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02.03.07
Circuito chiuso
di giuliomozzi
Prendo qualche campione dalla discussione in calce alla segnalazione di alcuni articoli sull'editing che ho pubblicata ieri qui in vibrisse:
- "Ci sono editing che livellano l'opera per darla in pasto a canoni di normalizzazione" (Giuseppe Iannozzi).
- "Da dove viene l'appiattimento dei titoli pubblicati se non dall'editing?" (Gianluca Minotti).
- "Questa uniformità richiesta dal mercato non c'è, ci sono molti mediocri scrittori che si uniformano o si lasciano uniformare" (Girolamo De Michele).
- "C'è un livellamento delle opere in sé nonché delle tematiche trattate, soprattutto da parte degli esordienti" (Giuseppe Iannozzi).
Ecco. Queste quattro affermazioni mi sembrano dei "luoghi comuni": cioè affermazioni che più o meno chiunque, credo, potrebbe condividere. Non mi metto qui a discutere se questi "luoghi comuni" corrispondano all'esperienza che ho io del lavoro editoriale, del mercato editoriale e della scrittura (ossia: non mi metto qui a discutere se mi sembrino veri o no).
Vorrei solo far notare che la discussione dalla quale ho estratti questi "luoghi comuni", presa nel suo complesso, mi sembra produrre un'immagine "circolare".
L'editore vuole libri che siano "una certa cosa". L'editor, che lavora per l'editore, lavora per trasformare i testi da pubblicare nella cosa più simile a quella "certa cosa". L'autore, specie se è in una posizione debole (l'autore non ancora pubblicato, ad esempio, o quello di mediocre talento) tenta a sua volta di proporre all'editore dei testi che siano già il più prossimi possibile a quella "certa cosa".
Sembra quindi, se si dà credito a questi "luoghi comuni", che l'influenza del lavoro editoriale (non solo dell'editing: perché l'editing, che ne è una fase) si estenda fin nella mente dell'autore. Colui che desidera essere pubblicato domanda e si domanda: "Che cosa devo scrivere per essere pubblicato?". E l'editore, in linea di massima, risponde: "Devi scrivere una 'certa cosa', scelta tra il campionario che ora ti mostro" (dico "scelta tra il campionario" perché presumo che ci siano diverse specie di "certe cose" che possano soddisfare le esigenze dell'editore).
Teniamo conto che la "certa cosa" può avere diverse nature. Può essere la "certa cosa" che assicura (che secondo l'editore assicura) una certa redditività (e sarà il caso dell'editore industriale, ad esempio), o può essere la "certa cosa" che soddisfa un "certo gusto" dell'editore (è il caso, si è suggerito nella citata discussione, di un editore come minimum fax).
[Un fatto personale. Io non saprei dire quale sia la "certa cosa" della quale vado in cerca quando, in Sironi, mi siedo al tavolo della sala riunioni e comincio a "passare" i dattiloscritti. Non voglio dire che io non cerchi una "certa cosa"; dico che non saprei dire quale è. Ho ben presenti le esigenze dell'editore (esigenze economiche, organizzative, culturali, sociali), ne conosco e comprendo le ragioni, e credo di non dover sottostare a tali esigenze. Ovvero: se un testo mi pare da pubblicare, lo propongo indipendentemente dal fatto che molto probabilmente l'editore non lo pubblicherà. In un paio di casi ho avuto dall'editore degli imprevisti "Sì"; per lo più ho avuto dei prevedibili "No". A volte testi che mi sembravano soddisfare in pieno le esigenze dell'editore sono stati da lui respinti. Ciò che Sironi pubblica è il risultato di una dialettica tra me e l'editore (dialettica nella quale entra il gruppo di redazione, l'ufficio stampa - rarissimamente il commerciale). Non so se è per questo che, diversamente da quanto si nota nella produzione di altri editori, i libri pubblicati da Sironi mi sembrano tante monadi. Io, peraltro, faccio il possibile, mentre leggo, per comportarmi come se non avessi nessun "gusto" specifico. Quando decisi di lanciare la proposta di vibrisselibri, ero spinto dalla disperazione: vedevo opere letterarie assai degne non trovare, per ragioni che mi venivano presentate come ragioni di tipo economico, la via della pubblicazione.]
Ora, che un editore voglia pubblicare e pubblichi quello che gli pare mi sembra, in una società di libero mercato, ineccepibile. Ma nel momento in cui il giovane che aspira a pubblicare mi domanda: "Che cosa devo scrivere per essere pubblicato?", ho l'impressione di non essere più in una società di libero mercato, ma in una società di padroni e di servi. Già mi pare assurdo il desiderio (o l'intenzione)di pubblicare slegato dal desiderio (dall'intenzione) di pubblicare una certa cosa. Il giovane che aspira a pubblicare vuole forse solo e soltanto essere pubblicato, reso pubblico, e a questo scopo rinuncia preliminarmente a esercitare un controllo su ciò che col suo nome in copertina sarà pubblicato? Il nome in copertina è forse l'unica cosa che importa? Il famoso "quarto d'ora di celebrità"?
L'editore sa quello che vuole: una "certa cosa". Il giovane che aspira a essere pubblicato vuole essere pubblicato, e si rende disponibile alla "certa cosa" che l'editore vuole. Credo di poter immaginare che che se l'editore dirà: "Voglio un'opera letteraria bella", il giovane che aspira a essere pubblicato se ne andrà scrollando le spalle: e cercherà un editore capace di dirgli qualcosa di più preciso.
Ora: il difetto di tutto questo discorso che vado facendo è che è generico. Secondo me la discussione in calce alla segnalazione di tre articoli sul cosiddetto editing aveva presa una piega interessante quando era stata posta una domanda precisa, che così riassumo: "E' vero o non è vero che le opere narrative italiane pubblicate da minimum fax si assomigliano tutte? E di preciso, su quale piano si somigliano (stilistico, contenutistico...). E questa somiglianza, posto che ci sia, deriva dall'esistenza di fatto (autonomamente dall'attività di minimum fax) di un certo gusto sia di lettura sia di scrittura; oppure dal lavoro di editing condotto sui testi pubblicati da minimum fax; oppure dal fatto che, avendo pubblicato minimum fax determinati testi, corrispondenti a un certo gusto, si sono presentati degli autori che autonomamente aderivano a quel gusto; oppure la capacità di minimum fax di "fare tendenza" ha stimolato diversi autori a produrre opere letterarie corrispondenti a quel certo gusto, in modo da aumentare le probabilità di essere pubblicati?".
Questa domanda, secondo me, è interessante. Potrebbe essere posta per altri editori. (Se qualcuno la ponesse per l'editore per il quale lavoro, e magari riuscisse anche a rispondere, ovviamente sarei molto incuriosito e interessato).
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 02.03.07 10:13
Interventi
Io ti chiedo invece Giulio, non potrebbe essere che molti libri si somiglino perché gli autori individuano una tendenza e si uniformano? Io leggo molto inediti, i quali (per fortuna) per lo più rimarranno tali, e finiscono per somigliarsi tutti, nei temi, nelle scelte stilistiche e, più spesso, nelle non scelte di stile visto che non c'è alcuno sforzo di essere personali e quando c'è finisce invece di essere uno scimmiottamento di altro. E questo prima di proporsi a qualsiasi editore. Poi è vero che io per esempio, riconosco un libro Minimumfax dalle prime pagine, ma non sono così sicura che dipenda dal lavoro di editing, piuttosto da precise scelte editoriali che creano a monte una selezione. Allo stesso modo riconosco un esordiente Fazi. Ma non so quanto l'editing c'entri in tutto questo. Anzi, secondo me non c'entra proprio.
Pubblicato da: seia - 02.03.07 12:05
Cario Giulio, per rispondere alle tue domande, precise e intelligenti, occorre avere una conoscenza sterminata e approfondita di ciò che viene pubblicato in Italia e dei meccanismi interni ed esterni alle redazioni editoriali. Per quanto mi riguarda passo il testimone volentieri a chi ne sa di più. Rischierei di esprimere solo dei "luoghi comuni", ed è un po' il rischio che si assume chi partecipa ad un dibattito in rete e magari ha una competenza limitata dell'argomento.
Aggiungo solo: mi pare che quando accenni al tuo lavoro di Sironi, entra in gioco, nella cosidetta "dialettica" un rapporto fra "poteri". Alla fine qualcosa s'impone e porta alla pubblicazione di un autore, di un testo oppure di un altro. C'è un "potere" interno (il rapporto dialettico fra editore e suoi collaboratori) e poteri esterni che sono la capacità d'influenzare i gusti.
Vibrisse indica che c'è anche un'altra strada ugualmente percorribile per la "pubblicazione". Anche in questo caso non ci si sottrae, immagino, a questo gioco, quello dei poteri, peraltro riuscendo comunque a conquistare maggiori ambiti di libertà (si liberi dal risultato economico, ad esempio che non è poco...).
Pubblicato da: Angelo De Lorenzi - 02.03.07 12:21
Cara Seia, scrivi: "Non potrebbe essere che molti libri si somiglino perché gli autori individuano una tendenza e si uniformano?". Quando ho ipotizzata "l'esistenza di fatto (...) di un certo gusto sia di lettura sia di scrittura", dicevo la stessa cosa. Mi pare.
Caro Angelo: è sempre una questione di potere.
Pubblicato da: giuliomozzi - 02.03.07 12:30
non saprei dire per Sironi, ma mi è capitato di sentire definire dei racconti "mozziani" e, forse a torto,ho interpretato la parola nel senso di: racconti scritti con un stile piano (ma non sciatto), capaci di incidere la realtà senza negarne la dimensione spirituale.
Pubblicato da: Maurizio - 02.03.07 12:37
Io aggiungo un'altra nota: che quando si citano i grandi Melville, Proust, Kafka e co., non si parla mai abbastanza della storia della pubblicazione, delle fortune della casa editrice (ricordate il primo meraviglioso fallimento dell'Einaudi a causa dell'enciclopedia più intelligente del momento? Va considerato un succeso?), dei cavalli perdenti su cui l'editore puntava sbagliando, della forza dei cataloghi ovvero della proporzione spazzatura/capolavori prodotti… E detto a margine, non è vero che è la resistenza all'editing a garantire il capolavoro.
Pubblicato da: Paolo S - 02.03.07 12:47
Giulio hai ragione, scusami ma a me Vibrisse a volte mi si apre a metà (o meglio compare un grande spazio bianco sotto il testo e vedo il resto solo se lo evidenzio col mouse, e prima non l'avevo fatto), quindi avevo letto fino a "celebrità".
Non posso crederci comunque, che siamo d'accordo su qualcosa ;-)
Sebbene io pensi poi, che molto dipenda pure dalla scarsezza di idee, dall'improvvisarsi scrittore senza averne mezzi e talento, dall'incapacità di essere critici di se stessi, ma qui si va oltre.
Pubblicato da: seia - 02.03.07 12:48
Come si fa allora, pur riconoscendo, realisticamente, la presenza del potere e dei poteri, (intesa la parola anche senza nessuna accezione negativa, ma come un semplice dato di fatto, cioè la descrizione di un meccanismo, così va il mondo...) a non castrare del tutto la propria elementare aspirazione alla libertà? E nello stesso tempo aspirare a quei 15 minuti di gloria che ti regala il tuo nome sulla copertina di un tomo? Che faccio? Un'altro Vibrisse libri?
(Non so se c'entra qualche cosa questa domanda con il post ma io la faccio ugualmente)
Pubblicato da: Angelo De Lorenzi - 02.03.07 12:53
Giulio, era questo l'intento del mio apporto con gli stralci presi da titoli pubblicati per Minimum Fax. Ma la questione è stata rivoltata: io non volevo esprimere giudizi critici sugli autori nominati. Non è questo il punto. Volevo solo evidenziare uniformità stilistiche che poi si riversano, oltre che nella forma, anche nel contenuto. Se ciò dipende dall'editing, da tutte le operazioni editoriali o da una selezione a monte dell'editore, che è più sensibile a una propria linea di ricerca, io non lo posso sapere non lavorando per Minimum Fax. E ripeto, non è una critica nei confronti di questa casa editrice, che anzi ho sempre seguito da lettore con attenzione, stima e rispetto. Forse alcune mie stesse affermazioni, nella discussione precedente, sono state semplicistiche, dei "luoghi comuni", come dici tu, però la questione è aperta e molto, molto delicata.
Che le collane editoriali abbiano una propria linea di tendenza, è un fatto che per certi versi è anche ammissibile e giusta. Bisogna però stabilire un confine, quanto cioè questa omogeneità sia virtuosa o quanto invece non sia dannosa. Quanto soffochi la scrittura, costringendola in categorie definite o quanto invece la esalti come frutto di libera creazione.
Inoltre, a mio modesto parere, questa discussione è tanto più interessante quanto più riguarda piccoli e medi editori: perché dovrebbero essere loro quelli più aperti alla ricerca, alla sperimentazione e alla rottura di schemi narrativi abusati. E anche qui butto un'altra domanda: la letteratura contemporanea è data davvero dalla somma del meglio che oggi viene scritto o è invece il risultato di una sottrazione attuata dalle case editrici (sottrazione che alla lunga ha 'disciplinato' gli scrittori, soprattutto i cosiddetti esordienti che sanno come per passare attraverso la pubblicazione debbano attenuare i loro toni...)?
Pubblicato da: Gianluca Minotti - 02.03.07 13:03
Credo che la prima regola da osservare da parte di chi si accinga a scrivere è quella di avere qualcosa di interessante da dire, di cui conosce se non tutto, molto.
La seconda regola è quella di conoscere un po' di grammatica e un po' di sintassi per rendere comprensibili i suoi temi.
La terza regola è quella di cercare soprattutto nella scrittura una propria originalità.
Se queste tre regole raggiungono il risultato, abbiamo di fronte un narratore la cui opera ha solo bisogno di un correttore di bozze per eventuali refusi lasciati dalla battitura.
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 02.03.07 13:19
Meglio: "... sia quella di avere qualcosa di interessante da dire, di cui conosca se non tutto, molto."
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 02.03.07 13:22
O tell me the truth about editing… Non so esattamente come le decisione relative all’editing vengano prese da chi lavora nella narrativa; nel settore in cui lavoro io (diciamo “divulgazione”, per un grande editore) ogni tanto, di fronte a un testo, si dice, magari scuotendo la testa compiaciuti: «qui ci vuole un editing». Il che significa: lo facciamo diventare come piace a noi.
Quanto questo concetto sia corretto, e a quali estremi possa portare, ce lo siamo chiesti molte volte. Con molti dubbi: la normalizzazione, l’appiattimento, la mancanza di punte o passione nella scrittura sarebbero da evitare, anche nei generi in cui sembra tutto debba essere prevedibile.
Ogni volta in cui trasformo una frase eccessivamente articolata e un concetto complesso in qualcosa di più accessibile, mi disapprovo e penso a quanto sia scorretto, paternalista, a quanto il Lettore medio esista solo nelle nostre teste. Poi mi rispondo e mi assolvo: in fondo stiamo parlando di divulgazione. È nei generi alti, è nella narrativa che tutto questo non dovrebbe succedere. Quando leggo, non voglio essere rassicurata né trovare qualcosa che somigli a qualcosa che già conosco. Voglio essere stupita, innervosita, spaventata; voglio dover tornare sulle frasi. Non credo questo sia solo perché io sono una lettrice di quelle che si definiscono “forti”: credo che, in generale, bisognerebbe abbandonare l’immagine che noi addetti ai lavori amiamo dare a noi stessi, abbandonare i preconcetti - la gente, il pubblico, i lettori di Baricco e perfino della Minimum Fax.
L’orizzonte d’attesa, prima che nelle teste dei lettori, andrebbe spostato nelle nostre.
Pubblicato da: meg - 02.03.07 13:58
Caro Gianluca, scrivi: "Forse alcune mie stesse affermazioni, nella discussione precedente, sono state semplicistiche, dei 'luoghi comuni', come dici tu, però la questione è aperta e molto, molto delicata". Un "luogo comune" è, come ho scritto, una "affermazione che più o meno chiunque potrebbe condividere", e quindi sulla base della quale è possibile discutere e intendersi.
Non ho scritto, invece (e lo preciso perché dalla tua frase potrebbe sembrare che io lo abbia scritto) che le affermazioni in questione sono "semplicistiche".
Credo che la "letteratura contemporanea" sia data dalla somma di tutto ciò che viene scritto. (La pubblicazione è un evento accessorio).
Pubblicato da: giuliomozzi - 02.03.07 14:33
Per Bartolomeo: e poi l'aspirante autore, magari, dovrebbe conoscere un po' meglio come funzionano le cose all'interno del cosiddetto mondo editoriale? O No? Il ruolo di questo e di quello, che cosa pubblica un editore e cosa no. I gusti dei lettori e il ruolo delle nicchie editoriali. Che ruolo ha l'editor e a che cosa serve. Oppure se ne frega e scrive? Scrive mosso da un anelito indicibile? Che non si capisce bene, talvolta, dove e perché nasce?
Pubblicato da: Angelo De Lorenzi - 02.03.07 14:37
Giulio, io sostanzialmente condivido quello che scrivi qui. Nel mio post (scritto in fretta) volevo dire che, da un lato, non credo che esista un mercato che vuole testi uniformi (e questo credo si capisca bene), e dall'altro (forse sono stato poco chiaro) che può accadere che alcuni scrittori (non intendevo i tre autori Minimum Fax portati da altri ad esempio, perché non li conosco e non sarei serio se li giudicassi da poche righe) tendano, per scelta o inconsapevolmente, ad un certo stile, che inevitabilmente risulta artefatto: ma da qui non è possibile generalizzare all'intero mercato editoriale. E soprattutto, che tutta questa discussione non è uno specifico del tempo attuale: persino Dickens non scriveva senza aiuti. Non conosco il catalogo Minimum Fax così bene da poter dire se tende a uno stile (carveriano?) o no, più in generale, leggendo disordinatamente gli italiani degli ultimi anni (con beneficio di omissione: Ammanniti, Camilleri, Vinci, Fattori, WM1, 2 & 5, Evangelisti, Vallorani, Colombati, Pincio, Genna, Muratori, Brignani, De Cataldo, Argentina, Carlotto, Saviano) io questa pretesa uniformità e povertà di lessico proprio non riesco a vederla.
Pubblicato da: girolamo - 02.03.07 15:39
Caro Girolamo, il tuo intervento era breve e chiarissimo.
Il mercato (e quindi chi, lavorando nell'editoria, ragiona in termini di mercato) non vuole "testi uniformi". Ma vuole testi che "vadano bene per il mercato".
Il mercato non seleziona testi "con un certo stile". Seleziona i testi che gli vanno bene, e possono andargli bene per le ragioni più svariate. Le aziende editoriali vedono che cosa il mercato seleziona, e fanno le loro scelte (che possono anche essere scelte antimercato, e che comunque terranno conto della varietà dei comportamenti dei lettori). Gli autori osservano le scelte delle aziende, e si regolano di conseguenza (eventualmente facendo scelte antiaziende).
Ho preso al volo l'esempio di minimum fax semplicemente perché è un buon esempio.
Pubblicato da: giuliomozzi - 02.03.07 15:49
@ angelo
Certo: non si può mandare un romanzo ad una casa editrice che pubblica soltanto gialli, per fare un esempio. Ma questo problema, secondo me, viene dopo che si è scritto il libro.
So in partenza di affermare ora una cosa da idealista (ed è anche un luogo comune), ma secondo me uno scrittore deve essere spinto da motivazioni interne.
Ci possono essere libri scritti bene, ma vuoti.
Quelle tre regolette cui ho accennato nel commento precedente, consentono, sempre a mio avviso, di aspirare ad un'opera di qualità.
Solo, quando la si è scritta, si può pensare all'editore più adatto. Se ci si pensa prima, siamo già un po' usciti dall'ascolto di noi stessi.
E la stessa cosa accade se, nello scrivere, si pensa a confezionare un prodotto adatto al mercato.
Si avranno - sempre secondo me - risultati mai soddisfacenti e soprattutto caduchi, perché non sinceri, ma manieristici.
Nello scrivere si dovrebbe rimanere sempre degli artigiani, e se possibile dei bravi artigiani.
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 02.03.07 16:33
Sarebbe utile avere il "teto originale" e quello emendato dall'occhiuto editor. Per capire se c'è qualche linea editoriale lavorare sulle differenze potrebbe aiutare. Ne so pochissimo e quindi potrei aver scritto una sciocchezza.
Poi c'è un fatto, forse una visione romatica: un autore che vuole scrivere, potrebbe trovare in un editor sensibile un lettore con il quale discutere il suo lavoro. Magari mi sbaglio, ma giulio deve aver dialogato non poco introno a Perceber. A me sembra una cosa buona entro certi limiti, che non saprei ben definire. Una scrittura che nasca da una interlocuzione non può che giovarsene (almeno in termini di responsabilità), la scrittura, non so lo scrittore.
emanuele gandolfo
Pubblicato da: emanuele - 02.03.07 16:43
Insomma, dài, facciamoli tutti santi gli autori.
O diamogli la corona di spine come a Gesù Cristo e facciamoli diventare martiri.
Allora, per mia presa diretta, di esperienza: sego un libro di un autore conosciutissimo, perché a mio avviso brutto. Sego un libro di un esordiente, o quasi, al suo terzo romanzo. Il primo mi scrive e mi ringrazia perché ho parlato del libro e si augura che il prossimo sarà di mio gradimento, il secondo mi scrive in privato per riempirmi d'insulti. Questo per dire: i più boriosi sono i giovani, che poi quello degli insulti giovane non era, essendo che è un signore di oltre quaranta.
Rimane che i libri brutti, uguali, omologati, troppo editati, senz'anima, che sono fatti per stare in una linea editoriale e/o della moda del tempo, tempo una stagione e neanche e finiscono al diavolo, cioè al macero nella migliore delle ipotesi per l'editore, che ricava un po' di danè dalla carta e per l'autore pure. Minimum fax ha autori che sono, a mio avviso, più tendenti a ripetersi per stile e tematiche. In tal senso sì, costituiscono un buon esempio.
"Ammanniti, Camilleri, Vinci, Fattori, WM1, 2 & 5, Evangelisti, Vallorani, Colombati, Pincio, Genna, Muratori, Brignani, De Cataldo, Argentina, Carlotto, Saviano) io questa pretesa uniformità e povertà di lessico proprio non riesco a vederla."
Eccetto Camilleri, che ha un italiano molto comico (diciamo un italiano siciliano, molto maccheronico), non mi pare che gli altri vendano e che abbiano uno stile loro. Per dirla tutta tra quelli citati ci sono stati lavori proprio bruttissimi, che se io fossi stato un editore avrei rimesso al mittente senza pensarci su due volte. Solita vecchia storia: si pubblica per altro, mai per meritocrazia. Il beneficio di omissione che si è concesso Girolamo è molto ampio, diciamo così. Mi fa sorridere: magari qualche ingenuo crederà pure che gli autori citati siano la crema della crema dell'editoria italiana. Be', forse un paio di contadinotti - che mai hanno visto uno scrittore né un libro - ci crederanno, se mai saranno così stupidi d'abbandonare la serenità della campagna per scendere in città. Ah Ah Ah
Per fortuna sono altri gli scrittori italiani che pesano.
E che ognuno s'illuda pure d'essere sé stesso. Illudersi non costa poi niente. :-)
Per esempio: Dario Fo, Umberto Eco, Mario Rigoni Stern, Gianrico Carofiglio, Loriano Macchiavelli, Francesco Guccini, Aldo Busi, Mauro Corona, Diego Cugia, Alberto Ongaro, ecc. ecc.
Diciamo che Girolamo ha fatto tutta una omissione, altro che.
Ciao, che è meglio.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 02.03.07 17:09
Mario Rigoni Stern è un buon esempio di scrittore i cui libri vengono di norma sottoposti - perché secondo l'editore ne hanno bisogno - a un editing molto approfondito. (Fonte dell'informazione: Dalia Oggero, Einaudi, durante una lezione di editing). Tra l'altro, sono ormai una leggenda dell'editoria le sette riscritture che Vittorini impose prima di pubblicare "Il sergente nella neve" (fonte: libri di storia).
Quanto a Fo, ha trovato un meraviglioso editor in Franca Rame, sua moglie (vedi le varie note e noticine di ammissione e ringraziamento sparse nei libri).
Peraltro né Rigoni Stern né Fo né Aldo Busi né Alberto Ongaro appartengono, mi pare, alla categoria degli "italiani degli ultimi anni" usata da Girolamo De Michele.
De Michele, peraltro, in maniera piuttosto esplicita, fornisce un esempio di varietà, non una classifica di qualità.
In somma, Iannozzi: al solito, rispondi a ciò che i tuoi interlocutori non hanno detto.
Pubblicato da: giuliomozzi - 02.03.07 17:32
Avrei da ribattere e bene. Mi astengo che non c'ho voglia. Capiscimi.
Ribatto solo questo punto: "italiani degli ultimi anni" usata da Girolamo De Michele.
Evangelisti è scrittore dell'ultimo minuto, certo, e io sono Marilyn Monroe.
Simona Vinci pure dell'ultimo minuto: come no? E io sono Elvis.
La Vallorani: ha iniziato con Evangelisti a scrivere...
Tutti che hanno iniziato all'inizio degli anni Novanta.
Dunque sul mercato da più di 15 anni. Mi tengo basso.
Insomma sono belli anzianotti, svezzati e di più.
Tolto Genna: ma lui meglio non pronunciare il suo nome invano, che se dico che i tre ultimi che sono stati pubblicare fanno letteralmente BIP... Oddio, l'ho detto. Adesso verranno giù gli uomini della montagna a castigarmi o qui o da me. Se verranno qui, tu non farai una piega, Giulio, così come non l'hai fatta in passato. Non vedo perché oggi dovresti prenderti il disturbo.
Wu Ming 5, lasciamo perdere, ti rimando a scartabellarti le mie recensioni ai suoi libri e il motivo per cui ritengo sia il più alto esempio, insieme a Cesare Battisti, di come non si dovrebbe scrivere. Armati di pazienza. O senno, pazienza.
Per la Vinci, uguale.
Per Carlotto, uguale: il suo primo che ho io risale al 96, un'edizione economica.
Insomma, son tutti autori di cui ho parlato: spulcia e troverai.
Odio dovermi ripetere. Come io leggo te, se ti va tu leggi me. Io lo faccio quotidianamente con te. Tu no e non me ne frega un BIP. Ma non si può pretendere che mi ripeta all'infinito.
Perlopiù è ancora tutto in rete.
Cerca. O pazienza. Chissenefrega.
Ah, Girolamo scrive: "leggendo disordinatamente gli italiani degli ultimi anni". Quali ultimi anni? Degli ultimi 2 o 3?
O degli ultimi 5 o 6?
Degli ultimi 10?
Degli ultimi 15?
Degli ultimi 20?
Insomma, Giulio, questi ultimi anni sono... quali ultimi anni? Parliamo di 2 o 3 anni, di decenni, di secoli o di patate da sbucciare in cambusa?
A: Negli ultimi anni ho perso un po' di capelli?
B: Davvero! E quanti?
A: Boh. Quanti che, anni o capelli?
Ciao, che è molto meglio.
P.S.: Vado a mettere il sale nello schioppo per ricevere gli uomini che scenderanno giù dalla montagna. Ma spero di no, perché non c'ho proprio voglia di sprecare il sale così, che poi, quando mi viene la gelata, sempre a scorte sotto lo zero. :-)
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 02.03.07 18:22
Alle domande di mozzi posso aggiungere la mia: qual è la differenza tra l'"editing che ammazza le differenze" (quello accusato da benedetti & c., per capirci) e l'editoria di progetto? qual è tra "i libri tutti uguali" e un'idea di letteratura* che si persegue, "incarna" in diversi esemplari-libri.
Posto che questa differenza esista, dove si trova?
Permettetemene ancora una: il problema (del mercato editoriale? della letteratura? ulteriore distinzione/domanda. Di cosa stiamo parlando?) oggi sono "i libri tutti uguali" o "i libri tutti diversi", cioè la mancanza di, non dico progetti editoriali, ma anche solo di linee editoriali chiare? Io, per quanto mi riguarda, vedo troppi cataloghi, soprattutto presso editori industriali, soprattutto se di nobili natali, con troppi titoli quasi pubblicati senza criterio, giusto per provare se se ne cava "un caso", o per clonare un fenomeno.
* per complicare potrei dire: che non necessariamente dev'essere un'idea intellettualmente "alta". Potrebbe essere un'idea di letteratura commercialmente forte, ad esempio.
Pubblicato da: Editor senza qualità - 02.03.07 18:38
Poveretto...
Pubblicato da: solo compatimento - 02.03.07 18:40
Gli uomini della montagna che c'hanno il solito passaporto senza identità. Come volevasi dimostrare.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 02.03.07 19:23
@ Giulio Mozzi
Che il mercato voglia testi che "vanno bene per il mercato" è pacifico. Quello che sototlineo è che, senza pretesa di originalità teorica (da Schumpeter a Marazzi, un po' ne capisco, ma non abbastanza da formulare teorie mie) al mercato va bene anche la novità, l'originalità, l'imprevedibilità. Così come il mercato a volte canna clamorosamente sul best seller previsto. Tutto qui.
@ Iannozzi
Mi prendo il fastidio di risponderti una tantum, che tanto è tempo sprecato e non vali la corrente elettrica di un post. Per "italiani degli ultimi anni" intendevo i libri pubblicati negli ultimi 2-3 anni, per beneficio di omissione intendevo i primi che mi passano per la testa, perché non ho elenchi prefatti da postare automaticamente. Ad esempio, ho dimenticato Tassinari, sul quale ho anche scritto, Battisti, Fruttero... Ma lo capisce chiunque (tranne quelli che si masturbano davanti allo specchio) che non era una graduatoria. Poi ce ne sono tanti che non ho letto perché non leggo solo contemporanei, o non ho la fregola di leggerli subito (ad esempio l'ultimo Eco, l'ultimo Cugia). Tanto per capirci, almeno 4 di quelli che citi tu io non solo li conosco, ma ho lavorato o sto lavorando proprio ora per organizzare con loro incontri, presentazioni, reading: tu cosa fai, a parte scrivere recensioni di libri che non hai mai letto su un blog che non legge nessuno – tranne i tuoi nicks con cui ti posti le lettere e i commenti? Io parlo di libri che ho letto: tu vaghi per i blog alla ricerca di libri di cui parlar bene perché altri ne parlano male, o male perché altri ne parlano bene, senza andare oltre la quarta di copertina.
Pubblicato da: girolamo - 02.03.07 23:05
"Intendo": io non ho la sfera magica per sapere in anticipo cosa intendevi tu. Credo nessun altro, a parte forse Giulio, abbia la sfera magica per sapere che cosa tu pensi o non pensi. Difatti solo Giulio ti ha dato subitissimo ragione, concludendo con: "In somma, Iannozzi: al solito, rispondi a ciò che i tuoi interlocutori non hanno detto." E' chiaro che Giulio ti capisce.
In quanto alle accuse che muovi:
1. se il proprietario avesse un minimo di buon gusto, come minimo ti tirerebbe le orecchie per bene con una reprimenda pubblica, e chiedendo scusa al sottoscritto per quello che tu hai detto in maniera tanto leggera; sono però certo al 99% che non lo farà;
2. cancellerei il tuo commento; ma il proprietario del blog non lo farà e tirerà in ballo Gesù e la Madonna, giri di parole mostruosi, per dire che no, il commento rimane;
3. però sei molto preoccupato dalle verità che sviscero; non sapendo cosa rispondere, anzi come controbattere, porti calunnie, offendi, ecc. ecc. ecc. ecc. Se leggo quarte di copertina e su quelle mi baserei, perché questa è la tua VIGLIACCHISSIMA ACCUSA, dimostri però una grande GRANDISSIMA PREOCCUPAZIONE. Strano che tu, Signor Girolamo De Michele, ti preoccupi di uno che girerebbe per i blog e che leggerebbe solo la quarta di copertina dei libri e che c'ha contatti che sarebbero tutti finti, perché altra ACCUSA GRAVISSIMA CHE MUOVI E' CHE IO MI COMMENTEREI PURE DA SOLO.
Sei l'esempio perfetto della persona da non imitare sotto nessun punto di vista.
Resta pure con la tua spocchia, Signor Girolamo De Michele.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 03.03.07 01:10
DIMENTICAVO, SIGNOR GIROLAMO DE MICHELE.
HA FATTO BENISSIMO A DIRE QUEL CHE HA DETTO, A MUOVERE ACCUSE TANTO PESANTI COME NULLA FOSSE IN PUBBLICO, COSI' QUELLA PARTE DI PUBBLICO INTELLIGENTE E CHE USA LA SUA PROPRIA TESTA AVRA' MODO DI RENDERSI PERFETTAMENTE CONTO DELLA PERSONA CHE E'. SI E' TIRATO DA SOLO LA ZAPPA SU ENTRAMBI I PIEDI. COMPLIMENTI.
Notte.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 03.03.07 01:15
Poveraccio...
Pubblicato da: solo ed esclusivamente compatimento - 03.03.07 01:20
[Nota di giuliomozzi. Questo commento è stato postato da una persona che ha voluto firmarsi "Giuseppe Iannozzi". Ma non è stato postato da Giuseppe Iannozzi. E' chiaro che lo scopo di questa persona è, più che di insultare me o Girolamo De Michele, gettare discredito su Giuseppe Iannozzi. Questo mi sembra un comportamento idiota.]
DI GIROLAMI E GIROLIMONI
Credi che ingoierò le lagrime
come un quale che siasi filisteo
deh! Quello che non mi scanna mi reinforza
credi di soperchiarmi sotto il tuo letame
da professore, io, il reietto!
Tutta l'arroganza dell'arte mi dette la forza
di adoprarmi contro il tuo potere
a casa mia lo scirocco non soffia
nè asciuga le lagrime, sudore e sangue.
Signor De Michele, esimio stalinista
sgherro che mi vuoi morto, io, il censurato da tutti
ti oppongo una resistenza strennua.
Annusa due metri oltre,
la sete che s'innalza a spirali
nelle ossa cave di niente
mentre c'è chi soffoca di lagrime
ogni volta che nasce un bambino
e si spara una sega
scureggiando salve di "vaffanculo".
Tièniteli i tuoi libri di spudore
i tuoi libri di mafioso
i tuoi libri di scaniozzo.
Io, il reietto, il martire della libera parola,
ti nauseo.
Pubblicato da: [falso] Giuseppe Iannozzi - 03.03.07 02:41
@ GIULIO MOZZI
Controlla l'IP dell'ULTIMO INFAME CHE HA SCRITTO, perché quello non sono io.
Giulio, se lasci Vibrisse all’incuria, se lo lasci in mano a cani e porci che scrivono e dicono quel che diavolo gli pare e piace, che calunniano, che sporcano, che muovono accuse e che per giunta si appropriano dell’identità altrui (non avendone una loro propria), la figura ce la fai tu che ne sei il proprietario, una figura né bella né brutta. In tutta franchezza ci fai proprio una figuraccia di cacca e diventi responsabile di tutto quello che viene detto, nonché complice di quanti lasci a imbrattare in nome d’una libertà di espressione, che in realtà è solamente sintomo di demenza e di bullismo webbico.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 03.03.07 09:03
La riflessione/analisi/discussione sull'editing, sull'appiattimento, sui ricatti del circuito editoriale, sulla paternità di un'opera, per stabilire cosa infine noi concretamente leggiamo, se molti libri oggi siano, come dice Baricco, il rsultato dell'arrivo dei Barbari che puntano alla 'medietà', finisce così? "La medietà", scrive Baricco, "è deprimente per definizione, ma non lo è per i barbari, per una ragione ben precisa: la medietà è una struttura senza spigoli in cui può passare un maggior numero di gesti".
Questa è una riflessione interessante, perché dimostra come l'appiattimento, causato da tanti fattori, risponde a un preciso obiettivo: quello di desacralizzare la Letteratura per renderla, una volta svuotata di valore, accessibile a molte più persone. Molti libri oggi, per essere letti, non richiedono istruzioni che sono contenute in altri libri (non richiedono la conoscenza e l'amore per la Letteratura). Ogni libro è a sé, sganciato dagli altri, vi si può accedere in qualsiasi momento e modo (supermercati, distributori), vi si può entrare e uscire, così come si entra e si esce da un supermrcato in cui ogni cosa è privata di una sua specificità. I libri non sono più mondi autoreferenziali eppure correlati tra loro, sono uno svago per quel poco tempo libero che la società ancora ci permette di avere, prendendosi la briga, però, di ribadirci a ogni riga che dentro quella società noi ci siamo immersi fino al collo.
Pubblicato da: Gianluca Minotti - 03.03.07 14:51
[Nota di giuliomozzi. Questo commento è stato postato da una persona che ha voluto firmarsi "Giuseppe Iannozzi". Ma non è stato postato da Giuseppe Iannozzi. E' chiaro che lo scopo di questa persona è, più che di insultare me o Girolamo De Michele, gettare discredito su Giuseppe Iannozzi. Questo mi sembra un comportamento idiota.]
E a suggello perenne monito della tua figuraccia di escrementi, ti dedico questa poesia:
GIULIOMOZZI E DE MICHELE
Dò la voce
al muto
e al pinocchio
che vanno in giro
mano nella mano
a pubblicizzare
la loro faccia di legno
Dò loro la voce
perché si spezzi
l’incantesimo
che gli idioti
raccolti in piazza
urlano come preghiera
Dò loro la voce
perché tutti si possano
finalmente render conto
che a quei due brutti ceffi
non bisogna prestar fede
Perché si risollevino
dall’incantesimo,
e si mostrino
per quel che sono:
facce di legno pure loro.
Pubblicato da: [falso] Giuseppe Iannozzi - 03.03.07 14:57
Il commento contenente il testo intitolato "Girolami e Girolimoni" e quello contenente il testo "Giuliomozzi e De Michele", entrambi firmati "Giuseppe Iannozzi", sono stati pubblicati da qualcuno il cui IP non corrisponde a quello degli interventi immediatamente precedenti e seguenti firmati essi pure "Giuseppe Iannozzi" (compreso quello che dice "Controlla l'IP dell'ultimo infame" ecc.:), né corrisponde a quello di altri visitatori di vibrisse.
Questo è quanto basta, credo, per stabilire che quei due testi non sono stati scritti dal Giuseppe Iannozzi che conosco (e che ho anche visto in carne e ossa una volta).
Quanto agli insulti di Giuseppe Iannozzi (quello vero) nei miei confronti ("...ci fai proprio una figuraccia di cacca e diventi responsabile di tutto quello che viene detto, nonché complice di quanti lasci a imbrattare in nome d’una libertà di espressione, che in realtà è solamente sintomo di demenza e di bullismo webbico..."), posso solo rispondere che da venerdì sera a questo momento non ho avuta a disposizione, essendo in viaggio continuo, una connessione alla rete.
Se Iannozzi è disposto a mantenermi, posso anche stare tutto il giorno a badare a vibrisse.
Ora inserirò nei due commenti incriminati - che mi fanno abbastanza schifo, devo dire - una nota che chiarisca che non sono di Giuseppe Iannozzi.
Pubblicato da: giuliomozzi - 06.03.07 13:09
Girolamo, sei in grado di citare un commento "autopostato" da Giuseppe Iannozzi nel suo proprio sito, e di provare che si tratta di un commento "autopostato"?
Pubblicato da: giuliomozzi - 06.03.07 13:17
A scanso di equivoci, faccio notare che la mia settimana corrente è tal quale qui descritta:
http://www.vibrissebollettino.net/giuliomozzi/archives/2007/03/va_e_vieni.html
Nessuno si stupisca, quindi, della mia scarsa presenza.
Pubblicato da: giuliomozzi - 06.03.07 13:19
Innanzitutto mi spiace che la discussione abbia preso questa piega, non per colpa mia però: il fenomeno del bullismo in Rete credo che andrebbe approfondito... E soprattutto condannato.
Giulio, non pretendo che tu stia 24 ore su 24 a controllare Vibrisse: ammetterai però che ne sei il responsabile.
Io ho un semplicissimo blog, che non raggiunge assolutamente il numero di visite uniche di Vibrisse: ciò nonostante, che sia fuori, lontano, altrove, fuori casa, almeno un paio di volte "dò" un'occhiata al blog, perché mi sento responsabile se qualcuno offende soprattutto gli ospiti e i miei lettori. Sarà che come giornalista, vecchia maniera, o che campa di utopia, mi sento nel dovere di non dar adito ad equivoci. Non a caso, anche quando faccio della satira, posto in una categoria apposita "satira", affinché non ci possano essere dubbi in merito.
In ogni caso ti porto le mie scuse per avere usato parole un po' pesanti. Ma se ben ricordi, non è la prima volta che ti ho fatto notare il problema del bullismo qui su Vibrisse. C'è anche altrove: non discuto. Dico solo che ci vorrebbe maggior responsabilità, anche se uno ha un blog che ha un solo accesso alla settimana. Sarà che sono io troppo rigido, che vuoi che ti dica?
Per quanto mi riguarda Sig. Girolamo e le sue calunnie possono restare dove sono: credo sia giusto così.
Ti ringrazio per aver puntualizzato in maniera inequivocabile chi è e chi invece non è Iannozzi. E' importante per me. Ma è soprattutto importante per evitare che il bullismo in Rete diventi una piaga più forte.
Giuseppe
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 06.03.07 15:07
Iannozzi, succede che io sia fuori, lontano, altrove, fuori casa, e senzala possibilità di dare alcuna occhiata a vibrisse. Se tu intendi dire che dovrei mettermi nelle condizioni di poter dare un'occhiata a vibrisse un paio di volte al giorno, tutti i giorni, nei fatti dici che dovrei chiudere vibrisse, o chiudere i commenti a vibrisse, o almeno chiudere i commenti a vibrisse ogniqualvolta so che sarò per, mettiamo, ventiquattr'ore distante dall'internet.
Ora: preferisco che le cose stiano come stanno, piuttosto che trasformarmi in un can da guardia in servizio permanente effettivo.
Con me non hai usate "parole un po' pesanti", Iannozzi. Hai usato parole molto offensive.
Vado.
Pubblicato da: giuliomozzi - 06.03.07 15:41
"...che le cose stiano come stanno, piuttosto che trasformarmi in un can da guardia in servizio permanente effettivo."
No, non in un can da guardia. Mai detto questo.
Forse solo organizzarsi.
Tuttavia non spetta a me suggerirti come organizzarti
"Con me non hai usate "parole un po' pesanti", Iannozzi. Hai usato parole molto offensive."
Giulio, in questa sede, sbaglio, o mi hai dato del "fascista" per una divergenza di opinioni?
Non sbaglio. E il tuo dirmi fascista non era per far satira.
Allora: o facciamo come i bambini e continuamo a rimproverarci.
O seppelliamo l'ascia di guerra.
Io, da parte mia, se sono qui è perché nonostante noi si sia molto differenti, riconosco in te dell'intelligenza.
Ciao e buone cose.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 06.03.07 16:00
Iannozzi, ritengo che se tu leggessi quello che ho scritto potresti notare che non ti ho dato del "fascista". Sei comunque libero di pensarlo (io, di te - figùrati!-, penso che sei "anconetano").
Non ho asce di guerra da seppellire, non avendone disseppellita alcuna.
Pubblicato da: giuliomozzi - 06.03.07 17:27
@ GIULIO
Meglio così. Niente asce, che non mi piacciono.
Scrivesti: "...tutti i miei complimenti, Iannozzi! Il nazismo ha conquistato un nuovo adepto!"
Sì, certo essere un nuovo adepto del nazismo o del fascismo è un po' diverso...!
Senti Giulio, lasciamo perdere: in quella occasione, e non dico che non fosse brutta e delicata, si son dette tante cose. Io direi troppe da troppe parti: abbiamo posizioni differenti, molto differenti su alcune questioni, e molte di queste sono assai delicate.
Ma perché proprio di Ancona? :-)
Sono un po' più di giù, per metà amalfitano, per metà romano. Che mix, eh! :-)
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 06.03.07 18:32
Caro Mozzi, il suo discorso non fa una grinza. E' verissimo: gli editori sanno ciò che vogliono e gli autori si adeguano ai loro desiderata. Ma non fanno altrettanto anche gli editor di vibrisselibri? Lei è una persona onesta e sono certo che mi risponderà francamente: le 4 opere scelte finora rappresentano forse una novità, o non si adeguano, invece, allo standard della romanzeria corrente?
Pubblicato da: Max Forti - 10.03.07 16:14
Non si adeguano.
Pubblicato da: giuliomozzi - 13.03.07 11:49
Risposta laconica anziché no. Se non ha voglia di dialogare perché tiene un blog?
Pubblicato da: Max - 13.03.07 18:14
Laconica ma adeguata alla domanda, che è vaga anziché no.
Cosa significa "romanzeria"? Significa i più brutti e scontati tra i romanzi pubblicati in una data epoca, o vuole essere semplicemente un termine "simpatico"?
E una volta definito di cosa stiamo parlando, quali sarebbero gli "standard" di tale romanzeria oggi "corrente"?
Come può Mozzi dire se le opere scelte da vibrisselibri si adeguano o meno agli "standard" non meglio precisati di un'ancor meno precisata idea della produzione corrente?
Pubblicato da: katzimus - 16.03.07 01:04
Replico io stesso in persona dato che non dispongo, come Mozzi, di avvocati così appassionati e fervorosi. La mia domanda era: "le 4 opere scelte finora rappresentano forse una novità o non si adeguano, invece, allo standard della romanzeria corrente?": è evidente, dunque, che "romanzeria corrente" equivale all'opposto della "novità" (c'è qualcosa da capire? mi sembra di no); ed equivale, soprattutto, a ciò che Mozzi stesso - nello scritto cui il mio post si riferisce - rimprovera agli editori. Guardi, Katzimus, mi spiego ancor meglio, scendendo proprio a terra: non è che Mozzi predica bene e razzola male? Capisce, adesso? E lo capisce Mozzi?
Pubblicato da: Max - 16.03.07 11:41
Mozzi, allora? perché non risponde? è così che si fa? ma che modi sono? apre un blog e snobba chi vi partecipa? è stato lei, allora, a incaricare della bisogna quell'avvocato difensore, katzimus? o dietro quel nomignolo si nasconde lei stesso? mah!
Pubblicato da: Max - 21.03.07 19:06
Max,
- alla domanda: "Perché non risponde?", rispondo: "Ho già risposto".
- alla domanda: "E' così che si fa?", rispondo: "Sì: tu mi fai una domanda e io rispondo".
- alla domanda: "Ma che modi sono?", rispondo: "Dei modi normali, mi pare".
- alla domanda: "E' stato lei, allora, a incaricare della bisogna quell'avvocato difensore, katzimus?", rispondo: "No. Non so manco chi sia, la persona che si firma a quel modo".
- alla domanda: "O dietro quel nomignolo si nasconde lei stesso?", rispondo: "No".
- alla domanda: "Se non ha voglia di dialogare perché tiene un blog?", rispondo: "La domanda è incongrua. Mi hai fatta una domanda. Ho risposto. Protesti che non ho risposto. Quindi, è evidente che non mi stai a sentire".
Saluti.
Pubblicato da: giuliomozzi - 22.03.07 09:08
Oh, finalmente! Però ammetterà che limitarsi a rispondere "non si adeguano" è quanto meno scortese. Non si adeguano perché? E' questo il punto. Come si fa, chiedo, a mettersi contro l'editoria e al tempo stesso varare romanzi come quelli? Non si adeguano? In che senso, perché rappresentano delle novità? Si vede a occhio nudo che non sono portatori di nessuna novità, a nessun livello, né stilistico né tematico. Mi pareva un punto di discussione interessante e centralissimo, no?
Pubblicato da: Max - 22.03.07 10:23
Max, hai scritto: "Come si fa, chiedo, a mettersi contro l'editoria e al tempo stesso varare romanzi come quelli?".
Non c'è nessuna intenzione, da parte di vibrisselibri, di "mettersi contro l'editoria". Ti invito a leggere le dichiarazioni d'intenti scritte nel sito: www.vibrisselibri.net.
Poi hai scritto: "Si vede a occhio nudo che non sono portatori di nessuna novità, a nessun livello, né stilistico né tematico".
Bene. Se "si vede a occhio nudo", la discussione è chiusa.
Peraltro alla tua precedente domanda: "Le 4 opere scelte finora rappresentano forse una novità, o non si adeguano, invece, allo standard della romanzeria corrente?", mi vien da rispondere: sicuramente una di esse non si adegua allo standard della romanzeria corrente, in quanto non è un romanzo bensì un saggio. Semmai si adeguerà a qualcosa d'altro, ma non certo allo "standard della romanzeria corrente".
E un errore così marchiano da parte tua mi fa sospettare che tu non abbia nemmeno sfogliati i libri in questione.
Se vuoi una discussione approfondita, cominciamo dal principio. La tua domanda è:
"Le 4 opere scelte finora rappresentano forse una novità, o non si adeguano, invece, allo standard della romanzeria corrente?".
Dimmi che cos'è lo "standard della romanzeria corrente". Dammene una definizione. Secondo la definizione di "standard della romanzeria corrente" che conosco io, i tre romanzi in questione non vi si adeguano.
Questa è la mia definizione di "standard di romanzeria corrente": "Formula retorica molto usata da chi, non avendo precisa cognizione di che cosa siano i romanzi che oggi si pubblicano, ritiene - errando - che essi costituiscano un tutto omogeneo e descrivibile in base a poche semplici categorie".
In sostanza, la mia opinione è che qualunque discorso sulla letteratura d'oggi che usi con convinzione una formula come "standard della romanzeria corrente" sia un discorso futile.
Pubblicato da: giuliomozzi - 22.03.07 11:45
Ringrazio per la risposta articolata (così fanno i blogger!). Naturalmente non condivido una parola e (mentre a te basterebbe dichiarare questo) mi spiego, per dovere e per cortesia. Sì, i romanzi sono 3: un lapsus calami che non basta a farti inferire quanto hai inferito (se non avessi letto, perché mai li avrei classificati "romanzeria corrente"? per sport?). Così ho risposto a Katzimus: "romanzeria corrente equivale all'opposto della novità (c'è qualcosa da capire? mi sembra di no); ed equivale, soprattutto, a ciò che Mozzi stesso - nello scritto cui il mio post si riferisce - rimprovera agli editori". Esiste lo standard della romanzeria corrente, come no? è stato anche studiato nei dettagli; così come esiste l'italiano standard (studiato anche quello con molta dovizia di particolari). E comunque non ho ancora ricevuto risposta: a che serve Vibrisselibri se le scelte operate non si discostano affatto dalla qualità media già accettata dagli editori? Se, come tu dici, "il mercato vuole testi che vanno bene per il mercato", Vibrisselibri dovrebbe cambiare le regole del gioco, no? Tu dici che le cambia, e allora ti chiedo caldamente di rispondere alla seguente domanda: come può il romanzetto ombelicale e mal scritto della Viola cambiare qualcosa? Spero di essermi spiegato. Un saluto
Pubblicato da: Max - 22.03.07 15:14
- Max, scrivi: "(così fanno i blogger!)". L'affermazione è falsa.
- Poi scrivi: "un lapsus calami che non basta a farti inferire quanto hai inferito". Senti chi parla: dimmi tu da che cosa hai inferito che la persona che si è firmata "katzimus" fosse persona "incaricata" da me (o addirittura io stesso). Mi sono limitato ad offrirti un ragionamento simile a un ragionamento già fatto da te.
- Poi scrivi: "romanzeria corrente equivale all'opposto della novità". Questa affermazione potrebbe essere [a] tautologica, e quindi irrilevante, se ciò che vuoi dire è che ciò che "corrente" non è "nuovo"; [b] stupida, se assegni un valore a "nuovo": ciò che è nuovo è nuovo, ma non per questo - non per il suo essere nuovo - è migliore di ciò che è "corrente".
- Poi scrivi: "Esiste lo standard della romanzeria corrente, come no? è stato anche studiato nei dettagli". Da chi, in quali libri o articoli, ecc.
- Poi scrivi: "A che serve Vibrisselibri se le scelte operate non si discostano affatto dalla qualità media già accettata dagli editori?". A nulla. E infatti - per un momento uso il tuo linguaggio - le opere che abbiamo pubblicate si discostano parecchio dalla qualità media già accettata dagli editori.
- Poi scrivi: "Vibrisselibri dovrebbe cambiare le regole del gioco, no?". No. Vibrisselibri vuole agire in libertà.
- Poi scrivi: "come può il romanzetto ombelicale e mal scritto della Viola cambiare qualcosa?". Non so se il romanzo di Monica Viola intenda "cambiare qualcosa". Io lo ritengo un bel romanzo ottimamente scritto.
Vedi, Max: la ragione per cui all'inizio ho tagliato corto, rispondendo semplicemente: "Non corrispondono", è quella che ora è evidente. Io credo che in vibrisselibri abbiamo pubblicati tre romanzi belli e inconsueti. A te non sembrano né belli né inconsueti.
Nel tuo primo intervento hai scritto, rivolgendoti a me: "Lei è una persona onesta e sono certo che mi risponderà francamente". La mia risposta è: sono convinto che i tre romanzi che abbiamo pubblicati sono belli e inconsueti.
Ora: se credi che io sia onesto e franco, accetta la mia risposta. Dopodiché sei libero di pensare che io sia un cretino che non sa distinguere un libro bello da un libro brutto.
Pubblicato da: giuliomozzi - 22.03.07 15:58
Mozzi, lei ha un tono che non mi piace affatto. Io le ho scritto per dialogare civilmente, mentre lei risponde a denti stretti con una spocchia intollerabile. Lo chiuda 'sto blog se deve trattare il prossimo con tanta supponenza.
1) Da che ho dedotto...? Dal fatto che Katzimus ha scritto le stesse medesime cose che ha scritto lei nel suo penultimo post (rilegga e vedrà: identiche!) e che ha preso le sue parti con una passione quanto meno sospetta; ma lei dice di non essere Katzimus e io le credo; e lei perché non mi crede quanto al lapsus?
2)Nuovo? Corrente? Ma che dice? Perché finge di non capire? Quando si parla di novità si intende novità positiva, è ovvio; e per corrente si intende "di pessima qualità" (come la maggior parte delle cose che si scrivono oggi: non mi dica che non ha mai letto le lamentazioni funebri di quasi tutti i migliori critici sul romanzo di questi anni! Ma ora mi dira: che significa migliori critici?...)
3) In quali articoli? Be', questo non dovrebbe chiederlo: lei non è un addetto ai lavori? e un addetto ai lavori non può non conoscere i saggi di Sabatini, di Guglielmi, di Antonelli, di Coletti, di Serianni eccetera eccetera eccetera. E se non li conosce dovrebbe cambiare mestiere, non crede?
4) Infine, quanto al giudizio sul romanzo della Viola, è evidente che noi due siamo agli antipodi; ma mi permetta di dirle che se ritiene quel romanzo "ottimamente scritto" lei la "scrittura ottima" non sa nemmeno dove stia di casa.
Mi dispiace di aver assunto questo tono, ma mi ci ha costretto lei col suo (davvero insopportabile, mi creda).
Pubblicato da: Max - 22.03.07 16:38
Max, scrivi: "Io le ho scritto per dialogare civilmente".
Questa tua affermazione è falsa.
Se tu mi avessi scritto per "dialogare civilmente" non mi avresti quasi subito accusato (senza alcun fondamento) di mandare avanti altre persone a farmi da avvocati, o addirittura di risponderti per mezzo di falsi nomi.
Per punti.
1. Trovi "sospetto" che qualcuno abbia un'opinione simile alla mia?
2. Dici: "Perché finge di non capire?", quindi di nuovo mi accusi di un comportamento mendace. Che "quando si parla di novità si intende novità positiva" non è per niente ovvio; ti invito a quindi a dire che cosa intendi per "novità positiva". Ti prego poi di identificare con nomi e cognomi "tutti i migliori critici".
3. Sono un addetto ai lavori, e non conosco libri o saggi o studi he abbiano per oggetto lo "standard della romanzeria corrente"; se ne conosci tu, dimmi quali sono. (Esempio: il libro di Filippo La Porta "La nuova narrativa italiana", Boringhieri 1999 - che mi pare sia diventato il libro di riferimento per la produzione narrativa italiana degli anni Ottanta e Novanta -, lungi dall'accreditare qualcosa di simile a uno "standard della romanzeria corrente", propone la descrizione di una grande varietà di scelte formali, stilistiche e contenutistiche; eccetera).
4. Era evidente fin dal principio.
Per non costringerti ad "assumere questo tono", caro Max, avrei dovuto darti ragione. Ma mi è impossibile darti ragione, anche perché (a parte il netto giudizio sul romanzo di Monica Viola), ciò che scrivi è talmente vago e generico da non essere nemmeno discutibile.
Qui mi fermo.
Pubblicato da: giuliomozzi - 24.03.07 09:21
La disputa mi sembra molto interessante. Anche perché Giulio dice in sostanza le stesse cose di Max e poi le nega. Ne indico due.
1) Il 2 marzo Giulio scriveva qui: "L'editore sa quello che vuole: una 'certa cosa'. Il giovane che aspira a essere pubblicato vuole essere pubblicato, e si rende disponibile alla 'certa cosa' che l'editore vuole": dunque, il fatto che gli editori cerchino quel che già desiderano, e il fatto che gli autori si adeguino non comporta una media, uno standard? Certo che sì. E perché poi Giulio lo nega?
2) Ancora Giulio il 2 marzo: "Quando decisi di lanciare la proposta di vibrisselibri, ero spinto dalla disperazione: vedevo opere letterarie assai degne non trovare, per ragioni che mi venivano presentate come ragioni di tipo economico, la via della pubblicazione". Quindi vibrisse cerca la qualità che gli editori non vogliono; dunque vuole cambiare le regole del gioco. Ma risponde a Max che Vibrisse non vuole cambiare le regole del gioco, bensì agire in libertà. Non è contraddittorio?
Poi Giulio chiede i nomi dei critici ma non si accorge che Max glieli ha già dati.
Aggiungo che mi pare che il primo post di Max fosse civilissimo, e Giulio nega anche questo. Mah!
Pubblicato da: emy - 24.03.07 11:16
Per carità, ci rinuncio. Se tutti gli editor italiani hanno la sua lucida e stringente logica, povera editoria! Del resto, da uno che definisce ottima la scrittura di quella tale Viola ci si può aspettare qualsiasi cosa. Sloggio in fretta e per sempre da questo blog (blog???).
Pubblicato da: max - 24.03.07 17:04
Emy: [1] non confondere una domanda con una risposta (o almeno, non confondere una domanda mia con la risposta tua). E, magari, leggi tutto l'articolo, specialmente dove dico che la "certa cosa" può avere "diverse nature". E poi, proseguendo, nei due capoversi dove cerco di far capire che l'idea, frequente nella testa degli aspiranti alla pubblicazione, che gli editori abbiano in mente una "certa cosa" ben definita, è un'idea falsa e assurda.
[2] Un editore può decidere di non pubblicare un certo libro, pur trovandolo molto bello, perché, ad esempio, la pubblicazione risulterebbe molto onerosa, e ragionevolmente non ci si potrebbero aspettare, per quel libro, molti lettori: in questo caso - che è frequente - non è che l'editore "non voglia" la "qualità"; è che, semplicemente, l'editore non ha le spalle abbastanza grosse per pubblicare quel certo libro. Non esiste una "regola del gioco" secondo la quale gli editori per principio non cercano la qualità, o addirittura la evitano.
Poi: Non conosco saggi di Sabatini o Guglielmi o Antonelli o Coletti o Serianni nei quali si definisca lo "standard della romanzeria corrente".
Il primo intervento di Max recitava:
"Caro Mozzi, il suo discorso non fa una grinza. E' verissimo: gli editori sanno ciò che vogliono e gli autori si adeguano ai loro desiderata. Ma non fanno altrettanto anche gli editor di vibrisselibri? Lei è una persona onesta e sono certo che mi risponderà francamente: le 4 opere scelte finora rappresentano forse una novità, o non si adeguano, invece, allo standard della romanzeria corrente?".
Ora: [a] Max si dichiara d'accordo con una cosa che non ho affermata (come ho anche appena spiegato); [b] Max ricorda che vibrisselibri, iniziativa da me avviata, ha pubblicato dei romanzi; [c] Max dichiara di considerarmi "franco e onesto"; [d] Max domanda: "le 4 opere scelte finora rappresentano forse una novità, o non si adeguano, invece, allo standard della romanzeria corrente?". A questa domanda io posso rispondere in due modi: o affermando che le opere pubblicate da vibrisselibri si adeguano "allo standard della romanzeria corrente", o affermando che non si adeguano. Nel momento in cui ho risposto "non si adeguano", Max ha smesso di considerarmi "franco e onesto" e ha cominciato a farneticare, ipotizzando che io mi servissi, per rispondergli, di "avvocati" anonimi, o che addirittura gli rispondessi io stesso anonimamente (che sono comportamenti tutt'altro che "franchi" e "onesti"). E' questo un comportamento civile? Secondo me, no.
Pubblicato da: giuliomozzi - 26.03.07 12:19
non mi impiccio nella polemica, ma una cosa vorrei dirla: gli editori italiani evitano le opere di qualità perché vogliono far soldi (non cultura, rischiando, come i mitici Giulio Einaudi, Valentino Bompiani ecc.), e volendo solo far soldi pubblicano solo un certo tipo di opere (facili, appartenenti a generi già collaudati ecc.), e in realtà questo non fa che livellare, "standardizzare". E' un fatto che molti romanzi si somigliano, sembrano scritti dalla stessa persona, no? Pensate solo che Einaudi detiene i diritti di Beckett e non lo pubblica perché non fa cassetta. Non perché non ha le spalle grosse (ce l'ha grossissime!!!)
Pubblicato da: Federico - 26.03.07 14:02
Sì, Giulio, però rispondere solo "non si adeguano" e non spiegare il motivo è parso anche a me un po' troppo, diciamo, sbrigativo. E' in quel momento che Max perde le staffe, ma fino a quel momento era più che civile. Io, al posto tuo, avrei scritto un po' più di tre parole secche (e anche seccate, nel senso di infastidite) come quelle.
Pubblicato da: Emy - 26.03.07 14:28
Emy: Max ha forse spesa una parola una per dire che cos'è, in che cosa consiste, lo "standard della romanzeria corrente"? Ha forse fornito dei criteri (o indicato qualche testo nel quale se ne possano trovare) che permettano di stabilire che cosa è "standard della romanzeria corrente" e che cosa non lo è? E il guaio è che, non è possibile discutere se si usano espressioni tanto vaghe e potenzialmente onnicomprensive.
Max aveva una cosa da dire: che, secondo lui, i testi narrativi che vibrisselibri ha pubblicato non sono né particolarmente buoni né particolarmente nuovi. Purtroppo non ha detto questo (voleva che lo dicessi io: ma questo è un altro paio di maniche): in effetti ha espresso un giudizio preciso, benché non argomentato, su uno solo dei tre testi (quello di Monica Viola).
Tre parole "secche" sono tre parole. Che fossero "seccate", è un atto interpretativo da parte tua.
Per Federico: non so se Einaudi possieda i diritti di tutta l'opera di Samuel Beckett. So che presso le edizioni Einaudi sono disponibili le seguenti opere di Samuel Beckett: "Poesie" (in un'edizione che credo completa), "Molloy", "Teatro" in edizione economica (non so se completo, io ne ho un'edizione vecchia: in edizione separata si trovano "L'ultimo nastro di Knapp"+"Ceneri", "Giorni felici", "Finale di partita" e "Aspettando Godot"), "Murphy", "Watt", la cosiddetta trilogia composta da "Molloy"-"Malone muore"-"L'innominabile", "Mal vu mal dit".
Alcuni romanzi (ad esempio "Watt") sono stati ritradotti di recente (cioè: Einaudi ne aveva in catalogo una traduzione, ma ha preferito investire ulteriori soldi per averne una migliore).
Di queste opere alcune (le "Poesie", il "Teatro") sono in edizione economica (il che significa che vendono abbastanza bene).
Pubblicato da: giuliomozzi - 26.03.07 15:04
ho letto i tre romanzi di vibrisselibri e non li trovo opere "assai degne" come dice G.Mozzi, in verità se ne potrebbe fare a meno. Ovviamente siamo nel regno del soggettivo, ma mi picerebbesapere da lui perché le giudica così
Pubblicato da: George - 26.03.07 16:01
Caro George (o Emy, o Federico: visto che condividete l'IP, suppongo che siate in buoni rapporti), le ragioni sono quelle scritte nelle schede di presentazione dei libri. Le trovate nel sito: www.vibrisselibri.it
Pubblicato da: giuliomozzi - 26.03.07 17:33