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18.01.07
La consolazione della letteratura
di Emanuele Pettener
[Tutti gli articoli di Emanuele Pettener in Vibrisse]
Forse il vizio umano più detestabile è l’ipocrisia. E gli ipocriti. Chiedete a chiunque: cosa detesti? L’ipocrisia. E gli ipocriti.
E poiché tutti detestano l’ipocrisia e gli ipocriti, e ciascuno è disposto a riconoscersi tutto tranne che ipocrita, è disposto a riconoscersi mille difetti tranne l’ipocrisia, ne consegue che: o l’ipocrisia in realtà non esiste, oppure molti di noi sono ipocriti senza saperlo.
Perché c’è in realtà un vizio peggiore dell’ipocrisia, ed è l’ipocrisia inconsapevole.
L’ipocrita inconsapevole ci capita sempre sul cammino e talora lo riconosciamo allo specchio: debordante di sentimento, ostenta ciò che non prova e che non sa di non provare, e ostentando riesce a credere di provare realmente ciò che non prova.
Chi ama, ama in silenzio, e dar espressione all’amore rischia di sciuparlo; ma è altresì vero che l’espressione sentimentale, in coloro che non sanno nulla ma credono di sapere tutto, precede il sentimento, ovvero lo crea e gli dà forma. Colui che vi lecca il culo poiché ha bisogno di un favore, dicendovi quanto siete bravi, dopo un po’ si convince che siete bravi davvero, anche perché sennò dovrebbe prendere atto d’essere un leccaculo.
Giornalisti televisivi dallo sguardo sofferente al talk-show di mezzogiorno, aspiranti miss il cui sogno è farsi una famiglia, scrittori sprofondati in poltrone di velluto che piluccano olivette da un vassoio d’argento e picchiettano sui tasti la propria rabbia per la fame nel mondo, politici dallo sguardo austero e altre lavandaie – tutti ci credono a quello che dicono, a quello che scrivono.
C’è però una fuga all’ipocrisia inconsapevole, nostra e degli altri, ed è la letteratura. Per fuggire alla tirannide del sentimentalismo, per cercare ancora la lucidità, bisogna leggersi Cervantes, Shakespeare, Wilde, Proust, Svevo e via dicendo. C’è poco da fare. Non solo perché la bellezza e l’intelligenza sono la suprema consolazione per chi si sente tediato da sorrisi e lacrime inconsapevolmente fasulle, da slogan e da folle in delirio, da rockstar impegnate e da marce per la pace; ma perché la letteratura t’insegna l’umorismo che fa saltare tutto, che mette in gioco tutto, quello definito magistralmente da Pirandello e che non manca in nessun grande autore, sparendo d’incanto in quelli piccoli. Perché se decido d’essere ipocrita o leccaculo, voglio esserne cosciente fino in fondo, non riesco a tollerare l’idea di non rendermi conto che sto mentendo, per Dio, che sono un ipocrita - e non voglio essere ingannato da nessuno.
Pubblicato da Emanuele Pettener, il giorno e l'ora: 18.01.07 16:19
Interventi
-hypocrite lecteur,- mon semblable,- mon frère!
(-ipocrita lettore,- mio simile- mio fratello)
un tipaccio che nel 1855 scrisse un saggio sul comico/riso/grottesco (non sull'ironia).
E' solo l'ironia che ci salva dalla nostra/altrui ipocrisia? O possiamo anche pensare al comico, al grottesco, all'umorismo?
"C’è però una fuga all’ipocrisia inconsapevole, nostra e degli altri, ed è la letteratura."
un'altra via di fuga dall'ipocrisia è il carnevale (la cultura comica popolare), il cinema (la commedia all'italiana), alcuni fumetti ecc.
Pubblicato da: francesco sasso - 18.01.07 19:38
E se la letteratura fosse proprio un prodotto di quella che qui viene chiamata ipocrisia? Perchè togliere al povero peccatore la possibilità di immaginare la salvezza? Il tizio che sgranocchia olive in salotto forse davvero si commuove all'idea della fame nel mondo: ciò che sogniamo di essere è pur sempre espressione di ciò che realmente siamo. Una certa intransigenza, la pretesa di una certa integrità suppone nell'uomo una trasparenza che gli è negata dalla sua stessa incompiutezza.
O sono troppo buono, a quest'ora di notte?
Pubblicato da: Valter Binaghi - 19.01.07 03:32
Una fuga dall'ipocrisia potrebbe essere non fuggire!Affrontare e capire ciò che veramente ci circonda e prendere atto di ciò.La letteratura, ci guida verso quello che noi prima non riuscivamo a dar voce...e adesso non ci resta che attuare ciò che c'è stato trasmesso.
Pubblicato da: nirvana - 19.01.07 10:46
«Ognuno di noi è disposto a credere in ciò di cui ha bisogno» (Seneca)
Secondo me, la massima più intelligente e definitiva mai detta sull'umanità.
Pubblicato da: marco v - 19.01.07 12:04




