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30.01.07

Come si leggono i libri: “Ossessivamente

di Adriana Iacono

(Con questo articolo termina Come si leggono i libri. Partito il 10 settembre, si conclude oggi dopo aver raggiunto la invidiabile quota di 37 puntate. Ringrazio tutti gli autori che vi hanno partecipato. Oggi stesso trasmetterò il materiale, ordinato per data di pubblicazione, a Giulio perché lo trasformi in un pdf scaricabile. Quando uscirà il pdf, vi prego di controllare che i vostri contributi siano presenti.bdm)

Clicca qui per leggere tutti gli articoli della serie Come si leggono i libriOssessivamente, sì. E non solo i libri bensì qualsiasi cosa su cui si posassero gli occhi, giornali e riviste, certo ma anche scritte sui muri, volantini pubblicitari, manuali d’istruzione, etichette, scontrini, ricevute fiscali, tutto senza discriminazioni, senza scelta, senza selezione. E ovunque, in qualunque situazione. Non c’erano convenzioni sociali né regole di comune buon senso che potessero trattenermi dal chinarmi a raccogliere un foglio scarabocchiato e lercio per strada schivando il traffico o impedirmi di scivolare in un assorto mutismo per leggere un’insegna stradale nel bel mezzo di una conversazione animata.

Per molto tempo leggere per me è stato questo: un automatismo, un riflesso condizionato che mi spediva dritto dritto nel mondo affascinante delle parole silenziose.
Cosa realmente dicessero quelle parole non era poi così importante, il mistero che tentavo di scoprire era come: come facessero poche parole zitte a portarmi dentro un universo etereo e denso.
Entrarci era facile: bastava che i miei occhi si posassero casualmente su un qualsiasi tipo di segno scritto e la porta si apriva, magicamente. Solo col tempo ho scoperto che avevo facoltà di scegliere, che volendo potevo aprire porte diverse e che il vuoto assente nel quale venivo proiettata poteva animarsi di presenze, paesaggi, umori, sentimenti, persino di suoni ovattati e distanti. Suoni che creavano echi, cerchi concentrici che si dilatavano, immagini che saltavano fuori dal nulla, percezioni che assaporavo.
Quando fui alta abbastanza da raggiungere il primo scaffale della libreria cominciai a tirare fuori volumi colorati per sbirciarvi dentro.
La prima porta che imparai ad aprire fu quella della fantasia: orchi, streghe, nonnine, orfanelle, nani, boschi, castelli, principesse; la seconda quella dell’avventura: isole, pirati, tesori nascosti, giungle, animali selvatici, nomi esotici; la terza fu… come la potrei chiamare? una porta sociale, o comunque molto vicina al reale, dove signorine di buona famiglia crescevano e si facevano donne sotto lo sguardo vigile dei genitori, e finivano per trovare il vero amore o coll’accasarsi con qualche buon partito (va da sé che le due cose spesso coincidevano).Libri

Quando raggiunsi gli scaffali più alti scoprii il mondo delle idee, della pura astrazione: da un libro bianco in edizione economica imparai che essere è meglio di avere, da uno grigio con la copertina dura che i sogni possono essere interpretati, un libro giallo invece mi informò sull’aggressività nel mondo animale, altri volumi mi sorpresero con idee nuove e riflessioni acute sulla realtà che mi circondava. Ogni libro letto, specialmente tra l’infanzia e l’adolescenza, mi ha accudito come una balia amorevole con occhio attento ma discreto.
Da adulta ho affinato quell’intuito che porta ogni lettore a trovare le parole giuste al momento giusto. Leggevo libri tristi quando ero triste, allegri quando ero allegra, spirituali quando avevo bisogno di spiritualità, razionali quando mi sentivo confusa e via di seguito. Che, a dirla così, sembra facile: uno va in libreria, pensa al suo stato d’animo, si fa un giro di scaffali, chiede qualche informazione e trova quello di cui ha bisogno, ma il fatto è che io non ho mai scelto i libri che mi hanno curata sono sempre stati loro a scegliere me.
Adesso però, da qualche tempo, le cose non vanno più così bene e per qualche oscuro motivo non riesco più a finire facilmente il viaggio intorno a una storia. Sul mio comodino ci sono undici volumi che aspettano nel limbo, in attesa di giudizio. Sugli scaffali della libreria si accumulano saggi, racconti, romanzi di cui ho letto pagine, paragrafi, interi capitoli ma di cui non sono curiosa di sapere come va a finire. Credo di avere ancora l’entusiasmo dell’esploratrice: mi tengo informata, mi abbono a riviste, frequento siti, una casa editrice mi manda tutta la sua produzione a prezzi stracciati ma le ultime storie che mi hanno tirato dentro il loro mondo risalgono a uno o due anni fa (per la cronaca: Ovaldè, Lipsyte, Mozzi, De Luca).
A volte penso che sono i libri che leggo a non aprire più porte ma solo, al massimo, qualche spiraglio. Altre invece che sono diventata una lettrice distratta ma se così fosse… qualcuno, per favore, può dirmi come si fa a leggere un libro?

Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 30.01.07 08:56

Interventi

Il mio metodo forse potrebbe funzionare: "Come vuoi che si leggano i libri? Apri l’oggetto e ci guardi dentro sperando di capire quello che c’è scritto. Personalmente non sono mai venuto meno a questo metodo di lettura e mi sono sempre trovato bene."
Poi, per i problemi d'abbondanza, tenere in ordine il comodino. Con me funziona.

Pubblicato da: mauro - 30.01.07 13:56