« Dopo Carosello – Chi di voi ha tempo? | Main | Bottega di lettura »
20.03.07
Le piazze di Repubblica
di Elio Paoloni
[Elio Paoloni mi chiede di pubblicare in vibrisse questo articolo, da lui scritto per il Corriere del Mezzogiorno - dorso del Corriere della sera appunto per il Mezzogiono - e rifiutato. gm]
Si scopre che a Repubblica non garbano le manifestazioni. Francesco Merlo infatti, nel suo pezzo dell’8 marzo sui cortei pro e contro i Dico, usa il plurale: “Non ci piace in generale la piazza". Non ci era mai sembrato: l’unica piazza sgradita a certi giornali pareva fosse quella di San Pietro, quando accoglieva decine di migliaia di decerebrati accorsi contro ogni ragionevole considerazione ai funerali del Papa (e giù ironie contro questi rozzi presenziatori che scattavano foto col videofonino, code puzzolenti difese all’epoca da un magnifico articolo di occhiaie di riguardo Toni Capuozzo). In effetti, anche in questa occasione, si avverte simpatia per la manifestazione legittima, il “carnevale colorato" dei gay. Intollerabile invece l’annunciato “controcarnevale nero" (nero, si badi, è aggettivo usato per il clero e per l’aristocrazia al clero legata ma evoca inevitabilmente pericolosi rigurgiti fascisti), organizzato perché la Chiesa ritiene opportuno che gli omosessuali “si vendano nell’inferno del vizio". Come dire che gli etero che non si sposano avrebbero come unica alternativa quella di adescare sulle complanari. La frase ad effetto svela un pregiudizio dello stesso Merlo, un cedimento al luogo comune che vuole gli omo propendenti al vizio e al mercimonio. Se non ti faccio sposare ti induco al marciapiede? Bel servizio reso alla rispettabilità omosessuale.
“E’ Ruini e non gli omosessuali a credere che l’uomo sia una pratica sessuale". Come spesso succede, Merlo proietta sulla Chiesa la fissazione genitale che è in realtà del mondo. Naturalmente i cardinali pensano che l’uomo sia tutt’altro, come ripetono ogni giorno da diversi secoli. E se certi giornalisti possono far passare l’idea di una Chiesa che si occupa dell’uomo solo dalla vita in giù, ciò è dovuto proprio al fatto che tutto quanto promana dalla Chiesa viene ignorato: in fondo al setaccio mediatico restano solo le parole che riguardano le parti basse. Un giornalista dovrebbe conoscere quell’inno solare all’Eros che è l’enciclica Deus caritas est. Non dovrebbe ignorare le parole sulla Scienza che un Papa entusiasta, commosso, rapito, ha rivolto ai giovani in Piazza san Pietro in occasione dell’ultima Giornata mondiale della gioventù. Ma ci si guarda bene dall’occuparsene, così all’occorrenza viene più facile far passare gli uomini di Chiesa per morbosi bigotti antiscientisti.
Quello di Merlo è un capolavoro di mala fede: una tranquilla riunione di cattolici viene rubricata come “rumore di strada" (ad evocare fiammeggianti pogrom) sostenendo che “le persone perbene (fa piacere che torni in uso questa buona vecchia qualifica) non vanno in piazza contro gli omosessuali". E già qui c’è una forzatura retorica: tutt’al più si va in piazza contro una pretesa di alcuni omosessuali (non tutti gli omosessuali apprezzano l’idea del matrimonio) ma anche di alcuni eterosessuali). Ma lo sdegno affatturato di Merlo va oltre: queste organizzazioni cattoliche manifesteranno “contro una minoranza, che come ogni minoranza, bisogna proteggere e non decimare". Avete letto bene: “decimare". Siamo alla shoah, anzi ai gulag castristi. Insomma, tutti noi scribacchini adoperiamo artifizi e forziamo il senso, ma qui siamo all’assurdo: perché mai impedire che gli omosessuali si uniscano in matrimonio equivarrebbe a decimarli? Nel senso che non sarebbero in grado di riprodursi? E come si riprodurrebbero? Siamo alla fantascienza, siamo a qualcosa che nessuno – men che mai un omosessuale – si sognerebbe di sostenere: che bimbi adottati o nati da inseminazione verrebbero allevati come omosessuali.
Unendosi al coro, Merlo codifica come ‘diritti’ le pretese della piazza giusta. Sa che siamo tutti proni di fronte al termine diritti. Il trucco sta nella parolina che precede: riconoscimento. Se siamo già al passo del riconoscimento vuol dire che il diritto esiste già: qualcuno lo avrà sancito. Ma chi? Non si sa. Non se ne è mai discusso veramente: ci si trova continuamente di fronte a questa formulazione: io c’ho il diritto, tu perché non me lo riconosci? E sei alle corde, sei già tra quelli che si coprono gli occhi per non vedere, per non ‘riconoscere’. Il lato comico è che se sondi in questa direzione ti ritrovi faccia a faccia con il diritto naturale: siccome io nasco così, per natura, ho diritto. Ma non eravamo approdati al divenire storico del diritto? Tutto è cultura, no? Da dove discende allora questo innegabile diritto al matrimonio di chiunque vi aspiri? E se gli omo hanno diritto di sposarsi perché il mio amico incestuoso non dovrebbe sposare sua sorella, che è pure convivente? L’incesto non è forse naturale anche nel mondo animale? O dobbiamo vietarlo perché quella incestuosa è una minoranza più ristretta? Cosa c’è, lo sbarramento al cinque per cento? E chissà, ponendo mano alle statistiche (quelle usate per dimostrare la criminosità endogena della famiglia) potremmo scoprire che gli incestuosi superano la soglia. E se poi non la superassero avremmo una ragione di più per aderire alla loro causa: non vorremo mica sterminarli?
Non c’è più pudore, lamenta il giornalista di Repubblica, come si permettono di farsi vedere questi qui che “immaginavamo chini sulla teologia, a parlare di Assoluto, di Spirito, di Carità, a pensare in latino, in greco…". Così piacevano a Merlo. Certa gente è tollerata purché si trastulli in privato (come in privato si coltiva un vizio, tanto per restare nelle corde merliane). Chiusi in un ghetto a parlare di cose incomprensibili, inattuali, remote come il sesso degli angeli. Che scandalo vederseli per le strade. Come se non sapessero tutti che lo scandalo è l’essenza stessa del cristianesimo.
Non posso nascondere l’ammirazione per come Merlo tratteggia, con toni sentiti, l’atteggiamento che la Chiesa cattolica ha sempre tenuto nei confronti dei peccatori, omo o etero che fossero. Sottoscrivo per intero questa parte altissima. Senonché tutto ciò serve solo a preparare la botta: secoli di comprensione e di tolleranza sarebbero andati a farsi benedire per colpa di un bieco individuo collocato chissà perché alla presidenza della CEI. Tutta una gerarchia, una comunità intera, contagiate irrimediabilmente dalla ruiniana “volgarità entrata così sbracatamente in chiesa". Merlo non è sciocco, sa che sarebbe controproducente attaccare la Chiesa nel suo insieme. Così, come usa in questi casi, se la prende con la presunta mela marcia, isolando Ruini come se non fosse stato scelto, protetto e guidato da un Pontefice e non fosse in piena sintonia con quello attuale, del quale è stato anche grande elettore. Come se il suo successore non si preparasse a seguire quel solco.
Alla fine Merlo si dedica al gioco più praticato del momento. Come ogni italiano si sente titolato per dar lezioni al selezionatore della nazionale di calcio, così chiunque, da Baudo alla Littizzetto, sa esattamente cosa è bene per la Chiesa, cosa è bene per i cattolici. Ognuno di loro – specie se non è cattolico - è in grado di spiegare al Papa (guarda caso uno dei più fini intellettuali del pianeta) quale sia il vero messaggio di Cristo. E Merlo non si sottrae, lanciandosi in spericolate comparazioni: a lui viene in mente “quell’altra piazza aizzata contro il Cristo che arrancava sotto la croce, che fu dileggiato in piazza proprio perché diverso". E qui davvero occorre ribellarsi: non se ne può più di questo ‘abuso di categoria’. Diverso è ormai un termine beatificante, perché inscindibilmente collegato al diversamente abile, allo straniero indifeso e via correttamente elencando, ma non si può includere ogni diversità nella categoria protetta. Altrimenti nel parco naturale insieme a Gesù Cristo dovremmo accogliere anche i pedofili (nascono così, con quell’inclinazione, che ci vogliamo fare, sono diversi, e Alessandro Cecchi Paone ci saprà dire quale percentuale della popolazione rappresentano). Tanto per restare sulla diversità, ricordo con gran piacere il pomeriggio passato al Gay Pride di Roma, un corteo gioioso che, appunto, marcava con orgoglio la diversità, quella diversità che per decenni avevo dovuto sopportare di sentir nominare con violento disprezzo. E a nessuno di quelli che pronunciavano i termini spregiativi ero mai stato in grado di trasmettere il rammarico per non ritrovare in me sufficienti pulsioni omosex (era un periodo in cui, soprattutto per via di Proust e di Busi, pensavo seriamente - un po’ lo penso ancora oggi - che nessun etero potesse essere uno scrittore veramente grande). Di tutt’altro segno la penosa manifestazione di sabato, tesa all’omologazione. Di chi, dimenticando gli strali lanciati contro l’idea stessa di normalità, quella normalità vuol scimmiottare.
Non poteva mancare, in finale, il colpo da maestro: “non si può neanche immaginare Cristo che manifesta contro gli omosessuali". E con questo è detta davvero l’ultima parola: chi di noi può immaginarselo? D’altro canto non si potrebbe immaginarselo neppure che manifesta a favore. Né dei Dico né del rinnovo contrattuale dei Forestali. Cristo manifestava in altri modi, si sa. Noi dobbiamo accontentarci.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 20.03.07 10:35
Interventi
Se Merlo leggesse bene il discorso del Papa a Verona, 19 ottobre 2006 al IV Convegno della Chiesa italiana, si smarcherebbe un po' da questa ossessione di Ruini. Per chi volesse.
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2006/october/documents/hf_ben-xvi_spe_20061019_convegno-verona_it.html
Da quel che so io, la manifestazione di cui parla Merlo dovrebbe essere a favore della famiglia, per la famiglia e non tanto CONTRO qualcuno. Così almeno io ho inteso.
Farei sapere anche al signor Merlo che io personalmente sabato sarò in piazza a Milano con i miei due figli per manifestare a favore delle scuole libere (dette anche, e più comunemente, scuole private). Sull'altra manifestazione vorrei saperne un po' di più. Non è che anche me le manifestazioni di piazza mi siano poi mai state tanto simpatiche...
Posso, signor Merlo, posso andare alla mia piccola manifestazione di sabato che si concluderà in piazza del duomo davanti al mio arcivescovo?
Ps. Articoli rifiutati? Foto non pubblicate? Che cosa è censura, questa? E che cosa fa l'ordine dei giornalisti?
Pubblicato da: Angelo De Lorenzi - 20.03.07 11:52
Posto che Francesco Merlo rappresenta un certo stile di commento mondano-culturale, pirotecnico, che vuole stupire con contorcimenti linguistici; che il suddetto salutò l'esplosione effimera delle Lecciso come la novità del secolo, e chiunque osava criticare l'evento veniva bollato dal Merlo come "scimmia di Umberto Eco": posto quindi che per me lo stile del Merlo è poco apprezzato, se io fossi stato il direttore o il caporedattore del giornale in questione avrei rifiutato questo articolo. Dal punto di vista tecnico lo trovo pieno di frasi ad effetto, alcune francamente risibili: "guarda caso uno dei più fini intellettuali del pianeta" (il papa - non per sminuire le sue qualità intellettuali, ma sembra una quarta di copertina della serie "uno dei migliori scrittori della sua generazione"); in altre parti è contorto e non sono riuscito a capire perfettamente ciò che vuole dire; è caricato di sarcasmo e aggressività, è pirotecnico tale da farne un testo del tutto simile a quelli merliani. Poi si continua sempre a parlare della Chiesa come una struttura monolitica. E' davvero così? E il papa (e Ruini) hanno detto o no che le unioni omosessuali sono "contronatura"? L'hanno detto o no? Se l'hanno detto, lo trovo grave, disdicevole, uno schiaffo in piena faccia (altro che porgere l'altra guancia) a chi vive con sofferenza e disagio la propria condizione, che non è frutto di una libera scelta. La Chiesa, mi sembra, è in questo momento governata da queste forze, da questo papa, ma al suo interno ci sono anche il Cardinale Martini e Tettamanzi, gente che manifesta pietà, che vuole il dialogo, invece di lanciare di continuo anatemi.
Di tutto questo non trovo traccia in questo articolo, che - al di là dell'evento della manifestazione - mi sembra invece sprezzante, astioso, denso di sicumere e caricato di rancori vari. Poi, se l'ho letto male, qualcuno mi spiegherà dove e come.
Pubblicato da: mauro baldrati - 20.03.07 12:04
Per Mauro,
secondo me il testo di Paoloni è un po' difficile ma, specie in certe parti, chiarissimo. Lo trovo sarcastico e ironico ma non aggressivo. Sta rispondendo al testo di Merlo e, soprattutto, tira fuori diverse vicende piuttosto interessanti.
Se poi parla di Ruini e non del cardinale Martini è perché la famosa manifestazione sembra ispirata più dalla sua linea, quella di Ruini e adesso del successore, Bagnasco, e non dalle inflessioni oggettivamente diverse assunte dal cardinale Martini e Tettamanzi.
Detto questo, se vogliamo parlare di Martini e Tettamanzi, il discorso si allarga. Ciò che dici è vero: la chiesa non è espressa solo dalle personalità di Ruini o Bagnasco ma anche da quelle di Tettamanzi che, peraltro, ha impostato la predicazione nella sua diocesi proprio sulla famiglia. Individuare le distinzioni all'interno delle chiese è utile, le differenze ci sono ma usare i singoli vescovi spesso è strumentale, cioè sono utilizzati per dimostrare le proprie idee che poi non sempre coincidano con le loro.
Ora contrapporre la chiesa del Dialogo (Martini, Tettamanzi) con quella di Ratzinger e Ruini e magari Scola e magari Monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino, mi sembra una semplificazione. Detto questo capire le differenze (perché ci sono) penso sia utile anche a chi, non credente, voglia leggere la realtà serenamente.
Pubblicato da: Angelo De Lorenzi - 20.03.07 12:38
Un'aggiunta. Sono circostanziati e utili gli arcoli di Sandro Magister, vaticanista dell'Espresso, nonché grande appassionato di ciclismo, che dimostrano come "Ogni volta che il cardinale Carlo Maria Martini apre bocca, inesorabilmente le sue parole sono rilanciate dai grandi giornali laici in modo funzionale ai loro interessi". Questo è il link http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/
Molte divisioni sono create ad arte e in malafede da alcuni organi d'informazione.
Pubblicato da: Angelo De Lorenzi - 20.03.07 13:03
Angelo, io non sono un esperto di cose di Chiesa, però se è vero che non è appropriato parlare di divisioni, o di contrapposizioni, che vengono, come sostieni, enfatizzate da questo o quel media, è vero anche che non vi è un'unità granitica, per fortuna, aggiungo io. Certe posizioni sono del papa e di Ruini, e sono posizioni invadenti, aggressive, si può dire o no? Martini l'ho conosciuto, l'ho fotografato a Milano per un giornale, ho passato alcune ore con lui e il suo entourage. Mi è sembrato un personaggio totalmente immerso in studi e ricerche, e una persona orientata soprattutto all'ascolto degli altri. Non è che Martini sia "contro" il papa, quando mai, però non è lui che ha fatto la scelta spietata di rifiutare i funerali a Welby mi pare. Non è lui a parlare di "contronatura"; se fosse diventato lui papa credo che il mondo potrebbe anche essere migliore. Invece mi sembra che la Chiesa, per ora, abbia fatto una scelta adeguata ai tempi: le religioni si radicalizzano, diventano sempre più aggressive, sempre più fondamentaliste, ad uso e consumo dei media. E questa non mi pare la realtà che invece esprime uno come il Cardinale Martini.
Tornando all'articolo, ha un che di infastidito, di irritato, che risulta fastidioso e irritante; un po' lo capisco Paoloni, perché lo stile di Merlo è esattamente questo: irritante.
Pubblicato da: mauro baldrati - 20.03.07 14:14
Caro Mauro,
anch'io non sono esperto di cose di chiesa, perlomeno non è una occupazione che ha a che fare con il mio lavoro. Quindi riferisco ciò che so e potrei anche sbagliare.
Però i riferimenti agli interventi di Sandro Magister mi sembrano puntuali a proposito di come siano strumentalizzati i discorsi di alcuni esponenti della chiesa.
In particolare ti segnalo la critica che fa il cardinale Tettamanzi ai mezzi di comunicazione.
Sul cardinale Martini: durante una fase dell'ultimo conclave avrebbe convogliato i voti sul nome dell'attuale Pontefice. Questo porta acqua al discorso che, malgrado differenze e accenti, la chiesa anche se non è granitica, come giustamente dici, (bene che sia così, aggiungo io) conserva una certa unità, almeno sulle cose essenziali, che in certe fasi cruciali sa esprimersi compiutamente.
Ora mi sembra che la questione principale sia questa: l'aggressività della chiesa, (Ratzinger e Ruini)contrapposta ad una chiesa del "dialogo" Martini, soprattutto.
Che cosa dovrebbe, quindi, fare la Chiesa, smussare gli angoli? Rinnegare secoli di insegnamenti e dottrina? Contraddirsi? Dire che no, il suicidio è ammesso?
Certo, c'è una delicatezza, un garbo, un stare fra le cose degli uomini, che dovrebbe ispirare sempre gli uomini di chiesa. Di più, un'affezione. Una paternità e una maternità. Sicuramente il cardinale Martini ha voluto mettere l'accento su questa componente e ricordarci che la chiesa sta in mezzo gli uomini e non fa calare le verità dall'alto e quindi deve dialogare, eccettera.
E' anche vero che se la società radicalizza certe tendenze giudicate in opposizione all'insegnamento della chiesa e all'antropologia maturata, mi sembra quasi inevitabile che essa cerchi di "puntare" i piedi. Ora che non esiste un partito che la rappresenti ufficialmente la chiesa si è ritagliata un ruolo ancora più importante, slegata dai partiti. Questa è una delle intuizioni felici di Ruini e che ha permesso nel corso degli ultimi anni alla chiesa italiana di procedere e di maturare e anche di vincere alcune battaglie, proprio grazie all'abile strategia di Ruini. Sulle questioni non negoziabili si è chiamati ad esprimersi a prescindere dall'appartenenza politica di ciascun cattolico.
Tu dirai, lo so, che la chiesa di Ruini è aggressiva, idem per quella di Ratzinger.
Se leggi le parole di Verona, in particolare l'intervento conclusivo del Papa, concorderai che è, innanzitutto, una chiesa che dice parole chiare e che mette al primo posto Cristo, togliendo quel tanto di sociologico e parolaio che rischia di essere, alla fine, una sovrastruttura, nociva alla stessa chiesa.
"aggressiva", è un giudizio. Come la supporti questa affermazione? Ci sono prelati che vanno avanti e indietro con la scimitarra sulla Piazza del Duomo? Sai, nel dialogo, si ascolta ma non si rinuncia anche a parlare.
Purtroppo in un commento si rischia di essere troppo sbrigativo, spero di essere stato abbastanza chiaro.
Pubblicato da: Angelo De Lorenzi - 20.03.07 15:02
Per Mauro, sulla figura di Ruini ti segnalo lo strepitoso articolo del laicissimo Aldo Cazzullo, segnalato a sua volta dal sempre impeccabile Sandro Magister. Il titolo del post è "Il Corriere si inchina al vincitore"
http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2007/03/07/laddio-di-ruini-il-corriere-si-inchina-al-vincitore/
http://chiesa.espresso.repubblica.it/dettaglio.jsp?id=125261
Certo, poi si può anche non essere d'accordo su quanto scritto ma è una buona base su cui discutere.
Pubblicato da: Angelo De Lorenzi - 20.03.07 15:10
Per un aggiornamento della marcia del 12 maggio, di cui fa riferimento Merlo, c'è, oggi, un articolo pubblicato da Avvenire di Eugenia Roccella, dal titolo I laici chiedono di poter parlare, questo l'indirizzo web http://www.avvenire.it/
Fra l'altro si dice: "Le associazioni laiche dei cattolici non hanno familiarità con la piazza, e l'appuntamento del 12 maggio, nella sua novità, segnala una svolta e un'urgenza. La svolta: non si può più tacere, pensando che ognuno possa andare avanti nella propria vita di tutti i giorni facendo finta di niente.
Gli spazi per la testimonianza personale si stanno via via restringendo, e chi pensa
che la famiglia sia un bene a rischio ha la responsabilità di attivarsi".
Pubblicato da: Angelo De Lorenzi - 20.03.07 18:01
Scusate, temo di aver dato un’impressione sbagliata: il Corriere, al quale collaboro da molti anni, non mi ha mai creato problemi sugli argomenti o sulle opinioni. Non ritengono opportuno polemizzare con altri giornalisti, tutto qui. Mi è successo solo un’altra volta, polemizzavo con una giornalista del Corriere padre e l’argomento non era certo tabù: si parlava di cani. Scrivendo a Giulio ho accennato alla cosa solo per spiegare come mi ritrovavo il pezzo.
In quanto alla frase sul Papa: intendevo sottolineare che mentre in altri casi i pontefici erano noti per le grandi doti spirituali, comunicative, umane, questa volta abbiamo a che fare con una Mente. Non si tratta solo di eccellere nello studio della teologia: quando mi sono imbattuto nel discorso sull’Europa al Senato dell’allora cardinale, sono rimasto a bocca aperta: mi sono chiesto quanti giornalisti, docenti, storici, scrittori, sono in possesso di quelle doti espositive, di quella capacità di sintesi che non azzera la complessità, e, soprattutto di quella capacità di ‘visione’, quella chiarezza nella percezione che permea poi ogni considerazione, facendo dei vari scritti qualcosa di organico ma non una gabbia.
Leggendo il libro di Giovanni Lindo Ferretti ho scoperto che anche lui aveva avuto questo shock. Anche lui per quarant’anni non si era sognato di leggere carte di prelati (i preti scrivono? quando mai?).
Pubblicato da: Elio Paoloni - 21.03.07 18:50
Per Elio.
Sulla tua puntualizzazione a proposito del Papa, sono d'accordo. Sei stato chiarissimo. Sarebbe bello approfondire...
Pubblicato da: Angelo De Lorenzi - 22.03.07 09:53
in che senso?
Pubblicato da: Elio Paoloni - 22.03.07 15:12
Elio,
volevo solo dire che il pensiero di questo Papa è una ricchezza - come tu stesso affermi- e che varrebbe magari la pena affrontare alcuni temi che ha lanciato o rilanciato.
Dico questo perché, al di là delle convinzioni religiose personali, certe persone sono state profondamente colpite dalla parole, dai pensieri e dalle azioni di questo Pontefice. Si tratta - a volte - di personalità "laiche" che hanno colto la sfida di questo Papa pensatore, hanno capito che si è buttato nella mischia e di petto affronta la realtà. Tutto questo può essere una ricchezza per tutti, anche per chi parte da posizioni lontane rispetto alla militanza nella chiesa. Di esempi se ne potrebbero fare molti. So che il personaggio è scomodo e mal visto ma quando Giuliano Ferrara dice cose, penso che colga degli aspetti essenziali. Dice Ferrara:"Ratzinger e la Chiesa non fanno esercizio di dogmatica. La chiesa mantiene i suoi dogmi, e ci mancherebbe, ma non è dogmatica. Lo è molto di più l'intellettuale secolarizzato che incensa le norme e le costituzioni, non tenendo conto che le procedure non formano, non educano, generano solo un vuoto. La libertà di coscienza non può essere vuota, va innaffiata, deve costituirsi come un pieno. La libertà è per la verità. Per cui occorre interrogarsi su quello che affermano i pensatori cristiani perché ci mettono di fronte alla realtà".
Era solo un esempio, quello di Ferrara.
Volevo dire. Sarebbe interessante lanciare qualche post su certi temi base che hanno a che fare con l'esistenza quotidiana, con l'oggi (non trovo altre espressioni più adeguate) partendo direttamente da qualche brano del Pontefice e rimandando a link adeguati per trovare il documento nella sua interessa.
I temi? Per esempio:
fede e ragione
la definizione e l'uso della ragione
l'amore, l'Eros,
il rapporto con le altre civiltà.
Mi vengono in mente solo qualche esempio, ma bisognerebbe pensarci meglio e offrire un percorso di lettura/lettura studio che, mi sembra, possa rappresentare una ricchezza per tutti.
Il problema non è fare delle ore di catechismo usando la frase di qualcuno che si lamentava in un commento, ma il bello dell'affrontare argomenti che ci interessano tutti, per via dell'umanità che abbiamo. Credenti, non credenti, neri, rossi, gialli, cinesi, eccetera eccetera.
Saluti ( e se proprio non è una stupidaggine quanto scrivo potremmo proporre la cosa a Giulio Mozzi, o no?)
Pubblicato da: Angelo De Lorenzi - 22.03.07 17:21




