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23.12.06

La Napoli che luccica e la Napoli perduta: parlano gli scatti d’autore

Introduzione ed intervista di Francesca Ferrara

L'intervista, corredata di foto, si trova anche qui.

Vesuvio con gabbiani

[Termina con questa quarta puntata l'interessante inchiesta condotta da Francesca Ferrara, che ringrazio per aver voluto pubblicare il suo lavoro anche su vibrisse. Questa volta a parlare sono due fotografi napoletani. Le precedenti tre puntate si trovano qui, qui e qui. bdm]

Con questa intervista a due prestigiosi obiettivi napoletani si conclude questo reportage di sguardi incrociati su La Napoli che luccica e la Napoli perduta: un’indagine, nata per caso e sviluppatesi, di volta in volta, sul filo dell’attualità, promossa dalla profonda necessità, alla luce dei tristi fatti di cronaca nera e giudiziaria del CASO NAPOLI, catapultate dalle viscere della città al palcoscenico dei media nazionali, che NAPOLI NON È GOMORRA, NON È SOLO GOMORRA!
Dopo l’inchiostro di chi della scrittura, del disegno, della pubblicazione oltre che una passione, una necessità ne ha fatto una ragione di vita, un mestiere ed una professione esercitata con amore, la parola è data allo sguardo esaminatore di due uomini che si esprimono con l’obiettivo, MIMMO JODICE e LUCIANO FERRARA, rispettivamente fotografo e fotoreporter per il confronto di due stili diversi nel catturare le immagini di una Napoli da cartolina così come una Napoli attraversata da profonde ferite sociali.

Lo sguardo dei due fotografi chiude questo ciclo di interviste che hanno portato alla realizzazione di un reportage a puntate al quale hanno partecipato: Massimiliano Amato, Antonella Cilento, Michele Serio, Sante Avagliano, Paolo Izzo, Giovanni Musella, Tullio Pironti, e per una panoramica collettiva della satira di matite impegnate sulle mafie moderne: Mauro Biani, Pat Carra, Paolo Del Vaglio, Valeria Fici, Marisa Paolucci, ognuno dei quali, con i loro punti di vista, ha contribuito ad aggiungere un tassello all’’immenso mosaico di cosa sia effettivamente la realtà e la quotidianità napoletana e campana, aiutandoci ad avere un’idea più chiara dello spaccato della Napoli dell’Oggi e di cosa significhi vivere e lavorare in una città che affonda le radici dei suoi malesseri odierni in un tempo assai remoto: il trascorso storico-sociale di una Napoli di Ieri, il tutto raccontato e descritto da chi non è fuggito via dalla Napoli Infernale e non vi ha detto ADDIO.


INTERVISTA A MIMMO JODICE

D. Raccontare Napoli per immagini, cosa significa? E cosa ha significato agli inizi delle sua carriera e cosa significa oggi dopo una laurea honoris causa in Architettura? È cambiato qualcosa?

R. Napoli è stata ed è un tema ricorrente del mio lavoro.
Nel corso della mia storia lunga più di quarant'anni sono cambiate molte cose: è cambiata la città nel suo aspetto fisico. È cambiato l'impegno e la partecipazione civile della maggioranza dei napoletani rispetto alle vicende sociali e politiche della città.
È maturata in me una diversa capacità di guardare la realtà, meno immediata e calata negli eventi, ma sicuramente più meditata e consapevole rispetto agli accadimenti.
Confrontando i miei lavori del passato con quelli più recenti ci si accorge che sono cambiati, e non poco, i codici di rappresentazione.
Di sicuro non è cambiato il mio impegno morale e civile.
Tutto il mio lavoro sulla città è attraversato da un filo rosso che racconta la mia inquietudine, la mia sofferenza di napoletano per nascita e per scelta.


D. Perché nella sua ultima personale nella Sala Dorica del Palazzo Reale, ha ritenuto che Napoli fosse una “città visibile? In cosa la città è invisibile? Napoli è rappresentabile in un unico scatto in tutta la sua gloria e il suo dolore? Se sì, quale?

R. Napoli è una città visibile per la sua storia e la sua natura. Ed è purtroppo anche molto visibile per le sue cronache attuali. Resta invisibile la sua parte più intima, più onesta e mortificata. Tutto questo non può essere contenuto in una sola immagine.


D. La fotografia cattura l’attimo e lo rende immortale trasmettendolo ai posteri, quale valore ha, per Lei, la scelta di occuparsi da ben 15 anni della città natia sia professionalmente che culturalmente? Quale impatto sociale? Quale il feedback dalle masse, anche oltre i confini campani, per un obiettivo oggi strumento e portavoce della modernità e delle culture contemporanee?

R. Non credo nella fotografia che cattura l'attimo fuggente.
Per me la fotografia è lo spazio che può contenere e trasmettere emozioni e narrazioni, sia pure in una sola immagine, con l'intento di coinvolgere e far riflettere.


D. In cosa Napoli è sacra e in cosa è dissacrante e profana?

R. Nell'era della globalità non si può tener conto di una singola area geografica.
Ovunque è sacra l’onestà, la generosità ed il rispetto delle regole. È profana l'arroganza, la prepotenza e la volgarità.

D. Napoli luccica per cosa? E in cosa si perde?

R. Napoli non luccica. Napoli è illuminata dal buon senso e dalla speranza di molti cittadini che ancora credono e si impegnano per un possibile futuro migliore.
Si va perdendo sempre di più la credibilità…



INTERVISTA A LUCIANO FERRARA



D. L’obiettivo l’ha portata ad indagare sul territorio con occhio critico, scrutando angoli nascosti, sviscerando paesaggi sociali bui e dimenticati, immortalando le sfumature dei luoghi, dei volti delle persone, della politica sociale che vi ruota attorno. Che valore ha fotografare la Napoli dell’Oggi, rispetto a quella di Ieri e soprattutto, cosa vuol dire raccontare per immagini la cronaca di una città dai facili entusiasmi e pulsioni?

R. Il mio lavoro si è sempre sviluppato per dare visibilità alle minoranze: a quei soggetti sociali che lottano per dare dignità alla propria esistenza. La fotografia, come la letteratura, o altre forme di comunicazione, sicuramente può aiutare a connettersi con questioni e problemi che a volte non sono tuoi, ma inducono sicuramente a una riflessione sul sociale, sempre se il lavoro è svolto con sincerità e disciplina.

D. Come è cambiato il fotogiornalismo da quando Lei ha iniziato la sua carriera? Vivere a Napoli per un fotoreporter, che valore ha? Cosa vuol dire? Il 1985 vede alla luce l’antologia Luciano Ferrara Reporter: Napoli e Oltre. Oltre a Napoli cosa c’è?

R. I fotografi della mia generazione, nel bene e nel male, sono cresciuti nel mito del neorealismo; oggi, i fotografi, si possono considerare a tutto campo i nuovi testimoni del nostro tempo. Fotografi free-lance e non, viaggiatori solitari che con la loro bisaccia tecnologica viaggiano da un continente all’altro, da un villaggio di frontiera a una metropoli assediata dalla guerra libera e duratura, alle rivoluzioni di popolo, alle carestie perenni, alle esecuzioni sommarie di pulizia etnica. Profughi in fuga dai loro paesi, comunità che tentano di mettersi in salvo dai loro aguzzini.
Questo giudizio vale anche per la nostra Napoli.

Napoli è una città molto fotogenica, un buon fotografo deve sottrarre se non vuole che la città appaia come una cartolina ingiallita. Napoli e oltre, è stata la prima mostra sul fotogiornalismo impegnato ad entrare in un Museo Napoletano, per me e per i temi trattati è stata un’esperienza che si può paragonare a un concerto rock.
Oltre Napoli? Molti problemi dei Napoletani derivano proprio dal fatto che pensano che oltre le mura della città non nascono fiori, chiudendosi in una sicurezza di essere primi, i più furbi del pianeta, pagando un prezzo altissimo.

D. Nel 1997, pubblica il volume È qui la festa. 1970-1997 Disoccupati Organizzati a Napoli che fu presentato dallo storico Percy Allum all’Antisala dei Baroni del Maschio Angioino. Quel volume, dieci anni dopo, nel 2007, potrebbe ancora raffigurare i disagi dei disoccupati e le lotte sindacali nella Napoli di oggi?

R. La disoccupazione dal dopo guerra ad oggi è un male endemico per tutto il Sud, oggi non esiste nessuna similitudine con l’esperienza dei disoccupati organizzati che nascevano negli anni ’70; l’esigenza nasceva, sicuramente, da un bisogno di accedere a un posto di lavoro stabile e sicuro ma, soprattutto, da un progetto sociale etico-collettivo, per accedere con dignità nella collettività che li vedeva ai margini della società.

D. Il Fotogiornalismo vota la sua missione di cronista per immagini, alla narrazione dei fatti, nudi e crudi, così come accadono e si manifestano, con cui gli abitanti, il più delle volte scendono a compromessi, per sopravvivere in circostanze drammatiche. Si può parlare di Fotografia per la Pace e la Legalità? Questo potrebbe essere un premio bandito dalle Istituzioni locali per riconoscere i contributi che professionisti come Lei, producono stando a contatto con la gente, in frontiera e sui campi delle guerre sociali? Secondo Lei, la Napoli, città g-local, città europea, città metropolitana, che passa attraverso i media nazionali, che Napoli è? Corrisponde a realtà? O vi è omissione d’informazione e se sì, in cosa?


R. Nel 2001 sono stato premiato dall' Istituto Abruzzese per Storia della Resistenza e dell'Italia Contemporanea di Atri con il premio: La Fotografia per la Pace e la Libertà
Le istituzioni della città di Napoli dovrebbero premiare tutti quei fotografi che ogni giorno rischiano la pelle per portare una buona foto-verità al proprio giornale.

Certo è che l’informazione Regionale non corrisponde alle esigenze della popolazione esistente in Campania, soprattutto a Napoli, non esiste una editoria di confronto. E come l’informazione non fosse necessaria per la crescita della collettività, l’editoria significa ‘mercato’, posti di lavoro. Periodici, quindicinali, mensili di qualsivoglia fattura, da noi, li vediamo solo in edicola, ma solo se nascono in altre città.


D. Napoli luccica per cosa? E in cosa si perde?

R. Ma evidentemente, questo è un altro discorso. Bisognerebbe chiederlo al sommo VIRGILIO che a Napoli non solo ha vissuto la sua giovinezza, ma che ha voluto che le sue spoglie fossero conservate ai piedi della Grotta Neapolis, dove con Castel Dell’Ovo e Montevergine fanno un triangolo esoterico.

Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 23.12.06 08:00

Interventi

Che Dante, che ha una doppia lettura esoterica, abbia scritto la Divina Commedia dopo aver visitato Napoli???????

Pubblicato da: tillj - 24.12.06 00:36

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