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03.01.07

L'estinzione del liscio?

Il liscio, questo ballo che dalla Romagna si è diffuso in mezzo pianeta, si sta ridimensionando. Un ballo di gruppo globalizzato, che prevede movimenti stereotipati e sempre uguali, con qualunque ritmo o genere musicale (si solleva una gamba, poi l’altra, quindi si battono le mani, si fa una giravolta e si ricomincia), dove tutti sono intruppati e tristi, lo sta relegando nelle serie specializzate, nelle rubriche danzanti. Per non dimenticare l’epoca in cui donne e uomini ancora nel pieno del vigore volteggiavano sulle piste, si abbracciavano e si parlavano, ricordiamo il fondatore della sua musica.

di Loris Pattuelli

Casadei_Secondo.jpgSecondo Casadei (1906-1971) è stato il fondatore di una tradizione, un artista autenticamente pop. L’anno appena passato ha compiuto cent’anni e i festeggiamenti sono ancora in corso. Quelli che non lo amano (pochi) lo ritengono responsabile di tutte le degenerazioni commerciali e del cattivo gusto del liscio. Quelli che lo amano (i più) lo considerano un innovatore e non accettano l'idea che le colpe del nipote Raoul debbano ricadere anche sullo zio. Figlio di un sarto, il nostro eroe scrive nel suo diario che il lavoro del padre gli piaceva “abbastanza", ma poi subito dopo aggiunge: “A tredici anni, quando ebbi modo di ascoltare le prime orchestrine da ballo nelle balere, fui subito preso da una grande passione per la musica ed il giorno dopo cantavo i motivi della sera precedente, facevo la parte del clarino con la voce, imitavo con due bastoncini i movimenti del violino, mentre i miei genitori mi guardavano con una certa meraviglia, ma anche con una certa soddisfazione".

Secondo Casadei ebbe la sua prima scrittura come violinista a sedici anni. A ventidue si mise in proprio e fondò la sua prima orchestra. Dopo la fine della guerra c’era una gran fretta di ricostruire, ma anche una gran voglia di divertirsi, e nella sua immaginazione c’era soprattutto tanta musica da salvare, da reinventare, da regalare ai ballerini più appassionati. “E bsogna dej", diceva. “Il clarino fa dei bei ricami, la fisarmonica è tutto un voltare e rivoltare, ma chi fa davvero schiodare i piedi dei ballerini è la retrovia del palco, è la chitarra, insieme con la batteria e il contrabbasso". Questo lo aveva imparato dagli americani, dalle big band del jazz e dagli artisti del musical. Gli americani lui li capiva, li amava e li conosceva come nessun altro. La gente andava matta per il boogie-woogie e di valzerini non voleva proprio sentir parlare. Il re era Glenn Miller e Il bel Danubio blu era meglio lasciarlo a casa. Oggi si fa presto a dirlo, ma per sconfiggere il boogie con le sue stesse armi ci voleva un romagnolaccio testardo e geniale come Casadei. Bisognava avere le idee chiare, la pazienza di un santo e sopratutto una gran voglia di rivoltare il mondo come un calzino. Altro che tradizionalista, la sua musica fu rivoluzionaria come il jazz, sospetta come il blues e trascinante come il soul. “Il babbo ascoltava tutta la musica", dice sua figlia Riccarda, “e la amava tutta".

Negli anni sessanta tornò a casa con un LP straniero. “Questi Beatles hanno scritto una bella canzoncina" disse, e mise in repertorio Yellow Submarine. Dice ancora Riccarda: “lui la chiamava solo musica romagnola, ma non la considerava diversa dalle altre".

Liscio è una parola che non gli piaceva e che non ha mai usato. “Io i ballerini li faccio volare, mica strisciare per terra". Castellani, suo biografo ufficiale, rincara la dose: “Lo chiamano liscio perché si balla strisciando i piedi sulla pista della balera. Ma quando mai! I piedi volano, saltellano, punta e tacco, audaci giravolte e imprevedibili figure come in un film di Gene Kelly, anzi meglio!"

Romagna mia è oggi la quarta canzone italiana più ascoltata nel mondo, dopo O sole mio, Quando-quando e Volare. Romagna mia è l’inno di una terra. Difficile non amarla. La musica è bella, ma il testo è proprio scarso e alquanto brutto, come, del resto, la maggior parte dei testi del liscio. Come ha scritto recentemente Michele Serra “ci vorrebbe qualche paziente scrittore di versi che, piegandosi umilmente alle esigenze del rattarattarà, provasse a onorare la musica popolare romagnola come merita. La Romagna ha grandi poeti come Baldini: il liscio è ancora in cerca di autore".

Pubblicato da Mauro Baldrati, il giorno e l'ora: 03.01.07 09:52

Interventi

Come romagnolo - e riminese, per di più - non posso che essere d'accordo con quanto scrive Loris. Non ballo il liscio - perché non ne sono in grado - ma lo considero uno dei valori culturali della mia terra d'origine. Sui testi, non so che dire: è vero che non raggiungono vette eccelse nè in varietà ne in contenuti ma un'operazione come quella proposta da Michele Serra potrebbe funzionare - dal mio punto di vista - solo se abbinata a un ripensamento generale della "funzione sociale" del liscio stesso. Naturalmente è solo una mia opinione. Un saluto,

Pubblicato da: Fabio Fracas - 03.01.07 11:14

Il liscio è una fantastica occasione per socializzare, molto più che in una qualunque discoteca. E' una ginnastica piacevole che mette allegria mentre ti fa consumare calorie. E' un insieme di balli divertenti e talora sensuali, che prevedono comunque una speciale affinità di coppia e la fiducia totale della dama nel cavaliere. I testi parlano di cose semplici alla portata delle esperienze di tutti, e la musica è travolgente. Insomma,il liscio è una gran bella cosa, sarebbe un peccato perderlo per strada. Io lo ballavo e le serate in balera sono tra i miei ricordi più belli.

Pubblicato da: ramona - 03.01.07 11:55

Quel che ho letto in questo bel post, mi conferma nel giudizio sul pressapochismo di certuni, quelli che organizzano convegni su Secondo Casadei definendolo "figura antelitteram di no-global della musica e di uomo che sconfisse il boogie-woogie”. Ne ho scritto qualche tempo fa sul mio blog, qui: http://www.cronopio.info/?p=187

Pubblicato da: Marco - 03.01.07 13:54

Un libro di cui non si puo' fare a meno, sull'argomento, è il mio Avanzi di balera (Addictions Libri, 2000) :-)
Ciao. E buon Anno.

Pubblicato da: franz krauspenhaar - 04.01.07 12:56

Nel 1954 nasce il rock'n'roll, Secondo Casadei scrive ROMAGNA MIA, Alan Lomax gira l'Emilia-Romagna alla ricerca dei canti e delle danze della tradizione popolare: manfrine, saltarelli, ballo dei gobbi, trescone, furlane, veneziane, canti del maggio, pasquelle, ninne-nanne, mondine, scariolanti, eccetera,eccetera. Per quel che può valere, io direi che queste tre cose stano proprio bene insieme. Direi, anzi, che questo terzetto potrebbe anche avere un qualche radioiso futuro. Del rock'n'roll sappiamo tutto; anche di ROMAGNA MIA sappiamo tutto; di Alan Lomax, invece, credo sia sufficiente ricordare che è stato quello che ci ha fatto conoscere il blues e le musiche di quasi tutto il mondo. L'autore di queste note è cresciuto con le musiche "bastarde" del rock (Beatles, Stones, Hendrix, Dylan, psichedelia), ma avrebbe potuto essere rappresentato altrettanto bene dalle "polche" e dalle "mazurche" di Secondo Casadei, così come si sarebbe potuto divertire un sacco con quei "balli staccati" che aveva registrato Alan Lomax nel 1954. Le musiche, tutte le musiche di questo mondo sono quanto di più meticcio si possa immaginare. E' sempre stato così, è sempre stata quella la loro forza. E stai pur certo che, pur di non cadere tra le mani pietose di un etnomusicologo, esse sarebbero disposte alle ibridazioni più impensate ed inverosimili. Ogni stagione, ogni epoca, ogni fase della vita ha la sua brava musica bastarda capace di farti volare. Ieri era il rock, l'altro ieri il liscio, un secolo fa tutto girava intorno ai balli staccati. Certo sarebbe bello se, alla maniera di Ecate (la dea greca rappresentata con tre teste e un solo corpo o con tre corpi uniti per la schiena), qualcuno stesse oggi cercando di rimescolare questi tre fantastici ingredienti. Sarebbe bello, certo, ma siccome nessuno pensa che sia possibile navigare tre volte nell'acqua dello stesso bicchiere, difficilmente anche questo piccolo miracolo avverrà. Ci vorrebbe un Frank Zappa, o almeno un qualche suo devoto e molto discreto interlocutore.

Pubblicato da: LORIS PATTUELLI - 05.01.07 09:43

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