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07.03.07

L'arte di litigare

Litigio_rid.jpg [Diventiamo sempre più litigiosi. Nel litigio ci si può anche specializzare, fino a farne una vera e propria forma d’arte negativa. Il litigio comporta delle alleanze, delle recite, dei giochi di ruolo. Sull’argomento, sulle sue dinamiche, pubblichiamo un’intervista al dottor Alfredo Rapaggi, consulente psicologo della RAI e direttore del Centro di Psicologia Mosaico di Bologna. L’intervista è stata realizzata da Caterina Cingolani di RAI 3].

Perché si litiga?

Bisogna considerare la cosa da più punti di vista:
a)la comunicazione: si litiga quando la comunicazione è simmetrica. Lo schema della simmetria vede le due persone una di fronte all’altra, entrambe decise a conquistare la stessa posizione, e nessuno dei due vuole cedere all’altro.

In questo senso non si litiga se uno dei due prevale o viceversa se uno si sottomette. La coppia che non litiga, almeno in teoria, è quella in cui chi vuole prevalere trova l’altro pronto a sottomettersi.
b)il controllo dell’ambiente: si traduce in sensazione di dominare i propri conflitti interni: l’altro viene utilizzato come copia di se stessi e si cerca, con il litigio, di portare all’esterno i conflitti interiori. Così si ha la sensazione di gestirli e di tenere sotto controllo l’ansia che ne deriva. In questo caso non si litiga quando ci si rende conto che i conflitti esistono e si affrontano e si attenuano con gli strumenti adatti, psicoanalisi, autoanalisi o forme simili di psicoterapia.
c)l’energia: noi prendiamo energia in vari modi, respirando, mangiando, scambiando qualunque contatto con l’ambiente. Accumuliamo energia quando non la scarichiamo: una parte di questa energia possiamo chiamarla aggressività; è quella che viene impiegata per vivere, per i gesti quotidiani, per affrontare gli avversari e superare gli ostacoli. Una parte la chiamiamo sessualità, e la usiamo per la riproduzione o più semplicemente per una vita affettivo-sessuale soddisfacente; una parte viene sublimata, cioè usata per attività culturali, artistiche o sociali. Dobbiamo immaginare un tubo che si divide in tre per distribuire energia. Se uno dei tre tubi si ottura, per esempio se l’aspetto affettivo-sessuale non funziona, gli altri due sono chiamati a sostituirlo: aumentano quindi l’aggressività e/o la sublimazione. Poiché nella maggior parte dei casi la sublimazione è meno coltivata, è più diffusa la tendenza ad usare l’aggressività in tutti i modi possibili. In senso energetico non si litiga se l’energia è ben distribuita nei tre settori, secondo la tendenza naturale di ogni persona. Una buona vita affettivo-sessuale attenua le possibilità di litigare e una intensa vita culturale può a sua volta assorbire energie aggressive in eccesso.
d)l’evoluzione: lo sviluppo psicologico, ovvero la formazione della personalità, vale a dire il tempo e il modo in cui la persona raggiunge la propria indipendenza. Le persone portano nella coppia, e in altri ambienti della vita quotidiana, il livello del proprio sviluppo. Se una persona adulta ha ancora un livello di dipendenza alto lo trasferirà nella relazione di coppia insieme a una conseguente ribellione: infatti quando la dipendenza continua a esistere oltre l’età infantile cova la ribellione, perché si scontra con la necessità di affermazione di se stessi, tipica dell’adulto. Da diversi anni a questa parte lo stato di dipendenza, negli adulti, è aumentato in modo esponenziale.

Litigio_2_rid.jpgCome si arriva a litigare, e quali sono i meccanismi che regolano il litigio?

Premesso che i ritmo di vita attuali e gli stimoli subliminali creano condizioni di tensione, a volte esagerata, i due litiganti di una coppia vanno visti come due alleati, anche se strani. Nella maggior parte dei casi i partners, che poi si scoprono litiganti, si mettono insieme proprio con l’obiettivo inconscio di farsi la guerra. Si corteggiano e si uniscono per rendere forte il rapporto, in modo che possa resistere alla carica aggressiva. Ciascuno dei due conosce perfettamente il punto debole dell’altro e sa come e quando colpire. Ognuno sa anche che argomenti può toccare e sa quando deve fermarsi per non rompere la coppia. In questa alleanza i ruoli sono ben definiti: uno è “il provocatore", l’altro “il carnefice". Anche quando i ruoli si invertono, restano definiti in modo che la coppia resti solida nell’affrontare la guerra interna. Ci sono delle variabili, tra cui: a) introversione ed estroversione; b) femminile e maschile; c) logica ed emozione; d) intuizione e razionalità. Quella principale è senz’altro introversione ed estroversione. Una persona estroversa ha una capacità verbale e cerca facilmente il confronto immediato, mentre un introverso è più portato a trattenere, rimuginare e magari scrivere o rimandare la spiegazione a quando si sente a suo agio. Femminile e maschile: la donna è più portata all’eloquio ed è tendenzialmente più emotiva; l’uomo tende ad essere più sintetico. Logica ed emozione: una persona più logica cerca la qualità del discorso, vuole che ipotesi e deduzioni siano esatte, una persona più emotiva cerca di sfogare la propria tensione, al di là del contenuto del discorso. Intuizione e razionalità: chi è razionale mantiene a lungo la conversazione, o la litigata, cercando di ingabbiare il partner, o di logorarlo; chi è intuitivo trova pesanti i ragionamenti dell’altro e cerca di precederli.

Come si risolve la litigata in modo da limitare i danni?

O la si ferma prima che nasca o la si smorza in modo che non esploda. Nel primo caso sono necessari due accorgimenti: si fa l’analisi, o l’autoanalisi dei “vantaggi" inconsci che derivano dalla litigata. Quelli che per l’inconscio sono vantaggi spesso corrispondono alla necessità di porre fine a un conflitto, quindi di scaricarlo all’esterno attraverso un’altra persona. Ci sono alcune regoline anti-litigio, come invertire una frase quando c’è un’avversativa. Per esempio: “mi fa piacere vederti, però ho abbastanza fretta" si può invertire in: “ho abbastanza fretta, però mi fa piacere vederti"; oppure trasformare le frasi negative in positive. Per esempio: “non fare rumore che voglio dormire" diventa: “puoi fare più piano così posso riposare?". Infine le tre regole più importanti sono: parlare di se stessi durante il confronto, riferirsi alle proprie responsabilità e ai propri sentimenti. L’altro deve essere soprattutto ascoltato; di conseguenza non accusare l’interlocutore o il partner, perché le litigate si basano sulle accuse. Ricordarsi ogni tanto che la persona con cui rischiamo di litigare può essere quella cui vogliamo bene, il partner, o un caro amico. Quando bisogna smorzare i toni, la tecnica più importante si riferisce alle reazioni del corpo, che si sovraccarica di tensione. E’ una parte pratica, e si può sviluppare in diversi modi: chiudere gli occhi ogni tanto per almeno trenta secondi. Se possibile mettere una mano sugli occhi per creare una zona nera (il nero negli occhi è la base di un buon rilassamento); prendere un asciugamano e torcerlo con molta forza, emettendo un suono, possibilmente quello corrispondente alla rabbia che si prova, finché non ci sente scarichi; emettere suoni e lanciare epiteti; quando la tensione è abbastanza smorzata, fare la lotta. La lotta è un ottimo finale perché spesso tra due partners sfocia in un rapporto amoroso.

In conclusione, litigare può anche fare bene?

Può fare bene come sfogo immediato di un sovraccarico di energia aggressiva, ma è uno sfogo immediato, un sollievo temporaneo, che non risolve il problema.

Pubblicato da Mauro Baldrati, il giorno e l'ora: 07.03.07 19:09

Interventi

Ho trovato l'intervista molto interessante. Un grazie a Mauro che l'ha condivisa con noi.

Pubblicato da: Mary - 08.03.07 12:01

Bella intervista.
Non credo che fra i due litiganti il terzo gode: credo che se le prenda di brutto da ambo le parti in causa. Proverò a invertire le frasi, ma se poi mi prendo le botte... vengo a reclamare. :-)

Ah, io sono un angioletto nato. :-D

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 08.03.07 18:18

Concordo quasi con tutto.
Complimenti vivissimi per l'esposizione così chiara e facilmente riconducibile all'animo umano.
Litigare non risolve sicuramente il problema ma predispone , dopo lo sfogo di energia primordiale, al dialogo sereno.

Pubblicato da: Amber - 11.03.07 10:38

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