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24.01.07
Ryszard Kapuściński: un ricordo
di Amedeo Savoia
“92 dJ". Dice così l’indice dei nomi geografici mondiali del mio atlante. Il computer segna le ore 16.16 del 24 gennaio 2007. Finalmente mi sono preso la briga di controllare, non potevo più differire: “92 dJ". Devo rivedere sull’indice perché non ricordo quale delle due lettere è la maiuscola e quale la minuscola. Ecco ho trovato: Vorkuta. È sopra la linea tratteggiata del circolo polare artico. In Russia.
Ieri sera, prima di dormire, ho letto qualche pagina di Imperium di Ryszard Kapuściński. Ero molto stanco e sono stato in dubbio fino all’ultimo se prendere in mano il libro. Vicino c’erano anche quelli di Anna Politkovskaja, che ho da poco e tanta voglia di leggere. Mi sono deciso per Kapuściński. La volta prima avevo finito un capitolo e me ne aspettava uno nuovo. Bene, così non devo fare troppi collegamenti. Però c’erano i garofani rossi, mi erano rimasti impressi e ci avevo ripensato più volte nei giorni precedenti. Come trarne una scena? Questa era la domanda apparente. Quella vera era: perché mi sono rimasti in mente? Ho riletto quel finale:
«Scorsi per strada una baracchetta di legno. Un azerbajgiano olivastro vendeva gli unici fiori che si trovino da queste parti, garofani rossi. “Dammi i più belli," gli dissi. Quello scelse uno per uno una dozzina di garofani e li involtò con cura in un pezzo di giornale. Desideravo deporli da qualche parte, ma non sapevo dove. “Magari li ficco in un ammasso di neve," pensai, ma c’era gente dappertutto, temevo la goffaggine del gesto. Proseguii fino alla traversa successiva: gente anche lì. I fiori intanto cominciavano a ghiacciare e irrigidirsi. Cercavo un cortile vuoto, ma erano tutti pieni di bambini intenti a giocare: non volevo che trovassero i garofani e se li portassero via. Continuai a vagare per vicoli e strade. Sotto le dita sentivo i fiori farsi rigidi e fragili come vetro. Arrivai fuori città e lì, senza più assilli, li deposi tra i mucchi di neve».
Mi pareva di vederlo. Oggi mi intenerisce credere che stavo leggendo quel passo proprio mentre Kapuściński se ne andava. Quanto è grande un uomo che si apparta per superare il peso della goffaggine, ma vuole compiere un rito simbolico. Laico. Puro. Solitario. Discreto. Sacro.
Dodici garofani rossi nei mucchi di neve.
Qualche pagina prima:
«Sono venuto a Vorkuta per vedere lo sciopero, ma anche per compiere un pellegrinaggio. Vorkuta è infatti un luogo di pena, un luogo sacro. Nei suoi lager sono morte centinaia di migliaia di persone. Quante esattamente? Nessuno potrà mai dirlo. I primi condannati arrivarono nel 1932, gli ultimi furono liberati nel 1959. Il grosso delle vittime perì durante la costruzione della ferrovia con cui si trasporta il carbone ad Archangelsk, Murmansk e Petrozavodsk. Fu in quella occasione che un ufficiale dell’Nkvd disse: Mancano le traversine? Fa niente, ci mettiamo voialtri!"».
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 24.01.07 17:40
Interventi
Sono contenta di aver trovato qui un ricordo di Kapuscinski. E che ricordo. Tra gente che racconta e che ama le parole, Kapuscinski dovrebbe essere venerato. Addio, maestro. Ci mancherai.
Pubblicato da: Manuela - 24.01.07 18:19
Ho appreso la notizia della scomparsa oggi, nel pomeriggio. é stata una sorpresa notevole. Perchè proprio oggi stavo girovagando nella biblioteca in cui lavoro e mi sono soffermato sulle Storie di Erodoto, maestro riconosciuto di Kapuscinski e cosi ho pensato a lui. Magari è solo una stupida coincidenza ma che serba un significato per me.Se ne va forse l'ultimo vero giornalista, cioè una persona onesta,con un senso del mestiere inflessibile, pronto a registrare con il suo sguardo la natura umana nella sua verità.Mancherà veramente tanto.
Pubblicato da: massi - 24.01.07 18:55
Ho appreso la notizia della scomparsa oggi, nel pomeriggio. é stata una sorpresa notevole. Perchè proprio oggi stavo girovagando nella biblioteca in cui lavoro e mi sono soffermato sulle Storie di Erodoto, maestro riconosciuto di Kapuscinski e cosi ho pensato a lui. Magari è solo una stupida coincidenza ma che serba un significato per me.Se ne va forse l'ultimo vero giornalista, cioè una persona onesta,con un senso del mestiere inflessibile, pronto a registrare con il suo sguardo la natura umana nella sua verità.Mancherà veramente tanto.
Pubblicato da: massi - 24.01.07 18:56
Sto rileggendo in questi giorni "La prima guerra del football" e la notizia della morte di Kapuscinski mi ha proprio fatto male. Nel racconto "Avrai una ragazza" ha raccontato le vicende di Chato Peredo e della guerriglia post-guevarista in Bolivia. La sconfitta di allora è descritta attraverso un'intervista asciutta e disincantata a Guillermo Veliz. Che la terra ti sia leggera Ryszard come lo sia per tutti i poveri che ci hai raccontato.
Pubblicato da: Enrico Cerquiglini - 24.01.07 22:40
Prova.
Pubblicato da: giuliomozzi - 27.01.07 15:22




