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29.03.07

Il rapimento di Baldoni e il silenzio del Paese

di Sandro Baldoni

[Sandro è il fratello di Enzo Baldoni, pubblicitario e giornalista free-lance ucciso in Iraq nel 2004. Questa lettera, indirizzata al direttore di la Repubblica Ezio Mauro, è stata pubblicata su quel giornale il 22 marzo scorso. On line, ad oggi, credo sia leggibile solo su radicali.it e su ramella.org. Un'interessante intervista di Pino Finocchiaro a Sandro Baldoni è leggibile qui. mm]

Enzo Baldoni e le sue baleneCaro direttore, naturalmente in questi giorni anche noi Baldoni abbiamo seguito con trepidazione la vicenda di Daniele Mastrogiacomo, e davvero ci ha fatto piacere vedere la sua faccia stravolta tornare a sorridere dopo tanti giorni di prigionia.

E' inevitabile che di questa storia ci abbia colpito soprattutto quel la sorta di energia diffusa che è scaturita dai più diversi settori della società italiana e che ha contri buito in modo importante a restituire a Mastrogiacomo la libertà.

Questa Italia solidale e positiva che ogni tanto (raramente) riemerge dal mare oscuro del pressappochismo nazionale, come un'isola Ferdinandea che subito scompare di nuovo tra i flutti.

E' inevitabile anche perché, scusate lo sfogo, noi ci chiediamo ancora in quali abissi fosse nascosta questa terra sommersa ai tempi del sequestro e dell'assassinio di Enzo.

Ricordiamo come se fosse adesso la solitudine della nostra famiglia di fronte alle scelte più delicate e determinanti, le notizie contraddittorie o addirittura palesemente false che ci giungevano dal Sismi e dalla Croce Rossa Italiana in conflitto tra loro, lo sguardo muto e accigliato del Vaticano che evidentemente non ci considerava abbastanza cristiani per essere degni d'aiuto, la corsa al nascondiglio degli uomini politici d'ogni ordine e risma, governativi e no.

Qualche tempo dopo l'uccisione di Enzo, dalle colonne di questo gior nale chiedemmo pubblicamente ai cosiddetti organismi competenti di dare agli italiani alcune spiegazioni sul comportamento delle istituzioni durante il caso Baldoni.

Non abbiamo mai ricevuto nessuna risposta.

Ora, noi sappiamo benissimo quanto sia difficile la situazione in Iraq, dove ogni giorno muoiono decine di persone senza neanche sapere il perché. Però vorremmo, come cittadini italiani, che a qualche anno di distanza fosse rispettato almeno uno dei nostri diritti: che lo stato faccia il possibile perché quel che resta del corpo di Enzo sia riportato nella sua terra.

Noi non siamo i tipi da far baccano inutilmente, ma non ci risulta che in questo momento qualcuno stia lavorando seriamente a qualcosa di simile, e quindi ci permettiamo di chiedere a quel pezzetto d'Italia civile e sommersa di tornare ancora una volta a galla assieme a noi, domandando in maniere composta ma decisa che la vicenda di Enzo Baldoni non finisca tra i tanti casi frettolosamente archiviati e mai risolti della recente storia nazionale. Grazie.

Pubblicato da Mauro Mongarli, il giorno e l'ora: 29.03.07 14:51

Interventi

Alla famiglia Baldoni va tutta la mia solidarietà.
Ci sono, per il nostro Stato, morti di seria A e morti di serie B, famiglie di serie A e famiglie di serie B, prigionieri di serie A e prigionieri di serie B.
Ricordo il rapimento e l'assassinio di Aldo Moro. E' stato ricordato da molti in questi giorni.

Oggi mi domando se non fu un cinico assassinio di Stato.

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 29.03.07 16:59


Ho conosciuto Enzo solo negli ultimi anni della sua vita. Per me è stata un'illuminazione. Ho capito cosa volessero dire amicizia,generosità, ironia, interesse per gli altri,libertà di pensiero. Sono indignata per quello che è successo dopo la sua morte: i silenzi, le bugie, i commenti ignobili di chi ha parlato della sua missione in Iraq come "vacanze intelligenti".
Vorrei sapere cosa si può fare per aiutare la famiglia a riavere i suoi resti. E'tutto talmente ingiusto che non ho più parole.
Maria Grazia Boffi

Pubblicato da: grace - 29.03.07 18:17

Enzo è stato e sempre sarà nel mio cuore. È una ferita che non si rimarginerà mai. Farò di tutto perché non taccia, nemmeno ora che non è più tra noi. La sua scomparsa deve gridare, deve urlare. Soprattutto alle orecchie di chi, all'epoca, gettò fango su di lui e sulla sua generosità. Parole che rimarranno sempre scolpite nella mia mente e, immagino, nella mente e nel cuore di chi gli ha voluto bene (ha detto bene Maria Grazia). Non ti dimenticherò mai, Enzo. Vivrai sempre nel mio cuore e nei miei pensieri.

Pubblicato da: Gaja - 29.03.07 20:14

"...Al reparto grandi ustionati si ride tantissimo, si improvvisano pastasciutte di mezzanotte, ci si fanno i gavettoni, ci si lanciano scherzi e lazzi.
C'è allegria.
E' sempre così, quando si sta vicino alla morte.
E' la rivincita della vita."
Ciao Enzo, e grazie

Pubblicato da: Antonio La Malfa - 29.03.07 23:29

Non vorrei dire banalità, ma credo che Baldoni abbia "pagato" il suo non avere "padroni":
nella nostra libera e democratica Italia, queste sono cose che non si perdonano...

Ricordo bene i titoli sul rapimento Baldoni di alcuni quotidiani di destra: sono una vergogna che ancora brucia la coscienza della gente onesta.
Ma non ne farei una differenza tra destra e sinistra...

Pubblicato da: Gianluca Minotti - 30.03.07 11:18

Grazie, Mauro, per aver contribuito alla diffusione di questa lettera. Dice molte cose che ho pensato anch'io e non ho più smesso di pensare, da quando *l'isola della solidarietà* è emersa dalle nebbie dell'indifferenza (che avevano avvolto anche i tre tecnici rapiti in Africa, di cui nessuno parlava più). Mi unisco alle parole di Grace, ma mi ricordo di essermi indignata molto anche per quello che è successo *prima* della sua morte. Che tristezza.

Pubblicato da: milo - 03.04.07 20:41

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