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12.03.07
Destrutturazione Borat
di Mauro Baldrati
Leggo su un blog che si chiama chissenefrega: “non ho visto Borat, né mi passerebbe mai per l’anticamera del cervello di farlo. Anche perché un film presentato con claim del tipo: ‘il film più divertente di tutti i tempi’, oppure ‘un film che riporterà le ambulanze fuori dai cinema’ sinceramente, mi sa tanto di bufala megagalattica da dieci chilometri di distanza".
Mi sono chiesto perché il semplice lancio pubblicitario di un film (tra l’altro una produzione a basso costo) – con le solite formule un po’ altisonanti – sia sufficiente per provocare una tale chiusura a priori verso l’opera stessa. In realtà Borat è un film originale, spudorato, che si spinge oltre il grottesco e il trash, oltre l’underground. Era dai tempi del film-maker hard americano Johnny Waters (il regista di Pink Flamingos, del 1972) che non si assisteva a una sfida non reticente ai canoni narrativi cinematografici. Borat vaporizza il genere, fa scoppiare i Mounty Python e la loro carica dissacrante-aggressiva in un mix di provocazione, demenza, violenza verbale; destruttura lo stile della narrativa per immagini.
Borat è un reporter televisivo kazaco che vive in uno sperduto villaggio nel caos assoluto, tra personaggi mutanti, animali, escrezioni corporali, dove le donne sono prostitute o schiave, dove si rappresentano gli ebrei come esseri mostruosi che fanno le uova (“uova di ebreo"). Vuole imparare la tecnica televisiva americana, vuole essere moderno, così, con un produttore matto come lui, parte per l’America.
E qui, in un gioco finto di candid camera, con una fotografia volutamente orribile, con riprese sgangherate che sembrano girate col telefonino, la pazzia terminale dei nostri due kazachi si salda con quella scientifica, altrettanto scoppiata, degli americani. Incontra dei personaggi minori del sistema americano, quasi sempre anziani, brutti, obesi, per chiedere consigli e lezioni sull’american way of life. Passa da un episodio all’altro, da una follia all’altra, come un navigatore dell’assurdo: vuole comprare un enorme Suv, ma vuole sapere se va bene “per uccidere un ebreo"; il venditore, imperturbabile, dice che a una velocità di “circa 55-60 km all’ora" il risultato è assicurato; va a un incontro con un gruppo di femministe e si mette a discutere sulle dimensioni del cervello della donna, che – assicura – sono inferiori a quelle dell’uomo; a cena coi componenti di un’associazione di bon-ton va alla toilette, torna coi propri escrementi in un sacchetto e li mostra in giro, perché non sa dove metterli. Attraversa gli States verso la California per incontrare Pamela Anderson, che vuole sposare, piomba in un simposio di fanatici religiosi, tra studenti universitari schizzati e violenti, che lo coinvolgono in un delirio verbale allucinogeno. Tutto nel film, i personaggi, il grottesco, i dialoghi, i sentimenti, il comico, viene depauperato e smembrato, ridotto a puro stato gassoso.
Attualmente Borat ha sfondato nel mondo e ha guadagnato, a tutt’oggi, 250 milioni di dollari. Il governo kazaco, che aveva protestato per l’immagine deteriore dello Stato del Kazakistan, è ora euforico, perché si moltiplicano le richieste di visti turistici (tutti vogliono andare a vedere il mondo di Borat), e ovviamente il sistema dello show businness non sta certo a guardare. Dopo essere stato sbertucciato oltre ogni limite, il suo ventre molle sta già metabolizzando un Borat 2 e la ristrutturazione della destrutturazione è già in atto; pare che anche Rupert Murdoch sia coinvolto. E il nostro attore comico inglese, Sacha Baron Cohen, che ha inventato e prodotto il personaggio, sembra che dopo circa sette minuti di riflessione abbia già accettato con entusiasmo.
Pubblicato da Mauro Baldrati, il giorno e l'ora: 12.03.07 09:24
Interventi
la perfezione del modello "enter/exit". la genialità e il leviatano si guardano negli occhi, ma il risultato è scontato.
grazie, Mauro.
Pubblicato da: fabry - 12.03.07 09:48
Una perplessità. Ho letto molti articoli su questo film. Tutti citavano le divertentissime situazioni e battute di cui è costellato il film.
A me, nemmeno una - di queste citate - è sembrata divertente.
Ho visto promo, trailer, servizi eccetera in televisione (mi ci sono proprio appassionato, a questo milm) e mai mi è successo che mi venisse da ridere. Anzi, credo di aver capito finalmente che cosa si intende per "battute telefonate".
Quindi: da dove viene tutto questo successo? Che cosa ci trova da ridere (ovvero: di che cosa ride davvero), il signore che guarda "Borat" e ride?
Pubblicato da: giuliomozzi - 12.03.07 10:03
la genialità sta nel "dovere" di ridere. l'io estromesso ride, costretto. qualcuno ha sancito. l'io-ridens è in prestito al leviatano, che ricompenserà col nulla. e vissero infelici e scontenti.
Pubblicato da: fabry - 12.03.07 10:12
Grazie a te fabry.
Giulio, mi sembra di capire che non l'hai visto. Con questo non voglio dire che dai trailers ecc. non ci si possa fare un'idea, però la visione è ovviamente più completa. La tua domanda è interessante. Ho letto in giro di altri che si indignano perché "fa schifo"; ci sono risposte diverse in tutti noi. Riguardo all'enorme successo una mia teoria ce l'ho, ma credo che ne parlerò in seguito.
Pubblicato da: mauro baldrati - 12.03.07 10:18
puoi fermarti e pensarlo come un film demenziale.
ma ci sono due tipi di persone.
c'è chi pensa che una cosa stupida non ti debba dire niente di importante, c'è chi pensa che una cosa stupida può farti riflettere cmq.
borat ne è un esempio perfetto.
puoi andare e ridere.
oppure capire davvero qual è il suo punto di forza.
è solo una questione di quanto tu voglia ragionare.
Pubblicato da: caino - 12.03.07 10:25
Henry Bergson : IL RISO, SAGGIO SUL SIGNIFICATO DEL COMICO.
Frank Zappa: Have I offended someone ?
com'era che si diceva ? "...sarà una risata che vi seppellirà"
Pubblicato da: cletus - 12.03.07 10:38
"Borat" mi è parso molto corrosivo e divertente. Certo, non è un film all'insegna del "politically correct", ma ci sono dei momenti di comicità esplosiva (e anche qualche eccesso, proprio dell'approccio deliberatamente grottesco e deformato del film).
Pubblicato da: Writer - 12.03.07 12:02
non ho visto il film. Però, devo dire che Giulio Mozzi, con tutto il bene che gli voglio, non mi ha mai fatto ridere. Eppure a volte ci si è messo d'impegno...
Credo che andrò a vedere il film Borat: credo sarà divertente.
Pubblicato da: marta - 12.03.07 12:07
"Che cosa ci trova da ridere"
boh?! ma guardati la scena della telefonata tra P. Sellers e Dimitri in italiano: il problema potrebbe essere un altro.
Pubblicato da: B&M - 12.03.07 13:39
non ho ancora visto il film, però conosco Borat dai tempi dell'Ali G Show, dove l'attore Sacha Baron Cohen presentava una serie di personaggi grotteschi, spudorati e assolutamente irresistibili. il segreto del successo credo sia da cercare nel tono dissacrante che se ne infischia del 'politicamente corretto' e restituisce alla comicità la sua funzione primordiale e liberatoria. non è una questione di battute originali ma di fisicità, di comportamenti che spiazzano, di situazioni imbarazzanti che scardinano le regole. basterebbe guardarsi le interviste di Ali G ai politici ignari, vedere come con le sue domande assurde riesca a fare piazza pulita del famigerato self control inglese, per capire il potere corrosivo della comicità di quest'attore.
Pubblicato da: adrianaiacono - 12.03.07 15:58
A me Borat non ha fatto ridere per niente. Ma avevo appena visto This Is Spinal Tap.
Ciao!
Cano
Pubblicato da: Cano - 12.03.07 16:13
sono d'accordo con mozzi.
personalmente l'ho trovato alla lunga noioso, prevedibile, telefonato. anch'io mi sono chiesto perché non mi facesse ridere: credo perché - almeno per me - sono candid camera finte. tutto l'umorismo del film si basa sul presupposto che le candid camera siano autentiche, ma non lo sono (come onestamente la produzione ha sempre ammesso sin dall'inizio) e non lo sono in una maniera direi quasi auto-evidente.
Pubblicato da: Boe Szyslak - 12.03.07 17:34
non capisco neanche chi lo trova politicamente scorretto! anzi, io lo trovo un inno alla correttezza politica!
Pubblicato da: Boe Szyslak - 12.03.07 17:37
@Giuliomozzi
Da ridere c'è il fatto che l'America, una volta tanto, esce per quella che è: impossibilmente devastata - più che devastante - per il semplice fatto che si comprende quanto sia ridicolo colui che non capisce o non sta agli scherzi.
Quanto sia ridicolo che alcune persone davvero considerano gli ebrei degli scarafaggi e quanto però gli ebrei facciano di tutto per assomigliargli - quando, s'intende, non "praticano" la loro cultura ma quella del paese che li ospita a tutti i costi.
Affermazioni pesanti? non quanto l'affermazione della donna che vende in giardino le proprie memorie e di fronte all'uomo che la crede zingara, conferma e conferma e conferma di essere non gitana perchè figlia di un agricoltore AMERICANO...
La serietà, la cosa più seria con la quale e sulla quale non dobbiamo mai spettere di lavorare, deve essere, intelligentemente, derisa a sua volta.
Fa ridere un personaggio perfettamente riuscito, così simile a se stesso che allora non lo si può pensare reale. E commuove tanta semplicità.
Fa piangere, certo, vedere tanti americani al rodeo applaudire per assurdità come quelle elencate da Borat sull'Iraq e compagnia bella. Quello che intendo, insomma, è che questo film fa ridere e piangere.
Ma chi non ride (di quanto ci duole, persino) fa solo piangere.
Pubblicato da: Paolo Sortino - 12.03.07 18:17
..."non praticano la loro cultura ma quella del paese che li ospita a tutti i costi"...
correggo, altrimenti vuol dire il contrario, in:
"non praticano la loro cultura ma (vogliono praticare) a tutti i costi quella del paese che li ospita."
scusate,
Paolo
Pubblicato da: Paolo Sortino - 12.03.07 18:22
..."non "praticano" la loro cultura ma quella del paese che li ospita a tutti i costi."...
correggo, altrimenti vuol dire l'opposto, in:
..."non praticano la loro cultura ma (vogliono praticare) a tutti i costi quella del Paese che li ospita..."
- "ospita", poi, nel senso che sono terre che a detta di loro stessi sono terre di passaggio...
Pubblicato da: Paolo Sortino - 12.03.07 18:27
Il problema - mio, capisco. magari sono io che sbaglio qualcosa - è che quella di borat non è l'america, ma una rappresentazione che un autore dà dell'america, una scrittura, una fiction. esattamente come qualsiasi altro film (interessato a fare una rappresentazione dell'america) ha sempre fatto e sempre continuerà a fare. e in quanto interpretazione è ovviamente, inevitabilmente, sanamente ideologica. magari un'ideologia che posso condividere (e che molti, evidentemente, condividono. americani in primis) ma non per questo più vera (vera rispetto a cosa?) a un film tutto stellestrisce e buoni sentimenti.
se fosse stata una vera candid camera, e non una solida sceneggiatura, sarebbe stato tutto diverso.
(che poi anche una candid camera, o un documentario, o anche una camera fissa ad un angolo di strada, siano rappresentazioni quasi altrettanto finzionali e ideologiche, non ci piove: ma facciamola semplice adesso, per capirci).
Pubblicato da: Boe Szyslak - 12.03.07 18:53
Borat è un film in lingua inglese che probabilmente perde moltissimo nella traduzione in italiano; insiste su stereotipi americani e dunque abbastanza lontani da quelli nostri europei. Io l'ho visto in lingua originale e l'ho trovato davvero esilarante; magari cercate su youtube degli spezzoni in inglese sottotitolati in italiano (ce ne sono, ad esempio questo: http://www.youtube.com/watch?v=8EZ_0PoaU9w ).
Pubblicato da: GiusCo - 12.03.07 19:02
il fatto della lingua originale è altrettanto vero... in sala, a Londra, non si smetteva di ridere...
Pubblicato da: paolo Sortino - 12.03.07 19:20
anch'io l'ho visto in originale (la sola idea del doppiaggio di pino insegno...). sugli stereotipi, non so... io più che altro ho visto nel film tanti (consapevoli) stereotipi europei riguardo agli stereotipi americani.
mi sembra che satireggia tanto l'america (certa america) quanto (certi) modi di vedere l'america da parte degli europei.
Pubblicato da: Boe Szyslak - 12.03.07 19:50
Non ho visto il film, né i trailer. Ma sono mesi che sento parlare di Borat, sin da quando è uscito in lingua originale. Qualche giorno fa ho letto una recensione in cui si sosteneva in sintesi quello che sostiene GiusCo: e cioè che la versione italiana non è divertente nemmeno la metà della versione inglese. Non faccio fatica a crederlo (mi associo anche a Bo.e Szyslak e alla sua osservazione sul doppiaggio di Pino Insegno)
Pubblicato da: Gaja - 12.03.07 20:00
Boe, guarda questa, dimmi se corrisponde ad uno stereotipo europeo su una certa America o ad uno stereotipo (anzi due: il "politically correct" del vecchio cantante che per cortesia squisitamente e ipocritamente anglosassone definisce talento anche l'abilità nella prostituzione; e i bovari che bovinamente fanno la festa alla minoranza etnica di turno) propriamente americano tirato fuori da Baron Cohen: http://www.youtube.com/watch?v=UiQJ-fT26oU
Pubblicato da: GiusCo - 12.03.07 20:45
Ho visto Borat quattro o cinque mesi fa, in originale, e osservavo il pubblico ridere, rideva anche nelle pause. A me ha infastidito. Devo riconoscere che il mio giudizio è falsato perché non amo i film comico-grotteschi.
Comunque Cohen parla un inglese ridicolo, di chi non lo sa parlare, di cui ogni tanto mi capita di ascoltare l’ imitazione, soprattutto dagli inglesi più che dagli americani. E ciò non l’ho trovato affatto esilarante. Poi mi avevano raccontato che gli studenti americani, che pare fossero veramente ubriachi al momento in cui la scena veniva girata, s’erano rifiutati di firmare l’autorizzazione, fatto di cui Cohen se ne è ampiamente fregato.
Pubblicato da: alice - 12.03.07 21:03
Io l'ho visto senza averne avuto notizie prima, quindi non "dovevo" ridere.
Ho riso sguaiatamente per alcune stupidaggini (la scena dell'ascensore, la cena, ecc.), con qualche senso di colpa perché poi non vado a vedere i film dei Vanzina.
Sul momento sono però rimasto un po' perplesso perché mi è parso che nel politicamente scorretto dalla scorrettezza qualcosa rimanesse fuori: per esempio, ci sono antisemitismo, omofobia, fondamentalismo cattolico, ma il sentimento antislamico no (oppure è metarappresentato), e il maschilismo nemmeno, secondo le femministe che compaiono nel film (scoperto dopo). Per inciso, il SUV serviva per gli zingari; la pistola per gli ebrei.
Questo perché ero convinto che le candid camera fossero tutte finte: ma dalle informazioni che ho reperito in giro pare proprio di no (per esempio, http://www.salon.com/ent/feature/2006/11/10/guide_to_borat/)
Allora cambia un pochino, alla distanza; certe scelte mi sembrano più oneste, pur nella fiction.
Pubblicato da: Vincenzo - 12.03.07 22:19
Giusco, nel filmato che mi proponi, io vedo(limitiamoci alla seconda parte per comodità*): a) una presa per il culo del country come genere musicale/culturale, b) una presa per il culo di bovari bovini decerebrati texani.
Ora, queste due prese per il culo, per scatenare l'effetto comico, si basano su due stereotipi, due idee preconcette: 1) che la musica country sia una nenia pallossissima, buona al più per dei bovari ignoranti. e 2) che gli abitanti di una certa america "profonda" (meglio ancora se del texas della famiglia bush) siano, se va bene, dei bovari ignoranti che al massimo ascoltano quella nenia pallossisima che è il country, e pronti ad andare dietro al primo che passa aizzandoli contro una minoranza o contro un paese arabo.
Dimmi, dove sarà più probabile riscontrare questi stereotipi?
* anche perché essere tra le prime tre artiste del sesso orale di un paese per me è un talento! :)))
Pubblicato da: Boe Szyslak - 12.03.07 22:59
@ Alice,
veramente i ragazzi hanno firmato la liberatoria, è che dopo lo hanno citato legalmente comunque - se non è americano questo... (ad esempio).
ciao ciao...
Pubblicato da: Paolo - 13.03.07 01:09
paolo: la liberatoria l'avevano firmata da ubriachi;-)
Pubblicato da: alice - 13.03.07 09:19
leggendo questi commenti mi sorge il dubbio che il Borat cinematografico (che non conosco) non sia all'altezza di quello televisio (che ho trovato molto divertente). alcune considerazioni riguardo al Borat televisivo: parla un inglese buffo e sgangherato, agisce in un ambito anglosassone ossessionato dalla tolleranza formale nei confronti delle minoranze e quindi dalla paura di scoprirsi razzista e xenofobo, provoca le sue vittime con affermazioni fuori luogo e registra le reazioni in diretta (o almeno questa è l'impressione che ha lo spettatore). Tutto questo viene meno nella produzione cinematografica che si rivolge a un pubblico internazionale, in lingue diverse e con una sceneggiatura più strutturata. la mancanza di questi elementi, da quello che dite, probabilmente toglie mordente e genuinità al personaggio e, fatto ancora più grave, in parte mi ha fatto passare la voglia di andare a vedere il film.
Pubblicato da: adrianaiacono - 13.03.07 09:23
A questo punto mi domando: è necessario essere ossessionati dal dover essere politically correct per ridere guardando "Borat"?
Pubblicato da: giuliomozzi - 13.03.07 10:04
in effetti, giulio, credo che sia una componente importante. Borat, insieme agli altri personaggi creati da Cohen, cerca di sabotare le gabbie dell'ipocrisia sociale. gioca con gli stereotipi e ci porta a sguazzare in tutto quel materiale grezzo e sporco che tendiamo a rimuovere o a depurare.
Pubblicato da: adrianaiacono - 13.03.07 14:58
Adrianaiacono, sarà come dici, però è un limite il fatto che solleciti soltanto dall'interno una mentalità, in luogo di attraversarla da esterno a esterno, facendoci ridere di questa senza il rammarico di non essere a essa conformi per goderci lo spettacolo...
Di clown per divertire la corte ce n'è tanti, di pantomime di denuncia tante, ed è più di un sospetto che la qualità di tali cose sia direttamente proporzionale al loro potere di calamitarci a delle sciocchezze senza respiro.
Il comico vuole far ridere ma ambisce a fornire dei respiri rubati alla loro economia...il sacchettino della merda che il protagonista del film a un certo punto dello stesso porge a una signora, scandalizzandola, è anche un regalo che le fa, e infatti lei ne è conquistata; ma io, che non sono animoso in un senso e quindi neanche nell'altro, ma che ho ancora l'anima per sfottere, penso solo che avrebbe dovuto darglielo in privato. Ecco.
Pubblicato da: Massimo Lippolis - 13.03.07 18:41
io l'ho visto con le migliori intenzioni ma proprio non mi è piaciuto. spesso mi ha dato l'impressione che lo stereotipo e le battutacce soffochino qualsiasi intenzionalità di critica sociale. Ma temo anche io che il doppiaggio cancelli molte sfumature, magari se lo vedo in originale cambio un po' idea. In fondo la fine la donna scelta da borat è l'esatto contrario di ogni modello femminile socialmente approvato.
Pubblicato da: barbara68 - 13.03.07 19:15
siccome, ribadisco, non ho visto il film e i miei ricordi di Borat e soci risalgono ormai a qualche anno fa, ho fatto un giro di google per raccogliere qualche informazione. ho scoperto che tanti la pensano come me e soprattutto ho avuto la conferma che dietro l'apparente idiozia dei personaggi si nasconde un'intelligenza lucida e colta (vedere per credere su www.dispenseronline.it); senza contare che il programma era prodotto da channel four, che in gran bretagna non è proprio come dire canale cinque.
bene, adesso credo che andrò al cinema.
Pubblicato da: adrianaiacono - 13.03.07 21:44




