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23.01.07
Come si leggono i libri: Una zattera nella tempesta
Una zattera nella tempesta a cui mi aggrappo.
Tocco la copertina.
Poi le pagine, con fiumi di parole stampate. Da rubare, inghiottire. Una ad una. Interi periodi. Poi velocemente. Per capire dove va il pensiero.
E ancora… fin quando tutto si attenua.
Basta!
Eccomi. Adesso ci sono.
Mi sono ritrovata. Ho la testa, l’anima, il corpo immersi nella storia. Nei vocaboli, nei punti esclamativi. Le virgolette.
Tutto si diluisce. E diventa facile da inghiottire. Uno sciroppo al sapore di amarena. Contro il male.
Non permetto a nessuno di leggere il “mio" libro quando sono io che lo sto scoprendo. Sarebbe una violenza.
Un’irruzione nell’intimo. Come strapparmi i vestiti di dosso e ferirmi, calpestarmi.
Perché quel libro è il mio libro.
Ci faccio le pieghe alle pagine. Non sopporto i segnalibri.
Faccio pure segni con la matita. Che non cancellerò mai.
Voglio lasciarci le impronte. Voglio sporcarlo di vita.
All’autore non ci penso. L’autore non esiste. È una voce narrante. Mi racconta, come faceva mia madre quando ero piccola.
Poi dopo, solo dopo, voglio scoprirlo, smascherarlo l‘autore.
Certe volte però non mi riesce. In particolare quando lo conosco. Quando è una persona in carne ed ossa che ho incontrato, intervistato, ci ho chiacchierato. Lo lascio là. Su un piedistallo che domina il titolo. Lo lascio narrante, o lo identifico nel personaggio che ha partorito.
Mio padre quando ero bambina mi mostrava i suoi libri.
Non erano tantissimi.
Lui aveva fatto la quinta elementare e si era guadagnato la vita come aveva potuto. E di tutta la sua esistenza bruciata mi mostrava il meglio: le copertine dei suoi libri. Mi diceva che quelli, i libri, erano le idee, il pensiero. Ciò che era scritto dentro, nessuno poteva cancellarlo. “Perché nessuno potrà mai impossessarsi del sapere".
Nella sua allusione non si risparmiava mai una notazione antifascista condita con un pizzico di anarchia.
Ecco, quando leggo un libro che mi appassiona penso a lui. E penso pure che l’ho “tradito" facendo la giornalista. Quando giovanissima abbandonai le letture per stare dietro ai fatti. Alla cronaca che mi travolgeva l’esistenza. E che mi esaltava.
Forse avevo scelto una scorciatoia.
Mio padre era contento, sì. Contento ma non orgoglioso.
Non lo disse mai. Ma io lo capivo.
Infatti continuò a regalarmi libri.
Libri che ho letto dopo. Di cui mi sono rimpossessata nell’operazione di riappropriazione dell’altra parte di me. E quando mio padre morì piansi sui suoi libri. Macchiai le copertine con le mie lacrime.
Cominciai a leggerli. Tutti. Fin quando quell’esercizio non divenne il pezzo forte della mia esistenza ruvida.
Mi lasciai travolgere da quell’onda anomala e magica.
Ordinai, catalogai, i “miei" libri in una scaffalatura. Fin quando non riempirono buona parte della parete.
Dieci anni così. Senza più cronaca, redazioni, titoli.
Soltanto libri. Da ingurgitare, assimilare, in un contorsionismo interiore che lentamente si andava a collocare in una follia accettabile, lucida.
Mi è rimasto il vizio di accarezzarli i libri.
Di elaborare un lutto quando arrivo all’ultima pagina.
E non vorrei arrivare mai alla fine quando un testo mi piace.
All’inizio vado veloce, poi rallento quando la fine è in agguato.
Sono cosciente che l’emozione attraverserà la mia testa, i miei nervi, fino a provare dolore. Perché devo chiuderlo quel libro! Chiudere quel pezzo di vita che ci lascio dentro.
Lo ripongo. Mi impongo di riporlo.
Lo guardo a distanza.
Lo tradisco con un altro rendendomi conto che, se ne vale la pena, tradimento non è.
E la storia continua.
Mi ci aggrappo, tocco la copertina, e ricomincio.
Consapevole che in quel leggere un libro c’è la mia di storia.
Perché ogni volta ripenso a mio padre.
Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 23.01.07 09:59
Interventi
In questa lettura sanguigna e sanguinante ti riconosco a pieno. E' un bel modo di leggere, questo. E' come dovremmo vivere tutti: senza risparmiarci.
Bacioni.
Pubblicato da: Manuela - 23.01.07 15:29
"Lo tradisco con un altro rendendomi conto che, se ne vale la pena, tradimento non è".
No, non è un tradimento, Stefania, concordo: è lo stesso libro, lo stesso discorso che continua.
Pubblicato da: Giorgio Morale - 23.01.07 16:43
Bello Stefania. Lettura quasi da "teatro della crudeltà" -carne, sangue, nervi... Senza tutto questo il nostro cerveau non potrebbe davvero viaggiare.
Pubblicato da: hag reijk - 23.01.07 17:48
Risparmiarci. Perché? Se la vita ci da dei schiaffi o delle carezze fa parte del gioco. Voi pero' di carezze me ne avete regalate tante. Grazie a voi e grazie a Bart.
Stefania
Pubblicato da: stefania - 23.01.07 23:20
Gran bella confessione, Stefania, a cuore e a libro aperto. Commovente, nel senso che muove corde comuni.
Pubblicato da: Luca Tassinari - 24.01.07 09:59
Finalmente con un po' di tranquillità sono riuscita a leggere questo tuo pezzo. Che bello. Grazie per averci regalato questo "spaccato" della tua vita. Sei generosa, lo sai?
Un bacio
Pubblicato da: criscia - 24.01.07 23:01
Ecco come vorrei scrivere. Ecco come voglio leggere. E finalmente, dopo giorni di tentativi, riesco a dirlo pubblicamente! Grazie Stef!!
Pubblicato da: ramona - 29.01.07 13:24
Luca, Criscia, Ramona, grazie. E' troppo! Un bacione
Pubblicato da: stefania - 29.01.07 13:38
