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28.02.07

Elogio dei libri brutti

di Emanuele Pettener
(Tutti gli articoli di Emanuele Pettener)

Non sottovalutate l’importanza di un libro orribile.
Ritengo vi siano tre categorie di libri per il lettore che ha la tentazione di scrivere – e come tutti sappiamo, ogni lettore ha la tentazione di scrivere, anche se chi ha la tentazione di scrivere raramente è un lettore.

Al centro fra le due estremità vi sono i libri che riempiono solo il tempo di cui abbiamo bisogno per leggerli. Non sono né cattivi né buoni, qualche volta ci annoiano, qualche volta ci rilassano – ma quando ne abbiamo letto l’ultima frase li dimentichiamo subito, come certe domeniche di luglio, come una donna simpatica. Potremmo dire di questi libri ciò che Virgilio suggerì a Dante riguardo i peccatori che vissero senza infamia né lode: non ti curar di loro ma guarda e passa.

Alla prima estremità vi sono i libri che abbiamo amato – ovvero, che hanno cambiato la nostra vita. Quando li leggiamo la prima volta la vita rimane come sospesa per giorni, e quando la vita ci torna indietro, ci rendiamo conto che non sarà più la stessa. Questi libri, di solito due o tre, penetrano i nostri capillari come un veleno. Quando cominci a scrivere, non puoi evitare d’imitarli. Per riuscire a scrivere, devi uccidere i tuoi dei.

Infine, c’è l’altra estremità, i libri che abbiamo odiato. L’influenza di un libro che abbiamo odiato non è inferiore all’influenza di un libro che abbiamo amato. Ogni parola ci sembra triviale, ogni frase banale, ogni pagina incoerente, l’intero libro – immondizia. E poiché è scritto con migliaia di parole, cominciamo a odiar le parole – tutte – specialmente quando ci si sveglia il mattino e si mormora “ che bella giornata" e ci si rende conto con un brivido d’angoscia che son le stesse parole adoperate dal protagonista del libro orribile (a pagina trentasette). Abbiamo bisogno di parole per parlare con i nostri innominabili vicini di casa, abbiamo bisogno di parole per trattare con il nostro abominevole capo o col cane, esattamente le stesse parole usate e abusate da ciascuno tutti i giorni nonché dall’autore del libro odiato. Qualsiasi artista ha strumenti specifici, elitari, vergini, il pittore tela e tubetti di colore e grembiuli sporchi, lo scultore scalpelli e martello e un basco nero, il musicista archi e spartiti e il frac – ma lo scrittore? Parole, solo parole, il più vecchio e consunto degli strumenti, maneggiato da chiunque per qualsiasi cosa, per comprare, vendere, pregare, bestemmiare.
Dopo tale shock si hanno due opzioni: smettere di scrivere e magari anche di parlare. O pigliare le parole con le pinzette, selezionarle e prendersi cura di loro come di piccole pianticelle trattate male da un giardiniere incolto. Pigliare le parole con le pinzette è ciò che uno scrittore deve fare, per trasformare il fango in oro, il dolore in gioia, per avvertire l’unica cosa che ci sostenga nella vita: la consapevolezza dell’immensa inferiorità di chiunque altro.

Pubblicato da Emanuele Pettener, il giorno e l'ora: 28.02.07 15:18

Interventi

Mah, Pettner, ci sono grandi lettori che sono anche grandi scrittori. Pensa a Proust a Balzac a... ma come ti è venuto di scrivere "come tutti sappiamo, ogni lettore ha la tentazione di scrivere, anche se chi ha la tentazione di scrivere raramente è un lettore"?

Pubblicato da: Marcello Dell'Utri - 28.02.07 16:47

questo è l'elogio al brutto post.

Pubblicato da: uozzon - 28.02.07 18:44

pettener sei esaurito, te l'ho già detto mille volte. Finchè sei in tempo.

Pubblicato da: ugo - 01.03.07 01:52

...finchè sei in tempo fermati.

Pubblicato da: ugo - 01.03.07 01:53

Ma... l'immensa inferiorità di tutti 'gli altri'.
A me sta cosa rompe un po' le balle, scusa il francesismo. La storia ci ha presentato dei geni assoluti, la cui unica consolazione talvolta era proprio questa. Nessuno mi capisce, quindi sono meglio. O qualcosa del genere.
Ma nessuno ha avuto il sospetto che la verità fosse da un'altra parte? Mah.

Pubblicato da: pibborn - 23.06.08 11:13

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