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04.02.07

Il salotto di Biondo Lambretta

di Costantino Simonelli

La sciura Maria, by Kocchan
[da appena una settimana e' attiva anche la sezione "rubriche" di BombaSicilia, ne diamo il lieto annuncio condividendo questo esilarante esordio di Biondo Lambretta. tp]

Ci siamo. Stamattina la lava panni sporchi di casa ha smesso di funzionare. Ha fatto l’ultimo giro quasi per inerzia e si è fermata con quel cigolio sinistro che pareva dire: “Visto che non servo più, mi rompo per sempre".

D’altra parte i tempi erano maturi per questa rivoluzione copernicana nel modo di dirsi le cose, belle faccia a faccia. Una volta che la tivvù ci ha fatto provare in tutti i modi quell’ebrezza strana ed imperdibile d’essere tutti un po’ protagonisti, che senso può più avere dirsi “amore mio , ti amo" o “vaffanculo", così, alla chetichella ed inter nos, quasi col pudore e col timore che il vicino ti ascolti.

Che senso possono avere quelle aride, misantrope e misogine litigate di coppia, magari bisbigliate con ritrosia alle sole amiche e ai soli amici del cuore, quando invece puoi avere una platea di milioni di occhi e di bocche spalancate che ascoltano le tue storie (sì, le tue, proprio le tue storie, mica quelle di una fiction)? E poi, vuoi mettere, questa platea che interagisce con te, entra nel tuo vissuto, nella tua casa, perfino nelle tue mutande, parteggia, da consigli e ti mette gratuitamente e con umano calore a disposizione tutta la sua esperienza. Magari perderai quell’insulsa pace da signor nessuno, quel tanto di decoro piccolo borghese, ma in compenso diventerai un personaggio da riconoscere per strada, tipo: “Ma lei non è quell’adorabile cornuto di “Stranamore"? Raggiante tu: “Sì, sono io". “E quella gran zoccola di sua moglie, li ha avuti poi in affidamento i suoi due pargoletti, la gran puttana?" E tu, un attimo contrito, ma poi di nuovo battagliero: “Sì, ma non finisce qui, sa. Mi hanno già invitato a ribadire le mie ragioni a “Domenica in".

“Ah, che bello, non me la perderò di certo".

Sì, è proprio così, i tempi erano già maturi. Eppure… eppure, perché la cosa non apparisse solo come una sana consuetudine acquisita e non una specie di galateo ben regolamentato da precise leggi, ci voleva proprio quello che è successo. Che un altolocato, un altissimolocato, con concorso di attrezzatissima consorte (attrezzatissima in tutti i sensi scenici) desse l’esempio esemplare di come si risolvono per il meglio queste cose.

Uno che di queste cose, fosse il massimo esperto. Uno che, per dire, come esiste la figura del “garante della privacy" rappresentasse il “garante della pubblicity", una specie di gran Maestro Cerimoniere del pubblico sputtanamento.

Adesso sì che, come una reazione a catena, tutti saremo veramente autorizzati a risolvere le nostre questioni sentimentali per mano di rotativa o di telecamera. Ognuno si industrierà a farla smettere finalmente con quel vocio insopportabile di pettegolezzi detti a bassa voce - manco si dovesse aver segreti per qualcuno su queste cose; i segreti sono buoni, ottimi, per crack finanziari e falsi in bilancio ed altre cose del genere. Da adesso in poi ognuno si industrierà come può e secondo i suoi mezzi a sciorinare i panni sporchi del suo menage familiare sul balcone più in vista possibile.

Per dire, l’altro ieri la signora Follonica Cario in Mascaroni, terzo piano scala B, alla fine della riunione di condominio ha cacciato dalla tasca del grembiule con cui usa da vent’anni fare le faccende domestiche - una specie di divisa sempiterna - un foglio piegato in quattro.

Lo ha dispiegato con cura e lo ha cominciato a leggere. Non senza difficoltà - ha fatto solo le elementari - ma con un appeal da telecamerata degna di migliori palcoscenici. Leggendo ha ripercorso, tappa per tappa, la fatidica storia del suo matrimonio - amore, abnegazione soprusi e silenzio - fino al recente giorno dell’ultima proditoria indegnità del marito (ndr. giovedì scorso): un pizzicotto nel deretano tondo e corposo di Filippa, la postina, giovane supplente del titolare Gregorio, sul pianerottolo del secondo piano. Il tutto visto dall’uscio sempre semichiuso e dagli occhi e orecchie sempre appizzate della sòra Assunta, che poi, a pizzichi e mozzichi e a furia di “e dai adesso che hai cominciato, dilla tutta" - la finta ritrosa - gliel’aveva spifferato tutto il misfatto, e glielo aveva condito con quella impepata finale di morale borgatara televisionizzata che, alfine, spingeva, esigeva una vendetta, come dire…pubblica.

La sòra Follonica, finita la lettura, il foglio l’ha ripiegato e se l’è riposto non più nella tasca del grembiule, ma nell’incavo del petto. E poi, all’assemblea che, dopo due ore di cavilli millesimali sul rifacimento del tetto, aveva finalmente goduto, come un branco di scimmie elettrizzate, di una pioggia di noccioline news in real time più che giornalistico, la sora Follonica, con faccia da mastino napoletano, ha detto solo questo:

“Adesso aspetto,almeno, (un macignale, “almeno") pubbliche scuse da mio marito."

Con decisione unanime, e tra uno sghignazzo particolarmente divertito, si è indetta un’assemblea straordinaria, “brevi temporis", per lunedì diciotto c.m. A cui invitare, che dico invitare, portare a forza di nerborute braccia condominiali, il signor Mascaroni Bivio (detto anche Trivio, tra i detrattori amici).

Nello spiazzo antistante la sede della riunione ho sentito gente che discuteva se non era il caso di invitare alla prossima assemblea parenti, amici, tutto il caseggiato e magari pure la televisione locale.

Pubblicato da Tonino Pintacuda, il giorno e l'ora: 04.02.07 17:00

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