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16.01.07
Come si leggono i libri: Scrittori si nasce, ma lettori…
Torno a casa che sono le tre del pomeriggio. In segreteria sette messaggi. Sette messaggi identici tra loro, nella sostanza: sono arrivate le lastre.
Le lastre in questione sono lastre di pietra per una bara. Una bara che andrà al cimitero. Qualcosa non mi torna. Non ho ordinato nessuna lastra io. Neanche lapidi o urne funerarie. Mentre mi cucino una cotoletta impanata fresca di supermercato, mi stappo una lattina e ripenso a quegli strani messaggi. Avranno sbagliato, concludo. Errore di persona. Scambio di. Poi vengo assalito da un pensiero. È vero o sono solo idiozie quando si dice che nulla accade per caso?
O converrebbe forse tenere conto di ogni piccolo, apparentemente insignificante, episodio che si verifica in nostra presenza. Lascio nel piatto, insieme ai miei dubbi anche la cotoletta che l’appetito m’è passato e mi bevo un’altra lattina. La birra mi ha sempre aiutato in certi momenti. Questo è indubbiamente uno di quelli. Vita e morte, come pane e formaggio o come il poeta che rimane senza parole. Nudo, indifeso. Ridicolo e solo. Inutile, come quelle lastre da cimitero. Morto.
Ma ora basta. Ora vorrei parlare di qualcosa che mi sta a cuore. Vorrei parlare di scrittori. Dei miei scrittori più cari.
I miei beniamini. I miei eroi. I miei semidei.
Ma solo quando in tele non c’è niente di interessante, sia ben chiaro.
Il mio primo libro
Se qualcheduno ci venisse a chiedere qual è stato il primo libro che abbiamo letto, come ci comporteremmo? Riusciremmo a ricordarlo o faticheremmo? Sarebbe come quando abbiamo visto spuntare e poi cadere il primo dente? O la prima notte trascorsa fuori casa, lontano dai genitori? O forse come il primo incontro d’amore? Non credo, davvero. Bisogna essere onesti con noi stessi, almeno qualche volta. Un libro (pur fantasticamente interessante) è senz’altro (mediamente) meno memorabile d’una bella e sana scopata. La prima (scopata) poi, come si fa a dimenticarla? I libri invece.
Dovrò confessare che il primo libro che lessi non me lo ricordo. Potrei dire Topolino, che era un fumetto ma che a quell’età (parlo dell’infanzia) è come se fosse un libro. A pensarci meglio, Gamba di Legno (Pietro Gamba di Legno) e i vari Paperino, Qui Quo Qua e Pippo, sono eroi che appartengono di diritto alla mitologia. Né più né meno di un Achille e di un Edipo. Eta Beta e Archimede Pitagorico erano in sostanza due geni filosofi. Archetipi, allo stesso modo, di saggezza e imprevedibilità. Prendiamo Paperon de’ Paperoni, quello che la sapeva lunga. Chiuso nella sua fortezza, si faceva il bagno tra i dollari. E non dimentichiamocelo, era partito da un nichelino trovato a culo chissà dove. Lo spirito imprenditoriale della nostra attuale classe dirigente, politico/economica/televisiva, dove credete che si sia formato?
A me comunque piaceva la Banda Bassotti (B.B. come Brigitte Bardot). Casinisti come pochi altri. In quanto a sfiga, non li batteva nessuno. Nemmeno a impegnarsi. Forse Paperino. La Banda Bassotti. Sempre in giro con addosso gli stessi vestiti e poi con quelle cavolo di mascherine sugli occhi: ma che, credevano per davvero di non essere riconosciuti? Va bene che erano a Topolinia o dove caspita non me lo ricordo, ma fino a ‘sto punto… Grassi e con la barba sfatta. E soprattutto con idee, a dir poco, di merda. Inesorabile arrivava il commissario Basettoni (un po’ Elvis da vecchio e un po’ Enzo Biagi da giovane – sarà mai stato giovane Biagi?) e li sbatteva dentro. In gattabuia!
Solitamente con l’aiuto di Topolino. Che era, da contratto, il più furbo della compagnia e che ci metteva del suo, in ogni caso. L’intuizione, la parolina giusta al momento più opportuno, la risoluzione dell’enigma: erano immancabilmente, sue prerogative. Lui era il più figo di tutti. Il Tony Manero della situazione. Da farti girare le balle, più d’una volta. Simpatico solo a Topolina, cioè Minny. Si vede che sotto sotto ce l’aveva bello lungo, quel topaccio del cazzo.
Ma parliamo un po’ di letteratura senza nuvolette
Il libro Cuore non l’ho mai letto. L’isola del tesoro l’ho vista solo alla tv. Sandokan e Yanez pure. Salgari, Kipling, Stevenson e Jack London, tanto per dirne quattro, li ho sentiti solo nominare. E da lontano. Ma v’assicuro che a me leggere piace un mondo. E m’è sempre piaciuto. Dai tempi, per l’appunto, di Paperinik e Clarabella.
Ricordo Gianni Rodari e Piero Chiara. Quelli sì, me li ricordo. Chi ha paura del vigile urbano che ferma il tram con una mano e le avventure di Pierino al mercato di Luino.
La poesia l’ho incontrata così. A Luino poi, ci sono stato qualche volta, ma non perché avessi letto il libro. Che posso dirvi, è una città di lago. O per meglio dire lacustre, come ci insegnavano a scuola. Malinconica dalla fine dell’estate all’inizio della primavera. Spesso anche d’estate. Pensa te. Ma dalle cose tristi spesso nascono piccole gemme d’ironia e di leggerezza.
Il mio primo vero libro
Quando Beppe Fenoglio scrisse Una questione privata non avrebbe immaginato che lo avrei letto anch’io, trent’anni dopo. Eppure verso i quattordici, grazie al professore di Lettere, “profe si dice da giovani, ebbi questa folgorazione. La resistenza, l’amore e l’amicizia. Ma io non faccio mica il critico. Quindi mi fermo qui o qua. Non quo, che non si dice. Va detto che, sull’onda emotiva, ho poi affrontato Il partigiano Johnny. Dopo tre pagine ero steso. Al tappeto. Non l’ho più riaperto per anni. Ho riprovato di recente ma il risultato non è cambiato molto. Forse qualche pagina oltre al tre. Non molte. Ma Fenoglio rimane un eroe. Piuttosto sono io a essere pirla. Scusate.
Anni grigi, ma" senza la materia
Dante e Manzoni, l’Epica e i Classici, Omero e l’Iliade. Ma che, scherziamo. Saltati a piè pari. Un bel salto in lungo e vaffanculo. Giusto a scuola, giusto lì che non se ne poteva fare a meno.
Le pagine sportive del Corriere della Sera o del Giorno mi interessavano enormemente di più. Dei fumetti ricordo che guardavo le figure. Cercavo di capire le storie senza leggere nelle nuvolette. Un esercizio quasi dadaista. Le situazioni cambiavano di volta in volta. Pile di Topolini e di Almanacchi Speciali. Mio zio leggeva Corto Maltese, ma quello era troppo intellettuale. Valentina di Crepax invece la trovavo decisamente più interessante. L’amore solitario con lei ne fu una prima conseguenza logica.
Solitudini sud americane
Gabriel Garcia Marquez! Macondo e la dinastia dei Buendià. Cent’anni d’amori e solitudini ai tempi del colera con Erendira, Augusto e gli altri.
Ricordo d’aver incontrato Marquez per caso. Come spesso accade con gli scrittori. Su uno scaffale della libreria dell’università. Per un anno lessi solo lui. Lessi di vento e di miracoli, di utopie fantastiche e d’amori straordinari. M’inchino di fronte a Marquez e alla sua penna geniale. Che poi non abbia mai più aperto (dopo quell’anno) un suo libro, questo è un altro discorso. Lui è un genio e io m’inchino a prescindere. Il Sudamerica letterario, per quel che mi riguarda, è nato e morto con lui. Amen.
Donne con la penna
Piccole donne neppure al cinema. Anche la versione con Winona Rider. Bella gnocca la ragazza, ma non mi sono fatto commuovere.
Sono altre, le donne che mi hanno ammaliato. Poche a dire il vero. Ma non facciamone un dramma.
Virginia Woolf, Marguerite Duras, Agota Kristof, Patricia Highsmith e Banana Yoshimoto.
Ma non crediate che sia un maschilista.
Non venitemi a parlare della Brönte o della Austen.
L’Allende ne ha scritti troppi e poi è sudamericana.
Emily Dickinson sì, ma lei era una poetessa, come la Merini, che ho conosciuto perché vicina di pianerottolo di un mio caro amico e che sta sui Navigli. Lei ancora, lui, il mio amico no, che l’hanno da poco sfrattato.
La Duras per la sua lucida e disperata follia, per quel modo intenso di raccontare l’amore.
Yoshimoto perché è riuscita a commuovermi e a farmi piangere.
La Kristof perché Ieri non smetterei mai di rileggerlo.
La Highsmtih per il senso di tensione, d’inquietudine e pericolo che c’è in ogni pagina.
Virginia Woolf per il nome che porta, Virginia mi piace un sacco. Da quando poi, la Kidman l’ha interpretata in The hours, non faccio altro che pensare a lei. A Nicole, intendo.
Premio Oscar
Wild in inglese significa selvaggio. E selvagge furono le emozioni che mi suscitò Il ritratto di Dorian Gray. Profondamente violento e necessario. Ultime pagine da brivido. Oscar (Wilde, aggiungi solo una congiunzione e vedi che) merita senz’altro un bell’aforisma dei suoi: "La natura ha in odio l’intelletto", capito?
Giallo? No, grazie
Agata Christie sarebbe morta di fame se tutti l’avessero letta come l’ho letta io.
Simenon pure.
Non ho altro da dire.
Ho inteso bene, hai detto Dostoevskij?
Fiodor è proprio un bel nome, quasi quanto Virginia. Al di là di ciò, è con lui che ho intuito i miei grossi limiti. Superate le trecentocinquanta pagine vado in confusione. Detto questo, sono ben conscio di precludermi pagine immortali, ma se c’ho dei limiti non posso farci nulla. Il giocatore, Il sosia e le Memorie dal sottosuolo fortunatamente non superano le duecento. So di essere malridotto, ma vi prego di non infierire.
Altri “russi, in sintesi
Puskin: letto
Gogol’: non letto
Tolstoj: letto
Solženicyn: non letto
Cechov: letto
Bulgakov: non pervenuto
La penna di Pennac
Che gran furbacchione che è Daniel. Con la sua famiglia sgangherata e folle ci ha tenuti per anni inchiodati alle sue parole. Ci ha girato e rigirato come frittatine. Julius il cane epilettico è una specie di Chubecca di Guerre Stellari. Straripante e debordante come Julia e il Piccolo, come Benjamin e Terese. Il resto è saga popolare. Nulla da invidiare a Verga o Manzoni.
Ma quanti amori avrà fatto sbocciare Belleville? Chapeau, Daniel!
La prima rivoluzione bukowskiana
Chinawski è il migliore di tutti. Meglio non scherzare nemmeno con ‘ste cose. Chinawski è Dio. Chinawski è uno degli pseudonimi che utilizzava Bukowski. Charles Bukowski, il più geniale dei geniali geni perdenti. Anche i geni perdono talvolta. Lui meglio di chiunque altro. A lui non fregava niente di perdere. Erano i cavalli su cui puntava che dovevano vincere, semmai. Se penso che ha lavorato trent’anni negli uffici postali mi viene il magone. Tempo sprecato. O magari utile, vai a sapere. Probabile, comunque, che non fosse un impiegato modello. I suoi racconti ce li ho stampati nella testa. Sotto la cute ci sono i titoli e sotto i titoli le parole e le frasi e le virgole e i nomi in minuscolo e i pensieri confusi e pazzoidi. Le scopate squallide e i fiumi di birra. Il vino scadente. L’universo che d’un tratto mi si apre… Eureka!
Bukowski sta a me come Copernico all’umanità.
Lunga vita a entrambi.
La seconda rivoluzione: Arturo Bandini
Se parli di Buk e soprattutto se lo leggi, va a finire che t’innamori d’un uomo. Che poi è l’uomo che anche lui ha amato. Quest’uomo si fa chiamare Arturo Bandini, cattolico osservante di padre muratore e giovane scrittore in cerca di successo, con un debole per le donne che vestono eleganti. Se hanno anche un bel culo non guasta. Un colpo secco, appena sotto al cuore. Ora John Fante staziona esattamente lì, dentro me. Ma non gli faccio pagare nessun tipo d’affitto. Ci mancherebbe.
Viva l’Italia
Che, degli italiani non vogliamo parlarne?
Il compagno di Pavese, illuminante. La luna e i falò lo tengo sul comodino a fianco del letto. Da circa sei mesi. Però lo leggo entro l’anno, ne sono quasi sicuro.
Pirandello e Verga, di sfioro.
Svevo: mi manca.
Di Manzoni ho già detto e non sono il tipo che si ripete facilmente.
D’Annunzio è un esibizionista ed è meglio lasciarlo nel suo brodo. Aerei, volantini, belle donne da esibire, costole mancanti, etc.
Fogazzaro, in un’altra vita.
Calvino, che di Violante e Cosimo su quell’albero ho letto parecchie volte.
Alberto Moravia e P.V. Tondelli, due nomi così, per fare vedere che conosco la materia. Anche se, tra loro, non c’entrano una mazza l’uno con l’altro.
Dei contemporanei mi piaceva De Carlo. Appunto, mi piaceva. Di Baricco ne saprò di più dopo aver letto almeno un libro. Busi lo leggerò domani, lo giuro. Benni è una spanna sopra tutti (limitatamente all’unico suo libro che ho letto, si capisce). Anche Dario Fo non scherza niente. Sulla Tamaro c’ho un blocco, ma forse un giorno mi passa. Tabucchi l’ho regalato a mio padre. Brizzi m’è piaciuto, Ammaniti un po’ di più. Montanari, Scarpa, Pinketts, Lucarelli. Ai cannibali preferisco l’insalata, ma a piccole dosi, anche loro… sarà meglio fermarsi qui.
Illuminazioni zen e altre illuminazioni meno zen
Al tiro con l’arco e alla manutenzione della bicicletta non sono sfuggito neanche io, lo confesso. Riflettere su noi stessi, quel tanto che basta, non provoca danni permanenti. Illuminarsi resta comunque piuttosto difficile ed elitario. Io mai, non so voi.
Con Henry Miller qualche lucina s’era accesa. “Il tropico del cancro me lo sono gustato in un’estate tropicale. Era Milano ma io mi sentivo a Parigi a tutti gli effetti. Da quel giorno bohemien (che non so che vuol dire, ma fa la sua bella figura) anch’io, per scelta filosofica di vita.
Kerouac e Bourroghs, Ginsberg (poeta e qualcosa di più) e Bob Dylan (il tutto!).
La beat generation, come poterla ignorare? Leggi e inizi a volare. Volti pagina e ti ritrovi in viaggio, su un treno merci attraverso l’America dei sogni. Attraverso i sogni dell’America.
Mishima e siamo in Giappone. Uno che si prendeva troppo sul serio ma che almeno sapeva scrivere.
Balzac e Baudelaire, anche se erano francesi.
Rimbaud, anche se era un poeta.
Shakespeare perché invece è inglese, ma non solo per quello a dire il vero.
Hemingway perché andava a Cuba, pescava e beveva il mohito.
Orwell, che la sapeva lunghissima e leggeva nel futuro.
Una riflessione a parte merita Hesse. L’Hermann di “Siddharta. Mito di intere generazioni, parabolico e didattico. Illuminante, per l’appunto. Grazie di esserci stato, vecchio lupo della steppa.
Per Kafka (sono genuflesso) nutro sconfinata ammirazione.
Chandler mi ha conquistato con sole cento pagine. Scritte larghe tra l’altro. Vorrei, almeno per un giorno, essere come Marlowe. Sarebbe eccezionale, ma so che è dura.
Schnitzler è notevole e con quel doppio sogno me ne ha fatti fare molti altri. Metti insieme (come puoi stare lì a dividerli?) Psiche e Amore e il giochino è bell’e che riuscito. E Kubrick (pace all’anima sua, sempre sia lodato), per stare in tema, aveva fatto di meglio. Parlo di film, che dei sogni di Stanley, purtroppo, non ne ho mai saputo molto.
Pentimenti e patimenti suscettibili di cambiamento
Mi pento per: Pasternak, Conrad, Stevenson, Dickens, Victor Hugo, Cervantes, Flaubert, Proust, Elsa Morante, Pasolini, Primo Levi, Gunter Grass, Saramago e… tanto per dirne alcuni. Che l’elenco sarebbe esagerato, se dovessi mettermi d’impegno. Mai letti accidenti, ma prometto di rimediare presto.
Non mi pento per: Carducci, Alfieri, Foscolo, Maraini, Bevilacqua, De Crescenzo, Ligabue, Costanzo, Bruno Vespa, Jovanotti. Tanto per dirne altri. Mai letti, per fortuna. Non prometto nulla.
Altre due enormi, fantastiche, magnifiche, penne
Sarò estremamente sintetico:
Raymond Carver. Fenomenale quest’uomo! Dico, fenomenale!
Lo amo e non ho paura di dirlo a gran voce! Ti amo vecchio Ray!
J.D. Salinger. Mostruoso e fenomenale! Dico, mostruoso e fenomenale!
Per inciso, il vecchio Holden Caulfield, dacché l’ho incontrato, me lo sogno anche la notte.
Doppio inchino con doppio baciamano.
Incompresi, ma… solo da me, credo
Joyce. E non soltanto l’"Ulisse, per esser chiari.
Saul Bellow. Non l’ho proprio capito. Ci ho provato, ve l’assicuro, ma niente daffare.
Raymond Queneau. Troppo avanti per me.
Umberto Eco. Troppe parole.
Ionesco e Beckett. Troppo facili.
Buzzati. Mi fa venire sete.
Thomas Mann. Perché sono un pirla.
Malaparte. Non scherziamo, suvvia.
Camus, che me lo confondo sempre con…
Musil, che invece me lo confondo sempre con quell’altro che…
Settebello, primiera, ori e carte
Quando si vuole andare sul sicuro, che a volte il tempo è prezioso:
Henry James, Céline, Nabokov, Dürrenmatt, Truman Capote, Scott Fitzgerald, J.M. Coetzee.
Tanto per dirne sette.
Dieci folgorazioni recenti
Irvine Welsh e il suo lercio.
Aldo Nove e i suoi lercioni.
David Grossman e il suo bambino a zigzag.
James Ellroy e le sue paranoie psicotiche.
Ethan Coen, che non è solo bravo a fare film.
J.C. Izzo, Chourmo e Montale, non il poeta, ma il poliziotto.
Bret Easton Ellis, Meno di zero, ma più di cento.
H. Kureishi, si può essere Buddha anche in periferia, perché no.
Roddy Doyle, indimenticabile irresistibile insuperabile imprevedibile Paddy… ah, ah, ah!
Michael Chabon, meraviglioso quel ragazzo!
Saluti baci abbracci e cotillon
Mi scuso se ho dimenticato qualcuno (non è vero).
Nulla di personale, credetemi (non è vero).
Finalino scontato
Ho finito. Se la trovo, adesso mi faccio una lattina (per davvero).
Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 16.01.07 08:07
Interventi
Il primo libro che ho letto è stato "Il piccolo alpino" di Salvator Gotta.
Pubblicato da: Angelo De Lorenzi - 16.01.07 10:37
Quanto alle lastre, nella mia vita mi è capitato di lavorare un anno per una rivista specializzata del settore funerario. Cose strane accadono nel mondo.
Pubblicato da: Angelo De Lorenzi - 16.01.07 10:40
Angelo, sei stato davvero lapidario.
Pubblicato da: Giancarlo Tramutoli - 16.01.07 10:53
Per Giuseppe: Però Bulgakov lo devi leggere!
Per Giancarlo: tutta esperienza e cultura anche nelle riviste del settore funerario.
Pubblicato da: Angelo De Lorenzi - 16.01.07 11:46
mi sono divertito. ci son cose che non mi tornano, eh...(tipo il commento a Ionesco e Beckett, che mi rende curioso di sapere cosa ne hai letto...) ma mi sono divertito, in definitiva, e tanto basti. ciao
Pubblicato da: andrea branco - 16.01.07 13:03
Be', sì, Bulgakov, così come molti altri...
Per quanto riguarda Ionesco e Beckett era giusto una battuta (in realtà non ho letto nemmeno loro!).
Pubblicato da: giuseppe braga - 16.01.07 14:40
Molto, molto carino il tuo pezzo, Giuseppe. Mi è piaciuto! (anche io ti consiglio ardentemente tutto Bulgakov, che adoro) Comunque è stato un piacere conoscerti a Milano (così capisci chi sono... quella che tutti ringraziavano ecc ecc:-)) bacio
Pubblicato da: Gaja - 16.01.07 15:45
Giuse, molto divertente il tuo intervento!
Anche se non hai spiegato e detto come e perchè leggi, va bene lo stesso.
L'elenco mi è piaciuto un sacco, mi ci rivedo come credo tanti altri lettori; magari alcuni no, però avranno sorriso lo stesso.
Pubblicato da: matteo - 16.01.07 15:48
Matteo sì, un po' fuori tema son andato... però, 'come' si sarà senz'altro capito, leggo 'perché' a me leggere piace un casino!
Gaja, eh, che dire... grazie! (è stato un piacere anche per me)!
Pubblicato da: giuseppe braga - 16.01.07 16:11
Un accostamento ideale, per Bulgakov, potrebbe essere la lettura de "Il Maestro e Margherita", abbinata all'ascolto della Symphonie Fantastique di Hector Berlioz. Ci sono molti, anzi troppi, punti in comune. Dato che conoscevo la Symphonie da ragazzino (un vecchio vinile DG con i Berliner diretti da Karajan regalatomi al liceo in occasione del compleanno), la sapevo a memoria. Così quando la fidanzata volle farmi come primo regalo proprio..."Il Maestro e Margherita", nelle pagine ci ho ritrovato gli echi di quel vecchio regalo musicale liceale. Per inciso, ho divorato quel romanzo in una settimana. Lo adoro. Anzi, per dirla alla Theron (Charleze),..."j'adore".
Pubblicato da: Achille Maccapani - 17.01.07 22:14
Ehm...volevo dire Charlize.
Sorry. Grazie.
Pubblicato da: Achille Maccapani - 17.01.07 22:15
Complimenti per la lista dei tuoi preferiti-e-non.
Andamento un pò allucinato, ma divertente..:o).
Ti suggerisco 'Nell'intimità' di Kureishi.
Gli ho dato 4 stelle nella mia specialissima book-parade di gradimento.
Pubblicato da: Barbara - 20.01.07 22:02
Ciao Giuse!
Divertente un sacco la tua lista di belli e brutti!
Io e tutti i Lanternati ti pensiamo spesso ai nostri incontri!
Grazie!
daria tinagli
Pubblicato da: biribolina - 19.02.08 19:14