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26.03.07
Eran 300, eran giovani e forti
di Mauro Baldrati
E sono morti. Tutti, meno uno, un guerriero ferito a un occhio, il reporter. Perché doveva raccontare quanto avvenuto, perché solo dal racconto si perpetua l’azione, solo dal racconto nasce e vive l’epica. Una delle battaglie più famose delle storia, lo scontro che al passo delle Termopili vide una falange d’avanguardia di 300 opliti spartani (gli opliti erano la fanteria pesante ellenica) fermare l’avanzata dello sterminato esercito persiano, nel 480 a.c., è al centro dell’ultima megaproduzione americana, 300, del regista Zack Snyder. Come avviene con tutti gli eventi mediatici la stampa ne ha già parlato diffusamente. Ma contrariamente a quanto avviene di solito non abbiamo letto solo recensioni finte, blande riscritture dei comunicati stampa delle case di produzione. Il film è piaciuto a Roberto Saviano, che in un lungo articolo sull’ultimo numero dell’Espresso ha scritto: “il film ti carica. Come se dietro la poltroncina del cinema qualcuno ti stesse girando la molla esattamente all’altezza del midollo".
300 è un film violento, perché nel fumetto d’azione – è tratto infatti da un fumetto di Frank Miller – la violenza è spesso una delle componenti di base. Le scene di guerra (ed è soprattutto un film di scene di guerra) sono quanto di più sanguinario si sia visto al cinema. “Ma" scrive Saviano, “forse anche in questo mantiene una fedeltà storica oltre che all’imperativo del pulp". Perché la verità storica ci dice che il sangue è scorso a fiumi alle Termopili; fu un massacro. Di questo evento si è occupato anche un grande scrittore di genere, Valerio Massimo Manfredi, in uno dei suoi romanzi forse più riusciti: Lo scudo di Talos. In alcuni punti il libro sembra la sceneggiatura del film (il che conferma che, oltre alle ricostruzioni fantastiche e d’effetto, vi è stata un’accurata ricerca storica sia in Manfredi, archeologo e storico, sia negli sceneggiatori del film): “ogni volta che i persiani stavano per aggirarli, i Greci si giravano indietro di corsa verso la strettoia, poi, girandosi improvvisamente, attaccavano di nuovo selvaggiamente come se nei loro corpi ardesse un’energia inesauribile. Dal suo trono Serse osservava pallido la scena" (e in effetti Serse, l’imperatore-dio gigantesco – sarà alto due metri e mezzo – contempla la scena delle battaglie con volto terreo).
Invece il film non è piaciuto (pur senza averlo visto, pare – tra l’altro lo chiama Termopili) a Michele Serra, che gli ha dedicato un’amaca, la rubrica che tiene su La Repubblica, domenica 25 marzo: “secondo le prime indiscrezioni (anche scritte, vedi il reportage entusiasta di Roberto Saviano sull’Espresso), l’aspetto più eccitante della pellicola, budella a parte, sarebbe soprattutto nell’esaltazione dello spirito bellico". Sarà un successone, dice Serra, “quanto basta per riempire le sale. Tranne il drappello dei disertori: noi saremo al bar a giocare a boccette, vi aspettiamo fuori dal cinema per offrirvi una camomilla".
Dunque il film esalta la violenza, il militarismo? Se si entra in sala con questi concetti difficilmente si potrà apprezzare una pellicola d’azione, contaminata con gli stili non solo del fumetto, ma dei moderni videogiochi, la playstation soprattutto; gli attori, tutti atleticamente perfetti, sono stati ritoccati con tecniche digitali per renderli muscolosi, longilinei, con gli addominali sempre in rilievo. Tutta la fotografia è stata ritoccata, anche nella luce, che ha una resa fredda, brumosa, da paese nordico. I dialoghi sono didascalici, mentre una voce fuori campo retorica, pomposa, parla degli eroi, di libertà, di onore, di gloria, riprendendo alla lettera certi passi degli antichi cronisti, Erodoto, Lucano, e il meno epico di tutti, Senofonte, che nell’Anabasi ci ha dato pagine memorabili sulle tecniche militari elleniche, in particolare sugli opliti, i guerrieri invincibili che scatenavano il terrore nei nemici (“quando la falange degli opliti si fece avanti rapidamente per ingaggiare la lotta, allorché fu suonata la carica e furono intonati peana e poi il grido di guerra e furono abbassate le aste, allora i nemici rinunciarono a ogni resistenza e si diedero alla fuga").
Contro gli eroi statuari greci, puri e spietati, ma anche allegri e ironici, ci sono i persiani, una massa enorme, urlante, coi mostri mitologici, i trolls, con frequenti rimandi all’armata degli orchi del Signore degli Anelli, in un gioco continuo di citazioni di altri film, dal Gladiatore a Troy, ma anche, non sappiamo quanto coscientemente, Killer Elite di Sam Peckinpah, coi combattenti persiani – gli Immortali, la guardia personale dell’imperatore – che sembrano i suoi killer, nel combattimento finale nel cimitero delle navi.
Il gioco dei rimandi e degli ammiccamenti spazia a tutto campo anche negli stili della pubblicità, con un uso massiccio del rallenty fulmineo, quando la scena all’improvviso sembra bloccarsi e invece passa a un rallenty estremo: una tecnica molto usata negli spot pubblicitari delle auto.
Eppure questo film contaminato coi moderni linguaggi mediatici e commerciali è una storia potente, con personaggi di grande forza, e contiene forse le scene più belle e perfette di battaglie, di scontri corpo a corpo, scene mai viste nella loro completezza, mentre il sangue, il massacro, le montagne di cadaveri sembrano per così dire trasfigurate, sdrammatizzate da uno scambio ideale con le tavole dei fumetti. E’ un film adatto a chi ama sognare l’antichità, i guerrieri, le sfide impossibili, la guerra e gli eroi; certo può essere problematico per chi, per esempio, ama le pellicole di Francesca Archibugi. Ma per loro ci sono altre storie, altri stili; e poi c’è sempre la partita a boccette di Michele Serra, con tanto di camomilla finale.
Pubblicato da Mauro Baldrati, il giorno e l'ora: 26.03.07 09:22
Interventi
sempre impeccabile, Mauro. magari me lo vedrò a casa, certo non giocherò a boccette.
ciao,
fabry
Pubblicato da: fabry - 26.03.07 09:41
Che filmone!
Senza pretese intellettuali o intelletualoidi.
Solo un filmone, molto ben fatto: da orgasmo.
Viuuulenzaaa...
Per una volta sono d'accordo con Saviano.
Ma: è andato al Cine con la scorta? Cioè, parrebbe un particolare di poco conto, e invece no: uno che va a vedere un film come "300" mentre i clan si ammazzano fra loro e Saviano minacciato, mi pare giusto sapere se l'ha visto con la scorta.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 26.03.07 10:14
Ho l'impressione che lei, Iannozzi, scherzi con qualsiasi argomento le passi sottomano.
Saviano è l'unico narratore-giornalista con le palle: non lo tiri in ballo nei suoi post da due lire.
Pubblicato da: Luca I. - 26.03.07 10:44
Non scherzo affatto.
Ho posto una domanda, una domanda seria.
Però non si preoccupi: non leggerò i suoi post. Stia tranquillo.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 26.03.07 11:14
Le sembra davvero seria, una domanda in cui si chiede se un giornalista condannato a morte dalla camorra va al cinema con tanto di scorta??
Mah!
p.s. non mi preoccupo se non legge i miei post, non mi pare quello il punto del mio intervento.
Pubblicato da: Luca I. - 26.03.07 11:31
Sì.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 26.03.07 11:44
Che sia andato con la scorta è una domanda ammissibile, che Iannozzi venga criticato e gli si dica "post da due lire" lo trovo inammissibile e vergognoso. Al giorno d'oggi non è lecito dunque farsi domande? interrogarsi? Trovo Iannozzi e saviano due ottimi giornalisti, in campi diversi, ma ottimo, e non credo che porgendo la domanda a Roberto Saviano lo stesso l'avrebbe presa in modo provocatorio. In effetti poi in quella di Beppe vedo una connotazione di ammirazione: nonostante la scorta, nonostante la condanna, Saviano si comporta come una persona normale e va al cinema.
Pubblicato da: NERO - 26.03.07 12:40
Certamente è lecito farsi domande e interrogarsi, e se potessi cancellerei la frase da lei incriminata.
Ma non ho letto ammirazione nel post del Iannozzi: il punto non è se saviano ha visto il film nonostante il caos in cui è immerso; è se l'ha visto con la scorta!!
E su questo, solo su questo, sono intervenuto.
Pubblicato da: luca intona - 26.03.07 12:57
Leggo con entusiasmo fanciullesco la recensione dotta di Mauro Baldrati.
Mi appresto a rispondere, solo per dire, sì, bravo Mauro Baldrati, mi hai convinto, ci vado.
Leggo il primo commento di Iannozzi, fino al *viulenzaaaaa*, sorrido divertito.
Poi mi cascan le braccia.
Senza braccia - scrivo difatti cogli alluci,
Vs Anonimo
ah; sì, andrò a vederlo, trecento.
Pubblicato da: Anonimo - 26.03.07 13:33
Io mi sono limitato a chiedere: con la scorta?
A Napoli c'è caos, Saviano vive (in) una condizione non delle più agiate. Mi chiedevo come l'aveva visto... Null'altro. Una curiosità, forse un po' così, ma non perniciosa o malevola.
Vabbe'.
Il film merita e Mauro ha fatto una gran bella recensione. Forse il film è più bello del fumetto.
Ciao
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 26.03.07 14:01
@ Giuseppe Iannozzi, Saviano non vive più a Napoli ormai da molti mesi, e non è certo un segreto. Lo hanno spostato da Napoli il giorno stesso in cui gli hanno assegnato la scorta, com'è prassi in questi casi.
Pubblicato da: informato dei fatti - 26.03.07 14:25
Ma: è andato al Cine con la scorta?
Informato dei...: leggi cosa scrivo, please!
Visto che lei è informato: la domanda rimane la stessa. Lei che è informato mi sa dire se ci è andato con o senza la scorta?
Anche se fosse ad Asti poniamo, sicuro che la sua faccia la riconoscono tutti, tanto più in un Cine: tranne nel caso in cui abbiano proiettato il film solamente per Saviano e la sua scorta. E il Cine tutto blindato, la qual cosa non sarebbe passata inosservata.
Ma devo fare pure il giallista mo'? :-D
Per altro: sono concorde sul fatto che "Lo scudo di Talos" è uno dei romanzi maggiormente riusciti di V.M. Manfredi. Decisamente meno riuscita la versione riveduta di Alessandro, cioè la versione purgata. Mi chiedo perché l'ha fatto. Boh.
A me "300" è piaciuto: non c'è niente di intellettuale, una punta di storia, ridotta all'osso - non solo metaforicamente -, insomma un filmone. Da vedere per divertirsi.
E mi fa piacere che Saviano abbia scritto di qualche altra cosa che non sia sempre la camorra.
ciao
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 26.03.07 15:02
OVVIAMENTE è andato al cinema con la scorta. Va OVUNQUE con la scorta. Avere la scorta significa questo, non altro. La Sua è una domanda oziosa e stupida, Iannozzi. Oziosa, stupida e malevola.
Pubblicato da: informato dei fatti - 26.03.07 16:05
ah! finalmente sappiamo che è andato con la scorta! Ora basta, però. Perchè fare il battibecco sulla scorta e non pensare al film? 300 merita, sia come film (per me maggiormente come fumetto, ma anche come film).
Pubblicato da: NERO - 26.03.07 16:33
Complimenti, Mauro.
Un'altra battaglia ben rappresentata è quella di Waterloo nel film omonimo di Sergej Bondarchuk.
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 26.03.07 16:39
finitela con iannozzi-scorta-saviano e parlate del film che io non l'ho ancora visto e quando lo farò tornerò qui a leggere i commenti.
A proposito, è vero quello che ho sentito (e i trailer e clip varie me l'hanno confermato) che sotto sotto 300 è di una froceria unica?
Pubblicato da: Boe Szyslak - 26.03.07 17:05
Miller è matto quanto bravo. Già con il suo precedente Sin City ha dato vita a quest'ibrido interessante che è il fumetto trasformato in film (e viceversa). Ha, come si dice in questi casi, aperto una strada. Quanto alle considerazioni sul soggetto, visto il tasso d'inciviltà, tanto per dire, già solo al volante, "alla gente ci piace, il sangue". Ciao Baldrus.
Pubblicato da: cletus - 26.03.07 17:57
Vedo che sorpassare la misura in codesto sito è abitudine frequente.
E quindi i compagniucci della parrocchietta alias i furbetti del quartierino sono diventati un punto di riferimento a tutto campo, persino della critica cinematografica.
Una manovra interessante...
Facciamo un pò di chiarezza. Gli americani hanno bisogno di sostenere il loro sforzo bellico e ad ogni piè sospinto ci mostrano questo epico scontro tra oriente ed occidente, questo grand guignol in salsa di Warcraft. Per cui di volta in volta identificandosi nei Romani, nei conquistadores, nei Greci, gli yankees amano ricordarsi di come siano capaci di sottomettere il mondo con la forza della loro virtù, coraggio e tecnica.
Ok, li capisco...so' cazzi loro mò contro Iran, Cina e Russia uniti in una mega alleanza, zeppa di petrolio, carne da macello e discreta tecnologia anni '80... hanno azzeccato il paragone, và...o quantomeno la prospettiva da offrire al marine medio.
Il quale - ed i suoi parenti a casa - sarà, giustamente e ripeto giustamente, entusiasta del grande Leonida, orgoglio di Sparta, impressionato dalla "viulenza" e dallo sfoggio di effetti e di fotografia...pronto a svolgere la sua funzione nel mondo, insomma.
Facciamogli gli auguri...e poi veniamo a noi,
noi pusilli, che mandiamo i carabinieri a dirigere il traffico in giro per il mondo, squallidi cani senza denti in mezzo ai leoni, abbondianamente vasi di coccio tra vasi di ferro.
Noi che discutiamo sul sesso delle regole di ingaggio, che svendiamo alleanze organizzando finti rapimenti, con che stomaco, con quale sensibilità artistica, culturale etc.etc. glorifichiamo un film che trasforma tutto in un "signore degli anelli" spacciato per ricostruzione storica?
Come possiamo apprezzare profetesse discinte mescolate ad opliti appena usciti da una seduta di acquagym?
Come possiamo accettare che il mondo orientale, fonte primeva di ogni sapere ed alta conoscenza, sia rappresentato in guerra sti Persiani Orchi e Troll?
E Tutto questo entusiasmo su di un sito che dovrebbe evidenziarsi per presenza e possanza intellettuale???
Compimenti 'uagliò, complimenti Saviano.
Io preferisco Warcraft, almeno lì gli orchi sono orchi e non Persiani...anzi, comincio adesso una partita....
Vale et ego.
Pubblicato da: Lufock Holmes - 26.03.07 18:13
Corrige:
"...da sti' Persiani orchizzati e trollizzati?"
Pubblicato da: Lufock Holmes - 26.03.07 18:16
@ INFORMATO
Ohhh, una risposta. Con la solita grazia.
Grazie.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 26.03.07 18:24
@ Lufock Holmes
Scusa Lufock Holmes: il tuo discorso non fa una piega. Ma il fattaccio non è maggiormente evidente ne "Il Signore degli Anelli" di Peter Jackson - trilogia uscita tra il 2001 e il 2003?
Certo siamo lontanissimi dalla corsa delle bighe di Ben Hur. "300" è appunto un "filmone", un grosso fumettone portato sul grande schermo, ma grazie a tanti effetti speciali - che sono quelli che poi ti divertono estrapolandoti dalle budella gli istinti più bassi e violenti e animali -; come per "Il gladiatore" che sfida Roma e la vince Roma. E la riscoperta dei supereroi della Marvel trasposti sul grande schermo, ce ne dimentichiamo? Chissà come mai tornano a far parlare fumetti vecchi di polvere proprio in questo periodo. Così Mel Gibson in-scena una lite con una archeologa (?), Christopher Tolkien ultima un romanzo inedito del padre John Ronald Reuel Tolkien, "The Children of Hurin", ambientato nella Middle Earth, e già si vocifera che sarà un film... e in tutto questo marasma di orchi e troll, persiani e gladiatori, supermen e wonder girls, domina l'esaltazione della violenza e del dolore. Del dolore come ne "La Passione" di Mel Gibson, adesso l'esaltazione della violenza con i Maya. Non per fare il censore o il bigotto: io per primo mi sono divertito con certi filmoni da botteghino, però è vero che scavano nel nostro Ego per portare a galla il lato animale.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 26.03.07 18:39
Si può avere qui su Vibrisse il testo integrale della recensione di Saviano, dato che sul film diceva molto, molto altro? Il titolo, tanto per capirci, era "Gli spartani di George Bush".
Pubblicato da: richiesta - 26.03.07 19:59
@ richiesta
Ottima richiesta. Attendiamo.
Pubblicato da: Lufock Holmes - 26.03.07 21:10
@ mr. Iannozzi
Perchè più evidente?? Il librone di Tolkien, che confesso di amare nel senso più vero, decontestualizza il tutto e fa della violenza, del male, del bene, dell'ospitalità, delle radici, del buon senso british style gli ingredienti di un'epopea che trascende il genere, lo spazio ed il tempo.
Non c'è un oriente ed un occidente nel senso che intendiamo, tutti si possono riconoscere negli eroi o negli antieroi...
Mentre in film come Troy o come 300 c'è il cowboy e ci sono i pellerossa. Per intenderci.
O mi sbaglio?
P.s. in "Apocalypto" poi, i pellerossa non sono nemmeno altro che pellerossa :)
Anche al giorno d'oggi... meno male che ci sono gli States, se no sti' centramericani ancora ai cenote sarebbero.
Pubblicato da: Lufock Holmes - 26.03.07 21:19
Tolkien sì, "Il Signore degli Anelli" di John Ronald Reuel Tolkien.
Hai visto lo stravolgimento "della storia" operato da Peter Jackson & Company? Reuel si starà strappando i capelli nella tomba. Se non vado errato fu proprio il figlio di Tolkien a dire per primo male del lavoro di Jackson: il perché? Perché ha trasformato tutto il bello de "Il Signore degli Anelli" in una amalgama di violenza e spettacolarizzazione tradendo la magia del lavoro del padre, che come bene evidenzi "trascende il genere, lo spazio ed il tempo".
Abbracci
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 26.03.07 22:57
Mi associo: ottima richiesta.
Se fosse possibile...
Grazie sin d'ora.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 26.03.07 22:58
Spartani di George Bush
di Roberto Saviano
I 300 di Leonida che diventano film. Esaltando i guerrieri delle Termopili. In un'opera discussa che riesce a far rivivere la storia
Hai già tutto in testa. Se conosci la storia delle Termopili, se hai da sempre guardato la trama degli scontri umani attraverso la vicenda dei 300 opliti spartani che nel 480 a. C. si opposero ai disegni di conquista dell'impero persiano.
Leonida e i suoi 300 uomini scelti tra i suoi più fidati combattenti, tutti (o quasi) con figli maschi in grado di garantire a ognuno di loro la discendenza. Al passo stretto delle Termopili tengono testa all'armata più grande che il mondo avesse mai visto, sperando che gli eserciti delle altre città greche trovino il tempo per organizzarsi e sapendo di morire.
'300', è tratto dal fumetto di Frank Miller, pubblicato qualche anno fa in Italia dalla Magic Press. Il fumetto è un gioiello. Uno di quei capolavori che ascrivi alla grande letteratura. Graphic Novel infatti la definiscono, nome dato ai nuovi racconti di parole e disegni per i quali 'fumetto' suonerebbe riduttivo. Miller racconta di uno scontro tra mondi, culture vicinissime per geografia e commerci eppure di una distanza siderale. E il paradigma è quello di sempre, quello del bene e del male, della libertà e della schiavitù, dell'onore e del tradimento, della convenienza e del sacrificio. Frank Miller crea il suo Leonida così come ha creato i supereroi Batman e Daredevil e la Persia di Serse è un'antica 'Sin City' che avanza. La divisione è sempre manichea, il nemico è sempre strapotente, ma corrotto, strapotente perché corrotto, ma anche debole perché è corrotto.
Le articolazioni elementari del bene e quelle del male portano a strade labirintiche. L'epica è questo. Un contenitore colmo di valori, leggende, miti, orgogli, legislazioni della morale, ordini della coscienza, creature della terra e del sangue in cui chiunque può riflettere se stesso, e a cui chiunque può decidere di accordare il senso del proprio quotidiano trovandovi la malta per sentirsi parte di una comunità. O può opporvisi per sempre. E la storia di '300' è tutto questo. Negli opliti spartani che si sacrificano per non far sottomettere la Grecia alla tirannide, è tramandato un momento sottratto per sempre al percorso della storia pur essendone parte integrante. La storia diviene epica, i fatti raccontati divengono fondativi di un immaginario e di una cosmogonia di valori. "Spartani questo giorno è vostro per sempre", ricorda Leonida ai suoi opliti. La battaglia delle Termopili è un momento in cui trovare strumenti con cui spiegare la vita. Capirla. Sintetizzarla. E l'epica ha un verso in cui si muove. Ha un vettore. Determinato da chi racconta la storia, e da quali occhi è stata scrutata, e quale stomaco l'ha digerita, e verso quali orecchi viene rivolta. Non c'è scandalo in questo. E la dialettica tra epiche diverse. Questa viene da Occidente, dallo sguardo di Erodoto rinnovato e riplasmato a propria immagine nell'infinità delle volte in cui in poesia, romanzi, drammi o, appunto, film e fumetto è stata rinarrata, sempre qui, in Occidente, un Occidente sempre più occidentale.
Gli Usa sono gli ultimi in grado di fare epica. L'epica si sedimenta e si crea quando è forte il senso di appartenenza a una civiltà e ancor più quando essa si sente minacciata. L'epica la fonda e la difende. In contrapposizione agli altri, ma non può essere che così.
Nessun europeo forse sarebbe in grado di fare un racconto cinematografico epico di questa potenza. Il muscolo, la terra, l'istinto. Per un italiano avrebbe un sapore troppo fascista. Invece Frank Miller, nell'enorme libertà visionaria con cui traduce Erodoto nel linguaggio yankee del fumetto, è riuscito a restituire la forza epica e il dato storiografico. Ed anche il film ci riesce.
Il film ti carica. Come se dietro la poltroncina del cinema qualcuno ti stesse girando la molla esattamente all'altezza del midollo. Quando il messaggero di Serse si reca a Sparta per parlare con il re, con Leonida offrendogli di divenire una satrapia autonoma dell'impero persiano attraverso un tributo di acqua e terra, Leonida lo invita ad andare a vedere nel pozzo più grande di Sparta quanta acqua ci sia. "Questa è blasfemia, nessuno ha mai minacciato un messaggero, questa è pazzia", dirà l'ambasciatore e Leonida puntandogli la punta della spada sotto il mento: "Pazzia? Questa è Sparta". E un calcio al petto lo scaraventa nel fondo del pozzo. E anche la gamba dello spettatore deve farsi forza per non scattare. Quel gesto di Leonida fu un fallimento tattico, perché avrebbe risparmiato sangue, avrebbe mantenuto autonomia a Sparta e l'avrebbe resa alleata dell'impero più stabile, organizzato e pacifico del tempo. Eppure quel calcio insultante e irrispettoso diviene nel racconto epico il rifiuto di qualsiasi forma di sottomissione o compromesso.
Prima della battaglia finale Leonida interpretato da Gerard Butler incredibilmente identico a una pittura vascolare, urla: "Spartani, preparate la colazione e mangiate tanto, perché stasera ceneremo nell'Ade". '300' è un tripudio di violenza. Di teste mozze, colli che si piegano spezzati da lame che si ficcano nella clavicola. Ma forse anche in questo mantiene una fedeltà alla verità storica oltre che all'imperativo del pulp. Guardando le centinaia di corpi degli Immortali, la guardia del re dei re dell'imperatore di Persia, accalcarsi contro gli scudi della falange degli opliti, le lance ficcarsi nelle pance, corpi trafitti, muscoli scarnificati dalle ossa, occhi divelti, non poteva non salire alla mente un'equivalenza con le pagine di quello che continuo a ritenere uno dei maggiore scrittori di guerra di tutti i tempi, Lucano. Nel 'Bellum civile' Lucano scrive che nei campi di battaglia si sguazzava nel sangue, la terra si allagava del sangue dei guerrieri. I combattenti crollavano quando ogni stilla di sangue era uscita dal loro corpo. Si svuotavano tagliuzzati e trafitti. E nel film i combattenti sguazzano nel sangue e i corpi si accatastano in muraglie di morte. E sembra quasi sentire il puzzo di tanta carne morta e ammollata nella fanghiglia di sangue greco e persiano.
Lo spettatore invece non è toccato dai contorcimenti di budella degli antichisti che si sentiranno traditi per quell'impugnatura di spada, quel fregio dei pugnali, la trama e l'ordito delle stoffe, le irregolari ferite sul volto dei sovrani e sugli elmi degli opliti che non sono filologicamente accurati. Ma '300' è un film che possiede la potenza della rappresentazione, che crea un immaginario. Questo immaginario mediato dal fumetto di Frank Miller è in realtà sgorgato dal contatto stretto con le fonti storiche, dall'ispirazione dei dipinti vascolari. Ed è notevole la fedeltà alla storia e alla leggenda. I copricapi dei soldati persiani, gli elmi e gli scudi e persino le scene dove vengono mostrate le diverse etnie dell'esercito di Serse - dagli etiopi agli indiani, passando per i mesopotamici e i libici - aggiungono qualcosa di nuovo e più aggiornato alla verità storica all'epica delle Termopili. Viene anche rappresentato per la prima volta ciò che non era mai stato considerato rappresentabile e difficilmente concepibile già nell'antichità. L'agogeo, ossia l'addestramento umano e guerriero di ogni giovane spartano da dove torni guerriero o non torni più. Il film inizia con parole draconiane: "Quando fu in grado di reggersi in piedi fu battezzato al fuoco del combattimento". A sette anni gli spartani erano sottratti alla famiglia e, divisi in squadre, gli educatori dovevano temprarli soprattutto negli esercizi fisici, nelle privazioni e nelle sofferenze. Indossavano la stessa veste d'estate e d'inverno; portavano il capo scoperto e i piedi nudi, ricevevano un nutrimento assai scarso e, se non riuscivano a saziare la propria fame, potevano rubare. Ma se si lasciavano scoprire, venivano gravemente puniti, non per il furto, ma per l'incapacità di tenerlo celato. Dormivano su giacigli di canne, e una volta all'anno venivano flagellati a sangue. L'agogeo di Leonida si conclude con l'uccisione di un lupo, una creatura enorme e quasi mitologica che sembra passare al sovrano tutta la sua ferocia. Infatti in '300' ci sono anche i mostri, simili a comparse direttamente prelevate dal 'Signore degli Anelli' di Peter Jackson, orchi e troll tolkieniani. Del resto lo stesso Erodoto continuamente spaventato dalle dimensioni dell'armata nemica di cui racconta prosciugasse i fiumi per dissetarsi, la raffigura come così incommensurabile da divenire un grande corpo mostruoso. L'omaggio al 'Gladiatore' è evidente. Campi di grano, filtri caldi, perché nell'epica cinematografica statunitense, proprio in quanto epica, tutto si richiama: 'Il Gladiatore', e poi 'Troy' e 'Alexander'. Il regista Zack Snyder sembra aver scelto di stare con gli spartani come tra i banchi di scuola si decide di stare con loro o con gli ateniesi. Parteggia con un cuore ragazzino e quasi si sgomenta per le reazioni della diplomazia iraniana. Ahmadinejad mal ha sopportato come vengono rappresentati i persiani. Troppo crudeli, troppo schiavisti, persino troppo effeminati. Certo nel film non si racconta che la Persia era un continuo partner politico che Atene e Sparta chiamavano in causa ogni qual volta si doveva contare su una tattica per distruggere il proprio nemico, né si racconta di uno degli imperi più pacifici della storia della civiltà umana. Ma è un film sulle Termopili. Detto ciò, l'esaltazione della morte, del supremo sacrificio come unico modo per accedere alla gloria, dovrebbe interessare Ahmadinejad e forse invitarlo a comprendere che c'è molto più in cui rispecchiarsi nei 300 opliti che negli ori fastosi di Serse e dei suoi persiani. Le immagini corporee annunciano il sacrificio in ogni momento, sin dall'inizio quando Leonida si mette in viaggio con i suoi 300 per le Termopili e i mantelli rossi degli spartani sembrano un unico fiume di sangue. Quando un uomo delle avanguardie di Serse, con la faccia da palestinese, baffuto e scuro promette "le nostre frecce oscureranno il sole" lo spartano gli risponde "allora combatteremo nell'ombra". E stormi di frecce si catapulteranno sui 300 opliti di Leonida protetti solo dai loro scudi, in scene bellissime che vedono le coste dell'Asia minore colme di soldati. È un'alternanza di enormi scorci di battaglie e di paesaggi in cui irrompono le parole spesso setacciate da Erodoto e da tutte le fonti possibili. "Spartani! Arrendetevi e deponete le armi". "Persiani! Venite a prenderle". Questa è una frase che ronza nelle orecchie di chiunque sia invitato a deporre le armi dinanzi a un nemico. Da Casavatore a Caracas. Gli spartani di Leonida del resto non possono ritirarsi. Sparta non conosce questa possibilità nel suo codice militare e nelle anime dei suoi soldati. Sparta non fa prigionieri, non ha pietà e non conosce ritirata. Leonida incontra Serse, interpretato da un Rodrigo Santoro assai bravo: Serse è altissimo almeno due volte Leonida, appare su un trono meraviglioso, con due tori dorati ai lati preceduti da due pesanti leoni. Serse cerca di convincere Leonida a passare tra i suoi uomini: "Immagina quale orribile fato attende i miei nemici, quando io ucciderei con gioia ognuno dei miei uomini per la vittoria". Leonida risponde: "E io morirei per ognuno dei miei soldati". Le due visioni degli eserciti si scontrano. Uomini al servizio di un dio-re contro combattenti comandati da un sovrano guerriero. Quando gli immortali - la guardia di Serse - vengono infilzati, l'uomo che si ritiene un dio, sente un brivido molto umano risalire lungo la schiena. Perché gli spartani non hanno scrittura e moneta, non hanno le biblioteche persiane, né gli astronomi mesopotamici, non hanno le geometrie né migliaia di popoli assoggettati. Ma pensano al racconto. E Leonida sa che senza racconto non resta niente del sacrificio.
E uno dei 300, ferito a un occhio, viene inviato a Sparta, affinché racconti. E Delio racconterà la storia, una grande storia che parla di vittoria. Seppur si tratta del più atroce dei massacri. E non sai se sono stati gli effetti speciali, o i racconti che ti hanno formato da bambino, ma alla fine del film ti sale una voglia strana. Ti va di andare da tuo figlio, se ce l'hai. O di raccogliere per strada un ragazzino qualsiasi, prenderlo per un braccio e portarlo in qualche angolo dove l'Italia è ancora Magna Grecia, davanti al tempio di Poseidon a Paestum, o a Pozzuoli al tempio di Serapide, o dinanzi all'orizzonte marino del tempio di Selinunte in Sicilia, e raccontargli delle Termopili e di come 300 spartani, 300 uomini liberi, hanno resistito contro un immensa armata di soldati-schiavi. E ti viene voglia di prendergli la testa fra le mani e urlargli affinché non se ne dimentichi mai le parole di Leonida: "Il mondo saprà che degli uomini liberi si sono opposti a un tiranno, che pochi si sono opposti a molti e che. persino un dio-re può sanguinare". Con buona pace di Ahmadinejad. n
Pubblicato da: trovato - 26.03.07 23:47
Grazie.
Pubblicato da: giuliomozzi - 27.03.07 00:01
Questi film vanno presi per quello che sono, dei fumetti animati. E il fumetto ha sempre esaltato i tratti del racconto. L'antichità del resto non doveva essere un posto dove si poteva giocare a boccette indisturbati. Ben diverso è il discorso di chi cerca in quetsi racconti elementi etici da trasportare direttamente nella nostra realtà. A meno che non si aspiri a riportare il mediterraneo e l'asia minora nel clima politico dei dieci secoli a.c. . Con questo non voglio dire che apprezzo l'intervento normalizzatore dei romani.
Pubblicato da: prassimete - 27.03.07 07:35
Ieri sono stato lontano da Internet per vari motivi, leggo stamattina con grande interesse i commenti, e ringrazio trovato per l’articolo di Saviano (tra l’altro ora è anche on-line, mentre quando ho scritto l’articolo non c’era: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Spartani-di-George-Bush/1549990&ref=hpsp). Una sola cosa mi sento di dire: non sono mai del tutto sbagliati, come principio, gli identificativi simbolici che vengono applicati a film, libri, fumetti ecc. per cui gli spartani duri e puri possono essere identificati coi soldati senza macchia di Bush, come mi sembra faccia Lufock Holmes, e i persiani coi cattivi e i talebani (tra l’altro i costumi li ricordano); oppure in altri film i cattivi, gli assassini, sono avvicinati al rock, preferibilmente hard, coi capelli lunghi, le borchie, con rimandi all’estetica punk ed heavy metal, in una sorta di ammiccamento al detto che il diavolo ama il rock. E altro, molto altro; però in questo modo, secondo me, ci appesantiamo la vita e ci priviamo il piacere del divertimento, e perché no, dello spettacolo; inoltre le interpretazioni eccessivamente simboliche hanno limitato, per esempio, la lettura libera di molti grandi scrittori, soprattutto Kafka, che è stato letto da un punto di vista teologico, oppure politico, di critica sociale, o psicologico; mentre la sua opera va ben oltre i simboli in quanto tali. Certo, ci sono stati film smaccatamente propagandistici, come il mitico “Berretti verdi” del 1968, che era un’esaltazione acritica dei marines impegnati nella guerra di liberazione contro i feroci vietcong comunisti, ma non mi sembra certo il caso di “300”. Insomma, mai perdere di vista la lucidità, però non costruiamoci da soli delle gabbie.
Pubblicato da: mauro baldrati - 27.03.07 10:07
A dire il vero, io vedo Frank Miller diventare sempre più monodimensionale e stereotipato - ben lontano dalla profondità abissale del Ritorno del Cavaliere Oscuro, al cinema più ancora che nei fumetti. Peccato.
E peccato che qui i cantori capaci di epica, tipo Valerio Massimo Manfredi, non sappiamo valorizzarli opportunamente, vedendoci costretti ad esaltarci per supereroi omogeneizzati e importati.
Pubblicato da: Paolo S - 27.03.07 10:44
Caro Paolo S, il fumetto 300 è del 1998, ben prima di molti Sin City, e RICORDIAMOLO Frank Miller non è il regista di "300", ma lo è: Zack Snider, e Miller ha criticato non poco i film tratti sai suoi fumetti, tanto che ha dichiarato che nel caso se ne producesse un altro allora sarebbe disposto a dirigerlo lui stesso.
Pubblicato da: NERO - 27.03.07 12:44
@ Mauro Baldrati
Si, sono stato io... ma non volevo giungere al punto di identificare direttamente i Marines con gli Spartani ed i Persiani con gli Iraniani di oggi, come ad esempio fa Saviano.
Ahmadinejad, uomo per nulla simpatico, non ha tutti i torti a ricordare che se abbiamo qualche scientia del mondo lo dobbiamo anche e soprattutto all'antica Persia, assimilata poi dall'occidente...quindi mostrare i soldati persiani come orridi bruti prezzolati non fa un gran servizio a lui nè alla storia...
Mostravo invece, più discretamente, lo spazio lasciato all'identificazione....
Saviano, riletto nella versione completa, ha comunque il merito di riconoscere l'intento propagandistico al quale l'epica, ahimè, è sempre legata.
Quello che io volevo sottolineare, però, è altra cosa.
E' a mio parere cosa più che degna fare un film sulle Termopili. Proprio a causa della grandezza del gesto epico, accettandone anche le derive belliciste e politiche.
Meno interessante invece prendere la sceneggiatura di un fumetto da esse ricavato, finendo per spiacere persino all'inventore di Batman.
I linguaggi del fumetto e del cinema non credo abbiano nessun vantaggio da ricavare dall'essere continuamente mescolati ed accavallati.
Un tempo infatti ciò era un'eccezione, oggi è la regola.
Quindi, con tutto che il film può piacere lecitamente, almeno in questo sito dovrebbero evidenziarsene in primo luogo l'eccessivo ricorso ad altri film "epici" di poco precedenti (tra cui, quello sì orrendo, "Troy"), in secondo luogo la mancanza di caratterizzazione e credibilità storica, in terzo luogo l'ossessione americana per i toni roboanti, con cui descrivono ormai tutto, caro Saviano.
Dalle tecniche di pulizia dei cessi alle battaglie memorabili.
Infine lo scopo politico e quanto noi Italiani, con le furbate politiche di Casini - ed i suoi amici determinati a ricostruire la spaventosa DC - le ipocrisie di D'Alema, le orecchie da mercante di Prodi, siamo ormai lontani da qualsiasi grandezza civile, morale e bellica.
A proposito, qui dove son io ora, la Magna Grecia c'è stata ed alle volte commuove ancora.
Non ci fosse lei vedrei solo abusivismo, malavita ed amministratori corrotti.
Vale et ego.
Pubblicato da: Lufock Holmes - 27.03.07 13:51
Qual è la molla che spinge alcuni a scrivere e rispondersi, a parlare con se stessi; a inventare un'identità, solo perché ci sia una replica e una controreplica?
Vecchi retaggi del forumismo?
Boh!
Sarebbe una gioia - reale - scoprirlo.
Tornando a Mauro Baldrati, io apprezzo di più l'impianto del suo pezzo, rispetto all'articolo di Saviano - troppo di panza, per i miei gusti.
Ripeto, andrò a vedere il film, appena possibile.
Anche perché mi piacerebbe intervenire per dire la mia.
Vs Anonimo
Pubblicato da: Anonimo - 27.03.07 15:39
@ Anonimo
la tua interessante acribia mi consente di intervenire nuovamente, per sottolineare che il processo tortuoso di cui tu parli
"la molla che spinge alcuni a scrivere e rispondersi, a parlare con se stessi; a inventare un'identità, solo perché ci sia una replica e una controreplica"
in altre epoche si chiamava dialettica e si riteneva fosse utile all'umana specie.
Poi sono arrivati gli abatini comunisti ed è finito tutto.
Ed abbiamo solo i Casini, i Follini, I Bondi, i D'Alema. I D'Orrico ed i D'Arcais. Che prima di parlare pensano e ponsano.
E poi non dicono un cazzo.
Chissà come chi... Boh!
Pubblicato da: Lufock Holmes - 27.03.07 17:11
Per Holmes: Miller non è l'inventore (al massimo sarebbe creatore, ma non lo è!) di Batman (quello è Bob Kane).
Il vantaggio che hanno i 2 media nel mescolarsi, accavallarsi, citarsi, richiamarsi è appunto la possibilità di dire una cosa in mille modi diversi, secondo il suo principio non si dovrebbe scrivere, filmare, cantare più nulla, tanto è stato già fatto!
Pubblicato da: NERO - 27.03.07 23:41
@ Nero
Assolutamente vero. Mea culpa su Batman... in effetti c'era qualcosa che non mi tornava, ma la prigrizia ha prevalso.
Secondo il tuo ragionamento ci troveremo prima o poi un fumetto su "Shining". oppure su "tre metri sopra il cielo". Allora ti voglio a difendere questo tipo di fusion...
Eppoi, per dirne una, "Big fish" è un film originale di pochi anni fa eppure non pesca su nonna Abelarda.
:)
Pubblicato da: Lufock Holmes - 28.03.07 00:09
Holmes... che intendi per "pesca", io parlo di citazioni, contaminazioni, e poi sei sicuro che "big fish" sia del tutto originale? una domanda: sai a chi si ispira il film "nightmare"? prova a pensare agli artiglioni di acciaio di freddy e ...
Pubblicato da: NERO - 28.03.07 08:11
@ Nero: sì, conosco opere e date, forse amo troppo il cavaliere oscuro (o Batman stesso) per pensare che Miller possa raggiungere di nuovo tali vertici. Neppure Sin City (né film né fumetti vari) mi convince fino in fondo come discorso sull'umano e sulla violenza. E aggiungo: mentre Miller è un ottimo cantore della tetraggine della metropoli, non lo è altrettanto del mondo ellenico - sempre secondo me.
@ L Holmes mi pare che Big Fish fosse tratto da un libro di Daniel Wallace (non David Foster), autore di vari romanzi legati a Starwars. Forse Tim Burton ne ha saputo ricavare qualcosa di più o di meno, dal libro… Il punto è: i linguaggi convergono o divergono, sono autonomi o "sussidiari"? Simone Ciaruffoli invocherebbe lo specifico filmico! Sempre per comparare, Terry Gilliam in TIdeland fa un film che ha mille volte più potere del libro da cui è tratto (di Mitch Cullin), perché? Perché sa usare il cinema meglio di quanto Cullin sappia scrivere. Il caso di Rodriguez in Sin City è diverso ancora. Ma mi pare di aver già detto troppo.
Pubblicato da: Paolo S - 28.03.07 13:09
@ Nero
Ok, a Wolverine, credo. Ma questa è e rimane davvero una "citazione", o se vuoi un'idea poi metabolizzata e resa ben altrimenti...
Io trovo discutibile, ai fini di narrare un episodio, già filtrato comunque dal racconto originario, quindi dalla scrittura, non andare alla fonte ed utilizzare il secondo filtro, "fumetto", per dar vita poi al film, codice finale "cinema".
Mi sa che succede come col gioco del telefono, in cui si inizia con "corda" e si finisce con "merda".
E qui arriviamo a
@ Paolo S (Silenziario, vista la chiusa? :) )
Io parlavo strettamente del rapporto "fumetto"-"cinema", non di qualsiasi forma di narrazione, arte, etc.etc. e "cinema".
In casop contrario dovrei disprezzare tutto il cinema , o quasi. Persino "Shining".
P.S. Terry Gillian è un genio. Verdone no.
Ecco perchè la perfida Albione comanda il mondo e noi invece no.
Pubblicato da: Lufock Holmes - 28.03.07 23:42
wolverine, già! E di rimando in wolverine si citò freddy krueger! Però vorrei essere spiegato una cosa: il problema è il fumetto? cioè riprendere un tema, una storia di un fumetto è discutibile? ma se gli sceneggiatori prendono a man bassa le storie dai giornali di gossip, quello è discutibile, il fumetto è un media di tutto rispetto, innovativo e originale (e un passo avanti al cinema, prova a leggere Hellboy, Ex-machina, Maxx, Starman, Sentry, non continuo, ma ci sarebbe di che riempire pagine e pagine.
Pubblicato da: NERO - 29.03.07 00:34
Nulla contro il medium fumetto, anzi. E' solo che a me Hallboy piace più a fumetto, Spiderman più a fumetto...per non dir nulla di Sin City che, secondo me, è uscito con le ossa rotte dalla riduzione cinematografica.
E non come spesso si dice di un film tratto da un gran libro, ma molto molto di più mi piacciono...
Poi capitasse una tantum, per un progetto ben pensato - batman 1 per esempio - oramai ne esce uno ogni due minuti...
Ti ripeto che finiremo per veder Nonna Abelarda contro Sandman .)
Bonnuit.
Pubblicato da: Lufock Holmes - 29.03.07 02:22
Well, stiamo cominciando a intenderci! Concordiamo sulle potenzialità autonome del fumetto, sullo specifico del suo linguaggio, sulla sua creatività - diciamocelo - a basso costo e a fruizione non di massa, che lo rende MOLTO più eversivo e innovativo del cinema. Non a caso Holmes cita Tim Burton, half-outsider di Hollywood, per identificare qualcuno capace di dire la propria, cinematograficamente, "sopra" un fumetto.
Basti pensare al fallimento del film su Jack lo squartatore basato su From Hell di Alan Moore. Il film ne ha mancato - letteralmente - le ossa e il cuore, cedendo a suggestioni banali e annacquate. Credo che il cinema non potrà - per vincoli strettamente economici legati ai costi di produzione e al solito puritanesimo yankee - portare Lost Girls nei multisala. Molto più facile che ci si concentri su progetti "ripiegabili" su cliché hollywoodiani - parliamo dello scempio di Constantine? - e che si tenti di serializzare le trasposizioni per trascinare al cinema ora questa ora quella fronda di appassionati.
Ultima nota, va anche detto che i fan dei fumetti, tra le cui fila milito, spesso, proprio in quanto "minoranza" critica e appassionata, difenda contro l'esterno anche prodotti molto al di sotto dell'eccellenza. Ma tutto questo ci porta molto lontano dai 2 300 da cui siamo partiti a discutere :O
Pubblicato da: Paolo S - 29.03.07 10:03
ok, Paolo S, ok, se vuoi continuamo la discussione sul fumetto sul sito www.ilrifugiodeimoai.it , da cui provengo, e non è mio interesse fare pubblicità (solo che se vibrisse chiude (per un pò) allora si deve continuare almeno la discussione). Trasporre il fumetto in film è riduttivo. Si, lo è. Ma anche i libri, i giochi di ruolo (vedi il film dungeon & dragons). Ma forse lo è per chi si aspetta una certa atmosfera, irripetibile se trattata con un altro media, per chi crede di vedere il fumetto al cinema, di leggere il libro al cinema, no, non lo troveranno! la Torre Nera è improponibile al cinema, come il signore degli anelli, sono un altro tipo di racconto, hanno un altro ritmo, un'altro tipo di fruizione.
Pubblicato da: NERO - 29.03.07 16:56
Le imprecisioni storiche in questo film sono tante, difficile condividere in toto l'entusiasmo dell'articolo di Saviano.
Per esempio: nel film sembra che la città sia contraria alla guerra e che l'eroe, Leonida, agisca di sua iniziativa, contro il volere del Consiglio. Non è vero, storicamente. Sparta era determinata a combattere e Leonida partì su ordine delle magistrature cittadine.
Pubblicato da: Angelo De Lorenzi - 05.04.07 09:51
Angelo, è vero, i 300 erano un'avanguardia, però un film, e così un libro, un romanzo, non hanno l'obbligo della fedeltà storica, possono derogare, concedersi anche alla fantasia.
Pubblicato da: mauro baldrati - 05.04.07 20:17
Mauro, non sono un esperto. Però ho letto una intervista rilasciata da Marta Sordi che, avendo visto il film, ha ravvisato non poche imprecisioni storiche che finiscono per condizionare la "lettura" del filmato. E' per questo motivo che non posso condividere in toto le affermazioni dell'articolo di Saviano. Certo, il film è bello, piacevole, interessante. A me è piaciuto però alla luce dell'intervista che ho letto mi sento di muovere non poche critiche a questa pellicola.
Come sono stati rappresentati, ad esempio, i soldati greci? Come degli improvvisati, dei dilettanti, mentre gli spartani sono i veri guerrieri. In realtà una delle principali novità del mondo greco consiste nel fatto che essi siano stati allo stesso tempo fabbri, vasai, scultori e soldati. L'idea della polis greca sta nel fatto che gli uomini liberi sono i cittadini in grado di portare le armi e di combattere per la difesa della città. E dunque se qualcuno avrebbe delle ragioni per risentirsi, questi forse sarebbero i greci, non gli iraniani.
Pubblicato da: Angelo De Lorenzi - 06.04.07 15:53
300 è il primo film integralmente fascista che abbia mai visto.
strano che nessuno abbia avuto questa percezione in modo così netto.
Pubblicato da: lou reed-o - 08.05.07 14:35




