dovere è quello di scrivere) è rispondere a chi ti legge e poi ti critica e non a chi ti critica e non ti legge.
Abbracci da un ciccione che era grasso da prima di mettersi a scrivere. ;-)
Pubblicato da: gianni biondillo - 17.03.07 18:29
Tutto ciò mi fa ridere. Di noia però.
Quando comincerete a tirarvi “materialmente” i vostri rispettivi libri addosso, in faccia, per favore, avvertitemi: dev’essere uno spettacolo coi contro fiocchi.
Per favore, lanciateveli bene: per farvi male sul serio.
Basta con le parole che fanno annoiare.
E’ ora del sangue, di quello vero.
Basta coi bernoccoli tanto per frignare.
Usateli per bene i libri: sono oggetti contundenti, mortali se usati nella giusta maniera.
Usateli, per Dio.
Usateli!
Fatelo scorrere il sangue. A fiumi.
Fatevi del male.
Non mettete in campo solamente il livore, le apostasie, le mafie.
E’ ora d’un salto di qualità, per andare oltre quello della quaglia.
I libri sono pesanti, contano un tot di pagine, hanno copertine robuste. Sono mattoni. Se li lanciate in testa al vostro avversario, poco ma sicuro, che gli fate un male giuda.
Coi libri che avete in mano, voi scrittori potete fare una grande guerra – o rivoluzione che dir si voglia: difatti con un bel tomo, se sparato dritto su una tempia, è sicuro, certificato, che l’avversario cade in terra stroncato da un’emorragia cerebrale… senza poter portarvi più Nuovi Argomenti.
Voi non capite: le penne – se usate per scrivere - non sono più forti della spada e la ragione è ormai una vecchia puttana con la sifilide, quindi meglio lasciarla a sé stessa tra le ghigna dei nostalgici e dei romantici con lo scolo. Eppure, in un tempo non troppo lontano, furono anch’essi dei critici e degli scrittori, e oggi sol più la rossa Barbera li fa sentire vivi.
Avanti! Aristotele è ottimo: non serve avvelenarne le pagine perché critici avversari e “portatori di penne e di borse” cadano in ginocchio di morte improvvisa. Con l’opera omnia di Aristotele si può vincere la guerra: usatela con cautela, solo questo, perché è più peggio assai d’una Atomica Cinese. Poi quando sul campo sol più corpi straziati e menti sparate fuori dalla scatola cranica, allora usate Schopenhauer per dare l’estrema unzione ai pochi che ancora ce l’hanno un alito di vita incastrato fra i denti.
Avanti! A Kennedy gliel’hanno fatto schizzare il cervello, la moglie inutilmente ha tentato di raccoglierlo fra le mani. Niente da fare: più scivoloso d’un budino.
Avanti con il sangue: chi ancora in piedi dopo la guerra, quello sarà lo scrittore che verrà ricordato nei secoli a venire. Avrà un posto d’onore fra “Morte a Venezia” di Thomas Mann e “Petrolio” di Pier Paolo Pasolini. E’ un premio ambito da tanti, quindi son certo che vi darete da fare per dissanguarvi al meglio delle vostre possibilità.
Lo spettacolo, lo spettacolo, per Dio, il sangue a fiumi. Non è così difficile. C’è solo bisogno di dimenticare le parole. Usate i libri, scagliateveli addosso. E se la volete fare ancora più sporca questa guerra, usate le penne ma non per scrivere: usatele come fossero delle aste lanceolate.
Avanti! In guerra non ci sono innocenti, né giusti e né colpevoli.
In guerra c’è solo chi alla fine rimane in piedi e vivo.
P.S. per LUCIO ANGELINI: No, non puoi prenderlo questo commento, perché non è abbandonato qui per gli avvoltoi.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 17.03.07 18:46
Ma dai! La commedia Anni Cinquanta! Non c'è un autore che oggi non ne parla meglio di un romanzo pseudo-realista e pseudo-sperimentale! E' la moda del momento! Ma dài! Non ci credo! Lo faceva già Ammaniti! Lo fa! Per non parlare dei B-movie amati da Tarantino! Impegno! Disimpegno! Ma dài! Veramente? Veramente?
Pubblicato da: c - 17.03.07 18:49
Tanti spunti, di cui alcuni, in particolare quelli che si riferiscono alla vicenda "Rio" e alle relative polemiche, al momento non mi interessano, anche perché non ho letto il libro né seguito la vicenda...
Due punti invece mi sembrano interessanti, a una prima lettura di questo post.
"Liberare i grandi conflitti umani dalla semplicistica interpretazione che li riconduce alla lotta fra il bene e il male è stata un’immensa impresa dello spirito".
Penso sia vero, se ci riferiamo alla "semplicistica interpretazione"; non vero, se si vuole assolutizzare la possibilità di una rappresentazione senza giudizio.
"Berlusconi è l'unico mito che questo paese ci ha regalato negli ultimi vent'anni": penso sia vero: Berlusconi non ha la grandezza e la drammacità dello Stalin di Solgenizin (a es. in "Il primo cerchio"), anzi è più comico e grottesco che drammatico, ma è sicuramente l'unico politico italiano che davvero potrebbe figurare come protagonista di un'opera letteraria esemplificatrice dell'Italia di oggi.
Pubblicato da: Giorgio Morale - 17.03.07 18:50
Questo post è monco. Si, gli manca qualcosa. E' lo sfogo di chi si sente (ingiustamente ?!) messo in mezzo dalle chiese, dalle rispettive curve sud. E' monco perché traccia un solco, prefigura, nello sfogo, uno scenario: quello che finalmente, più che alle logiche d'appartenza si badi alla sostanza. E la sostanza è fatta da ciò che sta in mezzo al trillo della sveglia fino alla buonanotte (detta a qualcuno, al proprio compagno/a, a Bruno Vespa, ad un qualsiasi Dio, a se stessi), di ognuno di noi. E' lo scrivere del quotidiano che spaventa, ancora, invece di incuriosire, di "aprire" le aride menti della nazione. E allora, in forza di tutto ciò che sfugge all'angusto gioco delle parti, ben venga chi "rompe", chi sfugge, chi non ci sta ad esser classificato (in quest'ansia di omologazione che dilaga). Bravo Leonardo, e se posso, completa il lavoro: a quando una cosa importante, paragonabile alle Piramidi di Mitterand alla Defense, sul Cavaliere ?
Pubblicato da: cletus - 17.03.07 19:03
@Iannozzi
Sangue?
Minchia Iannozzi, quando vuoi fai veramente brutto.
Pubblicato da: valter binaghi - 17.03.07 19:55
Leonardo, ho già il tuo libro, che leggerò, penso, entro una trentina di giorni. Ti conosco e so quanto ami scrivere e quanto sia rigoroso il tuo impegno.
Per il resto, vai diritto per la tua strada. Per dare addosso alle persone, ci sono coloro che lo fanno per mestiere. Non dargli ascolto. Il valore - che tu possiedi - farà giustizia di tutto questo starnazzare.
In bocca al lupo, e complimenti per il tuo lavoro.
Un abbraccio.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 17.03.07 20:44
@ VALTER
Ma se proprio devono darsele, perché mai a parole?
Sai che noia!
Tutti a sparare parole a salve.
Meglio lasciar da parte le ipocrisie: che si muovano guerre, con il sangue a fiumi.
Tu pensa a un film con Rocky senza anabolizzanti e senza sangue: dopo due minuti, saresti morto stecchito dalla noia, KO in prima fila.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 17.03.07 21:15
Su D'Orrico, non so. Entro in libreria e su molti libri c'è riportata una sua frase del tipo "il più grande degli scrittori (che so) americani degli ultimi dieci anni", oppure "uno dei migliori della sua generazione" e questo magari per un tot di autori, per cui dopo un po' la cosa ti spaesa. te sei lì e sei confuso. ma questa è una cosa che c'entra poco. ma mi chiedevo, se la questione è che se uno è amico di un altro etc etc, basterebbe, a questo uno, non farsi intervistare nei giorni di uscita del suo libro proprio da quell'amico? dico, se si volesse levare di torno dalle chiacchiere. basterebbe? ti sarebbe bastato, leonardo? che poi sì, ma perché uno dovrebbe negarsi? che me ne frega di quel che possono dire gli altri? però, insomma, alla fine quelle cose. sono confuso come al solito.
comunque, a Maradona preferisco Pelè, perché quando giocava non ero ancora nato.
Pubblicato da: andrea branco - 18.03.07 01:27
Iannozzi, ultimamente sei diventato di uno sborone insopportabile. Se non vuoi che si citino i tuoi grotteschi commenti, semplicemente non seminarli. Tappati in casa e fatti le seghe letterarie nel cesso di casa tua. Chiunque può citare qualunque commento, una volta reso pubblico, indicando l'autore.
Pubblicato da: Lucio Angelini - 18.03.07 06:05
@ ANDREA B.:
D'Orrico, come ha evidenziato Andrea Branco, su ogni bandella scrive "il più grande scrittore italiano" o qualcosa del genere. A volergli prestare fede... no, non ci si autosqualifica né si fa autogol se non si è proprio tonti del tutto.
@ LEONARDO
Leonardo: perdonami oppure no, ma la storia che hai raccontato di “amicizie su amicizie” a me ricorda “la lunga catena dell’amicizia”, quella di cui dice il Griso per mezzo dell’immortale penna del Manzoni.
Comunque, passa oltre. Il tuo romanzo lo leggerò. Lo aspettavo. Ce l’ho.
Solo: non prendertela se uno o più critici dicono o non dicono, o dicono a modo loro. Una volta che il libro è in mano a pubblico e a critici è un po’ meno tuo. Non dico che tu non debba difenderti, ma… Mi hai capito. :-)
In bocca al lupo e complimenti.
P.S. per LUCIO: Molto di classe: leggiti cosa e come scrivi e forse capirai perché non ho affatto piacere che tu mi citi, al pari di altri che stanno o no in Rete.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 18.03.07 08:00
Il fatto che ti faccia piacere o meno non ha nulla a che vedere con il diritto di citazione.
E la preoccupazione di "arrecarti piacere" non è tra le mie prime, come puoi immaginare. Non sopporto i tromboni.
Pubblicato da: Lucio Angelini - 18.03.07 08:48
Lucio: fa' quel che diavolo ti pare. A 'sto punto.
Divertiti.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 18.03.07 09:26
Il pezzo di D'Orrico è un pessimo pezzo, non fa certo un buon servizio a Leonardo (mi spiace essere stato profeta di sventura, ma avevo previsto che qualche critico mediocre ne avrebbe approfittato per stroncare senza leggere). Ne hanno approfittato anche alcuni critici infami, per esporre (o suggerire, magari di sponda) l'equazione Colombati=Berlusconi, Colombati=Saviano, dunque Saviano... È un ambiente di merda, ma è tale perché molti la merda se la portano da casa.
L'unica risposta possibile è quella di ricordare (con buona pace di D'Orrico) che Colombati è autore di un libro coraggioso come Perceber, e questa è l'unica credenziale che conta. Finché parliamo di uno scrittore. La seconda credenziale è Rio, ma per parlarne bisogna leggerlo: che dire invec,e non di un critico (?) che ne parla senza averlo letto, ma di un giornale che pubblica una rcensione nella quale si dice candidamente che di Rio se ne sono lette solo 50 pagine (Parente sul Riformista)?
(poi resta che Colombati è uno dei rari scrittori che si è pubblicamente esposto durante il referendum sulla procreazione assistita, mentre molti altri giravano la testa e facevano finta di nulla, e questo qualcosa vorrà dire, se proprio dobbiamo dargli un'etichetta politica)
Pubblicato da: girolamo - 18.03.07 11:47
Niente di personale, signor Colombati, ma le sue noticine dolenti mi suggeriscono delle riflessioni che riguardano, esclusivamente, il "mio" rapporto con l'attuale produzione letteraria italiota.
*
- Non l'ho letto e non mi piace.
- Non leggo, e non mi piace, il novanta per cento della "giovane" (sic!) narrativa italiana.
- Non leggo, e non mi piacciono, autori che, avendo pubblicato un (a volte miserrimo) libro, parlano e pontificano come se avessero appena inventato la letteratura.
- Non leggo, e non mi piacciono, scrittori e poeti che aprono un sito per dirci "tutto", ma proprio tutto, della loro fatica quotidiana con la pagina; che ci tengono aggiornati, quasi minuto per minuto, sulle difficoltà e i travagli del "parto"; che ci danno conto, con minuzia di particolari, delle mail che ricevono, delle recensioni (soprattutto quelle "entusiastiche") che i loro "capolavori" raccolgono.
- Non leggo, e non mi piacciono, coloro che non fanno niente per sottrarsi al mercimonio mediatico che rende cacca da supermercato anche le migliori intenzioni e le migliori scritture.
- Non leggo, e non mi piacciono, gli scrittori che, volenti o nolenti, scendono a qualsiasi compromesso pur di vedersi pubblicati. E poi rincorrono il critico amico, affinché immortali il prodotto per una posterità che farà volentieri a meno di loro.
- Non li leggo, e non mi piacciono, perché dei loro libri, tra un anno o due, non resterà niente. Salvo le solite due o tre eccezioni che non fanno che confermare la regola.
*
Qualcuno mi dirà: "E chi se ne frega delle tue considerazioni!".
Appunto. Chi se ne frega.
Buona domenica.
Vostradamus
Pubblicato da: Vostradamus - 18.03.07 11:57
Leo, hai tutte le sacrosante ragioni di questo mondo. Detto questo il pezzo di D'orrico - almeno secondo me - è assolutamente indifendibile e odioso: non ti fa un bel servizio.
Pubblicato da: Boe Szyslak - 18.03.07 12:39
Mamma mia, che livello: sarà il fondo?
Pubblicato da: alessandra - 18.03.07 17:24
Nel mio post scambio il Riformista con Libero (potenza dei lapsus), e mi tocca scusarmi col primo.
Pubblicato da: girolamo - 18.03.07 18:29
Iannozzi, ti ricordo il tuo commento - il n.9 - al mio post dell'8 marzo in Cazzeggi Letterari:
"...3. se rubi, sei un ladro, questo mi hanno insegnato. ***A te no, evidentemente***;
4. ma chi me la fa fare di stare a parlare con uno che si chiama Lucio Angelini? nessuno.
P.S.: Non è per il link. E perché simili comportamenti si ripetono. Tu che partecipi pure a progetti in rete, come vibrisselibri, dovresti essere il primo ad indignarti. Invece fai le orecchie da mercante. Ciò ti qualifica molto bene."
Subito prima aveva scritto:
"Ma sai cos'è che mi fa inalberare di più? Te lo dico io che cos'è: è che non è che la cosa accada solo per il perseguitato iannozzi - perché degli scimmiotti mi danno pure del perseguitato -, ma invece accade per tanti e tanti blog, alcuni completamente saccheggiati. Ed allora non faccio passare nemmeno quella che potrei considerare un'inezia: per non far allargare a macchia d'olio la stupidità e il bullismo in Rete."
Insomma mi hai dato del ladro (manco avessi spacciato per MIA un'opinione tua!!!) e del saccheggiatore per aver citato una ***tua opinione*** nemmeno troppo profonda ("Le schede di Scarpa in 'Amami' sono puttanate") accusandomi di non averti chiesto un PERMESSO SCRITTO (non si sa se in carta legale o semplice)."
Oggi, per fortuna, ti trovo un pelino meno isterico.
Pubblicato da: Lucio Angelini - 18.03.07 20:42
P.S. Nel senso che mi hai solo dato - implicitamente - dell'avvoltoio:-/
Pubblicato da: Lucio Angelini - 18.03.07 20:59
@ Colombati
NON TI CURAR DI LORO MA GUARDA E PASSA.
(Dante Alighieri - Divina Commedia - Inferno - Canto III).
Perceber non sono riuscito a leggerlo e figura, purtroppo, tra i miei (pochi) libri "non leggibili" (accanto a Piperno, peraltro, e a Saviano), tuttavia ti dò perfettamente ragione per quanto hai scritto qui e, te lo garantisco, mi sforzerò di leggere Rio e di riprendere in mano anche Perceber.
Auguri e ... segui il consiglio del buon Virgilio.
za'
Pubblicato da: za' - 18.03.07 21:06
La cosa drammatica per Colombati è che - dopo essersi sputtanato in quell'intervista dove fa il Christian De Sica della letteratura italiana - il suo libro manco è entrato in classifica. E manco c'entrerà.
Pubblicato da: Nello Palocco - 18.03.07 23:50
Non intervengo mai nei blog perché, per quanto riguarda le polemiche mondane, scrivo solo a due condizioni 1) di essere pagato abbastanza 2) che mi si dia carta bianca. Con qualche rara eccezione nella prima regola. Tuttavia, Colombati, vorrei precisarti che per Nuovi Argomenti credo di aver scritto uno o due pezzi, che mi sono stati chiesti da Mario Desiati, e che concesso a titolo gratuito e volentieri e proprio mentre, al contempo, siccome la storia si ripete come certi romanzi, continuavo a polemizzare contro D'Orrico, contro Enzo Siciliano, contro molti altri, occupandomi anche di Piperno esattamente come oggi di te e per le stesse ragioni (solo che Piperno, a stroncatura uscita, venne anche a darmi la mano per dirmi che "mi stimava molto", pensa te) ma probabilmente all'epoca, non essendosi D'Orrico occupato del tuo libro, la cosa ti passò del tutto inosservata. Per passatempo, piuttosto, potresti rivederti la registrazione di una puntata di una trasmissione di Vittorio Sgarbi (altro amico che però sto attaccando tutti i giorni sulla questione unioni civili) dove ti invitai a parlare di Pasolini, e risentire le tue idee sulla letteratura, e confrontarle con quanto ne viene fuori da Corriere Magazine. Stiamo parlando dell'anno scorso, non di vent'anni fa.
Cordialmente,
Massimiliano Parente
Pubblicato da: Massimiliano Parente - 19.03.07 07:49
...penso che oggi, se lo trovo in libreria, comprerò questo libro. Piuttosto, Leonardo, una domanda: il titolo RIO è un larvato omaggio alla tua "scheggia" per i Duran Duran ?
Pubblicato da: cletus - 19.03.07 08:40
Lo sto leggendo. Premetto che sono a quasi 100, come pagine: devo capire se è più Piperno o Scarpa. O_____o Ma una cosa posso dirla, con un pizzico d'avventatezza: Perceber è nettamente superiore come storia scrittura stile.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 19.03.07 08:53
"Devo capire se è più Piperno o Scarpa". Con quella testa lì, cosa vuoi capire, Iannozzi?:- /
Pubblicato da: Lucio Angelini - 19.03.07 09:17
Leonardo. Sto leggendo il tuo libro. Mi piace. Sono a pagina 59. L'ho cercato in biblioteca, dopo aver letto il pezzo sul Magazine del Corriere. Un grande pregio d'Orrico ce l'ha, incuriosisce il lettore. Dici poco?
Quanto a Berlusconi... Nel tuo romanzo spero di trovare anche una pagina dedicata a Confalonieri.
Quanto al pezzo di D'0rrico, l'ho trovato come sempre un po' esagerato nei toni, come sempre. Lui fa il tifo per gli scrittori che sceglie. Ma è una scelta voluta. Ecco, questa è una questione interessante: che cosa scrive, quando scrive D'Orrico. Lo fa apposta? Esagera, sapendo di esagerare? Fa semplicemente il suo mestiere di giornalista? Ci crede veramente a tutte le cose che scrive? Io non saprei. Ma mi vengono sempre dei dubbi quando leggo il Magazine del Corriere.
Pubblicato da: Angelo De Lorenzi - 19.03.07 09:37
Riporto qui un commento lasciato sul blog di Remo Bassini che riportava un commento a questo post:
Negli ultimi sette anni, di queste discussioni attorno ai libri pubblicati, alle recensioni, ai critici, alle major e alle piccole, agli scrittori che si sentono scrittori, a quelli che anche se hanno pubblicato scrittori non si sentono, ai gruppi, alle converticole, ai favori do ut des, ai forum letterari, ai blogger che fanno gli scrittori, agli scrittori che aprono un blog, ai blog di chi vorrebbe essere pubblicato, alle invidie, ai giochi di potere, al “mi tiro fuori dai giochi di potere” e blablabla, mi sono decisamente frantumato tutto il frantumabile.
Parliamo di sesso?
Pubblicato da: Roberto Tossani - 19.03.07 10:45
Non ho letto il tuo libro, ma sicuramente lo farò. E certo, nella mia ingenuità mi chiedo: ma la "critica letteraria" dov'è finita?
Comunque, a parte tutto, ho invece letto la tua breve intervista rilasciata a Pescatore per il Mucchio Selvaggio (e quindi dei tuoi riferimenti musicali). Perché, diciamocelo, il Mucchio è uno dei pochi spazi puliti che ci sono rimasti. E chiudo con le sagge parole di Biondillo: "Il tuo dovere di uomo è rispondere a chi ti legge e poi ti critica e non a chi ti critica e non ti legge",
per cui, sì, fottitene!!!
Pubblicato da: Gianluca Minotti - 19.03.07 10:45
Caro Massimiliano,
scusa se non ti chiamo Parente così come tu mi chiami Colombati e non Leonardo. Ma ogni volta che ci siamo visti ci siamo sempre chiamati Leonardo e Massimiliano.
Vengo al dunque. Io credo che tu sia un ottimo scrittore – "La macinatrice" è un libro splendido – e una persona particolarmente intelligente. Potresti essere uno straordinario critico letterario se la smettessi di cadere nel vizio di voler fare lo Sgarbino, il maudit, l’eretico fuori tempo massimo. Sprecare due intere paginate di giornale per fare il Dagospia di via Sicilia è un insulto alle tue capacità.
Scrivi che “Piperno, a stroncatura uscita, venne anche a darmi la mano per dirmi che ‘mi stimava molto’”. Forse Piperno è più signore di me, ma ciò che conta è che tu non hai fatto alcuna stroncatura del mio libro. Hai solo recensito un articolo di giornale, mi hai dato dello “stronzo” e ti sei gettato nel gossip dei salotti romani (posso assicurarti che nei suddetti salotti si parla di me esattamente allo stesso modo in cui ne parli tu).
Quanto alle mie idee sulla letteratura, non credo sia giusto limitarne l’esegesi a due battute fatte sul Magazine. E a proposito della trasmissione che tu citi (alla quale tu mi invitasti), ricordo di aver detto che non c’è nulla di male nell’essere un’artista engagée, ma che da lettore sono propenso a controllare innanzi tutto se l’artista sia tale; che poi s’impegni, buon per lui.
Cordialmente.
Leonardo Colombati
Pubblicato da: Leonardo Colombati - 19.03.07 11:07
Insisto: pare un tiro al piccione, anzi una gara a chi infama di più. E fa passar la voglia, davvero, di leggere i libri di chi sta sparando. Contenti voi. Ma io pensavo che letteratura e discutere di- fossero altra cosa.
Pubblicato da: alessandra - 19.03.07 12:03
Angelini: scemo è che scemo lo fa.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 19.03.07 12:15
Angelini: scemo è chi scemo lo fa.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 19.03.07 12:16
Caro Leonardo, Colombati mi è scappato, se vuoi ti chiamo pure Leo, o con qualsiasi altro nome intimo preferisci, basta che non si debba andare a letto insieme. Non capisco cosa c'entri l'impegno rispetto alle minchiate scritte da D'Orrico, e all'idea banalizzata di letteratura che passa dalle pagine culturali del Corriere Magazine. Non capisco inoltre neppure cosa c'entri il mio parere, l'indignazione, la ribellione, la critica violenta rispetto a ciò che ci è intollerabile, con gli "sgarbini", ammenoché i tuoi parametri non siano quelli che passa il convento televisivo, ammenoché sgarbini, nella tua piccola accezione postmoderna retroattiva, non lo fossero anche Céline o Sartre o Pasolini o Gombrowicz o Swift quando si ribellavano a situazioni per loro intollerabili. Ciò che ho scritto di D'Orrico è ciò che ho già scritto almeno in una cinquantina di interventi e, ripeto, il fatto di aver dato un mio racconto a Nuovi Argomenti non significa aver preso una tessera di partito. Lo hanno fatto, come me, centinaia di scrittori, senza avere Siciliano come lettore implicito, con annessi e connessi. Capisco che sia più facile cambiare idea quando uno stronzo ci dà una pacca sulla spalla e ne siamo beneficiati, ma con me non succederà mai, qui lo scrivo e stampatelo nel cervello per cortesia. Se D'orrico, questo omino pubblicitario che da quello che scrive deve aver letto massimo dieci libri e tutti sbagliati, dovesse mai fare su di me un pezzo analogo a quello fatto su di te, Piperno o Faletti (il più grande scrittore italiano), stai tranquillo che chiederò diritto di replica e lo manderò affanculo come se avesse parlato bene di qualsiasi altro. Tra l'altro non solo non sono mai stato a pranzo o cena con te e Piperno e D'Orrico e Siciliano, ma se invitato, neppure ci sarei venuto, come ho declinato proposte di presentazioni incrociate da parte di molti giri di strette di mano più o meno sudaticce, e l'editore della Macinatrice ne sa qualcosa. Se per voi la letteratura è un gioco di società fate pure, io dico la mia, dove me la lasciano dire, e finché me la lasciano dire. Se vuoi invitami a intervenire su Nuovi Argomenti contro il postsiciliamismo come sono intervenni perfino sul Domenicale contro Berlusconi o in questi giorni sul Riformista contro "il mio amico" Sgarbi. Saluti,
Massimiliano Parente
Pubblicato da: Massimiliano Parente - 19.03.07 12:16
Invitate pure me, giusto per vedere l'effetto che fa: "vengo anch'io, no tu no..." ecc. ecc.
Non ho visto ancora teste rotte. :-) Peccato.
Questi cominciano a ragionare invece di usare i libri per muoversi guerra. :)
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 19.03.07 12:20
Massimiliano Parente, ancora porto i segni della discussione del tuo manifesto ai cattolici... Fammi fiatare! E, sopratutto, mi stavo divertendo un sacco a leggere il libro di Leonardo Colombati!
Pubblicato da: Angelo De Lorenzi - 19.03.07 12:45
onestamente, caro colombati, di cosa ti lamenti? dopo quello che hai dichiarato sugli scrittori italiani - perchè le hai dette tu quelle cose, nevvero, su quanto siano dei poveracci puzzolenti di sugo - i suddetti letterati ti restituiscono la cortesia. eggià perchè nonostante tu sia uno dei tre salvatori della letteratura italiana e nonostante l'eleganza, in verità un po' algida, della tua pagina e l'innegabile tecnica che la sorregge, alla fine, come ti è stato spiritosamente fatto notare, e spero non te la sia presa!, proprio tu all'amatriciana vai a finire. e poi, oltre tutto colto come sei dovresti saper distinguere tra scrittore e scrittore. essi non sono tutti uguali. o forse ogni tanto fai qualche confusione come il protagonista del tuo romanzo che invitato a capalbio, anni 90, dal suo amico, mitico snobissimo scrittore, si immagina, meschino, nell'atto di stringere la mano a giacomo leopardi. GIACOMO LEOPARDI. a capalbio, anni 9o. una scivolata imbarazzante. be', ce ne sarebbero altre - un'altra proprio dello stesso tipo: andando al casino, sempre con lo stesso mitizzato scrittore, il protagonista confessa: era come andare al casino con alessandro manzoni. ALESSANDRO MANZONI. un' annotazione degna di alvaro vitali e non di uno come il protagonista che pure non è uno sprovveduto - legge amis, cita james, ammira molto originalmente pasolini. e potrei continuare. ma in ogni libro se ne contano tante, di scivolate. spesso, sono l'unica cosa divertenete. quindi, caro colombati, un po' di umiltà non guasta e certi toni da parvenu - fatemi largo che adesso arrivo io e tutto il resto è noia -lasciali a parente. lui che è così coraggioso che attacca perfino il suo amico sgarbi. e gratis. perfino.
Pubblicato da: gogòspider - 19.03.07 12:53
Iannozzi. Sei auto-referenziale/auto-biografico ad oltranza, vedo.
Pubblicato da: Lucio Angelini - 19.03.07 13:03
da lontano - dalla provincia, cioè - pare un po' tutto nebuloso.
direi che quanto ha scritto alessandra
«Insisto: pare un tiro al piccione, anzi una gara a chi infama di più»
sia una sensazione condivisibile.
da lontano, ripeto, si hanno solo sensazioni di liti e di conventicole.
però c'è una frase che mi ha colpito, nella discussione.
questa, di massimiliano parente.
«Tra l'altro non solo non sono mai stato a pranzo o cena con te e Piperno e D'Orrico e Siciliano, ma se invitato, neppure ci sarei venuto, come ho declinato proposte di presentazioni incrociate da parte di molti giri di strette di mano più o meno sudaticce, e l'editore della Macinatrice ne sa qualcosa».
in passato si usava dire che un bravo giornalista è un bravo giornalista se è solo.
penso debba essere così anche per chi scrive.
nei limiti del possibile.
buone cose
Pubblicato da: remo bassini - 19.03.07 13:21
Essendo relativamente nuov* di questi paraggi, chiedo: ma di chi è parente il signor Parente?
Conto sulla bontà di una, anche succinta, risposta, così avrò la possibilità di mettere un po' d'ordine nell'albero genealogico di un altro padre della narrativa italiana contemporanea.
Grazie.
Vostradamus
Pubblicato da: Vostradamus - 19.03.07 13:21
Vostradamus. Consolati con il post "Vanità di librità. Tutto è novità". In www.lucioangelini.splinder.com , naturalmente.
Pubblicato da: Lucio Angelini - 19.03.07 13:33
Grazie, Angelini.
La cosa più 'sconvolgente' ricavata dalla lettura, però, non sono tanto i dati che hai riportato, dati già in sé degni di un paese di sottosviluppati infelici, quanto l'aver scoperto, scorrendo i commenti, che su Wikipedia ci sarebbe una voce dedicata a un certo Moccia!!!
Mi consola, ma solo un po', l'aver saputo stamattina del ritrovamento della quinta delle 'Considerazioni inattuali' di Friedrich Nietzsche: "Sull'ultilità e il danno della rete per l'intelligenza".
Vostradamus
Pubblicato da: Vostradamus - 19.03.07 14:27
Massimiliano Parente. E' lui il più grande scrittore italiano! Voi altri nani che vendete copie attraverso la buona società...e le marchette. Mentre la macinatrice è il vero capolavoro dei giorni nostri. leggetene e diffondetene il verbo. Viva il parentismo. la purezza, la fiamma della passione, al bisessualità del gusto, la bellezza della critica. Schiacciali questi nani d'orrichiani e fofiani e siciliani (non della trinacria!). Sono con te Massiliano tutti coloro che sanno capire da subito se quelle pagine sono un libro o un cofano di millanterie. W PARENTE!
Pubblicato da: Dino Crocetti - 19.03.07 15:04
La rete docet: "Dino Crocetti, in arte Dean Martin, campione di boxe. Il peso medio Dino Crocetti concluse imbattuto la sua carriera professionistica... " eccetera. Bello anche il tuo indirizzo email: pasta@fagioli.it
Pubblicato da: Lucio Angelini - 19.03.07 16:09
Massimiliano Parente ha scritto un grandissimo romanzo, "La macinatrice": diamo a Cesare quel che è di Cesare. C'è una certa ostilità da piagnoni coi pregiudizi cuciti addosso che viene messa in campo da chi non ha letto mai una sola riga di Massimiliano Parente e che eppure osa giudicarlo con boria da inquisitori da due tacche. L'ho detto quando lessi il romanzo la prima volta, lo dico adesso a distanza di due anni. Continuerò a ripeterlo perché così è.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 19.03.07 16:25
Meno male che ti citi da solo (Ego Me Ipse dixit), così non hai bisogno di chiederti un permesso scritto con raccomandata e ricevuta di ritorno.
Pubblicato da: Lucio Angelini - 19.03.07 16:31
posto che d'orrico non è un critico letterario,perchè uno che parla di "post pipernismo",uno che ha scritto che faletti è il più grande scrittore italiano non è un critico letterario, ma un giornalista mondano e frivolo, alcuni passi contenuti nel lungo e noioso articolo mi sembrano piuttosto sciatti e scontati, della serie compiacere e stupire il lettore. insomma il SES qui sopra (Scrittore Elevato Sovrapeso) ha fatto una bella e credo riuscita operazione di sfondamento nel panorama degli scrittori che contano della nostra italietta letteraria, con piperno, moccia e compagnia bella. infatti di tutti i commenti qui sopra caga solo quello di parente, gli altri sono mica degni.
poi io tutti questi gran schizzi di fango non ce li vedo mica, a me sembra un po un piagnisteo questo articolo, tutto un vittimismo, forse è per questo che al SES ci piace tanto berlusconi, l'enorme eroe che ha fatto del vittimismo un'arma politica vincente.
Pubblicato da: Fastidius - 19.03.07 17:13
una domanda banale: ma un programmino di posta, per mandarvi affanculo privatamente, non ce l'avete?
chiedo, eh.
Pubblicato da: rael - 19.03.07 17:42
A me di tutta questa faccenda mi appassiona molto di più lo scambio al vetriolo tra Iannozzi e Angelini, vera e propria coppia di DICO della bloggosfera che fottendosene altamente dell'argomento ne approfitta per scambiarsi colpi di scudiscio...
ma incontratevi, no? Magari scoprireste di amarvi sul serio...
Pubblicato da: sartoris - 19.03.07 17:50
Maddai. Iannozzi è un troll. Che c'entra con me? :-/
Pubblicato da: Lucio Angelini - 19.03.07 17:57
In più il tema è 'Schizzi di fango'. Più in topic di così...
Pubblicato da: Lucio Angelini - 19.03.07 17:59
bene, non sono il solo terribilmente infastidito dalla marea di commenti inutili, dai "mamma, guardami guardami: anche se io non c'entro nulla, scrivo lo stesso cose, che non c'entrano nulla".
Non capisco davvero cosa passi per la mente di quest'uomo(o donna o chiunque sia); diamine! c'è gente che parla, se non ti interessa, cambia canale.
No, lui interviene per fare 'la battutina' dopo che è intervenuto il suo amico.
Nessuno risponde a lui o al suo amico, ma continuano imperterriti a insinuarsi negli altri commenti, tutti invece inerenti l'argomento.
A me, queste polemiche villane piacciono e me le stavo leggendo: insopportabile invece questo tizio che non fa altro che dire "ci sono anch'io,ci sono anch'io".
Ma chi sei?
Perché non provi ad intervenire sull'argomento?
Scusate lo sfogo, ma dopo aver letto tutti i commenti e aver passato metà del tempo a scansare i "tu iannozzo sei insopportabile" "tu iannozzo vieni nel mio blog", ho perso la pazienza.
Pubblicato da: insofferente - 19.03.07 18:04
@ Insofferente. Puoi tranquillamente saltare gli interventi firmati e concentrarti su quelli anonimi come il tuo.
Pubblicato da: sofferente - 19.03.07 18:18
Che cos'è il "post pipernismo"? O____o Cioè, fatemi capire: Piperno scrive un romanzo, lo pubblica, e già si parla di post "che"?
Ma è come inizia l'articolo D'Orrico che fa più ridere: "Pasolini avrebbe detto che è un «riccetto», per i capelli crespi e neri. [...]" Sempre che si scomoda Pasolini. Sempre. C'è una mania generalizzata per cui tutto è rapportabile a Pasolini, dal materasso alla tomba. E poi giù di questo tono, tra Parioli e Berlusconi... Che diavolo di recensione-chiacchierata è mai? Una simile cosa poteva andar bene per un giornaletto di gossip, ed invece è finita altrove.
P.S. x ANGELINI: Ok, sono un troll: lo dice Lucio Angelini. Potete star sicuri che dice il vero lui. Però non si è accorto che nessuno se lo fila, me compreso che sono un troll.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 19.03.07 18:56
Anche come chiude il pezzo D'Orrico è d'una rarità espressiva che tocca il paradiso dantesco praticamente: "Ci sono anche Alessandro Piperno e Roberto Saviano e propongo un brindisi a tutti e tre: i salvatori della letteratura italiana."
Ma non era Alberto Ongaro il più grande scrittore vivente italiano, secondo D'Orrico?
Fate un po' di luce, per cortesia. Quand'è che finirà 'sto medioevo? Guardo l'orizzonte e non c'è segno alcuno d'un Voltaire. Solo piccolissimi Dumas clonati all'infinito.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 19.03.07 19:01
Però la storia del permesso scritto per citare le tue trombonate è vera. L'ho letta anch'io.
Pubblicato da: sofferente - 19.03.07 19:04
non ho mai visto (si fa per dire) tanti rosiconi in una botta sola.
fà male, l'insuccesso...
Pubblicato da: sitting targets - 19.03.07 19:13
@ Sofferente:
Quella è vera, solo quella: per altro il disclaimer sul mio blog parla chiaro, è lì da una vita, da quando ho messo su il blog. La CCL c'è pure: ma tanto è solo per. Punto. E però: le mie trombonate, chissà perché... Odio i puntini di sospensione, ma stavolta non se ne può fare a meno. :-) Ciao.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 19.03.07 20:04
Leggo nei commenti al post indicato da Angelini
"Il passaggio 'incriminato' è comparso prima nei commenti di Vibrisse, e dopo è diventato un post sul blog di Iannozzi. Quindi, in pratica, Iannozzi ha preso un pezzo di Vibrisse e ci ha messo sopra un copyright esclusivo con divieto totale di riproduzione. Cosa sommamente scorretta, dal momento che Iannozzi non può accampare alcun diritto di proprietà esclusiva su quanto appare su Vibrisse, nemmeno se in calce reca la sua firma. Dal momento in cui si lascia un commento sul blog di terzi, si è già esplicitamente rinunciato a un'esclusiva su quel testo da far valere sul proprio blog.
Avv. Spaziali"
Di qui i sospetti di trombonismo?
Pubblicato da: sofferente - 19.03.07 21:04
@ SOFFERENTE
Ma lascia da parte Angelini e quel commento, firmato da chi?... (La netiquette dice che) Non si riprendono i commenti lasciati per farne dei post, per giunta inquinati come sono quelli di Angelini, dove riuscire a capirci qualche cosa è impresa titanica.
La netiquette Angelini non la vuol conoscere né tanti altri, se questo può tornargli utile in qualche modo, anche solo per tirarsi un pelo dal naso. :-)))
Una volta - poi spero che con questa cavolata la si faccia finita - qualcuno portò uno stralcio di una e-mail in una mailing list: putiferio. Te lo lascio immaginare.
Pensa se io venissi da te, Sofferente, e prendessi i commenti lasciati dai tuoi ospiti - non so se hai un blog. Comunque poniamo che tu ce l'abbia: io vengo, prendo i tuoi commenti, li copio&incollo, li inserisco in un altro contesto o in uno più o meno simile, e ne faccio un post. Ti piacerebbe? Penso proprio di no.
Infine: se qualcuno poteva accampare limitatamente dei diritti su quel commento, semmai il gestore di Vibrisse, citando l'autore e dando le indicazioni minime per rintracciare chi l'ha lasciato, fosse anche solo per comprovare che quel tizio che lascia commenti esiste e non è un'entità, un x-files. :-)
Comunque il commento è diventato un post composto: la bozza incompleta lasciamola all'Angelini. E che se la goda. :-)
Ciao
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 19.03.07 21:44
Angelini aveva indicato correttamente la fonte. La scorrettezza è di Iannozzi, che sistematicamente raccoglie i commenti che lascia su altri blog (Vibrisse e NI, soprattutto) e poi li ripubblica sul suo sotto la scritta:
"© - Tutti i contenuti di questo blog possono essere riprodotti previo consenso scritto dell'Autore.
Tutte le violazioni saranno perseguite a termini di Legge".
A casa mia questo si chiama essere LADRI.
Pubblicato da: sofferente - 19.03.07 21:56
Orpo: sono l'unico che ruba a sé stesso.
Vero: lascio commenti su Vibrisse e su N.I., molto spesso in forma di bozza. Poi li riprendo, li metto a posto, ne faccio dei post per il mio di blog. Ma quelle parole sono le mie. Accidenti: rubo alla mia stessa penna. Incredibile: ladro verso me stesso.
E quando prendo da un post che è su Vibrisse o N.I. è sempre indicata la fonte in maniera inequivocabile.
Sofferente: per favore, mi facci il piacere. Mi facci il piacere.
E giacché di Rio non si parla più ma si sta imbastendo qualcos'altro, levo il disturbo. Però se vuoi, Sofferente, puoi riprendere il discorso da me, sul mio blog, visto che l'argomento ti sta così tanto a cuore. Altrimenti, farewell.
I miei auguri per "Rio" a Leonardo Colombati, al di là di quello che ne possano pensare D'Orrico, Parente, ecc. ecc. e in ultimo io se un mignolo lo valgo.
IANNOZZI GIUSEPPE LADRO DI SE' STESSO
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 19.03.07 22:24
Shhhhhh...
Vostradamus
Pubblicato da: Vostradamus - 19.03.07 22:50
I commenti che Iannozzi lascia su altri blog sono da intendersi di proprietà di quei blog. Anche se li firma lui, non può imporre l'utilizzo che dovrebbero farne o non farne soggetti terzi.
Pubblicato da: Avv. Benasciuti - 19.03.07 23:01
Allora anch'io sono un soggetto terzo e ne faccio dei post. FINE.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 19.03.07 23:10
@ Sofferente
Dice Iannozzi: "Pensa se io venissi da te, Sofferente, e prendessi i commenti lasciati dai tuoi ospiti - non so se hai un blog. Comunque poniamo che tu ce l'abbia: io vengo, prendo i tuoi commenti, li copio&incollo, li inserisco in un altro contesto o in uno più o meno simile, e ne faccio un post. Ti piacerebbe?"
Nel post dell'8 marzo riportai una scheda tratta dal libro di Scarpa-Giacon "Amami", poi, col mio gusto per gli accostamenti eterogeni, aggiunsi 3 pareri: quello del trombonazzo Iannozzi (citando correttamente fonte e nome dell'autore), quello di Gerolamo Di Michele e un chiarimento di Tiziano Scarpa stesso. E' tutto ancora là, per chi abbia voglia di verificare.
Pubblicato da: Lucio Angelini - 19.03.07 23:15
eterogenei
Pubblicato da: Lucio Angelini - 19.03.07 23:16
"Allora anch'io sono un soggetto terzo e ne faccio dei post. FINE."
Fine un cazzo, purtroppo, perché tu vuoi impedire agli altri di usarli, minacci denunce, parli di furto etc.
Pubblicato da: fine cosa? - 19.03.07 23:24
Scusandomi con l'interessato, qualora ritenesse che sono indiscret*, ne approfitto, visto che è ricomparso, per:
1) fargli gli auguri per il suo onomastico;
2) chiedergli: ma non te n'eri andato, circa un mese fa, sbattendo violentemente la porta e dicendo che in questo condominio non avresti più messo piede?
2 bis) chiedergli, ancora, se per caso è un parente.
Così, caro ragazzo, solo per tenere aggiornate le tabelle relative alla "mobilità" del personale, albero genealogico compreso...
Vostradamus
Pubblicato da: Vostradamus - 19.03.07 23:25
Nel mio post segnalavo il fatto che alcuni critici letterari, per stigmatizzare quella che secondo loro era un’operazione-spazzatura in spregio alla letteratura, non hanno fatto altro che utilizzare quello stesso secchio d’immondizia che a parer loro aveva irritato i loro sensibili nasini. Senza aver letto un rigo del mio romanzo (o, in un caso, appena una cinquantina di pagine), i signori Parente, Paris, Scurati, ecc. si sono prodotti in raffinati insulti dandomi dello “stronzo”, del “supplì”, del “furbetto del quartierino” e del “figlio di palazzinari”.
Alcuni amici mi avevano consigliato di non replicare. Ma io ho scelto di farlo perché… perché sono fatto così: se non reagisco mi faccio il sangue amaro.
Ringrazio chi mi ha espresso solidarietà. E rispondo ad alcuni commentatori.
FASTIDIUS scrive che io avrei “fatto una bella e credo riuscita operazione di sfondamento nel panorama degli scrittori che contano nella nostra italietta letteraria, con Piperno, Moccia e compagnia bella. Infatti di tutti i commenti qui sopra caga solo quello di Parente, gli altri sono mica degni”. No, caro Fastidius, sei degno di risposta pure tu, come vedi; anche se sei un anonimo sotto pseudonimo che ironizza in modo originale sul fatto che io sia grasso, definendomi Scrittore Elevato Soprappeso. Lo prendo come un complimento: mi hai incluso in un elenco che comprende, tra gli altri, Balzac, Flaubert, Capote e Gadda.
MASSIMILIANO PARENTE, dopo avermi definito uno “stronzo” su Libero, scrive che:
1) partecipa a polemiche mondane solo se è pagato abbastanza ed ha carta bianca;
2) aggiunge di non capire “cosa c’entri il mio parere, l’indignazione, la ribellione, la critica violenta a ciò che è intollerabile con gli ‘sgarbini’”;
3) precisa che: “non sono mai stato a pranzo o a cena con te e Piperno e D’Orrico e Siciliano, ma se invitato, neppure ci sarei venuto”;
4) e conclude che “se per voi la letteratura è un gioco di società fate pure”.
Stamattina mi arriva una e-mail da parte di un giornalista di Libero (il giornale a cui collabora Parente) che mi chiede se io sia interessato a un’intervista/dibattito a Radio Padania “a proposito del nuovo libro e della discussione che si è sviluppata sul tema. Come altro ospite o controparte verrebbe Massimiliano Parente, visto che tra voi si è sviluppata un’interessante discussione – che è mio interesse mantenere in toni se non cordiali per lo meno educati durante la trasmissione”.
Allora mi viene da pensare che:
1) se Parente vuole partecipare a questa polemica mondano-radiofonica evidentemente lo fa perché è pagato abbastanza;
2) Parente non avverte – col fiuto che ha – puzzo di “sgarbismo” quando gli si propone una lite da pollaio che invece a me fa subito pensare ai finti duelli rusticani tra Sgarbi e Cecchi Paone;
3) Parente si vanta di non essere mai stato a pranzo o a cena con me (anche se ricordo che abbiamo fatto colazione insieme, una mattina, a viale Libia), ma ritiene che uno studio radiofonico sia meno compromettente di un ristorante o di un bar, come se parlare con qualcuno, sia pure con qualcuno che la pensa diversamente, abbia un senso solo quando ci siano più di cento persone ad ascoltare;
4) ha un concetto perlomeno elastico dei “giochi di società”.
(N.B.: Al giornalista ho risposto: “Grazie dell’invito, ma non sono disponbile”).
VALTER BINAGHI scrive che “Rio con la faccenda dei tinelli e associato al tuo amico Piperno col suo borghese proustiano e pipparolo mi sa di sberleffo alla miseria fuori tempo massimo”. È una reazione a una mia frase contenuta nell’articolo di D’Orrico: “Basta coi tinelli che puzzano di sugo”. Ora – mi sembra ovvio ma comunque lo spiego – con ciò non volevo insultare chi in quei tinelli mangia la pastasciutta, ma evidenziare il mio fastidio nei confronti di un clichè letterario. Secondo me (ma questa è una personalissima opinione), a monte c’è un certo cinema italiano, quello appunto da “tinello e cucina”. È un genere che è nato dalla scarsezza dei mezzi finanziari in cui versa il nostro cinema, ma che ha prodotto un’estetica fatta propria pari pari dalla narrativa.
Questo mi dà l’occasione di chiarire un altro punto. Rio è (anche, ma non solo) un libro che racconta l’ambiente borghese romano, ma se coloro che mi accusano di essere uno scrittore “ricchista” l’avessero letto si sarebbero accorti che il ritratto che faccio di quell’ambiente è tutt’altro che benevolo. Il palazzinaro che secondo Antonio Scurati sarebbe mio padre, e che invece è il padre del protagonista (una bella differenza!) non è certo quello che potrebbe definirsi un personaggio positivo. A pagina 68 scrivo: “Era un ex muratore: impossibile fregarlo. Andava in giro per i cantieri dall’alba al tramonto, sorvegliando le maestranze, controllando che neppure un granello di arena venisse sprecato, contando i mattoni ad uno ad uno, provandole tutte per risparmiare anche solo mezzo chilo di cemento. Aveva messo gli annunci su ‘Il Messaggero’: ‘Vendonsi appartamenti di tre camere e servizi. Massime facilitazioni di pagamento’, e ogni domenica se ne stava seduto su uno sgabello, davanti a un tavolaccio di compensato, ad aspettare che dalle borgate arrivassero i compratori, ai quali chiedeva un terzo in anticipo e il resto pagabile con le cambiali. In dieci anni di speculazioni edilizie aveva accumulato un gruzzolo sufficiente per permettersi una moglie laureata in Storia dell’Arte, un figlio, un paio di amanti, un villone con campo da tennis dalle parti di piazza Giochi Delfici, la casa a Cortina e al Forte dei Marmi, la Porsche, un costosissimo divorzio, e un’ostilità permanente da parte del predetto figlio, che poi sono io, io che mi faccio la barba e lo aspetto a pranzo come una maledizione”.
Verso la fine del libro, poi, il protagonista ragiona sulla malattia del padre dicendo: “È giusto così: dall’argilla al mattone, dal mattone alla polvere. È biblico. Perché mai l’intrico di speculazioni, accordi sindacali, temerari investimenti, conti all’estero, oblique società in accomandita, piani regolatori, sfruttamento della manodopera e capacità imprenditoriale che ha prodotto quella che con un po’ di moralismo siamo soliti definire ‘una fortuna’ non dovrebbe essere spezzato dalla spada gordiana della vecchiaia del fortunato, se non della sua morte?”.
Vorrei infine chiedere un favore a GIUSEPPE IANNOZZI e a LUCIO ANGELINI (per inciso, in passato ho avuto modo di dialogare sul web con il primo, ed è stata una bella esperienza; lo ringrazio per questo). Vi pregherei di non utilizzare questo piccolo francobollo che mi sono ritagliato per scambiarvi recirproci insulti. E lo faccio pretendendo (sommessamente) rispetto. Credetemi, non sono stati giorni piacevoli per me, questi ultimi; e malgrado si possa sempre fingere che gli insulti scivolino via senza lasciar traccia, purtroppo non è così. Questa polemica piccina può essere giudicata un inutile e insopportabile piagnisteo, una marpionata, una cosa scadente. Ma per me era importante farla; perchè accetto qualsiasi critica sul mio lavoro mentre non tollero che si cazzeggi sulla mia vita privata, sulle mie amicizie e sulle mie abitudini alimentari. Non mi sono fatto il mazzo per quindici anni per venire liquidato come un ciccione che divora code alla vaccinara in compagnia di furbetti del quartierino. Non ho mai usufruito di alcuna raccomandazione in ambito letterario (come il mio primo editore, Giulio Mozzi, potrà testimoniare); ho inviato il mio primo romanzo per posta ordinaria a venti editori, tutti a me sconosciuti, e ho avuto la fortuna (se volete chiamarla così) di essere pubblicato soltanto grazie ai miei - presunti, discutibili - meriti artistici; sono stato chiamato a collaborare a giornali e riviste sempre e soltanto da persone che non mi conoscevano ma che avevano apprezzato le cose che scrivevo; e negli ultimi tre anni ho conosciuto e stretto amicizia (anche) con molti scrittori, come credo sia naturale. Il fatto che queste amicizie siano messe alla berlina da degli imbecilli invidiosi (non di un inesistente successo o "potere", ma di un sentimento che evidentemente sono incapaci di dare o ricevere) mi disgusta profondamente. Parlare di "mafie" e "conventicole" è prima di tutto fuori dalla realtà e in secondo luogo offensivo.
Pubblicato da: Leonardo Colombati - 20.03.07 12:16
Ci hai ragione, ma se Iannox mi provoca con la frase iniziale "P.S. per LUCIO ANGELINI: No, non puoi prenderlo questo commento, perché non è abbandonato qui per gli avvoltoi." a me non resta che rispondergli per le rime nella SEDE in cui è volato l'insulto. Ti ricordo, però, che Capote da giovane era strafigo, come attesta la foto originaria in "Arpa d'erba":- /
Pubblicato da: Lucio Angelini - 20.03.07 12:26
Caro Leonardo,
moltissimi scrittori italiani (e non solo gli emergenti, ma anche quelli consolidati) sono pronti a farsi intervistare da D'Orrico. Siamo sinceri, il "Magazine" del Corsera è il più venduto dei panini dei quotidiani (oltre al "Venerdì" di Repubblica). E' logico che RCS, editore del tuo romanzo, debba garantire una promozione commerciale ai propri prodotti. In gergo aziendale, si parla di sinergia. Lo fa Panorama con i libri Mondadori, ad esempio. Non è pubblicità occulta, ma quasi.
E' chiaro che la cosa dia fastidio a quanti pubblicano libri con piccoli editori non dotati della stessa potenza economica-commerciale garantita ovviamente dalle majors. Per dirla in gergo discografico, sarebbe come se la Rough Trade volesse competere con la Warner Bros o la CBS. Lo sfogo rabbioso dei colleghi, scaturito nei vari articoli pubblicati, mi ricorda le polemiche dei vari movimenti punk contro Joe Strummer, Mick Jones & Co. per il fatto che i Clash scelsero di firmare un contratto discografico con la CBS e non con l'ennesima piccola etichetta indipendente.
Perciò, caro Leonardo, fregatene alla grande. Anche se ci divide (tra le tante cose) il tifo calcistico, da interista verace dico soltanto che se la vittoria è ormai certa, ce la dobbiamo godere. Tu l'hai goduta nell'anno d'oro dello scudetto di Capello con Totti, Martello Zanetti, Batigol, e così via. Io me la godo adesso col Fenomeno Ibra e la banda serba del prode Mancio. Semplicemente sei passato da uno stadio all'altro della tua carriera di scrittore: da un piccolo ad un grande editore, con tutto quel che ne consegue. Te lo sei meritato. Questo è un dato di fatto. Vai avanti per la tua strada. E se qualcuno ti critica per il fatto che scrivi su Il Giornale, che critichi pure. Esiste la libertà per farlo, ci sono altre persone che scrivono nelle pagine culturali de Il Giornale, ma che mantengono il loro spirito libero e sono rispettate per la loro grande caratura morale: mi riferisco a Choukhadarian (che scrive anche per Repubblica - edizione di Genova!) e a Giuseppe Conte.
Pertanto, Leonardo... keep 'on rolling! Ci vediamo nella finale della TimCup 2006/2007!
Pubblicato da: Achille Maccapani - 20.03.07 14:17
Non prendo tutto D'Orrico per oro colato, ma mi piace quando parla di letteratura americana, sono d'accordo con alcuni suoi giudizi, mi è piaciuto il libro di Piperno, e, come avevo scritto in commento al tuo altro post, ?rio' mi incuriosisce e lo leggerò presto.
Pubblicato da: laura - 20.03.07 14:20
Caro Colombati, le "mafie" e le "conventicole" esistono, invece, non sono affatto "fuori dalla realtà". Sono molto dentro la realtà e la determinano pure.
Come in tutti i settori, del resto.
Inutile, quindi, sparare così ingenuamente una falsità così grossa, solo per l'effetto retorico che ne può sortire.
Non siamo nati ieri, Colombati.
saluti
Pubblicato da: orneore - 20.03.07 14:22
Gentile Orneore, quando si parla di "mafie", al di là del dato penalmente rilevante, si presuppongono gruppi di persone che associandosi sviluppano un potere per trarne dei vantaggi o per condizionare il mondo in cui operano. Allora facciamo così. Lei adesso mi cita un caso - uno - in cui io abbia agito "mafiosamente", con l'avvertenza che se può farlo e vuole farlo dovrà farlo non con uno pseudonimo dietro il quale lei si possa nascondere per lanciare calunnie ma con un nome e un cognome veri, così che io avrò la libertà di querelarla se lei dirà il falso. Accetta?
Pubblicato da: Leonardo Colombati - 20.03.07 14:45
Allora Colombati, noi ci conosciamo.
Non benissimo. Neppure bene, ma ci siamo incontrati ed abbiam parlato un bel pò.
Il problema non sei tu, anche se Parente ritiene, con ben argomentate ragioni, che tu sia proteiforme. Siamo in Italia, ahimè, non in Svezia... se facessimo di ciò un peccato capitale l'intera penisola, tranne due o tre Noè, dovrebbe bruciare nelle fiamme della Gheenna...
Il problema è la marchetta di D'Orrico.
E' il trepido peana a queste tre colonne della letteratura contemporanea, con tanto di suffisso -ismo proprio delle scuole di pensiero... Piperno, Saviano, Colombati...che messi insieme hanno pubblicato 4 libri in croce e già si permettono di indicare l'opera di un illustre sconosciuto quale capolavoro assoluto degli ultimi 50 anni.
Dimenticando Sciascia e Bufalino e Calasso...e chi più ne ha più ne metta.
Questa, Colombati, è una parte del problema.
Sono l'atteggiamente da maitre a penser Trasteverino, l'incredibile affermazione di scrivere "per ricchi", l'aver dedicato un libro alla descrizione di un mondo che palesemente non conosci e per cui dimostri invece lipido, pardon libido (quello fuori delle colonne d'Ercole del Caffè della pace, di Colombini o del Greco, per intenderci...un esempio valga per tutti gli altri...un finanziere ebreo basta che faccia uno squillo al cugino romano e la ricetta dell'amatriciana filologicamente corretta gli arriva incorniciata con l'autografo della zia... forse tu intendevi "finanziere californiano") che mi rimandano all'Italia dei telefoni bianchi, la volenterosa, velleitaria olografia immaginata dal fascismo "borghese" per dare ai ceti privilegiati di quella specie di Marocco che eravamo nel '40 (ma anche nel '50 e '60...evviva il neorealismo che ci permette di saperlo) la sensazione di essere a la page e soprattutto alla pari con gli altri paesi occidentali...
Queste sono le altre parti del problema.
Ora, se vuoi scrivere così e c'è chi ti legge (me incluso, l'ho già ordinato, non sarebbe serio a questo punto non comprarlo e non leggerlo in toto, nonostante l'istintiva avversione per il Manzoni del 2007, tal Ravensburger o giù di lì ), nulla quaestio.
E' invece indecente prestarsi così allegramente e con tanto compiacimento alla marchetta di un critico di regime.
Dà la sensazione che anche tu, anche De Siati, anche Piperno, anche Saviano siate "di regime" ... ciascuno rivolto a coprire scientificamente una specifica fascia di lettori ... tu gli pseudo-pariolini, Saviano gli antagonisti assimilati, De Siati i giovani cattocomunisti precarizzati, Piperno i più raffinati ed esangui Riva-dipendenti.
Non lamentarti quindi troppo delle critiche che hai ricevuto o che riceverai, sia perchè hai prestato loro ampiamente il fianco sia perchè ci sarebbe ben di peggio da dire.
P.s. Ad ogni modo è evidente che se fossi mai preso dalla fregola masochista di voler scrivere qualcosa su di un politico italiano Il cavaliere mascarato sarebbe l'unica possibilità...
Vale et ego.
Pubblicato da: Lufock Holmes - 20.03.07 14:45
Gentile Lufock Holmes, lei scrive che noi ci conosciamo, che "ci siamo incontrati e abbiamo parlato un bel po'". Credo di non essere del tutto rincoglionito (non ancora) e quindi dovrei ricordarmi di un tale Lufock Holmes. Eppure, niente... Non mi suona alcun campanello; non riesco proprio a pensare a chi potrebbe essere la persona che si nasconde dietro uno pseudonimo così idiota.
Eppure un battutista del suo rango ("lipido, pardon libido", roba da fratelli Marx) dovrei tenerlo tra i miei ricordi più cari.
Pubblicato da: Leonardo Colombati - 20.03.07 14:55
Caro Colombati,
capisco il tuo rammarico.
Ma vorrei esserci io al tuo posto.
Due libri in libreria, recensione di D'orrico, belle amicizie, belle collaborazioni.
E in questo non c'è polemica.
Non ho scritto altri commenti in questo post, per intenderci.
Quindi: hai detto la tua; hai un bel libro (spero, non l'ho letto) appena uscito con rcs; non ti rimane che esserne felice.
consigli:
non perdere tempo con chi pensa male di te e dell'opera tua;
non rispondere a gente come Angelini, guitti senza lavoro (presumo, visto che sono sempre lì, a intervenire, a fare i simpatici senza la minima possibilità di esserlo);
offri una bella cena a tutti i tuoi amici, famosi e meno, per festeggiare i tuoi successi.
Le celebrazioni, post-mortem; quindi c'è d'aspettarare.
firmato:
uno che si è rotto di tutta 'sta discussione
Pubblicato da: solite_cose - 20.03.07 15:12
Le "avventure di Lufock Holmes" di Cami, a cura di Roberto Pirani.
Sellerio, Palermo 1987. - 94 p.
I veri ricchi ne vanno pazzi! .)
Pubblicato da: Lufock Holmes - 20.03.07 15:16
Colombati, lei sta dimostrando di aver perso il controllo.
Io non ho affatto detto che lei appartiene a una "mafia" o "conventicola". Né che lei abbia mai agito "mafiosamente".
E' chiaro?
Ho detto che le mafie e conventicole "esistono". Ed esistono in molti settori dell'economia, compreso quello editoriale.
Dicendo che esse "sono fuori dalla realtà", lei dice una grossa sciocchezza, dettata dal fegato e non dal raziocinio.
Non insista su questo punto, la prego, altrimenti finisce per parodiare certi film ambientati in Sicilia.
Pubblicato da: orneore - 20.03.07 15:19
Leonardo(scusa se ti dò del tu): grazie per i tuoi cialtroni. Veramente. Mi sono piaciuti moltissimo nel loro vuoto "adorno". E non abito ai Parioli!
Detto questo, sai bene quali crimini ti sei macchiato. Sei capace, ti pubblica Rizzoli, su magazine si parla bene di te...e hai pure preteso di creare dei personaggi politicamente scorrettissimi. Vai avanti per la tua strada, e grazie per la vis eroicomica di Rio. Non se ne poteva più con questi piagnoni intenti a guardarsi i peli dell'ombelico.
Pubblicato da: lucy - 20.03.07 15:34
Cara Lucy,
già un anno fa Parazzoli aveva detto che non se ne poteva davvero più di "questi piagnoni intenti a guardarsi i peli dell'ombelico". Questa narrativa stantia, tutta rivolta nei pseudodrammi personali, priva di ampio respiro, priva di potenza descrittiva nella contestualizzazione, ha ormai fatto il suo tempo!
Colombati ha varcato la soglia fatidica di Stargate. A lui vanno i migliori auguri!
Pubblicato da: Achille Maccapani - 20.03.07 15:45
Gentile Lucy, "Guardarsi i peli dell'ombelico" si definisce "onfaloscopia"...poichè questa pratica ascetica è stata causa di guerre sanguinosa e di accese diatribe teologiche, sarebbe il caso di parlarne con più rispetto.
Ad ogni modo credo che lei abbia intuito correttamente...è facile che proprio perchè impossibilitato da celebri scorpacciate di pancotto a realizzare agevolmente tal pratica onfaloscopica, Colombati si sia differenziato dai piagnoni succitati ed abbia dato vita all'eroicomico "Rio", così "adorno" di vuoto.
:)))
Vale et ego.
Pubblicato da: Lufock Holmes - 20.03.07 15:49
Al posto dei libri non letti, si parla di un supposto prodotto mediatico "made in D'Orrico", come dice Binaghi un simulacro, qualcosa di molto ma molto simile ai candidati del "Grande Fratello", ognuno orientato al suo target. Questa che si vuole critica della logica del mercato e dello spettacolo è in realtà una risposta che la rafforza e che ne è schiava. Tra l'altro la sostituzione dell'autore e dell'opera col personaggio avviene anche in assenza di operazioni direttamente mediatiche. E' una comunità come quella dei lettori che si incontrano in rete, ad esempio, che ha formalizzato l'aura sacerdotale intorno a Moresco, amandolo o esecrandolo per questo talvolta più che per i suoi libri. Poi sì, magari dev'esserci una qualche collaborazione dall'altra parte, ma per fare questo ballo bisogna essere almeno in due.
Molti grandi scittori sono stati dei veri e propri stronzi, molti hanno avuto vanità e sete di successo abnormi, ma sono stati e rimangono grandi scrittori. Credo che chiunque scriva abbia almeno il diritto di essere letto. Altrimenti davvero stiamo assistendo con una certa complicità di pubblico da circo ai vari gradi e modi con cui si celebra la "morte dell'autore".
Pubblicato da: helena - 20.03.07 16:40
@ Lufock Holmes -
Oddio: Lufock Holmes mi piaci quanto e forse più di me. Non posso che sottoscrivere.
Senti Lufock Holmes: mi dài il permesso di riprendere in toto il tuo commento, quello primo qui lasciato, e farne un post, ovviamente con il nick che hai scelto?
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 20.03.07 16:52
Sono "il giornalista di Libero" che ha contattato Leonardo Colombati per proporgli di partecipare alla trasmissione radiofonica di cui fa menzione in un precedente post. Intervengo solo per fare alcune precisazioni.
Come ho specificato nella mail (privata) inviata a Leonardo Colombati, scopo della trasmissione voleva essere quello di dare spazio a una polemica - a mio avviso estremamente interessante - nata a proposito del suo libro dopo il pregevole articolo di Parente su Libero. Non certo quello di dare vita a un “pollaio” o a qualche litigata in diretta in stile Buona Domenica. Per questo motivo ho specificato nella mail la mia intenzione di invitare Massimiliano Parente (evitando giochi sporchi e sorprese) e il mio desiderio di mantenere, se non cordiali, almeno educati i toni del dibattito. Pensavo che fosse una precisazione superflua, visto che tutte le puntate della trasmissione che curo (“Terra di nessuno”) si svolgono all’insegna della pacatezza, senza trivialità. Evidentemente mi sbagliavo.
L’idea di invitare Colombati e Parente è nata indipendentemente da Libero, dalle cui scelte il programma è del tutto slegato.
Massimiliano Parente, che ha dimostrato estrema gentilezza accettando l’invito (e per questo lo ringrazio, confermando la stima che ho per lui), non ha suggerito in alcun modo il tema e gli ospiti. Anzi, le modalità della sua partecipazione erano ancora da stabilire. In ogni caso, non avrebbe percepito alcun compenso, come del resto tutti gli ospiti del programma.
Ho ricevuto solo pochi minuti fa la mail in cui Colombati mi spiegava di non poter intervenire. Gli ho anche risposto, chiedendogli il motivo della decisione (evidentemente la presenza di un preciso interlocutore). Le modalità di svolgimento della trasmissione, quindi, erano ancora tutte da stabilire e riguardavano soltanto me e gli invitati, non certo il pubblico del web.
Mi dispiace che Leonardo Colombati non voglia partecipare. Visto che ormai, per sua iniziativa, le dinamiche organizzative della trasmissione si sono trasferite nella sfera pubblica, confermo il mio invito a Massimiliano Parente – che considero un grande scrittore e uno straordinario pubblicista - a partecipare, anche per parlare del romanzo di Leonardo Colombati. Aggiungo anche che sarà presente pure Davide Brullo, che cura una rubrichetta all’interno della trasmissione. Confermo pure il mio invito a Colombati. Se vuole partecipare, è il benvenuto, altrimenti, se vuole, si ascolti il programma. Le linee sono aperte, può chiamare in qualsiasi momento per intervenire, fra le 17 circa e le 18.
Grazie,
FRANCESCO BORGONOVO
Pubblicato da: Francesco Borgonovo - 20.03.07 17:30
Gentile Borgonovo,
nel ringraziarla ancora dell'invito alla sua trasmissione, tengo a precisare che il mio rifiuto non vuol mettere in discussione la sua professionalità, ma è solo frutto di un mio pregiudizio sfavorevole verso chi - come Masimiliano Parente - mi ha dato pubblicamente dello "stronzo". Il fatto che Parente si schifi a prendere col sottoscritto anche solo un caffè e che poi sia pronto a confrontarsi con me pubblicamente, mi sembra peraltro indicativo del modo di ragionare di Parente.
Non conosco lei, gentile Borgonovo, ed è mia abitudine pensare sempre bene delle persone finché non mi provano il contrario. Ma non mi fido di Parente, che reputo un ottimo scrittore ma anche un provocatore che scivola - come qui ho provato a dimostrare - troppo spesso nell'insulto fine a se stesso. La mia ambizione (chissà quanto soddisfatta) è quella di essere uno scrittore; e non ho alcuna velleità di trasformarmi in un pugilatore televisivo. Conoscendo il mio brutto carattere credo che non lascerei lo studio senza spargimenti di sangue...
Peraltro, lei mi annuncia che in trasmissione (una trasmissione in cui, da quanto capisco, si dovrebbe parlare del mio libro) interverrà anche Davide Brullo, giornalista legato a Parente in quanto entrambi collaboratori del "Domenicale" ed entrambi stroncatori dei miei libri senza averli letti. Mi riferisco ad un articolo che Brullo pubblicò sul "Domenicale" il 5 marzo 2005, intitolato "I capolavori del nulla. Su quelli che con spavalderia spacciano la mediocrità per genio" (è possibile leggerlo a questo indirizzo: http://www.perceber.com/archives/dicono_di_perceber/index.html). La cosa strana, di quell'articolo che sbertucciava il sottoscritto e il suo primo romanzo "Perceber", era che "Perceber" sarebbe uscito soltanto due mesi dopo.
Il sospetto che la sua trasmissione potrebbe trasformarsi in un agguato, come vede, non è del tutto peregrina. E lei mi concederà che non è del tutto insensato dubitare di una trasmissione su un libro a cui partecipano due recensori che dichiarano di non leggere ciò che recensiscono.
Cordialmente.
Leonardo Colombati
Pubblicato da: Leonardo Colombati - 20.03.07 18:10
Gentile Colombati,
intervengo di nuovo solo per specificare che Davide Brullo interviene solitamente alla fine del programma, consigliando libri da leggere. Quindi non avrebbe partecipato al dibattito. In questo caso, il legame che li unisce è la stima che nutro per loro come autori e commentatori. Per il resto, la mia disposizione nei Suoi confronti non muta, a me interessa ciò che si scrive nei libri e al massimo nei giornali e nelle riviste a proposito dei libri. E di questo vorrei parlare, le mie capacità giornalistiche e recensorie permettendo.
Cordialmente
Pubblicato da: Francesco Borgonovo - 20.03.07 18:17
Gentile Lufock, grazie per il "guitto senza lavoro". Ci ha quasi azzeccato: sono andato volontariamente in baby-pensione e posso permettermi di bighellonare in rete in libertà, e non solo, ma anche di mandarla a cagare. Infatti non ho bisogno di tenermi "buono" proprio nessuno, meno che mai un cretino come lei.
Pubblicato da: Lucio Angelini - 20.03.07 19:27
Spett. Francesco Borgonovo
se a Lei (cito) "interessa ciò che si scrive nei libri e al massimo nei giornali e nelle riviste a proposito dei libri", cosa La spinge a concepire un dibattito tra uno scrittore e un (critico) che dichiara pubblicamente: “Non finirò di leggere l’ultimo romanzo di Colombati, per una sola ragione: D’Orrico gli ha dedicato cinque pagine sull’ultimo Corriere Magazine, risparmiandomi la fatica e confermando quello che pensavo a pagina cinquanta". Va bene che Lei scrive per lo stesso giornale che ha pagato questo articolo fermo a pagina 50, ma se, per dire, Colombati avesse detto ciò che dice nel post qui sopra (oggi, ore 12.26) citando pagina 68, il dibattito come proseguiva? La trasmissione finiva lì, con eventuale coda dei consigli di lettura di Brullo che commentava libri in uscita nel prossimo maggio? Che dice, inoltro una vibrante lettera di protesta al giornale per cui collaboro, chiedendo un immediato raddoppio (almeno) della tariffa, oltre a carta bianca e conseguente uso del bidet redazionale, per aver letto fino alla fine (talora due volte) i libri recensiti, o aspetto che i summenzionati recensori armati di carta bianca mettano su una Scuola di Lettura Creativa in cui s'insegna come capire un libro senza leggerlo e m'iscrivo senz'altro?
Pubblicato da: girolamo - 20.03.07 19:34
Ooops. Ho sbagliato clamorosamente destinatario. Non a Lufock, ma al tizio o alla tizia che si firma "Solite cose" era rivolta la mia risposta da "guitto senza lavoro". Mi scuso con Lufock. Sarebbe bello se ognuno trovasse la dignità di firmare con chiarezza almeno i propri insulti.
Pubblicato da: Lucio Angelini - 20.03.07 22:21
Girolamo: «aspetto che i summenzionati recensori armati di carta bianca mettano su una Scuola di Lettura Creativa in cui s'insegna come capire un libro senza leggerlo e m'iscrivo senz'altro?»
Mi sa che non dovrai aspettare a lungo. Il sussidio didattico è bell'e pronto: Pierre Bayard, Comment parler des livres que l'on n'a pas lus?
http://www.leseditionsdeminuit.com/f/index.php?sp=liv&livre_id=2514
Pubblicato da: Luca Tassinari - 20.03.07 22:44
Visto che sono in un conseso di letterati, dico subito che sono uno che legge e non scrive mai.
Mi firmo, perchè non mi vergogno di dire quello che penso.
al dottor Angelini, dico: lei dovrebbe imparare le buone maniere, a me me le hanno insegnate e io di mestiere faccio il ragioniere.
intervenire continuamente come fa lei con i fatti suoi, con le belle trovate che ha (che non fà ridere nessuno.....) non è educato.
per chi legge come faccio io una cosa che da fastidio.
poi sciccome sono curioso sono andato a mettere il suo nome su ibs e questo è il report:
2000
L'incredibile storia della fata Fatuccia e della strega Forestana. Allarme rosso per la letteratura giovanile
Angelini Lucio, Libri Molto Speciali
€ 7,23
1999
Il babbo che credeva a Babbo Natale
Angelini Lucio, Libri Molto Speciali
€ 11,36
Quel bruttocattivo di papà Cacciari!
Angelini Lucio, Libri Molto Speciali
€ 6,71
mentre sulle cose che lei scrive in rete dice di avere scritto decine e decine di libri.
mi sento meglio io a essere ragioniere e a non vergognarmene.
Agli altri volevo dire che state nel ridicolo.
che mo se scrivo che mi ha scritto una lettera il papa, scrive pure lui qui e dice che non era vera.
Saverio
Pubblicato da: francesco saverio de gregorio - 20.03.07 23:34
Questa che D'Orrico ha scritto la recensione perché quello di Leo è un libro RCS mi fa sganasciare dalle risa. E allora quando scrive di Roberto Saviano che è Mondadori che fa? Un favore alla concorrenza? E quando recensisce Sironi o Garzanti?
Ma finiamola, per favore, se dovete fare delle polemiche fatele con classe, che siete smentibili ad ogni pie' sospinto.
Pubblicato da: gianni biondillo - 20.03.07 23:56
Caro Francesco, la tua affermazione "sulle cose che lei scrive in rete dice di avere scritto decine e decine di libri" non è suffragata da alcuna prova. Mai detto nulla di simile. E' però vero che - come traduttore - io abbia al mio attivo oltre cento opere letterarie affidatemi dai maggiori editori italiani, tra romanzi e saggi: puoi verificare nel sito dell'opac. Come scrittore per ragazzi, invece, hai ragione, posso "vantare" appena mezza dozzina di titoli con El-Emme-Einaudi Ragazzi, Loescher Editore, Panini Ragazzi, Flammarion, oltre quelli da te citati, ma poiché risalgono agli anni '90, sono ormai fuori catalogo. Contento? Non è mia abitudine millantare crediti non miei. Nella mia vita il mio vero lavoro è stato quello di insegnante. Attualmente collaboro con Vibrisselibri, curo il blog 'Cazzeggi letterari' e mi dedico soprattutto alle gioie dell'alpinismo. Ora che sai tutto di me, rasserenati. Poiché FIRMO sempre i miei interventi in rete, appena li riconosci saltali e non spazientirti inutilmente. Tu scrivi pure quello che vuoi, ma lascia anche a me il diritto di cazzeggiare a mio piacere. Punto.
Pubblicato da: Lucio Angelini - 20.03.07 23:57
visto che ci diamo del tu....
se i libri esitono sono su isb.
su ibs non ci sono.
ti chiedo solo: perchè non cerchi di essere più educato?
oppure ti trovi un hobbi.
non penso di essere l'unico a pensarla cosi.
sarebbe bello se ci provi
saverio
Pubblicato da: Francesco saverio - 21.03.07 00:16
Commenti irresistibili. Tutti.
Qui (nello spazio commenti intendo, non parlo di Rio) si delinea un fumettone ricco di sentimentalismo, rancori, vendette, colpi di scena, buonismo, solidarietà, querela, inviti a cena mancati e rifiutati in quanto mancati, attacchi trasversali, il giornalista furbetto ambisce a uno scannamento “pacato”, beghe di cortile, c’è anche del sangue, ci sono tomi sulle tempie e promesse botte in diretta, sbeffeggiamenti (ciccione! Caspita! Per fortuna non siamo andati sulle lunghezze dei peni o sui peli del culo a batuffoli, altrimenti ce ne sarebbe anche per chi ha rivolto l’epiteto in punta di forchetta).
Al fumettone manca ancora la storia d’amore (o di sesso), ma si può rimediare. Va bene pure una versione omosex, visto che di fanciulle ce ne sono pochine e i loro interventi, il mio compreso, non profumano di ratto muschiato.
Se va avanti così ne esce un bel volume pubblicabile da? Non so.
Nel caso mi prendo il merito dell’idea (la pubblicazione), in modo che nessun altro se lo accaparri (il merito): l’idea è mia. Sono disposta a cedere di fronte a una formula AA.VV. purché se ne parli (di cosa accade quando… e dove) e purché si dia vita a questa di-vulgo-azione.
Continuate così, siete bravissimi, c’è di che divertirsi leggendo. Grazie.
Ghega
Pubblicato da: Ghega - 21.03.07 00:22
Saverio, vedo che non hai molta dimestichezza col mercato librario. Ti suggerisco la lettura del post "Vanità di librità. Tutto è novità" nel mio blog, giorno 19 marzo. I libri fuori catalogo vengono eliminati anche da ibs, che è appunto uno shop. Smettila di atteggiarti a quello che la sa più lunga di tutti anche in ambiti in cui i tuoi limiti saltano agli occhi.
Pubblicato da: Lucio Angelini - 21.03.07 00:31
@ Lucio Angelini,
scuse accettate, ero rimasto interdetto .
@ Giuseppe Giannozzi
Quel che si pubblica in rete è di patrimonio della collettività, temo (e spero nello stesso tempo).
Certo che puoi usare quel che ho scritto, son anzi contento di sapere che qualcuno la pensa più o meno come me su qualcosa.
Pubblicato da: Lufock Holmes - 21.03.07 01:02
@ Lufock Holmes
Grazie infinite.
Per mio, posso dire che preferisco sempre chiedere il permesso prima di utilizzare materiale che non mi appartiene.
E aggiungo: ho sottoscritto quanto hai scritto, ciò significa che la penso largamente come tu hai scritto.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 21.03.07 07:21
Che emozione. E' nata una coppia:- )
Pubblicato da: Lucio Angelini - 21.03.07 09:25
Che emozione. E' nata una coppia:- )
Pubblicato da: Lucio Angelini - 21.03.07 09:26
Leonardo Colombati, se fossi in te (ovvio che non sono in te) non andrei più on line almeno per un mesetto, non riuscirei a reggere tutto questo, ma forse è il prezzo che si deve pagare per essere comunque uno degli scrittori "giovani" le cui opere sembrano rientrare ogni volta nella categoria "casi letterari".
Incredibile: non avrei mai pensato di essere contento che il mio libro passasse del tutto inosservato (naturalmente perché non meritava l'attenzione che meritano i tuoi: e vorrei sottolineare che non è ironica questa mia ultima frase, lo penso davvero).
(bene, che dite? in modo scaltro e arguto mi sono fatto un po' di pubblicità anch'io? :D)
Pubblicato da: Roberto Tossani - 22.03.07 09:06
@ Angelini,
perchè non delizia me e Iannozzi con un epitalamio fatto come si deve??
:)
Pubblicato da: Lufock Holmes - 22.03.07 12:35