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19.01.07
Come si leggono i libri: Abisso in Times New Roman
di Grenar
Come leggo?
Scrivo in uno stato di tensione intollerabile [1]. Volevo rispondere ad un quesito di apparente estrema semplicità, “come leggo?". Ma l’abbaglio della rivelazione mi impediva di scriverne, e la rivelazione era questa: “non sono io a leggere i libri, sono i libri a leggere me!". Seguendo questo lume mi ero spinto sempre più in basso nei meandri del pensiero, e più la luce si faceva fioca più io trovavo desiderio di proseguire: sono i libri a leggere me!, sono i libri a scegliermi come lettore, allora forse i libri vivono in me? Rivelerò in questo scritto le mie atroci conclusioni. Lasciatemi esporre, vi prego, le singole tappe della mia infausta ricerca.
Cosa sono i libri?
La mia ricerca nasceva da una analogia tra libri e creature viventi (quelle più piccole, in particolare). Se i libri vivono, vivono nel mondo fisico o in un meta-mondo a noi inaccessibile? Come possiamo indagare il loro mondo? Quale microscopio può rivelare una verità così non-euclidea? [2]
Nel mio studiolo avevo a disposizione una libreria ben fornita. Presi alcuni volumi a caso, li avvicinai agli occhi: ebbene, ne vedevo il titolo, scomponevo le parole in lettere, e non notavo alcun segno, alcun movimento. Fu qui che il lume si infiammò ancora, bruciando un ragno sulla parete, chiaro segno di malasorte. Il movimento! La nostra fallace percezione deve assorbire le lettere leggendole da sinistra verso destra (o da destra verso sinistra in altre culture, o scompone gli ideogrammi in linee per poterli riconoscere… insomma, è un nostro vincolo strutturale). Ma perché le lettere dovrebbero star ferme e buone, quando sappiamo che né buone né ferme in realtà sono? [3]
Quella maledetta intuizione!
Utilizzai un programma di grafica che da tempo immemore risiedeva sul mio pc. Composi i titoli in Times New Roman, lasciai libere le lettere, e ansioso ne scrutai i movimenti, ed ecco!, esse si muovevano, si disponevano in strutture regolari, si combinavano, si assestavano; mentre io mi limitavo ad ampliarne le tracce. Vidi. Come certi insetti (le formiche, le poetiche farfalle) fotografati con potenti obbiettivi, come l’invisibile (acari della polvere, germi, batteri) scandito al microscopio, così i libri ingranditi da questa procedura mi apparvero orrendi. Mostruosi: era la parola-chiave che descriveva tali libri! Bruchi dentuti mi sorrisero, acari orrendi reclamarono cibo, mostri informi dotati di vibrisse tentarono di intuirmi!
Ecco, ecco cosa mi apparve dal titolo di un libro a me ben noto ma ancora ignoto ai più (e che il Signore onnipotente protegga coloro che lo conosceranno!).
“Toxoplasma organigrammii"
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Creature e creatori
Sconvolto, ma non domo, proseguii la ricerca. Battezzai le creature che man mano scoprivo con nomi più o meno indicativi, ma nulla poteva descrivere la mia vertigine, nulla poteva intrappolare il terrore.
“Stokeria emophila simplex"
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“Albinococcus maleficus ceti"
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“Paolinia canescens prandialis"


“Goncarova ignava putrescentiae"
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“Lateroformis discipulophagus domesticus"
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Scoprii che altri, prima di me, avevano visto [4]. Tuttavia in loro era scattato qualche meccanismo di auto-protezione, le loro menti in difficoltà avevano coperto la rivelazione sotto il manto del gioco, inteso come cosa non vera né seria.
Ma più che queste visioni, a spingermi sull’orlo della follia furono le sue logiche (logiche?) implicazioni. I libri sono vivi. I libri vivono in me. A cosa sono assimilabili? Sono parassiti, virus, creature simbiontiche immateriali? Quelle parole… “Il pensiero umano è così primitivo che viene considerato una malattia infettiva in alcune delle migliori galassie. C’è da esserne fieri, no?" [5]
Quel libro che ci appare straordinariamente brutto, detestabile, esecrabile, ma ad altri appare divino, forse ci è solo indigesto: la sua brama di vivere dentro di noi trova l’ostilità di quei libri che già vivono dentro di noi, e che trovano il nuovo arrivato pericoloso per la comunità (la loro).
Cosa spinge un essere umano a “consigliarmi" un libro? È davvero lui a farlo, o è forse l’infezione che altera il suo comportamento? Ricordo quando ero piccolo e leggevo, leggevo sino a consumare le notti come candele romane gialle… Avevo la febbre e ne ero consapevole. Quello che ho letto ha condizionato la mia vita, non c’è ombra di dubbio, e quindi la mia vita non è mai stata libera da quando ho iniziato a leggere. Huckleberry Finn e il Giornalino di Gian Burrasca hanno cambiato i miei comportamenti nei confronti della società, così come La fattoria degli animali mi ha fatto sospettare del Potere; non riesco a immaginare il mare se non con le parole di Hemingway e di Conrad; e sul mare vedo spesso montagne di neve; sono attratto dall’Irlanda pur non essendoci mai stato; sto alla larga dagli alberghi isolati.
Ma sono poi malvagi questi mostri? L’umanità si è evoluta assieme a molte altre creature, come ad esempio i vermi che ne abitano gli intestini, come i virus che si nascondono nei gangli del sistema nervoso. E se questi mostri fossero tali solo perché finalmente visibili? Se servissero, invece, alla nostra mente così come sono indispensabili i vermi degli intestini alla nostra digestione e altre creature invisibili al nostro benessere in genere? Esistevano, questi enti immateriali, da tempo immemorabile. Si sono evoluti insieme a noi. Sono passati di generazione in generazione, come racconti, e a volte come fantasmi tornano nei sogni. Ma nel libro hanno trovato il loro mezzo riproduttivo e conservativo ideale [6]. La loro popolazione è esplosa dopo l’invenzione del torchio a stampa.
I bestiari medievali: davvero erano finzioni quelle creature mitiche?, o forse l’immaginazione degli scrittori era stata plagiata dalla visione dei mostri?
Cosa è stato davvero l’Index Librorum Prohibitorum? Cosa sono stati in realtà i roghi di libri perpetrati nei secoli? Una lotta intestina per la sopravvivenza? Una battaglia di cui noi umani siamo stati nient’altro che armi inconsapevoli?
Il Capolavoro è quella creatura con un genoma (come altro chiamarlo) più adatto di altri a sopravvivere?
E quei miei tentativi di mettere le lettere su carta, quegli sprechi di inchiostro sul bianco immacolato, chi li ha voluti davvero? Non sarà forse una forma sofisticata di trasmissione dell’epidemia? Una evoluzione del contagio?
“Spazio e tempo non sono illusioni", ho passato notti insonni a ripetere questo mantra, ma nell’intimo sapevo che l’immaginazione è una percezione e l’immaginario è un organo di senso.
Questo è l’abisso. Ora so che le immagini, le idee, le parole, sono vive dentro di me fuori di ogni metafora, e non dormono mai. Ben più che “memi" [7], ben più che creature.
La lettura come vertigine
Pongo per l’ultima volta la questione. I libri sono vivi. I libri vivono in me. Sono parassiti, virus, creature simbiontiche immateriali? O sono (il Signore mi perdoni) i miei creatori? La razza umana fu creata da questi Dèi per fungere da contenitore? Quale idea blasfema! Alterando le grandezze e le connessioni spaziali, ecco che gli dèi si confondono con i demoni.
Ben ricordo quanto scriveva il solitario di Providence: le divinità mostruose sono risvegliate dalle narrazioni, dalle litanie, dalle parole emerse dalla voragine del caos. La lettura è una religione abissale. Non sarò mai più lo stesso. Non sarò mai più, forse già non sono, essi sono me. E vogliono compagnia: quel libro, quello che da mesi su quella libreria (quale summa di orrori mi appare ora!) aspetta il suo turno, il Don Chisciotte che si è fatto comprare mesi fa e contro il quale ora non posso più lottare… Le sue pagine odorose mi chiamano!… Non resisto!… Ma forse ho ancora una scelta, e non è quella finestra aperta sul vuoto, ma un’altra, metaforica. Essi non saranno! Dovranno bruciare all’inferno!, al loro inferno! A me la TV! Il telecomando! Presto, un reality! Che il vuoto sia!
Note
[1] Il solito malpensante, che veda in questo incipit lo stesso di qualche noto racconto di H.P. Lovecraft, magari nella traduzione curata dai Grandi Antichi (Fruttero e Lucentini), ha come al solito ragione. E il solito malpensante lo anticipo: anche l’explicit di questo articolo è ispirato a Dagon, racconto che il solitario di Providence scrisse nel 1917.
[2] La Flatlandia del reverendo Abbott è un notevole esempio di come un essere umano possa immaginare un mondo a due dimensioni… e, per estensione, di come un mondo possa non vedere l’altro benché entrambi occupino lo stesso segmento di spazio.
[3] “Gli uomini di più ampio intelletto sanno che non c’è netta distinzione tra il reale e l’irreale, che le cose appaiono come sembrano solo in virtù dei delicati strumenti fisici e mentali attraverso cui le percepiamo." (H.P. Lovecraft, da La tomba, 1917.)
[4] http://www.logolalia.com/beasties/ mi ha dato l’idea per le immagini di questo articolo.
[6] Tranne consigliare altri metodi di sopravvivenza in situazioni critiche, come in Fahrenheit 451.
[7] Da Wikipedia, l’enciclopedia libera: “Un meme è un’unità di informazione che è in grado di replicarsi da una mente o un supporto simbolico di memoria - per esempio un libro - ad un’altra mente o supporto". http://it.wikipedia.org/wiki/Meme
Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 19.01.07 08:20
Interventi
grazie grenar. bello trovarti qua. ciao!-)
Pubblicato da: andrea branco - 19.01.07 11:17
@Andrea: ehilà, vecchio bucaniere ;) ben trovato anche a te!
@Tutti: se volete questo articolo in formato PDF, ecco il link
http://www.grenar.info/public/AT.Tecnica.Abisso in Times New Roman.pdf
Pubblicato da: Grenar - 19.01.07 13:28
Mostruoso! Complimenti davvero. Mi piace molto il microbo Moby Dick. Questa rivelazione funziona anche per gli umani? Cosa o come saremmo noi con il tuo programma studia-inventa-microbi?...Un abbraccio.
Pubblicato da: ramona - 19.01.07 13:40
Bello, bellissimo! Creativo come te! Stupende le creature libresche:-)). Molto bello l'articolo, è un piacere grande leggerti. Un bacio.
Pubblicato da: Gaja - 19.01.07 13:55
Siamo gli involucri dei libri che leggiamo, Ramona, e il contagio è inarrestabile ;)
Pubblicato da: Grenar - 19.01.07 13:56
Di straordinario interesse, davvero.
Pubblicato da: gio - 19.01.07 15:05
belli i simboli/lettere, davvero "evocativi".
Pubblicato da: LoScrittoreFantasma - 20.01.07 08:52
geniale! la parola ci mastica dentro come un virus, prolifera si modifica ci inghiotte si alimenta di noi, delle nostre paure e cresce come un terrificante mostroverità che ci infilza al muro del senso.
bravissimo!
Pubblicato da: iole - 20.01.07 09:10
@Gaja, Giò, LoScrittoreFantasma, iole: grazie!
Vedere i mostr(uos)i libri che ognuno di noi porta dentro è facile. Anche senza dimestichezza con la grafica digitale. Prendete il vostro libro preferito, fotocopiatene il titolo più volte e a grandezze diverse.
Fatto? (mi sento tanto Muciaccia di Art Attack, versione Fiorello)
Ritagliate le lettere e combinate sino a trovare uno degli aspetti del Mostro. It's easy, it's scary :)
Pubblicato da: Grenar - 20.01.07 09:50
Sorbole! Hai dato forma grafica e filosofica ai miei più terribili incubi :-) Noi lettori amiamo illuderci di essere agenti dell'atto lettorio, ma in cuor nostro sappiamo bene di essere soltanto strumento e cibo dei libri che ci leggono.
Pubblicato da: Luca Tassinari - 20.01.07 11:26
Caro Luca, "l'abbaglio della rivelazione" di cui parlo nel primo paragrafo è merito/colpa/inguacchio tuo... Dal tuo articolo della serie "Come leggo" nacque la mia ricerca, quindi colgo l'occasione per un sentito ringraziamento in pubblico...
... e per farti notare che anche i tuoi/miei incubi sono entità che ci usano come fossimo colture batteriche ;)
Pubblicato da: Grenar - 20.01.07 14:21

