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02.02.07

Invenzione e clonazione

Carla Benedetti (Esce in questi giorni presso Coniglio editore un libro-intervista a Carla Benedetti di Mario Maccherini. Se ne può leggere uno stralcio in Il primo amore). [un altro stralcio, pubblicato successivamente]

Mario Maccherini: Spiegami meglio. Cosa c'entra la clonazione?

Carla Benedetti: La clonazione non riguarda solo le cellule e gli organismi, ma anche le idee e le forme. La clonazione è la riproduzione senza fecondazione, cioè senza l'incontro con l'altro, e senza l'azzardo e il rischio di un nuovo inizio. Senza l'invenzione che è insita in ogni nascita. E anche nei fatti della cultura trovi oggi come una pretesa di cancellare l'alterità, decretando l'impossibilità di fecondazioni e di nuovi inizi. Ci sono oggi forze che agiscono in questa direzione, con effetti ovviamente repressivi nei confronti della vita e del pensiero. (continua...)

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 02.02.07 10:53

Interventi

Visto che non è possibile commentare sul Primo Amore, lo faccio qui, anche se non con un certo imbarazzo — in parte dovuto al fatto che mi sembra ultimamente di ripetermi. Vengo al dunque.

Mi domando, come mai la Benedetti nel 2007 pensa che Cristoforo Colombo abbia dovuto fronteggiare sostenitori della teoria della terra piatta. In Europa, si sapeva benissimo che la terra è tonda. Lo sapeva Dante due secoli prima di Colombo, e lo illustra chiaramente nella Divina Commedia, come lo sapeva benissimo tutta l'élite culturale europea. Colombo trovò da discutere con chi riteneva il viaggio per raggiungere le Indie da occidente impossibile perché troppo lungo.

Effettivamente Colombo aveva sbagliato i suoi conti. Per sua fortuna, e dei suoi marinai, è andato ad incocciare l'America.

Pubblicato da: Pensieri Oziosi - 02.02.07 16:52

peraltro, il contrario di piatta riferito alla Terra è sferica, non tonda

Pubblicato da: bg - 03.02.07 08:06

E' bello vedere che vi fissate sull'essenziale.

Pubblicato da: *** - 03.02.07 11:34

Hai ragione anche tu, asterischi...

Pubblicato da: Pensieri Oziosi - 03.02.07 12:51

perché, c'erano cose più essenziali nel pezzo?

Pubblicato da: bg - 04.02.07 14:12

a proposito di clonazione, carla benedetti parla UGUALE SPUTATO a moresco. ("Senza l'invenzione che è insita in ogni nascita", "forze che agiscono in questa direzione" ecc). peccato per lei che lei non è moresco.

Pubblicato da: peppefiore - 04.02.07 16:13

Anch'io la penso come peppefiore.

La Benedetti mi sembra un clone di Moresco nella posa profetica, ma infinitamente al di sotto nella scrittura.

La mia classifica è questa:

Moresco
Scarpa
..........
..........
..........
..........
Benedetti.

Pubblicato da: Alcor - 04.02.07 20:44

Allora. Un conto è notare uno svarione "non essenziale" e dire: in un punto di questo discorso c'è uno svarione (che, peraltro, non compromette il discorso). Di questo capisco il senso.
Un conto è liquidare un discorso dicendo che Tizio parla come Caio (cosa naturale, a mio avviso, se Tizio e Caio sono d'accordo su quel che dicono), o facendo intendere (senza alcuna argomentazione) che nel discorso non c'è nulla di essenziale (e quindi: non c'è nulla) o facendo le classifiche per cui Tizio sarebbe meglio di Caio (e se ne desume che Caio è quindi irrilevante).

Pubblicato da: giuliomozzi - 05.02.07 09:43

Sono anni che Moresco e la Benedetti si confrontano e tentano, a mio parere anche molto bene, di fare critica della cultura. Leggendo i libri di entrambi si capisce benissimo come lo scambio di concetti sia reciproco.
E' un fatto di civiltà portare avanti un compito intellettuale così difficile, e inattuale, dato che oggi si è un po' tutti portati a piegarsi a seconda del venticello che tira (le cose facili, le polemiche avvitate e a ping-pong, la risatina, lo sfottò per chi si impegna...).
Per me è assolutamente inconcepibile non riconoscere il valore di queste persone, il loro contributo per produrre pensieri utili al mondo. Attenzione, non dico che necessariamente vadano condivisi, dico che necessariamente va riconosciuto il loro valore umano e intellettuale (sì "umano", perché ci vogliono anche i coglioni per fare quello che fanno), e ritengo doveroso per chi non vuole essere l'ennesimo pagliaccio della parola, mettersi sul loro piano di studio e passione per portare altri contributi - contrastanti, diversi? può darsi - ma dello stesso valore.

Pubblicato da: a. b. - 05.02.07 10:33

Io non ho mai pre-giudizi.
I giudizi però a un certo punto li diamo tutti.
Anche sintetici.
Io a suo tempo avevo letto con curiosità e vedendone le ragioni il libro della benedetti su calvino e pasolini. Molto criticato. Non però da me. Poi con meno interesse un libro molto polemico, ma di cui non riuscivo a vedere la vera necessità, e di cui, scuserete, in questo momento non ricordo il titolo, in cui contestava certe politiche culturali e anche gestioni di potere della cultura italiana. Non certo per la critica. Anch'io sono molto critica su certe pastette, quando sono pastette, o ingorghi. Avrei preferito, da un'accademica, un libro altrettanto coraggioso sulle politiche dei concorsi universitari. Ma giustamente ognuno si sceglie il campo di analisi che crede e non è detto che la Benedetti prima o poi non lo scriva.
Poi di lei ho letto solo gli interventi brevi e le recensioni, anche su ipa. Modeste, nello stile e nel merito.
E penso che abbia assunto troppo piattamente la posa di un altro. Il confronto anche stretto e lo scambio con un intellettuale che si stima è lodevole. Ci mancherebbe. Ma a che serve? Troverei più interessante che la dinamica all'interno di un gruppo anche compatto mostrasse le produttive differenze.
Devo dire anche, e questa è la critica maggiore da parte mia, che poi non vedo questa grande differenza, nella qualità dei testi prodotti da IPA, rispetto a altre riviste in rete. Lo trovo letterariamente di larghissima, ma davvero larghissima manica. Giustificata solo dal desiderio di fare massa critica.
Ma se si fa critica, la massa critica può essere una notevole zavorra.
Queste cose le avrei dette su IPA, se i commenti fossero aperti.
Sempre con il mio nick. Però ho un indirizzo di posta e posso tranquillamente essere contattata, e in caso di necessità posso dire persino chi sono. Tengo alla mia privatezza, fortemente. E' un mio diritto, non solo il diritto di Fortebraccio o della Ferrante. Lo dico per non entrare del noioso gorgo del "chi sei".

Pubblicato da: Alcor - 05.02.07 12:28

Alcor (che mi ricordi un po' il nomignolo Temperanza), io penso che mandare mail a te per sentire le tue opinioni sia tempo perso. E' tempo perso cercare di ragionare con persone che scrivono la "classifica" di cui sopra, oppure che ingiungono a me (su N.I. Versione 2.0) di non parlare di Moresco altrimenti loro, cioè tu, quelli come te, non comprano i suoi libri.
Queste sono parole che davvero indignano, e sarebbe bene, dato che in questi due anni ne abbiamo sentite tante, finalmente voltare pagina.

Pubblicato da: a. b. - 05.02.07 12:39

Ah, il libro di cui non ricordi il titolo è: Il tradimento dei critici, quindi l'argomento è ORA il più pressante insieme a quello del mercato. Quello che tu chiedi, sui concorsi, è stato scritto dalla Benedetti in un testo apparso su "Patrie impure". Quindi ancora una volta con le tue polemiche in malafede caschi male.

Pubblicato da: a. b. - 05.02.07 12:52

La critica è un diritto di tutti.
Chiunque mi scriva al mio indirizzo di posta senza fare proclami ha sempre avuto risposta. E grazie a dio chi mi scrive a parte una sola eccezione, così si comporta.
Io non sono mai in malafede. Dico quello che penso.
Mi si può rimproverare di essere brusca.
E' un mio difetto, lo ammetto, cerco anche, quando me ne accorgo, di moderarlo.
Io non ho mai usato termini insultanti con nessuno.
E mai una polemica, anche aspra, purché nella sua sostanza sensata, mi ha fatto respingere un interlocutore.
Ho delle idee precise, come altri, a volte diverse da altri, le esprimo e quando ne sono convinta le affermo con forza, non mi tiro mai indietro quando si entra nel merito.
Chiudo quando vedo un atteggiamemto ormai pietrificato, impermeabile, pregiudiziale, ottuso.
Chiudo allora per mancanza di interesse e di tempo. Per irritazione e noia perché quando si capisce che non si cava un ragno dal buco, dopo due o tre battute che possano dare soddisfazione al massimo alla vis polemica, si resta con in mano solo qualche misero schieramento.
Chiunque critichi una mia posizione, idea, giudizio, preferenza, tendenza in modo intelligente, propositivo, leale anche se criticissimo è il benvenuto.
Non mi piacciono le consorterie.
Né quelle ufficiali né quelle apparentemente minoritarie.
Una consorteria è una consorteria, sempre.
L'onestà intellettuale ai miei occhi è un valore.
Pensarla a proprio modo anche se si è i soli a pensarla in quel modo è doveroso.


Pubblicato da: alcor - 05.02.07 14:09

P.S.

UN testo non è un libro.
UN testo non serve a niente se si vuole fare una battaglia culturale.
UN intervento lascia il tempo che trova.
Come ho detto non posso essere io a indicare il terreno su cui un altro essere umano si deve muovere.
Ma una delle battaglie più urgenti dovrebbe essere quella per la NOSTRA (non dei soli docenti e baroni) Università, dove il potere è gestito personalisticamente, dove si chiede soprattutto fedeltà e la si ottiene con soldi pubblici, cioè i nostri.
Molto più marcia, a mio avviso, del mondo editoriale, perchè dove vige il denaro i giochi sono chiari, dove il denaro è sostituito dal potere le cose sono molto più grigie, e proprio lì bisognerebbe far luce.
Se il signor Berlusconi decide in Mondadori (a parte che non è così semplice, lo dico solo per fare un esempio un po' grossolano) lo fa almeno con risorse sue, l'università lo fa anche con i soldi delle tasse che pago.
Tutti sappiamo, ma proprio TUTTI che i concorsi sono al 99,99% già decisi, che sono rappresentazioni quasi formali.
Io non ho niente contro la cooptazione, se è fatta alla luce del sole la trovo giustificata.
Ma su questo paese pesa una grande menzogna, un teatrino ridicolo e eticamente ammorbante.
Forse varrebbe la pena di sprecare molte energie anche lì.
Non lo dico contro la Benedetti, o almeno non contro la sola Benedetti. Voglio solo dire che è sconcertante che si parli tanto di editoria e così poco del nostro sistema formativo.

Ma questo è il mio modesto parere, mi pare evidente che importa davvero a pochi, se non a parole. Non posso che prenderne atto.

Pubblicato da: alcor - 05.02.07 14:21

dunque, preciso il commento di sopra perchè moresco per me è stato ed è uno scrittore che rasenta l'intoccabilità (per il coraggio, per il sangue che ci mette e per tutta una serie di belle cose abbastanza serie, tutte che esulano dal suo status di "scrittore che si porta"). dò per scontato che la maggior parte di chi legge qui sa quanto sono paralleli il lavoro della benedetti e il lavoro di moresco. caso strano però, tutte le cose - casuali o intenzionali - che leggo di moresco mi sembrano spesso fulminanti (nel loro genere: letteratura o tut'al più pamphlet), mentre tutte le cose che leggo della benedetti mi sembrano fumo (nel loro genere: critica letteraria). magari è stato un caso, ho letto solo le cose sbagliate, magari è che io sono di parte e prendo moresco per oro colato e la benedetti colla puzzetta sotto al naso. ma tant'è.
per quello mi fa ridere quando leggo la benedetti che parla con parole che mi sembrano prese di bocca a moresco, proprio a lui che fra le cose che mi piacciono di più ha questa bella capacità di invenzione linguistica. punto. niente a che vedere coll'onestà intellettuale (non giudico la benedetti meno onesta di moresco solo perchè parla come lui - anche perchè se moresco ha pubblicato certe cose lo deve, è noto, a lei: percui sul piano del mero "lavoro culturale" tanto di cappello a tutti e due).

Pubblicato da: peppefiore - 05.02.07 14:25

Tu Alcor non usi delle parole insultanti, tu usi dei pensieri insultanti come hai fatto con me su NI2.0., oppure come hai fatto qui con la tua assurda classifica.
Se di questo ti rendi conto agisci malafede, se non te ne rendi conto non possiedi buon senso. Fa' un po' tu.
Non capisco poi cosa c'entrano i concorsi universitari in questo discorso. Ma evidentemente hai deciso da un pezzo quali sono i tuoi bersagli e dunque tutto è buono per colpirli.

Pubblicato da: a.b. - 05.02.07 16:41

Peppe, Moresco mi pare ci si riconosca bene nelle parole della Benedetti che tu giudichi così male. Quindi non riesco a capirti.
Però fa lo stesso perché mi sei simpatico dai racconti su Fernandel :-)

Pubblicato da: a.b. - 05.02.07 16:46

I miei bersagli?
Ma fai sul serio?
Se non è la prima volta che scrivo un commento su Benedetti sarà al massimo la seconda, da quando frequento la rete.
Tu mi toglieresti il diritto di parola, se fossimo in altri tempi e altri luoghi.
Io non ti ho mai insultato, su NI, ti ho riposto chiedendoti di non rivolgerti a me proprio perchè se c'è uno che aggredisce e che insulta in nome di una fede sei tu.
Mozzi mette un pezzo perché venga commentato, e io lo commento a mio modo.
Comunque da parte mia ricala il silenzio, mea culpa mea culpa mea maxima culpa. Quando si è così stupidi come io sono da interloquire con persone come te non si possono accusare le persone come te, ma solo se stessi.
E scusa Mozzi per questi stupidi OT. Ma anche tu dovresti sapere che se posti qualcosa della sacra trimurti nessuno può dire una parola senza che arrivino di corsa gli adepti a cercare di imporre il divieto di critica.
E questa è anche la ragione per cui di solito non commento pezzi del genere.
Di nuovo: mea culpa mea culpa mea maxima culpa non lo farò mai più.

Pubblicato da: Alcor - 05.02.07 17:11

A beneficio del nomignolo Alcor, che MAI ho sentito avere un'opinione non supportata da un'io a mongolfiera (uso la stessa espressione che usai per il nomignolo Temperanza), scrivo battendolo a mano - perché le sciocchezze hanno bisogno di fatica per essere affrontate, pazienza, ci vuole un lavoro artigianale contro le sciocchezze - dicevo copio un brano da "I virus del potere non arrivano per posta" pubblicato su Patrie Impure, dalla collana Sintonie di Rizzoli (chiusa nella vostra indifferenza generale):

"Il campo della cultura, quando è attraversato da relazioni di potere, non assomiglia a un campo di calcio. E' invece molto più simile al dominio atomico e subatomico, e va infatti soggetto a un analogo principio di indeterminazione. Chi lancia il pallone qui dentro può avere la sorpresa di vederlo rimbalzare in modo imprevisto, di vedergli subire deviazioni, accelerazioni oppure rallentamenti e impaludamenti, che non sono determinabili sulla base delle leggi classiche della cultura e dei suoi parametri riconosciuti quali interesse del lavoro, potenza delle idee, grandezza della costruzione, forza comunicativa, forza di seduzione di un'opera ecc. Rispetto a quei parametri i movimenti dell'oggetto culturale restano quindi indeterminati.
Un esempio semplicissimo. Mi presento a un concorso per ricercatore universitario con tutte le carte in regola: pubblicazioni di ottimo livello scientifico, progetto di ricerca interessante, idee nuove, voglia di approfondire. La commissione apprezza il mio lavoro. Secondo le previsioni della meccanica classica il pallone dovrebbe arrivare in porta. Invece spesso non è così. Spesso si ferma prima, sorpassato magari da palloni più fiacchi.

[...]

Ecco dunque un primo enunciato:
Ogni qualvolta gli oggetti culturali compiono traiettorie non prevedibili dalle leggi della meccanica della cultura vuol dire che sono in azione delle relazioni di potere.

E il suo corollario:
Per poterle descrivere dobbiamo lasciare la scala di analisi della macrofisica per quella della microfisica.

La microfisica non rivela cose nascoste ma solo infinitamente piccole. le relazioni di potere che agiscono nel campo della cultura non sono segrete come i centri decisionali dello spettacolare integrato di cui parla Debord. Sono anzi per lo più abbastanza note a coloro che operano nel settore. Per esempio è noto che nella macchina accademica italiana uno dei principali fattori di movimento è la spinta del barone, il quale a sua volta dovrà vedersela con altri baroni, i cui equilibri o accordi avranno il potere indifferentemente sia il candidato buono sia quello meno buono."

E continua, spiegando ancora e ancora.

Pubblicato da: a.b. - 05.02.07 17:16

Tu hai lasciato contro di me un commento su NI2.0 disgustoso a parere mio e di altre persone che l'hanno letto. Come disgustosa è la tua "classifica" qui che ha spinto persino Mozzi ha ribatterti.
Impara a rispettare le persone e non lamentarti se dopo che ti comporti in un certo modo queste ti rispondono come si deve.

Pubblicato da: a.b. - 05.02.07 17:19

La classifica di Alcor ha spinto persino Mozzi "ha ribatterle".

Voto: 3

Pubblicato da: maestrina con la penna rossa - 05.02.07 17:23

La mail del/della troll col nomignolo Maestrina... è maestrina@istruzione.it

Mail falsa, voto zero spaccato e sospensione dall'insegnamento.

Pubblicato da: a.b. - 05.02.07 17:33

No, Andrea, tu non rispondi "come si deve". Rispondi "come ti va". "Come si deve", ovvero secondo necessità, solo Dio risponde.

Pubblicato da: giuliomozzi - 05.02.07 17:57

@ Giulio Mozzi

Scusami, Giulio, se mi rivolgo a te (ma se non a te, a chi?):

come si fa a partecipare a una discussione in cui ci si dovrebbe esprimere (riporto pressocché alla lettera):

*sull'esistenza di forze che agiscono in direzione della cancellazione dell'alterità, con effetti repressivi nei confronti della vita e del pensiero*

se chiunque intenda esprimersi in toni di non condivisione e di non-elogio è già informato di non avere i coglioni (se ci vogliono i coglioni per dire certe cose, è presumibile che chi non le dice taccia perché non li ha) e di essere un pagliaccio della parola (dal momento che solo chi si pone sul piano già predeterminato non lo è)?

Pubblicato da: girolamo - 05.02.07 18:02

Girolamo, nel mio primo commento, prima che personaggi dal nick cangiante mi facessero perdere tempo, ho scritto:

- di riconoscere loro un valore umano e intellettuale: insomma in sostanza di rispettarli, cosa che non abbiamo visto spesso in rete e fuori non credi?

- che questo rispetto non significa necessariamente condividere le loro idee, infatti ho scritto: "portare altri contributi - contrastanti, diversi? può darsi - ma dello stesso valore."

Girolamo sei bravo, hai studiato, sai scrivere, porta questo benedetto contributo tuo invece di fare la scenetta che farebbero altri, meno bravi e meno liberi di te.

Pubblicato da: a.b. - 05.02.07 18:40

@ Perché tu Giulio sei credente. Io non sono nemmeno battezzato, e anche se fossi credente cercherei di comportarmi come se Dio non ci fosse, per non ridurlo a un tappabuchi. Questo significa che risponderei come ritengo si deve rispondere: come si deve.

Pubblicato da: a.b. - 05.02.07 18:44

Andrea, i miei contributi li porto e li ho portati nelle mie pubblicazioni "scientifiche". Il valore, se permetti, non lo decidi tu: lo decidono criteri come l'attendibilità nell'uso delle fonti e delle citazioni, la logica argomentativa, ecc. Carla Benedetti su questo piano (se questo significa mettersi sul suo piano di studio) è carente, approssimativa, lacunosa: e lo ho fatto notare spesso, sempre testi alla mano. Ad esempio facendo osservare che "demolisce" (crede di farlo) Calvino avendone masticato non più di 300 pagine, o comunque queste utilizzandone. Quindi, se il piano è questo, non mi ci metto.
Se invece "mettersi sul suo piano" significa condividerne l'ordine del discorso (con libertà di criticarlo dall'interno, bontà tua), sorry, è proprio questo che non accetto. I miei contributi non sono rivolti all'esegesi del benedetti-pensiero perché si rivolgono ad un altro ordine, e ad altri discorsi.
Come la giro, non mettendomi sullo stesso piano risulto un pagliaccio della parola, se quello che scrivi rispecchia il tuo pensiero.
Quanto ad "avere i coglioni" per fare certi discorsi (neanche fosse andata a bruciare burqa a Kandahar...), è una definizione che lascio tutta a te: ti qualifica. Fossi Carla Benedetti mi vergognerei di essere definita "una pensatrice coi coglioni".
Purtroppo per te, mentre Giulio Mozzi a volte riesce davvero a comportarsi "come se dio non fosse" (o come se non fossero quelli che pensano di esserne l'Interprete unico), tu ti sei trovato un dio in 32simo, del quale fai l'esegeta con uno zelo che fa rabbrividire chi ha letto i manuali inquisitorii, Berija e i polemisti anti-eretici del primo cristianesimo: perché la struttura dei tuoi discorsi è identica.

Pubblicato da: girolamo - 05.02.07 19:37

andrea, grazie! è passato un sacco di tempo dagli anni di fernandel, se ci ripenso mi viene la lacrimuccia (stasera poi sono sul commosso andante). vedo che la discussione però ha preso una piega strana - e faccio un pò fatica a seguirla.... comunque non è che mi sta sul cazzo la benedetti, anzi, in linea di principio condivido tutto. ne condivido gli intenti, cioè, che peraltro sono gli stessi di moresco... però a conti fatti mi sembra che questi intenti si sostanziano in una pratica di critica letteraria un pò loffia (stavo per correggere "loffia" ma non so come dirlo meglio, e allora lo lascio) mentre in moresco (in un campo diverso, che è quello della narrativa) gli stessi intenti hanno esiti spettacolari. sai qual è la mia impressione? che nella benedetti certe istanze siano un pò - come dire - indotte (ho queste convinzioni sacrosante e le incarno nei miei scritti, scegliendo di volta in volta di parlare di pasolini/calvino o del libro della franzoni) mentre in moresco siano dedotte (ho quest'urgenza di dire, ho questa poetica definita, e dalla a mia poetica desumo queste istanze). sicchè è chiaro perché preferisco leggere moresco piuttosto che la benedetti, anche se in linea di massima penso che "hanno ragione" (taglio coll'accetta, è chiaro) tutti e due.
questo è quanto.
un'altra cosa e poi me ne vado, giuro.
dunque, annusando un pò la piega che ha preso la discussione (aldilà degli scazzi personali che pertengono ovviamente agli interessati) io terrei un pò a distanza il ruolo di critico dal ruolo di accademico... non è la stessa cosa fare il professore di letteratura (o anche il professore di storia della critica letteraria) e il critico letterario. sono ruoli proprio diversi, come impegno, come istituzionalità e forse anche - passatamelo please - come investimento emotivo (ok l'ho detto). è chiaro che possono sovrapporsi nella stessa persona (anche perchè i circoli e circoletti letterari alla fine quelli sono e quelli restano), però se li si confonde può diventare pericoloso: una cosa è fare ricerca, un'altra è fare l'opinion leader. augh.

Pubblicato da: peppefiore - 05.02.07 22:38

Ciò di cui sento il bisogno è una *descrizione scientifica* del campo letterario.

Pubblicato da: giuliomozzi - 06.02.07 09:09

Giulio, visto che squalifichi non solo le pubblicazioni uscite fino ad ora, sia l'esperienza delle persone coinvolte, aspetto da te 1. la grande scientifica descrizione; la grande scientifica terapia (che spero non sia l'aziendalizzazione del proprio blog che è ciò che accade a Vibrisse, e la promozione di discussioni nominalistiche).

Per Michele, hai ragione, ti avevo sopravvalutato, mi ero infatti dimenticato l'argomento curioso delle "300 pagine". Curioso perché tu hai deciso che erano "300" pagine, che le altre non le aveva "masticate" (ma come ti sarà saltato in mente poi...), ci hai costruito un castelletto e hai tratto le conclusioni. Un bell'esempio di scientificità. Bravo!

Infine un saluto a Peppe dal fan club ravennate-riminese (anche l'editore ti ricorda con affetto) :-)

Pubblicato da: a. b. - 06.02.07 09:42

Ha un'altra cosa, Girolamo sostiene che avrei definito la Benedetti "una pensatrice coi coglioni", mentre leggendo sopra ho chiesto soltanto "rispetto intellettuale e umano" per lei e per gli altri protagonisti spesso, spessissimo ridicolizzati in rete (spesso, spessissimo dagli amici di Girolamo).
E' chiara la tecnica - tecnica che ha probabilmente nella propaganda cinese il suo modello - di squalificare le mie parole e ridicolizzarmi a mia volta.
Molto meglio essere un "dio in trentaduesimo" che grande ridicolizzatore, almeno posso entrare nelle piccole cose, cosa che a me sta benissimo.

Pubblicato da: a. b. - 06.02.07 09:52

1. a.b. scrive (5 febbraio, ore 10.33):

«Attenzione, non dico che necessariamente vadano condivisi, dico che necessariamente va riconosciuto il loro valore umano e intellettuale (sì "umano", perché ci vogliono anche i coglioni per fare quello che fanno)»

a.b. scrive (6 febbraio, ore 9.52):

«Girolamo sostiene che avrei definito la Benedetti "una pensatrice coi coglioni", mentre leggendo sopra ho chiesto soltanto "rispetto intellettuale e umano" per lei e per gli altri protagonisti spesso, spessissimo ridicolizzati in rete»

Come dicono in America, le chiacchiere stanno a zero.

2. Il computo (approssimativo) delle pagine utilizzate da Carla Benedetti in "Pasolini contro Calvino" l'ho fatto annotando (alla letera: ho l'abitudine di studiare i libri, anche quelli di C.B., con la matita in mano e i post-it sulle pagine) tutto quello che l'autrice cita e utilizza nel suo libro: due romanzi, una prefazione, un racconto, una lezione americana e poco altro. Sarà un'idea curiosa, ma mi pare poco serio scartare tutto quel 95% di Calvino che potrebbe costituire un problema all'interpretazione di cui sopra. Il libro in questione è nelle librerie e nelle biblioteche, chiunque può prenderlo in mano e vedere se è vero quel che dico.

3. Guarda che non ti ho dato del dio in 32simo: ho detto che te lo sei scelto: come potrei mai darti del dio, seppure minore?

Pubblicato da: girolamo - 06.02.07 11:37

io invece - per rispondere a giulio in margine - non sento per niente il bisogno di una "descrizione scientifica" del campo letterario (se per campo letterario s'intende il territorio comune a due come moresco e benedetti). la descrizione scientifica me l'aspetto come complesso di teorie ordinate, di referenti storiografici e compagnia bella (e natuarlmente anche come possibilità di evasione / sovversione di quelle teorie e precedenti illustri) nella r.i.c.e.r.c.a, la cosiddeta accademia (o perlomeno mi aspetterei che fosse il suo core business, che automaticamente dovrebbe lasciare la possibilità di esistenza a frange eccentriche, sperimentazioni ecc. - un meccanismo che però in italia per quanto logico è solo teorico, e lo sanno tutti).
per quanto riguarda il campo letterario, cioè l'esercizio della critica, l'impegno letterario, la militanza (io non mi vergogno a scrivere militanza), quello non può discendere da un metodo, da una descrizione scientifica, dovrebbe essere - per come l'intendo io - la misura di un certo temperamento più da inventore che da anatomista... non so come dirlo meglio. però (è un caso, eh) ieri sera ho cominciato a leggere La Linea Gotica di ottiero ottieri, un altro scrittore che mi piace tantissimo, è una specie di diario e tocca proprio questi temi qua - l'impegno letterario, la militanza della critica il lavoro culturale ecc. e dice esattamente le cose che vorrei dire io ma che, non essendo purtroppo ottiero ottieri, non mi riesce di dire meglio di così.......

Pubblicato da: peppefiore - 06.02.07 14:18

Girolamo Girolamo, il problema della tua frase in cui sintetizzeresti la mia definizione della Benedetti è duplice:
1. io NON l'ho scritta, l'hai ricavata tu;
2. l'hai ricavata male, perché fondi in una frase due piani, quello intellettuale e quello umano, mettendomi in bocca un pensiero ridicolo.
La Benedetti è una bravissima intellettuale, e una persona umanamente da rispettare (anche) perché ha sempre dimostrato molto coraggio nelle sue scelte. Metto in evidenza questo lato umano perché - come ci ricorda Deleuze, nel suo saggio su Spinoza - è vero che un intellettuale non si giudica dal coraggio ma dalla sua capacità di mostrare le cose, e in questo c'è una specie di gioia nell'esercizio intellettuale, ma è anche vero - nota mia - che Spinoza in vita sua incontrò ostacoli terribili ed ebbe molto coraggio, fu un essere umano ottimo, e senza quel coraggio avrebbe prodotto soltanto strumenti ottici.
Questo è correttamete il mio pensiero che tu travisi, per malafede o perché non sei abbastanza intelligente o abbastanza libero dai tuoi opacizzanti pregiudizi. Il resto come dici tu sono chiacchiere.

un saluto a te e ai tuoi amici

Pubblicato da: a. b. - 06.02.07 15:02

Per quanto riguarda il computo delle pagine, ritieni sensato il tuo calcolo? La Benedetti non ha letto e meditato nient'altro?
Questo è quello che suggerisci. Quello che una persona normale intende leggendo il libro è che nel libro sono finiti gli elementi che dimostravano la tesi, una tesi OVVIAMENTE sviluppata dalla lettura intera dell'opera di Calvino. Smonta la tesi se ti va.
Del resto si potrebbe rimproverare Primo Levi perché non ha parlato in modo enciclopedico dell'olocausto in Se questo è un uomo? E potremmo dire puntando il dito contro Saviano: non hai parlato di ogni fatto di camorra? Dal tuo punto di vista pare di sì. Appunto, lasciamo al lettore il giudizio su quanto buon senso (nemmeno scomodo la scientificità) contenga questo punto di vista.

Pubblicato da: a. b. - 06.02.07 15:15

Per completezza e corettezza, va segnalato che De Michele ha già scritto della questione Pasolini-Calvino:
http://www.pasolini.net/saggistica_PPP-Calvino_DeMichele.htm

Pubblicato da: solo un link - 06.02.07 15:56

@ solo un link

grazie. io do per scontato che chi vuole venire a vedere le carte fa 1+1 su google e trova tutto quel che gli serve (magari non sempre nella vita, ma qui siamo in una comunità di rete). a.b. lo sa bene che quel testo, che i gestori di pasolini.net hanno ritenuto di accogliere nel loro sito, c'è, e sa quel che c'è dentro. Se poi un editore serio (di quelli che mettono nero su bianco e mantengono la parola, parlo di editoria saggistica) è interessato, mi dichiaro pronto a prendermi un anno sabbatico dall'insegnamento (o un part-time) e ad espandere in forma di libro quanto ho già scritto su Calvino (che tra un po' sono 12 anni che ci scrivo sopra).
Per il resto ripeto: le parole restano e le chiacchiere stanno a zero. Ringrazio per l'ospitalità e torno a scrivere.

Pubblicato da: girolamo - 06.02.07 16:13

Io sopra ho parlato ESCLUSIVAMENTE dell'argomento delle "300 pagine". Non mi permetto con questo di giudicare tutto ciò che Girolamo ha scritto.
Come dice lui, occorrerebbe un libro (un saggio si confuta con un saggio, non con un articolo).
Dove Girolamo a mio parere sbaglia è nel condizionare la scrittura di questo saggio alla pubblicazione certa. Lo so che è facile parlare dal mio punto di vista (io non rischio nulla!) ma ugualmente mi viene da dire che porre questa condizione in sostanza equivale ad essere condizionati dall'editoria, a non produrre senza rischio. Ripeto, lo dico con molto rispetto per chi - come Girolamo - non se la sente di accollarsi il rischio della non pubblicazione, però di fatto mi pare che questo sia uno dei cambiamenti indotti dal mercato attuale. Ricordo di aver sentito Scarpa, intervistato su radio3, rispondere alla domanda "per chi ha scritto questi tre lavori teatrali" con un "chi l'ha detto che si deve scrivere un pezzo teatrale soltanto su commissione?". Un saggio ovviamente richiede più tempo, però ragioniamo su questi divieti indotti, secondo me serve.

Pubblicato da: a. b. - 06.02.07 16:56

Andrea, vuoi dire che una *descrizione scientifica* del campo letterario c'è già?
A me non sembra.
Se c'è, dov'è?

Pubblicato da: giuliomozzi - 06.02.07 17:29

Giulio, ci sono delle pubblicazioni e c'è l'esperienza di chi ci lavora dentro. Se per te è nulla, se, soprattutto, non è abbastanza per muoversi, affrettati a comporre questa "descrizione scientifica". Però, perché tu nel frattempo ti muovi, e lo fai caricando sul blog tonnellate di annunci pubblicitari come una tv commerciale?
Se l'avanzamento è dato dalla forza (delle idee) fratto la resistenza (delle condizioni del mercato), questo rapporto in Vibrisse a che punto sta?

Pubblicato da: a. b. - 06.02.07 17:57

Quali pubblicazioni?

Pubblicato da: giuliomozzi - 06.02.07 18:10

Guarda Giulio, per darti un'idea del perché questa storia del campo letterario mi pare quasi un paravento dietro cui nascondersi quando ci sarebbe un'urgenza massima - prima di tutto di incazzarsi - ti dico che in questo colonnino non è venuta fuori, proprio perché ci si muove in un iperuranio di idee (a mio parere autoassolventi) il primo dato che doveva uscire: il libro segnalato è quasi introvabile e una catena di distribuzione come la Feltrinelli HA DECISO in sostanza di non distribuire un libro-intervista con uno dei più importanti critici letterari italiani se non in alcune librerie (alcune musicali!) e soprattutto in un numero di copie ridicolo, a "Bologna la dotta" è disponibile in una sola libreria (su quattro) in una o due copie. E questo soltanto perché Nico Orengo ha ironizzato sull'autrice dal suo box di tuttolibri. Ti rendi conto?
Questa cosa Giulio mi fa incazzare e non hai idea quanto. Io sono incazzato perché non voglio l'ennesimo Ammaniti, non voglio il noir di pincopallo, voglio QUESTO libro e mi tocca ordinarlo in rete (perché rischio un viaggio a vuoto a Bologna e a Ravenna non c'è) e comunque faccio fatica ad averlo e probabilmente con un sovrapprezzo. Giulio IO SONO INCAZZATO, sono un consumatore incazzato. Lo capisci o no?

Pubblicato da: a. b. - 06.02.07 18:15

Ci sono i due libri di Shiffrin espressamente sull'editoria, poi Il tradimento dei critici, poi un bel numero di articoli. Questo è quello che conosco io, che non sono un addetto ai lavori. e per me basta e avanza.
Poi, non fare finta di non vederlo, C'E' L?ESPERIENZA DIRETTA DELLE PERSONE COINVOLTE.

Pubblicato da: a. b. - 06.02.07 18:18

Allora diciamo che io sono un addetto ai lavori e che quei libri lì a me non "bastano e avanzano".

So benissimo che c'è l'esperienza delle persone coinvolte. Che però sta dentro di loro, ed è ancora assai poco messa in circolazione.

Credo che la connessione tra le battute di Orengo (che non ho lette) e la scarsa diffusione del libro-intervista a Carla Benedetti non esista. Il numero di copie distribuite dipende dalle prenotazioni, che sono avvenute mesi prima della pubblicazione e quindi mesi prima delle suddette battute.

Pubblicato da: giuliomozzi - 06.02.07 18:36

Giulio però a me sembra che quando fai così fai una cosa piccola, perché non entri nel merito di quello che dico, infatti o fai discorsi nominalistici o -come in questo caso- ti attacchi a un particolare pur di contraddirmi.
So benissimo che senti la forza di quello che ti dico e le parole ti arrivano. O almeno lo spero, altrimenti penserei davvero che la tua "descrizione scientifica" sia una sorta di regno dei cieli.
Quanto ai libri e all'esperienza, ad altri bastano per muoversi e fare bene. Questa è una prova, come si dice, per fatti concludenti. Poi tu sei ovviamente libero di cercare altre strade buone. Vediamo che ne viene fuori.

Pubblicato da: a.b. - 06.02.07 20:34

Scusa, forse non si capisce. Quando dico che non entri nel merito, mi riferisco al fatto che è cruciale che qui non si sia detto che il libro di cui si dovrebbe discutere è introvabile. Questa è la prima grande rimozione di questi discorsi. E quando ti dico che sento come una cosa piccola per chi vorrebbe leggere e vedere almeno raggiungibile questa letteratura, trovare che dall'altra parte un addetto ai lavori che è anche uno dei migliori scrittori italiani di questi ultimi anni, si attacchi al fatto che le prenotazioni si fanno mesi prima, cosa che tra l'altro rende ancora più grave il fatto che ho segnalato (ovvero con tutto il tempo a disposizione si sceglie a freddo di non rendere disponibile al pubblico un testo della Benedetti).

Pubblicato da: a.b. - 06.02.07 20:43

Mozzi non ha detto che il problema della distribuzione non c'è. Ha detto che la causa del problema, per ovvie ragioni, non può essere quel che ha scritto Nico Orengo su La Stampa, come invece a.b. erroneamente proclamava.

Pubblicato da: solo una nota - 06.02.07 22:58

Cerca di essere preciso con le tue note, altrimenti sono note che confondono ciò che è chiaro.
Infatti io non ho scritto che Mozzi avrebbe detto che il problema della distribuzione non c'è (sarei un cretino se avessi scritto una cosa del genere).
Invece sono intelligente, allora ho scritto che Mozzi (e nessun altro) NON ha detto che IN QUESTO CASO che il problema della distribuzione c'è. La prima cosa da dire secondo era: questo libro è quasi introvabile, è quasi inesistente! E da qui ho cercato di far capire come da un lato Mozzi continua a buttare sul piatto il problema della mancanza di una "descrizione scientifica" mentre dall'altro c'è un'urgenza che viene proprio nascondendosi dietro la "descrizione scientifica", dunque questa urgenza viene rimossa, viene come promesso un regno dei cieli dove le cose andranno meglio.
La mia è un'ipotesi, ma io credo sia giusta.

Pubblicato da: a. b. - 07.02.07 09:34

EC ...c'è un'urgenza che viene "ignorata" proprio nascondendosi dietro...

Pubblicato da: a. b. - 07.02.07 09:37

La nota di spiegazione la scrivo io.
Non mi sono espresso chiaramente. Quando ho scritto:
"è disponibile in una sola libreria (su quattro) in una o due copie. E questo soltanto perché Nico Orengo ha ironizzato sull'autrice dal suo box di tuttolibri."
Volevo dire che prima dell'intervento di Orengo le copie disponibili erano ancora meno (a Bologna non c'era, a Modena una o due copie, a Milano una o due nel negozio musicale), e che -ma ho pensato erroneamente perché gli ordini effettivamente vengono inoltrati molto tempo prima- credevo che avendone sentito parlare su TTL qualche direttore di Feltrinelli avesse fatto in modo di procurarsene una o due copie, sebbene ne avessero parlato ironizzandone.

Pubblicato da: a. b. - 07.02.07 09:43

a.b.c.d.e.f...

Pubblicato da: mah! - 08.02.07 01:40

Andrea, mi stupisco che tu non abbia detto che è uno scandalo che non sia distribuito in tutte le librerie il libro di Guido Lorenzon "Piazza Fontana. La pista di Treviso", Giano editore.

Pubblicato da: giuliomozzi - 09.02.07 09:02

Vorrei chiedere a pensierioziosi che ne pensa della seriosità dei blog letterari.

dottor Vannini (psichiatra)

Pubblicato da: nedovannini - 11.02.07 16:41

Vorrei chiedere a pensierioziosi che ne pensa della seriosità dei blog letterari.

dottor Vannini (psichiatra)

Pubblicato da: nedovannini - 11.02.07 16:45

Nulla.

Pubblicato da: Pensieri Oziosi - 11.02.07 23:26

nulla?

Pubblicato da: nedovannini - 11.02.07 23:46

ma lei Pensieri Oziosi ci verrebbe in cura da me?

Pubblicato da: nedovannini - 11.02.07 23:48

Sa, io ho curato Dario Borso (un caso gravissimo). Pensi che ora lui fa soltanto pensieri deliziosi.

Pubblicato da: nedovannini - 12.02.07 11:19

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